giovedì 31 gennaio 2013

Aldo Grittani in fotografia: «libertà di raccontare l'essenza dei luoghi»

Punto di osservazione sulla mostra fotografica - Foto Archivio Vito Stano
«In una società ‘le cui macerie non hanno più il tempo di diventare rovine’» scrive Aldo Grittani nello scritto che accompagna le immagini fotografiche in mostra in una sorta di serra cittadina realizzata nello storico Palazzo delle Poste di Bari, oggi acquisito dall’Università degli Studi Aldo Moro e fruibile per conferenze, convegni, mostre e come sala lettura per gli studenti baresi.


Aldo Grittani, agronomo e artista, arricchisce le sue riflessioni citando l’antropologo francese Marc Augé e traccia con la parola il percorso fotografico esplorato e spiega che «nella definizione di questi aspetti la fotografia può essere uno strumento molto utile per leggere e interpretare i luoghi, per riflettere sugli stessi, per supportare con efficacia processi di coinvolgimento degli abitanti nelle decisioni relative ai luoghi stessi», ma nel caso dell’area in questione il fatto che la trasformazione dei luoghi fosse già in atto ha permesso a Grittani di raccontarli liberamente, senza il dovere di accollarsi «responsabilità sociali».

Le immagini raccontano spazi «sospesi, fermi», residuali. E come precisa l’autore «sotto molti punti di vista sono luoghi che non esistono», in effetti «le immagini raccontano sie l’essenza dei luoghi, che la loro assenza. La documentazione dei luoghi, dei loro segni e della loro fruizione diventa, in un certo senso, il racconto di una scomparsa».

Questa fotografie stranamente silenziose in un contesto cittadino chiassoso rappresentato per chi scrive una conferma, poiché incarnano una lettura dei luoghi con cui da anni, a mia volta, racconto il territorio: non la periferia barese, ma le periferie rurali dei paesi che cingono il capoluogo. Lo spazio circostante come specchio esteriorizzante di una confusione interiore. 

31.01.2013
Vito Stano

Bitonto: la discarica nella cava devasterà l'ambiente dell'agro bitontino


L'associazione ambientalista confida nel diniego finale della Provincia di Bari. WWF Puglia: «Non autorizzate lo scempio». Un mega impianto per il recupero di materiali ferrosi e per lo smaltimento di rifiuti in agro di Bitonto (Ba), località Colaianni, rischia di compromettere irrimediabilmente l’equilibrio geologico ed ambientale. Il WWF Puglia boccia senza dubbi il progetto che prevede l'allestimento di una piattaforma integrata per il trattamento di rifiuti speciali non pericolosi con annessa discarica.

Toccherà alla Provincia di Bari l’arduo compito di esaminare la domanda della ditta Fer. Live s.r.l e la questione è resa più urgente dalla richiesta di rilascio dell'AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale), provvedimento che autorizzerebbe di fatto la messa in esercizio di detto impianto. Una domanda, a giudizio del WWF, incompatibile con l'attuale impiego di quel sito. «Il Servizio Ecologia della Regione Puglia ha rilasciato giudizio di compatibilità ambientale (VIA) favorevole all’ampliamento della cava di pietra calcarea di proprietà dei fratelli Robles (D.D n. 442/2007, n. 65/2009) – precisa il dott. Leonardo Lorusso, presidente del WWF Puglia –. In tale sito e in altre particelle catastali limitrofe la società Fer.Live, intende ora realizzare l’impianto di smaltimento rifiuti».

Per impedire l’ennesimo disastro ambientale il WWF ha depositato le sue osservazioni contrarie al rilascio dell’AIA, articolate in 25 punti. Ma per capire l'annosa questione occorre fare ancora un passo indietro. La Provincia di Bari aveva già concesso nel 2011 (con D.D. n.858 del 30/12/2011) la VIA (Valutazione d'Impatto Ambientale) favorevole, procedura che rappresenta l'anticamera verso l'attuazione del progetto. «Anche in considerazione di un'attività di estrazione ancora in esercizio nel sito in questione – continua il dott. Lorusso –, la realizzazione di un nuovo impianto (questa volta di smaltimento rifiuti) costituisce variante progettuale con impatti ambientali diversi da quelli esaminati nel giudizio di compatibilità ambientale rilasciato dalla Regione».

Per questo il WWF si appella ad un difetto di competenza. La Provincia non era l’organo competente al rilascio del suddetto giudizio di compatibilità ambientale in quanto per il sito in questione, trattandosi di variazione progettuale, la procedura di VIA avrebbe dovuto essere esaminata e definita dalla Regione. Per non parlare del fatto che il giudizio della Provincia di Bari non contempla il giudizio dell’ENAC (Ente nazionale per l'aviazione civile), dal momento che l’insediamento dell’attività è posizionato ad una distanza inferiore ai 13 km dal sedime aeroportuale.

Senza appello, poi, il giudizio del WWF sotto il profilo ambientale: «non è possibile che lì sorga una discarica». Prima di tutto – contesta l'associazione in una nota prodotta dinanzi alla Provincia di Bari – perché «il sito su cui si intende realizzare la discarica è attraversato da una ripa di erosione, inoltre il contorno della cava su cui verrà insediato l’impianto di smaltimento lambisce una componente geomorfoidrologica costituita dal corso d’acqua denominato Lama di Macina».

Si tratta, in sostanza, di un sito dalle criticità notevoli, come evidenziato dalla relazione geologica allegata alla richiesta di AIA, che segnala una permeabilità alta del basamento calcareo-dolomitico. «In particolare – aggiunge il presidente del WWF Puglia – per quanto concerne le condizioni di stabilità del sito, sono stati osservati numerosi crolli di frammenti di varia pezzatura e blocchi calcarei. Inoltre è riferito che l’ammasso roccioso si presenta spesso in condizioni di incipiente instabilità. Tali criticità potrebbero innescare, in alcune parti della cava, una frana per scivolamento planare qualora l’ammasso roccioso dovesse essere gravato da automezzi, manufatti e/o strutture oppure a seguito di eventi sismici».

Ora non ci resta che attendere l’atto finale della Provincia di Bari, affinché si possa fermare definitivamente la possibilità di realizzare un impianto così devastante in un territorio già altamente sensibile.

(fonte WWF Puglia)

mercoledì 30 gennaio 2013

Rivoltiamo la precarietà: domenica al Socrate occupato di Bari


La crisi non accenna a concludere il suo ciclo nefasto, pertanto le attività fiorite durante il periodo negativo ha partorito molte interessanti iniziative come che si terrà domenica dall'ora di pranzo in poi a Bari al Socrate occupato a Bari in via Fanelli 206/16. 

Rivoltiamo la precarietà, è un bollettino di controinformazione e racconti di lotte e di pratiche contro lo sfruttamento; un bollettino per promuovere una cassa di mutuo soccorso di lavoratori e lavoratrici, uno sportello salva precari di sostegno concreto alle vertenze aperte sul territorio. 

Appuntamento a domenica 3 febbraioDi seguito il programma e il link per scaricarlo e leggerlo Rivoltiamo la precarietà.

30.01.2013
V.S.

Con 'La zia di Carlo' domenica va in scena la cultura popolare


Non solo mostre nella pinacoteca civica o presentazioni di libri, la cultura è anche quella veicolata attraverso il vernacolo o dialetto, lingua del popolo. Questo vocabolario è il marchio di fabbrica degli spettacoli messi in scena dall'associazione Luci a teatro: La zia di Carlo è il titolo dello spettacolo riproposto per domenica 3 febbraio presso l'istituto Sacro Cuore sulla via per Altamura o Mercadante al chilometro due. Di seguito pubblichiamo integralmente l'invito allo spettacolo inviato dall'associazione.


È dalle storie di vita quotidiana che nascono le commedie scritte e dirette da Maria Lucia Siciliano, storie di una Cassano vecchia, di una Cassano contadina, perlopiù ambientate nel dopoguerra, nelle quali, spesso, il pubblico si rivede o ricorda eventi particolari che aveva dimenticato. Il vernacolo locale la loro lingua, sempre. 

Arriva poi la proposta di mettere in scena «La zia di Carlo», una commedia brillante in tre atti di Brandon Thomas, un lavoro di teatro leggero: ricca di paradossi e impertinenze eleganti, la commedia ha come base un intreccio atto ad esaltare il gioco dei caratteri. Un moralismo sorridente, una fantasia costruttrice e dinamica, i personaggi esemplari di una società e di un costume del tempo dell'autore sono gli interventi che assicurano umorismo e divertimento, ma anche ripensamento intorno a quel costume e alla morale comune. La trama che lega i quattordici personaggi è mossa dal motore eterno della vita, l'amore, che in un Inghilterra vittoriana, entro le mura di Oxford, i giovani protagonisti non possono esprimere appieno, costretti a giustificazioni moralistiche e arguzie improvvisate prima di concludersi a lieto fine.

Per la prima volta gli attori si sono confrontati con la complessità di recitare in italiano. Dopo sei lunghi mesi di prove estenuanti, dopo giorni passati a «ripetere sempre lo stesso copione», il risultato non ha tardato ad arrivare. Lo scorso ottobre l’associazione ha avuto uno straordinario successo di pubblico, impensato e sperato, e per due date di fila il teatro è stato gremito di gente.
Ed è per questo che i prossimi 3 e 10 febbraio, alle ore 19,30 torneranno in scena con La zia di Carlo, a grande richiesta di pubblico, e lo faranno presso l’Istituto Sacro Cuorevia per Mercadantekm 2, Cassano delle Murge.

Isole Tremiti: il sindaco Fentini apre alla caccia esclusiva degli isolani


Un altro incredibile provvedimento viene licenziato da un ente, il Consiglio comunale delle Isole Tremiti, in spregio alla tutela dell'area protetta e della avifauna che nelle sue rotte vi soggiorna  temporaneamente. A proposito pubblichiamo un comunicato del WWF Puglia. 

Isole Tremiti - Foto google.com
Non più tardi di due mesi fa il WWF Puglia, con un esposto indirizzato al Parco del Gargano, al Corpo Forestale, al Ministero dell'Ambiente, alla Procura della Repubblica di Foggia e alla Regione Puglia, aveva denunciato continui atti di bracconaggio sulle isole Tremiti che venivano perpetrati impunemente e alla luce del sole senza che nessuno degli organi preposti al controllo intervenisse.

Durante i monitoraggi faunistici che il WWF svolge nell'area, gli spari erano stati sentiti, al primo mattino e al tramonto, provenire principalmente dalla parte più alta dell’Isola di San Domino, il Colle dell’Eremita, e da quella vicina al faro. In alcune occasioni gli attivisti del WWF avevano addirittura intravisto i bracconieri intenti a spostarsi a piedi lungo i sentieri di San Domino.

Oggi arriva la risposta agghiacciante del sindaco e del Consiglio comunale: il bracconaggio nelle Diomedee viene di fatto legalizzato. All'unanimità, infatti, l'assemblea comunale ha chiesto l'istituzione di due riserve di caccia per i residenti: una sull'isola di San Domino, l'altra sull'isola di San Nicola. Dopo la denuncia del WWF dunque, invece di reprimere quel triste fenomeno, ecco arrivare il velleitario tentativo del Consiglio comunale di legalizzare ciò che legale non è, confermando implicitamente che amministratori e oppositori conoscono e accettano il bracconaggio in atto nell'arcipelago.

La decisione dell'assise tremitese appare gravissima se si ricorda che la caccia alle isole Tremiti è vietata dal 1995. Con l'istituzione del Parco, infatti, è stato introdotto il divieto di cattura, uccisione, danneggiamento e disturbo delle specie animali stabilito dall'art. 11 della legge quadro sulle aree protette, vigente sull'intero territorio del Parco Nazionale del Gargano a cui le isole Tremiti appartengono. Non può essere quindi una deliberazione di Consiglio comunale a consentire l'istituzione di aree di caccia nell'arcipelago.
In un intervista al giornalista Sergio De Nicola di RaiTre il sindaco Antonio Fentini delle Tremiti, visibilmente infastidito dall'attenzione suscitata dal provvedimento comunale, ha affermato «due aree contigue per poter andare a caccia o con la scusa di poterci andare per fare la passeggiata perché ormai non ci sta più niente. Una caccia autogestita solo per gli isolani, che saranno una quindicina, non credo che possono distruggere la fauna».

In realtà, evidenzia il WWF, come tutte le isole del Mediterraneo, le Tremiti rappresentano dei passaggi obbligati per le migrazioni dell'avifauna tra l'Europa e l'Africa o l'Italia e i Balcani. Per questo la caccia nelle isole rappresenta prima di tutto una bestialità scientifica oltre che una minaccia per gli stessi turisti.

«Le isole Tremiti sono un patrimonio mondiale di proprietà di tutti e non solo dei tremitesi che, semmai, hanno un dovere in più: quello di preservarle per trasmetterle intatte alle future generazioni – dichiara Carlo Fierro presidente del WWF Foggia –. Invece di impiegare tempo prezioso con deliberazioni inammissibili, l'amministrazione comunale farebbe bene ad occuparsi di questioni più urgenti e importanti che oggi incidono negativamente sull'appeal turistico delle isole, come il recupero dell'enorme patrimonio storico-architettonico che cade a pezzi o come la gestione dei rifiuti che è totalmente inadeguata, tanto per fare due esempi. Dalle Istituzioni, in particolare Ministero dell'Ambiente, Parco del Gargano e Regione Puglia, ci aspettiamo un pronto intervento per contrastare la delibera consiliare che ha chiesto l'istituzione delle due riserve di caccia e dal Corpo Forestale dello Stato un deciso intervento per fermare il  bracconaggio nell'arcipelago che costituisce anche una seria minaccia per coloro che, ignari del pericolo, percorrono i sentieri delle isole. Deve essere infatti chiaro a tutti che, anche dopo l'adozione della delibera, l'esercizio della caccia alle Tremiti continua a rimanere un reato».

«Con l'insediamento della nuova amministrazione – conclude Matteo Orsino vicepresidente del WWF Puglia – avevamo sperato in un cambio di rotta del Comune tremitese, già pesantemente provato dall'abusivismo edilizio e dal bracconaggio. Dobbiamo purtroppo prendere atto che si è invece tornati alla solita tiritera contro il Parco, accusato di portare solo vincoli senza sviluppo. Gli amministratori tremitesi dovrebbero però riconoscere che i vincoli sono utili anche a loro, come si sta dimostrando per la vicenda delle ricerche petrolifere in Adriatico, e dovrebbero iniziare ad interrogarsi sulle loro responsabilità circa il mancato sviluppo di cui si lamentano».

Movimento 5 Stelle si presenta alla città: stasera il primo incontro


Mercoledì 30 gennaio (stasera) alle ore 20,30 ci sarà il primo incontro degli amici di Beppe Grillo di Cassano delle Murge. La riunione si terrà in via Maggior Turitto (presso la sede dello Juventus club).

Dunque il Movimento 5 Stelle è nato anche all’ombra delle Murge. Già da tempo presenti sul social network con il gruppo Amici di Beppe Grillo di Cassano delle Murge, i grillini finalmente faranno la propria comparsa sulla scena politica locale. Finalmente perché in un contesto atrofizzato, come quello cassanese dove i nomi in Consiglio comunale sono più o meno gli stessi da circa venticinque anni, una ventata d’aria nuova sarà indubbiamente un point break.


Tanti i nomi e i volti nuovi che costituiscono il gruppo cassanese: giusto per farne due a caso Pino Coce e Roberto Mancino (citati non proprio a caso, visto che sono i nomi che ricorrono più spesso nei post del gruppo di facebook.com). Ed è proprio di quest’ultimo l’appello pubblicato sul social network: «Questo è il nostro annoRiprendiamoci una vita serena, riprendiamoci il futuro. Faccio un appello a tutti: siate curiosi, cercatevi le informazioni, approfondite gli argomenti, trovate diverse fonti. Poi scegliete liberamente chi votare, chi seguire, per chi battersi. Ognuno di noi deve permettere a chi non sa di conoscere le giuste informazioni, di rendersi conto delle cose, di prendere consapevolezza. Solo così potremo davvero cambiare le cose… Che sia l'anno della svolta!»

30.01.2013
Vito Stano

A spasso con 61 grammi di cocaina: arrestato un uomo per spaccio


I Carabinieri dell’Aliquota Radiomobile della Compagnia di Barletta hanno arrestato  Michele Divittorio, 46enne del luogo, noto alle forze dell’ordine, ritenuto responsabile di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti.

In piena notte, una gazzella dell’Arma, in transito per via Quercia, ha notato l’uomo che camminava sotto un porticato in atteggiamento sospetto, decidendo di sottoporlo a controllo. Insospettiti dal particolare nervosismo da questi manifestato durante tale fase, hanno eseguito una perquisizione personale trovando, nelle tasche, degli involucri in cellophane contenenti complessivamente 61 dosi di cocaina, pari a circa 33 grammi, nonché 130,00 euro in banconote di piccolo taglio, il tutto sottoposto a sequestro.

Tratto in arresto, su disposizione della Procura della Repubblica di Trani, il 46enne è stato poi associato presso il carcere locale.

martedì 29 gennaio 2013

Cinema Vittoria di Cassano delle Murge: riapre con nuova gestione


L’apertura tanto attesa del cinema Vittoria a Cassano Murge è prevista per giovedì 31 gennaio 2013. L'attività partirà con il film Pazze di me, commedia italiana di recentissima uscita nelle sale italiane, con Francesco Mandelli, Loretta Goggi, Chiara Francini, Claudia Zanella, Marina Rocco, Valeria Bilello, Lucia Poli, Paola Minaccioni, Gioele Dix, Flavio Insinna, Alessandro Tiberi, Maurizio Micheli, Margherita Vicario, Pif, Edy Angelillo, con la regia di Fausto Brizzi.

Dopo poco più di un anno di chiusura, il cinema Vittoria torna a risplendere nel nostro paese grazie alla proprietarie Giustino ma soprattutto al nuovo gestore Donato Cosmo, già gestore del cinema Cosmo di Grumo Appula.

La cerimonia di inaugurazione, alla quale sono state invitate la sindaco Maria Pia Di Medio, l’assessore alla Cultura Pierpaola Sapienza e tutte le massime autorità cittadine, si terrà domenica 3 febbraio alle ore 19,30 presso il cinema Vittoria sito in via Cardorna, 72. 

La programmazione del cinema partirà giovedì 31 gennaio e proseguirà tutti i giorni alle ore 17,30 -19,30 - 21,30 con lo stesso film fino a mercoledì 6 febbraio. 

Piano paesaggistico regionale al giro di boa: in attesa dell'approvazione


Parco Nazionale del Gargano - Foto Archivio Vito Stano 
«Tutelare e valorizzare, recuperare e riqualificare i paesaggi di Puglia; promuovere e realizzare uno sviluppo socio-economico auto-sostenibile e durevole e un uso consapevole del territorio regionale; superare i problemi di adeguatezza ed efficacia del Piano paesaggistico vigente». Questi sono i «perché» del nuovo Piano paesaggistico che la Regione Puglia, in collaborazione con il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, ha presentato in mattinata a Bari presso il Castello Svevo. Il Piano ha il pregio di considerare in un unico strumento di pianificazione l’intero territorio regionale: sono considerate anche le aree d’interesse geomorfologico (seppur regolamentate nello specifico dalla legge regionale n.33 del 2009). Per quanto riguarda le aree d’interesse geologico infatti nel Piano paesaggistico si parla quando viene considerata «l’idrogeomorfologia» del territorio con una carta redatta dall’Autorità di Bacino regionale.

Il paesaggio pugliese, se il Piano paesaggistico fosse approvato a Roma in sede ministeriale entro la fine della legislatura “tecnica”, potrà essere considerato un esempio di approccio al territorio e alla sua gestione, «perché – come ha dichiarato la dottoressa Anita Guarnieri della Direzione regionale del Mibac – non esisteva una metodologia, ne una prescrizione codificata, pertanto abbiamo inventato un metodo».

Quindi nel dettaglio le parti essenziali del Piano paesaggistico territoriale regionale sono: il quadro conoscitivo, costituito dall’atlante del patrimonio, dalle descrizioni analitiche e strutturali di sintesi, dalle interpretazioni identitarie e statutarie; il secondo gruppo di elementi essenziali è sintetizzato nel titolo il progetto di territorio, composto da uno scenario strategico, dagli obiettivi generali e specifici, dalle linee guida, dai progetti pilota e dalle schede di ambito, che abbracciano anche la prima parte. La terza parte è costituita dal sistema delle tutele, cioè beni e contesti paesaggistici, struttura idrogeomorfologica, struttura ecosistemica e ambientale, struttura antropica e storico-culturale.

Le differenze tra il vecchio Putt e il nuovo Pptr sono diverse e interessano il processo di formazione: nel Putt l’elaborazione era demandata ad un ristretto gruppo di tecnici, invece nel Pptr la terminologia cambia arricchendosi di termini quali «partecipazione, co-pianificazione, produzione sociale del Piano»; inoltre i processi di formazione si sono avvalsi di un gruppo di lavoro interdisciplinare. Per quanto riguarda le conoscenze di base il nuovo Piano paesaggistico territoriale regionale (Pptr) è stato realizzato su carte più adeguate, tra cui anche una idrogeomorfologica (realizzata dall’Autorità di Bacino) che rappresenta l’idrografia e la geomorfologia pugliese. Sia l’interpretazione dei valori sia le forme di tutela dal Putt al Pptr si discostano per l’approccio seguito: nel vecchio Piano il vincolo era il perno attorno al quale ruotava la gestione del territorio, invece nel Pptr sono state individuate, come valori fondanti, le identità territoriali e statutarie, che il Piano prevede, così come per il rapporto tra Regione e Comuni, questo è ispirato alla condivisione e alla tutela attiva. È interessante, a proposito delle identità del paesaggio, quanto il Pptr fa interpretando i caratteri significativi regionali e di ambito considerandoli quali risorse per lo sviluppo.

L’Atlante del patrimonio si struttura su due livelli: regionale e di ambito, utile per approfondire ognuno degli undici ambiti paesaggistici in cui il territorio regionale è articolato. Il primo livello descrittivo riguarda i dati base utilizzati a vario titolo per la costruzione del quadro conoscitivo (dati, testi, carte storiche, iconografiche, cartografie di base). Le descrizioni strutturali di sintesi invece sono descrizioni di secondo livello, la cui realizzazione ha richiesto un’interpretazione delle relazioni tra le singole componenti; a questo livello sono collocate anche le descrizioni che chiariscono come, nel lunghissimo periodo delle trasformazioni storiche, le diverse culture hanno interpretato diversamente le relazioni con la natura fisica per i luoghi contribuendo a definire i caratteri dei paesaggi della Puglia per come li conosciamo attualmente.

Gli undici ambiti individuati sono: Gargano, Subappennino, Tavoliere, Ofanto, Puglia centrale, Alta Murgia, Murgia dei trulli, Arco ionico tarantino, La piana di Brindisi, Tavoliere salentino, Salento delle serre. I fattori considerati per la definizione sono: morfologia, idrografia e litologia del territorio, che sono le dominanti ambientali e paesaggistiche; assieme ai fattori antropici, che sono le reti di città, le trame agrarie e gli insediamenti rurali; per individuare il perimetro degli ambiti sono stati considerati i confini amministrativi (comunali, provinciali, perimetrazione della aree naturalistiche protette). È stato più volte richiamato il carattere dinamico del Piano paesaggistico, che «consentirà – stando alla volontà dei soggetti promotori – la produzione sociale del paesaggio e l’attuazione e gestione degli obiettivi del Pptr in forme condivise e co-pianificate».

La gestione è il nodo cruciale attorno al quale il Piano, fortemente voluto dall’assessore regionale Angela Barbanente, ruoterà. L’ufficio che lo gestirà sarà l’Osservatorio regionale per la qualità del paesaggio e per i beni culturali. Questo, in coordinamento con il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, favorirà lo scambio di conoscenze tra «saperi esperti e saperi contestuali», realizzerà attività di monitoraggio ed elaborazione di informazioni sullo stato e l’evoluzione del paesaggio al fine di aggiornare periodicamente il Piano stesso.

Quindi il Piano paesaggistico andrà a colmare un vuoto non solo legislativo, ma anche un ritardo culturale. In questi ultimi cinque-sei anni c’è stata una proliferazione sul territorio regionale di impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili (eolico e fotovoltaico soprattutto) autorizzati su suoli agricoli con l’intento di favorire nuova occupazione, ai quali va sommata la strana «valorizzazione-cementificazione delle coste», come l’ha definita Laura Marchetti, assessore comunale a Gravina in Puglia e già sottosegretario presso il Ministero dell’Ambiente dell’ultimo governo Prodi. Gli esempi di cattiva gestione del territorio non mancano: per rimarcare il concetto è d’obbligo dire che a fronte del fregio di prima regione d’Italia nella classifica di produzione di energia da fonti rinnovabili è stato autorizzato dalla Regione Puglia e dagli enti locali competenti lo scempio del territorio (basti scendere verso il Salento o salire verso il Subappennino dauno) nel nome della green economy. Questa comportamento istituzionale ha indubbiamente creato aspettative e confusione, tanto che, a proposito di possibilità di sviluppo del settore delle rinnovabili, durante la presentazione del Piano, oltre ai tanti complimenti per il grande lavoro svolto dagli uffici della Regione Puglia (lavoro successivo e contestuale a quello politico e di indirizzo dell’assessore Barbanente) non sono mancate le critiche in ordine alle restrizioni che soltanto con questo Piano paesaggistico territoriale regionale saranno introdotte. La confusione legislativa e la miopia ideologica hanno permesso il sacrificio del territorio sull’altare dell’energia pulita. Oggi le istituzioni s’accorgono che questo non è stato un buon affare per il paesaggio.

29.01.2013
Vito Stano

Il Parco dell'Alta Murgia candidato alla Carta Europea per il Turismo sostenibile. Soddisfazione del presidente Casare Veronico


Finalmente una bella notizia, dall'ente Parco dell'Alta Murgia riceviamo un comunicato che pubblichiamo integralmente.

Il Ministero dell'Ambiente ha ufficialmente avviato le procedure per la candidatura del Parco Nazionale dell'Alta Murgia (al conferimento, ndr) della Carta Europea del Turismo Sostenibile.
La decisione, sostenuta dal parere favorevole di Federparchi, riguarda oltre all'Alta Murgia (unico parco indicato per il Sud Italia) anche i parchi nazionali del Gran Sasso e dell'Appennino Tosco-Emiliano. La CETS è coordinata da Europarc Federation, che gestisce la procedura di conferimento della Carta alle aree protette e coordina la rete delle aree certificate.

La Carta europea del Turismo sostenibile (Cets) rispecchia le priorità mondiali ed europee espresse dalle raccomandazioni dell'Agenda 21, adottate durante il Summit della Terra a Rio nel 1992 e dal 6° programma comunitario di azioni per lo sviluppo sostenibile e rappresenta una delle priorità per i parchi europei definite nel programma d'azione dell'UICN Parks for Life (1994). Il primario obiettivo è la tutela del patrimonio naturale e culturale e il continuo miglioramento della gestione del turismo nell'area protetta a favore dell'ambiente, della popolazione locale, delle imprese e dei visitatori.

L'investitura del Parco Nazionale dell'Alta Murgia giunge al termine di azioni e iniziative svolte dall'ente Parco e finalizzate alla valorizzazione del turismo sostenibile. L'adesione alla Cets prevede un'azione partecipata che coinvolge enti, aziende, associazioni: un laboratorio aperto per la definizione di strategie e azioni che permettano ai Parchi prescelti di aderire ai principi delle Linee guida per il Turismo Sostenibile Internazionale e fornisce uno strumento pratico per la loro implementazione nelle aree protette a livello locale.

L'annuncio dà l'avvio a un percorso finalizzato a creare un sistema strutturato attraverso attività di formazione, comunicazione e valorizzazione che saranno curate da esperti di turismo sostenibile. Grande soddisfazione è stata espressa dal presidente del Parco Cesare Veronico, raggiunto dalla comunicazione a Roma, nel corso dell'assemblea di Federparchi: «L'ammissione del Parco Nazionale dell'Alta Murgia alla Carta conferma quanto ho sostenuto fin dal giorno del mio insediamento e rappresenta il giusto riconoscimento dell'impegno svolto dall'ente per la valorizzazione delle nostre risorse più importanti: la natura e la cultura del territorio. Il lavoro che ci attende nei prossimi mesi è estremamente importante ma rappresenta un'occasione irripetibile per affermare l'identità e le potenzialità dell'Alta Murgia a livello internazionale. La ricaduta sull'economia del territorio e sulla sua visibilità sarà immediata e con effetti duraturi».

La candidatura sarà formalizzata ufficialmente nel corso dell'assemblea annuale di Europark che si terrà a Debrecen, in Ungheria, nel prossimo ottobre.