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domenica 1 marzo 2026

Io voto dunque sono: il confronto politico ai tempi del referendum costituzionale

di Vito Stano

Non eravamo tanti ma abbiamo discusso di politica cercando di spiegarci, cercando appigli argomentativi e provando a colpire gli interlocutori con colpi da maestro. Non eravamo in piazza, né in una sede di partito o a margine di un evento pro o contro la riforma costituzionale promossa dal governo Meloni e dal ministro Nordio, eravamo ad una festa di compleanno e come fosse un microcosmo della società creato ad hoc per un esperimento, dopo il primo calice è emersa come per magia la voglia di parlare di politica e in particolare del prossimo referendum. 

Quindi un imprenditore deluso dalla politica, un portalettere-militante, un ingegnere-manager e un operaio-già atleta professionista appaiono come gli ingredienti perfetti per una storiella comica, se non fosse stato tutto vero appena ieri. Tutto condito da cibo e risate e soprattutto mai banale, addiruttura passionale e a tratti urlato (anche a causa del volume alticcio della musica) il confronto tra le posizioni pro e contro è stato educativo e arricchente. A volte ci si dilunga troppo e si perde il filo del discorso, altre si giudica carente di argomentazioni il pensiero dell'altro, altre ancora si utilizza la tattica comunicativa del minestrone per confondere l'interlocutore, senza mai perdere però la volontà di controbattere alle tesi espresse anche per il semplice gusto di allungare una discussione ricca, che sazia la mente, che non sia soltanto ciarlare per riempire i vuoti tra un sorso di birra e l'altro. Parlare di Iran, Dubai, Venuezuela, Cuba, Mussolini tutto fuori dagli schemi e senza volontà di primeggiare e convincere. Confrontarsi è già sufficiente in questo tempo sordo.

E poi appena qualche ora più tardi mi ritrovo in piazza Garibaldi (la Villa per i cassanesi) con gli altri componenti del comitato per il NO alla riforma costituzionale. La differenza tra le due aggregazioni è essenzialmente nella qualità della discussione e nel sereno confronto consumato: sarà che tra le mura protette di una casa amica è più facile lasciar andare i pensieri senza paura di essere etichettati. In piazza per distribuire volantini informativi e spiegare le ragioni del NO si è costretti a constatare che l'apatia è dilagante: la gente sfugge, c'è chi già è convinto delle sue ragioni e altri che con poca ironia lasciano credere che andare a votare non è poi tanto importante. 

Sarà ma questo distacco dalle cose della politica tanto è fattibile fin tanto che tutto è concesso, sempre mi auguro di non dover ritornare al desiderio di libertà a causa della mancanza di libertà. In questo caso saremmo già alla fase due, la ricostruzione della società. Per la fase uno basterebbe riprendere un libro di storia. 
Pubblicato da Vito Stano alle 15:42 Nessun commento:
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Etichette: politica

sabato 14 febbraio 2026

Foibe. Giornata del Ricordo numero 22: stesse riflessioni, stessa propaganda

di Vito Stano 

Le violenze avvenute sul confine orientale italiano tra il 1943 e il 1945, comunemente riassunte con il termine foibe, costituiscono un fenomeno complesso che non può essere ridotto ai soli infoibamenti. Le vittime accertate dalla storiografia variano a seconda delle aree: in Istria si stimano alcune centinaia di morti, mentre nelle province di Trieste e Gorizia il numero complessivo, includendo morti nei campi di prigionia jugoslavi, deportazioni ed esecuzioni sommarie, raggiunge alcune migliaia. Per questo oggi gli storici preferiscono parlare di vittime delle foibe e delle deportazioni, collocando gli eventi in un quadro più ampio di violenza politica e di guerra.

Le uccisioni non furono motivate esclusivamente dall’appartenenza nazionale, ma colpirono persone considerate oppositrici reali o potenziali del nascente regime comunista jugoslavo: funzionari statali, fascisti, collaborazionisti, ma anche antifascisti italiani, sloveni e croati, oltre a membri di diverse comunità etniche. Si trattò dunque di una resa dei conti politica e ideologica, inserita in un contesto segnato dalla precedente occupazione fascista, dalle politiche di snazionalizzazione e dalla guerra di aggressione italiana nei Balcani.

Per decenni, per ragioni di equilibrio politico-diplomatico e di Guerra fredda, questi eventi rimasero marginali nella memoria pubblica italiana, lasciando spazio soprattutto ai ricordi familiari e locali. Solo dagli anni Duemila, con l’istituzione del Giorno del Ricordo, il tema è entrato stabilmente nel discorso pubblico, pur restando spesso oggetto di semplificazioni e strumentalizzazioni politiche.

Oggi la storiografia insiste sulla necessità di contestualizzare le foibe nella storia europea del Novecento, evitando letture nazionalistiche o riduttive. Comprendere questi eventi significa tenere insieme tre livelli fondamentali: l’analisi storica rigorosa, il riconoscimento delle vittime e una gestione responsabile della memoria, capace di favorire consapevolezza storica anziché contrapposizioni ideologiche.

Pubblicato da Vito Stano alle 16:23 Nessun commento:
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Etichette: politica, storia

mercoledì 16 agosto 2023

Piero Fassino risponde: «sono ben cosciente che esiste una questione salariale che riguarda milioni di persone»

Ricorderete della lettera aperta che ho scritto all'on. Piero Fassino, ebbene in data 14 agosto ho ricevuto una sua e-mail di risposta, che pubblico qui integralmente. Non è cosa scontata ricevere risposta dai piani alti dalla Repubblica, pertanto ne condivido il contenuto con voi che mi leggete, augurandomi di non far torto all'onorevole Fassino. V.S.


Ricevo e pubblico

Signor Stanovito (uso questo nome del suo indirizzo email), la ringrazio della sua lettera e affinché abbia una conoscenza corretta le fornisco alcune informazioni.

Nel mio breve intervento - durante la seduta dedicata al bilancio della Camera - non ho espresso alcuna lamentela circa l’ammontare dell'indennità che viene erogata ai deputati. Anzi. Ho semplicemente ricordato che, defalcate dall’indennità lorda mensile di 10.045 euro la quota Irpef, le addizionali regionali e locali, i contributi previdenziali, il rateo della assicurazione malattia, l’indennità netta mensile percepita dai deputati è di 4.718,05 euro, per 12 mensilità, pari a 57.616 euro annui. È una cifra equivalente a quello che percepisce un dirigente d’azienda di medio livello in una azienda privata e decisamente inferiore a quello che percepiscono molti dirigenti nelle pubbliche amministrazioni.

In ogni caso - come si può evincere dal testo del mio intervento - ho dichiarato nel mio intervento che considero quella indennità più che sufficiente. Se l’ho richiamata è semplicemente per ricordare che l’effettivo ammontare dell’indennità percepita da ogni deputato è molto diversa dalla voce largamente diffusa nell’opinione pubblica che ai parlamentari vengano erogati “stipendi d’oro” di decine di migliaia di euro. Non ho espresso alcuna lamentela, tanto meno ho chiesto di modificare quell’indennità. Ho detto semplicemente una cosa vera.

Aggiungo anche che le diarie erogate mensilmente a ogni deputato per l’esercizio del mandato sono da me interamente utilizzate per i compensi ai miei collaboratori (regolarmente contrattualizzati), per sostenere l’attività del PD nazionale e Veneto (dove sono stato eletto) e per coprire le spese per le iniziative politiche nella circoscrizione elettorale. Non un euro di quelle diarie rimane a me e quindi 4.700 euro è ciò che io percepisco ogni mese. Indennità che - ripeto - ritengo più che sufficiente.

Ma la ragione per cui io ho ritenuto di intervenire non era per contestare l’ammontare dell’indennità, ma per contestare l’approccio demagogico e anti parlamentare di una serie di ordini del giorno in discussione in quella seduta. In altri termini, non sono intervenuto a difendere la “casta” - categoria che rifiuto - ma la dignità del Parlamento e dei parlamentari.

Mi rammarico naturalmente che questa mia intenzione sia stata rappresentata all’opinione pubblica in modo distorto, producendone una percezione negativa, ma i fatti sono quelli che ho richiamato, senza opportunismo e senza ipocrisia, nel puro rispetto dell'informazione dei cittadini.

Infine sono ben cosciente che esiste una questione salariale che riguarda milioni di persone e famiglie costrette a vivere con stipendi insufficienti e pensioni basse. È una questione che ho sollevato più volte e penso che sia compito della politica - di chi governa come di chi sta all’opposizione - mettere questo tema al centro dell’agenda politica e parlamentare ogni giorno, come finalmente sta avvenendo in queste ultime settimane.

La ringrazio dell’attenzione. 

Con cordialità Piero Fassino  


Pubblicato da Vito Stano alle 07:34 Nessun commento:
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Etichette: politica

mercoledì 9 agosto 2023

Caro onorevole Fassino. Lettera aperta dal mondo dei vivi, quelli che cedolino alla mano...

Caro onorevole Fassino, ci ho pensato e ripensato a scrivere una lettera aperta da inviare ai quotidiani, ma poi preso dalle incombenze quotidiane desistevo. Fino a che l’altra sera al riparo dalla pioggia agostana che ha bagnato Matera, ho ascoltato una persona, che avvicinandosi con leggiadria ai sessant’anni (e dunque ancora attivamente impegnata nel suo lavoro di maestra elementare) faceva il paragone tra noi italiani e i lavoratori francesi, che nonostante la riforma delle pensioni sia stata adottata, comunque quando bisogna lottare, lottano. Non come da noi, che pensiamo al twiga e i suoi ospiti. Loro lottano, magari non la spuntano, come questa volta, ma almeno lottano. Punto. 

Questo è solo il punto di svolta di una riflessione che mi frulla in testa da quando ho sentito (e visto) l’onorevole Fassino dire quello che ha detto a proposito del suo indennizzo da parlamentare della Repubblica. Era il 2 agosto e nel mio paesino dell’entroterra barese dolcemente adagiato sulle collinette dell’Alta Murgia era festa patronale e io avevo appena avuto una gioia: avevo letto (e riletto) la graduatoria che stava ad indicare i 44 fortunati (tra i quali c’ero anch’io) che, in base all’accordo sindacale tra i sindacati confederali e la società per azioni Poste Italiane, avranno a breve il contratto a tempo indeterminato. 

Dunque, per farla breve, ero a casa dei miei, i parenti stretti mi felicitavano e sentivo Fassino (l’onorevole) dire che il suo stipendio da parlamentare era buono, ma non d’oro. Mentre io mi gongolavo beato pensando che per il resto dei giorni miei avrei avuto un lavoro in una grande azienda italiana, per la quale avrei consegnato chili e chili di corrispondenza in cambio di uno stipendio normale, non uno stipendio d’oro. Eppure io ero felice. Lo sono ancora oggi e lo sarò per i giorni a venire, perché io caro on. Fassino con i suoi 4mila euro netti mensili saprei molto bene cosa farci, perché l’azienda italiana di cui sopra me ne darà molti meno per un lavoro bello ma duro; pertanto io saprei come gestire i suoi bei soldini tanto sudati, li tratterei proprio come i soldini miei. Cari sudatissimi soldini. 

Innanzitutto mi permetterei il viaggetto che ho evitato quest’estate: andrei in Spagna a trovare degli amici e a conoscere sempre più un Paese e una lingua che amo molto. Poi, per essere più pragmatico e un pochino meno frivolo, con i suoi 4mila euro al mese magari potrei iniziare seriamente a pensare di comprare casa, non la seconda la prima. E magari, visto che è tutta la vita che vorrei fare delle cose belle, tipo aprire un piccolo ristorante in un posto turistico in società con degli amici professionisti, con i suoi 4mila euro al mese stringendo la cinghia potrei riuscirci. 

Che ne dice caro onorevole Fassino, potremmo trovare un accordo? Io le darei delle rassicurazioni in merito, tipo social card o alla pentastellati delle origini: le porterei gli scontrini e una distinta ben fatta. 

Caro on. Fassino vorrei chiudere così come ho iniziato: in quest’estate meloniana, a parte le beghe fiscali e morali della ministra Santanché (che in Francia o altrove si sarebbe dimessa immediatamente) e le beghe penali del figlio del presidente La Russa, abbiamo avuto la sventura di un clima distruttivo da nord a sud, acqua e fuoco ci inseguono a fasi alterne, e mentre la segretaria del (suo) partito democratico (che io non voto, perché troppo poco osservante dei valori a cui tengo) promuove in ensamble con i 5stelle una legge per mettere un limite minimo al salario (lordo) di un lavoratore basic italiano, le sue parole feriscono e confondono, arrecando un potenziale danno elettorale (mi auguro di sbagliare, ma tant’è) a tutto vantaggio di coloro che governano con favore del capitale ignorando i lavoratori. 

Caro onorevole Fassino, al final le auguro una buona coda d’estate e le allego in foto la mia postepay evolution per varie ed eventuali. Non si offenda se l’ho presa in ostaggio con la penna, guardi al futuro: al prossimo cedolino!
Pubblicato da Vito Stano alle 14:16 Nessun commento:
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Etichette: politica

lunedì 9 gennaio 2023

Anno domini 2023. Le notizie dal mondo e dalla Puglia a bomba sul nuovo anno

di Vito Stano

La ripresa della scuola e dei soliti affari quotidiani è stata come una panno umido che tira a sé i resti di un lunghissimo ponte (tibetano) natalizio. Dalle rassegne stampa ascoltate in mattinata su Radio3 e dalla lettura al volo di qualche quotidiano emergono alcune notizie che fanno ben gridare «Welcome 2023!»: dall'assalto al Congresso brasiliano alla tregua del Natale ortodosso saltata tra le macerie ucraine, dal VI Congresso della CGIL di Bari agli incidenti d'auto sulle strade di Puglia che tante, troppe vittime stanno facendo.

Sul quotidiano L'Edicola del Sud invece un bel articolo di Enzo Quarto a proposito di un interessante libro scritto da Mario Gianfrate dal titolo 'Ipotesi di un delitto' edito da 
Les Flâneurs Edizioni. Nel libro si racconta della tragica vicenda che riguardò il delitto di Giuseppe Di Vagno. Il socialista scampò al tentato omidicio a Conversano, nel quale caddero sotto il fuoco della squadraccia fascista un compagno socialista e un giovane fascista. Fu nuovamente raggiunto dai sicari fascisti a Mola di Bari, dove fu assassinato. Questa storia è raccontata da Enzo Quarto sulle pagine del quotidiano diretto da Annamaria Ferretti. 

Questa storia di antifascismo militante ben si collega con la notizia della conferma alla guida della CGIL di Gigia Bucci, la quale dal palco stamattina ha voluto ringraziare con queste parole i presenti: «Care compagne e cari compagni, non è semplice per me contenere le emozioni che ancora una volta oggi, come la prima volta, mi trasmettete, dandomi la forza e l’entusiasmo di impegnarmi al fianco di ciascuno di voi, di ogni lavoratore, giovane e meno giovane, pensionato, fragile, precario, insomma di chiunque faccia parte della nostra comunità, della nostra grande famiglia della CGIL. A ciascuno di voi, uno per uno, voglio dire grazie. Grazie perché senza l’impegno ed il contributo di tutti noi, non saremmo riusciti a raggiungere in questi anni i tanti risultati, i successi e le vittorie delle numerose battaglie combattute fianco a fianco». 

Alla lista dei suggerimenti aggiungo un ultimo link, che ieri sera ho condiviso via wapp a qualche amico: mi riferisco al podcast in cinque puntate Anime resistenti, prodotto da CGIL Bari, CGIL Puglia e Fondazione Maierotti. 

«Anime Resistenti -si legge sul sito de La gazzetta del mezzogiorno- è il nuovo podcast realizzato da CGIL Bari, CGIL Puglia e Fondazione Maierotti, in collaborazione con la Gazzetta del Mezzogiorno e con il supporto di Abyond. Si tratta di una mini serie di 5 puntate che ripercorre la storia dell’antifascismo del nostro territorio. In ogni episodio, infatti, si esplora un momento specifico della vita del protagonista che sarà poi lo spunto per un viaggio narrativo che toccherà le tappe principali della sua vita. 
Una produzione audio che ha l’intento di promuovere non solo i valori democratici della Cgil, ma soprattutto la memoria storica del nostro territorio, ripercorrendo gli avvenimenti più importanti per la costruzione della coscienza sociale del Sud. E quale miglior mezzo di comunicazione potevamo scegliere se non la voce? In questa mini serie accompagnati dalle diverse frequenze della voce, vi accompagnere alla scoperta delle straordinarie personalità di Giuseppe Di Vittorio, Rita Maierotti, Alba de Cespedes, Sandro Pertini, Benedetto Petrone. I testi sono stati realizzati da Riccardo Lanzarone, mentre la supervisione musicale è a cura di Nother. Le illustrazioni sono a cura di Mariateresa Quercia, concept grafico di Almanacco press».  

Io l'ho ascoltato ieri sera, tutte e cinque d'un fiato, e ne sono rimasto sorpreso (per le storie e i dettagli che non conoscevo) e soddisfatto perché il podcast è uno strumento formidabile per riportare la Storia e le storie di ieri al centro del dibattito confuso e smemorato di oggi.

Ah dimenticavo buon 2023 a tutte le lettrici e a tutti i lettori di questo spazio autogestito.
Pubblicato da Vito Stano alle 14:50 Nessun commento:
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Etichette: bari, cgil, politica, puglia

giovedì 17 novembre 2022

Il popolo è mio e per lui grido io: report mal fatto di un Consiglio comunale

di Vito Stano

Il popolo è mio e per lui grido io. No, non è l’ennesimo brindisi di una tarda serata finita ad alzare il gomito. È la sintesi di tanta democrazia che ieri si è consumata in Consiglio comunale. Le altre cose dette e replicate (fissità e dizionari, orgoglio e pregiudiziali) sono di certo importanti, ma quando al risveglio ti risuonano queste poche parole autoprodotte e messe insieme dal mio (mediamente dotato) cervello, qualcosa vorrà dire, perlomeno per chi scrive. 

Poi che anche ieri a presenziare eravamo al massimo dieci, comodamente stravaccati sulle rosse sedute della sala consigliare, vorrà dire qualcos’altro o no? Non uno di meno (e neanche di più). Un via vai che neppure allo studio medico in periodo covid. Questo dettaglio, sempre uguale da anni, mi fa da sempre riflettere sulla quantità (e qualità) di interesse di quel popolo tanto declamato e, a tratti, urlato. 

Del resto la politica è tanto, non soltanto provvedimenti e numeri. È anche spettacolo e il Consiglio è da sempre un palcoscenico sul quale dare il meglio si sé (come alla seduta di laurea: puoi dare il meglio di te, ma se agli esami sei andato maluccio, il voto finale sarà bassino). 

E figuriamoci se ieri qualche eletto (di quel popolo) non si sarebbe dato generosamente. Giustino gridava la povertà e i cenoni, Lionetti alla bontà del Natale e all’equità. Il sindaco Del Re tacciato di fare la lezione. La Caprio che s’infervora sui numeri. Aloisio impallinato a salve da Cavalluzzi su cose che tutti tengono a cuore (vedi l’ambiente-rifiuti-controlli). 

Ebbene che sia chiaro, ci sono stati a fasi alterne anche toni concilianti, richieste di «collaBBBorare!». Per carità come non accogliere quello sfrenato desiderio di collaborazione quando affiora sulle labbra e si fa parola, quasi una richiesta di aiuto e accoglienza, che ci fa sperare che qualcosa può davvero cambiare. 

Ma si sa anche che ci vuole stomaco e memoria in Consiglio comunale, perché se ne sentono di cose. Tra le tante: la trasparenza, il reperimento degli atti, le prerogative delle minoranze e i numeri della maggioranza eletta ad amministrare un Ente in sofferenza di organico, quotidianamente impegnato nel far fronte ai mille problemi che la comunità vive. Mettiamoci pure queste cose, belle e brutte. Del resto non mi pare che gli ultimi cinque anni a guida Di Medio-Giustino-Caprio abbiano lasciato alcun segno degno di nota: hanno amministrato con la forza dei numeri, come fanno tutte le maggioranze a tutti i livelli, chiedetelo a Giorgia, sono convinto che non vi deluderà. 

Le minoranze fanno il loro lavoro e le maggioranze fanno il loro lavoro. I numeri contano sempre. Questa volta è andata così. L’augurio mio, che parteggio per la maggioranza eletta, è che si possa svolgere sempre meglio l’azione di controllo amministrativo, diritto sacro delle minoranze, e nel mismo tiempo (perdonatemi la vena poetico-linguistica) la maggioranza possa proseguire con la determinazione che sta dimostrando dal momento dell’insediamento.

Pubblicato da Vito Stano alle 11:07 Nessun commento:
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Etichette: consiglio comunale, politica

giovedì 19 maggio 2022

Riflessioni. In sogno, come in fotografia, emozioni costruite nei cantieri della mente

di Vito Stano

Benedetta campagna elettorale, che ci fa incontrare e salutare dopo lunghi periodi di relazioni magre, oltre che conoscere compaesani mai visti primi. Noi cittadini di Cassano delle Murge siamo fortunati, perché grazie al periodo elettorale possiamo affrancarci dalla triste vicenda quotidiana che sta riguardando l’Ucraina. 

A me però è capitato che l’altra notte ho fatto un sogno, un brutto sogno. Ho sognato di essere in un luogo pervaso dalla guerra. Ho provato 
emozioni reali, come nei sogni capita. E al risveglio ho preso la penna per non dimenticare quell’incredulità davanti alle facce intraviste nel buio di una stanza. Stanza il cui ingresso mi era precluso dallo sbarramento fisico di un compagno di battaglia, il quale dopo la mia insistenza s’è fatto da parte lasciandomi vedere e avvicinare ad un letto di fortuna sul quale dormiva, visibilmente sofferente mia figlia. Sorriso spento e grigia in viso, forse per la stanchezza o forse sofferente per una ferita subita. E d’un tratto mi riconosce e i suoi occhi di sempre prendono di nuovo vita e scatta come una molla abbracciandomi. 

Io la guerra, che sta distruggendo la vita di milioni di persone in Ucraina, evito di guardarla, perché sono stanco di saturarmi la vista e anche a causa della fervida immaginazione che m’accompagna, che unita ad una spiccata sensibilità alle sofferenze altrui, mi farebbe sentire troppi colpi, accrescendo quell’impotenza di fronte ai grandi disastri della Storia e della vita. In effetti avrò visto un tg e due-tre (al massimo) trasmissioni tv serali, più qualche video-commento sul canale youtube della rivista Limes e nonostante questa dieta dello sguardo, mi è bastato che la sera antecedente al sogno abbia ascoltato un fatto relativo all'accoglienza dei bambini ucraini nella mia cittadina murgiana (in perenne lotta elettorale) per soffrire in sogno una realtà così lontana. 

Io poi un fucile tra le mani non l’ho mai tenuto. Eppure in sogno ne stringevo uno tra le mani. Era bianco e tenendolo tra le mani mi sentivo inadeguato, chiedevo al mio compagno d’armi (questa volta riconoscevo in lui mio fratello gemello) consigli e ripetevo domande alle quali avevo già avuto risposte incomprese. Lui che ha fatto il servizio militare (al contrario mio) mi rassicurava stringendo tra le mani un fucile enorme di quelli alla rambo con catena di proiettili a tracolla. 

Il sogno, come la fotografia, non esistono nella realtà. Ma se la costruzione è efficace le emozioni che ne conseguono sono reali. Fanno ridere o fanno piangere come se fossimo in preda ad una dittatura delle emozioni, dalle quali si fatica a liberarsene al risveglio.
Pubblicato da Vito Stano alle 20:24 Nessun commento:
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Etichette: fotografia, politica, ucraina

martedì 27 aprile 2021

Riflessioni. Separazione delle carriere: servitori dello Stato o delinquenti patentati

di Vito Stano 

Ora scrivo, ma sono giorni che attendo questo momento. E, che sia chiaro, non si tratta del blocco dello scrittore (anche perché, ahimé, scrittore non sono), ma a volte i pensieri devono vagare e quando non li senti quasi più, quando il ricordo di quello che ti assillava è ormai flebile, di corsa prepari gli arnesi, riscaldi le dita, che come corridori sulle leggere salite della tastiera trovano il quadratino sul quale saltare e rimandare al video le lettere immaginate. Poi la musica, a volte aiuta, senza parole altrimenti si rischierebbe il caos. Le parole devono sgorgare da una sola fonte alla volta. Ora è il momento della fontanella custodita nel cranio. Dopo conversazioni multiple, letture tematiche e ascolto di una quantità di esperti di tutti quei settori dello scibile umano che mi rapiscono l'attenzione, è arrivato il momento di ordinare le mie idee, che condivido in questo spazio. 

Rinnovare l'agire politico 
La riflessione ripetuta fino alla nausea è stata, questa settimana, a proposito dell'agire individuale in rapporto all'etica del proprio ruolo nella comunità di appartenenza. Le maestre a scuola o i giudici e gli avvocati al sistema della giustizia: due temi non a caso, ma due situazioni tipo dalle quali incominciare a ragionare. Mi piacerebbe iniziare un dibattito pubblico a proposito di giustizia, del valore del termine e del suo rapporto con la nostra attuale società. Mi piacerebbe che la massa indistinta fosse meno anonima e oziosa, e magari si riuscisse a ricostituire una comunità che dibatte, che, se necessario si scontra sui temi caldi, una dialettica capace di produrre un agire rinnovato. Ho provato a immaginare cosa possano aver pensato a Bolzano della vicenda del giudice molfettese arrestato l'altro ieri a Bari e devo ammettere che l'esercizio mi ha divertito sulle prime, immaginando come in un tedesco italianizzato si raccontasse quanto fosse assurdo che un servitore dello Stato, ai massimi ranghi della struttura pubblica, possa accettare di cancellare l'etica dal suo orizzonte. 

Com'è possibile? Immaginare poi il giudice De Benedictis che nasconde le buste sigillate piene di banconote nei vani che ospitano i fili della corrente elettrica, mi mette tristezza: me lo immagino sudato che apre le cassettine e tutto concentrato mentre infila le buste colorate dalle banconote della BCE e riempie i vuoti. Quegli stessi vuoti della coscienza che stracolma di vergogna ha vuotano il sacco quando lo hanno colto sul fatto un'ordinaria mattina barese con 5.500 euro in borsa. Il costo della vergogna. Io non ci sto e vorrei gridare allo scandalo. Stesso discorso varrebbe per l'avvocato e i sui collaboratori e per l'appuntato dei Carabinieri. 

Chi è Stato? 
Insomma la rappresentazione plastica di uno Stato in rovina. E devo ammettere di aver pensato alla vicenda del maresciallo del nostro dormiente paesello murgiano arrestato per dei reati che, in confronto a quelli consumati in questa vicenda, sono bagatelle. Indubbiamente meglio (in gravità) fecero i carabinieri di Piacenza. E con un salto indietro nella memoria, penso alla vergogna di Genova, la polizia che viola tutti codici di comportamento. Vergogna sul corpo della Polizia all'epoca da poco riformato. E poi la vicenda che portò alla morte di Cucchi. Chi è lo Stato? 

Separazione delle carriere 
Insomma o i servitori dello Stato servono fedelmente lo Stato oppure è impossibile giocare la partita: già abbiamo il malaffare, che come la piovra dei mitici anni Ottanta, pervade ogni angolo della nostra vita, se a questo ci aggiungiamo la sfiducia nei confronti degli uomini che rappresentano lo Stato allora siamo alla frutta del pranzo democratico. Mi perdoneranno gli amici colombiani, ma quello che mi è venuto alla mente quando appena sveglio ho letto il comunicato della Procura di Lecce ho pensato ma che siamo in Colombia? Dov'è la separazioni dei poteri? E non penso alla tripletta di Montesquieu, sulla quale si fonda l'attuale e universale sistema democratico. Penso alla separazione tra poteri dello Stato e i poteri illegali: separiamo le carriere, come diceva in una canzone Zulù dei 99 Posse. 

Il ritorno della vergogna 
E mi torna alla mente la domanda che andava in voga (all'estero) durante l'epoca grigia di Silvio Berlusconi: come fate voi italiani a votarlo? Vi lascio immaginare la mia reazione: vergogna e rabbia per un Paese alla deriva, mal governato ieri come oggi oppure oggi come ieri. Tanto cambia poco: i protagonisti si avvicendano al timone ma la barca è sempre la stessa e, pergiunta, sempre più malandata. A chi toccherà di sanarla? La mia risposta è semplice e diretta: la politica. E chi la farà questa politica se non le persone unite in gruppi più o meno omogenei, pronti a discutere e obbiettare ma tesi alla risoluzione dei conflitti anziché all'inasprimento. Non c'è più tempo a tutte le latitudini dobbiamo riprendere il controllo delle redini altrimenti sarà troppo tardi. In alcune aree è già tardi, lo sappiamo. Ma non si può avere tutto. Basterebbe iniziare da qualche parte. Da qualche tema e magari quello etico potrebbe fungere da apripista.
Pubblicato da Vito Stano alle 18:14 Nessun commento:
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Etichette: etica, giustizia, politica

giovedì 30 aprile 2020

25 Aprile 2020: i sindaci e le celebrazioni via social per la Liberazione dal nazifascismo

Ci siamo quasi, la luce inizia ad affiorare. Come quando senza accorgersene ci si è dati una spinta inaspettata e ci si ritrova sperduti nel buio. Della domiciliazione forzata inizia a manifestarsi la conclusione. Il percorso è pieno di ostacoli, ma la pigrizia mista a rabbia è già pronta a far posto al coraggio di riprendersi la vita, la strada e l'aria. Almeno in Puglia, dove l'emergenza sanitaria è stata prontamente contenuta, il popolo inizia a pestare i piedi per sentirne il passo. Il sapore asciutto della libertà attende di essere consumato di nuovo. Siamo stati bravi a stare a casa, siamo stati fortunati senza dubbio. Intanto il calendario ha fatto il suo corso: il primo maggio è a un passo dal venire, un altro appuntamento solitamente affollato sarà interpretato da pochi in chiave nuova. 
L'esempio istituzionale delle cerimonie per l'anniversario della Liberazione dal fascismo e dal nazismo ha avuto eco in rete: ho seguito quanto alcuni sindaci pugliesi hanno fatto e ho composto uno quadro che mi ha rincuorato. Nessuna delle pagine richiamate ha deluso le mie aspettative: senza distinzioni politiche (a differenza di quanto alcuni politici nazionali vorrebbero rappresentare) il 25 aprile, giornata simbolo della rinascita del popolo italiano e della sua dignità, è una data simbolica e fondamentale del nostro calendario laico e in quanto tale quest'anno è stata comunicata in rete molto più di quanto è stata vissuta nelle piazze e ai piedi dei monumenti. Il virus ha fermato il passo, ma non la volontà di ricordare e trasmettere i valori della resistenza all'invasore.
Da Bari con l'instancabile sindaco Decaro, a Barletta città che può fregiarsi (unica in Italia) della Medaglia d'oro al valore militare e al merito civile per l'opera collettiva di resistenza. Dai centri marittimi a sud del capoluogo Monopoli e Polignano, passando per Conversano città natale di Giuseppe Di Vagno (primo parlamentare italiano vittima del fascismo), ai centri dell'Alta Murgia Altamura e Gravina in Puglia fino ad arrivare ai piccoli centri murgiani e pedemurgiani Cassano delle Murge, Acquaviva delle Fonti, Sammichele di Bari e Gioia del Colle. Ognuno a suo modo, i primi cittadini hanno reso omaggio ai caduti per la Resistenza e hanno trasmesso sui social il loro gesto solitario e simbolico. Non c'è dubbio che ad alcuni risulti più naturale comunicare via social con i propri concittadini e per altri sia più artificioso, del resto non tutti hanno la fortuna di avvalersi di professionisti della comunicazione e quindi si adattano ai tempi che corrono. 
Sta di fatto che facebook (il social network indagato per l'occasione) ha reso possibile l'impossibile: la condivisione di un momento sentito dal popolo italiano, troppe volte bistrattato in tempi di leggerezza di pensiero e rivalutato oggi che la libertà ci appare di nuovo una conquista ardua da conseguire.    
Pubblicato da Vito Stano alle 08:03 Nessun commento:
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Etichette: comunicazione, liberazione 25 aprile, politica

lunedì 27 aprile 2020

Riflessioni a corpo libero. Pensieri politici a cavallo tra storia, diritti e giustizia

1 Riflessioni. Sbandati come dopo un urto sordo e improvviso. Norme concedono libertà einconsapevolezza

2 Riflessioni. Norme garantiste e mancata onestà intellettuale: la scuola tra libertà di scelta e insicurezze

3 Riflessioni. Separazione delle carriere: servitori dello Stato o delinquenti patentati

4 Riflessioni. Pensieri a cavallo tra giustizia, politica e storia. Tra reinserimento e storia

5 Riflessioni. Astrazeneca rifiutato inSicilia ( e non solo) e poi accolto: il destino amaro della scienza

6 Riflessioni. La notte delle fallas: tra '68 in tv e lavaggio delle strade a cura del Signore del piano di sopra




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giovedì 1 maggio 2014

Cassano delle Murge. Piazze pieni di politici: aspettando i contenuti programmatici

Vacanze primaverili
Visto che sono lontano voglio iniziare dagli assenti (come me), da coloro che hanno deciso o hanno trovato conveniente non presentarsi all'elettorato. Innanzitutto il Movimento 5 Stelle e poi alcuni big della politica locale. Senza dimenticare Prospettiva Ethica.
I grillini cassanesi, decisamente attivi sia sul web sia nelle piazze, si sono limitati ad avanzare la proposta di scegliere gli scrutatori tra i disoccupati e gli inoccupati. Non so se sia stata accolta dai componenti della Commissione elettorale (Giulia Masiello, Carmelo Briano e Teodoro Santorsola), ma intanto è già qualcosa di concreto dal sapore politico. Per la serie torniamo ai bisogni primari della gente, cioè un minimo di salario, che anche se una tantum è pur meglio di niente. Chissà se gli attuali amministratori accoglieranno la proposta del M5S locale o rispediranno al mittente la missiva. Resta che in molti, anzi moltissimi, Comuni pugliesi la svolta in questo senso c’è stata. Quindi la possibilità c’è tutta, dipende dalla volontà dei singoli. A loro il verdetto di cambiare una pratica troppe volte criticata per le sue ambiguità e scarsa trasparenza; e se a questo aggiungiamo il fatto che molte volte è capitato che a espletare il ruolo di scrutatore c’erano persone già impiegate, il dado è tratto. È richiesto soltanto un po’ di coraggio.

Cassano delle Murge soltanto un paio d'anni fa prima dell'introduzione del servizio 'porta a porta'.
Foto Archivio Vito Stano 
Per Prospettiva Ethica andrebbe bene l’appellativo ‘il grande assente’. Dopo lunghi ed estenuanti mesi di trattative, dapprima nel chiuso degli aderenti o simpatizzanti del movimento, e poi sui tavoli secretati ai più ma aperti alle altre forze politiche, il tutto s’è risolto con un fuoco di paglia. Dove sono finiti gli intenti? È bene precisare che le pretese di rinnovamento avanzate dal movimento hanno trovato un parziale accoglimento, in particolare sulla quota di senior da candidare; le posizioni dei consiglieri tanto del PD quanto di NID avevano spuntato un magro 25% (se non sono stato male informato), cioè su sedici candidati della lista, che avrebbe dovuto contrastare la squadra della Di Medio, soltanto quattro avrebbero potuto essere anziani; i restanti dodici avrebbero dovuto essere giovinotti o quanto meno presentabili all’elettorato con il marchio della novità. Scrivo al condizionale perché così non è stato. Gli attivisti di Prospettiva Ethica hanno deciso a maggioranza (una testa un voto) di non schierarsi e non condividere percorsi con altre forze politiche. L’assemblea del movimento ha portato i suoi consensi in quello che ai fini elettorali è stato un vicolo cieco. Qualche outsider ha deciso di portare il bagaglio di esperienza maturata in questo contesto con sé all’interno della lista Rinascita. Gli altri hanno preferito stare alla finestra a guardare. Almeno per questo giro di giostra.   
Quindi nelle urne saranno soltanto due le possibilità: gli elettori potranno scegliere tra la sindaco uscente Maria Pia Di Medio e lo sfidante Vito Lionetti.

Protagonisti principali 
Medico di base la prima e maestro il secondo in realtà presi singolarmente non dovrebbero stare in due liste differenti, ma nella stessa. Forse a molti sfuggirà il passato politico dall’attuale sindaco, la quale fin a pochi anni fa rappresentava un’idea politica di sinistra. Repubblicana, in tandem con il marito, già vice sindaco durante l’ultimo mandato di Pino Leporale, la dottoressa ha promosso la rinascita del circolo del redivivo Partito Repubblicano Italiano, uscito indenne prima dall’uragano Mani Pulite e successivamente dal Ventennio berlusconiano, ondeggiando da sinistra a destra nella migliore tradizione trasformista italiana. Comunque loro ci sono. Sempre. Ieri seduti al fianco di Silvio Berlusconi e oggi chissà. La politica come molti immagineranno è tattica, è quindi nulla di cui scandalizzarsi. Per tornare ai nostri giorni la sindaco è persona aperta e, non foss’altro per deformazione professionale, sa ascoltare. È, fatemelo dire, non è una cosa scontata tra coloro, e sono molti, che gongolano sulle poltrone del potere. Per quello che concerne i risultati programmatici, non posso dire molto tranne quello che la mia memoria e il mio archivio personale possono suggerirmi. A questo s’aggiungerebbe un’attenta rassegna stampa e il quadro potrebbe acquisire maggiore nitidezza. Molti sono stati i provvedimenti assunti a maggioranza sui quali i dubbi sono rimasti tali. Giusto per fare alcuni esempi la vicenda del cosiddetto ‘progetto lame’ e la gestione del nuovo servizio di raccolta dei rifiuti solidi urbani. Su entrambi ho lavorato con attenzione, è possibile che qualcosa sia sfuggito ai miei occhi, ma posso dire che sul primo è emersa palese la leggerezza della proposta della Di Medio & co., invece sul secondo la gestione delle fasi preparatorie per il nuovo servizio ‘porta a porta’ hanno convinto poco. Su questo punto non ho mancato di rilevare diverse incongruenze, una su tutte la decisione unilaterale, accettata poco più che supinamente dalla maggioranza, di accettare diverse qualità di bidoncini che la Tra.de.co. riciclava da altre gare d’appalto andate perdute. E non da ultimo la vicenda gestita nel più dilettante dei modi dei cosiddetti ‘facilitatori’, per intenderci coloro che hanno consegnato presso le utenze i piccoli cassonetti. Su queste vicende avrebbe dovuto scendere maggiore luce, ma alcune battaglie pare debbano essere perse a prescindere. Troppi gli interessi, troppe le bocche da tenere cucite. Vane le denunce. Ma tant’è.

Centro storico di Gioia del Colle - Foto Archivio Vito Stano
Lo sfidante       
A Vito Lionetti invece è giusto riconoscere la giusta dose di tatticismo occorsa in questi mesi di trattativa sui diversi tavoli e il coraggio di staccare la spina dell'esperienza decennale di Nuova Idea Domani, forse quest'ultima è stata fortuita eppure c’è stata. Questo è un fatto. Chissà che si possa tornare finalmente a parlare di contenuti politici e ideali, in un termine di politica.
Dopo il rientro nel Partito Democratico Vito Lionetti (con una pattuglia di "compagni") ha guadagnato posizioni all'interno degli organi direttivi dello stesso e passo dopo passo ha fidelizzato attorno alla sua figura numerosi altri democratici e non. Infatti il suo nome ha, per qualche giorno, calamitato tanto personalità del civismo cittadino quanto esponenti storici della destra. Alla fine del lungo cammino pre-elettorale il nome del maestro sindacalista ha convinto e messo d’accordo la maggior parte degli indecisi a sinistra. Al tavolo di Rinascita, questo il nome scelto per la lista, sederanno altri soggetti interessanti. Il primo da considerare è Davide Del Re, consigliere uscente del gruppo di minoranza Nuova Idea Domani. Impiegato presso gli uffici della Regione Puglia, l’ingegnere s’è distinto per il suo impegno durante la consigliatura appena trascorsa, in particolare sulla tematica del servizio di raccolta rifiuti, sulla vicenda del riassetto della rete e delle strutture di protezione dell’abitato dal rischio idrogeologico, sulle questioni legate al Piano Regolatore Generale. Ha tratto evidenti insegnamenti dai due colleghi anziani, Giuseppe Gentile e Teodoro Santorsola, ma ha scelto di troncare l’esperienza e intraprendere anche a livello amministrativo il percorso che già a livello partitico lo vede impegnato a sinistra nel partito del presidente della Regione Pugia Nichi Vendola.
Altri nomi conosciuti non mancano: segnalo la presenza di Massimo Bongallino, segretario del partito che fu anche di Vendola, a rimarcare la ritrovata unità, almeno di bandiera. Staremo a vedere quali intenti riusciranno a condividere con gli ex compagni del Partito Democratico.

Comprimari fuori scena
Tra gli assenti dunque i nomi importanti questa volta è bene ricordarli, perché forse sarà l’ultima volta che ne sentiremo parlare o magari perché tra cinque anni ritorneranno a bomba più carichi che mai.
Giuseppe Gentile due volte sindaco e consigliere provinciale di minoranza per il mandato che sta volgendo al termine, è stata una personalità del panorama politico locale tanto carismatica quanto riservata. Schivo e poco incline alle chiacchiere da bar, ha dimostrato la sua preparazione (dovuta in parte anche alla professione di avvocato che svolge). La sua assenza o meglio il suo ritiro dall’agone politico era stata annunciato ai media locali in tempi non sospetti. Un esempio da seguire per molti altri che invece hanno atteso il verdetto dei tavoli delle trattative. Mi riferisco a Teodoro Santorsola, vice sindaco per due consigliature e attuale capogruppo in consiglio comunale di Nuova Idea Domani. Il suo nome era stato proposto per una coalizione anti-Di Medio a sorpresa da alcuni esponenti del Partito Democratico locale. Molti, come lo scrivente, da subito hanno pensato ad una tattica per bruciare il nome; altri invece ben informati hanno ipotizzato altri scenari dal sapore meno politico e più personale. Tant’è però che il fuoco s’è spento prima che la legna fosse asciutta per ardere. Pazienza. Santorsola potrà riposarsi (almeno pubblicamente) e magari ritornare alla politica vera, quella all’interno dei circoli, del confronto con gli iscritti, delle battaglie ideali. Chissà che non scelga di prendere una tessera con la mano destra.
Pierpaola Sapienza è l’esclusa per eccellenza della squadra Di Medio-Zullo. Sono stati cinque anni duri per l’Assessore alla Cultura, Sport e Turismo. Dapprima la stagione degli attacchi mediatici, poi la stagione delle deleghe rosicate e infine la stagione dell’eclissi più o meno cercata. Lontano mille miglia dalle idee della Sapienza, di lei ho ritenuto apprezzabile l’entusiasmo nel proseguire il cammino intrapreso. L’istinto, suo dato caratteriale, le ha giocato brutti scherzi. Più volte con il fianco scoperto, l’assessore Sapienza ha subito affondi a volte gratuiti, altre volte indelicati. Ma tant’è, la politica è anche questo. Intanto il suo impegno nel partito di cui ha la tessera è più che mai costante, è presente negli organi dirigenti nazionali di Fratelli d’Italia-Alleanza Nazionale e tanto basta per dire che sin d’ora aspettiamo un suo ritorno.
Domenica Busto, in tempi di quote rosa, è l’altra donna che scompare dal palcoscenico politico locale. Sindacalista Uil e già assessore ai Servizi sociali durante la seconda esperienza di Nuova Idea Domani (dimissionata per divergenze più personali che politiche), ha svolto con costanza il suo ruolo di consigliere dai banchi delle minoranze per la lista (più o meno di centrosinistra) Vivi Cassano-PD. La sua preparazione sulla tematica dei servizi sociali ha più volte (per non dire tutte le volte) messo in evidente imbarazzo l’assessore al ramo Angela Contursi, troppe volte impreparata e forse troppo lontana dai bisogni dei concittadini.
Nella lista capeggiata da Vito Lionetti sono ricomparsi alcuni nomi poco entusiasmanti: Michele Lopane, sindacalista Cgil e già assessore con Giuseppe Gentile, e Michele Maiullaro, panificatore e rappresentante categoria.
Invece per la serie ‘i grandi presenti’ ricordiamo Ignazio Zullo. Attualmente il presidente del Consiglio comunale ricopre un ruolo di primissimo piano a livello regionale (capogruppo del gruppo di Forza Italia in Consiglio regionale), pertanto com’è ovvio non avrebbe potuto fare a meno di spendere il suo nome e la sua visibilità per attrarre voti. Del resto l’esperienza con la sindaco Maria Pia Di Medio è stata positiva e tra l’altro dopo i lunghi anni all’opposizione i raggi di sole che baciano i banchi della Giunta non si lasciano così volentieri. Per ovvie ragioni politiche e di opportunismo, Zullo potrebbe ricoprire questa volta una carica assessorile o il ruolo di guida politica. Cosa che è connaturata alla sua caratura e al suo ruolo; del resto in questo quinquennio più volte s’è distinto per le sue incursioni in campo politico, snaturando con leggerezza la terzietà dell’istituzione rappresentata.


Qualche pensiero voglio spenderlo anche sulla situazione politica giovanile cassanese. Durante i mesi pre-elettorali pareva che si muovessero forze fresche, invece le successive conferme hanno decretato una disaffezione dalla politica davvero preoccupante. Pochi i nomi di coloro che si sono spesi sui diversi tavoli, molte volte rimasti delusi dall’epilogo della vicenda e tanti altri invece hanno guadagnato la luce della ribalta dopo un lungo lavorio nei paraggi della politica. Altri come sempre, innominabili per antonomasia, per la politica e il bene comune strettamente inteso non hanno mai dimostrato affezione e come premio hanno ricevuto il «posto in lista». L’augurio a tutti è di dare il meglio di sé in questa battaglia ideale e programmatica, necessaria a riportare il dibattito politico ai livelli opportuni.

01.05.2014
Vito Stano
Pubblicato da Vito Stano alle 21:52 1 commento:
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Etichette: cassano delle murge, davide del re, davide pignatale, giuseppe gentile, ignazio zullo, massimo bongallino, pierpaola sapienza, politica, sindaco di medio, teodoro santorsola, vito lionetti

mercoledì 19 marzo 2014

Politica. Trattative in corso: nuovi posizionamenti e vecchie dinamiche elettorali

Stamane torno a scrivere di politica locale. Soltanto dodici giorni fa pubblicavo un pezzo con cui cercavo innanzitutto di capire cosa bollisse nella pentolaccia cassanese, cercando di rendere chiara una situazione fumosa. In queste due settimane ho parlato con qualcuno e ne ho ricavato nuove informazioni che condivido con voi lettori. Ci eravamo lasciati all'accozzaglia anti-Di Medio composta da Nid-Pd-Sel-Prc fermi al tavolo delle trattative, con Prospettiva Ethica in un angolo per scelta dei suoi componenti. Dopo il frequente susseguirsi di ipotesi di varia natura, ieri ho avuto conferma che Rifondazione Comunista è ufficialmente uscita dalla potenziale lista civica meglio conosciuta come «centrosinistra allargato». La ragione è semplice: Massimo Bongallino, segretario cittadino, ha posto la pregiudiziale ai suoi omologhi segretari e coordinatori: o noi (Rifondazione) o Teodoro Santorsola, unica anima (di destra) ad oggi ancora formalmente presente in Nuova Ideadomani. La posizione di Davide Del Re non è ancora chiara, alcuni lo danno alla ricerca della giusta collocazione all'interno del «centrosinistra allargato», altri, non meno informati dei primi, lo danno candidato sindaco di una lista (potenzialmente perdente) di sinistra con Rifondazione. Al momento nulla di certo.
Discarica in strada (strada che congiunge via Mellitto a via Altamura) - Foto Archivio Vito Stano @ 2014
Così stanno le cose? È ancora troppo presto per dirlo. Intanto soltanto l'altro ieri un esponente del Partito Democratico confermava la messa fuorigioco di Rico Arganese, attuale capogruppo in Consiglio comunale della lista civica (più o meno allargata) di centrosinistra Vivi Cassano-Pd. La piazza già mormora il nome del neosegretario Davide Pignatale, ma conferme in questo senso non ce ne sono. Altri nomi già cassati in questa fase ce ne sono, ma quello che importa adesso è capire quali alternative possono prender piede. 

Con l'occhio attento a Prospettiva Ethica e a Sinistra Ecologia e Libertà si chiude questo passaggio di condivisione. In attesa di buone nuove.

19.03.2014
Vito Stano  
Pubblicato da Vito Stano alle 09:56 Nessun commento:
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Etichette: cassano delle murge, davide del re, davide pignatale, massimo bongallino, nuovaideadomani, pd, politica, prc, prospettiva ethica, rico arganese, sel

venerdì 7 marzo 2014

Politica. Trasformismo e comunanza degli opposti: Cassano aspetta al varco

Dalla rete virtuale alla piazza centrale, il percorso di oggi mi porta a scrivere qualche riga sulla vicenda relativa a Prospettiva Ethica. Ieri sera alle 20,00 s'è tenuta la riunione, durante la quale gli aderenti hanno votato (con il metodo una testa un voto) se aderire o meno alla grande amalgama anti-Di Medio. Si sa di questi tempi, anche se volentieri ci facciamo ingannare dal sole, è bene stare attenti agli spifferi per evitare di raffreddare i bollori civico-politici che com'è ovvio aspettano la bella stagione primaverile per sbocciare.

La leggera brezza che spirava stamane ha confermato che Prospettiva Ethica proseguirà sulla propria strada da sola. Non ci saranno alleanze con Partito Democratico, Sinistra Ecologia e Libertà, Rifondazione Comunista e Nuova Ideadomani. I paletti posti dagli attivisti del movimento civico, di cui s'è fatto portavoce Paolo Racano, non sono stati rimossi e quindi a quanto pare l'ipotesi della terza lista potrebbe concretizzarsi.

Spazio antistante deposito dei vecchi cassonetti in via Mellitto - Foto Archivio Vito Stano 2014
A questo punto tocca fare una considerazione. Se da una parte la compagine politico-elettorale guidata dal capogruppo di Forza Italia in Consiglio regionale e presidente del Consiglio comunale Ignazio Zullo ha silurato l'attuale assessore alla Cultura e vice coordinatore provinciale di Fratelli d'Italia Pierpaola Sapienza e forse anche l'assessore alla Trasparenza degli atti Angelo Giustino; dall'altra parte si gioca con uno schema vecchio: tutti insieme appassionatamente per sconfiggere il drago. Pd, Sel, Prc e Nid, diverse anime della sinistra incapaci di dialogare tra loro e la destra rappresentata dal già due volte vice sindaco già Alleanza Nazionale e già missino Teodoro Santorsola. Di nuovo il vecchio. Cambiare tutto per cambiare nulla. 

Quello che mi chiedo è perché queste forze, che oggi considerano importante dialogare e addirittura presentarsi assieme alle elezioni, non lo hanno fatto cinque anni fa? Cosa è cambiato? Si sono accorciate le distanze ideologiche? Si sono verificate convergenze ai più sconosciute? O più semplicemente l'istinto di autoconservazione si sta palesando nel suo stato più maturo?

Non sarebbe il caso che alcune idee ormai vecchie e non più spendibili, assieme agli uomini che le propinano, vengano meno dalla scena pubblica? Non sarebbe il caso di promuovere un rinnovamento generazionale? Personalmente sono convinto che questa sia l'unica via. Non è necessario vincere le elezioni e sedere attorno al tavolo della Giunta comunale per fare politica. Se le condizioni democratiche e quindi elettorali non lo consentono è bene giocare la partita immaginando di vincere ma con la consapevolezza di stare all'opposizione. Senza compromessi. Se è necessario anche per altri cinque anni lavorando duramente con passione e competenza per una nuova proposta politica. Per poter tra qualche anno contare un gruppo di uomini e donne che non siano già nonni o nonne. 

Anzi credo che l'appello a questo punto vada rivolto proprio a loro: siate comprensivi, avete già dato, chi tanto chi poco chi niente. Molti hanno preso e basta. Altri hanno dato e preso in egual misura. Adesso è il momento di rinunciare alla poltrona del Consiglio comunale e magari per coloro che ne dimostrino le capacità puntare a rappresentare un territorio più ampio. Esempi in questo senso ne abbiamo: Ignazio Zullo, oggi capo del maggior partito di minoranza in Consiglio regionale, e Giuseppe Gentile, consigliere di minoranza in Consiglio provinciale. Guardarsi allo specchio, di questo hanno bisogno i veterani della politica locale. Riflettere su stessi, su quello che s'è fatto e su quello che avrebbero potuto e non hanno fatto. Il tempo è ormai passato. Il vostro tempo è finito.

Restare a casa sul divano non lo auguro a nessuno, perché la passione che infiamma gli animi la conosco bene e so che non è possibile. Però è possibile, e necessario alla comunità cassanese tutta, che i signori e le signore che da venti o trent'anni ballano soltanto tra i banchi del Consiglio comunale, senza più vita di partito (che significava formazione di nuove leve e promozione di iniziative oltre la vita amministrativa), rinuncino alla grande bellezza del potere che, come diceva il compianto emerito presidente Giulio Andreotti, logora chi non ce l'ha, e, aggiungo, fa gongolare chi ce l'ha. Rinunciare alla presunzione di essere indispensabili, di questo necessita il paese. Nessuno è indispensabile. Liberare posizioni sulla scacchiera significa aprire alla novità, che, intendiamoci, non è a priori migliore. Ma a volte è assolutamente necessaria. Il trasformismo di cui Tommaso Fiore raccontava nelle sue lettere a Piero Gobetti negli anni 1925 e 1926, racchiuse poi in Un popolo di formiche, mi sembra la cronaca dei nostri giorni. Il cambio di casacche è ormai la regola. La dismissione delle idee è all'ordine del giorno. La comunanza degli opposti è l'antitesi quotidiana. E quindi è cosa fatta: la sfiducia della gente, che sente a malapena la responsabilità difronte alla cosa pubblica e non vede l'ora di espletare il voto come fosse un bisogno fisiologico. Dopo di che «sono tutti uguali». Rompere gli schemi e lavorare, ognuno nel proprio campo, al nuovo assetto: le idee avanti agli interessi carrieristici degli uomini. Torniamo alla politica. Smettiamo di amministrare i condomini. Senza offesa per la neo categoria degli amministratori di condominio. 

07.03.2014
Vito Stano
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giovedì 6 marzo 2014

Politica. Prospettiva Ethica: stasera riunione per contare gli aderenti all'associazione

Per restare in tema di politica cassanese, proprio adesso leggo di un incontro alle 20,00 di stasera dal sapore forte che potrebbe segnare il futuro dell'associazione Prospettiva Ethica. L'incontro, come scrive Paolo Racano sulla pagina di facebook dedicata, sarà decisivo per contare gli effettivi aderenti e dunque uscire allo scoperto a poche settimane dall'inizio della campagna elettorale per le amministrative.

Ci tengo a precisare che seppur soltanto adesso il gruppo decide di presentare il suo volto al pubblico, sono diversi mesi che a forza di riunioni e consultazioni con le altre forze politiche Prospettiva Ethica è presente nel dietro le quinte della discussione politica locale.

Anche su questo tassello staremo a vedere cosa succederà. 

06.03.2014
V.S.
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