domenica 1 marzo 2026

Io voto dunque sono: il confronto politico ai tempi del referendum costituzionale

di Vito Stano

Non eravamo tanti ma abbiamo discusso di politica cercando di spiegarci, cercando appigli argomentativi e provando a colpire gli interlocutori con colpi da maestro. Non eravamo in piazza, né in una sede di partito o a margine di un evento pro o contro la riforma costituzionale promossa dal governo Meloni e dal ministro Nordio, eravamo ad una festa di compleanno e come fosse un microcosmo della società creato ad hoc per un esperimento, dopo il primo calice è emersa come per magia la voglia di parlare di politica e in particolare del prossimo referendum. 

Quindi un imprenditore deluso dalla politica, un portalettere-militante, un ingegnere-manager e un operaio-già atleta professionista appaiono come gli ingredienti perfetti per una storiella comica, se non fosse stato tutto vero appena ieri. Tutto condito da cibo e risate e soprattutto mai banale, addiruttura passionale e a tratti urlato (anche a causa del volume alticcio della musica) il confronto tra le posizioni pro e contro è stato educativo e arricchente. A volte ci si dilunga troppo e si perde il filo del discorso, altre si giudica carente di argomentazioni il pensiero dell'altro, altre ancora si utilizza la tattica comunicativa del minestrone per confondere l'interlocutore, senza mai perdere però la volontà di controbattere alle tesi espresse anche per il semplice gusto di allungare una discussione ricca, che sazia la mente, che non sia soltanto ciarlare per riempire i vuoti tra un sorso di birra e l'altro. Parlare di Iran, Dubai, Venuezuela, Cuba, Mussolini tutto fuori dagli schemi e senza volontà di primeggiare e convincere. Confrontarsi è già sufficiente in questo tempo sordo.

E poi appena qualche ora più tardi mi ritrovo in piazza Garibaldi (la Villa per i cassanesi) con gli altri componenti del comitato per il NO alla riforma costituzionale. La differenza tra le due aggregazioni è essenzialmente nella qualità della discussione e nel sereno confronto consumato: sarà che tra le mura protette di una casa amica è più facile lasciar andare i pensieri senza paura di essere etichettati. In piazza per distribuire volantini informativi e spiegare le ragioni del NO si è costretti a constatare che l'apatia è dilagante: la gente sfugge, c'è chi già è convinto delle sue ragioni e altri che con poca ironia lasciano credere che andare a votare non è poi tanto importante

Sarà ma questo distacco dalle cose della politica tanto è fattibile fin tanto che tutto è concesso, sempre mi auguro di non dover ritornare al desiderio di libertà a causa della mancanza di libertà. In questo caso saremmo già alla fase due, la ricostruzione della società. Per la fase uno basterebbe riprendere un libro di storia. 

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