venerdì 24 maggio 2013

Dalla canzone al romanzo distopico: Daniele Di Maglie a Sammichele

Con la cultura non si mangia, concordo solo in parte: il momento di crisi economica nel quale siamo stati scaraventati ha prodotto come effetto collaterale il taglio dei finanziamenti a tutti quei settori ritenuti, a torto, 'di svago' o culturali in senso stretto, per concentrare magari le scarse risorse in attività immediatamente produttive. Dunque ammesso che di cultura non ci si riempie il ventre, è vero pure che senza cultura saremmo pari soltanto alla vacche (e mi scuseranno le povere bestie ruminanti). Questo assioma è vero nella misura in cui giovani e meno giovani nel periodo di crisi cosmica (per non ripetere la solita solfa...) decidono di fare qualcosa e quel qualcosa si chiama cultura:  incontri come quello in programma domani a Sammichele di Bari alle 19,00, durante il quale il giornalista ambientale Vito Stano (che sarei io) cercherà di comprendere le ragioni che spingono un cantautore in esilio dalla jonica Tares a scrivere canzoni, racconti e da ultimo anche un romanzo: 'La ballata dei raminghi adirati' (Grillo Editore).

L'autore (e cantautore), al secolo Daniele Di Maglie, tratteggia un mondo alla deriva tra realtà e paradosso: distopia, appunto. Quel che alcune centinaia di anni fa alcuni filosofi immaginarono di fare, oggi Di Maglie lo fa all'incontrario: immagina mondi irriconoscibili e indesiderati.

Questo incontro con l'autore, come le organizzatrici Irene Ciccarelli e Carmela Marinelli hanno precisato nella descrizione dell'evento, sono volti alla promozione e alla conoscenza del pensiero attraverso una tavola rotonda tra autori, relatori e lettori, per riscoprire insieme il bello della lettura. 

E se proprio la lettura e il confronto non sazieranno i voraci appetiti del pubblico, da un'indiscrezione pare che tutto finirà a tarallucci e vino. La cultura non si mangia, i taralli si.

23.05.2013
Vito Stano

giovedì 23 maggio 2013

Fotografia e comunicazione subliminale: Francesca De Santis al Museo

Domani è la giornata della promessa, anzi no; domani è la giornata della promossa: Francesca De Santis, giovane (almeno anagraficamente) fotografa pugliese da felice scoperta s'è trasformata in serena certezza. Il Museo della Fotografia del Politecnico di Bari domani, giovedì 23 alle 17,30, presso la sala conferenze del Palazzo del Politecnico  in via Giovanni Amendola n. 126/B  a Bari ha organizzato un incontro dal tema attualissimo: 'Fotografia e comunicazione subliminale'. Sono previsti gli interventi di Pio Meledandri, direttore del Museo della Fotografia del Politecnico di Bari, e Amalia Di Lanno, manager culturale.

Un percorso non consueto quello che ha condotto Francesca De Santis a intraprendere la professione di fotografo. La formazione scientifica, acquisita durante gli anni di studio in Fisica, diverrà il punto di partenza che la porterà alla consapevolezza di voler approfondire tematiche legate alla sensibilità umana o, nel suo caso, alla fotosensibilità.

La particolare attrazione e attenzione per la fotografia legata alla pubblicità, alla moda, agli eventi conducono Francesca De Santis allo studio e l’approfondimento dei linguaggi multimediali. L’attenzione alle nuove modalità espressive contemporanee e alla comunicazione visiva dei new media sollecitano in lei la proposta di affrontare un argomento quanto mai attuale, ovvero il rapporto tra fotografia e comunicazione subliminale. Cosa si intende per comunicazione subliminale? Su cosa fa leva il messaggio recepito sub-limen? Quale rapporto intercorre tra arte, fotografia e pubblicità? L’advertising, in riferimento al testo di Vance Packard, è realmente il mondo dei 'persuasori occulti'? 

Queste, e altre ancora, le riflessioni a cui Francesca De Santis condurrà il pubblico attraverso una disamina che dalla semplice definizione di comunicazione subliminale e, percorrendo la storia del linguaggio visivo, giungerà a considerare l’influenza intima e il potere persuasivo delle immagini. L’argomento sarà corredato da una videoproiezione di opere di autori che hanno, in differenti contesti e modalità operative, trasmesso messaggi subliminali.

Il tema dell’incontro di Francesca De Santis si presenta come una proposta a ragionare maggiormente sulla profonda capacità comunicativa del mezzo fotografico, sul valore etico ed estetico del linguaggio visivo e, soprattutto, sulla forza persuasiva e subliminale dell’arte e della pubblicità.

22.05.2013
Vito Stano

«In principio… è la relazione»: domani quarto appuntamento col Maggio

Domani, giovedì 23 maggio alle 18,00, quarto appuntamento col Maggio Letterario 2013, nella sala conferenze della Biblioteca A. Perotti. Quarto appuntamento della rassegna, ma prima serata d’apertura per le nuove pubblicazioni della Messaggi Edizioni: ospite della serata sarà, infatti, Giovanna Rossella Schirone che presenta la sua ultima pubblicazione: ‘In principio… è la relazione. La natura dialogica dell’uomo tra identità e diversità in Martin Buber’, un volume fresco di stampa, inserito nella collana “Mirti” della casa editrice cassanese, collana fondata dal compianto prof. Cesare Colafemmina. Sul tema interverrà il professor Gionathan Curci, docente universitario a Ginevra, nonché ricercatore in Storia del pensiero ebraico presso l’Accademia Abravanel, autore della prefazione dell’opera insieme a Scialom Bahbout, rabbino capo di Napoli e del Meridione d’Italia, fondatore dell’Accademia Abravanel.

Il Maggio Letterario, organizzato dalla casa editrice cassanese Messaggi Edizioni, in collaborazione con l’associazione ‘Amici della Biblioteca’, l’Assessorato alla Cultura del Comune di Cassano, l’Assessorato al Mediterraneo della Regione Puglia, i Presidi del Libro di Cassano, ha visto quest’anno il coinvolgimento anche del Liceo Leonardo-Platone e dell’AMCI (Associazione Medici Cattolici Italiani).


‘In principio… è la relazione. La natura dialogica dell’uomo tra identità e diversità in Martin Buber’ è un saggio filosofico in cui la Schirone descrive le tendenze filosofiche di Martin Buber in quanto “filosofo ebreo” per antonomasia. Buber rappresenta infatti l’ebraismo in costante dialogo con il mondo esterno. Egli sfidò le difficoltà di mediare linguisticamente e concettualmente una serie di insegnamenti che altrimenti sarebbero rimasti ermetici per chi è lontano dalla semiologia biblica e dall’ermeneutica della Qabbalah. 

mercoledì 22 maggio 2013

Nuovo Manifesto dell'Acqua e dei Beni Comuni: «no al furto della vita»

Professor Riccardo Petrella - Foto Archivio Vito Stano © 2013
Dopo i saluti istituzionali dei rappresentanti dei Dipartimenti coinvolti, Margherita Ciervo referente del Comitato Pugliese Acqua Bene Comune ha inquadrato la vicenda referendaria e ha gettato le basi all’intervento del professor Petrelladell’Università di Locarno, promotore ed estensore del Nuovo Manifesto dell’Acqua e dei Beni Comuni abbozzato dal professor Riccardo Petrella.

A dieci anni dalla presentazione del primo Manifesto dell’Acqua e dopo la lunga battaglia ancora in corso per il riconoscimento a livello politico e normativo della volontà popolare, Petrella con i dodici principi base pone le premesse per una nuova strategia di lotta avversa a quei  ladri di futuro enunciati nel Nuovo Manifesto.

Dunque i dodici principi ispiratori del Nuovo Manifesto ABC sono: il principio della vita, cioè il diritto all’esistenza; il principio dell’umanità ovvero il riconoscimento dell’umanità quale soggetto giuridico e politico portatore di diritti e doveri; il principio dell’abitare, la Terra che è la casa degli esseri umani; il principio dei beni comuni, che pensa all’uomo come curatore dei beni comuni e non come predatore; il principio dell’integrità della vita, ovvero il riconoscimento paritario delle altre specie viventi; il principio del diritto all’acqua, riconosce a l’umanità tutta l’accesso all’acqua potabile; il principio dell’acqua ‘res pubblica’, che prevede che l’acqua non è una merce nè un bene di consumo; il principio di responsabilità pubblica, prevede un governo mondiale dell’acqua; il principio di pubblicità del governo dei beni comuni, cioè la negazione della gestione dell’acqua a organismi privati; il principio del finanziamento pubblico dei costi dei diritti umani, ovvero la garanzia dell’accesso all’acqua a prescindere dalla situazione economica di ognuno, l’acqua non ha prezzo poiché è vita; il principio della democrazia, questo prevede la partecipazione dei cittadini di tutti i Paesi ai vari livelli decisionali e di controllo sulla corretta gestione dell’acqua; e in ultimo il principio della pace, poiché per l’acqua si stanno già programmando ‘le guerre dell’acqua’ è necessario cambiare modo d’intendere il bene vitale per eccellenza.

Gli obiettivi generali che il Nuovo Manifesto enuncia sono sei: mobilitare l’opinione pubblica contro il furto della vita e del futuro, rappresentato dalla mercificazione dell’acqua, dalla finanziarizzazione/monetizzazione e dalla privatizzazione dei beni comuni; il secondo obiettivo è mettere fuori legge i fattori strutturali che sono all’origine dei processi d’impoverimento del mondo; il terzo obiettivo è quello di promuovere un’architettura politico-istituzionale e sociale mondiale fondata sui beni comuni al servizio di tutta l’umanità; il quarto obiettivo è quello di dare vita a tutti i livelli a forme di programmazione adatte al governo dei nessi tra acqua, agricoltura, alimentazione, salute, energia e casa; il quinto obiettivo è quello di mettere la città al centro del vivere insieme sociale; il sesto e ultimo obiettivo del Nuovo Manifesto è quello di creare le condizioni per un vero governo mondiale dell’acqua.  


Tra principi ispiratori e obiettivi generali, il Nuovo Manifesto dell’Acqua e dei Beni Comuni traccia un percorso di lotta civile che ricalca la strada già fatta fino ad oggi dai movimenti e pone le basi per una diffusione capillare di un nuovo approccio culturale e politico. 

22.05.2013
Vito Stano

Capaci di ricordare: a 21anni dalla strage che uccise Falcone e le scorta



«Una giornata terribile, quella di domenica (19 maggio, ndr), per la città di Bari. Altri tre morti, questa volta nel quartiere San Paolo. Un altro rituale di morte, consumato impunemente di domenica mattina, a pochi passi da luoghi frequentati, con il rischio di coinvolgere innocenti. Così –  ha scritto Alessandro Cobianchi, referente Coordinamento regionale Libera Puglia in una nota diramata per commentare l'accaduto – come per l’omicidio di Giacomo Caracciolese, un delitto consumato in pieno giorno nel peggiore rituale di mafia. Vite consumate che pagano a caro prezzo le loro scelte sbagliate, quasi un incontro che può essere rinviato ma che si chiude con la morte o con il carcere. Quando si stancheranno, queste famiglie, di macchiare le strade di sangue? Quando cederanno al peso delle loro stesse macerie personali, alle assenze che nessun tempo potrà colmare, alle guerre perenni, morti su altri morti? Spesso, a caldo, di fronte ai corpi sull'asfalto, la società civile s'indigna, per poi tornare subito al silenzio. Ed invece dovremmo dire basta a voce alta, perentoria, senza mediazioni. Urlare la nostra contrarietà, obbligarli a fermarsi».



«Con la partecipazionecon la voglia di fare società, – continua Cobianchi – con l’ambizione alla giustizia sociale che faccia diventare “fuori moda” la spasmodica ricerca illegale del denaro, banconote e monete macchiate di sangue che nemmeno riusciranno a godersi.  Per questo chiediamo uno scatto in avanti alla città, alle istituzioni ma anche ai normali cittadini per costruire assemblee locali in cui mettere al centro la voglia di sgominare realmente la criminalità organizzata, isolando coloro che non hanno capito il destino terribile di ognuno che imbraccia un’arma, che non ha alcun ritegno della vita altrui. La confisca dei beni, la costruzione di società alternative ala mafie rappresentano davvero l’unica possibilità per uscire da questa spirale tremenda. Perché come cittadini che abitano quotidianamente gli spazi e i tempi di Bari, ci sentiamo profondamente toccati ed offesi, realmente limitati e danneggiati, ancora una volta, nella nostra libertà di viverli».

«Per questo,  – conclude Cobianchi – sentiamo oggi l’urgenza di chiamare a raccolta la città, riunirla attorno a una riflessione seria e profonda sulle sue problematiche. In quest’ottica, un momento (non l’unico, ma certamente uno dei più importanti) per dare risposte comuni e forti, può essere la manifestazione che Libera Puglia, insieme con l’Arci, con l’Agenzia per la lotta non repressiva alla criminalità organizzata del Comune di Bari, con l’ANM (e in collaborazione con altri soggetti quali la Rete della Conoscenza, l’Associazione Kreattiva, il Gruppo Educhiamoci alla Pace, l’Edificio della Memoria e l’Associazione Antimafia Rita Atria) abbiamo organizzato per giovedì 23 maggio, quando dalle 16.00, presso l’Istituto Salvemini di Japigia (altra zona notoriamente e storicamente considerata difficile nel contesto urbano di Bari), ricorderemo, le stragi di Capaci. Esserci per ricordare le vittime di allora certo. Ma esserci anche per mostrare la nostra forza di reazione, la nostra coesione di fronte a strutture che, proprio della loro organizzazione fanno la loro forza. Esserci, quindi, per riguadagnare il terreno perso in questi anni in cui abbiamo abbassato la guardia. Per riconquistare il controllo etico della nostra città».

Questo tragico episodio coincide con la data del 23 maggiogiorno in cui si ricorda il ventunesimo anniversario della strage di Capaci, in cui persero la vita Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Vito Schifani, Antonio Montinaro e Rocco Dicillo; il Coordinamento Regionale Libera Puglia, l'Arci Puglia, il Comune di Bari - Agenzia per la lotta non repressiva alla criminalità organizzata (in collaborazione con Associazione Nazionale Magistrati, Rete della Conoscenza Puglia, Associazione culturale Kreattiva, Associazione antimafia Rita Atria - presidio di Bari, Istituto Salvemini Bari, Gruppo Educhiamoci alla Pace e con l'Edificio della Memoria) hanno organizzato la manifestazione 'Capaci di ricordare', che si svolgerà presso la scuola Salvemini di Bari e avrà inizio alle 16,00 con la proiezione del cortometraggio A29, per concludersi attorno alle 22,00. 

22.05.2013
Vito Stano

Tra pena e rieducazione: la condizione disumana degli 'uomini ombra'


Il primo settennato del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano è stato contraddistinto da numerosi appelli delle organizzazioni che si occupano di diritti umani, appelli sempre prontamente accolti dal presidente. Le forze politiche però non hanno ancora preso il toro per le corna e continuano a tergiversare e blaterare chiacchiere da incontri istituzionali. Soltanto i Radicali insistono a spada tratta sulla questione, come sempre del resto. Il tema dell'emergenza delle carceri è un argomento sentito e del quale si parla anche tra coloro che il buio delle celle non l'ha mai sperimentato, ma che per sensibilità e formazione politico-culturale si pone, come il sindacato studentesco universitario Link*, in condizione di comprendere i problemi della società o di parti di essa per provare a cercare soluzioni. 

Di questo s'è parlato a Bari, qualche giorno fa, durante un seminario dal titolo inequivocabile 'Uomini ombra: l'emergenza carceri in Italia', organizzato da Link*, sindacato studentesco di sinistra; alla discussione hanno contribuito il dottor Rossi (garante delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà), il professor Massaro (docente di Sociologia della devianza), il professor Campesi (docente di Sociologia del diritto e delle devianza) e la dottoressa Pirè (direttrice del Carcere di Bari). 

'Uomini ombra' è il titolo di un libro scritto da un ergastolano del carcere di Padova. Gli 'uomini ombra' sono i detenuti che non beneficiano di alcun permesso né misura alternativa. Sono i condannati all’ergastolo, che maggiormente vivono il problema del sovraffollamento. Considerando che i detenuti presenti nei penitenziari italiani, al 30 aprile 2013, risultano essere 65.917 su una capienza di 47.045 (secondo le statistiche ricavate dal Ministero della Giustizia) è evidente quanto il problema sia di fondamentale importanza non solo per i costretti nelle "gabbie", ma anche per la società e la giusta valenza della pena come momento di rieducazione. 

Senza dimenticare che la Corte Europea dei Diritti Umani ha condannato lo Stato italiano a causa delle cattive condizioni in cui i detenuti sono costretti a espiare la pena inflitta. In una cella dove dovrebbero "soggiornare" in media soltanto due detenuti, ve ne "alloggiano" almeno sei. Questa situazione è palesemente causa di numerose patologie, quali depressioni, condizioni igienico sanitarie disperate con conseguente aumento di malattie infettive. Su questo punto il dott. Rossi ha spiegato che «in una situazione di emergenza come quella degli ultimi vent'anni, è difficile garantire al detenuti prima di tutto il rispetto dei diritti umani e in secondo luogo il rispetto dei diritti delle persone recluse. Sono, peraltro, diritti per lo più simili: non è quindi possibile offrire al detenuto lo spazio di cui necessita, la sua privacy, il diritto di vedere e sentire la propria famiglia, il diritto di essere figlio, padre e marito»

Il 22 febbraio 2013, il Commissario per i Diritti umani del Consiglio d’Europa (Nils Muiznieks) ha dichiarato che «se si mette tutti in prigione, per qualsiasi reato, il risultato è il sovraffollamento, e condizioni orribili. La costruzione di nuove carceri non è la soluzione. Per questo si devono sviluppare misure alternative» (ristretti.org). 

Il professor Campesi ha posto l'accento sulla necessità di rivedere le politiche penali e dunque le leggi che regolano la vita carceraria. «È necessario mettere in luce – ha affermato il professor Campesi – il problema carcere anche durante le campagne elettorali, sensibilizzando la collettività e il Paese tutto». 

«La soluzionequindi, non sta solo nell'approntare nuove strutture penitenziarie, ma nel riformare la giustizia penale in materia di misure cautelari – ha affermato il professor Massaro –, il quale ha precisato che è possibile, attraverso l'utilizzo delle misure alternative, sopperire al problema del sovraffollamento, tenendo il carcere come extrema ratio».

La dottoressa Piré (direttrice del Carcere di Bari) ha descritto la realtà carceraria del capoluogo pugliese, che attualmente si trova ad affrontare una situazione di sovraffollamento tra le più gravi in Italia. La domanda, più volte rimbalzata, è stata «se sia possibile parlare di rieducazione e rispetto dei diritti umani in un contesto in cui le persone si tengono dietro le sbarre come fossero animali in uno zoo?». 

Appare lampante, pertanto, la necessità di agire innanzitutto sulla collettività tutta e sui minori in particolare, al fine di ridurre il tasso di criminalità ed evitare che altre vite vadano sprecate all'ombra di quattro mura.

Durante il seminario è stata anche presentata la proposta di legge dell’associazione Antigone, denominata '3 leggi: tortura, carceri, droghe', per la quale è in atto una raccolta firme su tutto il territorio nazionale.

22.05.2013
Vito Stano

martedì 21 maggio 2013

Porta a porta: parte la seconda area cittadina. Ancora senza automezzi


Facilitatori ambientali - Foto Archivio Vito Stano © 2013
In questi giorni i facilitatori (secondo l'amministrazione questi sarebbero dovuti essere soci di alcune associazioni prescelte, ma in realtà circa la metà non risulta socio di nessuna associazione e quindi non si comprende in qualità di che cosa percepiranno il rimborso previsto per l'opera che stanno svolgendo...) stanno consegnando i cassonetti al secondo settore del paese, ma i problemi del nuovo servizio restano ad oggi irrisolti: mezzi ancora parcheggiati al deposito della Murgia Servizi Ecologici presso alla zona industriale, numero esiguo degli operatori (in questi giorni molti bidoncini sono rimasti fuori tutta la notte e buona parte della mattinata senza che nessuno li ritirasse...). 

Facilitatori ambientali
Foto Archivio Vito Stano 
© 2013
Insomma un bel da fare per l'amministrazione Di Medio: i cittadini devono impegnarsi, dichiara la sindaco Maria Pia Di Medio e l'assessore alla Tutela dell'Ambiente Carmelo Briano, mentre gli amministratori non sentono il dovere di dire ai cittadini che i cassonetti già distribuiti e i mezzi ancora fermi appartengono ad un altro appalto vinto dalla Tradeco in altra regione e appioppati al Comune di Cassano delle Murge. 

Se fossero soltanto cazzate sarei già stato smentito e nella peggiore delle ipotesi querelato, invece l'assessore Briano ha confermato queste indiscrezioni che gli sottoponevo soltanto 7 giorni fa, confermando il fatto che anche le presse, fondamentali per chiudere il ciclo della raccolta differenziata, non fossero ancora nelle disponibilità del gestore. 

Insomma il nuovo servizio è partito, ma zoppica già vistosamente e le responsabilità sono già palesi.   

22.05.2013
Vito Stano  

Da Herzog a Wenders: al cinema Abc di Bari viaggio nel cinema '70-'80


Ieri Werner Herzog, oggi Wim Wenders. Al cinema Abc a Bari sono stati proiettati tre film del regista tedesco Werner Herzog: il primo dal titolo 'Paese del silenzio e dell'oscurità' è un documento di sconvolgente emotività sul mondo dei sordo-ciechi, soggetti dimenticati e marginalizzati da tutti, dalla società intera. Herzog racconta la storia di alfabeti altri, di mani che si tendono a cercare il contatto, di dita che sfiorano i palmi aperti, di vibrazioni gutturali: tutto ciò attraverso la vita di una donna, rinata grazie alla consapevolezza di sé e all'educazione specifica. La vita dei sordo-ciechi, come molto bene il regista narra, è difficile, ma la volontà di emergere dall'oblio spinge molti di loro a incontrarsi per stare assieme e programmare un percorso d'integrazione nella società tedesca del tempo (anni Settanta). Commovente e a tratti sottilmente comico, il film di Herzog prodotto circa trent'anni fa per molti aspetti è attualissimo, specialmente in questi anni di crisi, durante i quali "il superfluo" viene tagliato e armonizzato ai dettami dell'austerità. Dunque la denuncia che da questa pellicola emerge non può che essere fatta propria, specialmente al giorno d'oggi.

Le altre due pellicole ('L'estasi dell'intagliatore Steiner' e 'Fata Morgana') di Herzog hanno sprofondato il pubblico prima nella magia anni Settanta del volo con gli sci e in chiusura di serata nell'immagini tragicomiche sulla creazione della Terra e dell'elemento umano seguendo la leggenda di un popolo indigeno guatemalteca.

Oggi si prosegue con Wim Wenders: 'Nick's Movie. Lampi sull'Acqua' alle 18,30, 'Tokyo-Ga' alle 20,00, 'Appunti di viaggio su moda e città' alle 21,30.

21.05.2013
Vito Stano   

Cinema venezuelano a Bari: continua il percorso della Simon Bolivar


L’associazione culturale ‘Simon Bolivar’ ha programmato per martedì 21 maggio alle 20,30 a Bari, in via Borrelli n. 32, ‘Uno sguardo sul nuovo cinema venezuelano’: verrà proiettato ‘Reveron’ (2011), film narrativo-romantico, per la regia di Diego Rizquez; gli attori protagonisti sono Luigi Sciamanna e Sheila Monterola. 

Il film tratta della storia d'amore intercorsa tra il 1924 e il 1954 su una spiaggia dei Caraibi tra il famoso artista venezuelano Armando Reveron e Juanita, sua musa e inseparabile compagna. Vedremo il suo mondo incantato e i suoi amici. Lo vedremo creare le sue opere pittoriche e scultoree con la sua dolce ossessione per la bellissima luce dei tropici. Vedremo lo svilupparsi della sua follia nell'incantato universo del suo “fortino” tropicale, El Castiliete.

‘Reveron’ è stato premiato al Festival del Cinema di Bogotà 2012; ha ricevuto premi al Festival del Cinema Latino-Americano Caracas 2012 per miglior regia, miglior fotografia, miglior attore protagonista e premio del pubblico.

‘Reverón’ è un omaggio al grande artista venezuelano interpretato dall'attore di origini abruzzesi Luigi Sciamanna, accompagnato sul set da altri due italo-venezuelani: Diana Volpe (nel ruolo di Doña Lola) e Antonio Delli (come Alfredo Boulton).

21.05.2013
V.S.

lunedì 20 maggio 2013

Nuovo manifesto dei beni comuni: Riccardo Petrella lo presenta a Bari


La stagione dei diritti non si esaurisce mai. Il diritto all'acqua in molte aree del mondo viene negato o perlomeno non garantito a tutti. Nei Paesi occidentali da vent'anni a questa parte numerosi e di diversa natura sono stati i tentativi, si può ben dire falliti, di privatizzare la risorsa idrica (e non solo) e la sua gestione: il caso emblematico di Parigi mette in evidenza quanto sia stato dannoso per le tasche dei cittadini la scelta di privatizzare, adducendo ragioni di efficacia ed efficienza, a discapito del diritto di accendere al bene. Anche in Italia i casi di fallimento non sono mancati, anzi. Il caso della città di Latina, nel Lazio, è paragonabile a quello parigino, con  la differenza che Oltralpe hanno fatto ammenda, i politici s'intende, e sono ritornati ad una gestione pubblica dell'acqua. Nel Belpaese, invece, l'esito referendario schiacciante a favore della ripubblicizzazione dei beni comuni e della loro gestione è stato praticamente ignorato, con buona pace di Costituzione e volontà popolare. In questo lungo periodo di attesa non sono mancati gli appelli, ma nessun orecchio istituzionale, all'infuori di qualche mosca bianca (emblematico il caso della città di Napoli) ha ascoltato l'urlo della gente e del diritto. 

Per rilanciare la lotta a favore della ripubblicizzazione dei beni comuni domani, martedì 21, dalle 17,00 alle 20,00 presso l'Aula Magna della Facoltà di Economia (via Camillo Rosalba n. 53) il comitato Pugliese Acqua Bene Comune, con la Scuola di Dottorato in Storia, Scienza, Popolazione e Territorio dell'Università di Bari (Indirizzo di Geografia Economica), l'AIIG - Puglia, il CICMA, La rete dei Comitati per Beni Comuni e i Missionari Comboniani ospitano la presentazione ufficiale 'Nuovo Manifesto dell’Acqua e degli altri Beni Comuni' alla presenza dell'autore, il professor Riccardo Petrella.

Per la prima volta in Italia, a 10 anni dal primo Manifesto dell'Acqua, il professor Petrella presenta il Nuovo Manifesto, rielaborato a partire dall'esperienza della grande mobilitazione dei cittadini per l'Acqua Pubblica - dalla Legge di Iniziativa Popolare al Referendum del 12 e 13 Giugno 2011 fino ad oggi. Lo affiancheranno gli interventi di padre Ottaviano Raimondo, missionario Comboniano e fondatore della EMI; Federico Cuscito, Comitato Pugliese Acqua Bene Comune

Partendo dall’analisi sistemica della violazione del diritto umano all’acqua e dello sfruttamento degli altri beni comuni (a danno della collettività e dell’ambiente), la conferenza riapre e rilancia il dibattito sulla mobilitazione futura.

20.05.2013
Vito Stano