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venerdì 31 maggio 2013

Slavi e albanesi in Puglia: presentata ieri l'ultima fatica di Colafemmina

Da sinistra il prof. Cordasco (Università di Bari); il prof. Musella; il
prof. Ligorio (Società di Storia Patria per la Puglia); il prof. Di Monte
Foto Annarita Mastroserio
"Il maggio" è passato anche quest'anno: con l'incontro di ieri nella sala conferenze della biblioteca civica, l'ottava edizione del Maggio Letterario s'è conclusa. La Messaggi Edizioni, organizzatrice della manifestazione culturale, sta sicuramente già facendo ammenda delle imperfezioni (poche) e contestualmente starà già immaginando la nona edizione. Le letture e le presentazioni alle pendici delle Murge non vanno fortissimo, ma credere nel valore della cultura va al di là degli opportunismi del momento. Intanto l'ultimo volume presentato ieri da un assortito parterre di professori (Cordasco, Ligorio, Musella, Di Monte, con l'ausilio dei prof. Leddomade e Giordano) ha chiuso degnamente questa edizione grazie all'argomento oggetto di studio e soprattutto all'autore del testo, il compianto professor Cesare Colafemmina. L'umile e grande studioso di Acquaviva delle Fonti è stato ricordato dai colleghi e amici presenti (per l'occasione era presente la vedova del professor Colafemmina), non solo per l'opera di ricerca e studio, ma anche per la profonda umanità che lo contraddistingueva. 

'Slavi e Albanesi in Puglia nel XV e XVI secolo', inserito nella collana 'Mirti' della Messaggi Edizione, è un testo che ripercorre la storia delle comunità slave e albanesi nel "tacco d'Italia" quando l'Italia non era neppure una visione solitaria di qualche illuminato. Il tardo Medioevo ha visto fiorire colonie di slavi a Gioia del Colle come e a Lavello (nell'attuale Basilicata); e colonie di slavi e albanesi a Lucera (oggi in provincia di Foggia); albanesi a San Giovanni Rotondo e albanesi e slavi a San Severo (in provincia di Foggia); albanesi e slavi Capitanata (area a nord dell'attuale Puglia); per concludere le pagine con la narrazione storica della presenza degli eretici in Capitanata nel Medioevo.

A condurre il pubblico (poco numeroso, ma sentitamente interessato) tra le viuzze  e chiostri tipici della costruzione urbanistica slava e albanese, tra i balli vorticosi e l'alcool, il professor Benedetto Ligorio (Società di Storia Patria per la Puglia): il contemporaneo Virgilio ha tracciato una linea immaginaria nel tempo che fu, capace di condurre il pubblico dalla Gioia del Colle slava alla Capitanata eretica passando per le colonie albanesi e slave a San Giovanni Rotondo e San Severo. Avvincente periodo storico, troppo spesso dimenticato per far spazio agli studi del filone federiciano, quello tardo medievale riserba, invece, belle scoperte: i chiostri di Gioia del Colle e alcuni toponimi ancora presenti; ma l'identità slava è silenziosamente presente soprattutto nei cognomi: Schiavone, Montenegro, Albanese, giusto per far qualche esempio. La conoscenza della storia del periodo in questione consente, dunque, di poter risalire alle probabili origini di ceppi familiari ancor oggi presenti nei territori che abitiamo. 

Interessante è stata anche "l'avventura" in Capitanata alla scoperta degli eretici: già tra 1600 e 1700 alcuni centri a nord della futura penisola appula si distinguevano per la presenza di comunità originarie dell'altra sponda dell'Adriatico (e vien da sorridere pensando alle diatribe quotidiane sull'integrazione degli immigrati...). Le identità altre portavano con sé non solo usi e costumi differenti dagli autoctoni cattolici, ma anche credi religiosi diversi: musulmani, catari, ebrei, valdesi si mescolavano in terra di Capitanata e a questi faceva da contraltare l'opera degli inquisitori (in particolare francescani e domenicani) che, operosi come formiche, tentavano di convertire e facevano abbattere la scure della condanna di eresia, godendo di un terzo dei beni dell'eretico: quando la religione era anche guadagno netto e non soltanto parola di Dio. 

La storia della Puglia e delle comunità slave e albanesi ivi stanziate nel tardo Medioevo redatta dal professor Cesare Colafemmina regala al lettore un'organica raccolta di sette saggi, che anziché saziare l'interesse, ne ingolosiscono la voglia all'approfondimento. 

Aspettando la prossima primavera e il Maggio Letterario 2014. 

31.05.2013
Vito Stano

giovedì 30 maggio 2013

Slavi e Albanesi in Puglia nel XV-XVI secolo: ultimo incontro del Maggio

Stasera ultimo appuntamento con l'edizione 2013 del Maggio Letterario, organizzato dalla casa editrice Messaggi Edizioni. L'incontro si svolgerà presso la sala conferenze della biblioteca civica Armando Perotti alle 18,00. L'ultimo volume che sarà presentato sarà 'Slavi e Albanesi in Puglia nel XV e XVI secolo' di Cesare Colafemmina, inserito nella collana 'Mirti' della Messaggi Edizioni. Sul tema interverranno il professor Pasquale Cordasco (Università di Bari) e il professor Benedetto Ligorio (Società di Storia Patria per la Puglia). 

Il Maggio Letterario, organizzato dalla casa editrice cassanese Messaggi Edizioni, in collaborazione con l’associazione Amici della Biblioteca, l’Assessorato alla Cultura del Comune di Cassano delle Murge, l’Assessorato al Mediterraneo della Regione Puglia, i Presidi del Libro di Cassano delle Murge, ha visto quest’anno il coinvolgimento anche del Liceo Leonardo-Platone e dell’AMCI (Associazione Medici Cattolici Italiani). 

«'Slavi e Albanesi in Puglia nel XV e XVI secolo' è un volume postumo in cui vedono la luce sette saggi sulle colonie slave e albanesi di Puglia che, però, ripetutamente forniscono dati originali sulla storia religiosa, economica, sociale e culturale dell’intera regione. Si tratta – precisa nel comunicato la Messaggi Edizioni  di una silloge che ha il pregio di mettere a disposizione degli studiosi alcuni lavori che rivestono un indubbio interesse su una delle pagine meno conosciute della storia della Puglia medievale.   

Anche a questo proposito, dunque, Cesare Colafemmina ha sperimentato nuovi percorsi e ha dissodato il terreno per nuove ricerche. E questa constatazione – conclude l'organizzatore – acuisce l’amarezza del ricordo di un uomo e di uno studioso raro e prezioso, dedito in maniera assoluta al lavoro, animato da una sempre rinnovata passione per la ricerca. L’opera, che era rimasta in attesa della introduzione dell’autore, è stata completata con la prefazione del pro. Pasquale Cordasco».

30.05.2013
V.S.

giovedì 23 maggio 2013

«In principio… è la relazione»: domani quarto appuntamento col Maggio

Domani, giovedì 23 maggio alle 18,00, quarto appuntamento col Maggio Letterario 2013, nella sala conferenze della Biblioteca A. Perotti. Quarto appuntamento della rassegna, ma prima serata d’apertura per le nuove pubblicazioni della Messaggi Edizioni: ospite della serata sarà, infatti, Giovanna Rossella Schirone che presenta la sua ultima pubblicazione: ‘In principio… è la relazione. La natura dialogica dell’uomo tra identità e diversità in Martin Buber’, un volume fresco di stampa, inserito nella collana “Mirti” della casa editrice cassanese, collana fondata dal compianto prof. Cesare Colafemmina. Sul tema interverrà il professor Gionathan Curci, docente universitario a Ginevra, nonché ricercatore in Storia del pensiero ebraico presso l’Accademia Abravanel, autore della prefazione dell’opera insieme a Scialom Bahbout, rabbino capo di Napoli e del Meridione d’Italia, fondatore dell’Accademia Abravanel.

Il Maggio Letterario, organizzato dalla casa editrice cassanese Messaggi Edizioni, in collaborazione con l’associazione ‘Amici della Biblioteca’, l’Assessorato alla Cultura del Comune di Cassano, l’Assessorato al Mediterraneo della Regione Puglia, i Presidi del Libro di Cassano, ha visto quest’anno il coinvolgimento anche del Liceo Leonardo-Platone e dell’AMCI (Associazione Medici Cattolici Italiani).


‘In principio… è la relazione. La natura dialogica dell’uomo tra identità e diversità in Martin Buber’ è un saggio filosofico in cui la Schirone descrive le tendenze filosofiche di Martin Buber in quanto “filosofo ebreo” per antonomasia. Buber rappresenta infatti l’ebraismo in costante dialogo con il mondo esterno. Egli sfidò le difficoltà di mediare linguisticamente e concettualmente una serie di insegnamenti che altrimenti sarebbero rimasti ermetici per chi è lontano dalla semiologia biblica e dall’ermeneutica della Qabbalah.