mercoledì 30 gennaio 2013

A spasso con 61 grammi di cocaina: arrestato un uomo per spaccio


I Carabinieri dell’Aliquota Radiomobile della Compagnia di Barletta hanno arrestato  Michele Divittorio, 46enne del luogo, noto alle forze dell’ordine, ritenuto responsabile di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti.

In piena notte, una gazzella dell’Arma, in transito per via Quercia, ha notato l’uomo che camminava sotto un porticato in atteggiamento sospetto, decidendo di sottoporlo a controllo. Insospettiti dal particolare nervosismo da questi manifestato durante tale fase, hanno eseguito una perquisizione personale trovando, nelle tasche, degli involucri in cellophane contenenti complessivamente 61 dosi di cocaina, pari a circa 33 grammi, nonché 130,00 euro in banconote di piccolo taglio, il tutto sottoposto a sequestro.

Tratto in arresto, su disposizione della Procura della Repubblica di Trani, il 46enne è stato poi associato presso il carcere locale.

martedì 29 gennaio 2013

Cinema Vittoria di Cassano delle Murge: riapre con nuova gestione


L’apertura tanto attesa del cinema Vittoria a Cassano Murge è prevista per giovedì 31 gennaio 2013. L'attività partirà con il film Pazze di me, commedia italiana di recentissima uscita nelle sale italiane, con Francesco Mandelli, Loretta Goggi, Chiara Francini, Claudia Zanella, Marina Rocco, Valeria Bilello, Lucia Poli, Paola Minaccioni, Gioele Dix, Flavio Insinna, Alessandro Tiberi, Maurizio Micheli, Margherita Vicario, Pif, Edy Angelillo, con la regia di Fausto Brizzi.

Dopo poco più di un anno di chiusura, il cinema Vittoria torna a risplendere nel nostro paese grazie alla proprietarie Giustino ma soprattutto al nuovo gestore Donato Cosmo, già gestore del cinema Cosmo di Grumo Appula.

La cerimonia di inaugurazione, alla quale sono state invitate la sindaco Maria Pia Di Medio, l’assessore alla Cultura Pierpaola Sapienza e tutte le massime autorità cittadine, si terrà domenica 3 febbraio alle ore 19,30 presso il cinema Vittoria sito in via Cardorna, 72. 

La programmazione del cinema partirà giovedì 31 gennaio e proseguirà tutti i giorni alle ore 17,30 -19,30 - 21,30 con lo stesso film fino a mercoledì 6 febbraio. 

Piano paesaggistico regionale al giro di boa: in attesa dell'approvazione


Parco Nazionale del Gargano - Foto Archivio Vito Stano 
«Tutelare e valorizzare, recuperare e riqualificare i paesaggi di Puglia; promuovere e realizzare uno sviluppo socio-economico auto-sostenibile e durevole e un uso consapevole del territorio regionale; superare i problemi di adeguatezza ed efficacia del Piano paesaggistico vigente». Questi sono i «perché» del nuovo Piano paesaggistico che la Regione Puglia, in collaborazione con il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, ha presentato in mattinata a Bari presso il Castello Svevo. Il Piano ha il pregio di considerare in un unico strumento di pianificazione l’intero territorio regionale: sono considerate anche le aree d’interesse geomorfologico (seppur regolamentate nello specifico dalla legge regionale n.33 del 2009). Per quanto riguarda le aree d’interesse geologico infatti nel Piano paesaggistico si parla quando viene considerata «l’idrogeomorfologia» del territorio con una carta redatta dall’Autorità di Bacino regionale.

Il paesaggio pugliese, se il Piano paesaggistico fosse approvato a Roma in sede ministeriale entro la fine della legislatura “tecnica”, potrà essere considerato un esempio di approccio al territorio e alla sua gestione, «perché – come ha dichiarato la dottoressa Anita Guarnieri della Direzione regionale del Mibac – non esisteva una metodologia, ne una prescrizione codificata, pertanto abbiamo inventato un metodo».

Quindi nel dettaglio le parti essenziali del Piano paesaggistico territoriale regionale sono: il quadro conoscitivo, costituito dall’atlante del patrimonio, dalle descrizioni analitiche e strutturali di sintesi, dalle interpretazioni identitarie e statutarie; il secondo gruppo di elementi essenziali è sintetizzato nel titolo il progetto di territorio, composto da uno scenario strategico, dagli obiettivi generali e specifici, dalle linee guida, dai progetti pilota e dalle schede di ambito, che abbracciano anche la prima parte. La terza parte è costituita dal sistema delle tutele, cioè beni e contesti paesaggistici, struttura idrogeomorfologica, struttura ecosistemica e ambientale, struttura antropica e storico-culturale.

Le differenze tra il vecchio Putt e il nuovo Pptr sono diverse e interessano il processo di formazione: nel Putt l’elaborazione era demandata ad un ristretto gruppo di tecnici, invece nel Pptr la terminologia cambia arricchendosi di termini quali «partecipazione, co-pianificazione, produzione sociale del Piano»; inoltre i processi di formazione si sono avvalsi di un gruppo di lavoro interdisciplinare. Per quanto riguarda le conoscenze di base il nuovo Piano paesaggistico territoriale regionale (Pptr) è stato realizzato su carte più adeguate, tra cui anche una idrogeomorfologica (realizzata dall’Autorità di Bacino) che rappresenta l’idrografia e la geomorfologia pugliese. Sia l’interpretazione dei valori sia le forme di tutela dal Putt al Pptr si discostano per l’approccio seguito: nel vecchio Piano il vincolo era il perno attorno al quale ruotava la gestione del territorio, invece nel Pptr sono state individuate, come valori fondanti, le identità territoriali e statutarie, che il Piano prevede, così come per il rapporto tra Regione e Comuni, questo è ispirato alla condivisione e alla tutela attiva. È interessante, a proposito delle identità del paesaggio, quanto il Pptr fa interpretando i caratteri significativi regionali e di ambito considerandoli quali risorse per lo sviluppo.

L’Atlante del patrimonio si struttura su due livelli: regionale e di ambito, utile per approfondire ognuno degli undici ambiti paesaggistici in cui il territorio regionale è articolato. Il primo livello descrittivo riguarda i dati base utilizzati a vario titolo per la costruzione del quadro conoscitivo (dati, testi, carte storiche, iconografiche, cartografie di base). Le descrizioni strutturali di sintesi invece sono descrizioni di secondo livello, la cui realizzazione ha richiesto un’interpretazione delle relazioni tra le singole componenti; a questo livello sono collocate anche le descrizioni che chiariscono come, nel lunghissimo periodo delle trasformazioni storiche, le diverse culture hanno interpretato diversamente le relazioni con la natura fisica per i luoghi contribuendo a definire i caratteri dei paesaggi della Puglia per come li conosciamo attualmente.

Gli undici ambiti individuati sono: Gargano, Subappennino, Tavoliere, Ofanto, Puglia centrale, Alta Murgia, Murgia dei trulli, Arco ionico tarantino, La piana di Brindisi, Tavoliere salentino, Salento delle serre. I fattori considerati per la definizione sono: morfologia, idrografia e litologia del territorio, che sono le dominanti ambientali e paesaggistiche; assieme ai fattori antropici, che sono le reti di città, le trame agrarie e gli insediamenti rurali; per individuare il perimetro degli ambiti sono stati considerati i confini amministrativi (comunali, provinciali, perimetrazione della aree naturalistiche protette). È stato più volte richiamato il carattere dinamico del Piano paesaggistico, che «consentirà – stando alla volontà dei soggetti promotori – la produzione sociale del paesaggio e l’attuazione e gestione degli obiettivi del Pptr in forme condivise e co-pianificate».

La gestione è il nodo cruciale attorno al quale il Piano, fortemente voluto dall’assessore regionale Angela Barbanente, ruoterà. L’ufficio che lo gestirà sarà l’Osservatorio regionale per la qualità del paesaggio e per i beni culturali. Questo, in coordinamento con il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, favorirà lo scambio di conoscenze tra «saperi esperti e saperi contestuali», realizzerà attività di monitoraggio ed elaborazione di informazioni sullo stato e l’evoluzione del paesaggio al fine di aggiornare periodicamente il Piano stesso.

Quindi il Piano paesaggistico andrà a colmare un vuoto non solo legislativo, ma anche un ritardo culturale. In questi ultimi cinque-sei anni c’è stata una proliferazione sul territorio regionale di impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili (eolico e fotovoltaico soprattutto) autorizzati su suoli agricoli con l’intento di favorire nuova occupazione, ai quali va sommata la strana «valorizzazione-cementificazione delle coste», come l’ha definita Laura Marchetti, assessore comunale a Gravina in Puglia e già sottosegretario presso il Ministero dell’Ambiente dell’ultimo governo Prodi. Gli esempi di cattiva gestione del territorio non mancano: per rimarcare il concetto è d’obbligo dire che a fronte del fregio di prima regione d’Italia nella classifica di produzione di energia da fonti rinnovabili è stato autorizzato dalla Regione Puglia e dagli enti locali competenti lo scempio del territorio (basti scendere verso il Salento o salire verso il Subappennino dauno) nel nome della green economy. Questa comportamento istituzionale ha indubbiamente creato aspettative e confusione, tanto che, a proposito di possibilità di sviluppo del settore delle rinnovabili, durante la presentazione del Piano, oltre ai tanti complimenti per il grande lavoro svolto dagli uffici della Regione Puglia (lavoro successivo e contestuale a quello politico e di indirizzo dell’assessore Barbanente) non sono mancate le critiche in ordine alle restrizioni che soltanto con questo Piano paesaggistico territoriale regionale saranno introdotte. La confusione legislativa e la miopia ideologica hanno permesso il sacrificio del territorio sull’altare dell’energia pulita. Oggi le istituzioni s’accorgono che questo non è stato un buon affare per il paesaggio.

29.01.2013
Vito Stano

Il Parco dell'Alta Murgia candidato alla Carta Europea per il Turismo sostenibile. Soddisfazione del presidente Casare Veronico


Finalmente una bella notizia, dall'ente Parco dell'Alta Murgia riceviamo un comunicato che pubblichiamo integralmente.

Il Ministero dell'Ambiente ha ufficialmente avviato le procedure per la candidatura del Parco Nazionale dell'Alta Murgia (al conferimento, ndr) della Carta Europea del Turismo Sostenibile.
La decisione, sostenuta dal parere favorevole di Federparchi, riguarda oltre all'Alta Murgia (unico parco indicato per il Sud Italia) anche i parchi nazionali del Gran Sasso e dell'Appennino Tosco-Emiliano. La CETS è coordinata da Europarc Federation, che gestisce la procedura di conferimento della Carta alle aree protette e coordina la rete delle aree certificate.

La Carta europea del Turismo sostenibile (Cets) rispecchia le priorità mondiali ed europee espresse dalle raccomandazioni dell'Agenda 21, adottate durante il Summit della Terra a Rio nel 1992 e dal 6° programma comunitario di azioni per lo sviluppo sostenibile e rappresenta una delle priorità per i parchi europei definite nel programma d'azione dell'UICN Parks for Life (1994). Il primario obiettivo è la tutela del patrimonio naturale e culturale e il continuo miglioramento della gestione del turismo nell'area protetta a favore dell'ambiente, della popolazione locale, delle imprese e dei visitatori.

L'investitura del Parco Nazionale dell'Alta Murgia giunge al termine di azioni e iniziative svolte dall'ente Parco e finalizzate alla valorizzazione del turismo sostenibile. L'adesione alla Cets prevede un'azione partecipata che coinvolge enti, aziende, associazioni: un laboratorio aperto per la definizione di strategie e azioni che permettano ai Parchi prescelti di aderire ai principi delle Linee guida per il Turismo Sostenibile Internazionale e fornisce uno strumento pratico per la loro implementazione nelle aree protette a livello locale.

L'annuncio dà l'avvio a un percorso finalizzato a creare un sistema strutturato attraverso attività di formazione, comunicazione e valorizzazione che saranno curate da esperti di turismo sostenibile. Grande soddisfazione è stata espressa dal presidente del Parco Cesare Veronico, raggiunto dalla comunicazione a Roma, nel corso dell'assemblea di Federparchi: «L'ammissione del Parco Nazionale dell'Alta Murgia alla Carta conferma quanto ho sostenuto fin dal giorno del mio insediamento e rappresenta il giusto riconoscimento dell'impegno svolto dall'ente per la valorizzazione delle nostre risorse più importanti: la natura e la cultura del territorio. Il lavoro che ci attende nei prossimi mesi è estremamente importante ma rappresenta un'occasione irripetibile per affermare l'identità e le potenzialità dell'Alta Murgia a livello internazionale. La ricaduta sull'economia del territorio e sulla sua visibilità sarà immediata e con effetti duraturi».

La candidatura sarà formalizzata ufficialmente nel corso dell'assemblea annuale di Europark che si terrà a Debrecen, in Ungheria, nel prossimo ottobre.

Cassano: arrestato sorvegliato speciale per violazione degli obblighi


Il costante monitoraggio delle forze di polizia sul territorio ha dato l'occasione ai carabinieri della stazione di Cassano delle Murge di sorprendere il sorvegliato speciale Mauro Cardinale di venticinque anni, a bordo di un’auto sprovvista di copertura assicurativa e in possesso di un telefono cellulare, il cui uso è vietato per legge a chi è sottoposto a misure di restrizione della libertà individuale.

Pertanto con l’accusa di violazione degli obblighi di legge i militari hanno arrestato l'uomo, il quale, su disposizione della Procura della Repubblica di Bari, è stato collocato agli arresti domiciliari.

29.01.2013
V.S.

lunedì 28 gennaio 2013

WWF Puglia si appella ai Comuni: pianificare per non distruggere


A distanza da un mese dalla pronuncia non favorevole del progetto di realizzazione di 17 pale eoliche in agro di Conversano-Turi-Castellana Grotte da parte del Comitato Regionale sulla Valutazione d’Impatto Ambientale, il WWF ritorna sull’argomento FER (fonti da energia rinnovabile). Innanzitutto vogliamo esprimere un sincero ringraziamento a tutte le istituzioni, Regione in primis, che hanno bocciato un progetto di tale scelleratezza e scarsa contestualizzazione con il nostro territorio. Siamo certi che i tecnici abbiano espresso un parere oggettivo e indipendente da qualsivoglia condizionamento, ma sicuramente, quanto scritto nei verbali, attesta la volontà di preservare il paesaggio e rispettare il territorio. 

L'associazione del Panda è favorevole all’utilizzo  delle FER (solare, eolico) ma è prioritario evitare impatti che, per la produzione  di energie rinnovabile, possano depauperare paesaggi e limitare le azioni di conservazione della biodiversità. Pochi giorni fa c’è stata una dibattuta conferenza  di servizi per un megaparco eolico che vorrebbero realizzare a Manduria; anche in questo caso trattasi di contesti fragilissimi, così come a Conversano. Al momento, pur soddisfatti, del risultato, continueremo a restare vigili sulla vicenda. Come accade nei paesi altamente progrediti, è necessario pianificare e programmare l’uso del territorio. 

Pertanto, vogliamo lanciare un appello alle amministrazioni comunali, specie alle tante amministrazioni che hanno il processo di pianificazione (Piano Urbanistico Generale, Piano Regolatore Generale, Pianto Territoriale di Coordinamento Provinciale) in corso (ad esempio il Comune di Conversano sta redigendo il PUG, la provincia di BAT ha il PTCP in corso), ossia prevedere la non idoneità di alcune aree di alto valore paesaggistico (ambiti A e B del PUTT/P) ivi compresa una fascia di rispetto importante per gli ambiti territoriali distinti; coni visuali e aree di pregio già previste nel nuovo Piano Paesaggistico Territoriale Regionale, aree protette. 

È necessario anche realizzare barriere ecologiche e fasce di rispetto verdi che possano alleggerire gli impatti di insediamenti urbani e produttivi. Inoltre, nella Puglia a vocazione prettamente agricola, devono essere tutelate le colture ricadenti in aree DOP, IGT, DOC al fine di poter rispettare i luoghi e le tradizioni colturali. Con quest’ultima affermazione vogliamo evidenziare come un’associazione ambientalista non intende dire di no a tutto, ma vuole preservare un territorio e, nel contempo garantire un reddito e una produttività di qualità, autentico connubio tra occupazione e rispetto dell’ambiente.

(fonte WWF Puglia)

Settore fotovoltaico: un appello dell'Anie/Gifi a tutte le forze politiche


Riceviamo un comunicato dell'Anie/Gifi (Gruppo di imprese italiane del settore fotovoltaico) che pubblichiamo integralmente.

Regole certe per la green economy e in particolare per le rinnovabili per un uso intelligente delle risorse energetiche: le chiede Anie/Gifi, il gruppo delle imprese fotovoltaiche italiane, condividendo le priorità già avanzate dall’Agenda Anie.

Il dibattito politico ed economico in vista delle elezioni nazionali è oramai entrato in una fase cruciale. È unanime la richiesta, già accolta da Confindustria, di delineare proposte concrete per rilanciare nei prossimi cinque anni il Sistema Paese attraverso misure che garantiscano da un lato stabilità e dall’altro uno sviluppo economico sostenibile per la società e l'ambiente. Il fotovoltaico e le altre rinnovabili hanno tutte le carte in regola per avere un ruolo di primo piano in questa partita.

«Chiediamo che nei programmi dei candidati  dichiara Valerio Natalizia, Presidente ANIE/GIFI – si dimostri maggiore attenzione alla green economy in generale ed al fotovoltaico in particolare. L’assenza di proposte in questi settori strategici appare incomprensibile dal momento che a livello europeo, ma non solo, la green economy è considerata il volano principale della prossima rivoluzione industriale».

Già oggi i risultati del sostegno alle energie rinnovabili in Italia sono notevoli. Nel 2011 abbiamo risparmiato 2.5 miliardi € sulle importazioni di gas e 18 milioni di tonnellate di CO2. Inoltre grazie all'effetto peak shaving, sempre nel 2011, la bolletta energetica nazionale si è ridotta di 400 milioni €. Il solo fotovoltaico nel 2012 ha contribuito a soddisfare il 5.63% della domanda elettrica nazionale ed ha rappresentato il 6.43% della produzione netta nazionale di elettricità. 

«Nonostante questi ottimi risultati  continua Natalizia  l'industria fotovoltaica nazionale ha perso ben 6mila posti di lavoro nel 2012 con conseguente riduzione del gettito fiscale per le Casse dello Stato ed un maggior ricorso alla cassa integrazione. Una situazione paradossale in questo contesto». 

«Riteniamo quindi opportuno che le forze politiche che guideranno il Paese nel prossimo quinquennio  conclude Natalizia  si adoperino per dare continuità agli investimenti e allo sviluppo del settore fotovoltaico traghettandolo dal sistema incentivante verso la piena competitività con le altre fonti energetiche. Siamo disponibili a collaborare per dare operatività a strumenti che favoriscano la ripresa economica del Paese attraverso l'incremento del prodotto interno lordo, del gettito fiscale, dell'occupazione e diminuiscano al contempo la spesa energetica degli italiani».

Rivoluzione civile-Ingroia: i candidati domani mattina incontrano Bari


La politica costretta nei talk show televisivi ha, probabilmente, già stressato le migliaia di interessati tele-elettori della prima ora e forse finirà per annoiarli ancor prima del voto di febbraio. Per evitare o almeno per provare a dribblare la noia sarebbe salutare guardare in viso i candidati e magari porgli le domande decisive per avere chiarezza sulle intenzioni degli stessi. Di occasioni del genere ce ne sono tante, ma molte volte vengono snobbate per una più "salutare" passeggiata tra le vie affollate dello shopping cittadino o tra gli addobbatissimi corridoi dei centri commerciali. 

Proprio domani mattina, martedì 29 gennaio alle 11,30 Bari in via Fornari 15 presso la sede di Rifondazione Comunista ci sarà una conferenza stampa organizzata dal  comitato regionale della lista Rivoluzione civile - Ingroia. In questa occasione saranno presentati i candidati e le candidate pugliesi per l'elezione della Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica.

28.01.2013
Vito Stano

domenica 27 gennaio 2013

Sardegna nella storia: dai nuraghi agli spagnoli il vino presenza costante


La Sardegna e il vino hanno sempre avuto un legame forte e antico che affonda le sue radici nel passato nuragico. Studi recenti su reperti archeologici rinvenuti in alcuni siti nuragici propongono l’affascinante tesi della presenza di attività enologiche già in quell’epoca (dal 1700 a.C. al 300 a.C.).

In Sardegna la vite è parte integrante del paesaggio, è presente quasi ovunque, dalle pianure più fertili vicino al mare sino all’alta collina, alle zone più interne dove spesso la coltivazione della vite è ancora legata ad antiche tradizioni. La vitivinicoltura ha sempre svolto un ruolo importante nell’economia agricola sarda. La conformazione del territorio di questa regione consente una viticoltura moderatamente intensiva, caratterizzata da una produzione enologica di elevata qualità, che in alcune aree raggiunge l’eccellenza. Utilizzato prima come mezzo di scambio e poi come oggetto di fiorente commercio, il vino è diventato nel corso dei millenni un messaggio di cultura e di civiltà per tanti popoli e nell’isola l’antico legame con l’uomo perdura immutato da secoli lontani.

È quasi certo che la vitis vinifera, al pari dell’olivo, sia una pianta autoctona e selvatica della regione, tanto che i popoli sopraggiunti non portarono il ceppo o il sarmento, bensì l’arte dell’innesto, della coltivazione e le tecniche di produzione e di conservazione del vino.  Fin dalle origini più remote la Sardegna ha beneficiato dell’apporto di popolazioni estranee susseguitesi nel dominio dell’isola. Popolazioni semitiche, cretesi e fenicie, crearono le loro basi di appoggio in diversi punti della costa: tra queste Tharros e Kalaris che divennero importanti e prosperose colonie. Seguirono i punici, i romani e i bizantini. I fenici, grandi viticoltori, ma anche esperti navigatori, nell’intento di dare maggiori opportunità di sviluppo ai loro commerci nel Mediterraneo centro-occidentale, diffusero la coltura della vite proprio nelle aree attorno alle colonie. I punici troveranno una viticoltura già impostata che, in virtù di rapporti più intensi con il popolo sardo, diventerà coltura dominante nelle colonie di Kalaris, Tharros, Cornus, Nora e Olbia.

Con la violenta estromissione dei Punici da parte dei Romani, inizia per la Sardegna un lungo periodo di dominazione di cui sono rimaste numerose testimonianze archeologiche relative alla vitivinicoltura praticata in quell’epoca. Di particolare importanza la scoperta dei numerosi vinaccioli, risalenti allo stesso periodo, ritrovati negli strati sottostanti lo stesso nuraghe Arrubiu ad Orroli in provincia di Cagliari, e riconducibili a vitigni autoctoni ancora presenti. Sono state rinvenute delle zone adibite a veri e propri laboratori enologici datati tra il II e il IV secolo d.C, provvisti di vasche per la pigiatura dell’uva, basi di torchi e contenitori vari.

L’epoca romana finì verso la metà del V secolo con le invasioni vandaliche; le distruzioni e l’abbandono delle colture che si accompagnarono a questo periodo portarono ad una successiva ripresa dell’intensa attività agraria ad opera dei bizantini, ai quali si deve, oltre alla normativa culturale piuttosto rigorosa e dettagliata, l’introduzione di nuovi vitigni. Sotto la sovranità dell’impero romano d’oriente la Sardegna conobbe un lungo periodo di crisi economico-sociale; le attività commerciali, ormai prive del diretto controllo dell’autorità di Bisanzio, subirono un declino irreversibile. Si ebbe un intenso movimento migratorio verso le zone rurali dell’entroterra. Seguì la Sardegna giudicale e quindi la regione fu suddivisa in quattro giudicati, vere e proprie entità statali autonome. I giudicati conobbero l’influsso dell’architettura romanica e successivamente di quella gotica catalana, e culturalmente mutarono in modo sostanziale. Il giudice governava sulla base di un patto con il popolo, il cosiddetto bannus-consensus, venuto meno il quale il sovrano poteva essere detronizzato ed anche legittimamente ucciso dal popolo medesimo, senza che questo incidesse sulla trasmissione ereditaria del titolo all’interno della dinastia regnante.

Con la caduta dei giudicati in Sardegna iniziò una nuova fase storica caratterizzata da un nuovo assetto politico-amministrativo signorile e comunale ispirato ai modelli peninsulari, che si protrarrà fino alla completa conquista aragonese alla conseguente unificazione del Regno di Sardegna prima spagnola e poi sabauda.

Sebbene la Spagna uscisse allora per sempre dalla storia della Sardegna, il lungo contatto dei sardi con la cultura prima catalano-aragonese e poi spagnola lasciò tracce durature. Per i governanti sabaudi che seguirono fu molto difficile estirpare usi e forme culturali profondamente radicati. Nella lingua sarda poi le impronte lessicali iberiche sono ancora evidenti, così come nei costumi, nelle grandi feste religiose e in molte forme di socializzazione. Bisogna ammettere che, anche se il periodo spagnolo sia considerato quello più buio dell’isola, una parte del patrimonio culturale sardo ancora oggi rivela vincoli profondi di affinità e condivisione con quello della penisola iberica. Una cultura enogastronomica ricca di contaminazioni e quindi molto interessante. Ci sono vitigni autoctoni che sembrano bandiere della Sardegna e prodotti che raccontano storie e vite di questa terra.      

27.01.2013
Giulio Stano
(sommelier Ais Puglia)

sabato 26 gennaio 2013

Cosa devo guardare: al Museo riflessioni sui paesaggi di Antonioni


Cosa devo guadare - Riflessioni critiche e fotografiche sui paesaggi di Michelangelo Antonioni è nelle parole di Maurizio G. De Bonis che introducono il testo: «un  progetto editoriale che rappresenta il punto di congiunzione tra un lavoro critico/teorico e un approfondimento creativo svolti parallelamente nel corso del tempo. Si tratta di due percorsi condivisi dal punto di vista programmatico e intellettuale, nonché umano, realizzati in un lungo arco di tempo e che hanno avuto una concreta verifica nella mostra fotografica di Orith Youdovich intitolata Come devo vivere. Dialoghi visivi con il cinema di Michelangelo Antonioni, allestita a Roma nel novembre 2010».
Cosa esprime veramente un paesaggio? Quali valori contenutistici, estetici e formali comunica al fruitore? E come si colloca questo elemento nell’ambito dell’evoluzione delle un’impostazione artistica di stampo filosofico.
Queste sono le domande da cui è scaturita l’idea centrale alla base del volume e alle quali Maurizio G. De Bonis e Orith Youdovich, grazie a uno studio critico e a un lavoro fotografico collegati tra loro, hanno provato a dare una risposta utilizzando come punto di riferimento creativo la fondamentale figura di Michelangelo Antonioni, cineasta che ha elaborato un concetto espressivo di paesaggio personale e innovativo, connesso a un’impostazione artistica di stampo filosofico.
I paesaggi di Antonioni si sono naturalmente collocati all’interno di un percorso, tra pittura, fotografia e cinema che, grazie al lavoro di altri autori visuali, ha trasformato la riproduzione descrittiva del mondo in contenitore metaforico di innumerevoli istanze poetiche.

Maurizio G. De Bonis. Nato a Catania nel 1962. Svolge da molti anni attività di giornalista culturale, critico cinematografico e delle arti visive. È iscritto all’Ordine Nazionale dei Giornalisti dal 1991 ed è membro della Federazione Nazionale della Stampa. È direttore responsabile di CultFrame – Arti Visive, testata giornalistica online dedicata al cinema, alla fotografia e all’arte contemporanea. È Responsabile della comunicazione e membro del Comitato esecutivo del Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani – SNCCI ed è direttore di CineCriticaWeb, supplemento telematico dell’organo del SNCCI. È Presidente di Punto di Svista e membro del Comitato di Redazione della testata giornalistica online Punto di Svista – Arti Visive in Italia. Scrive di cinema su CineCritica (versione cartacea) ed è stato critico cinematografico per oltre dieci anni di Cinema.it e La Voce Repubblicana. Ha svolto per molti anni attività di docenza nell’ambito del Master in Critica Giornalistica organizzato dall’Accademia d’Arte Drammatica Silvio D’Amico di Roma. Attualmente insegna linguaggio audiovisivo presso l’Istituto Superiore di Fotografia e Comunicazione Integrata di Roma e Officine Fotografiche di Roma. Ha curato mostre fotografiche e retrospettive cinematografiche nell’ambito di FotoGrafia-Festival Internazionale di Roma, Fotoleggendo (Roma), Mostra Internazionale del Nuovo Cinema (Pesaro), Roma Kolnoa Festival (Roma).
Pubblicazioni: Cosa devo guardare – Riflessioni critiche e fotografiche sui paesaggi di Michelangelo Antonioni (Postcart, Roma, 2012 – co-autore); Cinema Israeliano Contemporaneo (Marsilio Editori, Venezia, 2009 – co-curatore); L’immagine della memoria. La Shoah tra cinema e fotografia (Onyx Edizioni, Roma, 2007).


Orith Youdovich vive e lavora tra Roma e Tel Aviv. Fotografa e curatrice, si è diplomata in Fotografia presso l’Istituto Superiore di Fotografia di Roma (ISF, 1992). Da diversi anni ha abbandonato il reportage sociale per dedicarsi alla fotografia di tipo concettuale e da allora dirige il proprio sguardo creativo sul mondo in un continuo processo di analisi del rapporto tra sguardo soggettivo e paesaggio. Svolge inoltre un’attività di ricerca artistica basata sulla connessione tra fotografia e cinema. Ha esposto in numerose mostre personali e collettive ed ha curato esposizioni per Festival di fotografia italiani. È co-autrice del libro Cosa devo guardare – Riflessioni critiche e fotografiche sui paesaggi di Michelangelo Antonioni (Postcart, 2012) e curatrice del volume Fotografia Israeliana Contemporanea (FPM, 2005). Ha co-fondato l’Associazione Culturale Punto di Svista nell’ambito della quale svolge attività legate alla divulgazione della cultura fotografica e al rapporto tra la fotografia e le altre arti. Dal 2000 è capo redattore della testata giornalistica  CultFrame – Arti Visive, testata giornalistica online dedicata al cinema, alla fotografia e all’arte contemporanea e dal 2009 direttore responsabile di Punto di Svista – Arti Visive in Italia.

Amalia Di Lanno per il Museo della Fotografia del Politecnico di Bari