sabato 26 gennaio 2013

Cosa devo guardare: al Museo riflessioni sui paesaggi di Antonioni


Cosa devo guadare - Riflessioni critiche e fotografiche sui paesaggi di Michelangelo Antonioni è nelle parole di Maurizio G. De Bonis che introducono il testo: «un  progetto editoriale che rappresenta il punto di congiunzione tra un lavoro critico/teorico e un approfondimento creativo svolti parallelamente nel corso del tempo. Si tratta di due percorsi condivisi dal punto di vista programmatico e intellettuale, nonché umano, realizzati in un lungo arco di tempo e che hanno avuto una concreta verifica nella mostra fotografica di Orith Youdovich intitolata Come devo vivere. Dialoghi visivi con il cinema di Michelangelo Antonioni, allestita a Roma nel novembre 2010».
Cosa esprime veramente un paesaggio? Quali valori contenutistici, estetici e formali comunica al fruitore? E come si colloca questo elemento nell’ambito dell’evoluzione delle un’impostazione artistica di stampo filosofico.
Queste sono le domande da cui è scaturita l’idea centrale alla base del volume e alle quali Maurizio G. De Bonis e Orith Youdovich, grazie a uno studio critico e a un lavoro fotografico collegati tra loro, hanno provato a dare una risposta utilizzando come punto di riferimento creativo la fondamentale figura di Michelangelo Antonioni, cineasta che ha elaborato un concetto espressivo di paesaggio personale e innovativo, connesso a un’impostazione artistica di stampo filosofico.
I paesaggi di Antonioni si sono naturalmente collocati all’interno di un percorso, tra pittura, fotografia e cinema che, grazie al lavoro di altri autori visuali, ha trasformato la riproduzione descrittiva del mondo in contenitore metaforico di innumerevoli istanze poetiche.

Maurizio G. De Bonis. Nato a Catania nel 1962. Svolge da molti anni attività di giornalista culturale, critico cinematografico e delle arti visive. È iscritto all’Ordine Nazionale dei Giornalisti dal 1991 ed è membro della Federazione Nazionale della Stampa. È direttore responsabile di CultFrame – Arti Visive, testata giornalistica online dedicata al cinema, alla fotografia e all’arte contemporanea. È Responsabile della comunicazione e membro del Comitato esecutivo del Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani – SNCCI ed è direttore di CineCriticaWeb, supplemento telematico dell’organo del SNCCI. È Presidente di Punto di Svista e membro del Comitato di Redazione della testata giornalistica online Punto di Svista – Arti Visive in Italia. Scrive di cinema su CineCritica (versione cartacea) ed è stato critico cinematografico per oltre dieci anni di Cinema.it e La Voce Repubblicana. Ha svolto per molti anni attività di docenza nell’ambito del Master in Critica Giornalistica organizzato dall’Accademia d’Arte Drammatica Silvio D’Amico di Roma. Attualmente insegna linguaggio audiovisivo presso l’Istituto Superiore di Fotografia e Comunicazione Integrata di Roma e Officine Fotografiche di Roma. Ha curato mostre fotografiche e retrospettive cinematografiche nell’ambito di FotoGrafia-Festival Internazionale di Roma, Fotoleggendo (Roma), Mostra Internazionale del Nuovo Cinema (Pesaro), Roma Kolnoa Festival (Roma).
Pubblicazioni: Cosa devo guardare – Riflessioni critiche e fotografiche sui paesaggi di Michelangelo Antonioni (Postcart, Roma, 2012 – co-autore); Cinema Israeliano Contemporaneo (Marsilio Editori, Venezia, 2009 – co-curatore); L’immagine della memoria. La Shoah tra cinema e fotografia (Onyx Edizioni, Roma, 2007).


Orith Youdovich vive e lavora tra Roma e Tel Aviv. Fotografa e curatrice, si è diplomata in Fotografia presso l’Istituto Superiore di Fotografia di Roma (ISF, 1992). Da diversi anni ha abbandonato il reportage sociale per dedicarsi alla fotografia di tipo concettuale e da allora dirige il proprio sguardo creativo sul mondo in un continuo processo di analisi del rapporto tra sguardo soggettivo e paesaggio. Svolge inoltre un’attività di ricerca artistica basata sulla connessione tra fotografia e cinema. Ha esposto in numerose mostre personali e collettive ed ha curato esposizioni per Festival di fotografia italiani. È co-autrice del libro Cosa devo guardare – Riflessioni critiche e fotografiche sui paesaggi di Michelangelo Antonioni (Postcart, 2012) e curatrice del volume Fotografia Israeliana Contemporanea (FPM, 2005). Ha co-fondato l’Associazione Culturale Punto di Svista nell’ambito della quale svolge attività legate alla divulgazione della cultura fotografica e al rapporto tra la fotografia e le altre arti. Dal 2000 è capo redattore della testata giornalistica  CultFrame – Arti Visive, testata giornalistica online dedicata al cinema, alla fotografia e all’arte contemporanea e dal 2009 direttore responsabile di Punto di Svista – Arti Visive in Italia.

Amalia Di Lanno per il Museo della Fotografia del Politecnico di Bari

venerdì 25 gennaio 2013

Il paradosso della civiltà: il romanzo-saggio di Roberto Cazzolla Gatti


Il paradosso della civiltà di Roberto Cazzolla Gatti è il titolo del romanzo-saggio pubblicato da Adda Editore, in libreria da lunedì 28 gennaio.

Alla Grande Madreaffinché possa continuare a risplendere nella sua bellezza.

«No, caro uomo civilizzato, noi non diventeremo mai come voi. Potete anche chiamarci selvaggi. Violentarci, imprigionarci, picchiarci. Potete sentirvi superiori perché vi definite civili. Ma noi non tradiremo mai la nostra Natura, non feriremo mai la nostra Madre e non soggiogheremo mai un nostro Fratello. Per noi l’unica vera ricchezza è la vita. La vita è l’unica cosa che conta. Solo in lei è la bellezza. Solo in lei la speranza».

«Io ormai sono vecchia e deperita da questi anni trascorsi lontani da casa. La polvere ha riempito i miei polmoni ed il sole ha bruciato la mia pelle. Non mi resta molto da vivere. Ma io continuo ad essere parte di tutti voi, Mathaar. Sento ancora nelle mie vene scorrere la linfa degli alberi della foresta, nonostante le siamo lontani da tempo. Sento nel cuore i vostri respiri, nelle orecchie il canto degli uccelli e tra le mani il calore delle pellicce. La mia anima non se n’è mai andata da quella foresta».

«Ho un cancro, Tommaso. Ormai mi ha divorato i polmoni. Mi han detto che saranno stati i fumi che ho respirato per tutti quegli anni in fabbrica e le sigarette. Sai, dicono che è il male del secolo. Secondo me è il male della civiltà».

«Vedi caro figlio il ricatto del lavoro del mondo moderno ci ha resi schiavi. Saremmo disposti a tutto pur di guadagnare. Anche ad intossicarci giorno dopo giorno. E dopo una vita di sacrifici, senza neanche avere un istante libero per godere il frutto di quel lavoro, cosa ci rimane? Gli ultimi anni di sofferenza nella malattia. Questo ci resta».

«Così si crea la povertà. La povertà non è reale. Così come la ricchezza, non esiste. È una creazione della civiltà. Se non segui un certo standard di vita preconfezionato, sei povero. Sino a quando esisterà il denaro ci sarà sempre qualcuno ricco e qualcun altro povero, perché in fondo quando ci sono i soldi di mezzo c’è sempre chi vende qualcosa a qualcuno. Ma chi più sottrae all’ambiente naturale, sfruttandolo allo stremo, più è in grado di vendere… e, quindi, di arricchirsi. Ed alla fine della giostra chi ci ha perso davvero qualcosa? La Natura, e l’uomo in essa. Così nascono, anche, le emergenze umanitarie».

«Papà, l’ho capito molto tardi e questo mi distrugge. Ma non c’è niente che abbia più valore della vita e difenderla, ad ogni costo, è ciò che più nobilita l’animo di ogni uomo. [...] Non nelle ricchezze materiali splende la vita. Non nel potere, nel controllo o nel dominio. Ma nella semplicità. Un'esistenza semplice, fatta di cose che davvero contano. L’affetto di poche, ma vere persone. Il piacere di stare con gli altri. Di leggere, di scrivere. Di sentire buona musica o ammirare un bel quadro. Di vivere immersi nella Natura, dove ogni respiro alimenta e non distrugge il tuo corpo. Di essere coerenti, sino alla fine, per vivere come le cose che dici. E, su tutto, di scoprire l’amore che è insito in ogni elemento. Qui nel Mondo, papà, non nella Terra promessa. È un amore che spesso non ricerchiamo durante il nostro breve passaggio nella Grande Madre, ma lo affidiamo alla vita ultraterrena, a quella che verrà».

245 pagine, I edizione: gennaio 2013, stampato su carta riciclata 100%.

In vendita da lunedì 28 anche on line su addaeditore.it; ibs.it, amazon.it e libreriauniversitaria.it.

Tagli abusivi e macchia distrutta: danni a Cassano e Acquaviva


Tagli abusivi, macchia distrutta e danni al paesaggio alle porte di Bari. Operazione territorio: in azione i forestali di Acquaviva delle Fonti e Cassano delle Murge.

Nell’ambito di un’operazione coordinata mirata ad intensificare i controlli sul comprensorio di Cassano Murge ed Acquaviva, le locali Stazioni del Corpo Forestale dello Stato hanno condotto due importanti operazioni di polizia forestale e ambientale nelle località, rispettivamente, Grottagiglio del Comune di Cassano delle Murge e Parchi della Chiesa nel Comune di Acquaviva delle Fonti.

Nel primo caso, i forestali rinvenivano presso un’azienda agricola la presenza di circa 80 quintali di legna da ardere di essenza quercina (Roverella mista a ceppi di olivo) in parte depezzata e in parte ridotta in tronchi sezionati della lunghezza di circa 50 cm e con un diametro variabile dai 15 ai 35 centimetri, di cui i possessori non erano in grado di esibire alcuna documentazione attestante  la lecita provenienza. Trattasi infatti del presunto bottino di una serie di tagli boschivi furtivi e abusivi  in danno di un bosco ceduo di roverella di proprietà privata, già segnalati alla polizia forestale. Attraverso un metodo di evidenze fisiche, si riusciva anche a rinvenire l’origine del taglio. Tutta la legna veniva sequestrata, mentre il titolare dell’azienda veniva denunciato per ricettazione.

Nel corso della seconda operazione i forestali mettevano i sigilli ad un cantiere ove erano in corso  lavori di movimento di terra con l’ausilio di mezzi meccanici all’interno della lama del Torrente Picone ricadente nell’agro del Comune di Acquaviva delle Fonti (Ba), alla località Parchi della Chiesa, vincolato per scopi Paesaggistico/Ambientali, Idrogeologici e ai sensi del D.M.6884 del 12.11.1936.

I lavori consistevano nella rimozione di muretto a secco di contenimento e nella distruzione di cespugli di macchia mediterranea della specie Quercus Coccifera (Quercia Spinosa), radicati nello stesso. Accertata l’assenza di autorizzazioni rilasciate dagli enti preposti, si è proceduto a sequestrare l’area ed a denunciare gli autori dei lavori per la violazione delle prescrizioni a tutela degli ambiti estesi di tipo B, lame, corsi d’acqua e beni diffusi del paesaggio  contenute nel Piano Urbanistico Territoriale vigente in Puglia,  nel Codice del Paesaggio, nel testo unico dell’edilizia e nell’art. 734 del codice penale (deturpazione o distruzione bellezze naturali).

(fonte Corpo Forestale dello Stato - Regione Puglia)

Centrale a carbone di Brindisi: l’ultima offesa all’ambiente


WWF: Sversate in mare acque contaminate da carbone. Confermata anche dall’ARPA la contaminazione dell’acqua provocata dall’allagamento della trincea del nastro trasportatore della centrale Enel di Brindisi.

Firma la petizione contro le centrali a carbone su stopcarbone.wwf.it

La centrale a carbone ENEL Federico II di Brindisi colpisce ancora: come se non bastasse l’inquinamento dell’aria e della terra che impedisce tuttora la coltivazione dei terreni attorno alla centrale, l’allagamento della trincea del nastro che trasporta il carbone ha causato uno sversamento di polveri di carbone che ha inquinato anche il mare di fronte alla centrale. Tanto da indurre  l’Arpa a bloccare  le idrovore che erano al lavoro per liberare il nastro trasportatore  dall’acqua delle piogge dei giorni passati  poiché, sostiene l’Arpa,  «l’acqua è contaminata da carbone».

Gli scarichi prodotti dalle idrovore dell’ENEL contengono potenzialmente polveri di carbone la cui composizione è oramai ben nota e la cui pericolosità è legata anche alla matrice ambientale che li riceve. Va sottolineato come sia la parte organica che quella minerale delle polveri di carbone rappresentano un rischio per l’ambiente e per la salute; infatti, gli IPA (Idrocarburi Policiclici Aromatici) nella prima e i metalli come arsenico e mercurio nella seconda rendono queste polveri altamente inquinanti.

Eventi simili sono avvenuti anche in altre località con sversamento di polveri direttamente in mare, ma in quei casi l’intervento tempestivo di tecnici ed autorità competenti hanno limitato i danni. La presenza oggi di questi inquinanti nel nostro mare, nei nostri corsi d’acqua e nei terreni corrisponde senza dubbio ad un danno ambientale la cui entità ha una rilevanza molto alta, poiché si tratta di un territorio già altamente fragile, alterato e deturpato e perciò reso poco resistente ad eventi come questi che, seppur limitati nel tempo, hanno avuto pesanti ripercussioni sulla fauna e sulla flora terrestri e marine.

In mare gli inquinanti si diffondono con estrema facilità depositandosi sul fondo e restando in sospensione e con altrettanta facilità entrano nella catena alimentare e, a causa delle le loro proprietà tossiche anche cancerogene, mutagene e teratogene, causano danni diretti alle specie marine, e arrivano sulle nostre tavole. Inoltre scarichi idrici con concentrazioni elevate di polveri possono causare localmente un abbassamento della concentrazione di ossigeno nell’acqua, operando da filtro per la luce e intorpidendo l’acqua. Inutile dire come il ripetersi di queste aggressioni stia compromettendo l’intero ecosistema.

Sembra impossibile che non esista un piano di emergenza ambientale dell’azienda e degli enti pubblici, in caso di eventi climatici, in grado di prevenire l’ennesimo errore umano. Il WWF Italia, insieme alla Sezione  regionale pugliese e quella di Brindisi, continueranno nelle battaglie   legali anche per questo caso, e sono già in azione con i propri  avvocati  per valutare ulteriori denunce o costituzioni in altri procedimenti che dovessero essere avviati dalla  Magistratura   a carico di  Enel.

Il WWF è impegnato a livello nazionale contro le centrali a carbone. Oltre Brindisi, infatti, ci sono altri siti dove il carbone sta mettendo in pericolo non solo l’ambiente e il territorio, ma anche la salute umana e dove il WWF è attivo con azioni legali (ricorsi  e denunce),  di lobby, di informazione.  Dalla Liguria, dove a Vado Ligure l’emergenza sanitaria è ormai conclamata, a Porto Tolle, dove addirittura è prevista una centrale a carbone nel mezzo di un parco, a Saline ioniche,  il tentativo di costruire nuove centrali a carbone a fronte di una overcapacity di produzione di energia elettrica costituisce un pericolo non solo l’ambiente e il territorio, ma anche la salute umana.

(fonte WWF Puglia)

giovedì 24 gennaio 2013

Foggia: sventato furto di guard rail sul viadotto autostradale 346 dell'A14


Siamo alla frutta, a Foggia si rubano anche i guard rail. O meglio i balordi, come li apostrafa il Corpo Forestale, tentano di portare via oltre 200 metri di barre metalliche già smontate dal guard rail del viadotto autostradale 346 dell’A14 (Pescara -  Taranto) in località Posta Stefana, nel comune di Foggia.

Gli uomini del Nucleo Investigativo del Corpo Forestale dello Stato di Foggia hanno sventato in data odierna il furto di 64 barre metalliche di 3,60 metri ciascuna.

Gli elementi erano depositati al suolo e pronti per essere portati via. Nonostante l’appostamento, i forestali non sono riusciti ad individuare gli autori del reato, ma proseguono le indagini in tal senso. Notevole il pericolo che un’azione del genere avrebbe comportato alla circolazione autostradale e sulla strada comunale.

Riconsegnati al Comune di Foggia, una ditta manutentiva provvederà in pochissimo tempo al rimontaggio degli elementi asportati e al ripristino del guard rail. L’operazione rientra in una serie di servizi che il Corpo Forestale di Foggia ha posto in essere in tutta la provincia per arginare il fenomeno del furto di rame dei conduttori elettrici e del materiale ferroso di condutture idriche, guard rail eccetera.

24.01.2013
V.S.

Tabaccai manifestano a Bruxelles: Rocco Luiso aderisce alla protesta

Stralcio del discorso del presidente Cedt Giovanni Risso 
La protesta dei dettaglianti del tabacco alle nostre latitudini non ha fatto rumore e dunque non è diventata una notizia, ma l'interesse per la manifestazione svoltasi a Bruxelles il giorno 22 gennaio ha contribuito a illuminare una zona d'ombra. Avevamo accennato nell'articolo che segue http://murgiambiente.blogspot.it/2013/01/proibizionismo-o-tutela-della-salute.html che a protestare c'era anche una rappresentanza cassanese: Rocco Luiso ha aderito alla protesta e ci ha spiegato le sue ragioni.

In sintesi Rocco Luiso ha confermato la sua adesione alle parole pronunciate dal presidente della Confederazione europea dettaglianti del tabacco (Cedt) Giovanni Russi, il quale ha espresso un netto rifiuto alla direttiva che la Commissione Europea si appresta a varare in relazione alla commercializzazione dei tabacchi. La categoria lamenta l'inefficacia delle immagini shock quale forma di informazione sulle conseguenze dall'utilizzo dei tabacchi e allo stesso tempo invita le istituzioni a promuovere sia in famiglia che nelle scuole una campagna informativa seria.

Inoltre Luiso conferma l'ipotesi dell'aumento della vendita di sigarette di contrabbando, ma questo fenomeno  come conferma Luiso – «non è ad oggi presente su Cassano», a differenza di altri centri (Bari o Monopoli sono risaputi) dove è possibile acquistare tabacchi di provenienza illecita. Inoltre un altro interessante aspetto emerso in occasione della protesta a Bruxelles è stato quello della vendita on line di tabacchi di: Luiso ha confermato la denuncia della categoria, però ha precisato che questa pratica è, per il momento, poco diffusa in Italia,  perché il costo delle sigarette non sarebbe granché differente, a fronte di un prodotto (quello acquistato on line) senza certificazione di provenienza. 

Insomma quella della Cedt è una difesa della categoria e dei suoi interessi, ma allo stesso tempo quella della Commissione Europea sembra una strategia tesa a colpire un soggetto della grande filiera del consumo dei tabacchi per farne il capro espiatorio. 

24.01.2013
Vito Stano 

Cercasi volontari: la Pubblica assistenza apre le porte ai giovani


L’associazione Pubblica Assistenza di Cassano delle Murge comunica che anche quest’anno  apre le porte per le nuove iscrizioni 2013. Possono iscriversi nella categoria simpatizzanti ragazzi dai 16 a 18 anni con il consenso dei genitori, mentre dai 18 anni in poi l’iscrizione è libera. Sono fortemente invitati tutti i cittadini interessati a contribuire al bene comune per il nostro paese. Importante è la presenza dei volontari sul nostro territorio, in questi anni lo si è dimostrato in tutti gli ambiti operativi come quello sanitario, l’antincendio boschivo, la protezione civile.

Per le iscrizioni si prega di contattarci al seguente indirizzo @mail pa.cassanom@libero.it oppure pacassano@pec.it o al numero di telefono 347/3000669.

Pubblica assistenza - Foto Archivio Vito Stano
Inoltre si fa diffusione del nuovo Corso Teorico pratico per addetti al soccorso e al trasporto di feriti ed infermi. Questo corso viene organizzato da medici e formatori Asl Regione Puglia e ha come scopo quello della formazione dei volontari o anche di normali cittadini. Il corso prevede 50 ore di teoria presso i locali del Palazzo Miani-Perotti e successivamente 100 ore di tirocinio formativo presso il pronto soccorso dell’ospedale di Altamura. Infine a seguito di esame orale con commissione Asl viene rilasciato diploma di formazione certificato dalla Asl Regione Puglia. Il Costo del corso è di 50,00 euro . Max partecipanti 30 persone.

Per le iscrizioni si prega di contattarci al seguente indirizzo @mail pa.cassanom@libero.it oppure pacassano@pec.it o al numero di telefono 347/3000669, scadenza di tutte le iscrizioni il 28 febbraio.

Criminalità a Gravina: sequestrati beni per un milione e 500mila euro


La criminalità non può esser sconfitta soltanto con azioni repressive, c'è bisogno di colpire i patrimoni accumulati con gli affari illeciti, impiegati poi in azioni di riciclaggio o per commettere altri fatti delittuosi. 

A Gravina in Puglia, in provincia di Bari continua il giro di vite sulle ricchezze della criminalità: sequestrati dai Carabinieri beni per 1 milione e 500mila euro.

I Carabinieri del Nucleo Investigativo del Reparto Operativo del Comando Provinciale di Bari, hanno eseguito, in Gravina in Puglia (Ba), una misura di prevenzione patrimoniale di sequestro beni, emessa lo scorso 17 gennaio dal Tribunale di Bari – Sezione per le Misure di Prevenzione su richiesta della locale Procura della Repubblica, a carico di un pluripregiudicato trentacinquenne del luogo. Il provvedimento è stato adottato nell’ambito di un’indagine patrimoniale avviata nel mese di ottobre del 2012, che ha permesso di appurare come l’uomo ed i suoi congiunti, a fronte di modesti redditi dichiarati, siano risultati proprietari di una villa di lusso, ubicata nel comune di Gravina in Puglia, del valore complessivo stimato di circa 1 milioni e 500mila euro.

24.01.2013
V.S.

mercoledì 23 gennaio 2013

Giulia Masiello contrattacca e difende l'operato della sua maggioranza


Il caso della consulta delle associazioni, di cui abbiamo parlato ieri http://murgiambiente.blogspot.it/2013/01/consulta-associazioni-duro-attacco-alla.html, continua a far discutare; dalla consigliera comunale Giulia Masiello, presidente della II Commissione consiliare, riceviamo e pubblichiamo una nota, con la quale contrattacca agli affondi del presidente della consulta Massimiliano Mallardi. La Masiello non risparmia una frecciata all'assessore alla Cultura Pierpaola Sapienza http://murgiambiente.blogspot.it/2013/01/pierpaola-sapienza-si-difende-la.html, sua collega di maggioranza, intervenuta all'assemblea con tono critico nei confronti della sua stessa maggioranza.

23.01.2013 
V.S.


Da sinistra: consigliere Panzarea, Masiello (coperta dal foglio).
In secondo piano l'assessore Sapienza - Foto Archivio Vito Stano
Leggo nei diversi articoli pubblicati dopo l’incontro della consulta delle associazioni, di attacchi e accuse rivolte alla sottoscritta, in quanto presidente della II commissione consiliare, con minacce di dimissioni del direttivo della consulta e forti allusioni all’operato della stessa presidente. Attacchi anche a responsabilità che sicuramente appartengono all’intera amministrazione. Gli attacchi partono dal presidente della consulta, ma anche dell’assessore Sapienza che non manca di ribadire le parole dello stesso presidente, pur sapendo di essere lei l’assessore preposto e di far parte di una giunta con poteri e responsabilità sicuramente maggiori. Il tutto viene fatto in assenza delle persone citate e con molta arroganza da parte di Mallardi che sostiene addirittura di aver perso la pazienza.

Ma di quale pazienza parla? Ma il suo ruolo qual è? E soprattutto sa che i regolamenti sono frutto di tanto lavoro e di impegni seri che vedono i consiglieri di maggioranza e minoranza impegnati insieme a redigere documenti importanti e che tutto questo ha anche delle ricadute economiche? Sa che i regolamenti comunali sono di competenza delle amministrazioni e che le proposte di modifiche devono essere esaminate e valutate molto attentamente? Penso di potere e sapere gestire il mio lavoro con grande senso di responsabilità e non è certo al presidente Mallardi che devo rispondere alla domanda «cosa ha fatto Masiello in questi tredici mesi?».


C’è un’intera amministrazione che lavora alacremente su tutti i fronti e che, purtroppo o per fortuna, deve dare priorità ad altri argomenti, non per escludere o per sminuire l’importanza della cultura, come ingiustamente si sostiene durante l’assemblea con le associazioni. Quindi, se di responsabilità e di ruoli dobbiamo parlare, sarebbe giusto parlare di responsabilità reciproche e multiple, sarebbe il caso di chiedere anche all’assessore e a tutta la maggioranza quali sono stati gli impegni svolti in tutto questo tempo. Come sarebbe opportuno chiedere alla consulta cosa ha fatto in questo tempo, oltre che apportare le modifiche al regolamento


Perché prendere di mira solo ed esclusivamente la II commissione o meglio il presidente della commissione? L’intera maggioranza ha responsabilità, competenze, interesse e volontà, ma deve rispettare i tempi e i ruoliIl sig. Mallardi e l’assessore sanno che i regolamenti devono essere esaminati per competenza anche dalla I commissione, o questo non fa molto piacere a qualcuno? In fondo per tutte le attività amministrative bisogna fare i conti con un bilancio e un’economia da gestire. L’intero direttivo della consulta sa che c’è un assessore agli eventi (Pasquale Di Canosa, ndr) che ha diritto ad essere interpellato?

Non credo ci sia mai stata mancanza di  volontà di nessuno nell’esaminare le modifiche al regolamento, piuttosto direi che ci sia stata molta responsabilità nel non affrettare i lavori per non incorrere in errore e per meglio valutare le proposte. Penso che il tempo non sia trascorso invano, che sicuramente nessuno è stato inerte. Sono invece colpita dalla grande fretta e dal forte interesse dimostrati dall’assessore Sapienza, che forse non valuta oggettivamente l’importanza dei ruoli dell’amministrazione e della consulta. Come ho dichiarato in una missiva al presidente convocherò le commissioni, la I e II commissione congiuntamente, se ho dato una scadenza chiaramente manterrò fede alle date indicate, premettendo e ribadendo che le modifiche saranno ancora una volta sottoposte all’attenzione della maggioranza e in seguito delle commissioni preposte e competenti.

Per coerenza, maturità e professionalità l’argomento sarà posto all’attenzione di tutti i componenti delle commissioni che dovranno dare un parere su tutte le modifiche apportare dalla consulta. Non avrei mai voluto rivolgermi in questi termini, perché io credo che questo non sia il clima e il sistema giusto per una crescita culturale e sociale, come spesso sostengono sia l’assessore che il presidente della consulta. Non è certo in questo modo che avrei voluto interagire con la collettività, ma si sa a volte la politica assume contorni strani, indefiniti e indecifrabili, soprattutto per chi non li vuole decifrare.

La Presidente della II Commissione Consiliare
Consigliera Giulia Masiello  

Cinghiali nel Parco dell'Alta Murgia: approvato il Piano di gestione


I cinghiali nel Parco Nazionale dell'Alta Murgia saranno oggetto di riduzione numerica e di monitoraggio delle popolazioni. Lo ha stabilito l'ente Parco che ha presentato, presso il Chiostro di San Francesco ad Andria, il piano di gestione del cinghiale elaborato in collaborazione con il Dipartimento di Biologia dell'Università degli Studi di Bari. Il piano si è reso necessario in conseguenza delle criticità prodotte dall'immissione di questi capi nel territorio effettuata dall'Amministrazione Provinciale di Bari negli anni 2000-2001-2002 e per ricomporre gli squilibri ecologici determinati dalla stessa immissione. Il piano è stato presentato dal presidente dell'ente Parco, Cesare Veronico, dal direttore dell'Ente Fabio Modesti, dai curatori del piano Anna Grazia Frassanito, funzionaria Naturalista dell'ente Parco e prof. Giuseppe Corriero, e dal coordinatore CTA/Parco del Corpo Forestale dello Stato, Ruggiero Capone.  

«Siamo qui per porre rimedio a un problema che non abbiamo determinato noi  ha detto il Presidente Veronico . Tra il 2000 e il 2002, l'ATC della Provincia di Bari immise nel nostro territorio circa 170 capi di cinghiale, estranei ai nostri habitat e, peraltro, di una varietà proveniente dall'est europa. Una decisione sconsiderata  ha aggiunto Veronico  che ha provocato conseguenze gravi, come testimoniato dai danni provocati alle aziende agricole del Parco: soltanto nel periodo compreso tra il 2007 e il 2012 abbiamo ricevuto richieste di indennizzo dei danni per circa 170mila euro, con una progressione crescente di anno in anno. Nel computo, tra l'altro, non sono inclusi i danni per incidenti stradali provocati da cinghiali ed i relativi contenziosi risarcitori ed i danni procurati alle specie autoctone, alla flora ed alla fauna che caratterizzano il nostro Parco». Nel giro di pochi anni, i cinghiali si sono riprodotti esponenzialmente fino a quasi decuplicarsi. Adesso l'ente è chiamato a procedere con urgenza al ridimensionamento del fenomeno.

Durante la conferenza stampa il Presidente dell'ente Parco ha rivelato che nei mesi scorsi sempre l'ATC Bari ha effettuato, appena fuori dai confini del Parco, ripopolamenti di lepri provenienti anch'esse dall'Est Europa. «Inoltre  ha proseguito Veronico  l'ATC Bari ha pubblicato sul proprio sito ufficiale mappe di idoneità ambientale del territorio provinciale per la presenza di nuove specie sul nostro territorio: oltre al cinghiale vi è l'intenzione di introdurre i caprioli. Per questo mi rivolgo al presidente della Provincia Schittulli, anche nelle sue vesti di presidente della Comunità del Parco, affinché intervenga con fermezza per evitare nuovi disastri per gli ecosistemi e per le attività agricole».

I dettagli del piano e lo spirito alla base del progetto sono stati esposti dal direttore dell'ente Parco, Fabio Modesti che ha rammentato come quello della proliferazione di cinghiali sia un problema europeo e nazionale di complessa gestione. «Nel nostro Parco  ha affermato Modesti  con il cinghiale sono tornati predatori importanti, come il lupo, determinando un nuovo equilibrio ecologico di cui dobbiamo tener conto. Il piano interviene per non alterare il rapporto preda/predatori con analisi ed interventi estremamente mirati. Per questo I'ISPRA, nel suo parere obbligatorio e vincolante, si è complimentato con l'Ente; attendiamo ora i pareri del Ministero dell'Ambiente, che già sappiamo essere favorevole, e la Valutazione di Incidenza della Regione».

Il piano sviluppa costi per 186mila euro in tre anni e prevede una gestione, soprattutto dal punto di vista sanitario, estremamente delicata. Basti pensare al rischio di trasmissione della trichinellosi o di altre malattie trasmissibili all'uomo, che possono anche essere mortali. L'ente Parco chiederà alla Provincia di Bari di contribuire finanziariamente e strumentalmente al piano, nei rispetto del principio secondo il quale chi ha determinato la situazione deve farsi carico anche delle conseguenze. Il Corpo Forestale dello Stato è chiamato ad attuare il piano con altri attori «dopo aver contribuito  ha affermato Ruggiero Capone  al monitoraggio delle popolazioni di cinghiale durato tre anni. L'ente Parco si è mosso con estrema tempestività, segno che si hanno ben chiare le dinamiche sul territorio. La crescita esponenziale delle popolazioni del cinghiale nel Parco ha portato nell'area protetta squadre di pseudo-cacciatori e bracconieri contro i quali il livello di sorveglianza del CTA è estremamente alto».

(fonte Parco Nazionale dell'Alta Murgia)