lunedì 28 gennaio 2013

WWF Puglia si appella ai Comuni: pianificare per non distruggere


A distanza da un mese dalla pronuncia non favorevole del progetto di realizzazione di 17 pale eoliche in agro di Conversano-Turi-Castellana Grotte da parte del Comitato Regionale sulla Valutazione d’Impatto Ambientale, il WWF ritorna sull’argomento FER (fonti da energia rinnovabile). Innanzitutto vogliamo esprimere un sincero ringraziamento a tutte le istituzioni, Regione in primis, che hanno bocciato un progetto di tale scelleratezza e scarsa contestualizzazione con il nostro territorio. Siamo certi che i tecnici abbiano espresso un parere oggettivo e indipendente da qualsivoglia condizionamento, ma sicuramente, quanto scritto nei verbali, attesta la volontà di preservare il paesaggio e rispettare il territorio. 

L'associazione del Panda è favorevole all’utilizzo  delle FER (solare, eolico) ma è prioritario evitare impatti che, per la produzione  di energie rinnovabile, possano depauperare paesaggi e limitare le azioni di conservazione della biodiversità. Pochi giorni fa c’è stata una dibattuta conferenza  di servizi per un megaparco eolico che vorrebbero realizzare a Manduria; anche in questo caso trattasi di contesti fragilissimi, così come a Conversano. Al momento, pur soddisfatti, del risultato, continueremo a restare vigili sulla vicenda. Come accade nei paesi altamente progrediti, è necessario pianificare e programmare l’uso del territorio. 

Pertanto, vogliamo lanciare un appello alle amministrazioni comunali, specie alle tante amministrazioni che hanno il processo di pianificazione (Piano Urbanistico Generale, Piano Regolatore Generale, Pianto Territoriale di Coordinamento Provinciale) in corso (ad esempio il Comune di Conversano sta redigendo il PUG, la provincia di BAT ha il PTCP in corso), ossia prevedere la non idoneità di alcune aree di alto valore paesaggistico (ambiti A e B del PUTT/P) ivi compresa una fascia di rispetto importante per gli ambiti territoriali distinti; coni visuali e aree di pregio già previste nel nuovo Piano Paesaggistico Territoriale Regionale, aree protette. 

È necessario anche realizzare barriere ecologiche e fasce di rispetto verdi che possano alleggerire gli impatti di insediamenti urbani e produttivi. Inoltre, nella Puglia a vocazione prettamente agricola, devono essere tutelate le colture ricadenti in aree DOP, IGT, DOC al fine di poter rispettare i luoghi e le tradizioni colturali. Con quest’ultima affermazione vogliamo evidenziare come un’associazione ambientalista non intende dire di no a tutto, ma vuole preservare un territorio e, nel contempo garantire un reddito e una produttività di qualità, autentico connubio tra occupazione e rispetto dell’ambiente.

(fonte WWF Puglia)

Settore fotovoltaico: un appello dell'Anie/Gifi a tutte le forze politiche


Riceviamo un comunicato dell'Anie/Gifi (Gruppo di imprese italiane del settore fotovoltaico) che pubblichiamo integralmente.

Regole certe per la green economy e in particolare per le rinnovabili per un uso intelligente delle risorse energetiche: le chiede Anie/Gifi, il gruppo delle imprese fotovoltaiche italiane, condividendo le priorità già avanzate dall’Agenda Anie.

Il dibattito politico ed economico in vista delle elezioni nazionali è oramai entrato in una fase cruciale. È unanime la richiesta, già accolta da Confindustria, di delineare proposte concrete per rilanciare nei prossimi cinque anni il Sistema Paese attraverso misure che garantiscano da un lato stabilità e dall’altro uno sviluppo economico sostenibile per la società e l'ambiente. Il fotovoltaico e le altre rinnovabili hanno tutte le carte in regola per avere un ruolo di primo piano in questa partita.

«Chiediamo che nei programmi dei candidati  dichiara Valerio Natalizia, Presidente ANIE/GIFI – si dimostri maggiore attenzione alla green economy in generale ed al fotovoltaico in particolare. L’assenza di proposte in questi settori strategici appare incomprensibile dal momento che a livello europeo, ma non solo, la green economy è considerata il volano principale della prossima rivoluzione industriale».

Già oggi i risultati del sostegno alle energie rinnovabili in Italia sono notevoli. Nel 2011 abbiamo risparmiato 2.5 miliardi € sulle importazioni di gas e 18 milioni di tonnellate di CO2. Inoltre grazie all'effetto peak shaving, sempre nel 2011, la bolletta energetica nazionale si è ridotta di 400 milioni €. Il solo fotovoltaico nel 2012 ha contribuito a soddisfare il 5.63% della domanda elettrica nazionale ed ha rappresentato il 6.43% della produzione netta nazionale di elettricità. 

«Nonostante questi ottimi risultati  continua Natalizia  l'industria fotovoltaica nazionale ha perso ben 6mila posti di lavoro nel 2012 con conseguente riduzione del gettito fiscale per le Casse dello Stato ed un maggior ricorso alla cassa integrazione. Una situazione paradossale in questo contesto». 

«Riteniamo quindi opportuno che le forze politiche che guideranno il Paese nel prossimo quinquennio  conclude Natalizia  si adoperino per dare continuità agli investimenti e allo sviluppo del settore fotovoltaico traghettandolo dal sistema incentivante verso la piena competitività con le altre fonti energetiche. Siamo disponibili a collaborare per dare operatività a strumenti che favoriscano la ripresa economica del Paese attraverso l'incremento del prodotto interno lordo, del gettito fiscale, dell'occupazione e diminuiscano al contempo la spesa energetica degli italiani».

Rivoluzione civile-Ingroia: i candidati domani mattina incontrano Bari


La politica costretta nei talk show televisivi ha, probabilmente, già stressato le migliaia di interessati tele-elettori della prima ora e forse finirà per annoiarli ancor prima del voto di febbraio. Per evitare o almeno per provare a dribblare la noia sarebbe salutare guardare in viso i candidati e magari porgli le domande decisive per avere chiarezza sulle intenzioni degli stessi. Di occasioni del genere ce ne sono tante, ma molte volte vengono snobbate per una più "salutare" passeggiata tra le vie affollate dello shopping cittadino o tra gli addobbatissimi corridoi dei centri commerciali. 

Proprio domani mattina, martedì 29 gennaio alle 11,30 Bari in via Fornari 15 presso la sede di Rifondazione Comunista ci sarà una conferenza stampa organizzata dal  comitato regionale della lista Rivoluzione civile - Ingroia. In questa occasione saranno presentati i candidati e le candidate pugliesi per l'elezione della Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica.

28.01.2013
Vito Stano

domenica 27 gennaio 2013

Sardegna nella storia: dai nuraghi agli spagnoli il vino presenza costante


La Sardegna e il vino hanno sempre avuto un legame forte e antico che affonda le sue radici nel passato nuragico. Studi recenti su reperti archeologici rinvenuti in alcuni siti nuragici propongono l’affascinante tesi della presenza di attività enologiche già in quell’epoca (dal 1700 a.C. al 300 a.C.).

In Sardegna la vite è parte integrante del paesaggio, è presente quasi ovunque, dalle pianure più fertili vicino al mare sino all’alta collina, alle zone più interne dove spesso la coltivazione della vite è ancora legata ad antiche tradizioni. La vitivinicoltura ha sempre svolto un ruolo importante nell’economia agricola sarda. La conformazione del territorio di questa regione consente una viticoltura moderatamente intensiva, caratterizzata da una produzione enologica di elevata qualità, che in alcune aree raggiunge l’eccellenza. Utilizzato prima come mezzo di scambio e poi come oggetto di fiorente commercio, il vino è diventato nel corso dei millenni un messaggio di cultura e di civiltà per tanti popoli e nell’isola l’antico legame con l’uomo perdura immutato da secoli lontani.

È quasi certo che la vitis vinifera, al pari dell’olivo, sia una pianta autoctona e selvatica della regione, tanto che i popoli sopraggiunti non portarono il ceppo o il sarmento, bensì l’arte dell’innesto, della coltivazione e le tecniche di produzione e di conservazione del vino.  Fin dalle origini più remote la Sardegna ha beneficiato dell’apporto di popolazioni estranee susseguitesi nel dominio dell’isola. Popolazioni semitiche, cretesi e fenicie, crearono le loro basi di appoggio in diversi punti della costa: tra queste Tharros e Kalaris che divennero importanti e prosperose colonie. Seguirono i punici, i romani e i bizantini. I fenici, grandi viticoltori, ma anche esperti navigatori, nell’intento di dare maggiori opportunità di sviluppo ai loro commerci nel Mediterraneo centro-occidentale, diffusero la coltura della vite proprio nelle aree attorno alle colonie. I punici troveranno una viticoltura già impostata che, in virtù di rapporti più intensi con il popolo sardo, diventerà coltura dominante nelle colonie di Kalaris, Tharros, Cornus, Nora e Olbia.

Con la violenta estromissione dei Punici da parte dei Romani, inizia per la Sardegna un lungo periodo di dominazione di cui sono rimaste numerose testimonianze archeologiche relative alla vitivinicoltura praticata in quell’epoca. Di particolare importanza la scoperta dei numerosi vinaccioli, risalenti allo stesso periodo, ritrovati negli strati sottostanti lo stesso nuraghe Arrubiu ad Orroli in provincia di Cagliari, e riconducibili a vitigni autoctoni ancora presenti. Sono state rinvenute delle zone adibite a veri e propri laboratori enologici datati tra il II e il IV secolo d.C, provvisti di vasche per la pigiatura dell’uva, basi di torchi e contenitori vari.

L’epoca romana finì verso la metà del V secolo con le invasioni vandaliche; le distruzioni e l’abbandono delle colture che si accompagnarono a questo periodo portarono ad una successiva ripresa dell’intensa attività agraria ad opera dei bizantini, ai quali si deve, oltre alla normativa culturale piuttosto rigorosa e dettagliata, l’introduzione di nuovi vitigni. Sotto la sovranità dell’impero romano d’oriente la Sardegna conobbe un lungo periodo di crisi economico-sociale; le attività commerciali, ormai prive del diretto controllo dell’autorità di Bisanzio, subirono un declino irreversibile. Si ebbe un intenso movimento migratorio verso le zone rurali dell’entroterra. Seguì la Sardegna giudicale e quindi la regione fu suddivisa in quattro giudicati, vere e proprie entità statali autonome. I giudicati conobbero l’influsso dell’architettura romanica e successivamente di quella gotica catalana, e culturalmente mutarono in modo sostanziale. Il giudice governava sulla base di un patto con il popolo, il cosiddetto bannus-consensus, venuto meno il quale il sovrano poteva essere detronizzato ed anche legittimamente ucciso dal popolo medesimo, senza che questo incidesse sulla trasmissione ereditaria del titolo all’interno della dinastia regnante.

Con la caduta dei giudicati in Sardegna iniziò una nuova fase storica caratterizzata da un nuovo assetto politico-amministrativo signorile e comunale ispirato ai modelli peninsulari, che si protrarrà fino alla completa conquista aragonese alla conseguente unificazione del Regno di Sardegna prima spagnola e poi sabauda.

Sebbene la Spagna uscisse allora per sempre dalla storia della Sardegna, il lungo contatto dei sardi con la cultura prima catalano-aragonese e poi spagnola lasciò tracce durature. Per i governanti sabaudi che seguirono fu molto difficile estirpare usi e forme culturali profondamente radicati. Nella lingua sarda poi le impronte lessicali iberiche sono ancora evidenti, così come nei costumi, nelle grandi feste religiose e in molte forme di socializzazione. Bisogna ammettere che, anche se il periodo spagnolo sia considerato quello più buio dell’isola, una parte del patrimonio culturale sardo ancora oggi rivela vincoli profondi di affinità e condivisione con quello della penisola iberica. Una cultura enogastronomica ricca di contaminazioni e quindi molto interessante. Ci sono vitigni autoctoni che sembrano bandiere della Sardegna e prodotti che raccontano storie e vite di questa terra.      

27.01.2013
Giulio Stano
(sommelier Ais Puglia)

sabato 26 gennaio 2013

Cosa devo guardare: al Museo riflessioni sui paesaggi di Antonioni


Cosa devo guadare - Riflessioni critiche e fotografiche sui paesaggi di Michelangelo Antonioni è nelle parole di Maurizio G. De Bonis che introducono il testo: «un  progetto editoriale che rappresenta il punto di congiunzione tra un lavoro critico/teorico e un approfondimento creativo svolti parallelamente nel corso del tempo. Si tratta di due percorsi condivisi dal punto di vista programmatico e intellettuale, nonché umano, realizzati in un lungo arco di tempo e che hanno avuto una concreta verifica nella mostra fotografica di Orith Youdovich intitolata Come devo vivere. Dialoghi visivi con il cinema di Michelangelo Antonioni, allestita a Roma nel novembre 2010».
Cosa esprime veramente un paesaggio? Quali valori contenutistici, estetici e formali comunica al fruitore? E come si colloca questo elemento nell’ambito dell’evoluzione delle un’impostazione artistica di stampo filosofico.
Queste sono le domande da cui è scaturita l’idea centrale alla base del volume e alle quali Maurizio G. De Bonis e Orith Youdovich, grazie a uno studio critico e a un lavoro fotografico collegati tra loro, hanno provato a dare una risposta utilizzando come punto di riferimento creativo la fondamentale figura di Michelangelo Antonioni, cineasta che ha elaborato un concetto espressivo di paesaggio personale e innovativo, connesso a un’impostazione artistica di stampo filosofico.
I paesaggi di Antonioni si sono naturalmente collocati all’interno di un percorso, tra pittura, fotografia e cinema che, grazie al lavoro di altri autori visuali, ha trasformato la riproduzione descrittiva del mondo in contenitore metaforico di innumerevoli istanze poetiche.

Maurizio G. De Bonis. Nato a Catania nel 1962. Svolge da molti anni attività di giornalista culturale, critico cinematografico e delle arti visive. È iscritto all’Ordine Nazionale dei Giornalisti dal 1991 ed è membro della Federazione Nazionale della Stampa. È direttore responsabile di CultFrame – Arti Visive, testata giornalistica online dedicata al cinema, alla fotografia e all’arte contemporanea. È Responsabile della comunicazione e membro del Comitato esecutivo del Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani – SNCCI ed è direttore di CineCriticaWeb, supplemento telematico dell’organo del SNCCI. È Presidente di Punto di Svista e membro del Comitato di Redazione della testata giornalistica online Punto di Svista – Arti Visive in Italia. Scrive di cinema su CineCritica (versione cartacea) ed è stato critico cinematografico per oltre dieci anni di Cinema.it e La Voce Repubblicana. Ha svolto per molti anni attività di docenza nell’ambito del Master in Critica Giornalistica organizzato dall’Accademia d’Arte Drammatica Silvio D’Amico di Roma. Attualmente insegna linguaggio audiovisivo presso l’Istituto Superiore di Fotografia e Comunicazione Integrata di Roma e Officine Fotografiche di Roma. Ha curato mostre fotografiche e retrospettive cinematografiche nell’ambito di FotoGrafia-Festival Internazionale di Roma, Fotoleggendo (Roma), Mostra Internazionale del Nuovo Cinema (Pesaro), Roma Kolnoa Festival (Roma).
Pubblicazioni: Cosa devo guardare – Riflessioni critiche e fotografiche sui paesaggi di Michelangelo Antonioni (Postcart, Roma, 2012 – co-autore); Cinema Israeliano Contemporaneo (Marsilio Editori, Venezia, 2009 – co-curatore); L’immagine della memoria. La Shoah tra cinema e fotografia (Onyx Edizioni, Roma, 2007).


Orith Youdovich vive e lavora tra Roma e Tel Aviv. Fotografa e curatrice, si è diplomata in Fotografia presso l’Istituto Superiore di Fotografia di Roma (ISF, 1992). Da diversi anni ha abbandonato il reportage sociale per dedicarsi alla fotografia di tipo concettuale e da allora dirige il proprio sguardo creativo sul mondo in un continuo processo di analisi del rapporto tra sguardo soggettivo e paesaggio. Svolge inoltre un’attività di ricerca artistica basata sulla connessione tra fotografia e cinema. Ha esposto in numerose mostre personali e collettive ed ha curato esposizioni per Festival di fotografia italiani. È co-autrice del libro Cosa devo guardare – Riflessioni critiche e fotografiche sui paesaggi di Michelangelo Antonioni (Postcart, 2012) e curatrice del volume Fotografia Israeliana Contemporanea (FPM, 2005). Ha co-fondato l’Associazione Culturale Punto di Svista nell’ambito della quale svolge attività legate alla divulgazione della cultura fotografica e al rapporto tra la fotografia e le altre arti. Dal 2000 è capo redattore della testata giornalistica  CultFrame – Arti Visive, testata giornalistica online dedicata al cinema, alla fotografia e all’arte contemporanea e dal 2009 direttore responsabile di Punto di Svista – Arti Visive in Italia.

Amalia Di Lanno per il Museo della Fotografia del Politecnico di Bari

venerdì 25 gennaio 2013

Il paradosso della civiltà: il romanzo-saggio di Roberto Cazzolla Gatti


Il paradosso della civiltà di Roberto Cazzolla Gatti è il titolo del romanzo-saggio pubblicato da Adda Editore, in libreria da lunedì 28 gennaio.

Alla Grande Madreaffinché possa continuare a risplendere nella sua bellezza.

«No, caro uomo civilizzato, noi non diventeremo mai come voi. Potete anche chiamarci selvaggi. Violentarci, imprigionarci, picchiarci. Potete sentirvi superiori perché vi definite civili. Ma noi non tradiremo mai la nostra Natura, non feriremo mai la nostra Madre e non soggiogheremo mai un nostro Fratello. Per noi l’unica vera ricchezza è la vita. La vita è l’unica cosa che conta. Solo in lei è la bellezza. Solo in lei la speranza».

«Io ormai sono vecchia e deperita da questi anni trascorsi lontani da casa. La polvere ha riempito i miei polmoni ed il sole ha bruciato la mia pelle. Non mi resta molto da vivere. Ma io continuo ad essere parte di tutti voi, Mathaar. Sento ancora nelle mie vene scorrere la linfa degli alberi della foresta, nonostante le siamo lontani da tempo. Sento nel cuore i vostri respiri, nelle orecchie il canto degli uccelli e tra le mani il calore delle pellicce. La mia anima non se n’è mai andata da quella foresta».

«Ho un cancro, Tommaso. Ormai mi ha divorato i polmoni. Mi han detto che saranno stati i fumi che ho respirato per tutti quegli anni in fabbrica e le sigarette. Sai, dicono che è il male del secolo. Secondo me è il male della civiltà».

«Vedi caro figlio il ricatto del lavoro del mondo moderno ci ha resi schiavi. Saremmo disposti a tutto pur di guadagnare. Anche ad intossicarci giorno dopo giorno. E dopo una vita di sacrifici, senza neanche avere un istante libero per godere il frutto di quel lavoro, cosa ci rimane? Gli ultimi anni di sofferenza nella malattia. Questo ci resta».

«Così si crea la povertà. La povertà non è reale. Così come la ricchezza, non esiste. È una creazione della civiltà. Se non segui un certo standard di vita preconfezionato, sei povero. Sino a quando esisterà il denaro ci sarà sempre qualcuno ricco e qualcun altro povero, perché in fondo quando ci sono i soldi di mezzo c’è sempre chi vende qualcosa a qualcuno. Ma chi più sottrae all’ambiente naturale, sfruttandolo allo stremo, più è in grado di vendere… e, quindi, di arricchirsi. Ed alla fine della giostra chi ci ha perso davvero qualcosa? La Natura, e l’uomo in essa. Così nascono, anche, le emergenze umanitarie».

«Papà, l’ho capito molto tardi e questo mi distrugge. Ma non c’è niente che abbia più valore della vita e difenderla, ad ogni costo, è ciò che più nobilita l’animo di ogni uomo. [...] Non nelle ricchezze materiali splende la vita. Non nel potere, nel controllo o nel dominio. Ma nella semplicità. Un'esistenza semplice, fatta di cose che davvero contano. L’affetto di poche, ma vere persone. Il piacere di stare con gli altri. Di leggere, di scrivere. Di sentire buona musica o ammirare un bel quadro. Di vivere immersi nella Natura, dove ogni respiro alimenta e non distrugge il tuo corpo. Di essere coerenti, sino alla fine, per vivere come le cose che dici. E, su tutto, di scoprire l’amore che è insito in ogni elemento. Qui nel Mondo, papà, non nella Terra promessa. È un amore che spesso non ricerchiamo durante il nostro breve passaggio nella Grande Madre, ma lo affidiamo alla vita ultraterrena, a quella che verrà».

245 pagine, I edizione: gennaio 2013, stampato su carta riciclata 100%.

In vendita da lunedì 28 anche on line su addaeditore.it; ibs.it, amazon.it e libreriauniversitaria.it.

Tagli abusivi e macchia distrutta: danni a Cassano e Acquaviva


Tagli abusivi, macchia distrutta e danni al paesaggio alle porte di Bari. Operazione territorio: in azione i forestali di Acquaviva delle Fonti e Cassano delle Murge.

Nell’ambito di un’operazione coordinata mirata ad intensificare i controlli sul comprensorio di Cassano Murge ed Acquaviva, le locali Stazioni del Corpo Forestale dello Stato hanno condotto due importanti operazioni di polizia forestale e ambientale nelle località, rispettivamente, Grottagiglio del Comune di Cassano delle Murge e Parchi della Chiesa nel Comune di Acquaviva delle Fonti.

Nel primo caso, i forestali rinvenivano presso un’azienda agricola la presenza di circa 80 quintali di legna da ardere di essenza quercina (Roverella mista a ceppi di olivo) in parte depezzata e in parte ridotta in tronchi sezionati della lunghezza di circa 50 cm e con un diametro variabile dai 15 ai 35 centimetri, di cui i possessori non erano in grado di esibire alcuna documentazione attestante  la lecita provenienza. Trattasi infatti del presunto bottino di una serie di tagli boschivi furtivi e abusivi  in danno di un bosco ceduo di roverella di proprietà privata, già segnalati alla polizia forestale. Attraverso un metodo di evidenze fisiche, si riusciva anche a rinvenire l’origine del taglio. Tutta la legna veniva sequestrata, mentre il titolare dell’azienda veniva denunciato per ricettazione.

Nel corso della seconda operazione i forestali mettevano i sigilli ad un cantiere ove erano in corso  lavori di movimento di terra con l’ausilio di mezzi meccanici all’interno della lama del Torrente Picone ricadente nell’agro del Comune di Acquaviva delle Fonti (Ba), alla località Parchi della Chiesa, vincolato per scopi Paesaggistico/Ambientali, Idrogeologici e ai sensi del D.M.6884 del 12.11.1936.

I lavori consistevano nella rimozione di muretto a secco di contenimento e nella distruzione di cespugli di macchia mediterranea della specie Quercus Coccifera (Quercia Spinosa), radicati nello stesso. Accertata l’assenza di autorizzazioni rilasciate dagli enti preposti, si è proceduto a sequestrare l’area ed a denunciare gli autori dei lavori per la violazione delle prescrizioni a tutela degli ambiti estesi di tipo B, lame, corsi d’acqua e beni diffusi del paesaggio  contenute nel Piano Urbanistico Territoriale vigente in Puglia,  nel Codice del Paesaggio, nel testo unico dell’edilizia e nell’art. 734 del codice penale (deturpazione o distruzione bellezze naturali).

(fonte Corpo Forestale dello Stato - Regione Puglia)

Centrale a carbone di Brindisi: l’ultima offesa all’ambiente


WWF: Sversate in mare acque contaminate da carbone. Confermata anche dall’ARPA la contaminazione dell’acqua provocata dall’allagamento della trincea del nastro trasportatore della centrale Enel di Brindisi.

Firma la petizione contro le centrali a carbone su stopcarbone.wwf.it

La centrale a carbone ENEL Federico II di Brindisi colpisce ancora: come se non bastasse l’inquinamento dell’aria e della terra che impedisce tuttora la coltivazione dei terreni attorno alla centrale, l’allagamento della trincea del nastro che trasporta il carbone ha causato uno sversamento di polveri di carbone che ha inquinato anche il mare di fronte alla centrale. Tanto da indurre  l’Arpa a bloccare  le idrovore che erano al lavoro per liberare il nastro trasportatore  dall’acqua delle piogge dei giorni passati  poiché, sostiene l’Arpa,  «l’acqua è contaminata da carbone».

Gli scarichi prodotti dalle idrovore dell’ENEL contengono potenzialmente polveri di carbone la cui composizione è oramai ben nota e la cui pericolosità è legata anche alla matrice ambientale che li riceve. Va sottolineato come sia la parte organica che quella minerale delle polveri di carbone rappresentano un rischio per l’ambiente e per la salute; infatti, gli IPA (Idrocarburi Policiclici Aromatici) nella prima e i metalli come arsenico e mercurio nella seconda rendono queste polveri altamente inquinanti.

Eventi simili sono avvenuti anche in altre località con sversamento di polveri direttamente in mare, ma in quei casi l’intervento tempestivo di tecnici ed autorità competenti hanno limitato i danni. La presenza oggi di questi inquinanti nel nostro mare, nei nostri corsi d’acqua e nei terreni corrisponde senza dubbio ad un danno ambientale la cui entità ha una rilevanza molto alta, poiché si tratta di un territorio già altamente fragile, alterato e deturpato e perciò reso poco resistente ad eventi come questi che, seppur limitati nel tempo, hanno avuto pesanti ripercussioni sulla fauna e sulla flora terrestri e marine.

In mare gli inquinanti si diffondono con estrema facilità depositandosi sul fondo e restando in sospensione e con altrettanta facilità entrano nella catena alimentare e, a causa delle le loro proprietà tossiche anche cancerogene, mutagene e teratogene, causano danni diretti alle specie marine, e arrivano sulle nostre tavole. Inoltre scarichi idrici con concentrazioni elevate di polveri possono causare localmente un abbassamento della concentrazione di ossigeno nell’acqua, operando da filtro per la luce e intorpidendo l’acqua. Inutile dire come il ripetersi di queste aggressioni stia compromettendo l’intero ecosistema.

Sembra impossibile che non esista un piano di emergenza ambientale dell’azienda e degli enti pubblici, in caso di eventi climatici, in grado di prevenire l’ennesimo errore umano. Il WWF Italia, insieme alla Sezione  regionale pugliese e quella di Brindisi, continueranno nelle battaglie   legali anche per questo caso, e sono già in azione con i propri  avvocati  per valutare ulteriori denunce o costituzioni in altri procedimenti che dovessero essere avviati dalla  Magistratura   a carico di  Enel.

Il WWF è impegnato a livello nazionale contro le centrali a carbone. Oltre Brindisi, infatti, ci sono altri siti dove il carbone sta mettendo in pericolo non solo l’ambiente e il territorio, ma anche la salute umana e dove il WWF è attivo con azioni legali (ricorsi  e denunce),  di lobby, di informazione.  Dalla Liguria, dove a Vado Ligure l’emergenza sanitaria è ormai conclamata, a Porto Tolle, dove addirittura è prevista una centrale a carbone nel mezzo di un parco, a Saline ioniche,  il tentativo di costruire nuove centrali a carbone a fronte di una overcapacity di produzione di energia elettrica costituisce un pericolo non solo l’ambiente e il territorio, ma anche la salute umana.

(fonte WWF Puglia)

giovedì 24 gennaio 2013

Foggia: sventato furto di guard rail sul viadotto autostradale 346 dell'A14


Siamo alla frutta, a Foggia si rubano anche i guard rail. O meglio i balordi, come li apostrafa il Corpo Forestale, tentano di portare via oltre 200 metri di barre metalliche già smontate dal guard rail del viadotto autostradale 346 dell’A14 (Pescara -  Taranto) in località Posta Stefana, nel comune di Foggia.

Gli uomini del Nucleo Investigativo del Corpo Forestale dello Stato di Foggia hanno sventato in data odierna il furto di 64 barre metalliche di 3,60 metri ciascuna.

Gli elementi erano depositati al suolo e pronti per essere portati via. Nonostante l’appostamento, i forestali non sono riusciti ad individuare gli autori del reato, ma proseguono le indagini in tal senso. Notevole il pericolo che un’azione del genere avrebbe comportato alla circolazione autostradale e sulla strada comunale.

Riconsegnati al Comune di Foggia, una ditta manutentiva provvederà in pochissimo tempo al rimontaggio degli elementi asportati e al ripristino del guard rail. L’operazione rientra in una serie di servizi che il Corpo Forestale di Foggia ha posto in essere in tutta la provincia per arginare il fenomeno del furto di rame dei conduttori elettrici e del materiale ferroso di condutture idriche, guard rail eccetera.

24.01.2013
V.S.

Tabaccai manifestano a Bruxelles: Rocco Luiso aderisce alla protesta

Stralcio del discorso del presidente Cedt Giovanni Risso 
La protesta dei dettaglianti del tabacco alle nostre latitudini non ha fatto rumore e dunque non è diventata una notizia, ma l'interesse per la manifestazione svoltasi a Bruxelles il giorno 22 gennaio ha contribuito a illuminare una zona d'ombra. Avevamo accennato nell'articolo che segue http://murgiambiente.blogspot.it/2013/01/proibizionismo-o-tutela-della-salute.html che a protestare c'era anche una rappresentanza cassanese: Rocco Luiso ha aderito alla protesta e ci ha spiegato le sue ragioni.

In sintesi Rocco Luiso ha confermato la sua adesione alle parole pronunciate dal presidente della Confederazione europea dettaglianti del tabacco (Cedt) Giovanni Russi, il quale ha espresso un netto rifiuto alla direttiva che la Commissione Europea si appresta a varare in relazione alla commercializzazione dei tabacchi. La categoria lamenta l'inefficacia delle immagini shock quale forma di informazione sulle conseguenze dall'utilizzo dei tabacchi e allo stesso tempo invita le istituzioni a promuovere sia in famiglia che nelle scuole una campagna informativa seria.

Inoltre Luiso conferma l'ipotesi dell'aumento della vendita di sigarette di contrabbando, ma questo fenomeno  come conferma Luiso – «non è ad oggi presente su Cassano», a differenza di altri centri (Bari o Monopoli sono risaputi) dove è possibile acquistare tabacchi di provenienza illecita. Inoltre un altro interessante aspetto emerso in occasione della protesta a Bruxelles è stato quello della vendita on line di tabacchi di: Luiso ha confermato la denuncia della categoria, però ha precisato che questa pratica è, per il momento, poco diffusa in Italia,  perché il costo delle sigarette non sarebbe granché differente, a fronte di un prodotto (quello acquistato on line) senza certificazione di provenienza. 

Insomma quella della Cedt è una difesa della categoria e dei suoi interessi, ma allo stesso tempo quella della Commissione Europea sembra una strategia tesa a colpire un soggetto della grande filiera del consumo dei tabacchi per farne il capro espiatorio. 

24.01.2013
Vito Stano