mercoledì 1 maggio 2013

Porta a porta: slitta la data d'inizio. Consegna del kit a cura dei facilitatori


La raccolta dei rifiuti porta a porta non parte oggi, ma il 13 maggio. La macchina organizzativa ha subito «rallentamenti a causa della contingenza economica del momento», cioè in pratica le aziende che producono i cassonetti, a causa della crisi, hanno dovuto licenziare gli operai che producono i cassonetti e dunque la contestuale vendita dei cassonetti ha subito rallentamenti.

Foto Archivio Vito Stano © 2013
Prima dell'inizio del servizio di raccolta però era prevista una campagna di comunicazione, campagna che ad oggi consta di due manifesti dai titoli inequivocabili: ‘Manca poco’ e ‘L’ora della differenziata è arrivata’; questo è quanto ha prodotto l’amministrazione comunale. Invece, come da capitolato, l’Ati Tra.de.co. - Murgia Servizi Ecologici doveva occuparsi della campagna di sensibilizzazione e informazione: in effetti l'Ati ha affidato questo lavoro alla società Achabmed Srl di San Giorgio del Sannio, in provincia di Benevento, che ha deciso di dare direttamente l’incarico a 20 ragazzi e ragazzi, che si occuperanno della distribuzione del kit per la raccolta differenziata, oltre che spiegare ai cittadini le minuzie del servizio di raccolta, per cui sono stati formati in apposito corso di formazione.  

Ma in che modo la società ha individuato i cosiddetti facilitatori ambientali?    
Le ragazze e i ragazzi sono stati nominati facilitatori ambientali in maniera diretta e discrezionale (per tramite delle associazioni di cui sono soci) dalla società Achabmed Srl; la società «ha scelto – ha dichiarato in conferenza stampa l’assessore all’Ambiente Carmelo Briano – dall’elenco completo di tutte le associazioni, quelle che, secondo l’Achabmed Srl, risultavano idonee per espletare questa tipologia di servizio». Dunque nessun bando pubblico, come è stato fatto a Laterza, dove la stessa società Achabmed si è occupata della comunicazione per il servizio raccolta rifiuti: «nel Comune tarantino all’apertura del bando pubblico – ha detto ancora Briano – sono pervenute circa 200 domande, pertanto, vista l’esperienza pregressa, la società campana ha insistito per scegliere direttamente i facilitatori anziché procedere ad una gara pubblica che avrebbe portato via molto, troppo tempo».

Quanto guadagneranno i facilitatori?
I facilitatori ambientali guadagneranno 500,00 euro a testa; il compenso non sarà devoluto ai singoli ma alle associazioni di cui i facilitatori hanno la tessera di socio.

Quali associazioni sono state scelte?
Ad oggi non c’è un elenco pubblico, nè tantomeno la sindaco Di Medio e l’assessore Briano, a loro dire, sono a conoscenza delle associazioni scelte per svolgere il servizio di consegna dei cassonetti. Ma durante l’incontro i facilitatori erano, per ovvie ragioni, presenti e dunque è stato possibile individuare an passant, attraverso i volti dei soci, le associazioni fortunate: Pro Loco La Murgianella; I Malavoglia. Ma è stato anche facile appurare che tra i facilitatori ci sono anche ragazzi non facenti parte di nessuna associazione. Questa situazione fa sorgere una domanda: se i soldi (500,00 euro a facilitatore) saranno devoluti non ai singoli ma alle associazioni, i ragazzi che non sono soci di nessuna delle associazioni scelte come si comporteranno? Saranno costretti ad associarsi a qualcuna delle prescelte per ottenere il rimborso dovuto per l'opera prestata?

I facilitatori saranno assicurati in caso d’infortunio?
È questo il gradino al quale è inciampato il progetto iniziale: durante l’incontro d’informazione, svolto nei locali in biblioteca civica lunedì 21 aprile, la questione dell’assicurazione non era stata ancora sciolta, tanto che il rappresentante della associazione Pubblica Assistenza presente all’incontro, pose la questione senza avere risposta esauriente. In seguito è stato deciso di addossare sulle spalle delle associazioni il dovere di effettuare «la copertura assicurativa», come si legge al punto 7 della comunicazione-incarico che le associazioni scelte hanno ricevuto. Dunque il nodo irrisolto della copertura assicurativa dei facilitatori ha convinto l’associazione Pubblica Assistenza ha rifiutare l’invito e dunque a perdere l'occasione di incassare circa 2mila euro totali, 500euro per ogni facilitatore, che divisi per 60 giorni di lavoro ciascuno fanno 8,33 euro al giorno, che divisi per 4 ore al giorno fanno 2euro all'ora. La Pubblica Assistenza quindi ha detto «no grazie», perché stipulare un premio assicurativo per l’occasione sarebbe stato troppo costoso e lavorare senza copertura assicurativa stipulata per l'occasione sarebbe stato troppo rischioso. In quanto, è bene precisarlo, l’assicurazione, di cui qualsiasi associazione può avvalersi per le attività previste dallo statuto associativo, non copre gli eventuali danni ai soci e a terzi occorsi durante lo svolgimento di attività diverse da quelle previste dallo statuto stesso. Pertanto i facilitatori, a meno che le associazioni prescelte non stipulino premi assicurativi per l’occasione, in pratica non avranno una copertura efficace in caso d'infortunio.

Il tempo stringe, nessun bando e nomina diretta
Ma se il tempo è tiranno per la vicenda dei facilitatori, lo stesso non si può dire per le guardie ambientali volontarie, che a differenza dei “cugini” facilitatori non riceveranno alcun compenso. In questo caso la vicenda è stata direttamente gestita dal Comune, che ha potuto pertanto liberamente decidere le modalità d’individuazione dei soggetti. La funzione di questi volontari sarà di vigilare, senza nessun poter di polizia giudiziaria, che vengano rispettate le prerogative del conferimento dei rifiuti: in concreto se un volontario vedrà un cittadino gettare un sacchetto fuori posto o fuori orario dovrà contattare gli agenti della Polizia municipale, che, una volta giunti sul posto, potranno elevare la sanzione pecuniaria del caso, con il rischio che il “reo” possa successivamente rivalersi sul volontario “guardone”. In sostanza l’opera di questi volontari non è diversa da quella che ogni cittadino dovrebbe già fare e che in pochissimi fanno, poiché la maggioranza resta comunque fedele al detto ‘chi si fa i fatti suoi campa cent’anni’.

Con la crisi tutto rallenta, anche il nuovo servizio porta a porta: la vicenda dei facilitatori però è sintomatica di come il problema occupazionale sia sentito dall'amministrazione comunale, la quale, anziché concedere alla società incaricata Achabmed Srl di scegliere ragazzi e ragazze soci di associazioni (e anche non soci), poteva "suggerire" alla società di attingere ai nominativi di disoccupati e inoccupati iscritti nelle liste di collocamento del Comune di Cassano delle Murge e scegliere tra questi soggetti quelli rispondenti ai requisiti richiesti. Invece la scelta delle associazioni, oltre a rendere nebulosa e contorta la faccenda, ha anche comportato la defezione di alcuni ragazzi che dopo il corso hanno fanno dietrofront, per motivi differenti, lasciando il gruppo dei fantastici 20 quasi sguarnito dei patentati necessari per svolgere il servizio di distribuzione. 

01.05.2013
Vito Stano

Vis-à-Vis da venerdì a Bitonto: Francesca De Santis immagina l'altro


10x10 oltre a riproporsi come una chiamata alle arti, intende approfondire i nuovi linguaggi del contemporaneo avvalendosi della visione creativa di giovani talenti. Obiettivo fondamentale del progetto quello di avvicinare i non addetti ai nuovi alfabeti contemporanei attraverso incontri, workshopperformance proposti dagli stessi artisti, durante tali occasioni il visitatore sarà partecipe alla condivisione di idee innovative e potrà personalmente confrontarsi con la creatività degli artisti attraverso un percorso di ricerca, progettualità e sperimentazione individuale e collettiva. Inoltre, il progetto 10x10, ripercorrendo l’iter di sperimentazione della prima edizione, offre la possibilità a giovani artisti di poter esporre un progetto personale negli spazi espositivi delle officine culturali di Bitonto. I creativi che desiderano partecipare a 10x10, potranno proporre il proprio progetto artistico che, previa analisi e valutazione, potrà essere inserito nel calendario della manifestazione. Gli artisti interessati all'iniziativa, potranno inviare una sintesi progettuale (idea e immagini dei lavori) all’indirizzo di posta del referente del progetto 10x10, Amalia Di Lanno: amalia.dilanno@libero.it.

Il primo progetto espositivo è Vis-à-Vis di Francesca De Santisa cura di Amalia Di Lanno. Nell’ambito del progetto culturale 10x10, venerdi 3 maggio 2013 ore 20,00 sarà inaugurata da Amalia di Lanno, la prima espositiva della fotografa pugliese Francesca De Santis. Il progetto della De Santis pone in relazione differenti piani in cui il confronto visuale non risulta legato unicamente alla fisionomia dei soggetti ripresi, ma ad un’esamina fortemente semiotica. Il vis-à-vis diviene nell’ottica dell’artista un rapporto ampio che va oltre il determinato approccio fotografo-fotografato, un’analisi sperimentale e surreale della visione del singolo con se stesso e con la proiezione di Sé. Immagine e immaginazione nell’ottica di un faccia a faccia più profondo e, al contempo, magico in cui la fotografia risulta soltanto una delle chiavi di accesso mediante la quale l’artista dialoga con il singolo e con i mondi che lo stesso crea, l’immaginazione si fa immagine e l’immagine, a sua volta, materializza l’immaginario.

Vis-à-Vis è un esperimento che esplora diversi mondi e realtà soggettive, i ritratti presentati in mostra fanno parte di un vero e proprio catalago di facce in fieri, un "censimento visionario" di soggetti eterogenei per età, provenienza geografica, etnia, stato sociale, un repertorio in cui Francesca De Santis, attraverso uno studio approfondito e una elaborata ricerca, si pone vis-à-vis con chi ha di fronte, unica regola l’immaginazione. Pertanto, il soggetto è libero di esprimere se stesso, di divenire altro, di rappresentarsi diverso scegliendo un ritaglio di immagini celebri proposte dall’artista (dalla bocca di Marilyn Monroe particolare estratto dall’opera di Andy Warhol ai baffi di Salvador Dalì decontestualizzati dallo scatto di Willy Rizzo). 

La scelta del cielo esoprattuttodelle nuvole che compongono lo sfondo di ciascun ritratto sottolineano maggiormente l’atmosfera e l’iter progettuale, i protagonisti degli scatti si trasformano a loro volta in personaggi fantastici, celebrità ibride che giocano in una dimensione aerea, sospesi con la testa fra le nuvole, sognano e ‘si scompongono’ ricomponendosi in altro modo, l’immagine di se stessi diviene collage umano, ci si ritocca senza modificarsi ma soltanto sperimentandosi in una proiezione fantastica. Il cielo è lo scenario nel quale i soggetti immersi nelle immagini si mascherano, simbolicamente esso rimanda altresì all’idea dell’interezza, di un tutto in cui i personaggi ritratti si destrutturano per poi liberamente ridefinirsi in nuova ‘forma’, il particolare ovvero la nuova immagine creata si mescola all’universalità unica con un forte richiamo e omaggio al mondo dell’arte a cui la sensibilità dell’artista si ispira.

Vis-à-Vis è un progetto dell’immaginario in cui si è protagonisti di ciò che si desidera essere, un laboratorio interattivo in cui poter liberamente esprimere se stessi, ci si scompone e ci si ricrea in altro modo, siamo altrove e ovunque. In una realtà sempre meno attenta ai sogni e alle speranze il progetto Vis-à-Vis di Francesca De Santis desidera porre attenzione al valore della fotografia come mezzo di indagine e di scoperta di se stessi e delle potenzialità creative nascoste o semplicemente dimenticate.

Vis-à-Vis apre le porte all’arte di sognaredi inventare, di fantasticare perché… oltre noi c’è un cielo di nuvole nel quale ogni tanto è bello poter liberare la testa e lasciarsi andare all’incanto, la magia della fotografia regala ben oltre 15 minutes of fame decantati da Warhol, basta saper immaginare e si resta famosi per sempre.

Il 24 maggio 2013 in occasione del finissage della mostra avrà luogo un originale Vis-à-Vis con l’artista. Unica indicazione: portate con voi l’immaginazione. Tutte le espositive in programma da maggio a dicembre 2013 saranno professionalmente documentate da un reportage video-fotografico a cura di Rosaria Pastoressa.

martedì 30 aprile 2013

Giornalisti del Mediterraneo: a Otranto tutto pronto per la V° edizione


Parte ufficialmente la 5° edizione del Concorso Internazionale ‘Giornalisti del Mediterraneo’. La Città di Otranto ospiterà, nella suggestiva scenografia medioevale, la cerimonia di premiazione, che avverrà sabato 7 settembre 2013. L’evento, organizzato dall’associazione “Terra del Mediterraneo” in partnership con il Comune di Otranto ed Europuglia, portale di promozione delle attività e dei progetti del Servizio Mediterraneo della Regione Puglia, gode del patrocinio istituzionale delle Ambasciate di Romania, Paesi Bassi, Croazia, Albania, Bosnia ed Erzegovina, della Provincia di Lecce, del Corpo Consolare di Puglia, Basilicata e Molise e dell’Istituto Isiamed, nonché, dell’European Journalism Centre.  

Il concorso si articolerà in due sezioni: Primavera Araba e Mediterraneo; Premio ‘Città di Otranto’ per la valorizzazione del patrimonio storico e culturale. È possibile scaricare il bando dal sito www.terradelmediterraneo.it o chiedere informazioni chiamando il numero 346/8262198. I lavori dovranno prevenire entro e non oltre il 15 giugno 2013.  Sin dalla 1° edizione il Concorso ha annoverato, tra candidati e vincitori, giornalisti delle più importanti testate nazionali e internazionali quali Corriere della Sera, L’Espresso, Panorama, Ansa, RaiNews24, La7, Rete4, Il Giornale, TGR Rai, Il Messaggero, Italia Oggi, Marie Claire, Europa, Vanity Fair, Io Donna, Il Riformista, I Viaggi di Repubblica.  

«L’evento di quest’anno – spiega Tommaso Forte, giornalista e organizzare dell’evento – è la sintesi di un progetto ambizioso, di cui la Città di Otranto è parte integrante. Otranto, attraverso il suo mare, è stata teatro di vicende umane e di solidarietà. Non solo. È, sopratutto, terra di accoglienza, ospitalità e fratellanza. Dunque, l’evento, quest’anno parte da un territorio in cui il valore sociale e umano è primario». 

«La nostra città  aggiunge Luciano Cariddi, sindaco di Otranto  è da tempo al centro delle cronache internazionali per le note vicende umanitarie legate ai viaggi della speranza e per le quali i miei concittadini si sono sempre profusi. L’appuntamento ‘Giornalisti del Mediterraneo’ è ormai un rendez-vous di riferimento per tutto il mondo “dei mari”, con l’auspicio che i giornalisti si ritrovino nel Salento per riflettere e confrontarsi».

Ritrovato rapporto perduto che svelò il genocidio degli Indiani del Brasile

Il rapporto di Figueiredo denunciò le atrocità commesse
contro i Cinta Larga. Dopo aver sparato alla testa del
suo bambino, gli assassini tagliarono la madre in due.

© Survival
Dopo essere andatodistruttoin un misterioso incendio 45 anni fa, è tornato inaspettatamente alla luce un rapporto scioccante che descrive dettagliatamente le orribili atrocità perpetrate contro gli Indiani del Brasile tra gli anni ‘40 e ‘60. Il rapporto fu commissionato nel 1967 dal Ministro dell’Interno brasiliano. Le rivelazioni dei crimini commessi contro le popolazioni indigene del Brasile dai potenti latifondisti e dal Servizio governativo per la Protezione dell’Indio (SPI) provocarono sdegno in tutto il mondo e portarono, due anni dopo, alla nascita dell’organizzazione per i diritti dei popoli indigeni Survival International.

Le oltre 7.000 pagine del rapporto, scritto dal procuratore generale Jader de Figueiredo Correia, documentavano dettagliatamente assassini di massa, torture e guerre batteriologiche, casi di schiavitù, abusi sessuali, furti di terra e negligenze nei confronti delle popolazioni indigene del Brasile. Per effetto di questi crimini, decine di tribù furono completamente sterminate e molte altre furono decimate. Il rapporto è stato ritrovato recentemente presso il Museo dell’Indio, in Brasile, e si trova ora nelle mani della Comissão Nacional da Verdade, che investiga sulle violazioni dei diritti umani occorsi tra il 1947 e il 1988.

Una delle tante storie raccapriccianti contenute nel rapporto è quella conosciuta come il ‘Massacro dell’11° parallelo’, quando un piccolo aereo lanciò dinamite sul villaggio dei Cinta Larga. Trenta Indiani furono uccisi – solo due sopravvissero per raccontare l’accaduto.
Altre testimonianze includono l’avvelenamento di centinaia di Indiani con zucchero intriso di arsenico, e la descrizione di metodi di tortura terribili, come quello di schiacciare lentamente le caviglie delle vittime con uno strumento conosciuto come il “tronco”.

Le scoperte di Figueiredo scatenarono le proteste internazionali. Basandosi sul rapporto, il 23 febbraio 1969 il giornalista Normal Lewis scrisse in un articolo intitolato ‘Genocidio’: «Dal fuoco alle spade, dall’arsenico alle pallottole, la civilizzazione ha portato sei milioni di Indiani all’estinzione». Pubblicato sul Sunday Times britannico, l’articolo spinse un piccolo gruppo di cittadini preoccupati a fondare, pochi mesi dopo, Survival International. In risposta al rapporto di Figueiredo, il Brasile lanciò un’inchiesta giudiziaria che portò all’incriminazione di 134 funzionari governativi, accusati di oltre 1.000 crimini. 38 di loro furono licenziati, ma nessuno fu mai incarcerato per le atrocità commesse.

Il Servizio per la Protezione dell’Indio fu sciolto e sostituito dal FUNAI, l’odierno Dipartimento brasiliano agli Affari Indiani. Da allora ampie fasce di terra indigena sono state demarcate e protette, ma le tribù brasiliane continuano a lottare contro l’invasione e la distruzione delle loro terre da parte di taglialegna illegali, allevatori e coloni, e contro gli aggressivi programmi di crescita economica del governo, che mirano a portare dozzine di grandi dighe idroelettriche e attività estrattive su larga scala proprio nei territori indigeni.

«Il rapporto Figueiredo è una lettura raccapricciante, ma in una cosa, niente è cambiato: quando si tratta dell’uccisione degli Indiani, regna l’impunità» ha dichiarato oggi il direttore generale di Survival International, Stephen Corry. «Uomini armati uccidono regolarmente gli indigeni, nella consapevolezza che difficilmente saranno consegnati alla giustizia. Nessuno degli assassini dei leader tribali Guarani o Makuxi è mai stato incarcerato per i crimini commessi. È difficile non pensare che alla radice dell’incapacità del Brasile di difendere la vita dei suoi cittadini indigeni non ci siano il razzismo e l’avidità».

(Survival International)

lunedì 29 aprile 2013

Fotografia europea: dal 3 maggio Reggio Emilia capitale della fotografia



Dal 3 maggio alle ore 18.00 al 16 giugno alle 22,00 Gabella di San Pietro, via Emilia San Pietro 73, Reggio Emilia. Esporranno Daniela Guccini, Manuela Assilli, Daniela Ciamarra, Selene Lazzarini. L'inaugurazione è programmata per venerdì 3 maggio alle 18,00; orari di apertura sabato/domenica dal 4 maggio al 16 giugno dalle 10,00 alle 22,00.

L'Ikebana è un'antica forma d'arte giapponese che cerca di creare un microcosmo equilibrato attraverso la composizione floreale, usando materie ed elementi presenti in natura. Questa selezione di immagini, si sente legata al modus Ikebana, reinterpretato in chiave fotografica.

La mostra mette l'accento sulla composizione ragionata che ricerca, anche tramite l'uso della manipolazione digitale, non solo la ricchezza e il compiacimento formale, ma l'equilibrio tra realtà e finzione. Un surrealismo onirico che ben si addice al mezzo fotografico.

Per maggiori informazioni è possibile contattare ikebana2013@gmail.com o è possibile visitare il sito http://ikebana2013.tumblr.com/.

Cinghiali nel Parco Alta Murgia: il 14 maggio partirà il quarto censimento


Il Parco Nazionale dell’Alta Murgia, in collaborazione con il Dipartimento di Biologia dell’Università di Bari, ha organizzato il IV  censimento con cadenza annuale del cinghiale nel Parco Nazionale dell’Alta Murgia. La conta inizierà il giorno 14 e proseguirà fino al 17 maggio.

L’attività di ricerca, svolta attraverso battute su aree campione di bosco, richiede la partecipazione di numerosi volontari, che avranno così l’opportunità di vivere un’esperienza unica di ricerca in campo.

Quest’anno, l’ente Parco, in accordo con strutture ricettive locali, fornisce a proprio carico l’alloggio (con trattamento in mezza pensione) a 25 studenti dell’Università di Bari che parteciperanno all’intera sessione dei conteggi, garantendo inoltre gli spostamenti mediante autobus dedicati.

Le iscrizioni si raccolgono presso il Museo 'Lidia Scalera Liaci' del Dipartimento di Biologia dell’Università di Bari. È possibile prenotarsi anche a una o più giornate di censimento. Per maggiori informazioni è possibile contattare il dottor Rocco Sorino al numero 349/3595538 o il dottor Lorenzo Gaudiano al numero 328/6835885.

29.04.2013
V.S.

Museo della Fotografia di Bari: Raffaella Perna racconta gli anni '60


Domani, martedì 30 aprile alle 17,30, presso la sala conferenze del palazzo del Politecnico in via Giovanni Amendola 126/B a Bari Museo della Fotografia del Politecnico di Bari prosegue gli incontri del laboratorio 'Processi visivi' con Raffaella Perna - Fotografia e arte italiana degli anni Sessanta. Interverrà  Pio Meledandri, direttore del Museo.

Gli anni Sessanta si caratterizzano per una svolta decisiva nel rapporto tra arte e fotografia: quasi contemporaneamente numerosi artisti, differenti per età, posizione geografica e soprattutto per metodi e fini espressivi, si ritrovano accomunati da un ricorso massiccio al medium fotografico. Strumento ritenuto indispensabile per un rinnovamento linguistico, volto sia a oltrepassare la poetica informale, sia a ridisegnare i confini della relazione tra la soggettività del fare artistico e l’oggettività del reale. In questo periodo non è più soltanto la fotografia a interrogarsi sulle questioni dell’arte, ma è l’arte stessa a incorporarla sempre più spesso, rendendo molto complesso, e talvolta inutile, stabilire un confine netto tra le due discipline. Impegnati in un azzeramento emozionale della pratica artistica, molti autori trovano nello statuto di analogon del reale proprio della fotografia, uno strumento in grado di «eliminare almeno in parte la contaminazione del coinvolgimento emotivo». 

Con queste finalità, sin dall’inizio del decennio, nella sperimentazione italiana diventa sempre più frequente l’uso di citazioni derivate dallo specifico fotografico, tratte dall’ambito della tecnica e dalle modalità di visione tipiche del mezzo. Esemplari in tal senso sono le opere dei primi anni Sessanta di Mario Schifano, gli “argenti” di Giosetta Fioroni, i Ricalchi di Renato Mambor o la serie ispirata a Eadweard Muybridge di Umberto Bignardi. Tali esperienze sono in rapporto con una tendenza generale di appropriazione e rielaborazione dei procedimenti tecnici e linguistici della fotografia, avviata già all’inizio degli anni Cinquanta in Inghilterra con mostre quali Parallel of Life and Art (1953) o This is Tomorrow (1956) e diffusa in Europa e negli Stati Uniti dalla seconda metà del decennio. In Italia la sperimentazione di tecniche di riproduzione foto-meccanica viene portata avanti da numerosi artisti anche per il suo potenziale valore socio-politico, nella convinzione che, attraverso la serialità progettuale del prodotto estetico si possa arrivare a ridurne il valore commerciale, aprendo la strada a una processo di democratizzazione dell’arte. Su tali premesse si basa la Mec-Art, movimento fondato nel 1965 da Pierre Restany, al cui primo manifesto aderiscono Mimmo Rotella e Gianni Bertini, ma che in Italia interesserà anche figure come Bruno Di Bello, Aldo Tagliaferro, Elio Mariani.

L'utopia di superare le singole discipline e oltrepassare il confine tra arte e vita conosce un evidente sviluppo nella seconda metà degli anni Sessanta, quando, con il processo di smaterializzazione dell'arte e l’intensificarsi di pratiche artistiche performative, la fotografia viene a rivestire una funzione cruciale, assumendo il duplice ruolo di strumento atto a conservare la memoria di eventi artistici transeunti e di opera a tutti gli effetti. In questo periodo numerosi artisti mostrano un’attitudine sempre più pronunciata a interrogarsi sulla natura e sulla definizione stessa di arte: in area concettuale si diffonde l’uso della mise en abîme e della sequenza fotografica, strumenti attraverso cui esprimere l’idea artistica nel suo sviluppo e nella sua processualità e nel contempo evidenziare la natura convenzionale del linguaggio. Durante il seminario, oltre alle tendenze e agli autori già menzionati, si prenderanno in esame le esperienze di Mario Cresci, Ugo Mulas, Luca Patella, Franco Vaccari e i rapporti tra l'Arte Povera e la fotografia.

(Raffaella Perna per il Museo della Fotografia del Politecnico di Bari)
http://museofotografiapoliba.blogspot.it/

Bari incontra la ong Rec: voci da Gaza per non dimenticare il quotidiano


La Comunità Palestinese di Puglia e Basilicata Comitato Tadamon Filastin فلسطين  تضامن (Solidarietà - Palestina) per stasera, lunedì 29 aprile, alle 19,00 in via Borrelli n.32 a Bari (di fronte al Piccolo Teatro), ha organizzato 'Voci da Gaza', incontro su invito dell’Arci-Puglia con Husam Hamdouna, direttore; Mohamed Malakha, psicologo; Amira Abed, insegnante; Mashael Alnajjar, insegnante del Remedial Education Center (REC).

Il REC è un’organizzazione non governativa impegnata in programmi educativi rivolti a bambini a forte rischio di esclusione sociale, con sede a Jabalyia, nel governatorato Nord della Striscia di Gaza.

Per l'occasione sarà presentata anche l’iniziativa 'Per non dimenticare... il Diritto al Ritorno - Tutti a Gaza 2013': interverrà da Roma in collegamento video Bassam Saleh, tra i coordinatori dell’iniziativa e corrispondente del giornale Al Nahar.

Invece la giovane voce di Milad Fatttuleh di Betlemme ci accompagnerà con canti dalla Palestina. La serata si concluderà con un piccolo assaggio di cibi  palestinesi e pugliesi offerti dalla Comunità palestinese e dal comitato Tadamon-Filastin.

domenica 28 aprile 2013

Il "viaggio" di Murgiambiente continua: scoprendo la Calabria vitinicola


Calabria - Foto google.com
La storia ci racconta che la viticoltura in Calabria ha origini antichissime. Le civiltà preesistenti erano già dedite ad una viticoltura rudimentale quando sulle coste della Calabria approdarono nel 774 a.C. i greci, i quali promossero una viticoltura più evoluta, riconoscendo nella Calabria un territorio fertile, adatto alla produzione vitivinicola. E fu così che gli stessi greci chiamarono Enotria (Oinotròi) questa terra, nome che a prescindere dalle possibili diverse interpretazioni, ha comunque un legame innegabile con la parola oinos, vino.

Sibari divenne mercato vinicolo attivo e presto se ne aggiunsero altri, come Crotone e Locri; che la vite costituisse un investimento è testimoniato da quanto riportato dalle 'Tavole di Eraclea', in cui si afferma che i terreni a vite avessero un costo di affitto sei volte superiore rispetto agli altri terreni mantenuti con altre colture. Poco si sa, invece, dei vini che venivano prodotti nella antica viticoltura calabrese. Noto è il 'vino di Biblina', ottenuto da un vitigno originario della Tracia e coltivato dai greci su suolo italico, da Siracusa fino al nord della Calabria. Altri vini di cui è conosciuta l'esistenza sono la Centula, il vino di Ciragio, il vino Pesciotta e il vino Chiarello.

Nella viticoltura moderna i vitigni calabresi più importanti sono il Gaglioppo (padre del Cirò Rosso e Rosato, ma anche del Melissa Rosso), il Greco Bianco (padre di numerosissimi vini DOC tra cui il Bivongi, il Cirò Bianco, l'omonimo Greco di Bianco, il San Vito di Luzzi e altri ancora), il Montonico (padre del Bivongi, del Donnici e del Pollino), il Magliocco Canino, il Nerello, il Guardavalle, il Pecorello Bianco, la Guarnaccia, il Greco Nero ed il Prunesta (impiegato per numerosi vini IGT calabresi). In tutto il territorio vitato che si estende per 2.900 acri, la coltivazione utilizzata è quella dei vigneti ad alberello, detto anche alberello calabrese classico, coltivazione per altro consigliata nel disciplinare di produzione del DOC Melissa e del DOC Cirò.

28.04.2013
Giulio Stano
(sommelier Ais Puglia)

sabato 27 aprile 2013

'Porta a porta': facilitatori ambientali cercasi. Lunedì conferenza stampa


Cassano città aperta - Foto Archivio Vito Stano © 2012 
«Sta arrivando… l’ora della differenziata», così scriveva qualche giorno fa l'assessore all'Ambiente Carmelo Briano in un comunicato, riferendosi alla data in cui dovrebbe iniziare la raccolta differenziata con il metodo 'porta a porta'. La data fatidica è quella del 13 maggio, da quel momento ogni cittadino e pubblico esercizio dovranno conferire le singole frazioni così come dettate dal calendario che ognuno riceverà.

«Pertanto – faceva sapere sempre l'amministrazione comunale –, nelle prossime settimane i cassonetti, che fino a pochi giorni fa erano adibiti alla raccolta di rifiuti, saranno gradualmente tolti dalle strade; i cittadini dovranno esporre all’esterno delle proprie abitazioni/attività commerciali le diverse attrezzature dedicate alla raccolta dei singoli rifiuti. Con il nuovo sistema di raccolta, infatti, ogni cittadino diverrà responsabile di quanto prodotto. Per questo motivo, al fine di accompagnare con efficacia i cittadini nel passaggio al nuovo servizio, saranno impiegati i facilitatori ambientali». 

Chi sono i facilitatori ambientali? Chi li sceglierà o gli ha già scelti? E chi li pagherà? Queste domande le faremo lunedì all'assessore Carmelo Briano, che della 'faccenda rifiuti' si sta occupando personalmente già da prima che ricevesse la delega assessorile. Ma dal comunicato dell'altro ieri qualcosa già si evince sulla figura dei fantomatici «facilitatori ambientali»: sarà «personale appositamente formato con il compito di consegnare le attrezzature e il materiale informativo alle utenze domestiche e commerciali; chiarire dubbi e perplessità sulla riciclabilità dei materiali; accogliere segnalazioni e fornire risposte su problematiche legate al nuovo servizio». 

In pratica i facilitatori ambientali dovranno assolvere al compito di spiegare come utilizzare al meglio i cassonetti che distribuiranno: quindi si occuperanno della comunicazione che era parte integrante del bando di gara; a questo proposito è bene ricordare che non pochi denari sono stati previsti a questo scopo. Sarà importante stare a vedere chi sceglierà i facilitatori, se con un bando pubblico (ma forse è già troppo tardi) o con una nomina diretta; ma se così fosse, quali criteri sarebbero alla base delle scelte; e in ultimo quanto della somma prevista nel capitolato verrà impegnata per questa operazione di comunicazione?

28.04.2013
Vito Stano