martedì 30 aprile 2013

Giornalisti del Mediterraneo: a Otranto tutto pronto per la V° edizione


Parte ufficialmente la 5° edizione del Concorso Internazionale ‘Giornalisti del Mediterraneo’. La Città di Otranto ospiterà, nella suggestiva scenografia medioevale, la cerimonia di premiazione, che avverrà sabato 7 settembre 2013. L’evento, organizzato dall’associazione “Terra del Mediterraneo” in partnership con il Comune di Otranto ed Europuglia, portale di promozione delle attività e dei progetti del Servizio Mediterraneo della Regione Puglia, gode del patrocinio istituzionale delle Ambasciate di Romania, Paesi Bassi, Croazia, Albania, Bosnia ed Erzegovina, della Provincia di Lecce, del Corpo Consolare di Puglia, Basilicata e Molise e dell’Istituto Isiamed, nonché, dell’European Journalism Centre.  

Il concorso si articolerà in due sezioni: Primavera Araba e Mediterraneo; Premio ‘Città di Otranto’ per la valorizzazione del patrimonio storico e culturale. È possibile scaricare il bando dal sito www.terradelmediterraneo.it o chiedere informazioni chiamando il numero 346/8262198. I lavori dovranno prevenire entro e non oltre il 15 giugno 2013.  Sin dalla 1° edizione il Concorso ha annoverato, tra candidati e vincitori, giornalisti delle più importanti testate nazionali e internazionali quali Corriere della Sera, L’Espresso, Panorama, Ansa, RaiNews24, La7, Rete4, Il Giornale, TGR Rai, Il Messaggero, Italia Oggi, Marie Claire, Europa, Vanity Fair, Io Donna, Il Riformista, I Viaggi di Repubblica.  

«L’evento di quest’anno – spiega Tommaso Forte, giornalista e organizzare dell’evento – è la sintesi di un progetto ambizioso, di cui la Città di Otranto è parte integrante. Otranto, attraverso il suo mare, è stata teatro di vicende umane e di solidarietà. Non solo. È, sopratutto, terra di accoglienza, ospitalità e fratellanza. Dunque, l’evento, quest’anno parte da un territorio in cui il valore sociale e umano è primario». 

«La nostra città  aggiunge Luciano Cariddi, sindaco di Otranto  è da tempo al centro delle cronache internazionali per le note vicende umanitarie legate ai viaggi della speranza e per le quali i miei concittadini si sono sempre profusi. L’appuntamento ‘Giornalisti del Mediterraneo’ è ormai un rendez-vous di riferimento per tutto il mondo “dei mari”, con l’auspicio che i giornalisti si ritrovino nel Salento per riflettere e confrontarsi».

Ritrovato rapporto perduto che svelò il genocidio degli Indiani del Brasile

Il rapporto di Figueiredo denunciò le atrocità commesse
contro i Cinta Larga. Dopo aver sparato alla testa del
suo bambino, gli assassini tagliarono la madre in due.

© Survival
Dopo essere andatodistruttoin un misterioso incendio 45 anni fa, è tornato inaspettatamente alla luce un rapporto scioccante che descrive dettagliatamente le orribili atrocità perpetrate contro gli Indiani del Brasile tra gli anni ‘40 e ‘60. Il rapporto fu commissionato nel 1967 dal Ministro dell’Interno brasiliano. Le rivelazioni dei crimini commessi contro le popolazioni indigene del Brasile dai potenti latifondisti e dal Servizio governativo per la Protezione dell’Indio (SPI) provocarono sdegno in tutto il mondo e portarono, due anni dopo, alla nascita dell’organizzazione per i diritti dei popoli indigeni Survival International.

Le oltre 7.000 pagine del rapporto, scritto dal procuratore generale Jader de Figueiredo Correia, documentavano dettagliatamente assassini di massa, torture e guerre batteriologiche, casi di schiavitù, abusi sessuali, furti di terra e negligenze nei confronti delle popolazioni indigene del Brasile. Per effetto di questi crimini, decine di tribù furono completamente sterminate e molte altre furono decimate. Il rapporto è stato ritrovato recentemente presso il Museo dell’Indio, in Brasile, e si trova ora nelle mani della Comissão Nacional da Verdade, che investiga sulle violazioni dei diritti umani occorsi tra il 1947 e il 1988.

Una delle tante storie raccapriccianti contenute nel rapporto è quella conosciuta come il ‘Massacro dell’11° parallelo’, quando un piccolo aereo lanciò dinamite sul villaggio dei Cinta Larga. Trenta Indiani furono uccisi – solo due sopravvissero per raccontare l’accaduto.
Altre testimonianze includono l’avvelenamento di centinaia di Indiani con zucchero intriso di arsenico, e la descrizione di metodi di tortura terribili, come quello di schiacciare lentamente le caviglie delle vittime con uno strumento conosciuto come il “tronco”.

Le scoperte di Figueiredo scatenarono le proteste internazionali. Basandosi sul rapporto, il 23 febbraio 1969 il giornalista Normal Lewis scrisse in un articolo intitolato ‘Genocidio’: «Dal fuoco alle spade, dall’arsenico alle pallottole, la civilizzazione ha portato sei milioni di Indiani all’estinzione». Pubblicato sul Sunday Times britannico, l’articolo spinse un piccolo gruppo di cittadini preoccupati a fondare, pochi mesi dopo, Survival International. In risposta al rapporto di Figueiredo, il Brasile lanciò un’inchiesta giudiziaria che portò all’incriminazione di 134 funzionari governativi, accusati di oltre 1.000 crimini. 38 di loro furono licenziati, ma nessuno fu mai incarcerato per le atrocità commesse.

Il Servizio per la Protezione dell’Indio fu sciolto e sostituito dal FUNAI, l’odierno Dipartimento brasiliano agli Affari Indiani. Da allora ampie fasce di terra indigena sono state demarcate e protette, ma le tribù brasiliane continuano a lottare contro l’invasione e la distruzione delle loro terre da parte di taglialegna illegali, allevatori e coloni, e contro gli aggressivi programmi di crescita economica del governo, che mirano a portare dozzine di grandi dighe idroelettriche e attività estrattive su larga scala proprio nei territori indigeni.

«Il rapporto Figueiredo è una lettura raccapricciante, ma in una cosa, niente è cambiato: quando si tratta dell’uccisione degli Indiani, regna l’impunità» ha dichiarato oggi il direttore generale di Survival International, Stephen Corry. «Uomini armati uccidono regolarmente gli indigeni, nella consapevolezza che difficilmente saranno consegnati alla giustizia. Nessuno degli assassini dei leader tribali Guarani o Makuxi è mai stato incarcerato per i crimini commessi. È difficile non pensare che alla radice dell’incapacità del Brasile di difendere la vita dei suoi cittadini indigeni non ci siano il razzismo e l’avidità».

(Survival International)

lunedì 29 aprile 2013

Fotografia europea: dal 3 maggio Reggio Emilia capitale della fotografia



Dal 3 maggio alle ore 18.00 al 16 giugno alle 22,00 Gabella di San Pietro, via Emilia San Pietro 73, Reggio Emilia. Esporranno Daniela Guccini, Manuela Assilli, Daniela Ciamarra, Selene Lazzarini. L'inaugurazione è programmata per venerdì 3 maggio alle 18,00; orari di apertura sabato/domenica dal 4 maggio al 16 giugno dalle 10,00 alle 22,00.

L'Ikebana è un'antica forma d'arte giapponese che cerca di creare un microcosmo equilibrato attraverso la composizione floreale, usando materie ed elementi presenti in natura. Questa selezione di immagini, si sente legata al modus Ikebana, reinterpretato in chiave fotografica.

La mostra mette l'accento sulla composizione ragionata che ricerca, anche tramite l'uso della manipolazione digitale, non solo la ricchezza e il compiacimento formale, ma l'equilibrio tra realtà e finzione. Un surrealismo onirico che ben si addice al mezzo fotografico.

Per maggiori informazioni è possibile contattare ikebana2013@gmail.com o è possibile visitare il sito http://ikebana2013.tumblr.com/.

Cinghiali nel Parco Alta Murgia: il 14 maggio partirà il quarto censimento


Il Parco Nazionale dell’Alta Murgia, in collaborazione con il Dipartimento di Biologia dell’Università di Bari, ha organizzato il IV  censimento con cadenza annuale del cinghiale nel Parco Nazionale dell’Alta Murgia. La conta inizierà il giorno 14 e proseguirà fino al 17 maggio.

L’attività di ricerca, svolta attraverso battute su aree campione di bosco, richiede la partecipazione di numerosi volontari, che avranno così l’opportunità di vivere un’esperienza unica di ricerca in campo.

Quest’anno, l’ente Parco, in accordo con strutture ricettive locali, fornisce a proprio carico l’alloggio (con trattamento in mezza pensione) a 25 studenti dell’Università di Bari che parteciperanno all’intera sessione dei conteggi, garantendo inoltre gli spostamenti mediante autobus dedicati.

Le iscrizioni si raccolgono presso il Museo 'Lidia Scalera Liaci' del Dipartimento di Biologia dell’Università di Bari. È possibile prenotarsi anche a una o più giornate di censimento. Per maggiori informazioni è possibile contattare il dottor Rocco Sorino al numero 349/3595538 o il dottor Lorenzo Gaudiano al numero 328/6835885.

29.04.2013
V.S.

Museo della Fotografia di Bari: Raffaella Perna racconta gli anni '60


Domani, martedì 30 aprile alle 17,30, presso la sala conferenze del palazzo del Politecnico in via Giovanni Amendola 126/B a Bari Museo della Fotografia del Politecnico di Bari prosegue gli incontri del laboratorio 'Processi visivi' con Raffaella Perna - Fotografia e arte italiana degli anni Sessanta. Interverrà  Pio Meledandri, direttore del Museo.

Gli anni Sessanta si caratterizzano per una svolta decisiva nel rapporto tra arte e fotografia: quasi contemporaneamente numerosi artisti, differenti per età, posizione geografica e soprattutto per metodi e fini espressivi, si ritrovano accomunati da un ricorso massiccio al medium fotografico. Strumento ritenuto indispensabile per un rinnovamento linguistico, volto sia a oltrepassare la poetica informale, sia a ridisegnare i confini della relazione tra la soggettività del fare artistico e l’oggettività del reale. In questo periodo non è più soltanto la fotografia a interrogarsi sulle questioni dell’arte, ma è l’arte stessa a incorporarla sempre più spesso, rendendo molto complesso, e talvolta inutile, stabilire un confine netto tra le due discipline. Impegnati in un azzeramento emozionale della pratica artistica, molti autori trovano nello statuto di analogon del reale proprio della fotografia, uno strumento in grado di «eliminare almeno in parte la contaminazione del coinvolgimento emotivo». 

Con queste finalità, sin dall’inizio del decennio, nella sperimentazione italiana diventa sempre più frequente l’uso di citazioni derivate dallo specifico fotografico, tratte dall’ambito della tecnica e dalle modalità di visione tipiche del mezzo. Esemplari in tal senso sono le opere dei primi anni Sessanta di Mario Schifano, gli “argenti” di Giosetta Fioroni, i Ricalchi di Renato Mambor o la serie ispirata a Eadweard Muybridge di Umberto Bignardi. Tali esperienze sono in rapporto con una tendenza generale di appropriazione e rielaborazione dei procedimenti tecnici e linguistici della fotografia, avviata già all’inizio degli anni Cinquanta in Inghilterra con mostre quali Parallel of Life and Art (1953) o This is Tomorrow (1956) e diffusa in Europa e negli Stati Uniti dalla seconda metà del decennio. In Italia la sperimentazione di tecniche di riproduzione foto-meccanica viene portata avanti da numerosi artisti anche per il suo potenziale valore socio-politico, nella convinzione che, attraverso la serialità progettuale del prodotto estetico si possa arrivare a ridurne il valore commerciale, aprendo la strada a una processo di democratizzazione dell’arte. Su tali premesse si basa la Mec-Art, movimento fondato nel 1965 da Pierre Restany, al cui primo manifesto aderiscono Mimmo Rotella e Gianni Bertini, ma che in Italia interesserà anche figure come Bruno Di Bello, Aldo Tagliaferro, Elio Mariani.

L'utopia di superare le singole discipline e oltrepassare il confine tra arte e vita conosce un evidente sviluppo nella seconda metà degli anni Sessanta, quando, con il processo di smaterializzazione dell'arte e l’intensificarsi di pratiche artistiche performative, la fotografia viene a rivestire una funzione cruciale, assumendo il duplice ruolo di strumento atto a conservare la memoria di eventi artistici transeunti e di opera a tutti gli effetti. In questo periodo numerosi artisti mostrano un’attitudine sempre più pronunciata a interrogarsi sulla natura e sulla definizione stessa di arte: in area concettuale si diffonde l’uso della mise en abîme e della sequenza fotografica, strumenti attraverso cui esprimere l’idea artistica nel suo sviluppo e nella sua processualità e nel contempo evidenziare la natura convenzionale del linguaggio. Durante il seminario, oltre alle tendenze e agli autori già menzionati, si prenderanno in esame le esperienze di Mario Cresci, Ugo Mulas, Luca Patella, Franco Vaccari e i rapporti tra l'Arte Povera e la fotografia.

(Raffaella Perna per il Museo della Fotografia del Politecnico di Bari)
http://museofotografiapoliba.blogspot.it/

Bari incontra la ong Rec: voci da Gaza per non dimenticare il quotidiano


La Comunità Palestinese di Puglia e Basilicata Comitato Tadamon Filastin فلسطين  تضامن (Solidarietà - Palestina) per stasera, lunedì 29 aprile, alle 19,00 in via Borrelli n.32 a Bari (di fronte al Piccolo Teatro), ha organizzato 'Voci da Gaza', incontro su invito dell’Arci-Puglia con Husam Hamdouna, direttore; Mohamed Malakha, psicologo; Amira Abed, insegnante; Mashael Alnajjar, insegnante del Remedial Education Center (REC).

Il REC è un’organizzazione non governativa impegnata in programmi educativi rivolti a bambini a forte rischio di esclusione sociale, con sede a Jabalyia, nel governatorato Nord della Striscia di Gaza.

Per l'occasione sarà presentata anche l’iniziativa 'Per non dimenticare... il Diritto al Ritorno - Tutti a Gaza 2013': interverrà da Roma in collegamento video Bassam Saleh, tra i coordinatori dell’iniziativa e corrispondente del giornale Al Nahar.

Invece la giovane voce di Milad Fatttuleh di Betlemme ci accompagnerà con canti dalla Palestina. La serata si concluderà con un piccolo assaggio di cibi  palestinesi e pugliesi offerti dalla Comunità palestinese e dal comitato Tadamon-Filastin.

domenica 28 aprile 2013

Il "viaggio" di Murgiambiente continua: scoprendo la Calabria vitinicola


Calabria - Foto google.com
La storia ci racconta che la viticoltura in Calabria ha origini antichissime. Le civiltà preesistenti erano già dedite ad una viticoltura rudimentale quando sulle coste della Calabria approdarono nel 774 a.C. i greci, i quali promossero una viticoltura più evoluta, riconoscendo nella Calabria un territorio fertile, adatto alla produzione vitivinicola. E fu così che gli stessi greci chiamarono Enotria (Oinotròi) questa terra, nome che a prescindere dalle possibili diverse interpretazioni, ha comunque un legame innegabile con la parola oinos, vino.

Sibari divenne mercato vinicolo attivo e presto se ne aggiunsero altri, come Crotone e Locri; che la vite costituisse un investimento è testimoniato da quanto riportato dalle 'Tavole di Eraclea', in cui si afferma che i terreni a vite avessero un costo di affitto sei volte superiore rispetto agli altri terreni mantenuti con altre colture. Poco si sa, invece, dei vini che venivano prodotti nella antica viticoltura calabrese. Noto è il 'vino di Biblina', ottenuto da un vitigno originario della Tracia e coltivato dai greci su suolo italico, da Siracusa fino al nord della Calabria. Altri vini di cui è conosciuta l'esistenza sono la Centula, il vino di Ciragio, il vino Pesciotta e il vino Chiarello.

Nella viticoltura moderna i vitigni calabresi più importanti sono il Gaglioppo (padre del Cirò Rosso e Rosato, ma anche del Melissa Rosso), il Greco Bianco (padre di numerosissimi vini DOC tra cui il Bivongi, il Cirò Bianco, l'omonimo Greco di Bianco, il San Vito di Luzzi e altri ancora), il Montonico (padre del Bivongi, del Donnici e del Pollino), il Magliocco Canino, il Nerello, il Guardavalle, il Pecorello Bianco, la Guarnaccia, il Greco Nero ed il Prunesta (impiegato per numerosi vini IGT calabresi). In tutto il territorio vitato che si estende per 2.900 acri, la coltivazione utilizzata è quella dei vigneti ad alberello, detto anche alberello calabrese classico, coltivazione per altro consigliata nel disciplinare di produzione del DOC Melissa e del DOC Cirò.

28.04.2013
Giulio Stano
(sommelier Ais Puglia)

sabato 27 aprile 2013

'Porta a porta': facilitatori ambientali cercasi. Lunedì conferenza stampa


Cassano città aperta - Foto Archivio Vito Stano © 2012 
«Sta arrivando… l’ora della differenziata», così scriveva qualche giorno fa l'assessore all'Ambiente Carmelo Briano in un comunicato, riferendosi alla data in cui dovrebbe iniziare la raccolta differenziata con il metodo 'porta a porta'. La data fatidica è quella del 13 maggio, da quel momento ogni cittadino e pubblico esercizio dovranno conferire le singole frazioni così come dettate dal calendario che ognuno riceverà.

«Pertanto – faceva sapere sempre l'amministrazione comunale –, nelle prossime settimane i cassonetti, che fino a pochi giorni fa erano adibiti alla raccolta di rifiuti, saranno gradualmente tolti dalle strade; i cittadini dovranno esporre all’esterno delle proprie abitazioni/attività commerciali le diverse attrezzature dedicate alla raccolta dei singoli rifiuti. Con il nuovo sistema di raccolta, infatti, ogni cittadino diverrà responsabile di quanto prodotto. Per questo motivo, al fine di accompagnare con efficacia i cittadini nel passaggio al nuovo servizio, saranno impiegati i facilitatori ambientali». 

Chi sono i facilitatori ambientali? Chi li sceglierà o gli ha già scelti? E chi li pagherà? Queste domande le faremo lunedì all'assessore Carmelo Briano, che della 'faccenda rifiuti' si sta occupando personalmente già da prima che ricevesse la delega assessorile. Ma dal comunicato dell'altro ieri qualcosa già si evince sulla figura dei fantomatici «facilitatori ambientali»: sarà «personale appositamente formato con il compito di consegnare le attrezzature e il materiale informativo alle utenze domestiche e commerciali; chiarire dubbi e perplessità sulla riciclabilità dei materiali; accogliere segnalazioni e fornire risposte su problematiche legate al nuovo servizio». 

In pratica i facilitatori ambientali dovranno assolvere al compito di spiegare come utilizzare al meglio i cassonetti che distribuiranno: quindi si occuperanno della comunicazione che era parte integrante del bando di gara; a questo proposito è bene ricordare che non pochi denari sono stati previsti a questo scopo. Sarà importante stare a vedere chi sceglierà i facilitatori, se con un bando pubblico (ma forse è già troppo tardi) o con una nomina diretta; ma se così fosse, quali criteri sarebbero alla base delle scelte; e in ultimo quanto della somma prevista nel capitolato verrà impegnata per questa operazione di comunicazione?

28.04.2013
Vito Stano

Stop maltrattamento animali nel circo: a Gioia del Colle un'iniziativa forte


Foto google.com
Qualche giorno fa un circo con gli animali è attendato a Gioia e un elefante ha addirittura sfilato per le vie delle città. A indicare la via al mastodontico animale è stata una buona dose di frustate e scariche elettriche. Molti hanno assistito all’inusuale passeggiata del gigante e agli spettacoli poi proposti dal circo nei giorni a seguire, divertiti ed entusiasti. All’euforia di quest’ultimi ha fatto da contraltare l’indignazione e lo sgomento di molti altri, convinti, invece, che la violenza sugli animali e la loro riduzione in schiavitù sia, più che una forma di divertimento, qualcosa da deprecare e rigettare.

Come a volte, per fortuna, accade, l’indignazione si è fatta azione e ha portato singoli cittadini e associazioni a costituirsi in un ‘comitato per la difesa dei diritti degli animali’, il cui obiettivo è quello di educare alla cultura del rispetto verso gli altri esseri viventi partendo dall’informazione. Pochi, infatti, sanno cosa si cela dietro le quinte dei circhi e quante e quali sofferenze siano alla base di ogni numero e di ogni esercizio svolto dagli animali durante le esibizioni.

È per questo, dunque, che il neonato comitato, in collaborazione con la ‘Lega Antivivisezione’ di Bari, propone per martedì 30 aprile alle 18,30, presso il chiostro del palazzo comunale, una conferenza pubblica dal titolo: ‘Dietro le quinte dei circhi con gli animali: ecco perché vogliamo un circo umano!’.

Interverranno Erica Franco, responsabile del settore Circo della LAV di Bari, e il dottor Vincenzo Celiberti, archeologo preistorico, primatologo e ricercatore gioiese presso il Centre Europé de Recherche Préhistorique de Tautavel in Francia, con un intervento dal titolo ‘I Primati e la scimmia nuda’.

(Comitato per la tutela dei diritti degli animali)

Dalle aule universitarie agli schermi tv: prof. Ennio Triggiani spiega l'Ue


La crisi economica sembra ad oggi l'unica preoccupazione, ma l'incrinatura politico-istituzionale che fa tremare l'Unione Europea non è meno grave; il problema è che la sua percezione non è così forte, forse soprattutto alle nostre latitudini. Molti cittadini italiani non guardano a Bruxelles come invece dovrebbero, anche a causa di una scarsa consapevolezza storica. 

Questa condizione, con la necessità di offrire migliori strumenti per facilitare la comprensione della nostra quotidianità ha convinto TgNorba24 a proporre un approfondimento settimanale a partire da domenica 28 aprile dal titolo 'Zoom Europa'. 

L'idea è frutto della collaborazione con il Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università degli Studi 'Aldo Moro' di Bari e lo sportello Europe Direct Puglia; ogni domenica saranno proposti servizi sul Parlamento europeo, sulla storia dell’integrazione dell’UE, oltre che sondaggi ai cittadini e interviste ad esperti ed europarlamentari. A fare da guida in questo viaggio, condotto dal giornalista Maurizio Marangelli, sarà il professor di Diritto dell'Unione Europea Ennio Triggiani. 

'Zoom Europa' andrà in onda ogni domenica alle 17,00 sulla rete all news del gruppo Norba al canale 180 del digitale terrestre e 510 di Sky.

27.04.2013
Vito Stano