Visualizzazione post con etichetta scienze politiche. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta scienze politiche. Mostra tutti i post

sabato 14 febbraio 2026

Dayton trent’anni dopo: cosa resta degli accordi di pace in Bosnia-Erzegovina

Questo pezzo è stato scritto a margine di un importante convegno di studi presso il Dipartimento di Scienze Politiche dell'Università 'Aldo Moro' di Bari solo qualche settimana fa; vede la pubblicazione solo ora a causa di una mancata pubblicazione su un quotidiano. 

di Vito Stano

Chi è nato agli albori degli anni Ottanta, avrà vissuto durante l’infanzia e la preadolescenza la guerra nei Balcani. La guerra vista in televisione: indelebili restano le immagini di cittadini di Sarajevo che corrono su quello che è passato alla storia come il viale dei cecchini. Cecchini di cui le recentissime cronache italiane hanno riproposto una storia sconcia e ancora senza nomi: alcuni facoltosi italiani che pagarono per sparare nelle vesti di cecchini in quello che fu un indegno safari umano consumato dalle alture di Sarajevo. Ennesima vergogna del Belpaese da archiviare. Intanto il 2025 volge al termine e con esso va a concludersi il trentesimo anno dalla firma degli accordi di Dayton. Accordi che ebbero come conseguenza una tregua, che fu l’inizio della fine delle ostilità nei territori dell’ex Jugoslavia.

Parlare oggi di questi argomenti non è cosa facile: un’occasione di riflessione ricca di spunti di approfondimento è stato un convegno organizzato dagli studiosi Vito Saracino, Rosario Milano, Rebecca Bowen, Antonella Florio presso il Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università degli Studi di Bari ‘Aldo Moro’. Questo evento rientra nel progetto di ricerca della Regione Puglia RES(e)T MED: Relazioni ESTrne e MEDiterranee: studi internazionali per una Puglia glocale. I protagonisti delle due sessioni di studio sono stati numerosi e hanno rappresentato alcune delle numerose realtà accademiche delle due sponde dell’Adriatico: Amir Duranovic (University of Sarajevo), Bogdan Zivkovic (Accademia delle Arti e delle Scienze di Belgrado), Nika Vrbek (Università di Maribor), Mario Gervasi, Università degli Studi di Bari, Tomas Migliarina (Radiotelevisione Svizzera Italiana), Elisabetta Zurovac (Università di Urbino), Rebecca Bowen (Fondazione Gramsci di Puglia), Gianni Galleri (Meridiano 13), Vito Saracino (Fondazione Gramsci di Puglia). A coordinare i lavori del primo panel dal titolo ‘La genesi degli accordi. La guerra di Bosnia (1992-1995)’ il prof. Rosario Milano dell’Università degli Studi di Bari. Il secondo panel dal titolo ‘La Bosnia-Erzegovina a 30 anni di distanza da Dayton fra percezioni e realtà’ è stata coordinata dal prof. Giuseppe Spagnulo dell’università degli Studi di Bari.

Il prisma attraverso il quale è stato osservato il complesso degli argomenti ha coinvolto storici delle relazioni internazionali, sociologi dei media che studiano la diffusione di contenuti di carattere nostalgico sulle piattaforme social, studiosi di storia sociale del cinema che analizzano come le produzioni cinematografiche hanno raccontato le tragedie del XXI secolo, giuristi impegnati a studiare le implicazioni della politica sul complesso del diritto internazionale, oltre che giornalisti e scrittori che hanno narrato storie del variegato mondo balcanico. A guardare oggi la realtà della Bosnia-Erzegovina si fatica (dopo trent’anni) a dare una identificazione giuridica alla conformazione statuale che fu creata con gli Accordi di Dayton del 1995: dunque si parla di modello consociativo per la caratteristica forzatamente inclusiva delle tre etnie all’interno del panorama politico e della pubblica amministrazione. Una della peculiarità più importanti è la presidenza a rotazione, che vede avvicendarsi ogni otto mesi un diverso presidente alla guida del sistema politico-rappresentativo della Bosnia-Erzegovina; in altre parole una politica etnicizzata. Altro dato importante è la larga autonomia degli enti locali. Interessante è la percezione a trent’anni dagli accordi di Dayton dell’efficacia degli stessi e della necessità a mantenerne inalterata la struttura, al fine di evitare destabilizzazioni e attriti tra i gruppi etnicamente individuati proprio dagli accordi. 

La percezione dei nazionalisti della repubblica serba di Bosnia per esempio è che la revisione degli accordi porterebbe ad uno sbilanciamento del complesso sistema che favorirebbe bosniacchi e croati (B. Zivkovic). La critica più dura è mossa nei confronti dell’Alto rappresentante per la Bosnia-Erzegovina, il quale viene percepito come esterno e longa manus degli occidentali. Il suo ruolo è fondamentale perché ha il potere di escludere dalla scena politica ogni individuo che potenzialmente operi contro l’efficacia degli accordi di Dayton, oltre che gestire un importante portafogli per la ricostruzione. Fatto sta che all’interno dell’intelligentia serba, sia nazionalisti che liberali, sanno molto bene che non c’è un’alternativa a Dayton e al sistema nato con esso nel 1995. Altro dato interessante che emerge è che fu lo stesso Milosevic ha caldeggiare gli accordi di Dayton: su questo punto potrebbe porsi un dubbio etico tra chi parteggia per la giustizia e chi parteggia per la politica. Del resto la pace si è sempre fatta tra coloro che poco prima insistevano a farsi la guerra. Quindi anche in questo caso niente di nuovo. 

Da un punto di vista giuridico invece le implicazioni più importanti restano quelle originarie: il ruolo dei garanti esterni, la marginalizzazione delle Nazioni unite, il ruolo dell’Alto rappresentante. Significativo è il peso degli allegati degli accordi, diversamente dalla prassi consolidata il contenuto di essi era così cogente da ritenersi imprescindibili (M. Gervasi). La stessa costituzione bosniaca è contenuta in uno degli allegati, solo per fare un esempio lampante. Il ruolo delle Nazioni unite nella vicenda bosniaca è ben noto, basti ricordare il ruolo che ebbe il contingente olandese a Srebenica. La Nato prima e l’Unione europea dopo con i propri contingenti sono subentrati alle Nazioni unite al fine di garantire la stabilità nelle aree di interesse. Il post-Dayton ha previsto la formazione di una commissione elettorale che vigilasse sullo svolgimento delle elezioni: dovevano essere eletti interi parlamenti oltre che i tre presidenti che a rotazione avrebbero guidato la consociazione bosniaca. 

Un altro importante fattore fu rappresentato dalla enorme massa di profughi che spostandosi dal luogo di residenza per rifugiarsi altrove, non si sapeva come e per chi dovessero votare. I serbi erano propensi alla soluzione che prevedeva che votassero i rappresentanti del luogo dove si erano rifugiati, ma alla fine ai rifugiati fu concesso di votare a scelta per coloro che rappresentavano i territori d’origine oppure per coloro che rappresentavano i luoghi di accoglienza. Fu registrata anche un’autopulizia etnica indotta dai capi etnici per ripulire le aree più periferiche ed evitare la convivenza (T. Migliorina). Infine gli aspetti più sociologici e culturali: la nostalgia jugoslava o jugonostalgia che serpeggia su instagram e tiktok, che mette in luce una curiosa mediatizzazione della memoria online della Jugoslavia (E. Zurovac). A questa mediatizzazione si è arrivati dopo altre due fasi precedenti: la confisca della memoria e il trauma culturale: per fare un esempio concreto basti citare il cambio di toponomastica. Così come la ricerca dei monumenti (Spomerik) che caratterizzavano la via jugoslava all’arte: cemento e grandi dimensioni a testimoniare la grandezza jugoslava e la differenza dall’arte sovietica, nettamente figurativa al contrario di queste astratte e aliene opere scultoree di stampo jugoslavo, di cui in Italia se ne custodiscono quattro, tra cui una è presente nel cimitero di Barletta (G. Galleri)

Infine la cinematografia, che attraverso le sue storie racconta la storia: anche in questo ambito la Bosnia-Erzegovina e le sue tragedie è ancella se paragonata alle altre tragedie del recente Novecento: il genocidio in Ruanda e gli attentati dell’11 settembre a New York. Un profluvio di film e documentari per la tragedia americana (circa 2mila vittime) contro un recente film visibile su Netflix per la tragedia bosniaca (100mila vittime). Lo sbilanciamento narrativo dimostra ancora una volta quanto sia vera la categorizzazione delle vittime in importanti e meno importanti (V. Saracino). In effetti a parte alcuni momenti particolari, anche l’informazione raramente guarda a est, dimenticando che Sarajevo non è poi così lontana.

martedì 5 novembre 2013

Bari. Seminario: operazioni di pace delle Nazioni Unite. La collaborazione tra ONU e EU

Le operazioni di pace e i processi di mediazione delle Nazioni Unite. La collaborazione tra ONU e EU. Di questo si parlerà a Bari giovedì 7 novembre alle ore 10,00 presso l'aula Vincenzo Starace all'interno del palazzo 'Pasquale Del Prete' in piazza Cesare Battisti. 

Milioni di persone ogni giorno vivono in pericolosi teatri di guerra. Molte sono le missioni di pace sparse per il mondo, che richiedono grande responsabilità, perseveranza e soprattutto diplomazia. Il tradizionale impegno internazionale in missioni di pace e umanitarie non riguarda più soltanto gli aspetti militari e di sicurezza, ma un insieme di attività volte al consolidamento della pace che vanno dall’ordine pubblico all’amministrazione civile, dallo Stato di diritto al controllo delle frontiere. Posta la stretta connessione esistente tra peacekeeping, peacebuilding e nationbuilding, l’Italia e l’UE sostengono con convinzione sia sul piano logistico e operativo sia sul piano della formazione che della dotazione finanziaria alle azioni di pace condotte o autorizzate dall’ONU.

Per parlarne l’Università di Bari Aldo Moro insieme al Centro di Informazione dell’Unione europea Europe Direct Puglia e al Centro di Documentazione Europea hanno organizzato un seminario sul tema. La relatrice sarà Letizia Rossano, funzionario dell’Ufficio di Coordinamento per le questioni umanitarie dell’ONU. A introdurre il tema saranno il professor Giovanni Cellamare e la professoressa Marina Castellaneta. 

sabato 27 aprile 2013

Dalle aule universitarie agli schermi tv: prof. Ennio Triggiani spiega l'Ue


La crisi economica sembra ad oggi l'unica preoccupazione, ma l'incrinatura politico-istituzionale che fa tremare l'Unione Europea non è meno grave; il problema è che la sua percezione non è così forte, forse soprattutto alle nostre latitudini. Molti cittadini italiani non guardano a Bruxelles come invece dovrebbero, anche a causa di una scarsa consapevolezza storica. 

Questa condizione, con la necessità di offrire migliori strumenti per facilitare la comprensione della nostra quotidianità ha convinto TgNorba24 a proporre un approfondimento settimanale a partire da domenica 28 aprile dal titolo 'Zoom Europa'. 

L'idea è frutto della collaborazione con il Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università degli Studi 'Aldo Moro' di Bari e lo sportello Europe Direct Puglia; ogni domenica saranno proposti servizi sul Parlamento europeo, sulla storia dell’integrazione dell’UE, oltre che sondaggi ai cittadini e interviste ad esperti ed europarlamentari. A fare da guida in questo viaggio, condotto dal giornalista Maurizio Marangelli, sarà il professor di Diritto dell'Unione Europea Ennio Triggiani. 

'Zoom Europa' andrà in onda ogni domenica alle 17,00 sulla rete all news del gruppo Norba al canale 180 del digitale terrestre e 510 di Sky.

27.04.2013
Vito Stano

sabato 23 marzo 2013

Conflitto israelo-palestinese e diritti umani: se ne parlerà martedì a Bari


La visita del presidente degli Stati Uniti d'America Barak Obama in Medio Oriente ha riportato l'argomento del conflitto tra arabi-palestinesi e israeliani nuovamente all'onore delle cronache mondiali. La necessità di riconoscere uno Stato al popolo palestinese è stata ribadita anche dal presidente Obama. Per il momento se ne ritorna a parlare, è già qualcosa.  

Martedì 26 marzo alle 15,00 presso l’aula Starace II piano facoltà di Scienze Politiche di Bari il gruppo di Link Scienze Politiche ha organizzato un incontro dal titolo «Cooperazione e diritti umani: il caso Palestina», a cui parteciperanno la onlus Kenda, la ong Ciss e il dottor Rosario Milano, cultore della materia in Storia delle relazioni internazionali.

Il seminario analizzerà la storia del conflitto israelo-palestinese, per poi spostare l’attenzione su quanto avviene al giorno d’oggi nella Striscia di Gaza e in Cisgiordania, con la testimonianza delle organizzazioni umanitarie impegnate sul territorio. 

Agli studenti di Scienze Politiche che parteciperanno potrà essere riconosciuto il credito corrispondente al proprio ordinamento. Agli studenti che devono sanare il debito formativo derivante dal test d'ingresso sarà riconosciuto un credito formativo.

23.03.2013
Vito Stano