martedì 25 giugno 2013

Artico: pericolo scioglimento dei ghiacciai sempre più concreto

Foto google.com

La scienziata Julienne Stroeve ha studiato il ghiaccio dell’Artico per decenni. Ogni estate si sposta verso nord per misurare lo scioglimento dei ghiacci. Sa che il cambiamento climatico sta accelerando lo scioglimento, ma durante il suo ultimo viaggio non poteva credere ai suoi occhi. Enormi aree del ghiaccio Artico erano scomparse, andando oltre le nostre peggiori aspettative.



Gli scienziati ci avevano avvertito che sarebbe successo. Man mano che la terra si surriscalda, si giunge a “punti di non ritorno” che accelerano il riscaldamento fino a portarlo fuori controllo. Il surriscaldamento genera lo scioglimento dei ghiacci nel Mare Artico, distruggendo il gigantesco “specchio” bianco che riflette il riscaldamento verso spazio, causando un enorme surriscaldamento dell’oceano e facendo scogliere ancora più ghiaccio, e così via. Fino a portare la situazione fuori controllo. Già quest’anno si sono verificati eventi climatici senza precedenti comprese bufere e temperature fuori controllo.

Ma, se agiamo uniti e in fretta, possiamo fermare tutto questo. Una volta usciti dall'incubo dell’estinzione, potremo davvero lavorare per un futuro migliore per i nostri figli e nipoti: un futuro pulito, verde, in armonia con il pianeta che ci ha dato la vita.

Tra 30 mesi ci sarà la Conferenza di Parigi, l’incontro che gli stessi leader mondiali hanno deciso stabilirà le sorti delle nostre battaglie contro il cambiamento climatico. Potrebbe sembrarvi ancora lontana, ma non lo è. Abbiamo 30 mesi per scegliere i leader giusti, portarli all'incontro, dar loro un piano e poi fare in modo che mantengano le promesse.Siamo noi contro le compagnie petrolifere e il fatalismo. Possiamo vincere, dobbiamo vincere, ma dobbiamo iniziare da subito, con delle promesse di donazione di solo 1€ a settimana fino al vertice: addebiteremo le donazioni solo se raggiungeremo il nostro obiettivo. Per il mondo che tutti noi sogniamo, facciamo in modo che accada:


Quando si tratta di cambiamento climatico il fatalismo non è solo inutile, è anche incompetente. È già tardi, ma abbiamo ancora il potere di fermare questa catastrofe, se riusciremo a convertire le nostre economie fondate su petrolio e carbone verso fonti di energia alternative. Un'obiettivo che porterà l'umanità a collaborare come mai prima d’ora e ci permetterà di creare il futuro per cui fin dall'inizio è nata Avaaz.

Per affrontare questa sfida c’è bisogno di passione, speranza e di tutte le nostre capacità. Ecco il piano:

1. Diventare politici - eleggere Leader del Clima: nei prossimi 30 mesi, in 5 importanti paesi ci saranno elezioni. Assicuriamoci di far vincere le persone giuste, e di farle vincere con il giusto mandato. Avaaz è tra le poche organizzazioni di pressione a livello globale a poter essere politica. E visto che questa battaglia può essere vinta o persa solo su un piano politico, a un certo punto potrebbe essere uno scontro tra noi e le compagnie petrolifere a stabilire a chi i nostri leader daranno ascolto.

2. Rendiamo Hollande un eroe: il presidente francese Francois Hollande presiederà il vertice, una posizione importantissima. Dobbiamo tentare ogni strategia e ogni canale (la sua famiglia, gli amici, il suo elettorato, i suoi consiglieri politici) per farlo diventare l’eroe di cui abbiamo bisogno per rendere la conferenza un successo.

3. Facciamo fare un salto di qualità alla mobilitazione: la portata di questa crisi è tale che abbiamo bisogno di andare al di là di una normale campagna. E’ tempo di entrare in azione in modo potente, diretto e non violento, di colpire l’immaginazione, far emergere l’urgenza morale e spingere le persone ad agire. Pensate a Occupy.

4. Via gli elementi di disturbo: miliardari come i fratelli Koch e le loro compagnie petrolifere sono i maggiori elementi di disturbo in tema di cambiamento climatico. Finanziano sedicenti scienziati per confonderci e spendono milioni in campagne di comunicazione fuorvianti, mentre comprano politici all'ingrosso. Con il giornalismo investigativo e oltre, abbiamo bisogno di far conoscere e reagire alle loro orribili e irresponsabili azioni.

5. Definiamo gli accordi: persino di fronte a una catastrofe di proporzioni planetarie, 195 governi in una stanza possono rivelarsi semplicemente degli incompetenti. Abbiamo bisogno di investire nei migliori consulenti politici per sviluppare strategie vincenti e compromessi ben studiati in modo che, quando avrà luogo la conferenza, buona parte dei leader sarà già dalla nostra parte e nessuno potrà dire che non esiste una soluzione reale.


Per potercela mettere tutta, abbiamo bisogno di decine di migliaia di promesse di donazione. Non importa tanto la cifra quanto la scelta di sperare e di agire:


Durante l’ultima conferenza sul clima a Copenaghen, nel 2009, abbiamo giocato un ruolo fondamentale nelle elezioni “verdi” di Germania e Giappone, nel cambiamento delle politiche del Brasile e nel raggiungimento di un importante accordo sul finanziamento, da parte dei paesi sviluppati, di 100 miliardi di dollari all'anno ai paesi in via di sviluppo per affrontare il cambiamento climatico. Allora, i membri di Avaaz erano 3 milioni. Dopo Copenaghen, abbiamo capito che dovevamo essere molti di più per affrontare la sfida del cambiamento climatico. Ora siamo in 22 milioni e cresciamo al ritmo di un milione al mese.

Il cambiamento climatico è il problema più grave a livello globale e per questo richiede la cooperazione di tutti i governi del mondo. Con milioni di membri uniti da uno stesso ideale e provenienti da tutti i paesi del mondo, Avaaz rappresenta la migliore soluzione per un’azione collettiva, con milioni di noi uniti da una visione che unisce ogni paese del pianeta. E’ la nostra occasione per costruire un mondo la cui bellezza raggiunge quella di quello che immaginiamo e vorremmo per i nostri figli. Diamoci da fare.

Con speranza e riconoscenza per questa straordinaria comunità,

Ricken e tutto il team di Avaaz

ULTERIORI INFORMAZIONI:

L'inverno artico non esiste più, si stanno sciogliendo i ghiacci del Polo Nord (Adnkronos)

Sempre più caldo, i ghiaccidel Polo Nord al minimo storico (National Geographic)

Artico senza ghiaccio entro 2020. CryoSat rivela scioglimento sempre più veloce (Blitz Quotidiano)

“Clima, l’Europa dia l’esempio fissando gli obiettivi per il 2030” (La Stampa)

IEA: le quattro azioni che potrebbero salvare il clima (Green News)

(Avaaz.org)

lunedì 24 giugno 2013

Progetto 'Lame': domani un incontro pubblico promosso da Lamafutura

La Penisola italiana è a rischio idrogeologico e l'ennesima scossa di terremoto dell'altro ieri, con epicentro a Fivizzano in Toscana, è la prova, se ancora ce ne fosse bisogno, di quanto il territorio nazionale, nessuna regione esclusa, abbia necessità di essere riqualificato. Come ha precisato il prefetto e capo del Dipartimento della Protezione civile nazionale Franco Gabrielli  intervistato da RaiNews24 – «nessuno è in grado di stabilire il dispiegarsi delle ulteriori vicende, se ci saranno altre scosse  ha detto  se saranno di intensità uguale o maggiore» a quella verificatasi ieri (23 giugno, ndr), con epicentro a Fivizzano. 

Il prefetto Gabrielli ha poi precisato, facendo riferimento a possibili nuove scosse, che non è possibile fare previsione certe, tanto meno sugli orari (come si poteva leggere su alcuni siti e profili facebook). È possibile, invece, programmare la messa in sicurezza del territorio, questo si che è possibile, ha fatto intendere Gabrielli. «Non abbiamo bisogno di sciamani  ha detto – ma piuttosto di chi lavora in tempo di pace per fare prevenzione».


Dunque, oltre ai rischi fisici, è necessario badare anche al rischio che il termine 'prevenzione' cada in disuso, a maggior fortuna del termine antagonista 'emergenza'. E, come le fortune, anche per quanto riguarda le emergenze ognuno ha le sue: Cassano delle Murge, piccolo centro in provincia di Bari, si appresta domani, martedì 25 giugno, a ragionare pubblicamente sulle sue emergenze e in particolare su quella idrogeologica. A organizzare l'incontro pubblico ha contribuito il neonato circolo di Legambiente, che ha raccolto attorno a sé alcune centinaia di cittadini cassanesi con la finalità di bloccare la messa a gara di un progetto a loro dire dannoso per l'ambiente e pericoloso per la cittadinanza. 

All'incontro, che si terrà nel pomeriggio di domani in piazza Aldo Moro,  sarà presente la sindaco Maria Pia Di Medio, per spiegare alla cittadinanza la natura di un progetto (dibattuto e approvato in Consiglio comunale il giorno 31 luglio 2012) che fino a pochissimo tempo fa sembrava non importare a nessuno o quasi. Il risveglio di un gruppo di cittadini ha contribuito ad accendere, quindi, i riflettori sulla "questione lame", di cui pochi ricorderanno le polemiche consumatesi la scorsa estate, nelle quali anche il sottoscritto fu impropriamente tirato in ballo dal presidente del Consiglio comunale Ignazio Zullo al fine di bacchettare l'assessore e collega di maggioranza, Angelo Giustino

Il comitato Lamafutura, in brevissima sintesi, chiede l'immediata sospensione dell'esecuzione delle opere e la revisione complessiva del Progetto Lame, il cui progetto definitivo fu approvato con soli dieci voti a favore, due astenuti (l'assessore Angelo Giustino e il consigliere di minoranza Oronzo Campanale) e l'abbandono dall'aula dei gruppi di minoranza 'nuovaideadomani e ViviCassano-Pd. Assente l'assessore Pierpaola Sapienza, impegnata nelle stesse ore a presiedere una manifestazione culturale nella vicina piazza Moro.

Il comitato Lamafutura grida allo scempio ambientale e per sensibilizzare i decisori a tutti i livelli è stata anche lanciata una petizione on line, con la quale il comitato chiede l’aiuto di tutti i cittadini «per raccogliere firme contro un progetto già in fase esecutiva che stravolgerà l'ambiente delle colline di Cassano Murge. Il progetto ‘Lame’ – si legge , varato dall'amministrazione comunale, prevede la costruzione di due enormi vasche di raccolta delle acque, nelle zone più alte del paese (!). Il progetto prevede anche la costruzione di un canale a cielo aperto su una striscia di terra oggi occupata da 10 querce secolari di oltre trecento anni che sarebbero abbattute. Questa opera sarebbe realizzata per ‘proteggere Cassano da eventuali alluvioni’ ma questo è falso, in quanto non risolve il problema del deflusso dell'acqua e innesca un potenziale rischio per tutto l'abitato in caso di smottamento o rottura delle vasche, che prevedono solo l'accumulo di acqua e non il suo defluire. Quest'opera deve essere fermata e il finanziamento di alcuni milioni di euro previsto per essa deve essere stornato su altre più importanti iniziative a favore dell'ambiente, quali il rimboschimento, l'incentivazione di colture biologiche e la lotta all'abusivismo edilizio nella Murgia». 

Il comitato Lamafutura pare avere delle solide ragioni, ma i tempi della burocrazia potrebbero non favorire il blocco definitivo del progetto. Intanto dopo anni di "dibattiti esclusivi" in Consiglio comunale (frequentato dai soliti noti, di certo non a causa di questa o quella maggioranza, quanto invece per palese disinteresse civico della maggior parte della cittadinanza pronta a prendere posizione soltanto in situazioni di 'emergenza', quali campagne elettorali e proteste come questa). 

Intanto, fuor da polemiche politiche e beghe di parte, è bene ricordare che il 2005 (la notte tra il 23 e il 24 ottobre) Cassano delle Murge fu teatro di un disastro idrogeologico senza precedenti, che costò la vita a cinque persone. In virtù del passato, sarebbe bene che ognuno,  nel ricoprire il ruolo che meglio gli aggrada nel teatro della vita quotidiana, riesca con un esercizio di memoria a far capolino in quella che fu una tragedia generale e ancora di più domestica della famiglia Lobefaro, inghiottita nel buio in una sera di festa dal getto irrefrenabile dell'acqua piovana incanalata nella "lama abitata" da una cava e da insediamenti agricoli tra la via di Bitetto e la contrada Serre Laudati.


24.06.2013
Vito Stano

domenica 23 giugno 2013

Greco Nero di Calabria: una bacca nera dalla storia ellenica

Il Greco  Nero è un vitigno a bacca nera che fa parte della numerosa famiglia dei Greci, la cui origine e diffusione è piuttosto incerta; molto probabilmente è stato introdotto dai coloni ellenici, fondatori della Magna Grecia. Con questo nome vengono chiamate molte varietà che hanno ben poco in comune (Greco nero di Avellino, delle Marche, di Teramo, di Terni, di Velletri, toscano). 

È coltivato prevalentemente in Calabria, nelle provincie di Catanzaro e Crotone. Era erroneamente ritenuto sinonimo di Marcigliana o Marsigliana coltivato nella provincia di Catanzaro; nel tempo è stato confuso anche con l'Aleatico e il Verdicchio nero. Localmente è chiamato Grecu niuru e Maglioccone. 

Ha una produzione media e costante, predilige terreni poco fertili e ambienti caldi. Le forme di allevamento più idonee sono quelle a piccola espansione, come l'alberello, con potatura corta o addirittura cortissima. 

Questo vitigno dà un vino dal colore rosso rubino carico, che con l'evoluzione cambia e diventa granato; è un vitigno che si presta bene all'invecchiamento, dai profumi delicati e  caratteristici di un rosso corposo, quali sentori di frutta rossa a bacche, anche matura, con leggeri sentori balsamici che ricordano la liquirizia, pianta tipica della regione. 

Dal sapore intenso e gradevole il Greco Nero risulta armonico e ottimo per accompagnare preparazione della cultura popolare, come formaggi stagionati o carni rosse arrosto accompagnate con verdure e spezie, immancabile il peperoncino calabrese che rende il tutto fresco e caldo allo stesso tempo.

23.06.2013
Giulio Stano
(sommelier Ais Puglia)

Il bronzo è lo specchio del volto,
il vino quello della mente.

Eschilo (525 a.C. - circa 485 a.C.)

sabato 22 giugno 2013

Alta Murgia: il Movimento Nonviolento propone una Marcia per la pace

Sulla questione delle servitù militari di cui le Forze armate italiane godono in particolare all'interno di circa il 30% dell'area del Parco Nazionale dell'Alta Murgia, anche il Movimento Nonviolento dice la sua; di seguito pubblichiamo la nota che Gabriella Falcicchio, referente pugliese del Movimento Nonviolento, ha fatto pervenirea Murgiambiente.
V.S.

  
Caro Presidente (Cesare Veronico, ndr),

in seguito al tuo appello a mobilitare le energie della cittadinanza per difendere il nostro bellissimo parco dalle esercitazioni militari, ho sentito il dovere di rispondere con una iniziativa che ha 52 anni di storia tutta italiana. Si tratta della 'Marcia per la pace e la fratellanza dei popoli' voluta nel 1961 da Aldo Capitini, padre del Movimento Nonviolento italiano, di cui sono neoreferente pugliese.

Ti annuncio con entusiasmo che è mia e nostra intenzione realizzare nel nostro parco una marcia per la pace, che oggi possiamo ribattezzare, cogliendo lo spirito delle tue parole, 'Marcia per la pace e il rispetto dei viventi'.

Il parco dovrebbe poter sempre essere un luogo di convivenza armonica sia per gli umani, sia tra umani e altre specie viventi e crediamo che l'Alta Murgia offra una tale biodiversità, una tale bellezza paesaggistica, una tale floridezza di prodotti della terra da meritare primariamente la nostra cura attenta e non subordinabile ad altre attività che la negano nella sua sostanza. La Repubblica Italiana, proclamandola Parco Nazionale, si è presa l’impegno di tutelarne la comunità biotica in accordo e concretizzazione dell’art. 9 della Carta Costituzionale. Le esercitazioni militari che si svolgono nel nostro parco, mettendo a repentaglio l’integrità e la bellezza della flora e della fauna locale ed impedendone la fruizione e la contemplazione alla comunità, contraddicono questo impegno. 

Con l’annuncio di questa Marcia vogliamo affermare che difendere la Patria deve poter dire anche questo: la tutela dell’ecosistema e il rispetto dei viventi che vi abitano. E vorremmo dirlo non contro le Forze Armate, ma con loro. Perché siamo convinti che anche a coloro che partecipano a tali esercitazioni, piace pensare, come a noi, ad un parco in cui si possa camminare senza sentire nemmeno in lontananza l'artiglieria, dove gli uccelli possano nidificare senza timore dei carri armati, senza dover volare via per gli spari e le esplosioni, dove i bambini in gita scolastica possano muoversi liberamente sulla loro terra senza veder fermare il loro pulmino da un filo spinato.

Un parco è un'area protetta, come tu ribadisci, allora i primi a proteggerla siamo noi cittadini: vogliamo essere noi!

Da parte mia e di tutto il Movimento Nonviolento, c'è l'impegno ad avviare subito l'iniziativa, sollecitando tutte le componenti associazionistiche del nostro territorio, di estendere il nostro entusiasmo a tutta l'Italia, di sostenere la partecipazione dei cittadini, affinché la voce della marcia sia il più corale possibile, nel rispetto di tutti e con l'unico intento unificante di portare la nonviolenza nel parco.

Ci auguriamo che gradirai e appoggerai questa iniziativa di pace.
Certa di un tuo riscontro,

La referente del Movimento Nonviolento - Puglia
Gabriella Falcicchio
Contatti

3394279731 – parcoinpace@gmail.com

Movimento Nonviolento
Via Spagna, 8 - 37123 VERONA (Italy)
Tel. (+ 39) 045 8009803 (r.a.) Fax 045 8009212
E-mail: azionenonviolenta@sis.it Sito: www.nonviolenti.org
Sezione italiana della W.R.I. (War Resisters International - Internazionale dei Resistenti alla Guerra)

WWF Puglia: «poligoni militari incompatibili nel Parco dell’Alta Murgia»

Il WWF Puglia: incompatibili con il regime di tutela. Tutela della natura, salvaguardia dell’ambiente, biodiversità, specie rare o in via di estinzione: quando si parla di aree protette si pensa alla fruizione degli spazi verdi incontaminati dei parchi naturali. Purtroppo non è sempre così, anzi frequentemente questi preziosi ecosistemi sono violentati e deturpati da situazioni piuttosto discutibili. Che dire dei cingolati e dei pneumatici delle auto militari che sfregiano il suolo della Murgia sotto il fuoco dell’artiglieria? E come non indignarsi dei rifiuti bellici abbandonati dopo le esercitazioni militari nelle aree di interesse naturalistico? Il WWF Puglia è da sempre sensibile a queste tematiche ed esprime la sua incondizionata solidarietà al presidente del Parco Nazionale dell’Alta Murgia, Cesare Veronico, che in una lettera aperta ha voluto denunciare pubblicamente la situazione di assoluta incompatibilità tra il Parco Nazionale dell’Alta Murgia e i poligoni delle Forze Armate.  

È intollerabile assistere a spettacoli indecorosi in luoghi dove si dovrebbe tutelare l’ambiente, ma che sono scenari di battaglie, solo in apparenza simulate, che in realtà sterminano esemplari di piccola e media taglia (rettili, anfibi, micro mammiferi). In periodi di tregua venatoria, che sono importantissimi per la nidificazione e la riproduzione delle specie, ci sono altre armi e fuoco nemico a minare la sopravvivenza stessa degli animali. Altrettanto grave e preoccupante è l’inquinamento di aria, acqua e suolo causato dalle esplosioni che avvengono nelle simulazioni di guerra che, rilasciando nano particelle di metalli pesanti nell'aria e sul terreno, inquinano la falda acquifera, mettendo a serio rischio anche la salute umana.

Per questi motivi il WWF si oppone ad ulteriori esercitazioni di guerra, incompatibili con una fruibilità sicura e libera del Parco e totalmente inconciliabili con la conservazione delle specie animali e vegetali. Peraltro, la notevole antropizzazione del Parco va a compromettere, ulteriormente, la mission dell’area protetta e quindi si rende necessaria un’immediata bonifica degli scheletri di cemento di basi militari abbandonati da decenni. Occorre che il Comitato Misto Paritetico (Co.Mi.Pa.) Forze Armate-Regione Puglia adotti immediatamente una risoluzione affinché si liberi da servitù militari e da poligoni addestrativi tutto il Parco Nazionale dell’Alta Murgia.

Contro questo spettacolo indecente auspichiamo che si organizzi una nuova marcia di protesta  che coinvolga i cittadini murgiani, particolarmente legati al loro territorio, alla stregua della marcia Gravina-Altamura, replicata in più occasioni dal 1985 al 2005, organizzata da tutte le associazioni e dalla società civile per una smilitarizzazione del territorio. In questo modo, si ribadirebbe la coscienza civica che contraddistingue la civiltà murgiana.

Don Tonino Bello sognava ‘la Puglia da arco di guerra ad arca di pace’: i volontari del WWF si mobiliteranno affinché l’ambiente e il creato siano preservati anche dai poligoni militari e dai campi di addestramento.

venerdì 21 giugno 2013

Servitù militari in area Parco. Veronico: «liberiamo le aree protette»

Campo dei missili - Cassano delle Murge, via Adelfia
Foto Archivio Vito Stano 
© 2012
di Vito Stano
21.06.2013

Il 15 marzo scorso Murgiambiente scriveva delle servitù militari ancora vigenti nell'area del Parco Nazionale dell'Alta Murgia. Gli articoli di quei giorni  convisero il presidente del Parco Cesare Veronico a fare delle puntualizzazioni e a promuovere un dialogo con le forze politiche al fine di demilitarizzare l'area della Murgia barese. Diversi sono stati gli appelli e le chiamate del presidente Veronico; proprio di qualche giorno fa l'ultimo, che pubblichiamo integralmente di seguito, in occasione dello smantellamento delle basi missilistiche note come 'campi dei missili'. Nell'immagine in alto una delle tre torrette ancora integre del campo dei missili sito in territorio di Cassano delle Murge.


di Cesare Veronico
presidente Parco Nazionale dell'Alta Murgia
Cinquant’anni fa, il 21 giugno 1963, veniva ordinato lo smantellamento delle basi di missili a testata nucleare IRBM ‘Jupiter’ installate nel nostro territorio nel pieno della guerra fredda, scongiurando il timore di un conflitto nucleare. L’Alta Murgia è stata sede e continua ad ospitare gli scheletri di cemento di alcune di esse. Nelle stesse ore è ancora di grande attualità il tema del disarmo, come confermato dal recente appello del presidente Barack Obama per la riduzione degli armamenti nucleari.

Quest’occasione è più che opportuna per sottoporre all’attenzione dell’opinione pubblica una questione non più eludibile che riteniamo di primaria importanza per il futuro del Parco Nazionale dell’Alta Murgia e di tutto l’altopiano.

Nella primavera che si è appena conclusa il Parco è stato sede di un’esercitazione militare, per molto tempo “a fuoco”, durata diverse settimane, che ha visto lo spiegamento di ingenti mezzi e di circa 3.000 soldati, con l’impiego di notevoli risorse finanziarie e logistiche. L’esercitazione si è svolta in un periodo molto delicato per gli equilibri ecologici che si instaurano nelle fasi biologicamente significative quali quelle della riproduzione e dell’allevamento della prole della fauna selvatica e della ripresa del periodo vegetativo della flora del Parco. Ha inoltre determinato spiacevoli conseguenze per la fruizione del Parco: numerosi visitatori sono stati impossibilitati ad accedere a luoghi di interesse naturalistico, archeologico e paesaggistico a causa della presenza di militari impegnati sul campo che, per ovvi motivi di sicurezza, hanno precluso gli accessi sulle strade carrabili. Ed ancora, il disturbo arrecato alle attività economiche agro-zootecniche nel Parco, con perdita di reddito ed implicazioni anche a lungo termine per allevamenti costretti a spostarsi ovvero a restare immobilizzati sotto i tiri incrociati di artiglieria, ci viene confermato da continue denunce di chi nel Parco opera e vive.

Riteniamo che la presenza dei poligoni di esercitazione delle Forze Armate nel Parco sia incompatibile con le sue finalità e riteniamo, altresì, che sia necessario individuare aree alternative per lo svolgimento di tali attività al di fuori delle aree naturali protette in tutto il territorio nazionale. Questo giudizio, espresso nel pieno riconoscimento del lavoro quotidiano delle Forze Armate, non è maturato per l’occasione ed è stato ribadito nel corso dell’ultima riunione della Comunità del Parco (l’Assemblea degli Enti territoriali che afferiscono al Parco) alla presenza dei rappresentanti della Regione Puglia, delle Province Bari e BAT, dei 13 Comuni e dei Parlamentari del territorio del Parco.

A seguito di tale riflessione, la stessa Comunità, presieduta dal Presidente della Provincia di Bari, Francesco Schittulli, ha posto in essere una serie di iniziative politiche su più livelli, dalle Amministrazioni comunali al Parlamento, incaricando il sottoscritto ed alcuni suoi componenti di chiedere specifici incontri ed audizioni. In particolare è stato deciso di chiedere un’audizione al Comitato Misto Paritetico (Co.Mi.Pa.) Forze Armate-Regione Puglia che, tra i suoi componenti, non prevede quello dell’area naturale protetta interessata da servitù militari e da poligoni addestrativi. In quella sede, e preliminarmente nelle Commissioni consiliari permanenti del Consiglio Regionale pugliese, intendiamo porre con forza quanto finora detto a partire dalle esercitazioni programmate per il secondo semestre di quest’anno sulle quali si dovrà esprimere in modo vincolante il Co.Mi.Pa.

Ma non basta. Intendiamo farci promotori e sostenitori di iniziative che coinvolgano tutte le aree naturali protette del Paese affinché possano essere “liberate” dalle servitù militari e dai poligoni addestrativi che mettono a rischio la biodiversità, gli ecosistemi ed un’economia sostenibile fondata su turismo ed agro-zootecnia qualificati.

Utilizzeremo tutti gli strumenti che le attuali norme ci assegnano e riteniamo importante avviare un percorso partecipato arricchito dalle proposte dell’opinione pubblica e dei cittadini, memori delle iniziative già messe in campo sul nostro territorio fin dagli anni ‘80  con le marce per la pace organizzate dai Comitati Alta Murgia, forti di una convinzione: le aree naturali protette rappresentano un patrimonio unico per il nostro pianeta e per il genere umano e vanno difese per il bene delle future generazioni coinvolgendo – senza distinzioni ideologiche o localistiche - le istituzioni, l’associazionismo e la società civile.

Paesaggio in fotografia: Alberta Zellone chiude gli incontri del Museo

Martedì 25 giugno alle 17,30 nella sala conferenze del Politecnico di Bari in via Amendola 126/B, la professoressa Alberta Zallone, docente presso la Facoltà di Medicina dell’Università di Bari, terrà l’ultimo incontro del corso di fotografia dell’anno accademico 2012-2013.

La ricerca di Alberta Zallone copre un’esperienza di vita e lavoro negli Stati Uniti iniziata già negli anni Settanta e rientra perfettamente nell’idea e nella pratica che della fotografia contemporanea di paesaggio ha ‘La Corte’, di cui è socia fondatrice.

Il titolo dato all’incontro èWhereabouts’, espressione che indica una qualche familiarità con i luoghi ma che contiene sia un’indicazione più netta, where, sia una sfumatura più ambigua e problematica about. L’incontro si articolerà in un continuum di immagini metropolitane (New York, ma non solo), in una serie di visioni che mettono in relazione il paesaggio aspro del deserto e una natura ancora intatta quasi tropicale (in realtà entrambi man-altered, basti pensare a ricerche ormai classiche come i ‘Desert Cantos’ di Misrach o al West “dialettico” di Shore sino alla magia di ‘Cape Light’ di Meyerowitz). Nei grandi spazi dell’America, come sostiene Baudrillard, è lo spazio stesso in sé a costituire un modo non solo di vedere, ma anche di pensare. La fotografia quindi non è una pratica estetica spesso passivamente mutuata dalla pittura, ma un sapere, un atto che definisce e si appropria del significato di un luogo.


L’incontro sarà preceduto da una presentazione di Pio Meledandri, direttore del Museo di Fotografia del Politecnico di Bari e da una breve relazione di Carlo Garzia, il quale cercherà di focalizzare l’importanza e l’influenza della cultura americana in Italia sin dal secondo dopoguerra.

(Museo della Fotografia del Politecnico di Bari)

Dichiariamo illegale la povertà: la Rete dei Comitati il 29 giugno a Bari

I° Assemblea pugliese per la Campagna internazionale ‘Dichiariamo Illegale la Povertà – 2018’ convocata dalla Rete dei Comitati per i Beni Comuni per sabato 29 giugno, ore 16.00, presso la Casa dei Padri Comboniani di Bari in via Giulio Petroni, 101.

La povertà non è un fatto di natura, inevitabile, ma il risultato di processi sociali, economici, culturali e politici. L'obiettivo dell'Iniziativa è di mostrare che è possibile una società senza povertà, mettendo fuori legge le leggi e disposizioni amministrative, le istituzioni e le pratiche sociali e collettive che sono all'origine dei fattori generatori dei processi strutturali dell'impoverimento.    Un’utopia? Forse, oggi. Parafrasando Danilo Dolci, non domandiamoci se è facile o difficile, ma se è necessario o no. «E quando una cosa è necessaria, magari occorreranno molta fatica e molto tempo, ma sarà realizzata».             
                                                           
Ordine del Giorno:
A) CAMPAGNA ‘BANNING THE POVERTY - Dichiariamo Illegale la Povertà 2018’:
-            presentazione e approfondimento dei temi con riferimento ai concetti di povertà e ai meccanismi di impoverimento; individuazione delle azioni prioritarie (vedi documento in allegato) sulle quali focalizzarsi da proporre al gruppo promotore nazionale; disponibilità delle varie realtà ad aderire alla DIP e a ospitare una tappa della carovana-conferenza itinerante (e prima bozza del calendario della Carovana);  organizzazione dell’evento;

B) LIP ‘Rifiuti Zero’: raccolta moduli con le firme certificate

Si invita tutti i comitati a portare i propri moduli.

Tutte le realtà/associazioni/gruppi/reti/cittadini/e interessate ad approfondire l’argomento dell’impoverimento e a conoscere la campagna “Dichiariamo illegale la povertà” sono invitate a partecipare.

Si invita quanti prenderanno parte alla riunione a darne comunicazione, per questioni organizzative, a: retecomitati@benicomuni.org e a leggere (e condividere con il proprio gruppo) il documento in allegato (principi fondatori, obiettivi e campagne con le azioni prioritarie) e a visitare il sito: www.banningpoverty.org.

L’incontro sarà trasmesso via streaming.

giovedì 20 giugno 2013

Incontri d’autore: il futuro nell’ecologia. Daniele Di Maglie a Cassano


Il futuro sarà segnato dalla tecnologia, si ripeteva come un mantra qualche anno fa. Ma la realtà, come capita sempre, supera di gran lunga l'immaginazione. Nanotecnologie e mega operazioni di polizia, di questo Daniele Di Maglie, cantautore e scrittore tarantino, narra nel suo romanzo ‘La ballata dei raminghi adirati’ (Grillo editore), che sarà presentato al primo degli 'Incontri d'autore' organizzati dall'associazione culturale ‘il Paese delle bambole rotte’.

L'appuntamento è per martedì 25 giugno a Cassano delle Murge alle ore 19,00, presso la sede associativa in piazza Garibaldi n.47.

Nel suo romanzo Di Maglie racconta di un mondo in caduta libera, vittima dei suoi eccessi e della sua hybris, e di una capillare invasione nanotecnologica che apparentemente ha l'obiettivo di sanare le ferite e proporre un modello d'umanità migliore.

Daniele Di Maglie è anche autore del volume ‘L'altoforno (Stilo editore). Con il disco ‘Non so più che cosa scrivo’ ha girato l'Italia in lungo e in largo.

Link:

‘il Paese delle bambole rotte’
associazione culturale

Contaminazione da Ogm: appello al ministro della Salute Lorenzin

Oggi abbiamo bisogno di te! C'è un'emergenza OGM in corso. Scrivendo ora al Ministro della Salute Lorenzin puoi aiutarci a scongiurare il rischio di contaminazione transgenica in Italia. La storia è questa: pochi giorni fa in Friuli un esponente del "Movimento Libertario" ha seminato in due campi mais transgenico della Monsanto, il MON810, e ora minaccia di ripetere l'operazione in altre Regioni. Non possiamo permettere che queste piante di mais OGM fioriscano perchè il loro polline contaminerebbe campi vicini e lontani, trasportato dal vento e dagli insetti. 

La diffusione degli OGM sarebbe una condanna a morte per l'agricoltura italiana.Niente più aziende agricole biologiche e tradizionali, ma monopolio assoluto delle coltivazioni transgeniche. Gli effetti sugli ecosistemi sarebbero irreversibili: gli OGM sono organismi viventi e possono riprodursi e moltiplicarsi, sfuggendo a qualsiasi controllo. 

Gli OGM fermano il progresso perché orientano la ricerca verso la direzione sbagliata: adattare gli organismi viventi alle esigenze della chimica. Il futuro dell'agricoltura è legato, invece, a una produzione alimentare sostenibile in armonia con l'ambiente e priva di residui chimici. 

Per proteggere la biodiversità, i campi e la nostra sicurezza alimentare bisogna agire subito e bloccare la contaminazione OGM. Cosa puoi fare tu? Chiedi subito al Ministro della Salute Lorenzin di adottare misure di emergenza in grado di fermare la coltivazione di OGM. 

Federica Ferrario
responsabile Campagna Agricoltura Sostenibile