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lunedì 9 dicembre 2013

Progetto Lame. Tra ricorsi e memorie l'iter non si ferma. Lamafutura si racconta

Un immagine del canalone - Foto comitato Lamafutura
Giustizia: percorso a ostacoli
Dopo aver tentano di convincere l’amministrazione Di Medio a riguardare il progetto originario, il comitato Lamafutura a metà settembre ha depositato un ricorso al Tar Puglia. Nel ricorso viene contestata l’inutilità delle vasche a fronte dello stato decadente del canalone. Per tutta risposta l’amministrazione comunale ha presentato al Tar Puglia delle memorie. A metà del mese di novembre il comitato deposita delle ulteriori memorie, arricchite dal contenuto di due note scritte dall’ufficio Attuazione e pianificazione paesaggistica della Regione Puglia e dall’ex Genio civile. 


In sostanza nel primo documento si evidenzia il fatto che le due vasche sono previste in aree soggette a vincolo idrogeologico e nel secondo viene messo in risalto lo stato in cui versa il canalone, opera realizzata nel 1952 che ad oggi versa in condizioni a dir poco decadenti. Sta di fatto che la sentenza del Tar Puglia arriverà presumibilmente a metà gennaio, tenendo ben presente che il Tar Puglia non si esprimerà nel merito del progetto, ma potrà eventualmente ordinare un stop temporaneo dell’iter, durante il quale le parti potranno trovare un accordo. Insomma la questione è più che mai aperta.

Il canalone. Opera dimenticata
In sostanza il canalone è deputato a raccogliere le acque prodotte dai bacini imbriferi uno, quattro e cinque. Il bacino numero uno raccoglie l’acqua della zona del Costone di Bruno; il bacino numero quattro raccoglie l’acqua del centro abitato; il bacino numero cinque raccoglie l’acqua della contrada Mazzacavallo. Quindi il canalone raccoglie oltre all’acqua non assorbita dalla zona del centro anche le acque che approdano da due aree appena fuori l’abitato.

Strozzatura del canalone e riduzione della portata dell’acqua
Con Lorenzo Fiore abbiamo ripercorso la storia del canalone di Cassano, che a metà degli anni ’90 ha subito una modifica che Fiore definisce «dolorosa, perché la sezione del canale è stata ridotta da tre metri per due a un tubo di un metro e mezzo di diametro. Questa strozzatura riduce la portata da circa 35 metri cubi a circa 5 metri cubi di acqua al secondo». Questa dunque la causa degli allagamenti di alcune aree ben definite (Giano Plastica, Dia) durante le piogge torrenziali dell’ottobre 2005, secondo l’attivista di Lamafutura.

Ulteriori lavori di allungamento del canalone 
Ma questa prima strozzatura creata per urbanizzare la zona a ridosso di via Bitetto, non è stata l’unica modifica che il canalone ha subito. Infatti gli attivisti del comitato Lamafutura hanno scoperto che nell’agosto 2011 si sono conclusi i lavori di un ulteriore allungamento del canalone di 526 metri con una tubazione di due metri di diametro. Questa tubo di due metri di diametro attraversa da sotto la via di Bari, fiancheggia il depuratore e conclude il suo percorso in una vasca di riposo oltre il depuratore. I lavori per questo ulteriore allungamento del canalone sono iniziati nel febbraio 2011 e sono terminati, come detto, nell’agosto 2011, per un costo di 540mila euro. Di fronte a questa ennesima sorpresa gli attivisti del comitato si sono chiesti «se era in corso la progettazione del cosiddetto Progetto Lame, che prevedeva l’impiego di 4 milioni di euro, per quale ragione si è provveduto a questo ulteriore allungamento, invece di provvedere alla manutenzione del canalone da monte?». E ancora Fiore si chiede «come mai, dopo il conferimento dell’incarico di progettazione all’Advenco (aggiudicato grazie ad un ribasso d’asta del 75%), il progetto originario, che prevedeva la ristrutturazione del canalone, è stato stravolto?». La partita, dunque, è ancora tutta da giocare. La battaglia, adesso più che mai, si giocherà sui campi minati della comunicazione. Tutti avvisati, cittadini in primis. Nessuno abbassi la guardia.    

09.12.2013
Vito Stano  

martedì 3 dicembre 2013

Corato. Pioggia: donna travolta dall’acqua e salvata da passante con fuoristrada

Piogge torrenziali - Foto Archivio Vito Stano © 2013
Le piogge di questi giorni hanno causato molti danni e provocato molta paura. Numerosi sono stati gli incidenti e gli episodi di emergenza. In questa giornata di relativa calma, va avanti la conta dei danni e si intrecciano le storie dei sopravvissuti alla furia delle acque e del fango. Da Corato una storia a lieto fine.

A bordo della sua utilitaria stava percorrendo la via vecchia per Bisceglie a Corato quando, a cause della  pioggia torrenziale che hanno interessato buona parte della Puglia durante il fine settimana, si è improvvisamente trovata nel mezzo di una corrente di acqua e fango proveniente dalle campagne circostanti che ha completamente invaso la sede stradale. La donna, alla guida della sua auto, ha perso il controllo del mezzo rovinando in un fondo agricolo non lontano. Spaventata, la donna è scesa dall’autovettura, ormai semisommersa, trovando riparo dalla pioggia battente sotto un albero di ulivo. 

In un primo momento vani sono stati i tentativi di soccorrerla da parte dei familiari, finché sono stati allertati i carabinieri della locale Stazione, che, vista l’impossibilità di raggiungere la donna, in preda al panico perché isolata e circondata da una corrente d’acqua alta quasi un metro, nell’attesa che giungessero i vigili del fuoco con mezzi speciali, hanno chiesto  ausilio ad un passante che transitava da quelle parti alla guida di un fuoristrada di grosse dimensioni, con il quale sono riusciti a superare la barriera d’acqua che si frapponeva alla donna in difficoltà, l’hanno raggiunta e fatta salire a bordo, trasportandola in un luogo sicuro, dove la disavventura è terminata. 

lunedì 25 novembre 2013

Cassano delle Murge. Legambiente: oggi seminario su rischio idrogeologico al liceo

Le notizie di questi giorni sulla tragedia di Olbia risvegliano la sete di conoscenza attorno al tema del rischio idrogeologico, argomento che dovrebbe diventare cruciale nel dibattito politico nazionale, per lo più noioso, inconcludente e autoreferenziale. Il circolo di Legambiente di Cassano delle Murge, attivo da pochi mesi ma già distintosi per l'impegno profuso, sarà oggi pomeriggio protagonista di un incontro presso il liceo scientifico-classico Leonardo-Platone alle ore 17,00 per discutere di ‘La forza dell'acqua e il ruolo del bosco nella mitigazione del rischio idrogeologico’. Questo momento di confronto è stato organizzato nell'ambito delle manifestazioni della ‘Giornata Nazionale dell'Albero’, che si celebra in questi giorni. Si discuterà di processi naturali e antropici, che determinano condizioni di rischio praticamente su tutto il territorio italiano. L'introduzione sarà affidata a Gianni Spina, presidente del circolo di Legambiente di Cassano delle Murge. Alla sindaco di Cassano delle Murge Maria Pia Di Medio toccherà fare il saluto istituzionale e magari darà qualche buona nuova rispetto al Progetto Lame. Dopo i saluti di rito sarà quindi la volta di Oronzo Antonio Milillo, presidente della Federazione Regionale Ordine dottori agronomi e forestali.

L'Italia è un Paese che per caratteristiche presenta elementi di predisposizione al dissesto. A questi si aggiungono i mutamente climatici in atto, con la novità dei fenomeni meteorologici sempre più intensi, concentrati in poche ore e su aree circoscritte. A ciò si aggiunge l'opera dell'uomo: l'abusivismo edilizio, la cementificazione diffusa, il consumo di suolo con l'aumento della percentuale di impermeabilizzazione, l'inadeguata pianificazione urbanistica, la carenza o l'errato dimensionamento delle opere di ingegneria sul territorio e altro ancora. 

La difesa del suolo deve costituire allora una delle priorità nazionali, che richiede strumenti e risorse adeguate. Il seminario proposto da Legambiente, pertanto, vuole fornire una fotografia quanto più dettagliata del fenomeno del dissesto idrogeologico, a livello italiano e a livello locale. Nello stesso tempo intende fornire un accenno alle soluzioni possibili, puntando gli occhi non solo sulle innovazioni pensate per fronteggiare il fenomeno, ma anche a ciò che in passato si è fatto e che ha dimostrato tutta la sua validità. In questo senso si approfondirà il caso foresta Mercadante, il grande polmone della provincia di Bari, frutto di un'opera intensa di rimboschimento portata avanti con lungimiranza agli inizi del Novecento, proprio in funzione del ruolo che il bosco può avere nella mitigazione del rischio idrogeologico. 

Sarà approfondita la necessità di una maggiore attenzione al miglioramento delle condizioni vegetative dei boschi esistenti e, ancora, alla necessità di operare nuovi impianti, con il rimboschimento di nuove aree proprio in funzione di difesa idrogeologica, anche nelle zone periurbane. Il seminario servirà anche a puntare l'attenzione sul sistema di protezione civile, fondamentale non solo nelle sue risposte all'emergenza ma anche nelle varie iniziative tese alla formazione e alla informazione della popolazione. 

25.11.2013
Vito Stano

domenica 27 ottobre 2013

Mottola. A due settimane dall'alluvione Forestale sequestra area rischio idrogeologico

È trascorso solo poco tempo dal tragico evento alluvionale che ha scosso il Tarantino, determinando gravi danni e causando la morte di quattro persone nel territorio di Ginosa, ma l’andamento meteorologico degli ultimi giorni, caratterizzato da cieli sereni e dalla pressoché completa assenza di precipitazioni, sembra averci fatto dimenticare che il clima, quando si scatena, mette a dura prova le infrastrutture umane e l’incolumità della stessa popolazione. E, come sempre, insieme con i danni prodotti dalle avversità climatiche, ci siamo come dimenticati dell’importanza delle basilari attività di prevenzione per evitare che eventi similari, verificandosi nuovamente, possano procurare danni analoghi e la perdita di altre vite umane: una volta passate l’emergenza, non ci si pensa più, come se si trattasse di un capitolo oramai definitivamente chiuso e come se il futuro non potesse prospettarci ulteriori situazioni analoghe nella loro rilevanza e nella loro gravità.

Invece tali eventi si ripetono, ed è  pertanto una necessità primaria, stante la posta in gioco e l’importanza della prevenzione, evitare che situazioni del genere abbiano a verificarsi ancora; non si parla ovviamente, in questo caso, dell’andamento climatico - contro cui possiamo fare ben poco-, ma della vulnerabilità delle persone e delle strutture umane messe davanti ad un evento distruttivo quanto inaspettato, oltre che dell’ osservanza delle principali regole di buon senso. In primo luogo, occorre prestare attenzione alle strutture residenziali e, con un’attenzione non minore, alla viabilità che, non dimentichiamolo, rappresenta l’unica efficace opportunità di  fuga per la popolazione locale, la cui incolumità è messa a rischio da eventi che, per quanto eccezionali, possono sempre verificarsi e che, appunto in virtù della loro eccezionalità, sono in grado di produrre danni rilevantissimi proprio perché inaspettati. Non va dimenticato, a tale proposito, che tutte le vittime di due settimane fa hanno perso la vita proprio lungo la strada, mentre tentavano di  mettersi in salvo fuggendo dall’alluvione che ha devastato il territorio di Ginosa.

Speciale: approfondimenti e Interviste a cura di Vito Stano
http://murgiambiente.blogspot.it/2013/10/progetto-lame-liter-non-si-ferma-il.html


Alla luce dell’esperienza ancora fresca del disastro di portata rilevantissima avvenuto nel Tarantino, nel basilare principio che non si deve mai abbassare la guardia perché è proprio quando l’emergenza sembra lontana che si possono validamente mettere in atto tutti gli interventi finalizzati ad evitare nuove tragedie, occorre prestare la massima attenzione nel rilevare eventuali difformità dalle normative tese a tutelare la vita e le opere umane dai dissesti idrogeologici. Risale appena a ieri l’importante operazione condotta in tal senso dal Corpo Forestale dello Stato-Comando Stazione di Mottola, che ha sequestrato in agro di Mottola, in ‘Contrada Cappello’, un’area D1 ubicata lungo la Strada Statale 100 Bari-Taranto per la mancata osservanza delle normative finalizzate ad evitare il verificarsi di situazioni disastrose a causa di eventi alluvionali. 

Sull’area in argomento, su cui si prevedeva di impiantare un vigneto di uve da vino, erano in corso importanti lavori di modifica dello stato dei luoghi, con interventi di radicale trasformazione consistenti in movimenti di terra, sbancamenti e livellamenti del terreno, condotti al fine di agevolare la conduzione delle future operazioni colturali. Detta area, classificata dal P.A.I. (Piano di Assetto Idrogeologico) della Regione Puglia come ‘Area ad Alta Probabilità di Inondazione’, è soggetta ad una rigida e rigorosa normativa, che prevede fra l’altro il vincolo inderogabile dell’autorizzazione rilasciata preventivamente dall’Autorità di Bacino della Regione Puglia per potervi effettuare qualsiasi modifica. Per l’effettuazione di tali lavori di sbancamento il proprietario aveva invece effettuato solo una semplice, insufficiente «comunicazione di inizio lavori», in cui aveva fra l’altro affermato che dette opere sarebbero state condotte «in economia, mediante l’utilizzo di mezzi agricoli di proprietà o eventualmente noleggiati a caldo, e riguardando solo superficialmente il terreno agricolo in argomento»; in realtà, per effettuare tale intervento agli aveva addirittura stipulato un contratto d’appalto privato con una Ditta specializzata negli scavi di miniere e cave!

L’intervento di profonda modificazione di questa zona così delicata dal punto di vista idrogeologico non è sfuggito ai Forestali di Mottola i quali, nel corso della loro regolare attività di pattugliamento del territorio, si sono resi conto dei lavori in corso a brevissima distanza dalla Statale (10 metri, per la precisione). Al fine di verificare la stretta rispondenza di detti lavori con le prescrizioni, essi hanno accertato il rigido regime autorizzativo prescritto per l’area in argomento, nonché il mancato rispetto della vincolistica. Sono pertanto intervenuti tempestivamente, sequestrando l’area - dell’estensione di 1315 m2 - ed il mezzo speciale per movimento terra impiegato per l’effettuazione dei lavori, e deferendo all’Autorità Giudiziaria due persone (il proprietario dell’area su cui stavano per essere effettuati i rilevanti movimenti di terra e l’Amministratore Unico dell’Impresa di scavi).


I capi di imputazione contestati sono l’art. 44 lett. ‘b’ del ‘Testo Unico delle Disposizioni Legislative e Regolamentari in Materia Edilizia’ il D.P.R. n° 380/2001, che fissa l'arresto fino a due anni e l'ammenda da 5164 euro a 51645 euro nei casi di esecuzione dei lavori in totale difformità o assenza del permesso o di prosecuzione degli stessi nonostante l'ordine di sospensione, nonché l’art. 110 del Codice Penale, recante pena per coloro che concorrono nel reato.

lunedì 24 giugno 2013

Progetto 'Lame': domani un incontro pubblico promosso da Lamafutura

La Penisola italiana è a rischio idrogeologico e l'ennesima scossa di terremoto dell'altro ieri, con epicentro a Fivizzano in Toscana, è la prova, se ancora ce ne fosse bisogno, di quanto il territorio nazionale, nessuna regione esclusa, abbia necessità di essere riqualificato. Come ha precisato il prefetto e capo del Dipartimento della Protezione civile nazionale Franco Gabrielli  intervistato da RaiNews24 – «nessuno è in grado di stabilire il dispiegarsi delle ulteriori vicende, se ci saranno altre scosse  ha detto  se saranno di intensità uguale o maggiore» a quella verificatasi ieri (23 giugno, ndr), con epicentro a Fivizzano. 

Il prefetto Gabrielli ha poi precisato, facendo riferimento a possibili nuove scosse, che non è possibile fare previsione certe, tanto meno sugli orari (come si poteva leggere su alcuni siti e profili facebook). È possibile, invece, programmare la messa in sicurezza del territorio, questo si che è possibile, ha fatto intendere Gabrielli. «Non abbiamo bisogno di sciamani  ha detto – ma piuttosto di chi lavora in tempo di pace per fare prevenzione».


Dunque, oltre ai rischi fisici, è necessario badare anche al rischio che il termine 'prevenzione' cada in disuso, a maggior fortuna del termine antagonista 'emergenza'. E, come le fortune, anche per quanto riguarda le emergenze ognuno ha le sue: Cassano delle Murge, piccolo centro in provincia di Bari, si appresta domani, martedì 25 giugno, a ragionare pubblicamente sulle sue emergenze e in particolare su quella idrogeologica. A organizzare l'incontro pubblico ha contribuito il neonato circolo di Legambiente, che ha raccolto attorno a sé alcune centinaia di cittadini cassanesi con la finalità di bloccare la messa a gara di un progetto a loro dire dannoso per l'ambiente e pericoloso per la cittadinanza. 

All'incontro, che si terrà nel pomeriggio di domani in piazza Aldo Moro,  sarà presente la sindaco Maria Pia Di Medio, per spiegare alla cittadinanza la natura di un progetto (dibattuto e approvato in Consiglio comunale il giorno 31 luglio 2012) che fino a pochissimo tempo fa sembrava non importare a nessuno o quasi. Il risveglio di un gruppo di cittadini ha contribuito ad accendere, quindi, i riflettori sulla "questione lame", di cui pochi ricorderanno le polemiche consumatesi la scorsa estate, nelle quali anche il sottoscritto fu impropriamente tirato in ballo dal presidente del Consiglio comunale Ignazio Zullo al fine di bacchettare l'assessore e collega di maggioranza, Angelo Giustino

Il comitato Lamafutura, in brevissima sintesi, chiede l'immediata sospensione dell'esecuzione delle opere e la revisione complessiva del Progetto Lame, il cui progetto definitivo fu approvato con soli dieci voti a favore, due astenuti (l'assessore Angelo Giustino e il consigliere di minoranza Oronzo Campanale) e l'abbandono dall'aula dei gruppi di minoranza 'nuovaideadomani e ViviCassano-Pd. Assente l'assessore Pierpaola Sapienza, impegnata nelle stesse ore a presiedere una manifestazione culturale nella vicina piazza Moro.

Il comitato Lamafutura grida allo scempio ambientale e per sensibilizzare i decisori a tutti i livelli è stata anche lanciata una petizione on line, con la quale il comitato chiede l’aiuto di tutti i cittadini «per raccogliere firme contro un progetto già in fase esecutiva che stravolgerà l'ambiente delle colline di Cassano Murge. Il progetto ‘Lame’ – si legge , varato dall'amministrazione comunale, prevede la costruzione di due enormi vasche di raccolta delle acque, nelle zone più alte del paese (!). Il progetto prevede anche la costruzione di un canale a cielo aperto su una striscia di terra oggi occupata da 10 querce secolari di oltre trecento anni che sarebbero abbattute. Questa opera sarebbe realizzata per ‘proteggere Cassano da eventuali alluvioni’ ma questo è falso, in quanto non risolve il problema del deflusso dell'acqua e innesca un potenziale rischio per tutto l'abitato in caso di smottamento o rottura delle vasche, che prevedono solo l'accumulo di acqua e non il suo defluire. Quest'opera deve essere fermata e il finanziamento di alcuni milioni di euro previsto per essa deve essere stornato su altre più importanti iniziative a favore dell'ambiente, quali il rimboschimento, l'incentivazione di colture biologiche e la lotta all'abusivismo edilizio nella Murgia». 

Il comitato Lamafutura pare avere delle solide ragioni, ma i tempi della burocrazia potrebbero non favorire il blocco definitivo del progetto. Intanto dopo anni di "dibattiti esclusivi" in Consiglio comunale (frequentato dai soliti noti, di certo non a causa di questa o quella maggioranza, quanto invece per palese disinteresse civico della maggior parte della cittadinanza pronta a prendere posizione soltanto in situazioni di 'emergenza', quali campagne elettorali e proteste come questa). 

Intanto, fuor da polemiche politiche e beghe di parte, è bene ricordare che il 2005 (la notte tra il 23 e il 24 ottobre) Cassano delle Murge fu teatro di un disastro idrogeologico senza precedenti, che costò la vita a cinque persone. In virtù del passato, sarebbe bene che ognuno,  nel ricoprire il ruolo che meglio gli aggrada nel teatro della vita quotidiana, riesca con un esercizio di memoria a far capolino in quella che fu una tragedia generale e ancora di più domestica della famiglia Lobefaro, inghiottita nel buio in una sera di festa dal getto irrefrenabile dell'acqua piovana incanalata nella "lama abitata" da una cava e da insediamenti agricoli tra la via di Bitetto e la contrada Serre Laudati.


24.06.2013
Vito Stano