lunedì 4 febbraio 2013

Doping e sport: Libera Puglia organizza due eventi per domani a Bari


Lo sport è vita, crescita in mente e in corpo.  Questo è quello che viene acquisto fin da bambini quando in un modo o nell'altro si partecipa a manifestazioni e competizioni sportive di squadra o individuali. Appunto la competizione. Questa strana molla, che fa emergere le migliori energie umane, è anche l'abisso nel quale molti atleti cadono, in preda ad una sete di vittorie implacabile. Per raggiungere agognati traguardi molti atleti hanno fatto ricorso al doping, al fine di aumentare le capacità motorie. Quest'alterazione  provoca una distorsione dei risultati delle stesse competizioni (come non citare il caso emblematico del campione di ciclismo Lance Armstrong). Ma questo è soltanto un aspetto: l'altra faccia del sistema del doping è il guadagno facile di organizzazioni a delinquere costituite da soggetti legati in qualche modo al mondo dello sport.  

Di doping, di chi lo combatte e di chi lo subisce si parlerà domani grazie al presidio di Libera Bari che ospiterà Sandro Donati, consulente dell'Agenzia mondiale antidoping e autore, per le edizioni del gruppo Abele, del libro Lo sport del doping. Chi lo subisce, chi lo combatte. A parlarne con l'autore ci sarà il professor Francesco Fischetti della Facoltà di Scienze Attività motorie e sportive di Bari. 

Gli eventi che si terranno in città sono due: il primo, alle 11,00 presso il Liceo Tridente; il secondo, pubblico, è fissato per le 18,00 presso la sala consiglio dello Stadio delle Vittorie del capoluogo, per un'iniziativa organizzata da Libera Bari in collaborazione con il Coni Puglia, la Facoltà di Scienze Motorie e la Fondazione per la ricerca farmacologica Gianni Benzi

Per l'occasione saranno raccolte le firme per le due campagne che Libera sta portando avanti (Riparte il futuro e Io riattivo il lavoro).

Calcio nel caos: truccate 380 partite, smantellata una rete criminale

04.02.2013
V.S.

Guerre di ideologie e strette di mano pragmatiche: tra idee e protocolli


Roma, 2 febbraio, il sindaco di Roma capitale Gianni Alemanno (accolto dai fischi) saluta la piazza romana, consuma i convenevoli e augura «buon capodanno cinese». 

È interessante come le convinzioni ideologiche di un politico si eclissino durante i momenti istituzionali: la stretta di mano tra il sindaco Alemanno e l'ambasciatore cinese a Roma ha il sapore della beffa per chi come lui non ha rinnegato la destra post-missina come ha fatto Gianfranco Fini. Questa cortesia istituzionale, dovuta dal protocollo, fa anche riflettere su quanto siano vuote le idee sbandierate con gran foga in campagna elettorale (qualche esempio?). Se eletti, per quanto estremisti, non potranno che convergere nel verso che la struttura istituzionale detta, altrimenti non si spiegherebbe come convivano da una vita (politica s'intende) alcuni soggetti pseudo rivoluzionari o pseudo reazionari negli stessi palazzi del potere.

Buon capodanno a tutti, cinese s'intende.

03.02.2013
Vito Stano

L'anno del Serpente: Roma in festa per il capodanno cinese



Roma, 2 febbraio, sulla via dei Fori Imperiali si festeggia il capodanno cinese. Quest'anno è l'anno del Serpente: l'oroscopo cinese si basa sull'anno di nascita e non sul mese come il nostro. Pertanto per i nati nel segno del Serpente (1941, 1953, 1965, 1977, 1989, 2001, 2013) il mix vincente sarà frutto di «strategia, fascino e astuzia». I nati sotto l'egida del Serpente saranno «sinuosi e avvolgenti» e «avrete quello che volete».

03.02.2013
V.S.

domenica 3 febbraio 2013

Gioia del Colle: ferisce al collo la ex convivente. Arrestato dai carabinieri


Un'altra donna aggredita, e non da uno conosciuto come i luoghi comuni (televisivi) vorrebbero, ma dal suo compagno. La causa dell'aggressione pare sia riconducibile alla decisione della donna di troncare la relazione. Fortunatamente le condizioni di salute della ventiduenne non sono gravi. 

I Carabinieri della Stazione di Gioia del Colle hanno arrestato un ventottenne incensurato di origini albanesi con l’accusa di tentato omicidio. I militari, intervenuti presso un bar di via Cavour, hanno bloccato il giovane che poco prima nel corso di un diverbio, dopo aver infranto una bottiglia, avrebbe attinto al collo la ex convivente ventiduenne, originaria della Jugoslavia, procurandole un taglio alla gola. 

La lite sembra riconducibile alla decisione della donna di aver interrotto la loro relazione sentimentale. La giovane, soccorsa dai sanitari dell’ospedale di Acquaviva della Fonti, ha riportato lesioni giudicate guaribili in dieci giorni mentre l'uomo, su disposizione della Procura della Repubblica di Bari, è stato associato presso la locale casa circondariale.

Santeramo in Colle: uomo arrestato per atti persecutori, percosse e minacce.
Alla cieca violenza di questo episodio si aggiunge un altro caso di abuso nei confronti di una donna, residente nella vicina Santeramo in Colle. Da qualche mese un uomo di venticinque anni rendeva la vita impossibile a una donna, con la quale aveva avuto una storia. Continue molestie finalizzate a riallacciare la relazione sentimentale con la vittima, che aveva già sporto alcune denunce nei suoi confronti. Ieri l’epilogo della vicenda quando il giovane, residente ad Altamura, minacciando la donna e utilizzando la forza, ha tentato di introdursi nella sua abitazione di Santeramo in Colle venendo bloccato e tratto in arresto dai militari della locale Stazione intervenuti prontamente sul posto. 
Il venticinquenne, che dovrà rispondere di atti persecutori, ingiurie, percosse e minacce, su disposizione della Procura della Repubblica di Bari, è stato collocato agli arresti domiciliari.

03.02.2013
V.S.

Cannonau della Sardegna: un principe spagnolo sulle tavole isolane


La Sardegna vitivinicola - Foto google.com
Oggi parliamo di Sardegna e dei suoi riconoscimenti: denominazioni di origine controllata e garantita (1), denominazioni di origine controllata (19), indicazioni geografiche tipiche (15). L'isola sarda è tra le regioni italiane che negli ultimi anni ha raggiunto ottimi risultati nel comparto dell’agroalimentare e in particolare nel settore vitivinicolo con la valorizzazione dei vitigni autoctoni.

Cominciamo il viaggio nella  stupenda terra di Sardegna partendo dal vitigno che forse meglio di tutti la rappresenta: il Cannonau. L’origine del vitigno sembra essere spagnola:  i dominatori portarono con sé il loro alimento, maggiormente nella provincia di Nuoro, nell’Ogliastra, a Baronia, nella zona della Barbagia, in provincia di Cagliari, nel Sarrabus e nell’Anglona in provincia di Sassari.

Un vitigno a bacca nera coltivato in quasi tutte le zone vitate, con i suoi 7500 ettari, equivalenti al 30% di tutta la superficie vitata della regione; la provincia di Nuoro è la zona più vocata per la coltivazione del Cannonau, anche se lungo la costa orientale, nel profondo sud dell’isola ci sono coltivazioni di non poco conto. Le rese sono mediamente basse, raggiungendo gli ottanti quintali per ettaro. Il vino si caratterizza per finezza tipica, gusto particolare e profumo che varia a seconda del terroir e del clima

Il vino nel bicchiere si presenta con una buona struttura e con sensazioni gusto-olfattive che ricordano, nelle diverse espressioni, fiori o frutti rossi, freschi, che virano verso note più mature di confetture speziate nella tipologia riserva o liquoroso. Questo vitigno determina una media struttura, che lo rende adatto anche alla produzione di vini rosati, con delicati profumi fruttati. Il Cannonau può anche essere sottoposto ad affinamento e la tipologia riserva presenta un colore rosso con riflessi granati.

Caratteri di maggior struttura e complessità lo rendono adatto ad essere abbinato con piatti di carni rosse speziate, brasati, coniglio alle noci, stufato d’agnello alle cipolle e finocchio, porceddu allo spiedo, cinghiale al vino, pecorino sardo stagionato e piatti della cucina tradizionale da gustare magari la prima domenica di agosto durante la sagra del Cannonau. La denominazione di origine controllata lo qualifica come Cannonau di Sardegna. 

03.02.2013
Giulio Stano
(sommelier Ais Puglia)

Chi non ama le donne il vino e il canto,
è solo un matto non un santo. 

Arthur Schopenhauer (1788 - 1860)

sabato 2 febbraio 2013

Parole e immagini, il linguaggio della pubblicità: Geppi De Liso al Museo


Il Laboratorio del Museo della Fotografia del Politecnico di Bari prosegue le sue attività con un incontro con Geppi De Liso con il tema Parole e immagini. Il Linguaggio della Pubblicità. Martedi 5 febbraio alle ore 17,30 quindi presso la sala conferenze di via Amendola al numero126/b  interverrà Pio Meledandri, direttore Museo della Fotografia del Politecnico di Bari. 


Geppi De Liso è un creativo nato a Bari, studioso di comunicazione d'impresa. Ha aperto, nella sua città, uno studio di grafica e pubblicità nel 1968 con Lilli Chimienti De Liso. Ha collaborato con Comune e Provincia di Bari,  Regione Puglia oltre a molte aziende private come l’Editrice Laterza, il Teatro Petruzzelli, Elio Zema, Pirelli, Bridgestone, Firestone eccetera. Dal 1990 ha insegnato Comunicazione d’Impresa nel corso di Marketing e Comunicazione d’Impresa nel Corso di Studi in Economia e dal 2006 Pubblicità nel corso di Studi di Scienze della comunicazione dell’Università di Bari. Ha ottenuto incarichi dall’Università di Campobasso e da diversi centri di formazione come la Domus Academy di Milano, Università del Progetto di Reggio Emilia, Aforisma di Lecce  Uni.Versus, Spegea e IFOA di Bari. Ha pubblicato per la Franco Angeli Creatività e pubblicità nel 1997, testo adottato da diverse Università italiane e nel 2009, con la Lupetti, Marchi,  tutto quello che occorre sapere sulla progettazione e utilizzo dei marchi pubblicitari.

Ha vinto diversi premi e gare, fra cui quella sul simbolo del Politecnico di Bari. Nel laboratorio del Museo della Fotografia Geppi De Liso tratterà il linguaggio della pubblicità, basato quasi esclusivamente su parola e immagine. Affronterà anche esempi di clip audiovisive (suono, immagine, movimento e tempo). La pubblicità utilizza i format, modelli convenzionali di comunicazione, le figure retoriche, le coppie e relazioni creative, studiate da Bruno Munari e arricchite da Geppi De Liso.

Il noto grafico barese illustrerà i diversi linguaggi della pubblicità, quelli visivi, quelli verbali e quelli subliminali, nonché comportamenti e risposte del consumatore. Nel suo excursus parlerà delle grandi griffe, dei prodotti del mito, svelandone immancabilmente i punti di criticità. Il marchio diventa nel mondo contemporaneo il maggior valore dell’azienda o del prodotto stesso.

Il signor Revlon diceva: «Nelle fabbriche produciamo prodotti di bellezza, ma nei negozi vendiamo speranze», e Lorenzo Marini, pubblicitario, affermava che «la creatività pubblicitaria consiste nel trasformare la merce in sogno».

Pier Paolo Pasolini dichiarava che «l’irrazionalità estende la razionalità» ed Herbert Marcuse ne L’uomo a una dimensione (Einaudi, 1968) sosteneva che «uno degli aspetti più inquietanti della civiltà industriale avanzata è il carattere razionale della sua irrazionalità».

La pubblicità, quindi, con il suo apporto alla vita delle imprese, è un indispensabile fondamento dell’economia di mercato, che tuttavia concorre alla diffusione di prodotti culturali quali i libri, film, fotografie, giornali, tv, spettacoli ecc. Pertanto non è pretenzioso affermare che la comunicazione d’impresa o di prodotto contribuisce alla diffusione delle idee, alla libertà di pensiero e sotto certi aspetti anche alla circolazione dei valori democratici di un Paese.

Triggiano (Bari): raid razzista in centro di accoglienza. Tre arresti dei Cc

Hanno aggredito con un cavo d’acciaio e una spranga in ferro tre nordafricani e un’educatrice e per questo sono finiti agli arresti domiciliari. 

I Carabinieri dell’Aliquota Radiomobile della Compagnia di Triggiano hanno arrestato tre giovani del luogo, di 28, 27 e 22 anni, con le accuse di lesioni personali, violenza privata e discriminazione razziale. Una telefonata giunta sul 112 ha fatto convergere una gazzella dell’Arma presso una comunità di accoglienza per stranieri, ubicata in via Capurso, ove ad attenderla vi era una educatrice e tre cittadini egiziani che, per motivi non ancora chiariti, riferivano di essere stati poco prima picchiati selvaggiamente e insultati con epiteti a sfondo razziale da un gruppetto di giovani, poi dileguatisi.

Le immediate ricerche dei responsabili, sulla base delle descrizioni fisico somatiche e degli indumenti indossati, hanno consentito di rintracciare i tre nella zona. Sottoposti a perquisizione sono stati trovati in possesso di un cavo lungo 3 metri e di una spranga poi sequestrati. Tratti in arresto, su disposizione della Procura della Repubblica di Bari, i tre sono stati collocati ai domiciliari.

Parco del Gargano: il Corpo forestale combatte il bracconaggio


Continua senza sosta l’attività di polizia giudiziaria del Corpo Forestale dello Stato finalizzata alla prevenzione e alla repressione dei reati in campo venatorio. Durante due distinte operazioni, le pattuglie del Corpo Forestale dello Stato appartenenti ai Comandi Stazione di Cagnano Varano e Umbra hanno sorpreso, in flagranza di reato, due  bracconieri intenti ad esercitare attività venatoria in area protetta, precisamente nelle località Piscina Sandricchio, in  agro di Carpino, e Valle dei Greci, nel comune di Vico del Gargano.

I prevenuti, originari del posto, sono stati deferiti a piede libero all’autorità giudiziaria per introduzione di armi e materiali esplodenti in area protetta, disturbo, uccisione e danneggiamento della fauna selvatica ed esercizio venatorio illecito. Sequestrati altresì due fucili calibro 12 marca  Beretta e Benelli e numerose munizioni calibro 12 al piombo spezzatoControllati inoltre 25 cacciatori, alcuni dei quali deferiti all’Autorità Amministrativa per violazioni alla legge regionale 27/98.

(fonte Corpo forestale dello Stato - Regione Puglia)

venerdì 1 febbraio 2013

Turismo della memoria: le atrocità nazifasciste al tempo del digitale


Già nell’antichità migliaia di persone si spostavano in interminabili pellegrinaggi per rendere omaggio alle divinità; in epoche recenti basti pensare a quel che rappresenta Lourdes o San Pio o Medjugorje. Tra i pellegrinaggi dell’età contemporanea occorre annoverare anche quei luoghi assurti a simbolo di una tragedia: i campi di sterminio allestiti dai nazifascisti nell’Europa dell’Est, e in particolare in Polonia, sono ad oggi diventati meta di un turismo interessante: il turismo della memoria.


Questo flusso di gente (si stima all’incirca 1 milione di visitatori annui) assume le sembianze di moderni pellegrinaggi per visitare gli spazi fisici dove furono consumate le peggiori atrocità che la Storia contemporanea ricordi; pellegrinaggi soltanto un più confortevoli e molto meno lunghi. Dunque come ogni pellegrinaggio che si rispetti anche quello della memoria ha creato un indotto di servizi e prodotti (non solo gadget, ma anche pubblicazioni editoriali, cibo, ricettività e shopping vario) e paradossalmente dalle disgrazie subite da milioni di persone innocenti è nata una forma di sostentamento per tante persone che vivono ad Oswiecim (che è il nome originario, in polacco, di Auschiwitz) e nei dintorni di Cracovia. Questa considerazione è frutto dell’attenzione riposta, ma non vuol essere un giudizio sull’operato quotidiano di molta gente, la quale ha certamente sofferto la vicinanza e l’adiacenza ai quei luoghi di morte.

Questo è un primo livello di lettura che il viaggio ad Auschwitz consente: il secondo, e più interessante, è certamente rappresentato dall’approccio superficial-turistico tenuto da centinaia di avventori durante il tour dei campi. Gli stessi spazi che hanno “ospitato” migliaia di persone inermi oggi vengono percorsi da migliaia di turisti della memoria più o meno consapevoli, più o meno sensibili alla storia che quei luoghi raccontano. Lì dove fino a sessant’anni fa il fumo significava morte, oggi significa benessere: ieri il fumo usciva dai comignoli dei forni crematori, oggi dalle bocche sazie di turisti della memoria. Lì dove fino a sessant’anni fa si raccoglieva l’acqua putrida dalle pozzanghere per placare la sete, oggi si consumano lattina di bevande dolci e fresche. Lì dove fino sessant’anni fa si piangeva per il dolore, le ferite, l’umiliazione, oggi si parla a voce alta, si ride, si scattano fotografie ricordo. E questo è l’altro livello di ragionamento che il viaggio ai campi può provocare: il linguaggio dell’immagine come veicolo per raccontare una storia.

Purtroppo la storia o le storie contenute in questo scrigno di morte per essere raccontate senza retorica o superficialità necessitano di una conoscenza storica e di una profonda consapevolezza dei luoghi. La fotografia onnipresente nella vita odierna inserita in questo contesto causa delle aberrazioni che potrebbero bene essere definite da «zoo», la foto ricordo all’ingresso del campo di Auschiwitz sotto la triste scritta Arbet march frei ne è la dimostrazione più eclatante. Portare a casa la foto ricordo con la quale fregiarsi di aver visitato i luoghi dell’orrore è a tutti gli effetti la prova provata della superficialità e dell’intento turistico della visita-viaggio. Poca cosa rispetto alla coca-cola bevuta guardando la bocca nera del forno crematorio (uno dei pochi ancora in piedi).

La dimensione immaginifica che questi luoghi hanno prodotto nel visitatore ha causato uno scadimento dell’interesse: non si pagano ticket per visitare i campi di sterminio; questa gratuità se da una parte permette a tutti di visitare i luoghi dove si è consumata la tragedia di milioni di persone (ebrei, rom, prigionieri politici, omosessuali, disabili), mettendosi anche al riparo dalla potenziale accusa di lucrare sulle tragedie del passato, dall’altra non crea un filtro necessario nella cultura consumistica, nella quale vige il concetto che ciò è gratuito è senza valore e, al contrario, ciò che ha valore ha anche un costo. In più molti edifici, proprio a causa della scarsità di risorse economiche che arrivano al Museo di Auschiwitz, sono crollati e non sono più visitabili.

Il limbo del paradosso dentro il quale ci si ritrova appena atterrati in terra polacca (e probabilmente non farebbe differenza qualsiasi altro luogo della memoria europeo) è ben spiegato: la Storia non ammette ignoranza, proprio come la legge, e proprio come questa che nel passato ha subito distorsioni ideologico-criminali, oggi la Storia è soggetta a subire le distorsioni di uomini e donne che vogliono ricordare con accento retorico, se non addirittura riduzionista la tragedia che ha segnato la storia recente del Vecchio Continente.

01.02.2013
Vito Stano

Santeramo in Colle (Ba): deteneva hashish 21enne arrestato dai CC


I Carabinieri della Stazione di Santeramo in Colle hanno arrestato un 21enne incensurato del luogo con l’accusa di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti. Nel corso di uno specifico servizio i militari hanno fermato in via Taranto una Lancia Y con a bordo il 21enne, il cui atteggiamento ha insospettito gli operanti a tal punto da sottoporlo a perquisizione. Nella sua disponibilità i Carabinieri hanno trovato una scatola metallica contenente diversi pezzi di hashish per complessivi 17 grammi e 30 euro in contanti.

Il controllo, esteso anche alla sua abitazione, ha consentito di rinvenire nell’armadio della sua cameretta ulteriori 63 grammi di hashish mentre nel comodino 3 grammi di marijuana, una cinquantina di semi di canapa indiana, un bilancino elettronico di precisione, due taglierini, materiale per il confezionamento della sostanza e 4 trita tabacchi, il tutto sottoposto a sequestro. Tratto in arresto, su disposizione della Procura della Repubblica di Bari, il 21enne è stato collocato ai domiciliari.