venerdì 11 ottobre 2013

Unione Africana contro il Tribunale Penale dell'Aia. Petizione su Avaaz.org

Tra soli due giorni i leader di tutta l'Africa potrebbero fare a pezzi una delle più importanti istituzioni internazionali, rendendo il mondo un luogo molto più pericoloso. La Corte Penale Internazionale è il primo e solo tribunale a livello globale a giudicare crimini contro l'umanità. Ma i capi di stati come Sudan e Kenya, colpevoli di spargere terrore nei loro stessi paesi, stanno cercando di convincere l'Africa a lasciare questo tribunale internazionale, e avere così la libertà di uccidere, stuprare, e istigare odio senza poi doverne subire conseguenze. Sono sicuro che assieme possiamo impedire che questo succeda. E lo possiamo fare lanciando un appello alle voci più ragionevoli nell'Unione Africana – Nigeria e Sud Africa – affinché si facciano sentire e facciano in modo che si assicuri giustizia ai perseguitati tramite la Corte Penale Internazionale. Unisciti a me aggiungendo ora il tuo nome alla petizione e poi condividila con tutti: non appena raggiungeremo 1 milione di persone, consegneremo la nostra petizione nel bel mezzo della sala conferenze dove si stanno riunendo i leader dell'Unione Africana ad Addis Abeba: https://secure.avaaz.org/it/justice_for_africa_icc/?btysIdb&v=30070 

Nei miei anni di lavoro, viaggi, vita vissuta, la lotta per la giustizia è stata lunga e difficile. Ho visto davvero il peggio in Darfur e Rwanda, ma anche il meglio nella riconciliazione in Sud Africa. Durante questo viaggio, ho visto grandi passi in avanti per proteggere i deboli dai forti. La Corte Penale Internazionale è uno dei nostri fari di speranza.https://mail.google.com/mail/u/0/images/cleardot.gif Questa minaccia alla Corte Penale Internazionale è iniziata precisamente perché quel tribunale stava facendo il suo lavoro. Ha accusato il vice-presidente del Kenya di aver ucciso uomini che manifestavano contro di lui durante le elezioni e il presidente del Sudan per aver ucciso donne e bambini in Darfur. Ora il Kenya e il Sudan stanno facendo pressione sul resto dell'Africa affinché si abbandoni questo tribunale distruggendo le sue possibilità di successo. 

Ma in Darfur, Congo, Costa d'Avorio e Kenya la Corte Penale Internazionale ha giocato un ruolo chiave nel portare speranza a tutti quelli che erano stati terrorizzati da eserciti, milizie e folli che facevano stragi di innocenti. È stata una luce che illuminato il buio e non possiamo permettere che la spengano. Il principale argomento di alcuni di questi leader con la coscienza sporca è che la Corte Penale Internazionale è un tribunale dell'inquisizione occidentale visto che molte delle indagini sono avvenute in Africa. Ma non potrebbero avere più torto. Si tratta di una istituzione creata tra gli altri da 20 paesi africani, 5 dei 18 giudici della corte sono africani e addirittura il capo dell'accusa è africano. 

Questo fine settimana sarà il giorno del giudizio. I leader africani decideranno di stare dalla parte della giustizia o dell'ingiustizia? Con i sopravvissuti e le vittime cadute delle guerra o con i tiranni e gli oppressori? È il momento di fare una scelta. Unisciti a noi nel chiedere ai leader africani di stare dalla parte della giustizia e sostenere la Corte Penale Internazionale: https://secure.avaaz.org/it/justice_for_africa_icc/?btysIdb&v=30070 

Ho visto alcuni dei più luminosi momenti nella storia dell'umanità, in cui abbiamo portato speranza davvero a moltissime persone. Questa è una possibilità unica di farlo di nuovo, assieme.

Unione Africana: a ottobre riunione sullo Statuto di Roma (Atlas Web)

Kenya, dopo Nairobi riparte il processo ai vertici (Il Fatto Quotidiano)

Biografia di Desmond Tutu (HumanRights.com)

«Abbandono della Corte Penale Internazionale un'onta per l'Africa», Kofi Annan (L'Antidiplomatico)

Kenya ai ferri corti con la Corte Penale Internazionale (L'Indro)

(Desmond Tutu per Avaaz.org)

Assaltano supermercato seminando terrore. Arrestati rapinatori in trasferta

Era quasi orario di chiusura e incuranti di donne e bambini hanno fatto irruzione, armi in pugno, in un supermercato di Palo del Colle seminando il terrore. Si tratta del 21enne Francesco Campanale e del 19enne Michele D’Elia, già noti alle Forze dell’Ordine, e di due minori, tutti di Bitonto, ritenuti responsabili di rapina, ricettazione, resistenza a pubblico ufficiale e danneggiamento aggravato.

Gli stessi una volta nell’esercizio commerciale, non riuscendo ad aprire le casse si sono letteralmente inferociti sradicandole e portandole via di fronte a clienti e cassiere letteralmente paralizzati dalla paura. Usciti si sono dati alla fuga. Scattato l’allarme i Carabinieri hanno subito cinturato la zona e una pattuglia del Nucleo Radiomobile della Compagnia Carabinieri di Modugno è riuscita ad intercettarli in via Palese a bordo di una ‘147’.  N'è nato un rocambolesco inseguimento a cui si sono aggiunte altre due pattuglie dei Carabinieri di Modugno. 

Dopo che il mezzo dei fuggitivi ha ripetutamente urtato le vetture degli inseguitori i Carabinieri hanno deciso di porre fine all’inseguimento speronando la vettura dei rapinatori. I quattro sono stati trovati in possesso di tutto l’armamentario usato per commettere la rapina e persino dei registratori di cassa strappati dai banconi dell’esercizio commerciale. Nella loro disponibilità sono stati rinvenuti due pistole poi rivelatesi giocattolo, 2 ricetrasmittenti, 4 passamontagna, guanti, arnesi da scasso e 330 euro in contanti provento del “colpo” che sono stati restituiti all’avente diritto. La ‘147’ invece, risultata oggetto di furto avvenuto poco prima a Bitonto è stata restituita al legittimo proprietario.


I maggiorenni, su disposizione delle competenti Autorità Giudiziaria sono stati associati presso la casa circondariale di Bari, mentre i complici presso l’Istituto Penale per Minorenni del capoluogo pugliese.

Al via il progetto sperimentale per inclusione e integrazione dei bambini rom

È stato presentato questa mattina, nella Sala Giunta del Comune di Bari, il Progetto Nazionale sperimentale per l’inclusione sociale e l’integrazione scolastica dei bambini e degli adolescenti rom, sinti e camminanti. L’iniziativa, che partirà ad ottobre e avrà la durata di 8 mesi, è inserita in un più ampio Programma Nazionale, promosso dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, con la collaborazione del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, dell’istituto degli Innocenti di Firenze che garantirà l’assistenza tecnico scientifica all'attuazione della sperimentazione e 13 città Italiane riservatarie. A Bari il progetto è cofinanziato e coordinato dal Comune di Bari – Assessorato al Welfare e realizzato in collaborazione con la Fondazione Giovanni Paolo II Onlus, l’Ufficio Minori Stranieri del Comune di Bari e l’Istituto Comprensivo Japigia1.

Le attività attraverseranno 13 città riservatarie (Bari, Bologna, Cagliari, Catania, Firenze, Genova, Milano, Napoli, Palermo, Reggio Calabria, Roma, Torino e Venezia) e avranno come destinatari i bambini e gli adolescenti rom, sinti e caminanti e non, di età compresa fra i 6 e i 14 anni, i dirigenti scolastici, gli insegnanti, il personale ATA, le famiglie rom, sinti e caminanti e tutte le altre famiglie: laboratori e altri eventi nelle scuole; sostegno alle famiglie degli alunni rom, sinti e caminanti anche nel loro contesto abitativo, per agevolare l'interazione con le scuole ma anche l'accesso ai servizi; la formazione nazionale e la piattaforma web che ha l'obiettivo di favorire lo scambio e la condivisione di informazioni e documenti necessari per realizzare le varie iniziative nelle città. Obiettivo prioritario del progetto sarà quello di favorire processi di inclusione dei bambini e delle famiglie, migliorando il successo formativo dei minori e incoraggiando percorsi di autonomia ed empowerment delle famiglie nell’accesso dei servizi.

Il progetto, ispirato ad un approccio multidisciplinare e integrato, coinvolgerà, complessivamente, 192 famiglie e minori, rom, sinti e caminanti e circa 190 tra operatori scolastici, operatori ATA e operatori socio sanitari.  Le attività saranno realizzate nei contesti in cui i bambini e gli adolescenti vivono la loro vita quotidiana, ovvero nelle scuole e nei campi/contesti abitativi. Nel capoluogo pugliese le attività saranno realizzate nel campo ubicato nel quartiere Japigia - Torre a Mare.

Tutte le fasi del progetto saranno caratterizzate da un approccio scientifico e sperimentale che si realizzerà attraverso l’utilizzo di un impianto organizzativo ed un approccio di sistema basato su una forte connessione tra ente locale, privato sociale e istituti scolastici. La struttura di gestione si basa sull’individuazione di team di lavoro: tavoli locali, equipe multidisciplinare socio sanitaria, cabina di regia nazionale, comitato tecnico scientifico e vuole proporre una metodologia che parta dal bambino e dalla sua famiglia, e assuma una prospettiva interculturale attraverso il coinvolgimento dell’intero contesto sociale/scolastico al fine di favorire una reale interazione e contrastare la stigmatizzaizone dei bambini rom, sinti e caminanti. 

A presentare i contenuti delle attività progettuali sono stati, questa mattina, Ludovico Abbaticchio, assessore al Welfare del Comune di Bari, Anna Campioto, Referente cittadina del progetto, Francesca Bottalico, referente del progetto per la Fondazione Giovanni Paolo II Onlus, Patrizia Rossini, dirigente scolastico dell'Istituto Japigia 1, A. Bacchi, referente rom, ufficio Migrazione del Comune di Bari.


L’assessore al Welfare del Comune di Bari, Ludovico Abbaticchio, ha dichiarato che «per la città d Bari sarà particolarmente rilevante e innovativo lo strumento delle ‘Mamme di Appoggio’ e di un gruppo di Medici che forniranno un sostegno concreto ed emotivo ai minori e alle famiglie affiancandole nella quotidianità e nella vita del campo. Inoltre, per sostenere le attività progettuali locali, promuovere la condivisione e lo scambio di esperienze e competenze, saranno organizzati momenti formativi per docenti, operatori ata e socio sanitari».

India: i colori dell'anima. Il nuovo libro fotografico di Roberto Cazzolla Gatti

«È come se in India ognuno ritrovasse la propria parte spirituale nascosta. Dispersa in qualche meandro dell'anima e soffocata dalle faccende di una quotidianità ipertecnologica che sta annichilendo l'Occidente». Così si esprime Roberto Cazzolla Gatti nel presentare il suo secondo libro fotografico sull'India («India. I colori dell'anima») dopo quello sull'Indonesia.
Il volume di 119 pagine con 111 foto, è in formato ebook (costo 5 euro) ed è edito da Villaggio Globale (www.vglobale.it/e-inoltre/e-book.html). Ma questo non è un libro iconografico ma uno spaccato della quotidianità del pianeta India, con le sue contraddizioni, i colori, la natura e le difficoltà.

Nello stile di Roberto Cazzolla Gatti, Biologo ambientale ed evolutivo con un Dottorato di ricerca in Ecologia Forestale, il suo obiettivo coglie quella marginalità che i grandi reportage non colgono per offrire un'immagine preconfezionata e dimostrare una tesi già avanzata. Lui parte dal basso, dalla vita di ogni giorno, dal paesaggio familiare per gli abitanti, per far rivivere le difficoltà e la bellezza di un modo di esistere lontano da noi ormai molti anni.

(fonte www.vglobale.it)

giovedì 10 ottobre 2013

Cassano delle Murge. Pptr Puglia: assenze e toni da campagna elettorale

Il Piano Paesaggistico Territoriale Regionale è in queste settimane oggetto di discussioni animate e dure contrapposizioni politiche. Numerosi sono gli incontri durante i quali le posizioni a favore e contrarie emergono prepotenti: ieri sera a Cassano delle Murge, presso l'auditorium del Liceo scientifico-classico Leonardo Da Vinci-Platone, si è consumata un'altra discussione relativa all'argomento. Organizzatore della serata il consigliere comunale di opposizione Davide Del Re, componente provinciale di Sinistra Ecologia Libertà ma presente in Consiglio sotto il vessillo della lista civica Nuova Ideadomani, gruppo guidato da Teodoro Santorsola, già vice sindaco durante i due mandati di Giuseppe Gentile, a sua volta oggi consigliere provinciale, in quota Italia dei Valori.

Il quadro politico era, dunque, completo: avrebbero dovuto presenziare l'assessore regionale e vice presidente della Regione Puglia Angela Barbanente, il sindaco di Santeramo in Colle Michele D'Ambrosio, il sindaco di Acquaviva delle Fonti Davide Carlucci. Non c'è che dire, la loro assenza s'è fatta sentire. In compenso, era presente la dottoressa Francesca Pace del Servizio Assetto del Territorio della Regione Puglia, la quale ha diligentemente presentato il Piano. Era presente il presidente del Parco Nazionale dell'Alta Murgia Cesare Veronico, che siede anche tra i banchi d'opposizione del Consiglio provinciale di Bari in quota Partito Democratico. Veronico ha ribadito la sua posizione rispetto alla questione esercitazioni militari nelle aree protette, aggiungendo al già detto che «le esercitazioni militari possono continuare nell'area Parco a patto che non si spari. I militari possono essere utilizzati per esercitazioni bianche, di tattica, condurre azioni di pulizia delle grotte pieni di rifiuti o condurre azioni di protezione civile. Ci vorrà del tempo – ha chiuso Veronico – ma sono convinto che vinceremo noi».

E Mentre il consigliere Gentile ha rievocato i tempi della redazione del Piano regolatore generale del Comune di Cassano delle Murge, l'assenza dell'attuale sindaco Maria Pia Di Medio è stata una mancanza politica. Dopo gli interventi dei relatori e anche di qualche ingegnere dubbioso sulla natura del Piano, alcuni interventi dal pubblico, di cui uno in particolare, hanno snaturato il Dna dell'incontro. Con toni da campagna elettorale rievocando scenari passati e immaginando nefasti scenari futuri, la centralità del PPTR ha lasciato campo libero alla questione, molto e forse troppo dibattuta, del progetto 'Lame': questione, questa, tutta cassanese, dimenticando il Piano Paesaggistico Territoriale Regionale.

10.10.2013
Vito Stano 

mercoledì 9 ottobre 2013

Movimento Nonoviolento in difesa del PPTR per il futuro della Puglia

Il paesaggio pugliese, nelle sue diverse articolazioni, è certo il prodotto di un rapporto millenario tra  le 'genti vive' che lo hanno abitato e l’ambiente. Tale rapporto non è stato sempre lineare, anzi, soprattutto negli ultimi decenni, gli interventi umani hanno provocato notevoli squilibri fino a compromettere, in forme irreversibili, ampie aree del territorio, sia interne che lungo la costa. Tuttavia, esso rappresenta, ancora oggi, un giacimento straordinario di saperi e di culture urbane e rurali che possono contribuire a produrre nuovi equilibri, a rinnovare le modalità di vivere e di abitare, a lanciare la sfida ai miti omologanti della globalizzazione economica.

È in questa direzione che il Piano paesaggistico regionale si è mosso, al fine di definirne  le regole d’uso  e di trasformazione da parte degli attori socioeconomici che si propongono di garantire la riproduzione durevole del patrimonio; per porre le condizioni normative e progettuali per la costruzione di valore aggiunto territoriale come base fondativa di uno sviluppo endogeno e auto-sostenibile. Il Piano non costituisce soltanto una revisione o aggiornamento del PUTT/P vigente, ma un nuovo piano paesaggistico, in quanto tiene conto della Convenzione europea del paesaggio (Firenze 2000) e, soprattutto, si è imposto di adeguarsi al Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio al fine di coniugare la tutela e insieme la valorizzazione dell’intero territorio regionale. Gli argomenti trattati, a partire dal concetto di 'coscienza di luogo', sono lo stop al consumo di suolo, all’edificazione selvaggia e all’occupazione delle coste, la mobilità lenta, il patto con i produttori di paesaggio, la definizione dei margini urbani e la integrazione delle periferie con la campagna, dare dei limiti e delle regole all’edificazione negli ambiti rurali, alle infrastrutture stradali, alla istallazione indiscriminata di impianti da fonti alternative, alla localizzazione delle discariche,  ecc...

Il PPTR, nonostante la caparbietà e la convinzione dell’Assessorato regionale, ha dovuto fare dei compromessi, per così dire, con la real politik, ma sempre nei limiti della dignità e delle mediazioni ammissibili. Dopo un lungo periodo di lavoro, condotto con perizia da una équipe di specialisti coordinata da Alberto Magnaghi, il Piano è stato adottato dalla Giunta regionale il 2 agosto 2013, a seguito dell’avvenuta approvazione da parte del Ministero per i Beni Culturali. Il termine utile per far pervenire eventuali osservazioni è fissato per il 4 novembre p.v. Il Piano, oltre ad essere stato presentato in numerosi incontri in tutta la regione è consultabile on-line sul sito regionale da circa tre anni (www.paesaggio.regione.puglia.it).

Solo in vista di tale scadenza, però, il dibattito sembra essere improvvisamente scivolato in un cono d’ombra che alimenta poteri e interessi equivoci e che rischia, come molte volte è accaduto in passato, di inficiare un progetto di grande rilievo per il futuro della Puglia. L’attacco a cui è sottoposto oggi, al di là di coloro che non hanno neppure letto e studiato attentamente il Piano, è l’attacco di chi difende diritti acquisiti per consuetudine, ma non per legge, sull’edificabilità dei suoli. Ancora più grave risulta l’alleanza trasversale della destra con esponenti del PD che, probabilmente, non hanno trovato “posto” nel rimpasto e che oggi scelgono il Piano come argomento populista per una personale campagna elettorale e strumentale contro il governo regionale.

I problemi, allora, sono quelli di sempre. Le solite corporazioni forti che difendono i propri interessi speculativi, in barba alle necessarie tutele dei 'beni comuni'. Le pressioni sono tutte incentrate sull’ammorbidimento delle tutele e sulla riduzione delle categorie di beni tutelati. Si vorrebbe, per esempio, che vengano fatte salve tutte le previsioni possibili ed immaginabili di PRG, Piani di fabbricazione e Piani di lottizzazione anche degli anni ’70, quando le aspettative di espansione erano sovradimensionate rispetto alle reali esigenze.

Il tentativo di erodere il PPTR si accompagna a una certa ignoranza normativa. Tra le categorie di beni più contestate ci sono i pascoli e i boschi, che però sono un bene statale ex lege, definito dalla legge nazionale n. 227/2001. Tutte le aree che rientrano nella definizione di 'bosco' esistono da prima del PPTR e ci sembra un'operazione ambigua e sleale mettere in discussione quanto già normato, instillando nell'opinione pubblica dubbi su quanto le leggi stabiliscono senza remore da tempo.Tra l’altro, nella definizione anche le aree a bosco percorse da incendio sono considerate vincolate. Così come tutte le aree che sono state rimboschite con alberi forniti dalla forestale. Certo il PPTR non è uno strumento infallibile. Esso, tuttavia, ha cercato di mettere ordine a tutta la vincolistica regionale in modo trasparente, cercando di ridurre la discrezionalità di interpretazione di cui anche le Soprintendenze hanno goduto fino ad oggi. E questo nell’intento di dare regole chiare a tutti. Il Piano è comunque pensato per essere completato in sede di adeguamento dei Piani comunali, visto che è prettamente su base locale che si possono approfondire le conoscenze, delineare la programmazione della salvaguardia paesaggistica, concretizzare le scelte di valorizzazione del patrimonio.

Il Piano, tuttavia, rappresenta un solido contenitore entro cui inquadrare la programmazione comunale. Ne indica le linee guida e le modalità della loro esecuzione, riservandosi il compito del controllo. Esso inoltre permette di sfumare i confini tra le aree già protette, come i Parchi Nazionali, e il resto del territorio, che viene per certi versi riunificato nel segno della tutela e della valorizzazione dell'intera regione. Molte associazioni lamentano lacune nella individuazione dei beni culturali identificati dalle Università pugliesi. Per ovviare, è sufficiente proporre una segnalazione del bene ritenuto di pregio e la cartografia di individuazione dei beni da tutelare verrà integrata, poiché essa è, a differenza di prima, dinamica. Il Piano è aggiornabile nei siti da tutelare senza comportare i passaggi burocratici di adeguamento del Piano stesso.

Sarebbe, perciò, opportuno che associazioni, tecnici o cittadini organizzino tavoli di lavoro, propongano ulteriori tutele e alimentino il dibattito in difesa del Piano paesaggistico. Finora le spinte sono state quasi tutte in detrazione e non in aggiunta; non si è preso coscienza che il PPTR invece apre ricche possibilità di sviluppo economico, culturale, antropologico che vanno riconosciute da parte degli attori sociali, valorizzate e praticate nel quadro della protezione dei beni comuni. Riteniamo le comunità organismi complessi che non possono essere rappresentate solo dalle giunte, dai sindaci e dalle corporazioni. Il dialogo è necessario al fine di favorire una presa di coscienza critica delle comunità pugliesi e rendere possibile un futuro durevole per tutti, oggi e per le future generazioni.

Gli aderenti:
Centro studi Torre di Nebbia
Comitati Alta Murgia (CAM) di Altamura, Andria, Bitonto, Corato, Gravina, Grumo Appula, Ruvo, Santeramo
Movimento Nonviolento - Puglia
Associazione La Mancha (Ruvo)
Glooscap - Visioni contemporanee - Molfetta
Associazione Radici (Ciclomurgia) - Trani
Associazione La Gravinella - Santeramo
Associazione ‘Comunità di Fornello’ - Altamura
Teatro Minimo - Andria
Associazione culturale Uzakistan

(fonte Movimento Nonviolento - Puglia)

Piano paesaggistico: non si placano le critiche. A Cassano un incontro

Le piogge di questi giorni fanno emergere le crepe che il territorio durante le giornate soleggiate nasconde. Numerose sono le vittime della furia dell'acqua che corre sempre più impetuosa tra letti di fiumi invasi da costruzioni e vie dell'acqua non più praticabili a causa della scarsa o nulla manutenzione dei territori. Nel cinquantesimo anniversario della tragedia del Vajont, che contò quasi duemila vittime e diversi paesi distrutti, l'Italia non risolve la sua annosa problematica con la natura. Stretto tra le sue catene montuose, il Belpaese registra quasi ad ogni pioggia disagi alla vita quotidiana e risvegliandosi ogni volta come da un letargo si ritrova a fare i conti con la inettitudine dei decisori politici, i quali con sguardo miope non fanno altro che piangere lacrime di coccodrillo ad ogni occasione senza immaginare strategie o più semplicemente non ascoltando le voci della scienza. Intanto la tutela del territorio in quest'ultimo decennio è stata per molti amministratori la parola d'ordine ed ecco che contestualmente sono nate riserve naturali e parchi nazionali e regionali. La rete di vincoli che n'è scaturita ha sottratto inevitabilmente terreno all'espansione urbana e quindi una fetta considerevole di economia fondata sul mattone ha subito un contraccolpo inevitabile. Questa situazione si è andata a sommare all'immobilismo del mercato del mattone, diretta conseguenza della crisi economica e finanziaria che stiamo attraversando ormai da cinque anni.  

Queste riflessioni si riversano come fosse acqua piovana all'interno della discussione sull'adozione del Piano Paesaggistico Territoriale Regionale pugliese. Le critiche sono state numerose e il capogruppo Pdl in Consiglio regionale Ignazio Zullo se n'è fatto portavoce, pur lodando il faticoso lavoro che l'assessore Angela Barbanente sta portando a termine. La richiesta dell'opposizione politica, e di molti professionisti del settore edile, è di rivedere il Piano alla luce dei numerosi errori cartografici (questa è una delle critiche) e delle stringenti norme che dallo stesso Piano ne deriverebbero. Come il consigliere capogruppo Zullo ha ribadito appena due giorni fa in un incontro a Cassano delle Murge, «l'ambiente è un valore costituzionale, ma anche il lavoro è principio costituzionale, pertanto dobbiamo cercare un equilibrio tra le cose». È evidente nelle parole di Zullo il rifermento alla crisi che il settore delle costruzioni sta vivendo: ingegneri, architetti, geometri, imprenditori edili presenti in gran numero hanno lamentato la già intricata maglia di norme che stritola la libera intrapresa preoccupati di quello che il PPTR porterà nel prossimo futuro.

Alle critiche politiche e di settore risponde il Piano, sostenuto dall'idea di tutela del territorio che l'ha partorito. Diviso in tre aree, il Piano nella sua prima parte ricostruisce l'atlante paesaggistico pugliese, con una descrizione del territorio dettagliata, leggibile in schede d'ambito. La seconda parte è dedicata a spiegare lo scenario sostenibile prospettato dalla maggioranza politica regionale: dalla Rete ecologica, cioè la biodiversità regionale, al Patto Città-Campagna, che prevede una maggiore interazione tra agglomerati urbani e aree rurali, al Sistema infrastrutturale di mobilità dolce, come la ciclovia inaugurata appena qualche giorno fa sull'Alta Murgia. Infine la terza parte del Piano è dedicata al quadro normativo, necessario strumento per comprendere cosa effettivamente si può fare e fino a dove ci si può spingere. I promotori del PPTR pugliese intendono il Piano come uno strumento utile per marcare un approccio progettuale e di tutela del territorio, a differenza del vecchio PUTT (Piano urbanistico territoriale) che aveva invece un approccio vincolistico, ma non strategico.

La discussione com'è ovvio non si ferma, numerose sono le occasioni per confrontarsi e far emergere quelle osservazioni tanto attese dagli uffici regionali. Questa sera, nuovamente a Cassano delle Murge, paese d'origine e di residenza del capogruppo regionale del Pdl Ignazio Zullo, è in programma un incontro, organizzato dall'associazione 'Symposium', al quale sono stati invitati a dialogare il presidente del Parco dell'Alta Murgia Cesare Veronico, il sindaco di Acquaviva delle Fonti Davide Carlucci, il sindaco di Santeramo in Colle Michele D'Ambrosio, il consigliere provinciale Giuseppe Gentile (già sindaco di Cassano delle Murge) e il consigliere comunale di Cassano delle Murge Davide Del Re, collega di Gentile all'interno del Consiglio comunale cassanese tra i banchi delle opposizioni. La protagonista della serata sarà l'assessore regionale alla Tutela del Territorio e ispiratrice del PPTR Angela Barbanente. L'incontro si terrà presso l'auditorium del Liceo scientifico-classico di Cassano delle Murge.

09.10.2013
Vito Stano

martedì 8 ottobre 2013

Alta Murgia. CAT Bari: «Parco cresce con apporto dei soggetti dei territori»

La pioggia ha fatto finalmente capolino sull'Alta Murgia, gli agricoltori ringraziano, mentre gli escursionisti fanno gli scongiuri. Evitato il rischio pioggia, sabato 5 ottobre è stata inaugurata la ciclovia della Murgia, lunga 67 km, collegata con le stazioni di Ruvo di Puglia e Corato. L'opera è costata 400mila euro e ha già suscitato grande apprezzamento da parte degli escursionisti sia a piedi sia in bicicletta.

Protagonista della giornata inaugurale, assieme all'associazione Talos di Ruvo di Puglia, è stata l'associazione barese Club Amici del Trekking che, con le sue guide, ha guidato l'escursione a piedi durante la giornata inaugurale. Per capire gli stati d'animo e i progetti abbiamo fatto una chiacchierata con Corrado Palumbo, segretario del Cat Bari. 

Signor Palumbo come nasce questa collaborazione?
Abbiamo avviato nell’ultimo periodo una serie di contatti con l’ente Parco, abbiamo trovato dei punti di contatto e abbiamo trovato delle cose dove noi, come associazione, possiamo essere utili, perché in questa fase, se veramente vogliono far crescere il Parco, non bisogna chiedersi cosa possa fare l'ente per il territorio ma cosa possono fare i singoli soggetti presenti sul territorio per il Parco stesso. 
Per la giornata inaugurale ci è stata affidato dall’ente Parco la conduzione di una escursione leggera, 6 km in tutto, attraverso la ciclovia dell’Alta Murgia, che definirei unica, 67 km quasi tutti su sterrato. Questo è un momento importante nella storia del Parco Nazionale dell’Alta Murgia e il fatto che il Club Amici del Trekking sia presente è sicuramente molto importante.

Proporrà il Cat degli itinerari all’ente Parco?
Sicuramente noi, già nei nostri programmi escursionistici, abbiamo previsto una serie di uscite nel Parco, nel dettaglio abbiamo presentato un progetto che prevede degli eventi organizzati a livello stagionale, quindi un evento per ogni stagione organizzati dal Cat e riservati al Parco dell’Alta Murgia.      

08.10.2013
a cura Vito Stano

Bitonto. IconAzione: il progetto 10x10 prosegue con Christian Loretti

Nell’ambito del progetto culturale 10x10, dieci artisti per dieci mesi, riformulato in seconda edizione da Amalia Di Lanno, si inaugura l’11 ottobre 2013 alle ore 20.00 nella sala espositiva del Laboratorio Urbano Officine Culturali di Bitonto (Ba) la mostra dello scultore foggiano Christian Loretti.

Quando l’arte incontra la storia, la forma diventa aforisma di un universo in continua evoluzione che non può a nessun costo rinnegare la lunga teoria di istanti di cui si compone il suo percorso. Ogni segno impresso sulla superficie inerte diventa testimonianza attuale di un’esperienza di vita che ha sprigionato la sua energia creatrice, facendosi interprete e portavoce di una vicenda collettiva intrisa di orrore e pietà, dolore e gioia, morte e vita. Percorrendo l’antico territorio dei Dauni, dalle montagne ricoperte di fitti boschi alle dorate spiagge dell’Adriatico, Christian Loretti ha preso coscienza della sua identità di uomo e scultore, cogliendo l’essenza più autentica di un popolo fiero e combattivo che ha lasciato tracce significative della sua civiltà nei numerosi reperti faticosamente riportati alla luce dal paziente lavoro degli archeologi. 

Compiendo un’ardita sintesi tra antico e moderno, figurativo e astratto, questo giovane scultore foggiano ha creato un nuovo linguaggio espressivo, che pone in primo piano la materia stessa e il procedimento attraverso il quale essa assume forma e valore. In questo modo, l’antica tecnica del colombino, consistente nella paziente sovrapposizione di anelli concentrici di diverse dimensioni, può generare liberamente nel suo spontaneo e irrazionale dispiegarsi forme insolite che assumono il valore di archetipi: non solo gli esseri viventi, pertanto, ma gli stessi oggetti inanimati della società moderna vengono codificati e risemantizzati, ricevendo l'impronta di una originale cifra stilistica. L’icona, quindi, diventa testimonianza di un’azione creatrice che obbedisce soltanto alle leggi dell’automatismo psichico e trova in se stessa, nel proprio primordiale ed esuberante vigore espressivo, il senso profondo della sua misteriosa e inquietante presenza tra noi.
(di Cosimo Strazzeri)

Christian Loretti | IconAzione
a cura di Massimo Nardi
dall’11 al 29 ottobre 2013
Inaugurazione 11 ottobre 2013, ore 20.00
Orario visita:
dal lunedì al venerdì
9,00 - 21,00
Ingresso: gratuito

Officine Culturali di Bitonto
Largo Gramsci, 7
70032 Bitonto (Ba)
www.officineculturali.it
info@officineculturali.it

Media Partner del progetto 10x10: Ilsitodell'arte

Il progetto 10x10 seconda edizione è realizzato nell'ambito del "Concorso di idee per la selezione e il finanziamento di nuovi eventi culturali innovativi" del progetto Officine Culturali - Centro Culturale di Eccellenza, che ha avuto accesso al finanziamento regionale per il ‘Sostegno alla gestione di Spazi Pubblici per la creatività giovanile’.

Russia: appello al Presidente Napolitano per liberare Cristian D'Alessandro

Cristian D'Alessandro, l'attivista italiano accusato di pirateria
La nave di Greenpeace con la quale pacificamente 28 attivisti cercavano di salvare l'Artico dalle trivelle della Gazprom, è stata abbordata illegalmente dalla Guardia Costiera russa in acque internazionali. Tutti, inclusi due giornalisti, sono stati fermati e accusati di pirateria e ora rischiano fino a 15 anni di detenzione in RussiaTra gli attivisti c'è Cristian. La madre scrive una lettera a Napolitano e chiede che suo figlio possa tornare a casa. Sottoscrivi anche tu l'appello.


Signor Presidente,
mi chiamo Raffaela Ruggiero, sono la madre di Cristian D’Alessandro, il giovane attivista di Greenpeace, arrestato dalle autorità russe nel Mar Artico con i suoi 29 compagni. Mi rivolgo a Lei , Presidente, conoscendo la Sua storia e la Sua sensibilità verso i temi dei diritti umani, perché si adoperi per la libertà di Cristian. Certo, il momento è grave per il Paese e ben altri pensieri affollano la Sua mente, lo so bene, ma pure mi permetta di insistere perché rivolga qualche minuto del Suo prezioso tempo al mio ragazzo ed ascolti, per cortesia, il mio appello.

Cristian ha 31 anni, ha conseguito la laurea in biotecnologie mediche all’Università Federico II di Napoli, con una tesi di ricerca che ha avuto risultati lusinghieri ed apprezzamenti dai docenti fino a meritare la pubblicazione su una rivista scientifica. Durante il percorso universitario ha fatto le sue prime esperienze lavorative in Inghilterra, dove ha imparato la lingua pagandosi il soggiorno facendo il cameriere, perché la sua grande dignità non gli avrebbe mai consentito di chiedere soldi alla famiglia. Una volta laureato, assecondando il bisogno interiore di mettere in atto quei principi che per molti restano solo teoria, ha fatto la sua scelta di vita, aderendo ai principi dell’organizzazione ecopacifista Greenpeace, che si occupa di tutelare il pianeta dalle aggressioni, talvolta inconsapevoli, spesso proditorie, degli stessi popoli che lo abitano.

Noi, d’altro canto, abbiamo sempre sostenuto la ricerca di autonomia dei nostri figli, sicuri come siamo dei principi di onestà e correttezza in cui li abbiamo cresciuti e se, egoisticamente, avremmo preferito averli vicini, pure li abbiamo lasciati liberi di inseguire i propri sogni e di accrescere quel patrimonio di esperienze attraverso il quale sono diventati quello che adesso sono: esseri pensanti, liberi, onesti leali, in grado di fare scelte consapevoli, di compiere gesti nobili. Sono entrambi lontani, ma siamo certi del loro affetto, fieri del loro coraggio e contenti della loro felicità, perché i figli sono felici se fanno ciò in cui credono.

Cristian aveva il sogno di contribuire a costruire un mondo migliore ed ha creduto di poterlo fare pacificamente con i  suoi compagni di Greenpeace. Questo sogno adesso è una colpa, anzi un reato gravissimo.

Signor Presidente, non sentiamo Cristian da settimane. Sua nonna, che ha 88 anni, prega ogni giorno per lui, nel chiaro timore di non poterlo riabbracciare più. Mai avremmo creduto di vederlo in prigione, lui persona pacifica, non violenta, amante della natura, della musica, della compagnia semplice e schietta, accusato di pirateria e di atti violenti.