martedì 27 agosto 2013

Africa: popoli e natura - Il racconto per immagini di Roberto Cazzolla Gatti

Al ritorno da un viaggio in Kenya, quasi per effetto calamita, le occasioni per raccontare l'Africa si moltiplicano. Dopo la recensione di 'Ebano', fortunato libro del reporter polacco Ryszard Kapuściński edito da Feltrinelli, a cura di Sara Fiorente, segnaliamo una mostra fotografica dal titolo 'Africa: popoli e natura' di Roberto Cazzolla Gatti, biologo ambientale ed evolutivo

La mostra è aperta già da qualche giorno, dal 22 agosto per la precisione, e resterà aperta fino al 5 settembre presso la biblioteca comunale di Gioia del Colle, in provincia di Bari, città natia di Cazzolla Gatti.

La mostra, come si legge nella locandina, è liberamente ispirata al suo romanzo-saggio 'Il paradosso della civiltà', di cui Sara Fiorente ha proposto una recensione qualche settimana fa. 

Questa mostra, inoltre, segue la pubblicazione di un ebook fotografico edito da Villaggio Globale, inerente l'Indonesia, presso cui Cazzolla Gatti ha condotto recentemente le sue ricerche. ‘Indonesia. Il regno della bellezza’, questo il titolo, è un reportage nel cuore selvaggio dell'Indonesia, dove le attività umane si intrecciano e, spesso, confliggono con la Natura tropicale. Le isole di Java, Bali, Sumatra e Borneo con i loro vulcani fumanti e le colline vestite da risaie contrastano con le fabbriche, le spiagge ricoperte di plastica, le piantagioni di palma da olio che distruggono le rigogliose foreste (pagg. 72, 63 foto).

27.08.2013
Vito Stano

lunedì 26 agosto 2013

In Africa la solitudine è impossibile. Il mondo sommario di Kapuściński

«Il mondo dell'africano medio è diverso. È un mondo povero, sommario, elementare, ridotto a pochi oggetti base: una camicia, una ciotola, una manciata di semi, un sorso d'acqua. La ricchezza e la varietà del suo mondo non si esprimono in forme materiali, concrete, palpabili e visibili, ma nei valori e nei significati simbolici che l'uomo attribuisce agli oggetti più semplici, a infime cose invisibili ai non iniziati». (Ryszard Kapuściński)

Il reporter polacco Ryszard Kapuściński nel suo libro 'Ebano', edito per la prima volta nel 2000 da Feltrinelli, offre un’immersione profonda nel continente africano, e lo spirito con cui affronta il suo viaggio si evince dall’incipit di un capitolo in cui scrive: «Sono venuto a Kumasi senza uno scopo preciso. Di solito si pensa che sia sempre bene avere uno scopo preciso, nel senso di prefiggersi un obiettivo e perseguirlo. D’altro canto però, è una situazione che impone fatalmente dei paraocchi, perché si finisce per vedere solo il proprio scopo. E invece la marcia in più offerta da una visione quanto mai ampia e profonda può rivelarsi molto interessante e importante. Entrare in un mondo nuovo è come entrare in un mistero che può nascondere un’infinità di labirinti, di recessi, di enigmi e di incognite».  

Trasporrei questo concetto nella vita di tutti i giorni ed ecco annullata la regola che: bisogna sempre avere un obiettivo nella vita. Certo gli obiettivi servono a concentrarsi e a motivarsi, in un certo senso, ma come scrive Kapuściński, nello stesso tempo impongono dei paraocchi, che vanno ad ostacolare le scoperte che ciascuno di noi ogni giorno potrebbe fare. È come quando si è in una nuova città e si vuol a tutti i costi seguire un itinerario ben preciso, certo questo ci farà scoprire il monumento pluri-fotografato, la famosa chiesa, la meravigliosa cattedrale, ma magari non ci premetterà di scoprire i vicoli più stretti e nascosti dove aleggiano gli odori e i sapori di quella città, dove si può incrociare lo sguardo di una persona del posto.

Ecco che il libro 'Ebano', non parla dell’Africa in sé ma di alcune persone che vi abitano, e il reporter sostiene l’impossibilità di descrivere il continente, perché in realtà l’Africa non esiste, Africa è una pura denominazione geografica.

Il libro ripercorre alcuni aspetti storici del continente, come ad esempio il genocidio in Uganda o la prima guerra sudanese, ma dà prevalentemente voce alle persone che il reporter ha incontrato sulla sua strada, e da queste voci emergono le forme della cultura africana.

Gli spazi sotto gli alberi che nei villaggi sono quasi sacri, diventano aule scolastiche dove il maestro riunisce i suoi alunni, o una sorta di sala riunioni dove si riuniscono a consiglio gli adulti, o semplicemente una zona d’ombra durante le ore pomeridiane.

Kapuściński incontra i baganda e i loro conterranei karamojong e in loro scopre opposte visioni. I baganda tengono molto alla pulizia personale e indossano sempre vesti pulite e curate, coprendosi le braccia fino ai polsi e le gambe fino alle caviglie, al contrario i karamojong si ritengono belli solo se nudi, e la loro avversione per gli abiti nasce anche da un altro motivo e cioè osservarono che in passato ogni europeo che giungeva fino a loro si ammalava e dedussero che la causa delle malattie fossero i vestiti.  

Il reporter descrive inoltre i differenti riti funebri tra i bantu e i tuareg, mentre i primi seppelliscono i morti nei campi vicino le loro case, a volte addirittura sotto i pavimenti delle loro capanne, per far partecipare simbolicamente i defunti alla vita dei vivi, per consigliarli, vegliarli o anche castigarli. I tuareg, dalla natura più nomade, invece scelgono di seppellire i loro morti in punti casuali del deserto badando a non ritornare mai più in quel luogo. 
 
Un altro aspetto particolarmente curioso di cui si racconta, riguarda l’arte di raccontare: «In Europa a ogni guerra sono dedicati scaffali di libri, archivi zeppi di documenti, sale speciali nei musei. In Africa non esiste niente del genere. Per lunga e terribile che sia, qui la guerra sprofonda rapidamente nel dimenticatoio. Appena finita, le sue tracce spariscono: bisogna seppellire subito i morti, costruire nuove capanne al posto di quelle bruciate». In altri casi invece, seppur la si volesse raccontare, la guerra si combatte su vasti e tragici campi di morte irraggiungibili dai media, così che il resto del mondo resta nella completa ignoranza circa conflitti di proporzioni gigantesche.  

Le pagine di 'Ebano' raccontano ancora dell’indole collettivistica degli africani, delle tradizioni, dello scambio, del cammino e dell’imponente natura.

26.08.2013

Sara Fiorente

La vera tribù di ‘Avatar’ assesta il colpo mortale alla miniera di Vedanta

La lotta dei Dongria è stata paragonata a quella dei Na'vi del celebre
film 'Avatar'. 
© Survival
La tribù dei Dongria Kondh, in India, ha rifiutato in modo schiacciante il progetto del famigerato gigante minerario Vedanta Resources, che spingeva per aprire una miniera a cielo aperto sulle colline di Niyamgiri, a loro sacre. Per i diritti indigeni è un trionfo senza precedenti. Tutti e dodici i villaggi dongria in cui si sono tenute le consultazioni ordinate dalla Corte Suprema indiana nell’aprile 2013, hanno votato all’unanimità contro la miniera di Vedanta. Il tribunale aveva deciso di far effettuare le consultazioni perché, se il progetto minerario fosse stato realizzato, i diritti religiosi, culturali e sociali della tribù sarebbero stati minati.

«Il nostro Dio vive in spazi aperti» aveva detto il leader dongria Lodu Sikaka. «Voi tenete il vostro Dio chiuso a chiave. Noi non lasceremo mai Niyamgiri. Se il governo e i politici dovessero chiederci di farlo, noi combatteremo». La miniera avrebbe distrutto le foreste e interrotto il corso dei fiumi delle colline di Niyamgiri, fulcro della vita e dell’identità degli 8.000 membri della tribù, segnando così la fine dei Dongria come popolo auto-sufficiente. La loro lotta è stata internazionalmente paragonata a quella della tribù dei Na’vi del colossal hollywoodiano Avatar.

I Dongria sono stati elogiati per la loro strenua determinazione. Sono sempre rimasti compatti e decisi a salvare le loro colline nonostante le intimidazioni e le molestie subite da parte della polizia paramilitare, e le continue dichiarazioni di Vedanta Resources, secondo cui la tribù era a favore della miniera. Nel corso della lotta per difendere Niyamgiri, alcuni leader dongria sono stati imprigionati e torturati, ma la resistenza della tribù è continuata. I risultati delle consultazioni devono essere ora valutati dal Ministro indiano dell’Ambiente e delle Foreste, a cui spetta l’ultima parola in merito, ma difficilmente sarà dato il via libera alla miniera.

Il rifiuto schiacciante dei Dongria Kondh non solo assesta un colpo mortale ai progetti minerari di Vedanta nello stato di Odisha, ma contraddice anche le affermazioni della compagnia. «Sulla base della nostra ampia attività di consultazione» aveva ad esempio dichiarato Vedanta, «è nostra sincera opinione che il progetto sia ben accetto dalla grande maggioranza della popolazione locale, tra cui diversi popoli indigeni, dalla più vasta popolazione dell’Orissa e da altri importanti protagonisti».

La storia di Vedanta fornisce una lezione importante alle società che mirano a estrarre risorse dalle terre dei popoli indigeni: non si può procedere senza il libero, prioritario e informato consenso delle comunità coinvolte. Survival International e i suoi sostenitori hanno appoggiato la lotta dei Dongria: hanno organizzato proteste in vari paesi del mondo, inviato migliaia di lettere al governo indiano, coinvolto celebrità come Claudio Santamaria in Italia e Joanna Lumley e Michael Palin all’estero, e portato la battaglia della tribù all’attenzione mondiale. Il modo in cui Vedanta tratta i Dongria è stato condannato, tra gli altri, anche dal Governo britannico e da diversi azionisti, come la Chiesa d’Inghilterra, che hanno rinunciato ai loro investimenti nella compagnia per ragioni etiche.

«Vedanta ha continuato a sostenere che gli indigeni fossero a favore della miniera nonostante tutte le prove dimostrassero il contrario. I Dongria hanno chiaramente dimostrato che non era vero» ha dichiarato oggi il direttore generale di Survival International, Stephen Corry. «Vedanta deve cambiare radicalmente il suo modo di fare affari. Se il governo indiano non dovesse chiudere questo progetto una volta per tutte, sarà un’evidente negazione della giustizia e dei diritti umani».

Scarica una cronistoria della campagna di Survival e della lotta dei Dongria Kondh contro la miniera di Vedanta Resources (PDF in italiano, 258 kB).

Guarda il filmato Mine, narrato da Claudio Santamaria con cui Survival ha fatto conoscere la lotta dei Dongria Kondh al largo pubblico.

(fonte Survival International)

domenica 25 agosto 2013

Speleologi trovano bomba durante una discesa in grotta a Supersano

Foto google.com
Murgiambiente riprende la sua quotidiana escursione tra i fatti del quotidiano e lo fa con questa notizia "addormentata" nella casella postale da qualche giorno. La notizia è curiosa: un gruppo di speleologi durante una discesa si sono imbattuti in una bomba a mano, che successivamente gli artificieri hanno fatto brillare in sicurezza. Di seguito il pezzo così come pubblicato sul blog della Federazione Speleologica Pugliese.
25.08.2013
Vito Stano


Quando se la sono ritrovata davanti hanno pensato bene che l’unica cosa da fare sarebbe stata quella di chiedere l’intervento delle forze dell’ordine. Ed infatti, quando i carabinieri della stazione di Ruffano hanno appurato che quella altro non era che un bomba a mano, hanno allertato il comando provinciale di Lecce e sul posto, è giunto un carabiniere artificiere.

Tutto è accaduto ieri pomeriggio (il 30 luglio, ndr) a Supersano, in località Mendole, dove il gruppo di speleologi Ndronico di Lecce, durante una discesa, ha trovato, all’interno di una grotta, alla profondità di circa trenta metri, l’ordigno incastrato fra due massi.

L’artificiere ha ispezionato il dispositivo, giungendo a conclusione che si trattava di una bomba a mano mk2, nota come ananas, un ordigno bellico ancora integro ed attivo. Fatto comunque brillare dall’artificiere dopo essere stato autorizzato dell’autorità giudiziaria.


Bomba inerte invece, questa volta, trovata nell’impianto di smaltimento di Campi Salentina. A individuare l’ordigno, un 49enne rappresentante della Sud Gas, la società che si occupa della raccolta e delle selezione dei rifiuti. Il manufatto, simile ad un ordigno esplosivo, si trovava nell’impianto di smaltimento dei rifiuti. Sul posto, anche in questa occasione, il carabiniere artificiere antisabotaggio del comando provinciale di Lecce, il quale ha identificato l’ordigno per una bomba da mortaio, inerte.

(fonte Federazione Speleologica Pugliese)

sabato 27 luglio 2013

Murgiambiente va in vacanza. Il "viaggio tra i vitigni" riparte a settembre

Il 2013 è stato per Murgiambiente l'anno dell'emergenza tarantina, che abbiamo raccontato con interviste ai protagonisti e con approfondimenti e video-reportage; è stato anche l'anno della rubrica 'Viaggio tra i vitigni d'Italia', curata da Giulio Stano, sommelier Ais Puglia. Questa viaggio ci ha portati per adesso in Sardegna, Sicilia e Calabria. Con l'avvento della stagione calda la cadenza settimanale ha subito qualche rallentamento, fino a lasciarci immaginare uno stop temporaneo. 

Agosto è alle porte e finalmente il caldo, quello vero, è arrivato, pertanto per "gustare" i suggerimenti del nostro sommelier in viaggio per lo Stivale, ci diamo appuntamento a settembre, quando, ci auguriamo, il fresco autunnale ci abbia già fatto visita.

Con questo post ci salutiamo. Torniamo il 1° settembre.

Buona estate, a presto!

27.07.2013
Vito Stano

Ogni Book è Paese: la Chiapperini con 'Luo del Kenya' giovedì a Binetto

Giovedì 1 agosto orario 19,30 nel centro storico di Binetto, in provincia di Bari, è in programma la quinta presentazione della manifestazione 'Ogni BOOK è Paese', organizzata da LAB - Libera Associazione Binetto.

Giovedì a Binetto sarà presentato il libro ‘Luo del Kenya’ di Danila Chiapperini. Viaggiatrice in cammino verso l’Altro, osservatrice curiosa e acuta, Danila Chiapperini arriva nel continente africano in punta di piedi e se ne lascia conquistare.

Rifuggendo percorsi e luoghi comuni e guidandoci attraverso un intenso e affascinante resoconto antropologico che indaga la storia, le tradizioni, le credenze dei Luo del Kenya, l’autrice svela la relatività e la natura socioculturale delle forme di sapere, sottolineandone la matrice storica, politica e sociale.


L’incontro con l’Altro rappresenta l’esperienza fondamentale per riconoscere le differenze e costruire una società democratica e pacifica.

27.07.2013
Vito Stano 

'Terre di musica' del Parto delle Nuvole Pesanti nei beni confiscati pugliesi

Si sono imposti al grande pubblico con pezzi storici del pop cantautoriale italiano come 'Sule' o 'Piccola mia'. Hanno conquistato le scene con i loro brani profondi e sempre complessi, che hanno raccontato, tra le altre cose, un Sud di fatica e di impegno. Adesso, il Parto delle Nuvole Pesanti, gruppo in cui ha a lungo militato anche Peppe Voltarelli, sta girando l'Italia con il progetto 'Terre di musica'. 

Si tratta di una carovana artistico-culturale nei beni confiscati alle mafie, alla scoperta dell'associazionismo di quanti, ogni giorno, provano a far rivivere terreni ed immobili restituiti alla collettività. Il viaggio del Parto approderà tra il 5 ed il 6 agosto, anche in Puglia, con tappe a Torchiarolo e Cerignola.Il primo giorno, i componenti del gruppo calabro-bolognese visiteranno Villa Santa Barbara a Torchiarolo ed incontreranno i soci della Cooperativa Libere Terre di Puglia. 

In serata, alle 20,00, terranno un live presso il circolo Arci Salento Fun Park di Mesagne. Il giorno seguente (6 agosto), il Parto si sposterà in provincia di Foggia, dove visiterà i beni confiscati in contrada Toro e in contrada Scarafone a Cerignola. Sui beni, i musicisti incontreranno i soci delle cooperative Pietra di Scarto e Altereco, oltre ai ragazzi dei campi antimafia. 

Il progetto, in Puglia, è organizzato dall'Arci Puglia, dall'Arci Brindisi, dal Circolo Salento Fun Park, in collaborazione con Libera e con l'Arci Foggia Per informazioni: fb ARCI Puglia e Libera Puglia. Mail: stampa.liberapuglia@gmail.com comunicazione@arcipuglia.org

(fonte Libera Puglia)

venerdì 26 luglio 2013

INTERVISTA VIDEO - Bilancio del nuovo servizio a due mesi dall'inizio


Intervista a cura di Vito Stano

La vicenda rifiuti non esaurisce mai il parto di domande, per questo abbiamo pensato di fare un bilancio dalla strada. Quindi per evitare di fare una carrellata d'immagini senza risposta abbiamo proposto all'assessore alla Tutela dell'Ambiente del Comune di Cassano delle Murge Carmelo Briano di accompagnarci a fare un giro.

giovedì 25 luglio 2013

La denuncia: Botswana vietato ingresso all’avvocato dei Boscimani

Gordon Bennet con i suoi clienti boscimani dopo la storica vittoria
legale del 2006. Il governo del Botswana oggi impedisce 
a Bennet 

di entrare nel paese. © Survival
Con una mossa senza precedenti, definita 'vendicativa e repressiva', il governo del Botswana sta impedendo all’avvocato britannico Gordon Bennet di entrare nel paese. Bennet dovrebbe rappresentare i Boscimani del Kalahari in un’importante e imminente udienza della Corte Suprema, chiamata a decidere del libero accesso della tribù alla terra ancestrale.

L’avvocato è stato inserito in una 'lista dei visti' dopo l’ennesima vittoria giudiziaria segnata nel giugno scorso, quando, in rappresentanza dei suoi clienti boscimani, riuscì a impedire lo sfratto della comunità di Ranyane. È la terza volta che Bennet vince una battaglia legale per i Boscimani: la prima volta fu nel 2006, quando gli indigeni si videro riconoscere il diritto di tornare a vivere nella terra ancestrale; la seconda, nel 2011, quando vinsero il diritto di scavare pozzi d’acqua nella loro terra, nonostante tutti i tentativi fatti dal governo per impedirlo.

Normalmente i cittadini britannici non hanno bisogno di un visto per entrare in Botswana, ma dopo la vittoria di Ranyane, Bennet è stato inserito in una “lista” di persone che lo devono richiedere. Sembra che nessuno dei nomi elencati nella lista abbia mai ricevuto un visto. Bennet ne ha fatto richiesta, ma si è dovuto confrontare con una serie di manovre messe in atto dalle autorità di Gaborone per ritardare il permesso; tattiche che sembrano costruite ad arte per far si che la domanda possa essere esaminata solo dopo l’udienza, quando il visto sarà ormai diventato inutile.

«Il diritto a un processo equo normalmente include il diritto a essere assistiti da un avvocato di propria scelta, ma non in Botswana a quanto pare – o almeno, non se si cita in giudizio il governo» ha commentato oggi Gordon Bennet. «La maggior parte di noi stenterebbe a capire perché a una delle parti in causa in un’azione legale dovrebbe essere concesso di privare l’altra dell’assistenza scelta, ma il governo non ci vede nessun problema. Non ritiene nemmeno necessario dare spiegazioni. Non è decisamente una buona giornata per lo stato di diritto in Botswana».

L’udienza è fissata per lunedì 29 luglio. I Boscimani torneranno in tribunale per la terza volta perché il governo del Botswana continua a rifiutare loro il libero accesso alla terra ancestrale della Central Kalahari Game Reserve (CKGR), da cui furono sfrattati nel 2002.
In aperta violazione della sentenza della Corte Suprema del 2006, infatti, oggi la maggior parte dei Boscimani deve richiedere un permesso per entrare nella CKGR — e deve affrontare continue molestie e intimidazioni da parte del governo.

«Non avremmo mai voluto andare in tribunale» ha detto a Survival il Boscimane Jumanda Gakelebone. «Ma le repressioni, gli sfratti, le molestie e le torture del governo del Botswana ci hanno obbligato a farlo».

Nel 2006, con una sentenza definita storica, la Corte Suprema del Botswana confermò il diritto dei Boscimani a entrare nella CKGR senza bisogno di permessi. Il memorabile processo, di cui Gordon Bennet era il principale avvocato, è stato il primo ad affermare in Africa il principio del diritto nativo alla terra.

Ma oggi il governo sostiene che solo le 189 persone registrate formalmente nel processo, e i loro figli fino all’età di 16 anni, hanno libero accesso alla riserva; tutti gli altri, dovono fare domanda per un permesso d’ingresso della durata di un mese. Ma questo contraddice le dichiarazioni fatte nel 2002, all’inzio del processo, quando il governo riconobbe che la sentenza si sarebbe applicata a tutti i 700 Boscimani sfrattati, inclusi i bambini.

I Boscimani vivono con la paura costante della scadenza del permesso, tra ondate di arresti e violenze perpetrate sulla tribù dalla polizia paramilitare e dai guardaparchi.

«Questa è un’altra mossa del Presidente Khama per impedire ai Boscimani il ricorso alla giustizia» ha dichiarato oggi il Direttore generale di Survival International, Stephen Corry. «È assurdo che il Botswana sia ancora considerato un paese ‘trasparente’ e ‘democratico’ quando sono anni che il suo governo cerca di distruggere i suoi popoli originari. Dopo aver vinto in tribunale, oggi ai Boscimani non è neanche permesso di avere il loro avvocato. È un atto vendicativo e repressivo».


(fonte Survival International)

Green jobs: il Conai istituisce un premio con possibilità di stage retribuiti

Il Consorzio CONAI ha istituito il premio di Laurea "Green Jobs CONAI", per contribuire allo sviluppo di un’economia e di un’industria sempre più sostenibili e favorire l’inserimento nel mondo del lavoro di giovani talenti “green oriented”...

I premi prevedono 10 stage retribuiti di sei mesi da svolgere in aziende operanti nella green economy o nell'area ambientale.

Le candidature devono essere presentate entro il 7 ottobre 2013, inviando la scheda di partecipazione a greenjobs@conai.org.

In allegato il bando, il regolamento e la scheda per partecipare al premioPer maggiori informazioni: http://www.conai.org.

(fonte Europe Direct Puglia)