sabato 15 maggio 2021
Riflessioni. La notte delle fallas: tra '68 in tv e lavaggio delle strade a cura del Signore del piano di sopra
venerdì 14 maggio 2021
Conversazioni. Franco racconta la sua Olanda: tolleranza e sostenibilità nel quotidiano di un paesaggista
Questo scambio di battute voglio farlo iniziare dalla frase finale con cui Franco ha chiuso la conversazione. «Esplorare è la cosa più bella del mondo, come diceva Lucio Battisti ‘avere nelle scarpe la voglia di andare, avere negli occhi la voglia di guardare. Solo amore’».
Sono un architetto del paesaggio, cassanese di origine mi sono spostato prima a Milano, poi qui in Olanda per studiare architettura, architettura del paesaggio e coltivare la mia passione per l'arte. Vivo ad Amsterdam da 7 anni, sono venuto qui per frequentare il master all'Accademia di Architettura di Amsterdam, un ottima scuola per la mia disciplina. Il motivo principale per aver scelto Amsterdam è stata appunto l'accademia che mi ha dato la possibilità di lavorare nel settore durante gli anni di studio.
Com’è la vita dal punto di vista economico e professionale?
In Olanda la professione del paesaggista è vista come una professione a se, nessuno si improvvisa paesaggista almeno che non abbia esperienza alla spalle. Questo modo di fare porta ad avere dei progetti ben eseguiti con un attenzione particolare alle esigenze dell'aera di progetto in relazione al contesto.
Economicamente qui si vive bene, le retribuzioni sono giuste per il lavoro eseguito e sopratutto c'è molta possibilità di crescita, anche per gente sotto i trent'anni, basta voler lavorare e le responsabilità arrivano. Attualmente lavoro in uno studio di Amsterdam che si occupa di architettura, urbanistica e paesaggismo. Sono stato formato come un designer, inteso come progettista e adesso sto sviluppando altri prodotti, con l'idea di diventare indipendente.
La vita sociale è ricca o sconti la condizione del migrante? Frequenti altri italiani lì? Come definiresti il tuo livello di integrazione nella comunità di residenza?
Gli olandesi sono molto diversi da noi italiani, il loro modo di avere vita sociale è un po diverso, sono troppo organizzati anche nella vita privata cosa che a volte porta a una perdita di spontaneità che, nel mio caso, non funziona.
Frequento molti italiani, la comunità qui è abbastanza estesa ma ciò non toglie che ho un sacco di amici di nazionalità diverse, expat per la maggiore. Poi, Amsterdam è una città multietnica, al contrario del resto dell'Olanda e ciò ci dà la possibilità di esplorare le culture.
Parli la lingua del posto o comunichi in inglese?
Parlo Inglese.
La comunità italiana è presente e visibile come in altri Paesi europei?
Decisamente sì; gli italiani ad Amsterdam sono moltissimi, capita di incontrarne talmente tanti che, a volte, si rischia di perdere quella complicità che, generalmente, si ha con i connazionali all'estero.
Alcuni anni fa ho visitato la capitale Amsterdam, tu che ci vivi puoi rappresentare il fenomeno delle biciclette?
Le bici sono il mezzo di trasporto più sensato per una città che non è una metropoli. L'utilizzo della macchina ha troppi aspetti negativi, troppo tempo per gli spostamenti, troppo tempo per trovare parcheggio ma sopratutto troppo inquinamento! Con la bici si può essere dall'altra parte della città in quaranta minuti, le infrastrutture sono perfette, si può arrivare ovunque in tempi ridotti. Quindi: non inquino, faccio sport e mi diverto, penso (e spero) di non perdere mai questa abitudine.
Amsterdam è più olandese o più europea?
Amsterdam è una capitale europea, come tale ha delle caratteristiche tipiche della nazione in cui si sviluppa ma anche molte diversità. In primis il numero di persone, è una città estremamente densa quindi diversificata. Più culture si incontrano e io penso che questo sia la base di un mondo sano.
L’Olanda è famosa per la sua politica di tolleranza nei confronti del commercio di droghe nei coffe shop e per la prostituzione legale. Vivendo ad Amsterdam come valuti il fenomeno? E pensando alla situazione italiana (magari a Milano che conosci bene), pensi che la politica olandese rispetto alle droghe e alla prostituzione porterebbe dei vantaggi al nostro Paese?
La vendita di droghe leggere e la prostituzione sono due dei maggiori introiti delle mafie, anche uno stolto capirebbe che tassandole i soldi che ora vanno alle mafie entrerebbero nelle tasche dello Stato. I vizi fanno parte dell'uomo, proibire qualcosa come l'erba e tenere monopolizzati i tabacchi è una cosa insensata. Ogni uomo e ogni donna dovrebbe essere libero di vivere la propria vita secondo i propri canoni.
Come vedi la situazione italiana da lì su?
Mi sono distaccato molto da certe dinamiche, politiche e sociali italiane, mi intristisce vedere certa gente in tv e sui giornali e quindi a volte li evito. Ho sviluppato invece un particolare interesse per tutte quelle cose che ho sempre dato per scontato vivendo in Italia. Il nostro Paese è una meraviglia dal punto di vista paesaggistico e umano. Vivere l'Italia è una cosa bellissima che mi manca sempre.
Pensi che ritornerai in Italia prima o poi? E se si, nel tuo paese d’origine o in un'altra regione?
Penso di sì, ci sono delle cose che mi mancano troppo. Non so quando, ma tornerò. Non penso di tornare nel mio paese perché professionalmente sarebbe troppo compromettente ma penso di avvicinarmi. Mi piace pensare che tornerò, ma vivo alla giornata. Vedremo.
giovedì 13 maggio 2021
Riflessioni. Astrazeneca rifiutato in Sicilia e poi accolto: il destino amaro della scienza
Leggo sull’Ansa che, a detta dell’assessore regionale pugliese alla Sanità Pierluigi Lopalco, dalla prossima settimana verranno aperte le prenotazioni per i vaccini anti Covid agli over 40 anche in Puglia.
«È stata trasmessa – scrive l’Ansa citando Lopalco – una circolare dal commissario Figliuolo che dà la possibilità alle Regioni di aprire le prenotazioni. Stasera (ieri 12 maggio, ndr) ho convocato, prosegue Lopalco, la cabina di regia per definire i dettagli».
Dunque mentre la nostra regione si appresta a fare un passo in avanti nella campagna vaccinale, la notizia che da ieri si dibatteva all’ora di pranzo era che dalla Sicilia (Campania e Calabria) arriveranno migliaia di dosi di Astrazeneca in Puglia (e in Veneto).
Per quello che mi interessa come pugliese, non posso che restare sorpreso del fatto che in tre delle regioni dell’Italia simbolo del turismo estivo, in questo momento storico così cruciale e determinante per il futuro, si registri un così alto rifiuto di ricevere il vaccino (Astrazeneca).
Libero arbitrio in libera economia capitalista. Intanto chi può e chi vuole ha iniziato a vivere il quotidiano concedendosi qualche lusso, come il caffè al bar.
lunedì 3 maggio 2021
Conversazioni. Roberta racconta la sua Irlanda: lavoro, relazioni e sentire comune dall'isola a nord-ovest dell'UE
Questo viaggio inizia con la conoscenza di Roberta dall’Irlanda. A lei un ringraziamento speciale per la sua disponibilità e la voglia, dimostrata, di condividere la sua esperienza di vita. Buon viaggio.
Chi è Roberta, come mai vivi in Irlanda? Da quanto tempo vivi e in che città vivi? Perché hai scelto l’Irlanda, c’erano ragioni particolari o hai seguito qualcuno che era già lì?
Ciao Vito, sono Roberta D’Alessio, nata a Bari, ma cresciuta a Cassano delle Murge. Studente della scuola di Dottorato di Ricerca, presso l’Università College di Dublino. Di me posso dirti che sono il prototipo della persona del sud, legata alla famiglia e agli affetti, ma con il bisogno di scoprire e conoscere. Quest’ultimo aspetto del mio carattere mi ha portato a trasferirmi in varie città, Italiane e non, e successivamente ad intraprendere il mio percorso di studio e lavoro. Mi sono trasferita in Irlanda a novembre del 2019, grazie appunto all’università, ed esattamente abito a Fermoy, nella contea di Cork, in cui si trova la sede del centro di ricerca in cui svolgo la parte pratica del mio dottorato.
Com’è la vita dal punto di vista economico e professionale?
L’Irlanda è il paese più costoso d’Europa. Se si vuol vivere in questa nazione bisogna ben chiarire che ogni cosa ha un costo, alle volte eccessivo. Da studente borsista, ti posso dire che un terzo del mio “stipendio” serve solo per l’affitto, bollette escluse. Se poi si aggiungono i costi della spesa settimanale, e i costi di un mezzo di trasporto, la situazione diventa abbastanza grave. E tanto per chiarire, la mia borsa di studio, frazionata nei dodici mesi, è l’equivalente del minimum weidge, tasse escluse, in Irlanda, ossia del salario a ore minimo garantito per un adulto con età superiore a 20 anni.
Molti lavori però ti permettono di avere stipendi più alti (si parla da 34.000 euro l’anno in su, arrivando anche a 52.000 euro) da operai o normali lavoratori. Insomma dipende in quale settore si lavori e in quale industria.
Per la professionalità la situazione varia a seconda del posto di lavoro. Ti posso dire che gli irlandesi, da quello che ho notato anche grazie alle storie raccontate dai miei amici, sono molto gelosi del proprio posto di lavoro, e molte volte, la professionalità va a farsi benedire. Ho anche notato che la meritocrazia c’è, ma varia al variare dell’azienda e della cittadinanza del lavoratore. Insomma, se sei irlandese e sei bravo nel tuo lavoro è possibile tu venga promosso molto tempo prima rispetto ad uno straniero bravo nel suo lavoro.
La vita sociale è ricca o sconti la condizione del migrante? Frequenti altri italiani lì? Come definiresti il tuo livello di integrazione nella comunità di residenza?
Piccolo appunto prima di rispondere. Io abito a Fermoy, cittadina di, circa, 6500 individui, in cui si trova una delle sedi del centro di Ricerca e Sviluppo Ministeriale ‘Teagasc’ (posto in cui svolgo il dottorato). La cittadina è abituata a studenti e ricercatori e lavoratori provenienti da ogni parte del mondo (ti basti pensare che solo nel mio team di ricerca siamo irlandesi, italiani, francesi, spagnoli, portoghesi e indiani).
In questa cittadina non si ha la condizione del migrante, bensì c’è interesse nei confronti della persona, della sua storia, straniera o meno. La vita sociale in Irlanda, varia al variare della città. Ovviamente, se ti trovi da solo a Dublino centro città, dove ci sono gruppi di turisti e pochi residenti, è facile che tu rimanga solo, mentre nelle piccole cittadine è facile fare amicizia e far gruppo, e anche qui, la tua nazionalità non è importante. Personalmente io frequento solo altri due Italiani qui in Irlanda, ma sono in contatto tramite social media con la comunity. In verità trovo che in questi gruppi gli italiani siano molto più ghettizzanti e selettivi degli irlandesi stessi.
Io sono uno studente della scuola di Dottorato di Ricerca ad UCD (University College of Dublin). Più precisamente svolgo il mio dottorato di ricerca presso la Scuola di Scienze Mediche Veterinarie e il Dipartimento di Sviluppo Suinicolo (PDD) del centro di ricerca ministeriale Teagasc, in Moorepark. In generale mi occupo di benessere animale e nello specifico di legislazione europea e osservanza della stessa.
Parlavi già inglese o l’hai imparato vivendo lì? Com’è l’inglese che si parla in Irlanda?
Prima di trasferirmi in Irlanda abitavo a Bristol, nel Regno Unito, dove lavoravo, in più avevo conseguito il certificato ESOL British Institute con un livello C1 in Italia, quindi fortunatamente avevo quello che pensavo fosse un buon livello. Una volta in Irlanda mi sono ricreduta.
Purtroppo qui l’accento è così particolare che posso assicurarti che durante il mio primo mese qui ho passato più tempo a chiedere di ripetere le domande che a rispondere a queste. Ad oggi ho ancora difficoltà a comprendere persone con un accento irlandese importante.
La comunità italiana è presente e visibile come in Inghilterra?
Esattamente come in Inghilterra, anche qui la comunità italiana è presente ed è visibilissima, ma questo ho avuto modo di notarlo in ogni città abbia visitato o vissuto. Ti posso assicurare che siamo ovunque, noi e gli spagnoli.
Cosa pensi della situazione venutasi a creare a seguito della Brexit? Immagino che tu abbia avuto notizia degli scontri e delle minacce registrate a Belfast, l’Irlanda del Nord (Ulster) non è lontana. Qual è il feeling tra i cittadini degli irlandesi?
Purtroppo qui i problemi riportati dalla Brexit sono molteplici e sono stati colpiti più settori, il primo tra tutti quello agricolo-zootecnico, che è uno dei maggiori settori qui in Irlanda. Tra la Brexit e il Covid ci sono stati ribassi e perdite sostanziali nell’economia nazionale in generale, mentre rialzi per tutto ciò che riguarda le spese di spedizione per tutto ciò che riguarda la spesa on-line.
Ovviamente anche noi abbiamo avuto notizie degli scontri a Belfast, ma i commenti fatti da irlandesi doc (i puri) sono stati particolari (per modo di dire).
Con chiunque io abbia parlato, a partire dalle mie coinquiline irlandesi, continuando con vicini di casa, amici e così via, i sentimenti variano dal disinteresse alla contentezza per le ripercussioni in Irlanda del Nord. E quando chiedi motivazioni ti spiegano che, in generale, un irlandese della Repubblica di Irlanda odia e viene odiato dai britannici abitanti dell’Irlanda del Nord e questo è un odio storico.
A proposito di Brexit, a differenza degli italiani residenti (o coloro che immaginavano di emigrare in Inghilterra o sul resto del territorio britannico), in Irlanda non avete avuto e non si prevedono ripercussioni dal punto di vista giuridico. L’Irlanda è Unione Europea e i cittadini europei non subiscono discriminazioni in temi di diritto. Cosa pensi della situazione venutasi a creare in terra inglese?
Lascia che ti dica che pre o post Brexit in Inghilterra per i cittadini italiani e/o europei l’unica cosa che è cambiata è il tempo necessario da passare nello stato per ottenere la cittadinanza. Prima della Brexit credo fosse sei anni, dopo credo sia salito a 8 o 9 anni.
I diritti rimango gli stessi.
Te lo dico per esperienza, avendo lavorato in Inghilterra quando questa era ancora in fase di uscita dall’Unione Europea con a capo del Gabinetto Teresa May, e l’inizio del mandato di Boris Johnson. Pre Brexit, l’idea generale era quella di trasferirsi in Inghilterra e poi cercare lavoro (cosa che funzionava in pochissimi casi già da allora), mentre adesso si è iniziato a capire che bisogna partire già con un contratto in mano, specialmente perchè richiesto alla dogana. In un intervista fatta a Johnson a fine anno scorso è stato ben chiaro che si sarebbe continuato ad assumere stranieri anche dopo la Brexit. Non credo ci siano ripercussioni dal punto di vista giuridico, sia in Inghilterra che in Irlanda, perlomeno i miei amici italiani lavoratori in questi Paesi non stanno subendo nulla, se non stress per via della situazione Covid.
Esiste il tema riunificazione delle due Irlanda (Eire e Ulster) nel dibattito pubblico irlandese o una questione dibattuta ai più alti livelli politici?
Da quello che ho capito sembra ci sia un profondo rancore e disprezzo da parte dei cittadini della Repubblica nei confronti dei cittadini dell’Ulster e viceversa. Da quanto ne so, in Irlanda del Nord e, in particolare in alcune cittadine o aree delle città o anche solo in alcuni pub è vietato l’acceso agli irlandesi della Repubblica.
In aggiunta, purtroppo il problema della riunificazione non si pone solo a livello governativo, ma anche a livello religioso. Le chiese Cattolica e Protestante sono antagoniste tra loro, specialmente in Irlanda del Nord, e in più hanno molta influenza a livello territoriale in tutta Irlanda. La chiesa Protestante vede la necessità di rimanere nel Regno Unito, per non perdere fedeli e potere.
Pensi che ritornerai in Italia prima o poi? E se si, nel tuo paese d’origine o in un'altra regione? Come vedi la situazione italiana da lì su?
Ci tengo a sottolineare che amo il mio Paese, il nostro clima, il nostro cibo e la nostra storia. In Italia puoi trovare tutto ciò che ti è necessario per vivere serenamente in un raggio di azione di pochi chilometri, ma non so se tornerò mai in Italia. Sono stata cresciuta con un profondo insegnamento, «dove c’è lavoro c’è casa», pertanto il rientrare in patria non è per me una priorità.
In più, viaggiando e vivendo in altre cittadine, italiane e non, ho compreso che la nostra Nazione, per quanto bella sia, sia mentalmente incolta, retrograda e chiusa, e non solo per quanto riguarda il mondo del lavoro (ovviamente parlo anche al Nord).
giovedì 29 aprile 2021
Riflessioni. Pensieri a cavallo tra giustizia, politica e storia. Tra reinserimento e storia
martedì 27 aprile 2021
Riflessioni. Separazione delle carriere: servitori dello Stato o delinquenti patentati
lunedì 19 aprile 2021
Riflessioni. Norme garantiste e mancata onestà intellettuale: la scuola tra libertà di scelta e insicurezze
domenica 18 aprile 2021
Riflessioni. Sbandati come dopo un urto sordo e improvviso. Norme concedono libertà e inconsapevolezza
giovedì 8 aprile 2021
Storia. Conversando di passato per comprendere il presente e immaginare il futuro
sabato 20 marzo 2021
Non succede mai niente: tentato omicidio in paese
di Vito Stano
Altro che paese tranquillo, Cassano delle Murge, oasi verde dell'area
murgiana barese, offre sorprese e non soltanto di carattere ambientale (nel
bene o nel male). Ma anche, seppur di rado fortunamente, anche fatti di cronaca
nera. Non male per un piccolo centro agricolo, con ambizioni turistiche, a
volte annoiato da sè stesso.
Il fatto è stato comunicato dai Carabinieri e riguarda un tentato omicidio
ai danni di un uomo 60enne. La violenta aggressione, avvenuta a causa di un
litigio, è stata commessa da un 28enne, anch'egli residente a Cassano delle
Murge. Il dato interessante è che, come altri reati, anche questo è stato
consumato tra le mura domestiche. Infatti a finire in carcere accusato di
tentato omicidio è stato il figlio della vittima. Per fortuna la vittima si
rimetterà.
Dunque in periodo di restrizioni anti-contagio, si registra un altro episodio allarmante: anche questo è un esempio (non meno tipico) di violenza domestica, come molti tristemente noti femminicidi hanno riempito lo spazio della cronoca durante questo lungo e complesso anno-covid.

