sabato 22 giugno 2013

WWF Puglia: «poligoni militari incompatibili nel Parco dell’Alta Murgia»

Il WWF Puglia: incompatibili con il regime di tutela. Tutela della natura, salvaguardia dell’ambiente, biodiversità, specie rare o in via di estinzione: quando si parla di aree protette si pensa alla fruizione degli spazi verdi incontaminati dei parchi naturali. Purtroppo non è sempre così, anzi frequentemente questi preziosi ecosistemi sono violentati e deturpati da situazioni piuttosto discutibili. Che dire dei cingolati e dei pneumatici delle auto militari che sfregiano il suolo della Murgia sotto il fuoco dell’artiglieria? E come non indignarsi dei rifiuti bellici abbandonati dopo le esercitazioni militari nelle aree di interesse naturalistico? Il WWF Puglia è da sempre sensibile a queste tematiche ed esprime la sua incondizionata solidarietà al presidente del Parco Nazionale dell’Alta Murgia, Cesare Veronico, che in una lettera aperta ha voluto denunciare pubblicamente la situazione di assoluta incompatibilità tra il Parco Nazionale dell’Alta Murgia e i poligoni delle Forze Armate.  

È intollerabile assistere a spettacoli indecorosi in luoghi dove si dovrebbe tutelare l’ambiente, ma che sono scenari di battaglie, solo in apparenza simulate, che in realtà sterminano esemplari di piccola e media taglia (rettili, anfibi, micro mammiferi). In periodi di tregua venatoria, che sono importantissimi per la nidificazione e la riproduzione delle specie, ci sono altre armi e fuoco nemico a minare la sopravvivenza stessa degli animali. Altrettanto grave e preoccupante è l’inquinamento di aria, acqua e suolo causato dalle esplosioni che avvengono nelle simulazioni di guerra che, rilasciando nano particelle di metalli pesanti nell'aria e sul terreno, inquinano la falda acquifera, mettendo a serio rischio anche la salute umana.

Per questi motivi il WWF si oppone ad ulteriori esercitazioni di guerra, incompatibili con una fruibilità sicura e libera del Parco e totalmente inconciliabili con la conservazione delle specie animali e vegetali. Peraltro, la notevole antropizzazione del Parco va a compromettere, ulteriormente, la mission dell’area protetta e quindi si rende necessaria un’immediata bonifica degli scheletri di cemento di basi militari abbandonati da decenni. Occorre che il Comitato Misto Paritetico (Co.Mi.Pa.) Forze Armate-Regione Puglia adotti immediatamente una risoluzione affinché si liberi da servitù militari e da poligoni addestrativi tutto il Parco Nazionale dell’Alta Murgia.

Contro questo spettacolo indecente auspichiamo che si organizzi una nuova marcia di protesta  che coinvolga i cittadini murgiani, particolarmente legati al loro territorio, alla stregua della marcia Gravina-Altamura, replicata in più occasioni dal 1985 al 2005, organizzata da tutte le associazioni e dalla società civile per una smilitarizzazione del territorio. In questo modo, si ribadirebbe la coscienza civica che contraddistingue la civiltà murgiana.

Don Tonino Bello sognava ‘la Puglia da arco di guerra ad arca di pace’: i volontari del WWF si mobiliteranno affinché l’ambiente e il creato siano preservati anche dai poligoni militari e dai campi di addestramento.

venerdì 21 giugno 2013

Servitù militari in area Parco. Veronico: «liberiamo le aree protette»

Campo dei missili - Cassano delle Murge, via Adelfia
Foto Archivio Vito Stano 
© 2012
di Vito Stano
21.06.2013

Il 15 marzo scorso Murgiambiente scriveva delle servitù militari ancora vigenti nell'area del Parco Nazionale dell'Alta Murgia. Gli articoli di quei giorni  convisero il presidente del Parco Cesare Veronico a fare delle puntualizzazioni e a promuovere un dialogo con le forze politiche al fine di demilitarizzare l'area della Murgia barese. Diversi sono stati gli appelli e le chiamate del presidente Veronico; proprio di qualche giorno fa l'ultimo, che pubblichiamo integralmente di seguito, in occasione dello smantellamento delle basi missilistiche note come 'campi dei missili'. Nell'immagine in alto una delle tre torrette ancora integre del campo dei missili sito in territorio di Cassano delle Murge.


di Cesare Veronico
presidente Parco Nazionale dell'Alta Murgia
Cinquant’anni fa, il 21 giugno 1963, veniva ordinato lo smantellamento delle basi di missili a testata nucleare IRBM ‘Jupiter’ installate nel nostro territorio nel pieno della guerra fredda, scongiurando il timore di un conflitto nucleare. L’Alta Murgia è stata sede e continua ad ospitare gli scheletri di cemento di alcune di esse. Nelle stesse ore è ancora di grande attualità il tema del disarmo, come confermato dal recente appello del presidente Barack Obama per la riduzione degli armamenti nucleari.

Quest’occasione è più che opportuna per sottoporre all’attenzione dell’opinione pubblica una questione non più eludibile che riteniamo di primaria importanza per il futuro del Parco Nazionale dell’Alta Murgia e di tutto l’altopiano.

Nella primavera che si è appena conclusa il Parco è stato sede di un’esercitazione militare, per molto tempo “a fuoco”, durata diverse settimane, che ha visto lo spiegamento di ingenti mezzi e di circa 3.000 soldati, con l’impiego di notevoli risorse finanziarie e logistiche. L’esercitazione si è svolta in un periodo molto delicato per gli equilibri ecologici che si instaurano nelle fasi biologicamente significative quali quelle della riproduzione e dell’allevamento della prole della fauna selvatica e della ripresa del periodo vegetativo della flora del Parco. Ha inoltre determinato spiacevoli conseguenze per la fruizione del Parco: numerosi visitatori sono stati impossibilitati ad accedere a luoghi di interesse naturalistico, archeologico e paesaggistico a causa della presenza di militari impegnati sul campo che, per ovvi motivi di sicurezza, hanno precluso gli accessi sulle strade carrabili. Ed ancora, il disturbo arrecato alle attività economiche agro-zootecniche nel Parco, con perdita di reddito ed implicazioni anche a lungo termine per allevamenti costretti a spostarsi ovvero a restare immobilizzati sotto i tiri incrociati di artiglieria, ci viene confermato da continue denunce di chi nel Parco opera e vive.

Riteniamo che la presenza dei poligoni di esercitazione delle Forze Armate nel Parco sia incompatibile con le sue finalità e riteniamo, altresì, che sia necessario individuare aree alternative per lo svolgimento di tali attività al di fuori delle aree naturali protette in tutto il territorio nazionale. Questo giudizio, espresso nel pieno riconoscimento del lavoro quotidiano delle Forze Armate, non è maturato per l’occasione ed è stato ribadito nel corso dell’ultima riunione della Comunità del Parco (l’Assemblea degli Enti territoriali che afferiscono al Parco) alla presenza dei rappresentanti della Regione Puglia, delle Province Bari e BAT, dei 13 Comuni e dei Parlamentari del territorio del Parco.

A seguito di tale riflessione, la stessa Comunità, presieduta dal Presidente della Provincia di Bari, Francesco Schittulli, ha posto in essere una serie di iniziative politiche su più livelli, dalle Amministrazioni comunali al Parlamento, incaricando il sottoscritto ed alcuni suoi componenti di chiedere specifici incontri ed audizioni. In particolare è stato deciso di chiedere un’audizione al Comitato Misto Paritetico (Co.Mi.Pa.) Forze Armate-Regione Puglia che, tra i suoi componenti, non prevede quello dell’area naturale protetta interessata da servitù militari e da poligoni addestrativi. In quella sede, e preliminarmente nelle Commissioni consiliari permanenti del Consiglio Regionale pugliese, intendiamo porre con forza quanto finora detto a partire dalle esercitazioni programmate per il secondo semestre di quest’anno sulle quali si dovrà esprimere in modo vincolante il Co.Mi.Pa.

Ma non basta. Intendiamo farci promotori e sostenitori di iniziative che coinvolgano tutte le aree naturali protette del Paese affinché possano essere “liberate” dalle servitù militari e dai poligoni addestrativi che mettono a rischio la biodiversità, gli ecosistemi ed un’economia sostenibile fondata su turismo ed agro-zootecnia qualificati.

Utilizzeremo tutti gli strumenti che le attuali norme ci assegnano e riteniamo importante avviare un percorso partecipato arricchito dalle proposte dell’opinione pubblica e dei cittadini, memori delle iniziative già messe in campo sul nostro territorio fin dagli anni ‘80  con le marce per la pace organizzate dai Comitati Alta Murgia, forti di una convinzione: le aree naturali protette rappresentano un patrimonio unico per il nostro pianeta e per il genere umano e vanno difese per il bene delle future generazioni coinvolgendo – senza distinzioni ideologiche o localistiche - le istituzioni, l’associazionismo e la società civile.

Paesaggio in fotografia: Alberta Zellone chiude gli incontri del Museo

Martedì 25 giugno alle 17,30 nella sala conferenze del Politecnico di Bari in via Amendola 126/B, la professoressa Alberta Zallone, docente presso la Facoltà di Medicina dell’Università di Bari, terrà l’ultimo incontro del corso di fotografia dell’anno accademico 2012-2013.

La ricerca di Alberta Zallone copre un’esperienza di vita e lavoro negli Stati Uniti iniziata già negli anni Settanta e rientra perfettamente nell’idea e nella pratica che della fotografia contemporanea di paesaggio ha ‘La Corte’, di cui è socia fondatrice.

Il titolo dato all’incontro èWhereabouts’, espressione che indica una qualche familiarità con i luoghi ma che contiene sia un’indicazione più netta, where, sia una sfumatura più ambigua e problematica about. L’incontro si articolerà in un continuum di immagini metropolitane (New York, ma non solo), in una serie di visioni che mettono in relazione il paesaggio aspro del deserto e una natura ancora intatta quasi tropicale (in realtà entrambi man-altered, basti pensare a ricerche ormai classiche come i ‘Desert Cantos’ di Misrach o al West “dialettico” di Shore sino alla magia di ‘Cape Light’ di Meyerowitz). Nei grandi spazi dell’America, come sostiene Baudrillard, è lo spazio stesso in sé a costituire un modo non solo di vedere, ma anche di pensare. La fotografia quindi non è una pratica estetica spesso passivamente mutuata dalla pittura, ma un sapere, un atto che definisce e si appropria del significato di un luogo.


L’incontro sarà preceduto da una presentazione di Pio Meledandri, direttore del Museo di Fotografia del Politecnico di Bari e da una breve relazione di Carlo Garzia, il quale cercherà di focalizzare l’importanza e l’influenza della cultura americana in Italia sin dal secondo dopoguerra.

(Museo della Fotografia del Politecnico di Bari)

Dichiariamo illegale la povertà: la Rete dei Comitati il 29 giugno a Bari

I° Assemblea pugliese per la Campagna internazionale ‘Dichiariamo Illegale la Povertà – 2018’ convocata dalla Rete dei Comitati per i Beni Comuni per sabato 29 giugno, ore 16.00, presso la Casa dei Padri Comboniani di Bari in via Giulio Petroni, 101.

La povertà non è un fatto di natura, inevitabile, ma il risultato di processi sociali, economici, culturali e politici. L'obiettivo dell'Iniziativa è di mostrare che è possibile una società senza povertà, mettendo fuori legge le leggi e disposizioni amministrative, le istituzioni e le pratiche sociali e collettive che sono all'origine dei fattori generatori dei processi strutturali dell'impoverimento.    Un’utopia? Forse, oggi. Parafrasando Danilo Dolci, non domandiamoci se è facile o difficile, ma se è necessario o no. «E quando una cosa è necessaria, magari occorreranno molta fatica e molto tempo, ma sarà realizzata».             
                                                           
Ordine del Giorno:
A) CAMPAGNA ‘BANNING THE POVERTY - Dichiariamo Illegale la Povertà 2018’:
-            presentazione e approfondimento dei temi con riferimento ai concetti di povertà e ai meccanismi di impoverimento; individuazione delle azioni prioritarie (vedi documento in allegato) sulle quali focalizzarsi da proporre al gruppo promotore nazionale; disponibilità delle varie realtà ad aderire alla DIP e a ospitare una tappa della carovana-conferenza itinerante (e prima bozza del calendario della Carovana);  organizzazione dell’evento;

B) LIP ‘Rifiuti Zero’: raccolta moduli con le firme certificate

Si invita tutti i comitati a portare i propri moduli.

Tutte le realtà/associazioni/gruppi/reti/cittadini/e interessate ad approfondire l’argomento dell’impoverimento e a conoscere la campagna “Dichiariamo illegale la povertà” sono invitate a partecipare.

Si invita quanti prenderanno parte alla riunione a darne comunicazione, per questioni organizzative, a: retecomitati@benicomuni.org e a leggere (e condividere con il proprio gruppo) il documento in allegato (principi fondatori, obiettivi e campagne con le azioni prioritarie) e a visitare il sito: www.banningpoverty.org.

L’incontro sarà trasmesso via streaming.

giovedì 20 giugno 2013

Incontri d’autore: il futuro nell’ecologia. Daniele Di Maglie a Cassano


Il futuro sarà segnato dalla tecnologia, si ripeteva come un mantra qualche anno fa. Ma la realtà, come capita sempre, supera di gran lunga l'immaginazione. Nanotecnologie e mega operazioni di polizia, di questo Daniele Di Maglie, cantautore e scrittore tarantino, narra nel suo romanzo ‘La ballata dei raminghi adirati’ (Grillo editore), che sarà presentato al primo degli 'Incontri d'autore' organizzati dall'associazione culturale ‘il Paese delle bambole rotte’.

L'appuntamento è per martedì 25 giugno a Cassano delle Murge alle ore 19,00, presso la sede associativa in piazza Garibaldi n.47.

Nel suo romanzo Di Maglie racconta di un mondo in caduta libera, vittima dei suoi eccessi e della sua hybris, e di una capillare invasione nanotecnologica che apparentemente ha l'obiettivo di sanare le ferite e proporre un modello d'umanità migliore.

Daniele Di Maglie è anche autore del volume ‘L'altoforno (Stilo editore). Con il disco ‘Non so più che cosa scrivo’ ha girato l'Italia in lungo e in largo.

Link:

‘il Paese delle bambole rotte’
associazione culturale

Contaminazione da Ogm: appello al ministro della Salute Lorenzin

Oggi abbiamo bisogno di te! C'è un'emergenza OGM in corso. Scrivendo ora al Ministro della Salute Lorenzin puoi aiutarci a scongiurare il rischio di contaminazione transgenica in Italia. La storia è questa: pochi giorni fa in Friuli un esponente del "Movimento Libertario" ha seminato in due campi mais transgenico della Monsanto, il MON810, e ora minaccia di ripetere l'operazione in altre Regioni. Non possiamo permettere che queste piante di mais OGM fioriscano perchè il loro polline contaminerebbe campi vicini e lontani, trasportato dal vento e dagli insetti. 

La diffusione degli OGM sarebbe una condanna a morte per l'agricoltura italiana.Niente più aziende agricole biologiche e tradizionali, ma monopolio assoluto delle coltivazioni transgeniche. Gli effetti sugli ecosistemi sarebbero irreversibili: gli OGM sono organismi viventi e possono riprodursi e moltiplicarsi, sfuggendo a qualsiasi controllo. 

Gli OGM fermano il progresso perché orientano la ricerca verso la direzione sbagliata: adattare gli organismi viventi alle esigenze della chimica. Il futuro dell'agricoltura è legato, invece, a una produzione alimentare sostenibile in armonia con l'ambiente e priva di residui chimici. 

Per proteggere la biodiversità, i campi e la nostra sicurezza alimentare bisogna agire subito e bloccare la contaminazione OGM. Cosa puoi fare tu? Chiedi subito al Ministro della Salute Lorenzin di adottare misure di emergenza in grado di fermare la coltivazione di OGM. 

Federica Ferrario
responsabile Campagna Agricoltura Sostenibile 

Legge anti-corruzione: appello alla Presidente della Camera Boldrini

La tua voce e quella di oltre 50.000 persone che come te hanno firmato l'appello alla Presidente Laura Boldrini comincia a farsi sentire.

La Presidente della Camera ci ha risposto (vedi sul blog di Riparte il futuro) confermando il suo impegno a portare la legge in Aula. 

Invia il link all'appello ai tuoi amici via mailhttp://www.riparteilfuturo.it/laura-boldrini/. Questo è un segnale importante, ma non basta. Dobbiamo insistere con la nostra richiesta fino a quando non verrà decisa e ufficializzata la data precisa.

Servono nuove firme: facciamo sapere al Parlamento che siamo determinati e che siamo in tanti a considerare la lotta alla corruzione una priorità. 


Condividi ora con i tuoi amici l'appello alla Presidente Boldrini: solo con l'aiuto di tutti possiamo vincere

(fonte Riparte il futuro)

La tv greca è salva: Corte di Giustizia ha annullato il decreto di Samaras

La corte di giustizia greca ha annullato il decreto con il quale il premier Samaras aveva deciso, senza preavviso e senza neppure il consenso della sua maggioranza, di chiudere la tv pubblica Ert e di far disattivare gli impianti dalla polizia. Un episodio gravissimo e senza precedenti.

La decisione di ieri rappresenta una vittoria per chiunque creda nel valore della legalità e della libertà di informazione.

Un grazie a quelle migliaia di cittadine e di cittadini che, attraverso la piattaforma Change.org, hanno sottoscritto la petizione contro la chiusura di Ert. Le firme raccolte saranno consegnate oggi a Bruxelles ai rappresentanti del parlamento europeo da Franco Siddi, segretario della Fnsi.


(Beppe Giulietti via Change.org)

mercoledì 19 giugno 2013

Progetto Prisca per la prevenzione dei rifiuti: domani a Bari un seminario

Domani 20 giugno a Bari (sala convegni del Centro Polifunzionale UNIBA, ore 14.30-18.00) il seminario di lancio del progetto PRISCA (PRoject for SCAle re-use starting from bulky waste stream), Progetto Pilota di Riutilizzo su Scala a partire dal flusso dei Rifiuti solidi urbani. Un'occasione da non perdere per valutare, assieme ad esperti del settore e associazioni ambientaliste, modalità di conferimento e smaltimento più sostenibili.

In perfetta coerenza con le indicazioni della Commissione Europea e la gerarchia europea dei rifiuti, il progetto LIFE + PRISCA (Progetto pilota di riutilizzo su scala a partire dal flusso dei rifiuti solidi urbani), attraverso il riutilizzo di beni e la preparazione al riutilizzo di rifiuti provenienti dal flusso dei rifiuti solidi urbani, contribuisce alla realizzazione degli obiettivi di prevenzione ampiamente intesa.

Il progetto prevede la realizzazione di due azioni dimostrative, in Italia, nei comuni di Vicenza e di San Benedetto del Tronto, volte alla sperimentazione di un modello gestionale utile alla massimizzazione delle attività di riutilizzo di beni e di preparazione al riutilizzo dei rifiuti, in appositi centri di riuso e riparazione. L’obiettivo finale di Prisca è quello di avviare a riutilizzo ed a preparazione al riutilizzo il 60% dei beni e dei rifiuti intercettati, verificando la sostenibilità economica della filiera.

Queste sperimentazioni consentiranno di valutare e dimostrare la fattibilità e la replicabilità, a livello nazionale ed internazionale, di un modello di riutilizzo orientato al mercato, anche mediante l’incremento dei canali di vendita all’ingrosso, capace di sostenere, nel tempo, l’approvvigionamento dei beni utili a rispondere alla domanda di beni di seconda mano.

Il progetto PRISCA è condotto da un partenariato italiano costituito dalla Scuola Sant’Anna di Pisa, da Occhio del Riciclone, da WWFRP, dalla Cooperativa Insieme di Vicenza e dal Comune di San Benedetto del Tronto. Il progetto è stato cofinanziato dalla Commissione Europea attraverso il Programma LIFE+ Politica e governance ambientali, per un totale di 1.647.165 euro, per una durata di 34 mesi, da settembre 2012 a giugno 2015.

Il potenziamento del riutilizzo di beni e della preparazione al riutilizzo di rifiuti consente, allungando il loro ciclo di vita utile, di distrarre queste tipologie di prodotti da tipologie di trattamento, quali la discarica e la termovalorizzazione, a cui sono normalmente destinati. Ciò risponde agli obiettivi di gestione efficiente delle risorse e di minimizzazione dell’impatto ambientale. Inoltre, le attività coinvolte hanno positivi risvolti economici e sociali. Si tratta, infatti, di attività di impresa che creano occupazione, trattandosi, peraltro, di operazioni ad alta intensità di manodopera, e che consentono l’immissione di beni usati, disponibili ad un prezzo inferiore rispetto a quelli nuovi e, come tali, accessibili alle fasce meno abbienti della popolazione. Si tratta, inoltre, di tipologie di imprese contraddistinte, spesso, da obiettivi di inclusione sociale, coinvolgendo, per esempio, soggetti svantaggiati. Per questi motivi, le azioni e gli obiettivi del progetto Prisca concorrono alla realizzazione del principio di sviluppo sostenibile, sancito a livello internazionale e comunitario.

Il progetto sarà presentato il 20 giugno prossimo a Bari presso la Sala Convegni del Centro Polifunzionale UNIBA (ex Palazzo delle Poste, Piazza Cesare Battisti). I lavori si apriranno alle ore 14.30 per concludersi alle 18.00. Si allegano alla presente comunicato stampa, invito e programma della giornata.

L’incontro fa parte di una serie di seminari regionali che si terranno in tutta Italia, durante tutta la durata del progetto, con lo scopo di divulgarne i contenuti e gli obiettivi e, al tempo stesso, di stimolare la discussione con tutti i soggetti interessati, come le pubbliche amministrazioni locali e gli operatori di settore.

Per ulteriori approfondimenti, informazioni e aggiornamenti si invita a visitare il sito 
www.progettoprisca.eu.

INFO E CONTATTI:
Giovanna Lodato
mailto: giovannalodato@libero.it
Tel: +39.328.24.36.377
skype: giovannalodato

Indiani: Survival International denuncia violenza della polizia brasiliana

L'occupazione di Belo Monte è solo l'ultima di una serie di proteste 
contro la mancata consultazione degli indigeni da parte del governo.
© Atossa Soltani/ Amazon Watch
La Polizia brasiliana spara agli Indiani: si temono nuove violenze. Ieri la polizia ha ucciso un Indiano Terena e ne ha feriti molti altri mentre cercava di sfrattarli con la forza dalla loro terra, nel Sud del Brasile. 

I membri della tribù erano tornati a vivere in una parte del loro territorio ancestrale, attualmente occupato da un allevatore nonchè politico locale. In un’altra zona del Brasile, un ordine di sfratto è stato consegnato agli Indiani Kayapo, Arara, Munduruku e Xipaia, che stanno occupando il cantiere della controversa diga Belo Monte. La polizia armata ha circondato i manifestanti: la tensione sta crescendo e si teme che possano avvenire violenze simili. Anche gli Indiani Munduruku stanno protestando contro la costruzione di una diga sul fiume Tapajós. Un uomo Munduruku fu ucciso durante un’incursione della polizia, lo scorso novembre. «Il governo sta alimentando una tragedia» ha dichiarato Paygomuyatpu Munduruku. 

«Non ce ne andremo da qui. Il governo ci ha ignorato, offeso, umiliato e assassinato… Ci stanno uccidendo perché siamo contrari alle dighe». Il diritto dei popoli indigeni ad essere consultati sui progetti che riguardano le loro terre è riconosciuto sia dalla costituzione brasiliana sia dalla legge internazionale. Tuttavia, una potente lobby agricola e mineraria ha proposto una serie di progetti di legge e modifiche costituzionali che minacciano di indebolire tali diritti territoriali. Gli Indiani sono arrabbiati poiché la Presidente Dilma Roussef, sebbene sia ormai in carica da due anni e mezzo, non ha ancora incontrato nessuno di loro. 

Survival International chiede alla Presidente Dilma Roussef di fermare gli sfratti dei manifestanti indigeni, di consultare gli Indiani e di riconoscere immediatamente i territori del popolo Terena. «La storia di sta ripetendo» ha dichiarato il Direttore generale di Survival International, Stephen Corry. «Il ‘rapporto Figueiredo’, che documenta il genocidio della scorsa generazione, è stato riportato alla luce proprio nel momento in cui si stanno scatenando nuovi attacchi contro gli Indiani. L’uccisione degli indigeni non dovrebbe essere tollerata in nessun luogo, ancora meno in un paese che presto ospiterà eventi sportivi mondiali». Per leggere la storia online: http://www.survival.it/notizie/9285. Dal 1969 Survival International aiuta i popoli indigeni di tutto il mondo a proteggere le loro vite, le loro terre e i loro fondamentali diritti umani. www.survival.it.

(fonte Survival International)