martedì 18 dicembre 2012

«C’è un meschino disegno, ovvero tenerci le fabbriche inquinanti e difenderle in quanto unica fonte di reddito»: parla Cataldo Ranieri, operaio tarantino dell'Ilva


La spaccatura nel mondo del lavoro è profonda: da una parte coloro che sono scesi in piazza con la gente a gridare le ragioni di una città intera e dall’altra coloro che, forse perché subiscono in maniera forte il ricatto del lavoro oppure perché neanche sfiorati dai problemi della città e dei suoi abitanti, magari perché abitano altrove. Il 26 luglio è stato sicuramente il momento della frattura con la rappresentanza sindacale, difatti la manifestazione del 15 dicembre ha registrato l’assenza del mondo sindacale, che, come precisa Cataldo Ranieri, operaio dell’Ilva incontrato durante la lunga marcia per le vie della città jonica, «hanno fatto bene a non venire, perché probabilmente sarebbero stati cacciati dagli stessi lavoratori».

a cura di Vito Stano

Da destra: Cataldo Ranieri - Foto Vincenzo De Palmis
Spicca la scarsa presenza delle sigle che rappresentano il mondo operaio, com’è possibile?
No, invece ci sono molti lavoratori dell’Ilva, io li ho visti. I sindacati invece hanno fatto bene a non venire, perché probabilmente sarebbero stati cacciati dagli stessi lavoratori, così come in occasione dell’ultimo sciopero organizzato dai sindacati non sono venuti davanti alle portinerie non so perché; evidentemente sanno di aver perso anzi, non hanno perso niente, dato che si può perdere soltanto ciò che si ha e  loro i lavoratori non li hanno mai effettivamente rappresentati. I malati e i morti non vanno a lavorare, in questa nazione che vanta di avere un governo civile è stato scelto di lasciarci nella nostra disperazione, nella nostra divisione, ovvero di dover scegliere tra salute e lavoro e questa è una vergogna per qualsiasi stato civile. Pensavamo che si sarebbe risolta la situazione, che ci avrebbe consentito di non litigare più tra fratelli.

È ancora possibile secondo te risolvere questo dilemma?
Noi crediamo che se vogliono davvero continuare a fare l’acciaio a Taranto è bene che escano le risorse, perché in tanti paesi l’acciaio si produce e non uccide nessuno. A Taranto evidentemente le vite valgono di meno dei profitti e quindi non si investono le risorse che ci vogliono per mettere a norma la fabbrica. Noi abbiamo capito che intenzioni vere non ce ne sono, hanno intenzione di recuperare i crediti che le banche vantano nei confronti dell’Ilva ed è solo per questo che, a nostro avviso, viene concesso altro tempo: non per salvare il lavoro, non per salvare le vite, ma per salvare il profitto.

Quindi si fa solo l’interesse dell’azienda?
Questa fabbrica ha un’esposizione di 2 miliardi e settecento milioni di euro nei confronti delle banche, che non intendono perdere e se pensiamo che attualmente il governo è composto da ex finanzieri delle stesse banche che vantano crediti dall’Ilva… Il cerchio si chiude nel momento in cui noi lavoratori dell’Ilva non abbiamo più un finanziamento neanche di mille euro, perché quelle stesse banche, che dovrebbero prestarci i soldi, sanno che sarebbero finanziamenti a fondo perduto, che non rientreranno, perché una volta risanato il debito, che Ilva ha nei confronti delle banche, non credo che Riva, qualora fosse condannato, farà il suo dovere, cioè bonificare il territorio e ambientalizzare gli impianti. Una persona sana di mente non può pensare questo.

Quindi per cosa lottate voi lavoratori?
Qui ci sono i lavoratori coerenti con quello che si è sempre detto, noi soltanto nell’era Riva abbiamo perso 46 colleghi morti sul lavoro e altre centinaia che si sono ammalati per fare l’acciaio. Noi non siamo più disposti ad accettare, questa città vuole i diritti che le sono stati negati. Non se ne può riappropriare perché non li ha mai avuti. Taranto vuole la salute, vuole il lavoro, vuole l’ambiente, vuole la cultura; questa città ha avuto negli anni soltanto disoccupazione: il 40% di disoccupati nella terza città più industrializzata del mezzogiorno è inconcepibile. Abbiamo capito che c’è un meschino disegno, ovvero tenerci le fabbriche inquinanti e difenderle in quanto unica fonte di reddito, pur avendo una città che offre risorse importanti non ci sono alternative.

Un disegno, spiegati meglio.
C’è qualcuno che dice che ci dobbiamo tenere solo questo, perché il 70% del traffico marittimo di Taranto è controllato dalle navi dei veleni, è controllato da Riva; per cui chiunque si avvicina con l’intento di valorizzare questo porto, che è l’unico affaccio sul Canale di Suez e quindi farebbe gola a molti imprenditori, non può far niente, perché ci dobbiamo quello che abbiamo, ci dobbiamo tenere i veleni.   

lunedì 17 dicembre 2012

«Il futuro di Taranto deve diventare di nuovo la pesca e l’allevamento, per fare questo bisogna assolutamente smettere di inquinare il territorio»: parla Vincenzo Fornaro, allevatore tarantino


«La punta dell'iceberg del disastro da diossina provocato dal centro siderurgico più grande d'Europa è la masseria di Angelo Fornaro e figli, Vincenzo e Vittorio, in contrada Carmine. Una masseria dell'Ottocento in un posto bellissimo, dove l'estate dura quattro mesi e la primavera sei. E dove le pecore sono felici, perché l'erba è verde e abbondante. Ma quelle pecore, 500, l'intero allevamento dei Fornaro, sono contaminate e verranno abbattute». Così scriveva all’epoca dei fatti, il 10 ottobre del 2008, il giornalista Carlo Vulpio sul Corriere della Sera. Una storia amara, che oggi, e dopo il 26 luglio in particolare, è stata assurta a simbolo di una tragedia non dimenticata, ma occultata.
La regione Puglia con delibera di giunta ordinò l’abbattimento di 1.200 animali, colpevoli d’aver brucato erba alla diossina. Quella diossina che è presente nell'aria di Taranto tre volte in più rispetto a quanta ne sprigionò la nube tossica di Seveso nel 1976, perché la diossina si accumula.
«L'acciaieria l'ho vista nascere - disse Vincenzo Fornaro a Carlo Vulpio -, ero un ragazzino. Ci portò via cento ettari di terra, oliveti e vigneti, e la odiai subito. Ma oggi la odio con tutte le mie forze perché ha avvelenato la mia terra, i miei animali, la mia anima».
La manifestazione di sabato è stata l’occasione per incontrare Vincenzo Fornaro e fargli alcune domande.

a cura di Vito Stano

Da sinistra: Vincenzo Fornaro - Foto Vincenzo De Pamis
La città di Taranto può guardare al futuro puntando all’allevamento e alla pesca?
Il futuro di Taranto deve diventare di nuovo la pesca e l’allevamento, per fare questo bisogna assolutamente smettere di inquinare il territorio. Quindi prima di avviare le bonifiche, di cui in questi giorni tanto si parla, occorre far chiudere tutte le fonti inquinanti, altrimenti non avrebbe senso, sarebbe un ennesimo spreco di soldi pubblici.

Dunque cosa fare?
La magistratura sta agendo nel migliore dei modi, purtroppo non si può dire altrettanto del governo; dall’inizio di questa storia la classe politica, dal livello locale ai palazzi romani, è stata completamente assente e adesso che è intervenuta sta facendo solo danni. Il ministro dell’Ambiente Clini non ha speso una parola per chi è stato danneggiato.

Adesso che lavoro fa?
Pensi che da l’azienda di famiglia, con sessanta ettari di terreno, è completamente inutilizzata perché c’è il divieto di pascolo nel raggio di venti chilometri; oggi non avrebbe senso rimettere altri animali da pascolo perché si contaminerebbero e sarebbero abbattuti.

E quindi da dove traete reddito?
Andiamo a fare giornate lavorative presso altre aziende agricole. Siamo passati dall’essere imprenditori e offrire noi reddito ad altre famiglie, a doverci cercare a nostra volta una fonte di reddito.

I vostri diritti sono stati repressi per difendere quelli dei lavoratori della fabbrica, che ne pensa?
Parlano di diritto all’impresa, anche noi avevamo il diritto all’impresa, che è stato completamente calpestato. Davamo lavoro a quindici persone, che, da quattro anni come noi, cercano di tirare avanti facendo altri lavori. Non capisco perché si deve privilegiare un’unica classe lavorativa a discapito delle altre.  

«L’Ilva così com’è non può continuare a inquinarci»: Alessandro Marescotti parla a margine della manifestazione di sabato


I movimenti pro-salute e pro-ambiente di Taranto negli ultimi mesi si sono fatti sentire come non mai. Tra questi Peacelink e il suo presidente Alessandro Marescotti, noto da tempo per le sue battaglie (finito anche, come si legge sul suo diario di facebook.com, nelle intercettazioni telefoniche tra il faccendiere Archinà, il quale, conversando con uno dei tantissimi suoi interlocutori, prende doverosamente atto che «nonostante l'intento dell'Ilva sia osteggiare e sconfessare gli ambientalisti, Marescotti e Matacchiera in testa, non si può non convenire che «gli ambientalisti non è che le cose se le inventano»). 
Marescotti dal 2005 ha iniziato ad occuparsi dell'inquinamento da diossina della mia città di Taranto e con i suoi studenti ha proposto nel 2011 un legge per la certificazione degli alimenti dioxin free (http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/amarescotti/). Lo abbiamo intervistato a margine della manifestazione di sabato 15 dicembre.

a cura di Vito Stano

Alessandro Marescotti - Foto Archivio Vito Stano
Il decreto legge del governo Monti invade i poteri della magistratura, la Costituzione è rispettata o no?
Questa è una manifestazione che ha un rilievo nazionale, perché è la bocciatura popolare del decreto legge anticostituzionale che sottrae alla magistratura i propri compiti specifici, che sono quelli di poter sequestrare impianti pericolosi. Il decreto legge che invade la sfera d’azione della magistratura e dà al governo e al parlamento poteri che sconfinano in una vera e propria manipolazione della Costituzione, questo decreto è chiaramente bocciato dalla gente. Noi a Taranto ci sentiamo accerchiati da un potere politico che vuole continuare a far inquinare degli impianti considerati pericolosi dalla magistratura.

Finalmente la gente è scesa per le strade.
Quello di oggi non è l’unico corteo, è l’ultimo di tanti cortei: per citare un esempio, c’è stata in passato una grande fiaccolata a cui hanno partecipato 10mila persone.

Cosa vi aspettate dalla magistratura? E quale sostegno pensate di poter dare?
C’è da aspettarsi una forte reazione dignitosa e non violenta della città; il nostro è e sarà un sostegno alla magistratura a cui noi chiediamo cha vada avanti e che un’azienda di questo tipo (Ilva, ndr), che continua ad inquinare e cha ha inquinato in passato con la complicità di una rete di politici, non continui più la sua attività.

L’Ilva deve chiudere?
L’Ilva così com’è non può continuare a inquinarci e anche l’Aia (l’autorizzazione rilasciata dal ministro dell’Ambiente Corrado Clini, ndr) non è idonea: il caso macroscopico è che vengono dati trentasei mesi per coprire i parchi minerali. Recentemente è passato un tornado e ha sfiorato i parchi minerali, se fosse passato sui parchi minerali tutti questi palazzi che abbiamo intorno sarebbero neri e non sappiamo come starebbero i nostri polmoni.

«Quanto vale una tonnellata di acciaio prodotto a Taranto in termini di vite umane?»: parla Angelo Bonelli presidente nazionale dei Verdi


Il decreto “Salva Taranto” imposto dal governo per soverchiare l’azione della magistratura tarantina non è passato sotto silenzio e la manifestazione del 15 dicembre ha dimostrato che la città è stanca di subire: dai veleni della fabbrica, all’imposizione della politica la gente è scesa per strada quasi in 30mila per gridare le ragioni della vita e ribaltare la prospettiva ordinata dai palazzi del potere. La partecipazione è stata popolare e trasversale: la presenza dei politici è stata praticamente nulla, tranne alcuni volti noti ai tarantini e non solo. Angelo Bonelli, presidente nazionale dei Verdi e consigliere comunale a Taranto, è stato tra la gente di Taranto, anche tra coloro che non hanno creduto nella sua candidatura a sindaco della città, ma che a fronte dell’impegno profuso oggi ne dimostrano la stima. Gli abbiamo rivolto alcune domande a margine della manifestazione.

a cura di Vito Stano

Angelo Bonelli - Foto Archivio Vito Stano
Dopo il decreto “Salva Taranto” cosa hanno fatto i Verdi e cosa intendono fare?
Noi da sempre siamo qua, penso che siamo gli unici che, con grande coerenza e in tempi non sospetti, stiamo sostenendo questa battaglia per la legalità e per il diritto alla vita. Quello che è accaduto con questo decreto è qualcosa di inaccettabile dal punto di vista della nostra democrazia, perché qui a Taranto per decreto si sospende la legge, si calpesta la Costituzione e si sospende il diritto alla vita. È un fatto gravissimo, noi abbiamo già presentato un ricorso presso la Corte dei diritti dell’uomo e alla Commissione Europea, perché questo non può accadere: la sospensione della legge, come a Taranto, è qualcosa che accade solo nei regimi autoritari dove il monarca sospende le libertà e i diritti fondamentali di una persona.

Quindi siete a fianco della magistratura.
Questa mobilitazione è importante, perché la magistratura non va lasciata da sola, va sostenuta e va assolutamente respinto questo tentativo diabolico che, anche a livello nazionale, stanno facendo a partire dal governo di contrapporre salute e lavoratori. Ed è importante che qui oggi ci siano anche tanti lavoratori, che hanno capito che prima di tutto c’è la salute, ma c’è anche il diritto di un lavoro pulito; quindi il lavoro essenzialmente non deve mettere l’operaio nella condizione di mettere a rischio la propria salute, ma anche la salute dei propri cari e dei propri concittadini.

Dunque cosa proponete?      
Noi abbiamo proposto una serie di alternative. Le alterative di una conversione industriale di quest’area, dichiarare Taranto area no tax, sequestrare e confiscare i beni della famiglia Riva e utilizzarli per fare le bonifiche, impiegare i lavoratori per fare le bonifiche e con un’area no tax rilanciare un’economia diversa, che non sia basata sulla diossina e sulla morte.

Su queste proposte avete trovato alleati a livello politico?
Nella città si, ma nel governo no.

E a livello nazionale?
No, non abbiamo trovato alleanze; anche perché il governo si è speso per riaprire l’Ilva. 

E all’opposizione?
No, assolutamente no; anche da parte di quegli ecologisti che si trovano in Parlamento eletti nelle file del Partito Democratico non c’è un atteggiamento favorevole. Sono tutti attenti a dimostrare quanto sono più realisti del re. Invece bisognerebbe mettersi in gioco e dire che questa battaglia di Taranto è una battaglia per la democrazia e anche una battaglia per un diverso modello di sviluppo. Uno sviluppo che non può essere fatto in modo tale che più inquini, più hai lavoro. No, questo non va bene, altrimenti la domanda drammatica che sorge spontanea è quanto vale una tonnellata di acciaio prodotto a Taranto in termini di vite umane? 

«Taranto libera»: in 30mila percorrono le vie della città jonica

Taranto libera 2012 - Foto Archivio Vito Stano
Il decreto Salva Ilva, con cui il governo Monti ha inteso superare a destra l'ordinanza di sequestro emessa dalla magistratura tarantina, ha causato l'indignazione e la mobilitazione di quasi 30mila persone, che hanno sfilato per le vie di Taranto sabato 15 dicembre per confluire in una piazza del centro cittadino per ascoltare il contributo degli artisti tarantini. Alla manifestazione hanno partecipato anche delegazioni di altre città e di movimenti come i No Tav che difendono al Val di Susa dalla costruzione della linea ferroviaria ad alta velocità Torino-Lione. Tante le donne e i bambini presenti. Ad aprire il corteo c'erano proprio i piccoli cittadini di Taranto accompagnati dai genitori

Nel lungo serpentone umano abbiamo incontrato anche alcuni personaggi noti del mondo della politica (Angelo Bonelli, consigliere comunale di Taranto e presidente nazionale dei Verdi), dei comitati ambientalisti (Alessandro Marescotti, storico ambientalista tarantino), alcuni operai Ilva dissidenti (Cataldo Ranieri, operaio Ilva, tra i dipendenti del siderurgico più attivi) e alcuni imprenditori agricoli (Vincenzo Fornari, allevatore tarantino al quale furono abbattuti 1.600 esemplari tra pecore e capre, bestie colpevoli di aver brucato in terreni contaminati dalla diossina emessa dall'Ilva). Degli amministratori locali, provinciali e regionali neanche l'ombra s'è vista, qualcuno vociferava che il sindaco di Taranto Ippazio Stèfano avrebbe voluto partecipare alla manifestazione, ma evidentemente il disappunto della gente comune è approdato all'orecchio, scegliendo di restare a casa. 


«Taranto libera» è stato lo slogan scandito durante la lunga camminata: libertà, s'intende, non solo dai veleni ma anche dalle ipocrisie di coloro che, macchiatisi di responsabilità nel recente passato, oggi cerca di cavalcare l'onda della protesta. Mamme e bambini disegneranno il nuovo futuro di Taranto assieme alle donne e agli uomini che rappresentano il potere giudiziario italiano e tarantino in particolare, visto che della classe politica (tranne alcuni elementi ben individuati) i tarantini non possono più fidarsi.

17.12.2012
Vito Stano

Cultura e territorio: un libro illustrato ricorda lo storico Antonio Lucarelli

Una immagine del testo "Il mio inquilino, Antonio Lucarelli" 
Tempi bui per la cultura: scarse risorse disponibili e scelte politiche non sempre condivisibili. Investire per la valorizzazione del territorio può significare anche dare alle stampe un libro che racconti le gesta di un illustre cittadino e non soltanto, quindi, promuovere sagre mangerecce ogni settimana.

Un esempio tangibile possiamo trovarlo nel paese vicino, Acquaviva delle Fonti, dove per commemorare il sessantesimo anniversario della morte di Antonio Lucarelli, l’amministrazione comunale, e in particolare l’Assessorato alla Cultura, ha voluto produrre due testi dedicati alla figura dello storico acquavivese. Uno di questi testi, di prossima uscita, scritto e illustrato da Arianna Operamolla, s’intitola Il mio coinquilino, Antonio Lucarelli, ed è rivolto in particolare ai più piccoli, ma anche agli amanti delle storie a fumetti e a tutti i lettori curiosi.

«Il libro - rende noto l'assessore alla Cultura Francesca Pietroforte sul suo blog - sarà presentato a breve e sarà distribuito alle biblioteche scolastiche e a chi ne farà richiesta presso la biblioteca comunale di Acquaviva delle Fonti»
Soddisfazione per l'iniziativa è stata espressa dal sindaco Francesco Squicciarini e dall'assessore alla Cultura Francesca Pietroforte.

17.12.2012
V.S.

venerdì 14 dicembre 2012

Manifestazione per la vita. Domani Taranto grida le sue ragioni


Angelo Bonelli - Foto google.com
La situazione a Taranto a fronte del decreto "Salva Taranto" o, come  sarebbe bene rinominarlo, "Salva il salvabile", non accenna a sbloccarsi. La tensione invece che placarsi aumenta, si alimenta delle dichiarazioni convulse di deputati e governanti, i quali, come in un conflitto medievale tra guelfi e ghibellini, s'appostano su barricate frontali. Da una parte quelle che, come Angelo Bonelli, difendono a spada tratta le ragioni della salute e dell'ambiente della città jonica e dall'altra coloro che difendono le ragioni della salute e dell'ambiente della città jonica. E quindi sono tutti d'accordo? No, sono d'accordo sul fatto di essere completamente in disaccordo.

Angelo Bonelli, leader dei Verdi e consigliere comunale a Taranto, scriveva ieri 13 dicembre: «Dopo un decreto per commissariare la magistratura ora il governo ed il ministro Clini hanno tirato fuori dal cilindro un emendamento per precisare l'ambito del commissariamento. Quello che tutti i cittadini di Taranto e gli italiani si aspettano, invece, non arriva mai: dove sono i provvedimenti e le risorse per l'emergenza sanitaria? Dove sono le risorse per le bonifiche? Perché non si procede al sequestro dei beni della Famiglia Riva e degli altri soci del gruppo per garantire gli interventi per la bonifica? Ogni giorno se ne inventano una pur di impedire alla magistratura di fare il proprio dovere e di tutelare la salute delle persone che vivono a Taranto. Il conflitto con i magistrati che il ministro Clini esclude a parole non solo esiste nei fatti ma è anche violentissimo. Solo nei regimi autoritari si blocca attività magistratura».

Invece Pierluigi Bersani afferma, con le stesse parole di Pierferdinando Casini e Silvio Berlusconi, di voler «lavorare per l'Italia e per l'interesse comune di tutti  gli italiani». Qualcuno, certamente malizioso, non riesce proprio a dimenticare il versamento effettuato dalla famiglia Riva al segretario del Pd in campagna elettorale qualche anno fa e con questo non risulta possibile neanche gradire quel dinamico immobilismo, tipico del cambiare tutto per non cambiare niente. 

Le ragioni, sin qui sintetizzate, non possono certo dipingere in modo esauriente la grande tela di Taranto, ma possono darne un accenno. Domani 15 dicembre in concomitanza con tante iniziative natalizie la gente di Taranto si radunerà e darà vita ad una grande e attesa manifestazione per ribadire ancora una volta le ragioni della vita contro quelle della morte e dell'inquinamento. 
La manifestazione inizierà alle 16,30 da piazza Sicilia.

14.12.2012
Vito Stano

Tagli alle aree protette. Veronico illustrerà domani i suoi intendimenti


Spread spending reviuw sono due termini d'oltremanica adottati dal nostro sempre più international vocabulary che sono addivenuti tragicamente così consueti e diffusi da simboleggiare la confusione che regna sovrana. Alla scure dei tagli o, come burocraticamente è conosciuta "razionalizzazione della spesa pubblica", non sono sfuggite le aree protette. E proprio delle conseguenze della mannaia politico-amministrativa il presidente del Parco Nazionale dell’Alta Murgia Cesare Veronico «nelle stesse ore in cui si accinge a presentare un bilancio 2013 finalizzato alla valorizzazione del territorio investendo sulla conservazione delle biodiversità, sul turismo-natura e sulle produzioni di qualità, il governo e il Parlamento italiano umiliano e colpiscono gravemente i Parchi e l’ambiente. Alla luce di tali avvenimenti il presidente del Parco Cesare Veronico - si legge nella nota diramata dall'Ente - terrà una conferenza stampa per illustrare la criticità della situazione e annunciare i propri intendimenti per l’immediato futuro»

La conferenza stampa si terrà a Bari, domani 15 dicembre alle ore 10,30 nella sala Alberobello dell’Hotel Excelsior.

14.12.2012
Vito Stano

La strategia della tensione e le stragi. Mostra interattiva a Milano


Gli anni Settanta fanno ancora paura e sono ancora un mistero le numerose stragi consumate in quegli anni. Una di queste è la strage di piazza Fontana, della quale quest'anno ricorre il 43° anniversario. Per ricordare il tragico evento è stata organizzata una mostra interattiva di testi, foto, audio, video per ricostruire e rivivere quegli anni cruciali per la storia dell’Italia repubblicana nella settimana dell'anniversario della strage.

Oggi è l'ultimo giorno per poter prendere visione  della mostra, che è stata allestita presso Villa Scheibler in Via Orsini n.26 a Milano. L'ingresso è libero. L'evento ha avuto il patrocinio dell’Anpi e del Consiglio di Zona 8 di Milano.

Ancora una volta attraverso le immagini e i documenti di allora si cercherà di ricostruire la storia. Una storia difficile, forse impossibile, da ripercorrere senza incappare in trappole e buchi neri. La storia di un Paese intero che ancora oggi non sa guardare avanti con quella grinta e con quella trasparenza necessarie per aprire un nuovo capitolo. Il futuro si costruisce sui pilastri del passato, a patto che questi ultimi reggano. 

Info, dettagli, prenotazioni visite guidate e anteprima della mostra online:
http://www.laboratoriolapsus.it/lapsus-leaks/chi-e-stato-la-strategia-della-tensione-e-le-stragi-impunite-1969-1984-la-mostra-a-villa-scheibler/


Associazione Lapsus
www.laboratoriolapsus.it
info@laboratoriolapsus.it
http://www.facebook.com/Laboratorio.LAPSUS
https://twitter.com/#!/lapsustoria
http://www.anobii.com/12121969/books

14.12.2012
Vito Stano

Cassano, al via i lavori per il nuovo canile in contrada Cerritello


Foto google.com
L'altro ieri in un talk mattutino su una rete Rai la già ministro del Turismo Michela Brambilla avvinghiata ad un cane raccontava le sue lotte (da ministro e non) per la tutela degli animali. Ma non tutti gli animali di affezione, peraltro molto protetti dalla normativa vigente non solo italiana ma anche europea, sono fortunati. Moltissimi vivono per strada, randagi appunto. Nell'ultimo periodo in molti Comuni si è provveduto a sistematizzare una situazione che per molti versi stava diventando un problema importante per le amministrazioni comunali, che sono il livello della pubblica amministrazione sul quale si scaricano a cascata gli effetti delle leggi. In effetti fatte le leggi nazionali e regionali sta poi ai Comuni reperire i finanziamenti necessari per attrezzare i ricoveri da adibire a canili sanitari. La Regione Puglia, a questo proposito, ha finanziato numerose opere, tra cui anche il canile municipale di Cassano delle Murge, con i fondi disponibili sul capitolo cosiddetto "Sicurezza". Nel caso del paese murgiano, è stato finanziata la realizzazione della struttura su un bene confiscato alla criminalità organizzata in contrada Cerritello.

Nel dettaglio, come si legge nel comunicato diramato ieri dal Comune di Cassano delle Murge, «sono cominciati i lavori per la realizzazione del nuovo canile municipale che nascerà in contrada Cerritello. Un’esigenza a fronte dell’emergenza randagismo a cui l’amministrazione comunale ha dato una prima risposta con una soluzione provvisoria di ricovero dei cani in altra struttura autorizzata.
La ditta SCS, incaricata delle opere, - continua - ha avviato i lavori il cui termine è fissato per l’aprile del 2013. L’importo è di 487mila euro. Il nuovo canile potrà ospitare 200 randagi e sarà un esempio di soluzioni tecniche strutturali innovative».

Quindi anche nel Comune porta a Sud del Parco Nazionale dell'Alta Murgia i cani randagi troveranno casa, con l'auspicio che la convivenza dell'uomo con quegli esemplari che sfuggiranno alla "cattura" possa comunque essere pacifica senza sfociare in atti vili come già in passato ne sono stati registrati. 

14.12.2012
Vito Stano