giovedì 11 aprile 2013

Poligoni sull'Alta Murgia: presidente Cesare Veronico chiama la politica

Foresta Mercadante-Parco Nazionale Alta Murgia
Foto Archivio Vito Stano 
© 2012
«Le esercitazioni militari all’interno del Parco dell’Altra Murgia continuano con una frequenza e intensità da noi inaspettate. Rileviamo, con estrema preoccupazione, l’arrivo di battaglioni da tutta Italia con il loro arsenale di morte». Così scrive in un comunicato il circolo di Rifondazione Comunista di Corato, in merito all'esercitazioni militari di cui abbiamo dato notizia venerdì 15 marzo da queste pagine.  
«Disporranno dell’obice semovente M109 L si legge nel comunicato , capace di utilizzare munizioni del tipo HE, fumogeno, gas lacrimogeno, gas nervino, gas Sarin, proiettili assistiti a razzo Copperhead e i più micidiali, quelli nucleari tattici a basso potenziale. A nulla è servito il nostro appello rivolto al Presidente della Regione Puglia, di intervenire e farsi carico della questione: è caduto nel vuoto. Da quel che sappiamo  continua – i membri del Comitato misto paritetico tra Stato-Regione, gli unici che possono intervenire per la pianificazione delle servitù militari, non sono stati convocati. Crediamo che sia inutile ripetere quali siano i gravi danni che recherebbe alla salute e all’ambiente una intensa attività di addestramento con tali armamenti, e pertanto invitiamo le istituzioni e le associazioni ambientaliste a mobilitarsi affinché il Parco torni a essere il parco della pace e non uno scenario di guerra».

In effetti il presidente del Parco Nazionale dell'Alta Murgia Cesare Veronico non attese tempi biblici e pubblicata la notizia «Servitù militari e turismo: le contraddizioni del Parco dell'Alta Murgia» su questo sito si affrettò a precisare, senza smentire alcunché, la posizione dell'ente in merito alla questione controversa dell'esercitazioni militari nel territorio del Parco. Evidentemente il presidente Veronico non scherzava quando scriveva nella nota di replica all'articolo citato che affinché il Parco venga percepito e vissuto come luogo di pacifica convivenza «chiederò immediatamente un incontro a tutti i parlamentari, in particolare a quelli dell’Alta Murgia, perché si attivino per modificare il quadro normativo ed impedire le operazioni militari nelle aree protette». Ebbene l'incontro tra il presidente Veronico e i parlamentari ancora non s'è realizzato, ma perlomeno una nota è stata diramata dell'ente Parco, con la quale senatori e deputati sono invitati «a una riflessione sull'esigenza di 'fare sistema' in un incontro programmatico per individuare, insieme a voi, iniziative a sostegno dell’Alta Murgia».

Il presidente si rivolge agli onorevoli tutti, proponendo una discussione sulla «situazione quantomeno contraddittoria che il Parco vive con le esercitazioni militari che si svolgono da decenni in aree adibite a poligoni. Tale attività, frutto di accordi indipendenti dalla nostra volontà stabiliti in sede di Comitato misto paritetico tra le autorità militari e la Regione Puglia, limita fortemente la crescita di un territorio che si sta avviando al turismo sostenibile e rappresenta uno dei maggiori scrigni di biodiversità in Europa in un contesto di forte e sana ruralità».

La consapevolezza del presidente Veronico è evidente e lo precisa affermando che «sono ben conscio che, finché esiste un esercito sussiste l'esigenza di avere spazi per le esercitazioni militari, ma sono dell'avviso che esse vadano svolte fuori dalle aree protette nelle quali si produce il 3,2% della ricchezza italiana (dati Unioncamere 2011)». Ma le iniziative intraprese dalla costituzione dell'ente Parco e la faticosa perimetrazione delle aree protette non può che condurre alla riflessione comune, alla quale Veronico invita i neo onorevoli per «tracciare insieme le linee guida di un percorso condiviso a beneficio di una comunità che, senza distinzione di appartenenza politica, vi sarà grata per un impegno a favore di un territorio di straordinaria bellezza».

11.04.2013
Vito Stano

mercoledì 10 aprile 2013

Legge "salva Ilva": la Corte Costituzionale dà l'ok, ma non salva l'Ilva


Ilva Taranto - Archivio Fotografico Vito Stano
«Adesso non ci sono più scuse per nessuno. L'azienda deve correre, le amministrazioni locali devono essere impegnate, così come il Ministero. La strada è ormai segnata. La Consulta ha detto che lo è dal punto di vista costituzionale, io posso aggiungere che lo è dal punto di vista ambientale e industriale». Queste sono le parole a caldo con cui il ministro dell'Ambiente Corrado Clini ha commentando, ieri sera a Radio 24, la sentenza della Corte costituzionale relativa al caso Ilva di Taranto.

Questa decisione ha certamente fatto sprofondare i tarantini, che da circa otto mesi a oltranza lottano per la chiusura dello stabilimento, in uno stato di delusione e rabbia; dalle avanguardie della protesta tarantina arriva comunque un messaggio positivo: «nessuno scoraggiamento, vinceremo nonostante tutto», fanno sapere in un documento a firma congiunta il presidente Fondo Antidiossina Taranto Fabio Matacchiera e il presidente di PeaceLink Alessandro Marescotti, i quali hanno precisato «che la decisione della Corte Costituzionale di fatto non salva l'Ilva, perché non le presta i tre miliardi di euro per applicare efficacemente l'Autorizzazione Integrata Ambientale. Intanto il procedimento penale della Procura va comunque avanti per accertare tutte le responsabilità del disastro ambientale. Taranto si è ormai ribellata e non è più disposta a essere la città da sacrificare».

L'azienda nel frattempo in questi mesi sta attraversando uno stato di crisi non indifferente, gli operai sono preoccupati e questa decisione della Consulta è gravida di novità ad oggi sconosciute. Dunque nonostante il pronunciamento della Corte Costituzionale, che ha così trovato l'equilibrio tra i principi fondamentali della Costituzione (lavoro, salute, ambiente), le anime della rivolta tarantina, Marescotti e Matacchiera, non demordono, anzi prevedono che «l'Ilva chiuderà perché dovrà affrontare il problema immenso delle bonifiche dei terreni e della falda acquifera; dovrà attuare l'Aia e non ha presentato un piano industriale; dovrà affrontare le richieste di risarcimento di tanti cittadini; dovrà affrontare problemi enormi di mercato (concorrenza estera) e di accesso al credito. A nostro parere l'azienda non potrà reggere la pressione contemporanea di questi quattro fattori. Occorre preparare un'alternativa prima del collasso finale».

Intanto, mentre tutto è pronto per la domenica delle urne tarantine (il 14 aprile i residenti di Taranto andranno a votare per far conoscere al Paese che futuro immaginano per loro e per i loro figli), l'azienda ha reso noto sul suo sito internet che il giorno 9 si è verificato un altro incidente in fabbrica: per fortuna senza nessun ferito. Parafrasando un noto film di qualche anno fa con Massimo Troisi, si potrebbe dire che ai tarantini, e non solo, non resta che piangere. E sperare.

10.04.2013
Vito Stano

Carovana antimafie 2013: domani a Bari si parlerà di beni confiscati


La battaglia quotidiana che in moltissimi combattiamo sulla trincee dell'illegalità-legalità in questi giorni prende forma nella Carovana Internazionale Antimafie, che, partita da Tunisi,  approda domani, giovedì 11 aprilenel capoluogo pugliese per testimoniare, dibattere, provare a fare sintesi delle belle realtà presenti sul territorio levantino e per impegnarsi ancora una volta a depositare semi di legalità. Nell’ambito della Carovana Internazionale Antimafie 2013, l’ARCI di Bari organizza un’intera giornata di riflessione dedicata ai beni confiscati alla criminalità organizzata. 

Il lavoro sul territorio
«Questi due anni di lavoro fatti dall’ARCI Bari a Bari Vecchia – ha detto la presidente di ARCI Bari Livia Cantore – sono stati per noi davvero entusiasmanti: il quartiere, inizialmente molto diffidente, a volte esplicitamente ostile, col passare del tempo si è fidato di noi, si è aperto, si è mostrato ricettivo alla nostra pedagogia della legalità, e i nostri presidi sono diventati luoghi di socializzazione per tanti bambini e punto di ascolto e conforto per tante donne a volte anche provenienti da situazioni personali molto difficili… Attraverso il lavoro quotidianodue appartamenti un tempo appartenuti a noti criminali, sono divenuti luogo di condivisione, di comunità e di crescita culturale. Un presidio di legalità che oggi dobbiamo in tutti i modi non far morire, per continuare a tenere accesa la luce della legalità, per continuare ad agire un cambiamento sempre più necessario». 

I numeri
Secondo l'Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni confiscati alle mafie, lo scorso gennaio erano 12.946 i beni confiscati alle mafie in Italia, di questi 1.126 sono in Puglia (quinta regione dopo, nell’ordine,  Sicilia, Campania, Calabria e Lombardia), a Bari città sono oltre 100. L’Arci Bari ne gestisce due molto importanti, per la loro storia e per il loro significato, nel borgo antico di Bari; in essi realizza, in collaborazione con altre associazioni, il progetto sociale e culturale 'Un bene è per sempre', finanziato da Fondazione con il Sud e rivolto a donne , minori e giovani del borgo antico di Bari. 

Il programma per domani
La giornata di domani inizierà con un incontro-dibattito in mattinata presso uno dei beni confiscati di Bari Vecchia. All’incontro parteciperanno alcuni dei principali soggetti attivi sul territorio nella gestione dei beni confiscati. In quella sede verranno presentati, discussi e analizzati i dati relativi al lavoro fatto nell’ultimo anno di attività a Bari. Particolarmente significativo l’evento pomeridiano intitolato 'Viaggio tra i beni confiscati', che sarà caratterizzato da un gioioso corteo di musica e di testimonianza per le strade di Bari Vecchia, oggi in parte liberate dal lungo giogo della criminalità. Il corteo farà tappa presso alcuni dei beni confiscati di Bari Vecchia; alla sfilata, che sarà aperta dai 'I timpanisti di Nicolaus Brium' (l’ensemble musicale composto quasi interamente da giovani musicisti del borgo antico), prenderanno parte tra gli altri, anche la presidente Arci Bari Livia Cantore e il parroco della cattedrale di Bari don Franco LanzollaA seguire, in piazza Odegitria, sarà realizzato un presidio di legalità delle associazioni, inoltre sono previste performance musicali.
Il programma della giornata 'Bari conta e cammina' di domani prevede alle 11,00 presso il bene confiscato in piazza San Pietro al civico 22, II piano la conferenza 'Beni confiscati. Emergenze, buone pratiche e criticità', durante la quale saranno presentati i beni confiscati in Puglia e in terra di Bari. Introdurrà la presidente dell'Arci Bari Livia Cantore. Discuteranno del tema il coordinatore Carovana Internazionale Antimafie Alessandro Cobianchi,  responsabile beni confiscati Libera Puglia Attilio Chimienti, la responsabile Legalità democratica Arci Bari Giuliana Campanelli e Stefano Fumarulo dell'Agenzia per la lotta non repressiva alla criminalità organizzata del Comune di Bari.
Il programma della giornata prevede testimonianze di impegno, animazione nelle piazze baresi e in serata alle 20,00 è prevista la presentazione in musica di 'Altiforni, raminghi adirati e sifoni sbuffegianti' del cantautore Daniele Di Maglie e a seguire la cena della legalità con i prodotti della cooperativa Libera Terra. 

10.04.2013
Vito Stano 

martedì 9 aprile 2013

Ippazio pilato NON si schiera... e intanto l'avanzata dell'Ilva non si ferma

Ippazio pilato NON si schiera...
di Vink De Palmis

Taranto: il mostro deve morire. Reportage dalla città in pacifica rivolta

Taranto non molla: il 9 aprile la Corte Costituzionale si pronuncerà sulla legge "Salva Ilva". La città e i suoi abitanti in migliaia non smettono di credere che il cambiamento è possibile. La sostenibilità ambientale e sanitaria è la meta ambita da donne e bambini, da operai e medici. 


Il corteo di domenica 7 aprile è bianco: i camici bianchi hanno aperto il corteo che un'auto elettrica, attrezzata dagli attivisti di Peacelink, ha trasmesso on web in diretta la manifestazione. Nessun rappresentante politico fuorché il segretario nazionale del Partito della Rifondazione Comunista Paolo Ferrero. Sono numerose le espressioni creative per dire «no al mostro» che toglie il futuro ai figli di Taranto condannando la città jonica allo spopolamento per decessi ed emigrazione: pecorelle folk a ricordare la scomparsa della pratica dell'allevamento e della pastorizia a causa della presenza della diossina e altri inquinanti. Taranto non è sola: da Brindisi come dalla provincia di Bari il sentimento è condiviso, perché, come afferma il presidente di Peacelink Alessandro Marescotti, «la battaglia di Taranto è la battaglia di tutto il Paesese perde Taranto perdiamo tutti».

08.04.2013
Vito Stano

lunedì 8 aprile 2013

Hippoezio: «nel termine manifestazione c'è la desinenza finale azione...»

Hippoezio: «nel termine manifestazione c'è la desinenza finale azione... e questo non fa per me!»
di Vink De Palmis  




- Ippazio pilato NON si schiera... e intanto l'avanzata dell'Ilva non si ferma



Taranto non molla: domani Corte Costituzionale sulla legge "Salva Ilva"

Taranto non molla. La città e i suoi abitanti in migliaia non smettono di credere che il cambiamento è possibile. La sostenibilità ambientale e sanitaria è la meta ambita da donne e bambini, da operai e medici. Il corteo di domenica 7 aprile è bianco: i camici bianchi hanno aperto il corteo che un'auto elettrica, attrezzata dagli attivisti di Peacelinkha trasmesso on web in diretta la manifestazione. Nessun rappresentante politico fuorché il segretario nazionale del Partito della Rifondazione Comunista Paolo Ferrero. Numerose espressioni creative per dire «no al mostro» che toglie il futuro ai figli di Taranto, condannando la città jonica allo spopolamento per decessi ed emigrazione. (08.04.2013 - Vito Stano)















Foto Archivio Vito Stano © 2013

domenica 7 aprile 2013

Nero d'Avola di Sicilia: dalla vite alle tavole col sapore di legalità


Il Nero d'Avola è il vitigno rosso più rinomato della produzione vitinicola siciliana. Il nome del vitigno nasce come Calaulisi, italianizzato erroneamente in Calabrese o secondo altri dal casato proprietario dei vigneti di Avola. Cala è la forma dialettale, di Calea, o Caleu sinonimi siciliani di racina ovvero uva.  Aulisi sta per Aula, cioè il nome della città di Avola in dialetto. In definitiva Uva di Avola, ovvero Calea-Aulisi, ed infine Calaulisi.

Il Nero d'Avola è citato dal botanico Francesco Cupani già nel 1696, il quale racconta di origini ancora incerte. È legato agli antichi vini che erano conosciuti con il nome di «Calabresi di Augusta» e «Vini di Vittoria». Il re dei vitigni siciliani è coltivato con successo in tutte le aree viticole dell'isola, sebbene gli esportatori di vini siciliani in Francia trovarono più facile venderli come vini calabresi, in quel tempo decisamente più famosi e apprezzati; già nel 1800 i vini rossi provenienti da uve Nero d'Avola del territorio siracusano erano molto richiesti e ambiti dagli stessi commercianti francesi e nord europei, che li utilizzavano per dare colore e corposità ai loro vini.

Le caratteristiche del vitigno sono la sua pianta vigorosa, la foglia medio-grande di forma cuneiforme pentagonale; con il grappolo da medio a grande, mediamente compatto, acini medi e buccia pruinosa di colore blu-nero. La sua maturazione è media. I vini che questo vitigno ci regala si distinguono in base alle zone di coltivazione della vite. Sono ricchi di personalità, di colore rosso rubino carico, con un elevato corredo aromatico con note fruttate, floreali e speziate, la sua ottima struttura gustativa lo rende un campione, i tannini sono morbidi e corposi, ha una acidità equilibrata. Sono vini armonici nel complesso e da abbinare a piatti della cucina sicula o come vini da meditazione data la forte personalità.


Le DOCG e DOC in cui è utilizzato il Nero d'Avola sono il Cerasuolo di Vittoria DOCG, Contea di Sclafani, Contessa Entellina, Delia Nivolelli, Eloro, Erice, Mamertino, Marsala, Menfi, Monreale, Riesi, Salaparuta, Sambuca di Sicilia, S. Margherita di Belice, Sciacca, Vittoria.


C'è una interessante iniziativa di cui sono artefici ragazzi e ragazze siciliani, che riguarda il vino e la riappropriazione legittima del territorio. Si tratta del progetto portato avanti dalla cooperativa Libera Terra Sicilia, che delle terre confiscate alla mafia fa sgorgare oro liquido: per la precisione sulle terre confiscate ai padrini della mafia nascono ottimi vini, come la linea Centopassi, Placido Rizzotto o gli imperdibili Cru. Siamo nella zona di Corleone, dove dalle ostiche argille sciolte nelle terre assolate e da vigne a spalliera, viene impressa forza e decisione al Nero d'Avola in purezza. Questo vino è dedicato alla memoria di Peppino Impastato, militante comunista di Cinisi (Palermo) assassinato dalla mafia il 9 maggio 1978. In terra di mafia il vino assume anche il sapore e l’odore della libertà e non solo quello della cultura enologica del territorio.

07.04.2013
Giulio Stano
(sommelier Ais Puglia)

Nessuno è più pericoloso di un uomo privo di idee,
il giorno che ne avrà una gli darà alla testa come il vino a un astemio.

Gilbert Keith Chesterton (1874- 1936)

sabato 6 aprile 2013

Rifiuti zero: martedì a Bari per lanciare l'iniziativa di legge popolare


Martedì 9 aprile alle 18,00 presso la sala in via Borrelli al civico 32, si terrà l’assemblea provinciale per l’avvio della campagna per la legge di iniziativa popolare Rifiuti ZeroLa legge mira ad una riforma organica di tutto il sistema della raccolta e smaltimento rifiuti e si articola su 5 parole fondamentali enunciate già nel primo articolo: sostenibilità, ambiente, salute, partecipazione e lavoro.

Obiettivo della legge è arrivare ad una raccolta differenziata spinta porta a porta obbligatoria per legge, diminuire la produzione dei rifiuti del 20% entro il 2020, potenziare il riuso e riciclo, vietare nuovi inceneritori e convertire quelli esistenti entro il 2020, ridurre fino ad eliminare l’uso delle discariche. Una legge in grado di salvaguardare l’ambiente e la salute e allo stesso tempo bloccare le eco-mafie che sul traffico di rifiuti ed il sistema di smaltimento mediante inceneritori e discariche realizzano immensi profitti.

La raccolta firme, che partirà in tutta Italia partirà il 14 aprile, si annuncia molto partecipata specialmente in quei territori dove sono già attive vertenze su rifiuti, discariche, inceneritori. Occorre raggiungere 50.000 firme anche se il comitato promotore confida di raggiungerne molte di più. La conclusione della raccolta e la successiva presentazione della Proposta di Legge sono previste prima della pausa parlamentare estiva.

L'ordine del giorno sarà il seguente: breve presentazione della proposta di leggeazioni da compiere per richiesta spazio pubblico e modalità di raccolta firme; calendarizzazione; raccolta e scambio contatti; coordinamento per Firma Day da tenersi domenica 14 aprile; delibere pro campagna Rifiuti Zero da presentare ai Comuni; raccolta fondi.

L'assemblea è aperta a tutti i movimenti, associazioni, partiti, comitati e liberi cittadini che vogliano sposare questa iniziativa, pertanto vi prego di dare la massima diffusione a questo evento, grazie.

venerdì 5 aprile 2013

L'Alta Murgia è una terra strana: ieri a Bari la première del documentario

Tratturo in foresta Mercadante-Parco Nazionale dell'Alta Murgia
Foto Archivio Vito Stano 
© 2012

Quindici mesi di lavorazione per catturare in immagini lupi, cinghiali, gru migratorie e tanti altri esemplari di fauna e flora autoctoni dell'Alta Murgia. Questo è Alta Murgia - Una terra strana, il primo documentario prodotto da White Fox Communications commissionato dal Parco Nazionale dell’Alta Murgia e dedicato all’area protetta. Finalmente la Murgia, finalmente una narrazione dei territorio e della biodiversità dell'Alta Murgia e del Parco Nazionale che l'ha istituzionalizzata. Eugenio Manghi, il regista, ha catturato la bellezza di una terra a molti ancora sconosciuta. Il presidente del Parco Cesare Veronico ha affermato, prima della proiezione in anteprima ieri allo Showville di Bari, che «questo per noi è un anno determinante sul piano della promozione del territorio e del turismo sostenibile; quindi per noi un lavoro brillante come questo diventa uno strumento importantissimo per far conoscere l'Alta Murgia al resto del Paese»
Oltre a questo l'ente Parco sta lavorando con abnegazione per ottenere la Carta del Turismo Sostenibile, sta portando avanti diversi lavori infrastrutturali, tra cui la ciclovia «che – ha continuato il presidente Veronico – stiamo per inaugurare da Ruvo a Castel del Monte. Insomma questo è un anno durante il quale intendiamo puntare decisamente sulla promozione del nostro territorio e un lavoro di questo tipo diventa fondamentale». 

Il regista Eugenio Manghi ha dichiarato che «a me è successo una cosa molto particolare: mia moglie Annalisa, anche lei fotografa, mi aveva già fatto conoscere l'Alta Murgia una decina d'anni fa quando non c'era ancora il Parco, e mi ero innamorato ma in maniera superficiale. Dopo aver girato il documentario posso dire che non posso fare più a meno di questo territorio: ho scoperto tali e tante meraviglie per cui vale la pena lottare»

05.04.2013
Vito Stano