mercoledì 5 dicembre 2012

Sistemi di accumulo: un giro d’affari di oltre 4 mld di euro annui nel 2020


Comunicato stampa

Position paper di ANIE Energia: spingere su sperimentazione e sviluppo della filiera italiana

ANIE Energia ha presentato in anteprima il ‘Position paper sul ruolo dei Dispositivi di Accumulo Elettrochimico nei Sistemi Elettrici’ al collegio dell’Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas (AEEG) in occasione di un recente incontro. L’AEEG ha mostrato grande interesse ai contenuti dello stesso, in quanto i sistemi di accumulo sono già oggetto di una prima fase di regolazione, da parte dell’AEEG stessa, che dovrebbe avere implementazioni importanti in futuro.

"Con un giro di affari potenziale di oltre 4 mld di € annui nel 2020 - dichiara Matteo Marini, Presidente ANIE Energia – i sistemi di accumulo sono destinati ad avere un ruolo primario nel processo di ammodernamento tecnologico delle infrastrutture di rete ampliando la gamma di soluzioni volte a rispondere alle mutate condizioni di generazione, trasmissione, distribuzione e consumo dell’energia elettrica."

“L’Italia, a livello europeo, è il primo interprete dell’obiettivo di maggior sostenibilità ambientale della produzione elettrica e del nuovo paradigma di generazione diffusa e autoconsumo – continua Marini. Ed è per questo motivo che come ANIE Energia stiamo volgendo la nostra attenzione all’impiego dei sistemi di accumulo elettrochimico in un’ottica di valorizzazione della filiera italiana attraverso un’attenta programmazione coordinata delle politiche industriali con quelle energetiche e di attrazione di investimenti esteri.”

L’iniziativa promossa dall’ AEEG, consistente nel supportare progetti pilota in dispositivi di accumulo da parte dei gestori delle reti di trasmissione e distribuzione, basata su una remunerazione maggiorata dell’investimento, appare una delle possibili soluzioni per sostenere l’ulteriore fase di ricerca e sviluppo.

“Il tema cardine dei sistemi di accumulo elettrochimico – dichiara Nicola Cosciani, Presidente del Gruppo Sistemi di Accumulo della Federazione ANIE - consiste nel passare da una produzione per piccoli lotti legati a progetti dimostrativi ad una produzione massiva, cosa che consentirebbe un repentino abbassamento di costo. Sarebbe opportuno indirizzare l’utilizzo dei fondi strutturali dedicati e di fondi nazionali e comunitari per la ricerca e lo sviluppo tecnologico accanto ad un adeguato quadro normativo che consenta rapidamente l’avvio dei vari mercati, da quello degli utilizzi per utilities, al residenziale, alla nascita di operatori privati di servizi di flessibilità.”

(fonte Anie)

«Non siamo soli, possiamo contare su una comunità vastissima di persone sensibili e disponibili a vincere questa battaglia»: gli organizzatori di Eternit(à) si dicono soddisfatti dei risultati raggiunti

Trittico - Antonio Maria Fantetti

Eternit(à), l'evento che per la prima volta ha visto insieme un gruppo di artisti contemporanei, coordinati da Silvia Belviso, e associazioni che da anni si impegnano sul territorio per combattere l’inquinamento ambientale da amianto e le sue conseguenze, tenutosi a Bari dal 21 al 30 novembre presso il Centro Polifunzionale degli Studenti dell’Università degli Studi di Bari, ha chiuso i battenti. Un'esperienza straordinaria arricchita dalla grande partecipazione dei cittadini che, nell'arco delle dieci giornate, hanno potuto visionare le opere realizzate e partecipare agli incontri che si sono succeduti, partendo dall’emozioni provate con la visione del film documentario “Polvere - Il grande processo all'Amianto” che, impreziosita dalla presenza del regista Andrea Prandstraller, ha molto colpito i numerosi presenti ed offerto momenti di grande sensibilizzazione e riflessione, per passare ai convegni che ci hanno permesso di trattare il tema “inquinamento da amianto” e “mesotelioma pleurico”, la terribile patologia connessa all’inalazione di fibre d’asbesto, nelle loro sfaccettature più intime, per giungere alla serata conclusiva in cui la poetessa Raffaella Iannetti, coadiuvata dalla recitazione di Giusy Mendola, ha potuto rendere più chiaro il significato delle varie opere proposte.

In occasione del convegno del 27 novembre abbiamo apprezzato quanto una comunità scientifica stia dedicando il proprio operato per combattere e limitare la violenza del mesotelioma pleurico con grande consolazione per quanti ne sono colpiti e per le loro famiglie. Così come è stato prezioso sentire dalla voce del dott. Campobasso, in rappresentanza della Regione Puglia, ente patrocinante dell’intero evento insieme al Comune di Bari, alla Provincia di Bari e all’Università degli Studi di Bari, che il Piano Regionale Amianto sta ormai per vedere la luce, ma ancor di più, che sono stati reperiti i fondi necessari per completare il quadro economico necessario per i lavori di messa in sicurezza definitiva dell’area Fibronit, dopo i quali è prevista la realizzazione del Parco della Rinascita.

La notizia più bella che potevamo auspicare di avere in questa occasione, che fa coppia con l'ufficializzazione della imminente nascita della task-forceBari contro il Cancro” che si propone di diventare un supporto determinante al fianco dei cittadini baresi per affrontare non solo gli effetti della malattia e sostenerli nell'affrontare momenti difficili e così drammatici, ma essenzialmente di prevenirne la manifestazione delle patologie e di anticiparne i sintomi in modo da renderli più facilmente contrastabili.

L'evento Eternit(à) che oggi ci mettiamo alle spalle, ci consente di guardare al futuro con maggiore serenità e di poter affrontare il nemico terribile, qual è l’amianto, sapendo di non essere soli, ma che possiamo contare su una comunità vastissima di persone sensibili e disponibili a vincere questa battaglia.

Comitato Cittadino Fibronit
SIGEA sezione Puglia
Associazioni Familiari Vittime Amianto
Fabbrica degli Artisti

martedì 4 dicembre 2012

Decreto salva Ilva firmato dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Il ministro dell'Ambiente Corrado Clini esprime soddisfazione


Ciminiere convertitore reparto acciaierie Ilva Taranto
Foto Vincenzo De Palmis
Dopo la firma del decreto Salva Taranto da parte del Presidente Napolitano si rafforzano le norme per imporre il risanamento ambientale alle industrie più inquinanti, estendendo il modello Ilva a tutti i casi di emergenza ecologica e sanitaria. Lo prevede la stesura finale del decreto salva-Taranto firmato dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. 

«Ringrazio il presidente Napolitano per la grande attenzione con cui ha valutato e quindi firmato il decreto salva-Taranto: così il ministro dell’Ambiente, Corrado Clini, commenta il via libera del presidente».

Nella stesura finale, il testo estende a tutte le imprese di interesse strategico nazionale con più di 200 addetti, gli impegni al disinquinamento compresi il ricorso a sanzioni (fino al 10% del fatturato) e l’adozione di provvedimenti di amministrazione straordinaria in caso di inadempienza, e «rappresenta - osserva il ministro - non solo una risposta responsabile all'emergenza innescata dalla situazione dell’Ilva, ma indica una via replicabile in analoghi casi ove si ravvisino gravi violazioni ambientali e condizioni di pericolo per la salute pubblica. Il decreto ora rafforza il ruolo dell’autorizzazione integrata ambientale e dei piani di risanamento delle grandi industrie, a cominciare dall’acciaieria Ilva di Taranto».

Intanto a Taranto i cittadini contrari al dissequestro degli impianti e favorevoli alla definitiva chiusa dell'acciaieria rendono noto che «a meno di dodici ore dall’emanazione del decreto i legali dell'Ilva hanno depositato alla Procura di Taranto una istanza con la quale chiedono l’esecuzione di quanto contenuto nel decreto legge firmato dal presidente della Repubblica ed entrato in vigore ieri, consentendo così all’azienda di rientrare in possesso degli impianti sequestrati».

Pertanto «è urgente - fanno sapere i cittadini tarantini organizzati in comitati e associazioni - che domani partecipiamo tutti al sit-in davanti alla prefettura dalle ore 10,00 alle ore 17,00», per dimostrare ancora una volta la contrarietà della città, almeno di una parte sempre più consistente, a immaginare un futuro di acciaio e malattie.

04.12.2012
Vito Stano

Disastro nucleare a Fukushima: governo deciso a non aiutare le famiglie che vogliono lasciare la zona. Una petizione lanciata da una donna e mamma giapponese cerca di far cambiare la decisione del governo


I disastri naturali sono sempre più frequenti: la tromba d'aria che ha devastato gli stabilimenti Ilva di Taranto è soltanto l'ultimo episodio a noi vicino, ma soltanto qualche settimana fa la pioggia ha  creato molti danni in Toscana, nel Lazio e come non dimenticare il terremoto in Calabria, Emilia Romagna, all'Aquila e dintorni. Ma se guardiamo oltre lo steccato della penisola italica alla memoria tornano le scene apocalittiche dello tzunami che travolse lo Sri Lanka e il terremoto che ha fatto morti e distruzione in Giappone, a Fukushima. Proprio di Fukushima la rete si sta occupando con una petizione su Charge.org http://www.change.org/it/petizioni/governatore-di-fukushima-continui-ad-appoggiare-le-famiglie-che-vogliono-andarsene-da-fukushima per chiedere al governo di non interrompere i finanziamenti che permetterebbero a quanti vogliono abbandonare il territorio colpito dalle radiazioni fuoriuscite dal centrale nucleare a causa del terremoto. Lo strumento della petizione su internet è utilissimo ed è già in passato dato i suoi risultati. Di seguito la lettere scritta da una mamma giapponese che aveva deciso di portar via i due figli da Fukushima, ma che a causa della decisione del governo di non continuare con il programma di aiuti economici alle famiglie colpite corre il rischio di vedere i figli ammalarsi gravemente.


Mi chiamo Tokiko Noguchi e vivo a Fukushima, in Giappone. Ho una figlia a scuola e un figlio disabile. Il nostro piano era quello di andarcene da Fukushima il prossimo anno, quando mia figlia avesse finito la scuola, per paura degli effetti delle radiazioni sulla nostra salute. Ma la prefettura di Fukushima ha appena annunciato che il 28 dicembre ritirerà i sussidi concessi alle persone che vogliono andare a vivere al di fuori dell'area di Fukushima. Il giorno in cui ho saputo che il governo di Fukushima avrebbe smesso di fornire gli aiuti, ho ricevuto un’ altra cattiva notizia: i test del cancro alla tiroide di mio figlio avevano rivelato la presenza di tumori di piccole dimensioni. Sono molto spaventata e preoccupata per come le radiazioni della centrale stiano colpendo i miei figli.

Molte famiglie di Fukushima si trovano di fronte a un terribile dilemma: lasciare i propri figli a scuola con i loro amici, vulnerabili agli effetti delle radiazioni, o abbandonare quella che è stata la propria casa per generazioni e spostarsi in un altro luogo. Soltanto le sovvenzioni statali hanno finora permesso a molte famiglie di trasferirsi in un'altra area. In un recente sondaggio condotto a Fukushima, il 90% dei residenti hanno dichiarato di essere "abbastanza preoccupati" o "molto preoccupati" per l'impatto delle radiazioni sulla salute delle loro famiglie. E quasi la metà delle famiglie con bambini piccoli ha detto che vorrebbe uscire dalla zona di Fukushima per paura delle radiazioni. Sono molte le famiglie che, come la nostra, sono in attesa che i figli finiscano la scuola, a marzo, per andarsene. Per questo la decisione del governo di porre fine ai sussidi meno di un mese prima, è ancora più grave.

Il governo già aveva cercato di porre fine agli aiuti nel dicembre dello scorso anno, ma alla fine riesaminò la decisione dopo le proteste di molte persone. Quindi so che con il vostro sostegno possiamo cambiare la decisione del governo e aiutare molte famiglie a decidere se continuare o meno a vivere a Fukushima. Dopo il terremoto di Osaka nel 1995 erano stati concessi aiuti per 5 anni per l'alloggio delle persone colpite. È inaccettabile che meno di due anni dopo la tragedia di Fukushima, il governo intenda farla finita con i sussidi, soprattutto in questo caso, in cui le persone ancora soffrono di problemi di salute dovuti alle radiazioni.

Grazie per l'aiuto.
Tokiko Noguchi, Fukushima, Giappone

Parco Nazionale dell'Alta Murgia: un altro sequestro a nord di Bari


Nei giorni scorsi, in seguito alle normali attività di controllo del territorio e in materia di cave, gli uomini del Coordinamento Territoriale per l’Ambiente del Corpo Forestale dello Stato di Altamura e del Comando Stazione Forestale di Corato, hanno nuovamente riscontrato un deposito di ingenti quantitativi di terreno e altro materiale lapideo (capellaccio) proveniente dall’attività di coltivazione delle cave, all’interno della cava sita in località Barile del comune di Ruvo di Puglia, area  S.I.C. (Sito d’Interesse Comunitario) in parte ricadente nel Parco Nazionale dell’Alta Murgia, bene tutelato per legge ai sensi dell’art. 142 lettera f) del decreto legislativo 42 del 2004. Tali depositi, realizzati su terreni in parte pascolivi ed in parte boschivi, avevano raggiunto altezze notevoli tanto da modificare l’orografia del suolo e coprire totalmente gli alberi presenti nel pascolo e nella zona boscata, che risultava appositamente spianata e livellata per ricavarne apposito piazzale di deposito.

Dopo alcune indagini, partite già alcuni mesi fa, i forestali sono risaliti agli autori dei depositi, proprietari di parte del piazzale nel quale era avvenuto il deposito e di un’altra cava all’interno della quale erano in corso lavori di coltivazione; questi, originari di Trani, non avevano alcuna autorizzazione in merito ai lavori di trasformazione del territorio (piazzale per deposito) e a quelli di esercizio dell’attività di cava (scaduta nel 2009).

Pertanto, è stata accertata la realizzazione abusiva del piazzale con relativa distruzione della vegetazione pascoliva e boschiva, con modifica dello stato dei luoghi attraverso il cambiamento orografico e la destinazione d’uso delle aree naturali. Inoltre si è accertata l’attività abusiva di cavazione in area protetta senza le prescritte autorizzazioni regionali, il nulla osta dell’Ente Parco dell’Alta Murgia e le autorizzazioni paesaggistiche. Per la gravità dei fatti sopra esposti e per evitare la commissione di altri reati, l’intera area oggetto di lavori illeciti è stata sottoposta a sequestro preventivo. Denunciato all’Autorità Giudiziaria il rappresentante legale e proprietario della cava, responsabile dei depositi abusivi.

Nella stessa località ma su particella differente, i forestali hanno riscontrato la presenza di altra attività abusiva di cavazione da parte di altra ditta, eseguita in area protetta e senza le prescritte autorizzazioni regionali e paesistico ambientaliAnche in questo caso, visto il pericolo che la libera disponibilità delle cose  pertinenti al reato possa aggravare le conseguenze di esso ovvero agevolare la commissione di altri reati, l’area oggetto di lavori illeciti è stata sottoposta a sequestro preventivo ed è stato deferito all’A.G. il rappresentante legale della stessa ditta, originario di Trani.

(fonte Corpo Forestale dello Stato - Regione Puglia)

lunedì 3 dicembre 2012

Cece nero della Murgia: 40mila euro dalla Camera di Commercio di Bari per la valorizzazione. Cassano delle Murge liquida 5mila euro a Ferventazione per l'edizione 2012 Profumi e Sapori d'autunno


Foto fondazioneslowfood.it
«Gli ospedali chiudono. Monumenti, opere d’arte e siti archeologici languono. Le Province scompaiono. I Comuni tagliano i servizi sociali. Nell’Italia dei sacrifici e delle manovre lacrime e sangue, c’è ancora un’oasi dorata. Alla faccia della spending review e di chi si sbatte tutto il giorno per mettere il pranzo insieme con la cena, c’è ancora spazio per promuovere e valorizzare il cece nero, facendo piovere denaro come negli anni dell’inflazione a due cifre.

Dopo aver gratificato la Cna con 24mila euro per la partecipazione ad una fiera gastronomica a Bogotà, nel tentativo di avviare improbabili rapporti d’affari con la Colombia, la Camera di commercio di Bari stacca un assegno di 40mila euro alla Cia per un progetto di promozione e valorizzazione del cece nero. Questa volta non ci sarà una traversata transoceanica: l’iniziativa interesserà i comuni di Cassano, Acquaviva e Santeramo, nel tentativo di istituire un presidio Slow Food su questa varietà di legume un po’ in disuso.

Considerata la somma stanziata, dovrebbero subito cambiargli il nome. Altro che cece nero, con 40mila euro il cece diventa d’oro». 

http://bari.repubblica.it/cronaca/2012/12/02/news/valorizzazione_dei_ceci_neri_un_assegno_da_40mila_euro-47892894/

Con questo articolo Raffaele Lorusso del quotidiano la Repubblica si alza una luce su un'ambito che ha suscitato molto interesse nell'ultimo periodo: la scoperta e la valorizzazione del legume dimenticato dunque, secondo Lorusso, passa attraverso lauti finanziamenti della Camera di Commercio di Bari a fronte di tagli in tutti i settori della vita pubblica. Il «cece d'oro» in effetti ha goduto delle attenzioni degli amministrazioni locali, in questo caso ci occupiamo di Cassano delle Murge, i quali si sono spesi e hanno investito risorse per promuovere il legume risorto.

Ma quanti soldi ha investito il comune di Cassano delle Murge in questo progetto? L'ente ha finanziato convegni e sagre http://murgiambiente.blogspot.it/2012/10/cece-nero-di-cassano-tra-biodiversita-e.html - http://murgiambiente.blogspot.it/2012/10/il-cece-nero-di-cassano-e-la.html ed è notizia di oggi la determina di settore che liquida il finanziamento per la realizzazione della sagra Profumi e Sapori d'autunno:  Determinazione N° 215 Registro del 27/11/2012 Registro Generale N° 1104  Oggetto: Liquidazione contributo alla Associazione FERVENTAZIONE per organizzazione VII Edizione di 'Profumi e Sapori D'Autunno 2012' del 13 e 14 ottobre 2012

L'importo che il comune ha impegnato è di 5.000,00 euro, di cui 2.500,00 euro a titolo di contributo economico ed 2.500,00 euro a titolo di cofinanziamento,  da liquidarsi - si legge nella determina - a pervenimento di relativa richiesta con rendiconto delle spese; nelle determina si legge ancora che con «DGC n.119/2012 si prenotava una somma pari ad € 5.000,00 di cui € 2.500,00 sul capitolo 11738/306 “interventi mirati in agricoltura” ed € 2.500,00 sul capitolo 11750/583 “trasferimenti per iniziative diverse nel campo agricolo” del bilancio 2012».

Insomma con tempistica perfetta l'articolo di Raffaele Lorusso de la Repubblica ha coinciso con la messa in pagamento di euro 5mila euro a favore dell'associazione che ha organizzato il convegno sul cece nero tenutosi nel palazzo Miani-Perotti e la sagra Profumi e Sapori d'autunno. Una cosa è certa che da quando il termine crisi è iniziato a circolare negli ambienti della pubblica amministrazione a tutti i livelli, i contributi per cofinanziare o contribuire a realizzare un evento culturale, artistico e men che mai scientifico sono praticamente stati dirottati in gran quantità verso la dimensione territoriale: le sagre in effetti non si contano più e le piazze sono piene di commercianti felici di fare affari e amministratori compiaciuti di aver contribuito a realizzare quel che gli occhi registrano. La cultura è quindi diventata, ma già lo era, la cenerentola della programmazione, qualora se ne trovasse traccia. Una mostra d'una qualsiasi forma d'arte o un evento di dimensioni accettabili in cui non si mangia sta diventando il miraggio di molti, che pur di sfuggire al pensiero unico della valorizzazione del territorio emigrano quotidianamente in altre comuni neanche troppo lontani per parlare, godere, confrontarsi non davanti ad un piatto o un bicchiere, ma soltanto una tela o una fotografia o una scultura o un'installazione.

Chissà se riusciremo nuovamente a parlare... senza la bocca piena.

03.12.2012
V.S.

Sequestro di un immobile nella zona 2 del Parco dell'Alta Murgia


Dopo accurate indagini, i Comandi Stazione del Corpo Forestale dello Stato di Ruvo di Puglia e di Corato, in data 28 novembre hanno operato il sequestro di un immobile in corso di realizzazione,  in località “Boschigni” dell’agro di Corato (Ba), ricadente nella zona 2 del Parco Nazionale dell’Alta Murgia.

Gli accertamenti hanno acclarato che la nuova costruzione in realtà derivava dalla integrale demolizione e ricostruzione di una preesistente. I lavori erano corredati da una Segnalazione certificata di inizio attività (Scia) illegittima per la carenza a monte del rilascio dei titoli paesaggistico ambientali e in più inefficace per le mendaci asseverazioni sottoscritte in particolare dal tecnico incaricato che dichiara l’assenza di vincoli paesaggistico-ambientali nell’area in questione e altrettanto artatamente documentava l’intervento come di restauro conservativo non soggetto all’iter di autorizzazione paesaggistica/ambientale, il tutto per  approdare alla realizzazione di un manufatto diverso dal preesistente, con una maggiore cubatura, eludendo le relative procedure autorizzative con quella speditiva della Scia. 

Gli accertamenti condotti hanno esattamente inquadrato l’intervento rientrante tra quelli di ristrutturazione edilizia mediante demolizione e ricostruzione che portano ad un organismo diverso dal precedente per sagoma, prospetti e volume, ma in ogni caso che deve essere preceduto dal rilascio dei titoli paesaggistico-ambientali.

Di particolare gravità è apparso il comportamento del tecnico progettista che per celare l’aumento di volume ha abilmente documentato una situazione preesistente diversa dalla realtà.

Dopo l’esecuzione del sequestro preventivo si procederà a depositare alla Procura della Repubblica di Trani la relativa comunicazione di reato a carico del committente dei lavori, del progettista e direttore dei lavori e del costruttore.

(fonte Corpo Forestale dello Stato - Regione Puglia)

«Chiunque vinca le primarie dovrà decidere se vuole interloquire con noi o preferisce fare patti con i conservatori»: Antonio Di Pietro allunga una mano al vincitore delle primarie

«Noi dell’Italia dei Valori ci facciamo artefici, senza alcuna mira egemonica, con spirito di servizio nei confronti del Paese e del centrosinistra, di un percorso che porterà alla sintesi di tutte le correnti che si stanno muovendo in questa grande area. Raccogliamo volentieri l’appello lanciato ieri da Alba e dal cartello Cambiare si può al teatro Vittoria di Roma. Guardiamo con gradissimo interesse all’assemblea del Movimento Arancione, che si terrà il 12 dicembre. Sappiamo che ci sono importanti forze sociali che sperano nella nascita di un progetto politico anti-montiano deciso a governare e cambiare le cose, non solo a urlare e protestare.
Nella nostra assemblea del 15 dicembre, noi dell’Italia dei Valori ci mettiamo a disposizione per la nascita di questo progetto politico. Chiunque vinca le primarie di oggi (Bersani, ndr) dovrà decidere se vuole per interlocutore quest’area o preferisce fare patti con i conservatori. Da questo, più che da mille discorsi, si capirà se il Pd e Sel vogliono la continuità o la discontinuità con la disastrosa esperienza del governo Monti» (Antonio Di Pietro).

Queste sono le parole del presidente dell'Italia dei Valori che, alla luce della vittoria delle primarie del centro-sinistra del segretario del Partito Democratico Pierluigi Bersani, si attestano in un angolo, in attesa che Bersani e Vendola soprattutto decidano e rendano pubbliche le scelte: fare un accordo con l'Udc di Casini o guardare nettamente a sinistra, verso l'alternativa rappresentata da Rifondazione Comunista, Italia dei Valori, il movimento  politico si sinistra Alba (Alleanza Lavoro Beni comuni Ambiente) e da tutti quei soggetti che  si potrebbero vestire di arancione, vedi il sindaco di Napoli Luigi De Magistris; da ultimo è spuntato anche il nome, circolato a lungo, del procuratore aggiunto di Palermo Antonio Ingroia. Chissà.

Per il momento Bersani e il Pd non si esprimono; intanto il mondo dei delusi, i militanti, tantissimi, stanchi dei compromessi e tutti coloro che vedono a sinistra l'alternativa per uscire dalla crisi e rifondare una civiltà che si sta sfaldando sotto gli sguardi compiaciuti di molti politici e affaristi di lungo corso, aspettano con ansia la strategia da adottare. Il motto è Cambiare si può, tutti assieme per costruire un domani migliore in una società più giusta e solidale, che sappia guardare davvero alle sfide del terzo Millennio.

03.12.2012
Vito Stano

sabato 1 dicembre 2012

«Guardare a destra o a sinistra, Berlusconi o Bersani, se non ci diamo una mossa, non farà nessuna differenza. Occorre cambiare tutto»: Paolo Ferrero indica un'alternativa possibile per uscire dalla crisi

Primarie si, primarie no. Decisamente primarie no. Magari invece di scalpitare per il populismo di un centro-sinistra che  fa credere di voler cambiare tutto (pur rimanendo saldamente al fianco di Monti, con Pdl e Udc) sarebbe meglio impegnare alcune ore del nostro prezioso tempo a capirci qualcosa in più. I testi consigliabili sono tanti e tra questi Pigs! di Paolo Ferrero, edito da DeriveApprodi, con il quale il segretario di Rifondazione Comunista, già ministro del Welfare, cerca, e ci riesce bene, a spiegare perché oggi siamo dove siamo. Il sottotitolo è esplicativo La crisi spiegata a tutti. Questo sottotitolo potrà suonar banale a coloro i quali della crisi credono di sapere tutto e invece per quanto il bombardamento mediatico ha, dal 2007 ad oggi, letteralmente invaso le coscienze degli italiani, senza però rendere mai veramente comprensibile la genesi di tutto: quando e dove è iniziato tutto? Sono domande tanto semplici quanto cruciali: la storia dello spread che sale e scende ha reso tutto più difficile, in quanto, come sempre la cattiva informazione fa, anziché ridurre ai minimi termini, cioè invece di spiegare in un linguaggio comprensibile a tutti, cerca delle icone alle quali far riferimento, togliendo la possibilità a tutti di capire davvero. Perché se è vero che qualche nozione di economia sarebbe opportuna avercela, è vero anche che non occorre essere scienziati per comprendere dove, chi, come, perché tutto è cominciato. Da queste domande inizierà un viaggio a ritroso all'origine dei problemi, per poi arrivare alle possibili soluzioni proposte da un politico posizionato al di fuori dei capannelli parlamentari e governativi che dal novembre 2011 stanno tutti assieme appassionatamente decidendo quale strada è giusta per uscire dalla crisi.

La crisi è scoppiata nel 2007 negli Stati Uniti d'America, ma la sua genesi va ricercata nelle politiche che da anni vengono perseguite e realizzate a tutti i livelli: per esempio la decisione di abrogare la distinzione tra banche commerciali e banche d'investimento (legge Glass-Steagall) da parte del governo americano (amministrazione Clinton 2007) ha reso possibile che gli istituti bancari potessero fare speculazione finanziaria con i risparmi privati. A questo c'è da aggiungere che negli Usa sono sempre stati finanziati i consumi con la vendita a rate e con il rilascio di carta di credito anche a quei soggetti che non avevano garanzie economiche. Questa possibilità di cui il ceto lavoratore ha goduto, in realtà - spiega Ferrero - è stata necessaria perché dagli anni Ottanta il totale dei salari ha subito un tracollo a favore del profitto. In pratica dagli anni Ottanta ad oggi la forbice tra coloro che hanno così tanto denaro da non sapere cosa farsene e coloro che stentano ad arrivare a fine mese pur lavorando si è divaricata in tutti i grandi paesi industrializzati: «il crollo salariale della quota salariale è compreso tra il -6,2% degli Stati Uniti e il 17,4% del Giappone (...). Per quanto riguarda l'Italia, una ricerca della Banca dei Regolamenti Internazionali pubblicata nel 2007 ha evidenziato che dal 1983 al 2005 i lavoratori hanno perso 8 punti percentuali di reddito, mentre i profitti sono cresciuti nella stessa proporzione» (Vladimiro Giacché, Titanic Europa, 2012). 

Questi dati percentuali rendono l'idea di quello che è accaduto: il denaro è andato via dalle tasche dei lavoratori e non si è volatilizzato, si è semplicemente spostato. Dove? Facile chi già aveva tanto ha accumulato ancora di più. La crisi, come un sindacalista di lungo corso mi ricordò tempo fa, per i lavoratori c'è sempre stata: nel senso che i lavoratori per ricevere reddito dovevano prestare l'opera lavorativa. Dunque cosa è cambiato? È successo che banalmente i governanti di quasi tutti i paesi del mondo hanno dichiarato all'unisono che la crisi è frutto della eccessiva spesa pubblica (il tanto caro e sudato stato sociale europeo), dell'aver vissuto al di sopra delle condizioni, dello sciupio. 

Allora è bene a questo punto chiedersi cosa di così straordinario la classe operaia, concetto chiave dell'analisi comunista, ha fatto in questi anni. Quali lussi si è concesso l'operaio o l'impiegato? E il precario? E il disoccupato e il pensionato? Magari ha acquistato per sfizio una barca o un'auto di grossa cilindrata? Ebbene le risposte a queste banalissime domande potranno aiutare il lettore-cittadino a capire meglio che la crisi, e ancor più la strada scelta per uscirne, è frutto di scelte deliberate volte a smontare i pilastri dello stato sociale, a realizzare una massa di lavoratori sfruttabili e ricattabili, grazie alla possibilità che hanno i detentori del capitale di esportarlo ovunque possa essere più vantaggioso investirlo (Paolo Ferrero). La globalizzazione (e la struttura istituzionale dell'Unione Europea) ha dato la possibilità di far viaggiare i capitali, ma non ha permesso alle persone (tranne ai cittadini dei paesi ricchi) di spostarsi liberamente, basti pensare all'invenzione giuridica del clandestino. Dunque i capitali possono essere spostati dove renderanno di più e le persone invece per spostarsi, magari alla ricerca di un futuro migliore, possono farlo soltanto se sono cittadini europei o americani o di altri pochi paesi o a condizioni scarsamente praticabili. 

Quindi le banche (che investono i risparmi dei contribuenti in spericolate manovre finanziarie), i consumi a credito che fanno sentire benestante anche i meno abbienti, fino a quando (com'è successo negli Usa) vengono a toglierti tutto iniziando dalla casa e poi oltre alle politiche che hanno portato i cittadini a diventare folli consumatori c'è la volontà - secondo Ferrero - di ridurre la condizione umana anziché fare di tutto per estendere i diritti a quanti ancora non ne hanno. Le vie d'uscite, in sintesi, sono individuabili in un'inversione delle politiche, frutto del cambiamento radicale dell'idea di sviluppo: fiscal compact, pareggio di bilancio in Costituzione, tagli alla spesa pubblica (sanità, istruzione, servizi sociali), giusto per fare qualche esempio che Paolo Ferrero porta tra i tanti, questi sono nodi cruciali che devono essere ribaltati. Occorre - sentenzia Ferrero in chiusura del volume - investire in spesa pubblica, riprodurre un nuovo New Deal, che guardi alla riconversione verde dell'apparato industriale, puntare sull'efficientamento energetico del paese, investire nella scuola nell'università e nella ricerca, recuperare in agricoltura le buone pratiche e allontanare l'idea degli Ogm. E ancora rigettare questa idea d'Europa e i trattati su cui si fonda per costruirne una nuova, democratica e federale, che sappia guardare al futuro di un continente da sempre al centro delle dinamiche mondiali. Ma intanto che il meccanismo si metta in moto, è bene prendere consapevolezza che questi governanti (Monti, Berlusconi, Casini, Bersani, giusto per fare qualche nome) stanno firmando (o meglio, lo hanno già fatto) un'ipoteca a nome del popolo italiano, nel nostro caso. Agli italiani e alle italiane il dovere civile di capire i perché della situazione che stiamo vivendo (in quanto è evidente che nessuno avrà interesse a spiegarli) e prendere i provvedimenti più opportuni: il giudice Paolo Borsellino disse in vita «la rivoluzione si fa nelle urne». 

Dunque primarie o no, smettiamo i panni degli infanti affascinati dalle belle parole (se non fosse chiaro, penso al poeta-presidente Nichi Vendola) perché il governo Monti (d'accordo in Europa con la Merkel, Draghi e altri super-titolati Commissari e burocrati europei) ha già tracciato una via e «guardare a destra o a sinistra, Berlusconi o Bersani, se non ci diamo una mossa non farà nessuna differenza. Occorre cambiare tutto» (Paolo Ferrero).

01.12.2012
Vito Stano

Riapre il cinema Vittoria. L'amministrazione sostiene l'iniziativa

Donato Cosmo, gestore, e Giacomina Giustino, proprietaria - Foto Archivio Vito Stano
Il cinema Vittoria riaprirà la settimana che precede le festività natalizie, questa è la bella notizia che il nuovo gestore Donato Cosmo e la proprietaria della struttura Giacomina Giustino hanno reso pubblica stamattina in una conferenza stampa.

Il cinema conserverà lo stesso nome, ma subirà delle modifiche anche di carattere strutturale (cambio delle poltroncine, proiettore digitale, bar interno) nel corso della gestione. Intanto l'amministrazione comunale ha contribuito, come già nelle passate stagioni, con 5mila euro alla gestione: il nuovo gestore garantirà gratuitamente all'ente in cambio la possibilità di utilizzare la sala per incontri pubblici. La novità è che la nuova gestione ha intenzione di valorizzare la struttura e renderla fruibile anche per eventi live (presentazione di libri, dibattiti) anche a soggetti privati in cambio di un corrispettivo economico congruo e di offrire anche spettacoli pomeridiani.

I capisaldi della gestione Cosmo saranno: fidelizzare gli utenti con rassegne di film d'essai, avvicinare il mondo scolastico al cinema, offrire pellicole recenti, utilizzare internet per prenotare i posti in sala. Insomma un servizio dal sapore contemporaneo, perché se è vero che la comodità di avere il cinema sul territorio può fare la differenza, è anche vero che il servizio nella sua globalità deve essere all'altezza del costo del biglietto. Costo che sarà comunque concorrenziale, attestandosi a cinque euro circa; nel frattempo il gestore ha anche proposto formule abbonamento per agevolare la clientela.

01.12.2012
Vito Stano