Oggi all'ora di pranzo, mentre il ministro dell'Ambiente Corrado Clini relazionava alla Camera dei Deputati sulla situazione dell'inquinamento a Taranto (in diretta su RaiNews24), il maltempo si è abbattuto sulla città jonica. Una tromba d'aria ha spazzato via una gru e un operaio risulta disperso. Si contano intanto una ventina di feriti.
Su youtube.com è già possibile trovare diversi, tra cui questo girato presumibilmente dal balcone di una abitazione.
Il sindaco di Bari Michele Emiliano è intervenuto al convegno "Mesotelioma pleurico... una battaglia da vincere" e ha posto un interrogativo molto importante: "Quante altre tecnologie utilizziamo in modo massivo senza conoscerne a fondo la natura, così come venne utilizzato l'eternit, che sembrò la panacea di tutti i mali?".
Il mesotelioma "non è una malattia che ci ha mandato il destino, quindi abbiamo una responsabilità in più e anche qui le analogie con l'Ilva sono enormi". Così il sindaco di Bari Michele Emiliano al convegno sul mesotelioma, che ha continuato dicendo "abbiamo dato vita a una serie di lavorazioni industriali, che sapevamo essere pesantissime, alcune di queste avevano carattere statale, e adesso ci stiamo accorgendo che abbiamo combinato dei guai senza misura rovinando la vita di centinaia o migliaia di persone".
"Bari - ha affermato Emiliano - è in una situazione drammatica, con riferimento al mesotelioma, una delle più drammatiche d'Italia". E di nuovo su Taranto, "certo non abbiamo i dati di Taranto, perché li ci sono altri tipi di tumori connessi alle diossine".
Il sindaco di Bari s'interroga poi sulla eventuale dannosità dei telefoni cellulari e delle antenne che ne ripetono il segnale, chiedendosi se i limiti dello smog elettromagnetico siano effettivamente giusti per la salute o, facendo presumibilmente riferimento a Taranto, "non è che è come il livello massimo delle diossine?". Cioè non è che tra qualche anno scopriamo che l'uso dei telefoni cellulari è dannoso per la salute?
Chissà, al momento sappiamo di un caso riconosciuto dalla Magistratura di un uomo, al quale, s'ipotizza che a causa di un utilizzo continuato per molte ore al giorno e per circa dieci anni, sia venuto un neurinoma, cioè un tumore benigno al cervello.
Difatti negli
ultimi anni i tumori al cervello sono aumentati di ben tre volte e l'Organizzazione Mondiale della Sanità ha riconosciuto la possibile
cangerogenicità dell'uso del cellulare. A questo proposito circola in rete una petizione per far in modo che i gestori telefonici informino gli utenti sui possibili rischi per salute; in effetti si legge "basterebbe
poco per ridurre i possibili rischi sulla salute derivanti dai cellulari. È
sufficiente applicare il principio di precauzione e informare i cittadini.
Innocente Marcolini, questo il nome del promotore della petizione, è affetto da un neurinoma (un tumore benigno)
sviluppatosi sul trigemino sinistro del volto. Recentemente si è parlato del suo caso per essere il primo al mondo per il quale la
Magistratura ha definitivamente riconosciuto che la causa del tumore
risiede molto probabilmente nell’uso del cellulare e del cordless, due
apparecchi che ha Marcolini ha utilizzato per parecchie ore al giorno in 12 anni di lavoro.
Ritornando all'intervento del sindaco Emiliano, c'è da segnalare il commento relativo alle dichiarazioni espresse durante la mattinata (del 27 novembre) dal ministro dell'Ambiente Corrado Clini, "(...) io lo capisco anche, quando un uomo non sa che pesci prendere e completamente in balia della situazione, perché di questo si tratta, può capitare di dire delle cose completamente inesatte dal punto di vista giuridico, politico e del rapporto tra la proprietà della fabbrica (Ilva, ndr) e il quartiere (Tamburi, ndr), ammesso poi che questo ragionamento abbia un senso, perché non credo che i tumori a Taranto siano circoscritti al rione Tamburi, come non credo che il mesotelioma pleurico a Bari fosse facile da circoscriver per quartieri".
La sessione mattutina del convegno sul tema del mesotelioma pleurico e malattie asbesto correlate è stata arricchita dagli interventi dell'assessore regionale alla Sanità Ettore Attollini e dal presidente della Provincia di Bari, in veste di oncologo, Francesco Schittulli. L'assessore Attollini ha detto che la regione Puglia "è in una fase di controllo e di monitoraggio maggiore (...), oggi siamo in grado di seguire i pazienti. Ma il tema più generale è quello della tutela della salute individuale e collettiva rispetto a all'inquinamento ambientale; l'amianto è solo uno dei fattori di inquinamento ambientale (...), oggi il tema dominante è quello di Taranto e dell'esposizione alle sostanze (inquinanti, ndr). Come governo regionale, abbiamo cercato di impostare un approccio completamente diverso, non partendo solo dal controllo delle esposizioni e quindi del controllo dell'immissione nell'ambiente delle sostanze nocive, ma partendo dalla valutazione dei danni sanitari nelle popolazioni e partire da quel dato si procede ad una riduzione continua e progressiva delle esposizioni".
Francesco Schittulli, oncologo e presidente della provincia di Bari, al tavolo dei relatori ha criticato la gestione della sanità pugliese, nella quale è impiegato l'87% del bilancio regionale a fronte di risultati non certo eccellenti, facendo un parallelo con la regione Friuli-Venezia Giulia, dove vengono impiegate risorse pari al 53% del bilancio regionale a fronte di un sistema sanitario eccellente. Il presidente Schittulli ha poi detto che sarebbe necessario effettuare un intervento preventivo su larga scala, nel concreto una Tac annualmente a tutti i soggetti che sono stati esposti all'amianto e a tutti coloro che vivono in territori inquinati.
Rifondazione Comunista insieme a tutti gli
antifascisti in piazza il 28 novembre
Il 28 Novembre di 35 anni fa il giovane
comunista Benedetto Petrone veniva ucciso a colpi di coltello e cacciavite da
un gruppo di fascisti a Bari. L'orrore della violenza e dell'intolleranza
fascista ne hanno sopraffatto il corpo, ma l'impegno e la militanza di
Benedetto appartengono al patrimonio storico dell'antifascismo barese. Il giovane, il militante, il sognatore, il
comunista Benedetto è vivo nell'azione quotidiana degli attuali militanti e, la
Federazione di Bari di Rifondazione Comunista rende omaggio alla memoria di
Benedetto partecipando attivamente alle iniziative sul territorio che lo
ricorderanno.
Alle 11,00 saremo con il Comitato '28 Novembre' e
A.N.P.I dinanzi alla targa stradale 'Via Benedetto Petrone' di Bari e subito
dopo nei pressi della lapide commemorativa in piazza Libertà. Rifondazione Comunista sarà presente alla
conferenza dibattito 'Fascismo dopo il fascismo' con il professor Luciano Canfora
alle ore 18,00 presso il Centro polifunzionale studentesco dell'Università degli
Studi di Bari e a seguire prenderà parte alla manifestazione che si terrà dalle
ore 19,00 contro vecchie e nuove forme di violenza e intolleranza fascista.
È un giorno di commemorazione, di riflessione,
di confronto a cui Rifondazione vuole contribuire attraverso la convinzione che
il razzismo, l'omofobia, l'intolleranza verso le variegate forme di diversità si combattano con una severa critica a qualunque forma di revisionismo storico
che tenda ad attribuire ai fascismi del passato qualunque forma di valore, ma
anche, se non soprattutto, opponendo nel nostro tempo all'orrore dell'odio la
cultura del rispetto, dell'apertura, della solidarietà.
La memoria storica deve nutrirsi di pratica
quotidiana, ora più che mai. L'antifascismo oggi non può essere esercitato
unicamente mediante il pur necessario esercizio di analisi storica, ma deve
diventare processo culturale aperto e partecipato, aprirsi ai giovani per
tutelare le nuove generazioni dai fascismi di ritorno, che si esprimono nelle
forme d'intolleranza sempre più crescenti in Europa.
Il coinvolgimento, le forme partecipate di
discussione e azione nei partiti, nell'associazionismo, nelle strutture
organizzate, rimangono decisivi per una reale azione antifascista. Ai manganelli opponiamo la voglia di restituire
ai nuovi Benedetto Petrone spazi e strumenti per partecipare, intervenire,
modificare la realtà che li opprime e rende le nuove generazioni prive di
futuro. Alla violenza fascista che ha spento l'esistenza
di un sognatore, noi vogliamo opporre la capacità di restituire ai giovani la
fiducia e le armi per migliorare questo mondo.
Il peso di queste due affermazioni, sino a
qualche anno fa, era sicuramente favorevole alla prima poiché la prognosi,
infausta, era molto breve e non superava i nove mesi. Oggi le cose sono un po’
cambiate e la patologia si affronta con uno spirito diverso. Le terapie e la
qualità degli interventi chirurgici, se pur demolitivi, potrebbero di offrire
anni di sopravvivenza con una discreta qualità della vita.
Oggi,
quindi, possiamo affermare che il mesotelioma si può curare? E’ la domanda principale a cui
dovranno rispondere i partecipanti alla sessione
mattutina del convegno, per cui sono previsti anche crediti formativi per gli studenti universitari, che, nell’ambito
dell’evento Eternit(à), si svolgerà martedì 27 Novembre presso l’ex palazzo delle poste in Piazza
Cesare Battisti a Bari a partire dalle ore
10,00.
In particolare il dott. Bovolato degli Spedali civili di
Brescia e il dott. Sardelli chirurgo
toracico dell’ospedale San Paolo di Bari, due professionisti, di fama
internazionale, che dialogheranno per dare risposte concreta ai tanti malati di
mesotelioma pleurico sempre più numerosi nella nostra città. E accanto a loro
due esperti oncologi come il prof.
Schittulli ed il dott. Palmiotti
o il prof. Mutti del Gruppo Italiano Mesotelioma. Ed
ancora i “tecnici” del settore sanitario ed ambientale, dall’assessore alla
sanità della Regione Puglia, dott.
Attolini, al direttore della Asl di Bari, dott. Colasanto, ed al direttore Generale di Arpa Puglia, prof. Assennato, sino alla prof.ssa Musti responsabile del
registro regionale dei mesoteliomi. Quindi un gruppo di professionisti che
sicuramente saprà offrire un quadro completo delle migliori forme di lotta che
il mondo scientifico può mettere in campo per sconfiggere il mesotelioma o
almeno alleviarne la violenza.
Allo stesso modo nella sessione pomeridiana, a partire dalle ore 16,00 si approfondiranno gli aspetti
più strettamente legati all’inquinamento ambientale d’amianto e di come si
affronta e cosa si sta facendo per estirparlo definitivamente dalla nostra
quotidianità.
Fondamentale sarà l’apporto delle
esperienze maturate in altre città, prima fra tutte Casale Monferrato, in cui l’associazione dei familiari delle
vittime dell’Eternit ha fatto la storia con la battaglia dei suoi cittadini
riuscendo a sconfiggere, facendoli condannare, i responsabili dell’Eternit in
un processo straordinario che ha attirato l’interesse del mondo intero. Bruno Pesce e Nicola Pondrano ci racconteranno la loro esperienza e la
confronteremo con i protagonisti baresi della stessa lotta e con i
rappresentanti di altre realtà pugliesi.
Una giornata di lavoro intenso, ma
che, al termine, ci auguriamo possa farci guardare al futuro con maggiore
consapevolezza e con una fiducia ritrovata che l’amianto ed i suoi mali si possono sconfiggere.
Tredici
specie della fauna selvatica del Parco Nazionale dell'Alta Murgia; tredici
simboli della straordinaria biodiversità dell'area protetta: dal falco grillaio
alla volpe, dal lupo alla cicala. Saranno loro i protagonisti del calendario
duemilatredici del Parco ripresi in altrettanti scatti realizzati dal fotografo
Giorgio Muscetta e selezionati da una giuria costituita dagli esperti del Parco
e dal fotografo Vincenzo 'Monzino' Marroccoli.
Per
promuovere il calendario, richiestissimo dai collezionisti fin dalla sua prima
edizione, è stata lanciata una singolare iniziativa sulla rete: fino a lunedi
26 novembre è stato possibile visionare le tredici immagini scelte sul profilo
Facebook del Parco www.facebook.com/altamurgiaofficial ed eleggere la foto che
sarà utilizzata come copertina. Il sondaggio ha suscitato un record di contatti
per il profilo dell’Ente, coinvolgendo complessivamente oltre 6.500 utenti e
determinando un incremento della portata del profilo del 956% rispetto alle
settimane precedenti.
La
fotografia che ha totalizzato il maggior numero di “mi piace” è quella che
immortala una talpa (Talpa europaea) e sarà l’immagine-simbolo per il 2013.
Secondo classificato il ramarro (Lacerta viridis), terzo classificato il falco
pellegrino (Falco peregrinus).
Il
concorso non prevedeva premi in palio ma ha offerto a tutti gli utenti della
rete l'occasione di ammirare – in anteprima rispetto alla stampa del calendario
- alcune delle specie più straordinarie presenti nel Parco Nazionale dell'Alta
Murgia e di eleggere la propria preferita.
"È fondamentale meditare su questo problema", con questa frase la sindaco di Cassano delle Murge Maria Pia Di Medio ha aperto la serata di ieri sera presso la sala conferenze del palazzo Miani-Perotti sede della civica biblioteca e della neonata pinacoteca. Cinque ragazze delle classi quarte del liceo Leonardo-Platone di Cassano delle Murge, accompagnate dalla professoressa Cavalli, hanno realizzato una performance narrativo-teatrale sul tema della violenza sulle donne. Violenza, silenzio, sporcizia, paura, istinto, provocazione alcune delle parole che sono echeggiate sotto la volta di pietre che è stata anche a cornice ideale per la presentazione di un romanzo, "La masseria delle cinquanta lune" di Piero Fabris. I ricordi d'infanzia in chiave vendoliana dell'assessore alla Cultura di Cassano delle Murge Pierpaola Sapienza hanno introdotto gli interventi dell'agronomo Vitangelo Magnifico e dell'autore. Ha presenziato al tavolo dei relatori, coordinati egregiamente dalla giornalista di Antenna Sud Annamaria Minunno, anche l'eurodeputato Sergio Silvestris, in forza Pdl originario di Bisceglie, componente della Commissione Agricoltura del Parlamento Europeo.
La Sindaco, fatto il saluto istituzionale, ha lasciato i presenti alle appassionate parole dell'assessore Sapienza e ha inaugurato il farmers market, ovvero il mercato dei produttori agricoli locali, nelle vicinanze di una piazza Aldo Moro che non conosce serate di silenzio, grazie alle tante sagre che animano la cittadina votata tradizionalmente all'agricoltura e idealmente al turismo.
Piazza Aldo Moro gennaio 2011 - Foto Archivio Vito Stano
L'idea del mercato dei produttori agricoli è una idea interessante, che ha riscosso visibilmente successo, considerando quante persone hanno fatto acquisti. Del resto era evidente anche la convenienza economica, oltre che la genuinità dei prodotti della terra: i prezzi erano più bassi di quelli praticati dai banchi frutta e verdura nei supermercati, invece erano assimilabili a quelli praticati dai venditori ambulanti del mercato. Dunque la premessa sembra buona, ora staremo a vedere quanto e come l'appuntamento sarà apprezzato dalla cittadinanza e soprattutto come reagiranno i commercianti, che sicuramente accuseranno il colpo, a fronte di un vantaggio, garantito dai numeri e dall'esperienza indiretta di altri farmers market, per i clienti e soprattutto e finalmente per coloro che verdura e frutta li producono con il lavoro nei campi.
Volge dunque al termine il mese di novembre in una Cassano delle Murge che pare non volersi arrendere all'autunno, ormai in pesante ritardo, e al meritato letargo invernale. Con Girolio d'italia, la manifestazione che sponsorizza le qualità locali di pane e di olio d'oliva che ha movimentato ieri sera la piazza principale e alcune parti del centro storico, si chiude (forse) il ciclo di sagre, che hanno caratterizzato l'estate e ancor più l'autunno richiamando persone dai paesi limitrofi e dal caldo e caotico capoluogo regionale.
Latregua tra Israele e Gaza, frutto della mediazione separata svolta dal presidente egiziano Mohammed Morsi, coadiuvato dal segretario di stato americano Hillary Clinton, ha bloccato i missili ma non le parole. In casa nostra, in Italia, il conflitto israelo-palestinese ha fatto qualche vittima, non fisicamente s'intende: Piergiorgio Odifreddi, matematico di fama internazionale e scrittore aveva scritto su Repubblica.it parole dure sul conflitto
in Medio Oriente accusando lo Stato ebraico di "logica nazista", ma
il suo intervento è scomparso dopo 24 ore.
La rimozione del suo intervento dal sito di Repubblica.it ha sorpreso lo stesso Piergiorgio Odifreddi; riportiamo di seguito
parte del suo intervento nel suo post di commiato.
V.S.
Piergiorgio Odifreddi - Foto google.com
Cancellare un post non è, di per sè, un grande
problema: soprattutto nell'era dell'informatica, quando tutto ciò che si mette
in rete viene clonato e continua comunque a esistere e circolare. Non è neppure
un grande problema il fatto che una parte della comunità ebraica italiana non
condivida le opinioni su Israele espresse non soltanto da José Saramago e Noam
Chomsky, al cui insegnamento immodestamente mi ispiro, ma anche e soprattutto
dai molti cittadini israeliani democratici che non approvano la politica del
loro governo, ai quali vanno la mia ammirazione e la mia solidarietà.
Il problema, piccolo e puramente individuale, è che se continuassi a tenere il
blog, d'ora in poi dovrei ogni volta domandarmi se ciò che penso, e
dunque scrivo, può non essere gradito a coloro che lo leggono: qualunque
lingua, viva o morta, essi usino per protestare. Dovrei, cioè, diventare
"passivamente responsabile", per evitare di non procurare guai. Ma
poiché per natura io mi sento "attivamente irresponsabile", nel senso
in cui Richard Feynman dichiarava di sentirsi in Il piacere di trovare le cose,
preferisco fermarmi qui.
Tenere questo blog è stata una bella esperienza, di pensiero e di vita,
e ringrazio non solo coloro che l'hanno ospitato e difeso, ma anche e
soprattutto coloro che vi hanno partecipato. La vita, con o senza senso,
continua. Ma ci sono momenti in cui, candidamente, bisogna ritirarsi a
coltivare il proprio giardino.
Uno dei crimini più efferati dell'occupazione nazista in Italia fu la strage
delle Fosse Ardeatine. Il 24 maggio 1944 i tedeschi "giustiziarono", secondo
il loro rudimentale concetto di giustizia, 335 italiani in rappresaglia per
l'attentato di via Rasella compiuto dalla resistenza partigiana il 23 maggio,
nel quale avevano perso la vita 32 militari delle truppe di occupazione. A
istituire la versione moderna della "legge del taglione", che
sostituiva la proporzione uno a uno del motto "occhio per occhio, dente
per dente" con una proporzione di dieci a uno, fu Hitler in persona.
Il feldmaresciallo Albert Kesselring trasmise l'ordine a Herbert Kappler,
l'ufficiale delle SS che si era già messo in luce l'anno prima, nell'ottobre
del 1943, con il rastrellamento del ghetto di Roma. E quest'ultimo lo eseguì
con un eccesso di zelo, aggiungendo di sua sponte 15 vittime al numero di 320
stabilito dal Fuehrer.
Dopo la guerra Kesselring fu condannato a morte per l'eccidio, ma la pena fu
commutata in ergastolo e scontata fino al 1952, quando il detenuto fu
scarcerato per "motivi di salute" (tra virgolette, perché sopravvisse
altri otto anni). Anche Kappler e il suo aiutante Erich Priebke furono
condannati all'ergastolo. Il primo riuscì a evadere nel 1977, e morì pochi mesi
dopo in Germania. Il secondo, catturato ed estradato solo nel 1995 in
Argentina, è tuttora detenuto in semilibertà a Roma, nonostante sia ormai quasi
centenario.
In questi giorni si sta compiendo in Israele l'ennesima replica della logica
nazista delle Fosse Ardeatine. Con la scusa di contrastare gli "atti
terroristici" della resistenza palestinese contro gli occupanti
israeliani, il governo Netanyahu sta bombardando la striscia di Gaza e si
appresta a invaderla con decine di migliaia di truppe.
Il che d'altronde aveva già minacciato e deciso di fare a freddo, per punire
l'Autorità Nazionale Palestinese di un crimine terribile: aver chiesto alle
Nazioni Unite di esservi ammessa come membro osservatore! Cosa succederà
durante l'invasione, è facilmente prevedibile. Durante l'operazione Piombo Fuso
di fine 2008 e inizio 2009, infatti, compiuta con le stesse scuse e gli stessi
fini, sono stati uccisi almeno 1400 palestinesi, secondo il rapporto delle
Nazioni Unite, a fronte dei 15 morti israeliani provocati in otto anni (!) dai
razzi di Hamas. Un rapporto di circa 241 cento a uno, dunque: dieci volte
superiore a quello della strage delle Fosse Ardeatine. Naturalmente, l'eccidio
di quattro anni fa non è che uno dei tanti perpetrati dal governo e
dall'esercito di occupazione israeliani nei territori palestinesi.
Ma a far condannare all'ergastolo Kesserling, Kappler e Priebke ne è bastato
uno solo, e molto meno efferato: a quando dunque un tribunale internazionale
per processare e condannare anche Netanyahu e i suoi generali?
Il 27 novembre prossimo è una giornata importante: presso l'ex Palazzo delle Poste di Bari, si svolgerà un convegno diviso due sessioni, mattutina e pomeridiana: i temi, al centro del dibattito, saranno quelli del "Mesotelelioma pleurico... una battaglia da vincere" e "Inquinamento da amianto... una battaglia da vincere".
Il convegno di carattere medico scientifico offrirà la possibilità di ascoltare le esperienze, tra gli altri, di Bruno Pesce e Nicola Pondrano. Rispettivamente coordinatore dell'Associazione Famigliari Vittime Amianto di Casale Monferrato (Alessandria) e Nicola Pondrano presidente del Fondo Vittime Amianto.
Trailer del documentario.
Di seguito pubblichiamo l'intervista a Andrea Prandstraller, uno dei due registi del documentario "Polvere - Il grande processo dell'Amianto", già pubblicata su www.vglobale.it.
Sguardi tristi e arrabbiati
ma pieni di voglia di giustizia costituiscono il panorama umano contenuto in
"Polvere - Il grande processo dell'amianto", documentario di Andrea
Prandstraller e Nicolò Bruna. L'epicentro del lavoro è Casale Monferrato e il
processo celebrato presso il Tribunale di Torino giunto alla sentenza di primo
grado il 13 febbraio 2012. In occasione di Eternit(à), evento organizzato
a Bari dal Comitato Fibronit Cittadino e dall’Associazione Famigliari Vittime
Amianto, abbiamo incontrato uno dei due registi.
A
cura di Vito Stano
Questo
documentario ha raccontato un processo che è stato un spartiacque, cosa ha
comportato per lei realizzare questo lavoro?
È stato un lavoro molto
lungo ci abbiamo messo (assieme all’altro regista Nicolò Bruna, ndr) circa
quattro anni e mezzo da quando abbiamo preso i primi contatti con il comitato
vittime di Casale Monferrato; un anno di riprese e cinque mesi di montaggio.
Insomma è stato un lavoro duro che ha comportato una grande soddisfazione dal
punto di vista umano, perché quando si entra in contatto con persone che hanno
una straordinaria dignità nel vivere il proprio dolore e l’ingiustizia che
hanno subito per un documentarista diciamo che è la ricompensa più grande che
si possa avere.
Come
è stato accolto questo documentario nel mondo cinematografico?
Questo documentario, che è
stato prodotto da tre televisioni europee che sono la televisione belga di
lingua francese la Rtbf, la Tsi che è la televisione svizzera di lingua
italiana e Artè che è la televisione culturale franco-tedesca, non ha trovato
nessuno sbocco televisivo in Italia, nel senso che nessuna rete pubblica o
privata l’ha voluto acquistare e mandare in onda. “Polvere” ha partecipato ha
moltissimi festival di documentari all’estero vincendone parecchi, da Rio de
Janeiro a Bagdad; abbiamo fatto proiezioni negli Stati Uniti d’America, in
Irlanda, in Francia e in purtroppo in Italia non siamo riusciti a farlo
arrivare al grande pubblico.
Questo
denota la chiusura di un certo sistema italiano?
Sì, secondo me denota una
scandalosa chiusura, non perché sia il mio film, e oltre alla chiusura di tipo
culturale, cioè la convinzione che alla gente non interessi niente di queste
cose, c’è anche una cecità di economico secondo me, nel senso che quando il 3
febbraio 2012 c’è stata la sentenza Eternit (sentenza di primo grado emessa dal
tribunale di Torino, ndr) tutti i grandi giornali italiani hanno titolato in
prima pagina “Sentenza eternit" o "Sentenza storica”; quindi presumo che se la
Rai l’avesse acquistato e l’avesse mandato in onda anche alle undici di sera mezzo
milione di telespettatori lo tirava su lo stesso.
Se
paradossalmente la Rai lo avesse per denaro…
Paradossalmente se l’avesse
fatto semplicemente per denaro secondo me sarebbe stato un buon investimento,
che tra l’altro costava poco. Ma non fanno neanche quello, sono totalmente
avulsi dalla realtà, sono autocensurati. Non conoscono la realtà del Paese se
non quella filtrata attraverso i loro occhi distorti, per cui bisogna proporre
solo programmi di intrattenimento più o meno idioti . È una cosa
sconfortante.
I
cittadini continuano a pagare il profitto sulle tariffe e l’Acquedotto
Pugliese è ancora una società per azioni.Ma non
basta! Si sta
preparando il terreno alla provatizzazione totalehttp://www.youtube.com/watch?v=JNGL-uTstpc.
E mo basta!
Fai
ricorso contro Aqp spa e partecipa
all’asta pubblicasabato 1
dicembre, ore 10.00 davanti
all’Acquedotto Pugliese, in Via Cognetti, 36 a Bari e gira
il VIDEO (1 minuto e mezzo) ai tuoi contattihttp://www.youtube.com/watch?v=JNGL-uTstpc.