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| Foto d'archivio Vito Stano |
Incendi
frequenti e scarsità di personale: sono i due nodi complessi della stagione
estiva 2012 nell’area murgiana di Terra di Bari. L’azione dell’Arif, 1.300 operai
in tutto, non è sufficente a fronteggiare le numerose emergenze che in questo lungo
periodo estivo" investono in particolare l’area rurale e boschiva che lambisce
il Parco Nazionale dell’Alta Murgia. Cassano delle Murge, in provincia di Bari,
è ritenuta la porta a sud del parco ed è anche uno dei comuni pugliesi maggiormente
esposto agli incendi proprio a causa dell’ampio fronte boschivo presente nel
perimetro cittadino. Ed è proprio sugli operai dell’Arif che si scatenò una
polemica qualche tempo fa, polemica che interessò il numero degli stessi in
proporzione all’estensione territoriale pugliese. A questi dati si aggiungeva
un paragone con gli addetti alla tutela del patrimonio boschivo del Canada. Si,
proprio del Canada. Insomma il paragone non fu proprio calzante a mio avviso, perché
venivano tralasciati alcuni particolari connotati tipici della Puglia e dell’Italia
tutta: come la cultura che gli autoctoni hanno del territorio in cui vivono, le
leggi che tutelano il patrimonio boschivo, le risorse pubbliche investite in
tale azione, solo per citarne alcuni. Perché se è vero che c’è un numero indefinito
di operai che non fa esattamente il proprio dovere, è vero pure che sul campo c’è
ne sono tanti che fanno più del proprio dovere. A questi si aggiungono i
numerosi volontari, di cui la maggior parte giovanissimi, che a gratis coprono
sui campi percorsi dal fuoco posizioni importanti e pericolose. L’associazione
Pubblica Assistenza di Cassano delle Murge, guidata dal presidente Alessandro
Giustino, come ogni estate ormai da qualche anno, è presente e attiva sul territorio
non solo cassanese. I volontari, come è prassi ormai consolidata, sono a
disposizione della sala operativa di Bari e dunque supportano le attività di spegnimento dove è necessario. Questa prassi però rischia in momenti particolari di “lasciare sguarnito
il territorio di Cassano, che ha una delle più grandi interfacce boschive della
Puglia” afferma non senza amarezza il presidente della Pubblica Assistenza Alessandro Giustino.
Questa ipotesi nei giorni scorsi avrebbe potuto diventare realtà e per alcuni
residenti nella zona del Costone di Bruno, nei pressi di via Santeramo, sarebbe
stato probabilmente molto difficile scampare alle fiamme. Difatti il giorno 11
luglio scorso diversi focolai hanno interessato un’area vasta tra la strada Panoramica
e il Costone di Bruno. Durante le operazioni di spegnimento due operai dell’Arif
e un volontario della Pubblica Assistenza sono finiti in ospedale per intossicazione
e molte sono state le vite in pericolo. “Le operazioni di spegnimento –
conferma Giustino – iniziate alle 14 sono terminate alle 22”. Insomma l’azione
di spegnimento è stata condotta senza risparmio, ma il pericolo forse più
grande è stato proprio quello di lasciare scoperta Cassano: dalla sala operativa
arrivò la chiamata alla Pubblica Assistenza di convogliare con il mezzo su
Santeramo per domare un incendio al cui spegnimento già collaboravano gli
operai dell’Arif. Pertanto per uno strano scherzo del destino (!) la corsa dei
soccorsi fuori paese avrebbe potuto essere fatale per Cassano e in
particolare per numerose persone che, come raccontato da Alessandro Giustino, “erano
alle finestre delle loro case in attesa che i soccorritori li traessero in
salvo”. I vigili del fuoco, gli agenti del Corpo forestale dello Stato e della
Polizia municipale di Cassano sono stati i co-protagonisti di
questa storia finita a lieto fine. In tanto però pare che la sindaco di Cassano
Maria Pia Di Medio stia provvedendo all’acquisto di un’autobotte usata, da affidare
in convenzione all’associazione Pubblica Assistenza al fine di rendere ancor
più efficace l’azione dei volontari.
A
proposito di convenzione il comune e l’associazione Pubblica Assistenza hanno
stipulato una convenzione per garantire la postazione di pronto soccorso presso
il plesso Ausl in via Grumo. Già da qualche giorno la presenza dei volontari
non passa inosservata e al loro servizio di trasporto ambulanza si aggiunge la collaborazione
necessaria del medico di turno che all’occorrenza farebbe la prima diagnosi coadiuvato dagli operatori del 118, i quali devono comunque sempre essere allertati.
18.07.2012
Vito
Stano

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