mercoledì 15 aprile 2020

Celebrazioni pasquali in Puglia tra contenimento e tolleranza. Il punto di vista di Ignazio Zullo


La narrazione relativa alla vicenda occorsa a San Marco in Lamis ha indotto il parroco e il sindaco del paesino foggiano a fare un mea culpa, ammettendo le responsabilità in merito alla celebrazione pasquale, di cui già conosciamo i dettagli. Ma come abbiamo visto anche nel barese e nel salento sono state organizzate manifestazioni religiose, che in alcuni casi hanno indotto le autorità ad intervenire per sanzionare le violazioni ai DPCM e in altri invece si sono svolte con buona pace di tutti. Per capire qualcosa in più sugli episodi occorsi sul territorio pugliese, ho invitato il consigliere regionale Ignazio Zullo a rispondere ad alcune domande. 

Immagino che sappia delle celebrazioni-assembramenti che si sono verificate in Puglia. Sa che la Procura di Foggia ha aperto un’inchiesta sulla vicenda occorsa a San Marco in Lamis durante la stessa serata di venerdì, pensa che il comportamento dei sindaci sia passibile di essere indagato a prescindere dal numero dei partecipanti alle manifestazioni?

Ignazio Zullo, Consigliere regionale e capogruppo FdI
Leggo oggi sui quotidiani del foggiano che quelle persone, compreso il Sindaco, sono state multate così come previsto dalla norma. Ovvio, se subentrano maggiori danni alla salute dei singoli e della collettività in rapporto di causa con quella manifestazione non sarà una multa a chiudere la questione.

Come valuta questi episodi?

Sono in questo momento da scongiurare e da evitare. Serve responsabilità e maturità. Mi è piaciuto Fiorello (lo showman, ndr) quando ha ripreso Salvini, che avrebbe voluto l’apertura delle chiese a Pasqua dicendo io prego anche se sono in bagno. Tutta la chiesa, a cominciare dal Papa, sta osservando le regole. Sono un medico igienista e seguo l’andamento epidemiologico dei casi in Puglia in rapporto alle altre Regioni italiane e all’Italia intera. Noi ci stiamo salvando per le misure di costrizione a casa, di chiusura e di distanziamento e infatti l’indice R0, che sta ad indicare quante persone può infettare un portatore del virus, si è ridotto da 3.8 a 0.87 in Puglia. 
In Puglia siamo stati fortunati perché queste misure sono intervenute fin dall’inizio, in Lombardia molto più tardi e il risultato è sotto gli occhi di tutti con la sua tragicità. Dobbiamo avere pazienza, il tempo di applicazione delle misure gioca a nostro favore, perché si sta stabilizzando il sistema sanitario all’inizio impreparato ad affrontare grandi numeri, si stanno ottenendo informazioni incoraggianti dall’utilizzo of label di farmaci utilizzati per altri scopi, ci stiamo fornendo di DPI all’inizio carenti, stiamo sperimentando i vaccini, stiamo educando le persone ad assumere comportamenti corretti che dobbiamo mantenere per mesi e mesi e, penso che anche il caldo di maggio potrà favorire una maggiore resistenza dell’organismo al virus. 

Capisco i risvolti economici, di grande crisi per alcuni settori (turismo, dettaglianti, ambulanti non alimentari, cura della persona, imprese) ma ne usciremo piano piano senza darci alla pazza gioia in assembramenti festosi o legati a momenti di dolore. Per la crisi economica ci vuole un Governo forte e audace capace di intervenire con un bazooka di miliardi di euro a fondo perduto per le categorie produttive danneggiate. 

C’è chi pensa che se una celebrazione è «tradizionale» si possa in un certo modo derogare ai DPCM, invocando «intelligenza e comprensione» di chi non condivide. Quindi per deduzione, ad esempio il 25 aprile, anniversario della Liberazione dal fascismo e dal nazismo, si potrà celebrare (a debita distanza e indossando i DPI) essendo una ricorrenza fondamentale e tradizionale della Repubblica italiana? Cosa pensa?

No! Sbaglia chi pensa questo e non dà il buon esempio. Il Governo ha ritardato le aperture al 3 maggio proprio per superare feste tradizionali che tendono ad assembrare fisicamente le persone come la Pasqua, la Pasquetta, il 25 Aprile ed il primo maggio. Tutte feste da onorare ma restando a casa.

Celebrazione del mercoledì 8 aprile sul convento. La sindaco Di Medio spiega la vicenda

Aggiornato al 19 aprile alle 15,15

L'attesa non è stata lunga e ha dato i suoi frutti: aprendo la casella postale sul mio computer poco fa ho trovato la risposta che la sindaco Maria Pia Di Medio mi ha inviato rispondendo all'intervista in remoto che avevo preparato l'altro ieri. 

In premessa devo correggermi di nuovo sul quando è avvenuta la celebrazione: non il Venerdì Santo bensì Mercoledì 8 aprile. Pertanto mi scuso con i lettori per aver creato confusione su questo punto. 

Inoltre aggiungo che l'intervista era composta di sette domande, alle quali la sindaco Di Medio ha preferito rispondere non nella forma suggerita (ovvero una per volta) ma a mò di comunicato: pertanto per facilitare la comprensione e capire la genesi delle sue affermazioni, quando ho potuto ho inserito la domanda corrispondente appena prima della risposta, al fine di rendere la lettura omnicomprensiva sia dei quesiti, che avevo posto, sia delle risposte.  

Tornando ai fatti dunque, come la stessa sindaco spiega «a Cassano è presente un Crocifisso del XV secolo che è custodito nel Cappellone del Convento ed è oggetto di grande devozione. Questo Crocifisso, da allora è uscito in processione pochissime volte: solo in occasione di grandi calamità naturali per unire i cassanesi in preghiera al fine di chiedere protezione. La fede popolare si è sempre ritrovata in preghiera in tali occasioniAi parroci di Cassano -continua la sindaco-  è stato chiesto questo dai cassanesi spaventati e bisognosi di un qualche tipo di aiuto a farsi coraggio. Pertanto i parroci mi hanno chiesto di rappresentare ufficialmente tutti i cittadini di Cassano durante la preghiera in cui erano presenti solo loro e le suore»

Questo periodo lo riferisco alla domanda: cosa l’ha convinta a rappresentare lo Stato (indossando la fascia tricolore) quando avrebbe potuto suggerire ai parroci di registrare un video da trasmettere via facebook a tutta la comunità dei credenti senza far torto ai DPCM e alle sue stesse Ordinanze? 


E sulla sua presenza durante la celebrazione la sindaco precisa che «è vero che il Sindaco rappresenta lo Stato di fronte ai cittadini, ma è vero anche il contrario. Un sindaco rappresenta una intera collettività e ne fa presente i bisogni e le esternazioni. Per questo ho accettato. Non c’è stata una processione. Il Crocifisso è stato portato solo all’esterno della chiesa del convento ed esposto verso il paese con la recita della benedizione contro le calamità. Tutti i presenti erano muniti di DPI e a distanza di sicurezza. Il tutto è durato pochi minuti, poi il Crocifisso è stato rimesso al suo posto ed ognuno se ne è tornato a casa»Quindi la sindaco specifica che «al netto di ogni credo religioso o meno ho accolto una forte richiesta di cittadini di essere rappresentati in un momento di fede. Ho altresì ricevuto ringraziamenti da parte di molti cittadini per aver partecipato in nome loro a questo evento. Per quanto riguarda le misure di sicurezza  (mascherine, guanti, distanze. Non abbiamo altro.) mi sono accertata personalmente del loro rispetto. 

Non le sembra doveroso un mea culpa nei confronti di quanti in questi giorni avrebbero voluto andare a messa, stare insieme ai propri cari per le festività della Pasqua e invece hanno seguito i Suoi dettami ascoltati via megafono dall’auto della Pubblica Assistenza restando a casa?
Non ritengo di dover fare nessun mea culpa proprio perché ho rappresentato ciascun cittadino. È stata una manifestazione brevissima e non tradizionale nel senso che viene svolta sempre, ma eccezionale che viene svolta in occasione di grandi calamità per chiedere protezione.

In effetti il termine «tradizionale» era stata la sindaco stessa a utilizzarlo ed io lo avevo ripreso e riproposto nelle domande. 

Le sue parole lasciano pensare che se una celebrazione è «tradizionale» si possa derogare ai DPCM, invocando «intelligenza e comprensione» di chi non condivide o semplicemente non è stato invitato alla manifestazione. Quindi per deduzione il 25 aprile, anniversario della Liberazione dal fascismo e dal nazismo, si potrà celebrare (a debita distanza e indossando i DPI) essendo una ricorrenza tradizionale e fondamentale della Repubblica italiana? 
Continuo ed essere convinta ed attiva sul fronte contenimento: preferisco esporre solo la mia persona (come medico continuo a lavorare…) e proteggere tutti i cittadini. Per chi non lo avesse capito ancora: non è una partita di calcio in cui le direttive del Governo sono in contrasto con le esigenze  cittadini, è in gioco la vita e durerà per moltissimo tempo (parliamo, dal punto di vista scientifico, di anni fino a che tutta la popolazione mondiale non sarà stata vaccinata o non avrà sviluppato una immunità cosiddetta di gregge, al netto delle cure che ci aiuteranno solo a sopravvivere e a sviluppare i nostri anticorpi). Per cui ognuno deve svolgere il suo ruolo ed assumersene le responsabilità ed essere ligi e osservanti delle regole, ma è anche necessario, senza derogare dalle regole più strette, trovare il modo di aiutare psicologicamente i cittadini dando la possibilità (seppure a distanza) di essere partecipi a momenti di fede, che per i credenti sono momenti in cui è possibile ricevere una carica di coraggio per continuare ad affrontare questo lungo momento di sacrificio e di sconvolgimento della vita così come la abbiamo sempre vissuta.


Le sette domande poste alla sindaco Maria Pia Di Medio via e-mail.
- Dubito che lei non sapesse che le disposizione ministeriali fossero stringenti e non prevedessero deroghe e nonostante ciò ha presenziato alla manifestazione religiosa sul convento con almeno altre 12 persone sapendo di contravvenire ai ripetuti DPCM, come mai?  

- Cosa l’ha convinta a rappresentare lo Stato (indossando la fascia tricolore) quando avrebbe potuto suggerire ai parroci di registrare un video da trasmettere via facebook a tutta la comunità dei credenti senza far torto ai DPCM e alle sue stesse Ordinanze?

- Immagino che sappia delle altre celebrazioni (assembramenti) che si sono verificate in Puglia. E sono certo che sappia che la Procura di Foggia ha aperto un’inchiesta sulla vicenda occorsa a San Marco in Lamis durante la stessa serata di venerdì, pensa che il suo comportamento, seppur abbia coinvolto circa una decina di persone, sia passibile di essere indagato dalla Procura di Bari allo stesso modo?

- Non le sembra doveroso un mea culpa nei confronti di quanti in questi giorni avrebbero voluto andare a messa, stare insieme ai propri cari per le festività della Pasqua e invece hanno seguito i Suoi dettami ascoltati via megafono dall’auto della Pubblica Assistenza restando a casa?

- Si rende conto del cattivo esempio che ha dato ai suoi cittadini? Si rende conto che in base alle sue parole (rese pubbliche sulla pagina facebook ufficiale del Comune di Cassano delle Murge) lei ha giustificato questo tipo di manifestazioni pubbliche?

- Le sue parole lasciano pensare che se una celebrazione è «tradizionale» si possa derogare ai DPCM, invocando «intelligenza e comprensione» di chi non condivide o semplicemente non è stato invitato alla manifestazione.
Quindi per deduzione il 25 aprile, anniversario della Liberazione dal fascismo e dal nazismo, si potrà celebrare (a debita distanza e indossando i DPI) essendo una ricorrenza tradizionale e fondamentale della Repubblica italiana? 

martedì 14 aprile 2020

Dopo i messaggi amplificati il silenzio assordante. Celebrazioni sul convento nonostante i DPCM

Lei è un medico di base ed è il sindaco di Cassano delle Murge: Maria Pia Di Medio è balzata alle cronache su Telenorba a causa dell'avviso fatto apporre fuori dalle porte di casa di alcuni abitanti del centro storico cassanese di origine nigeriana. Don Rocco D'Ambrosio (associazione Cercasi un fine) nel servizio ha commentato sarcastico quanto accaduto ricordando di aver allertato l'Autorità Antidiscriminazione
Non è di certo facile amministrare in condizioni di emergenza sanitaria, pertanto mi soffermerò su un singolo episodio che ha creato un precedente e rischia di produrre copie su copie: la celebrazione del Venerdì di Pasqua. 


L'episodio è noto a tutti o quasi. In realtà su facebook non è stato condiviso molto anzi, è rimasto piuttosto confinato benché i commenti sono fioccati numerosi (sui profili e sulle pagine della sindaco e del Comune non c'è traccia, eppure il video è sulla pagina della Parrocchia che lo ha originato oltre che dei molti cittadini che lo hanno condiviso sul proprio profilo). Intanto i tre siti d'informazione locale non hanno ritenuto l'episodio degno di nota, nè tantomeno nessun politico, dentro e fuori dal Consiglio, ha commentato l'accaduto (mi sono chiesto perché e lo chiesto a qualcuno in rappresentanza del tutto). 

Io però, visto l'episodio di San Marco in Lamis, che non c'è dubbio che per gravità è imparagonabile con quello che è occorso a Cassano sul convento, ma che invece per la Legge e per la morale non fa differenza, ho voluto spendere qualche parola. 

I DPCM emanati a raffica dal presidente del Consiglio per contenere la diffusione del Covid-19 (e le Ordinanze sindacali emesse dalla sindaco Di Medio) erano chiari e non facevano eccezione alcuna. Tutto doveva essere fermo. Invece qualcuno non ha resistito alla tentazione di riproporre un rito che la tradizione perpetua da anni. Per carità non è in discussione il valore della tradizione, ma per rispetto della norma vigente e per solidarietà a tutti i concittadini che sono chiusi in casa il sindaco e i parroci avrebbero dovuto dare l'esempio: saper rinunciare alla normalità, alla libertà di movimento, è stata la lezione forse più dura che questa situazione d'emergenza ci ha insegnato. Il valore della rinuncia, che nella nostra società frenetica e sempre più povera di valori, risulta un alieno venuto da un passato lontano. E poco importa se la manifestazione sia stata di carattere religioso, avrebbe provocato lo stesso sdegno se fosse stata di altra natura: a chi sarebbe piaciuto vedere una partita di calcetto o un concerto in diretta streaming con la sindaco co-partecipe dell'evento? E le autorità avrebbero tollerato?  E ci sarebbero stati a presenziare anche gli operatori dell'associazione di Pubblica Assistenza, così com'è accaduto sul convento? 

Se ci fermassimo a riflettere e facessimo leva sulla memoria, ricorderemmo di certo le esatte parole dettate dalla viva voce della sindaco Di Medio e diffuse dall'amplificatore dell'auto della Pubblica Assistenza: «se amate i vostri figli restate a casa». Ebbene queste parole sono belle e potenti, menzionare i figli e utilizzare il verbo amare è stato una bella trovata. Ma se poi la sindaco e i parroci si danno appuntamento e celebrano il rito del Venerdì santo (con tanto di diretta video sulla pagina della Parrocchia Santa Maria delle  Grazie) mentre gli altri, noi tutti, restiamo in casa perché amiamo i nostri figli e anche i nostri genitori e anche i nostri nonni, loro dimostrano di non saper e non voler rinunciare e le rinunce fatte da noialtri assumono per un po' il sapore della beffa. La Legge non è uguale per tutti. Almeno non questa volta. 

E chissà se il 25 aprile per il 75esimo anniversario della Liberazione dal fascismo e dal nazismo verrà organizzata una celebrazione civile (sempre per pochi intimi e in diretta streaming)? Del resto oltre a essere una ricorrenza fondamentale della Repubblica Italiana è anche una tradizione o no?

martedì 7 aprile 2020

Riserve, bioparchi e zoo: la Natura e i suoi abitanti non più in gabbie ma liberi di posare

L'altra notte, causa insonnia da domiciliazione forzata, mi è capitato di vedere un documentario, nel quale veniva ricostruito l'albero genealogico dei canidi, tra i tanti esemplari che si sono evoluti nel corso dei decenni c'era il Crisocione, il cui antenato sarebbe partito dai territori nord-americani per stanziarsi nelle aree selvagge sud-americane. Poco fa sul portale di informazione scientifica Villaggio Globale leggo di tre esemplari di crisocione nati nel Parco Natura Viva di Bussolengo. C'è da essere felici sicuramente ma ovviamente si pongono anche degli interrogativi relativi alla natura stessa dei luoghi, di certo non degli zoo vecchio stile ma comunque dei recinti umanamente controllati ed aperti al pubblico pagante.

Pinguino@Bioparco-Valencia_Vito Stano@2019
A questo proposito, non troppo tempo fa ho visitato il bioparco di Valencia ed è stato ovviamente bellissimo ritrovarsi quasi vis à vis con i miti a quattro zampe delle savane africane, ma l'esperienza semina anche il dubbio che il profitto, il solito profitto, pianifichi uno stordimento delle coscienze di noi umani-visitatori rendendoci incapaci di pensare in totale autonomia a quello che facciamo. Un bioparco in effetti non assomiglia per nulla ad uno zoo (ne ricordo uno in Puglia davvero aberrante, una esperienza indimenticabile per quanto siano passati almeno vent'anni) ma è sempre un luogo di cattività per animali che dubito abbiano scelto di prestare la loro opera presso il tale bioparco. Piuttosto il tutto appare come la forma edulcorata e ben tenuta del solito vecchio spettacolo esotico che dai primi anni del XIX secolo veniva offerto alla nascente borghesia europea sotto forma di spettacoli circensi o simili. E la conservazione?, certo si potrebbe ovviamente obiettare che la strategia di conservazione di molte specie a rischio estinzione sia dovuta e anzi necessaria realizzarla e dove se non in luoghi dedicati come magari i bioparchi delle grandi città? Non dubito affatto che ci possa essere un nesso (magari approfondirò), ma resta lo sconcerto di fronte ai pinguini al di là di un vetro a Valencia. 

La malattia della scrittura: si riattiva il blog Murgiambiente per lasciare tracce visibili


Oggi davo un'occhiata sul sito web dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e ho pensato di mettere graficamente a confronto i dati relativi ai cinque grandi Paesi d'Europa: Francia, Germania, Spagna, Regno Unito e Italia.

La prima cosa che mi è saltata all'occhio è il dato relativo ai decessi da Covid-19 in Germania: i numeri, registrati dall'OMS, sono nettamente inferiori a quelli degli altri quattro Paesi. Ci sono differenze tra le diverse situazioni ovviamente, ma seppur in misura differente Italia, Spagna, Francia e Regno Unito registrano migliaia di decessi sul numero totale dei contagiati.

La Germania invece registra oltre 90mila casi e appena 1.434 decessi. 

A cosa sia dovuto è ancora un interrogativo. Forse la strategia di contenimento è più efficace perché le persone stanno rispettando i dettami del governo? O il dato dei decessi è correlato alla qualità del sistema sanitario tedesco? 

Cercheremo di capirne qualcosa in più. 

lunedì 16 marzo 2020

Solidarietà ai tempi del coronavirus: si attendono rifornimenti dalla Cina

di Vito Stano

Il tempo che è intercorso tra stare allerta sui social (e durante le poche uscite consentite per lo stretto necessario) e l'attimo in cui è circolata la notizia del primo cassanese colpito da Covid-19 è stato breve ma non troppo. Abbiamo sospettato dell'Altro che incrociavamo al caseificio o in farmacia durante i giorni precedenti. Poi è partita la gara su fb e wapp per indagare e divulgare il nome (alcuni hanno ricevuto da contatti fuori Cassano anche la foto). 

Bene e ora? Pensateci se le Asl sono responsabili del coordinamento ci sarà una ragione: intanto la privacy ai tempi del coronavirus è un concetto quasi del tutto vuoto, vista la quantità di informazioni che stiamo (più o meno tutti) condividendo sulle piattaforme sociali. Ma c'è una differenza tra quello che decidiamo di condividere e quello che vorremmo sapere: c'è la sofferenza di una famiglia, che si ritrova un suo componente affetto dal virus (solo come tutti coloro che ne stanno affrontando le conseguenze in uno dei tanti ospedali attrezzati); per non dire quanto certamente sia in pena lo sfortunato al pensiero di averlo trasmesso involontariamente ad altri. 

Pensate che le strutture preposte non sono capaci? Se è così sostituitevi a loro: nel carico di responsabilità che stanno sopportando. E ancora, immaginate che nelle provincie più colpite i sani avessero chiesto al sindaco o a coloro che ne avessero contezza i nomi degli infermi. Difficile immaginarlo vero? Avrebbero dovuto affiggere manifesti grandi sei metri per tre. E forse non sarebbero bastati. Ricordate che la migliore azione da compiere è stare in casa. E per tutti coloro che per forza maggiore sono costretti a proseguire la normale attività lavorativa, ebbene sappiate che avete la solidarietà di tutti noi che purtroppo (e per fortuna) siamo barricati entro le mura domestiche. 

Sappiate tra l'altro che per difendersi dal contagio occorrono i D(ispositivi) di P(rotezione) I(ndividuale), poiché sapere il nome del contagiato non ci metterà al riparo ma appagherà soltanto la sete della massa informe di linciare il diverso.

domenica 15 marzo 2020

Vietato stare in parchi e ville pubbliche: l'ordinanza della sindaco Di Medio

di
Vito Stano

Leggendo questi articoli mi verrebbe da pensare che le genti del nord sono strane. Ma io che al contrario sono convinto che siamo tutti uguali (uguali nelle differenze ma nonostante tutto uguali) leggendo testimonianze di persone al mare o a correre o fare pic-nic al parco. A proposito di questo la sindaco di Cassano delle M. ha emanato un'ordinanza con cui «si ordina di evitare ogni occasione di possibile contagio, la chiusura al pubblico della villa comunale, della villa dei Caduti, del parco pubblico comunale Sacro Cuore, del parco giochi di piazza Rossani e del giardino delle Primule Rosse». 

Si può uscire solo per andare in farmacia, raggiungere a casa coloro che non sono autosufficienti. Neanche per fare la spesa è più necessario uscire, seppur non vietato. Quasi tutti i negozi si sono organizzati per domiciliare la spesa, quindi con una telefonata o un messaggio su messanger possiamo comprare ciò di cui abbiamo bisogno. Già il sindaco di Bari e presidente Anci Antonio Decaro due giorni fa ha mandato a via da parco Due Giugno numerose persone evidentemente ignare dell'emergenza. Qui il video che ha fatto il giro dei tg nazionali. 

sabato 14 marzo 2020

Buongiorno Vietnam. La sindaco Di Medio nelle case dei cassanesi

di Vito Stano 




















Il buongiorno dello Stato per bocca della nostra sindaco, ci ricorda dall'altoparlante ambulante che dobbiamo stare nelle case. Ben fatto sindaco. Io dal balcone provo a documentare il quotidiano. 

Anzi invito tutti gli amanti della fotografia e del video a inviare al mio indirizzo e-mail o in privato su facebook materiale utile a realizzare un documentario collettivo sia fotografico che video a futura memoria. Proviamoci tutti insieme.

mercoledì 11 marzo 2020

Tra surrealtà e memorie del passato: il colera al tempo del coronavirus

di
Vito Stano

Pensavo ad un reportage ai tempi della peste, poi una volta fuori per strada mi sono reso conto della solitudine nella quale il paese era immerso. Le piazze e strade vuote, o quasi del tutto, declamavano più di ogni altro soggetto quella che è la situazione attuale. Alquanto surreale per qualcuno, per altri al limite della caricatura. 

Ho fatto due tappe lungo il mio giro: il primo interlocutore (a distanza di sicurezza) è stato un anziano vestito leggero (e senza DPI: dispositivi di protezione individuali) incrociato vicino ad un parco giochi, il quale rivolgendosi a me in tono canzonatorio mi chiedeva se fosse finito il periodo delle mascherine, come a supporre un eccesso di precauzioni o magari una fobia collettiva mai vista prima. Tesi, antitesi e sintesi: fine della conversazione. Io domando permesso e proseguo sui miei passi, che mi portano risalendo via Capitan Galietti verso la piazza Rossani. Lì mi accorgo dei lavori che procedono nel cortile-parco giochi del plesso della scuola dell'infanzia nella medesima piazza e scatto una foto da lasciare ai posteri. E ancora proseguo verso la mia meta, la piazza grande: in effetti i circoli sono quasi deserti, quattro uomini separati da distanze abissali. Un anziano in coppola siede su di un panchina, un altro meno attempato legge un quotidiano poco distante ma non troppo vicino. Un uomo in piedi picchetta l'uscio di un circolo mediamente affollato in tempi di pace e l'ultimo dei quattro procede spedito senza indugio dal lato opposto della piazza andando verso via Gramsci. L'assenza delle balle di fieno rotolanti mi hanno riportato alla realtà, all'oggi e all'emergenza da contagio, altrimenti avrei potuto vivere il mio momento magico entrando nella scenografia quasi perfetta alla C'era una volta il West. Un sogno individuale  nell'incubo collettivo. 

Finalmente mi decido a calpestare le vituperate chianche della desolata piazza Moro e dando un'occhiata alla mia sinistra scorgo un uomo nella stradina di fianco al bar che mi fa un cenno di saluto e seguendo senza fermarmi vedo compiaciuto due uomini separati dal tavolino comodamente seduti al bar. Bar che seppur con la porta d'ingresso spalancata appare deserto, come fosse stato abbandonato da tutti tranne che dai due uomini. Due vecchi amici evidentemente, che rivedrò assieme in auto in altra zona del paese. L'amicizia è una gran bella consolazione in tempi difficili. E in effetti anch'io avevo un appuntamento con un amico ma per sua sventura il pranzo sulla sua tavola è slittato e quindi mi ha dato buca. La pancia e l'amicizia altra relazione da esplorare. 

Seppur nessuno degli uomini (si solo uomini, nessuna donna) incrociati nelle due piazze Rossani e Moro e nelle strade adiacenti indossassero mascherine o guanti, la prossemica è forse l'unica vera novità di questo nuovo modo di relazionarsi con l'altro. Pochi tocchi sfuggenti di gomito, pare che alcuni si tocchino coi piedi (alla cinese mi dicono ma non trovo conferma di questa genesi), queste le testimonianze di calore e affetto che è possibile profondere all'amico. Al conoscente è sufficiente un alzata del capo o della mano. A ognuno il suo. Del resto farsi servire il caffè al bancone del bar da un soggetto con indosso una mascherina a carnevale già concluso, in effetti potrebbe trarre all'ilarità. Non me ne vogliano i baristi ma non è bello dare un metro all'amico al bancone del bar. Niente caffè e pace. 

Continuando incontro un edicolante, volto e nome storici del paese, il quale a serranda ancora giù della sua attività e invitato a commentare la novità, mi racconta, senza lamento alcuno, che era uscito per andare dal barbiere ma ha trovato chiuso. Quindi niente barba e niente capelli. A conferma della testimonianza più tardi consultando facebook trovo un post del barbiere in questione, il quale facendo riferimento all'emergenza sanitaria avvisava che avrebbe osservato la serrata della bottega. Pazienza. A far compagnia all'anziano edicolante un altro popolano intento a far pulizie sull'uscio della bottega. Desideroso di commentare le novità, raccontava che stamattina aveva lavorato come tutte le mattine ma con la mascherina. Ebbene si, altrimenti «altro che virus, il colera arriverebbe se si fermasse la raccolta dei rifiuti urbani, come nel 1973», (ndr, sono troppo giovane per ricordare ma la verifica gli ha dato ragione).

Intanto l'impazienza, l'incredulità e la sorpresa si fanno largo alla vista in tv di spettacolari disinfestazioni di navi, aerei grandi come navi e uffici e reparti d'ospedale. E come se non ciò non bastasse, giù con teorie cospirazioniste atte a disequilibrare le sorti del mondo, a vantaggio di chi non si riesce proprio a capirlo.