| Ignazio Zullo, Consigliere regionale e capogruppo FdI |
mercoledì 15 aprile 2020
Celebrazioni pasquali in Puglia tra contenimento e tolleranza. Il punto di vista di Ignazio Zullo
Celebrazione del mercoledì 8 aprile sul convento. La sindaco Di Medio spiega la vicenda
E sulla sua presenza durante la celebrazione la sindaco precisa che «è vero che il Sindaco rappresenta lo Stato di fronte ai cittadini, ma è vero anche il contrario. Un sindaco rappresenta una intera collettività e ne fa presente i bisogni e le esternazioni. Per questo ho accettato. Non c’è stata una processione. Il Crocifisso è stato portato solo all’esterno della chiesa del convento ed esposto verso il paese con la recita della benedizione contro le calamità. Tutti i presenti erano muniti di DPI e a distanza di sicurezza. Il tutto è durato pochi minuti, poi il Crocifisso è stato rimesso al suo posto ed ognuno se ne è tornato a casa».
martedì 14 aprile 2020
Dopo i messaggi amplificati il silenzio assordante. Celebrazioni sul convento nonostante i DPCM
Io però, visto l'episodio di San Marco in Lamis, che non c'è dubbio che per gravità è imparagonabile con quello che è occorso a Cassano sul convento, ma che invece per la Legge e per la morale non fa differenza, ho voluto spendere qualche parola.
E chissà se il 25 aprile per il 75esimo anniversario della Liberazione dal fascismo e dal nazismo verrà organizzata una celebrazione civile (sempre per pochi intimi e in diretta streaming)? Del resto oltre a essere una ricorrenza fondamentale della Repubblica Italiana è anche una tradizione o no?
sabato 11 aprile 2020
martedì 7 aprile 2020
Riserve, bioparchi e zoo: la Natura e i suoi abitanti non più in gabbie ma liberi di posare
| Pinguino@Bioparco-Valencia_Vito Stano@2019 |
La malattia della scrittura: si riattiva il blog Murgiambiente per lasciare tracce visibili
lunedì 16 marzo 2020
Solidarietà ai tempi del coronavirus: si attendono rifornimenti dalla Cina
di Vito Stano
Il
tempo che è intercorso tra stare allerta sui social (e durante le poche uscite
consentite per lo stretto necessario) e l'attimo in cui è circolata la notizia
del primo cassanese colpito da Covid-19 è stato breve ma non troppo. Abbiamo
sospettato dell'Altro che incrociavamo al caseificio o in farmacia durante i
giorni precedenti. Poi è partita la gara su fb e wapp per indagare e divulgare
il nome (alcuni hanno ricevuto da contatti fuori Cassano anche la foto).
Bene
e ora? Pensateci se le Asl sono responsabili del coordinamento ci sarà una
ragione: intanto la privacy ai tempi del coronavirus è un concetto quasi del
tutto vuoto, vista la quantità di informazioni che stiamo (più o meno tutti)
condividendo sulle piattaforme sociali. Ma c'è una differenza tra quello che
decidiamo di condividere e quello che vorremmo sapere: c'è la sofferenza di una
famiglia, che si ritrova un suo componente affetto dal virus (solo come tutti
coloro che ne stanno affrontando le conseguenze in uno dei tanti ospedali
attrezzati); per non dire quanto certamente sia in pena lo sfortunato al
pensiero di averlo trasmesso involontariamente ad altri.
Pensate
che le strutture preposte non sono capaci? Se è così sostituitevi a loro: nel
carico di responsabilità che stanno sopportando. E ancora, immaginate che nelle
provincie più colpite i sani avessero chiesto al sindaco o a coloro che ne
avessero contezza i nomi degli infermi. Difficile immaginarlo vero? Avrebbero
dovuto affiggere manifesti grandi sei metri per tre. E forse non sarebbero
bastati. Ricordate che la migliore azione da compiere è stare in casa. E
per tutti coloro che per forza maggiore sono costretti a proseguire la normale
attività lavorativa, ebbene sappiate che avete la solidarietà di tutti noi che
purtroppo (e per fortuna) siamo barricati entro le mura domestiche.
Sappiate
tra l'altro che per difendersi dal contagio occorrono i D(ispositivi) di
P(rotezione) I(ndividuale), poiché sapere il nome del contagiato non ci metterà
al riparo ma appagherà soltanto la sete della massa informe di linciare il
diverso.
domenica 15 marzo 2020
Vietato stare in parchi e ville pubbliche: l'ordinanza della sindaco Di Medio
sabato 14 marzo 2020
Buongiorno Vietnam. La sindaco Di Medio nelle case dei cassanesi
mercoledì 11 marzo 2020
Tra surrealtà e memorie del passato: il colera al tempo del coronavirus
Pensavo ad un reportage ai tempi della peste, poi una volta fuori per strada mi sono reso conto della solitudine nella quale il paese era immerso. Le piazze e strade vuote, o quasi del tutto, declamavano più di ogni altro soggetto quella che è la situazione attuale. Alquanto surreale per qualcuno, per altri al limite della caricatura.
Ho fatto due tappe lungo il mio giro: il primo interlocutore (a distanza di sicurezza) è stato un anziano vestito leggero (e senza DPI: dispositivi di protezione individuali) incrociato vicino ad un parco giochi, il quale rivolgendosi a me in tono canzonatorio mi chiedeva se fosse finito il periodo delle mascherine, come a supporre un eccesso di precauzioni o magari una fobia collettiva mai vista prima. Tesi, antitesi e sintesi: fine della conversazione. Io domando permesso e proseguo sui miei passi, che mi portano risalendo via Capitan Galietti verso la piazza Rossani. Lì mi accorgo dei lavori che procedono nel cortile-parco giochi del plesso della scuola dell'infanzia nella medesima piazza e scatto una foto da lasciare ai posteri. E ancora proseguo verso la mia meta, la piazza grande: in effetti i circoli sono quasi deserti, quattro uomini separati da distanze abissali. Un anziano in coppola siede su di un panchina, un altro meno attempato legge un quotidiano poco distante ma non troppo vicino. Un uomo in piedi picchetta l'uscio di un circolo mediamente affollato in tempi di pace e l'ultimo dei quattro procede spedito senza indugio dal lato opposto della piazza andando verso via Gramsci. L'assenza delle balle di fieno rotolanti mi hanno riportato alla realtà, all'oggi e all'emergenza da contagio, altrimenti avrei potuto vivere il mio momento magico entrando nella scenografia quasi perfetta alla C'era una volta il West. Un sogno individuale nell'incubo collettivo.
Seppur nessuno degli uomini (si solo uomini, nessuna donna) incrociati nelle due piazze Rossani e Moro e nelle strade adiacenti indossassero mascherine o guanti, la prossemica è forse l'unica vera novità di questo nuovo modo di relazionarsi con l'altro. Pochi tocchi sfuggenti di gomito, pare che alcuni si tocchino coi piedi (alla cinese mi dicono ma non trovo conferma di questa genesi), queste le testimonianze di calore e affetto che è possibile profondere all'amico. Al conoscente è sufficiente un alzata del capo o della mano. A ognuno il suo. Del resto farsi servire il caffè al bancone del bar da un soggetto con indosso una mascherina a carnevale già concluso, in effetti potrebbe trarre all'ilarità. Non me ne vogliano i baristi ma non è bello dare un metro all'amico al bancone del bar. Niente caffè e pace.










