venerdì 7 dicembre 2012

Levante PROF 2013 guarda a Sud. La terza edizione a febbraio a Bari


Si svolgerà a Bari dal 16 al 20 febbraio 2013 Levante PROF, la manifestazione internazionale specializzata nella filiera del grano (panificazione, pasticceria, pizzeria e pasta fresca), gelateria, birra, vino, bar, ristorazione, confezionamento, pubblici esercizi e hotellerie.
 
Giunto alla sua III edizione, l'evento fieristico, che si attuerà nel nuovo e prestigioso padiglione della Fiera del Levante di Bari - da sempre considerata la Porta d'Oriente -, consolida il suo obiettivo: riunire l'intera filiera del grano, il comparto della trasformazione e lavorazione delle materie prime, del packaging e degli arredi in un'unica location così da rafforzare questi settori e offrire agli addetti ai lavori concrete opportunità di business, anche e soprattutto sui mercati internazionali.
 
Levante PROF, che nella scorsa edizione ha registrato la presenza di oltre 250 espositori e più di 20mila operatori professionali, sarà principalmente promossa nel Mezzogiorno d'Italia, nei Paesi del Balcani, del Mediterraneo sud-orientale e del nord Africa prevedendo un incremento del 20% di espositori e visitatori rispetto all'edizione passata.
 
In rassegna quest'anno tutte le novità su materie prime e ingredienti, prodotti di impianti e attrezzature, arredamento e servizi per gelateria, pasticceria e panificazione artigianali, e prodotti per la ristorazione che, suddivise in sezioni tematiche, saranno affiancate da un ricco programma di eventi - come dimostrazioni e forum di approfondimento -, oltre a gare e concorsi che consentiranno ai maestri del settore di sfidarsi in competizioni di alto livello.

(fonte Ufficio stampa Giusy Loglisci)

giovedì 6 dicembre 2012

Taranto prostituta dell'acciaio. L'idea di una Puglia senza l'Ilva


Protesta a Taranto - Foto Vincenzo De Palmis
«Il sit-in di ieri davanti alla Prefettura è stato un successo: ne hanno parlato i giornali nazionali e ci sono i video e foto ovunque. Importante era far sentire la nostra voce e questa volta siamo riusciti ad essere tempestivi. Il Prefetto di Taranto ha ascoltato per oltre un'ora le nostre istanze, che in parte ignorava. Grave sarebbe stato invece il nostro silenzio nel giorno in cui Ilva rientrava in possesso degli impianti posti sotto sequestro». Così commenta un attivista di Taranto Respira su facebook.com; intanto ancora sul social network è possibile leggere che  «la procura di Taranto, attraverso le perizie epidemiologiche ha accertato che 11.550 sono i morti che sono collegati direttamente all'inquinamento industriale. 11.550 morti in 7 anni». Gli animi in questi giorni sono in tensione, a causa della decisione del governo di scavalcare l'indipendenza e la terzietà della magistratura. Il Decreto legge 3 dicembre 2012 n. 207 cosiddetto “Salva Ilva” in pratica legittima il reo, cioè l'Ilva, e con l'urgenza propria del provvedimento affranca il gruppo Riva dal rispetto della legge.
Questa questione ha travalicato i confini regionali, ma ancora è palpabile il disinteresse di coloro i quali non vivono ne lavorano a Taranto. Per questo anche all'Università degli Studi Aldo Moro di Bari il sindacato studentesco Link ha organizzato un seminario presso la Facoltà di Scienze Politiche.

«Taranto è una città ospitata dalla fabbrica, città che si è praticamente prostituita all’acciaio»: ha affermato Roberto Voza, professore di Diritto del Lavoro presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi Aldo Moro di Bari. La sua esperienza di docenza presso la sede universitaria di Taranto è palpabile quando afferma che «stiamo scaricando sulla magistratura il dovere di fare politica e – continua – abbiamo appaltato l’etica alla magistratura e questa è una colpa collettiva della politica tutta, non c’è più un’interrogazione politica collettiva
Anche la protesta ambientalista degenera nel not in my backyard. Non possiamo pensare che un manipolo di giudici – chiosa Voza – si debba far carico di un cambiamento ecologico. Tutto quello che da oggi si farà è il segno di una sconfitta: senza l’attenzione della magistratura la situazione sarebbe ancora la stessa».

Franco Chiarello, professore di Sociologia dei processi economici e del Lavoro presso la Facoltà di Scienze Politiche dell'Università di Bari, ha dichiarato che «bisognerebbe portare fuori da Taranto alcune riflessioni urgenti, perché riguardano non solo la città jonica. Taranto è la tessera di un mosaico che riguarda Brindisi, Porto Torres e altre città in cui prevalse l’idea che per portare lo sviluppo occorreva impiantare grandi stabilimenti produttivi imposti dall’esterno, la teoria americana del big push doveva cambiare il volto al Mezzogiorno d’Italia». 
Taranto effettivamente muta la sua pelle dopo gli investimenti: aumenta la popolazione, si registra un forte pendolarismo e una immigrazione, al contrario delle altre città del Meridione. Tutto ciò fu possibile grazie all’apporto dei due grandi partiti di massa, la Democrazia Cristiana e il Partito Comunista; «questa convergenza di interessi fu figlia di una comune ideologia del tempo: la rete clientelare della Dc e l’idea di una proletarizzazione di massa dei contadini del Pc. Il denominatore comune era una cultura industrialista, nella quale non avevano spazio la cultura della salute e dell’ambiente. Per i contadini pugliesi la fabbrica era un’emancipazione dalla fatica delle campagne, rappresentava la sicurezza dl posto fisso»
I pendolari divennero i metalmezzadri

«A Taranto – continua Chiarello –  si creò una aristocrazia operaia, gli operai si sentivano parte di un’élite. Tutto questo trasformò il territorio tarantino, un territorio di grande pregio agricolo, dove la cantieristica navale aveva uno spazio rilevante. La città s’identificava con la fabbrica, ma intanto a partire dagli anni Novanta si sapeva che un insediamento come quello dell’Ilva era dannoso per la salute e per l’ecosistema e intanto il lavoro cambiava, si faceva avanti la precarizzazione del mondo del lavoro e il modello stesso dell’industrializzazione, Taranto avrebbe potuto e dovuto fare un passo avanti»

Da sinistra: prof. Franco Chiarello e prof. Roberto Voza - Foto Archivio Vito Stano 
Ma il professor Chiarello non si spinge oltre affermando che «il modo di produrre dell’Ilva è tra i più arretrati d’Europa e del mondo. Non so se la Puglia di oggi possa convivere con questi impianti produttivi. Le classi dirigenti tarantine hanno continuano a perdere tempo prezioso, senza l’intervento di un potere terzo (la magistratura, ndr) non si sarebbe mai messo mano ad un nodo così aggrovigliato come è quello tra lavoro e salute. La responsabilità politiche sono enormi, io penso – dice Chiarello – che se si riduce la natura a semplice merce, come in passato ha fatto la cultura marxista, e non si immagina un nuovo futuro, da questa situazione non ne se esce. Lo sviluppo non è opera di un solista, lo sviluppo deve essere polifonico, occorre perciò fare un censimento delle risorse ambientali e culturali del territorio. La politica deve coinvolgere i cittadini e soprattutto i lavoratori dell’Ilva al più presto in una progettazione partecipata. 
l’Ilva – afferma il sociologo – paradossalmente era il soggetto più cosciente tra i protagonisti che hanno giocato attorno alla vita di Taranto, prova ne è il fatto che, con una rete di corruttele e regalie, il gruppo Riva cercava di occultare i fatti».

Elvira Tarsitano, presidente Associazione biologi ambientalisti pugliesi, ha fatto il punto sul concetto di sostenibilità«Sostenibilità significa anche parlare di cultura, di socialità e di economia. Non credo che si possa continuare a produrre in questo modo e forse dopo i trentasei mesi previsti nel decreto legge Salva Ilva il gruppo industriale andrà altrove».

«Da un eco villaggio indiano alla fabbrica tarantina, il fascino dell’industria quasi da  film cyber punk non ti lascia indifferente»: così si presenta Marcello Colao, ingegnere ambientale, ex lavoratore dell’Ilva di Taranto, poi licenziatosi a causa della presa di coscienza della grave situazione. «Le dimensioni dello stabilimento dell’Ilva sono sproporzionate rispetto alle acciaierie europee – dice Colao – e la mancanza di sicurezza nei pressi dei convertitori della ghisa, assurdo. Bisognerebbe studiare i valori compatibili con la vita, facciamo un passo indietro e cerchiamo soluzioni alternative. Colao chiude ponendo la questione delle questioni: «produrre si, ma fino a che punto?».

Alfredo Ferrara, dottorando presso l’Università degli Studi Aldo Moro di Bari e animatore dei Quaderni Corsari, si dichiara d’accordo con la proposta del reddito di cittadinanza per affrontare l’uscita dalla società industriale, in quanto oggi la dicotomia tra lavoratore e disoccupato così familiare nel dopoguerra non c’è più, oggi Totò e Aldo Fabrizi, protagonisti di Ladri di biciclette di Monicelli, sono due  facce della stessa medaglia (A. Ferrara).

I punti di vista su Taranto aumentano ad ogni incontro e le soluzioni non approdano in nessun porto; quindi cosa emerge da queste discussioni? Domande, domande e ancora domande: per esempio a chi la responsabilità dei lavori di manutenzione e di ambientalizzazione, ai responsabili del disastro ambientale? E poi ancora la globalizzazione ha spostato nel Sud del mondo le produzione per poter inquinare senza grandi freni e produrre senza rispettare i diritti dei lavoratori e dei cittadini?
Contraddizione clamorosa tra globalizzazione ed ecosistemi: l’Occidente ha tracciato la strada da percorrere al resto dei Paesi, ma la grande parte dell'inquinamento mondiale si produce ancora nei Paesi occidentali. Intanto, per citare qualche caso interessante, la provincia cinese del Guangdong, gemellata con la Puglia, ha dismesso un grande impianto e lo ha ricomposto in cinque piccoli impianti meno impattanti (F. Chiarello). 

Potrebbe essere una soluzione? Ecco una altra domanda. 

06.12.2012
Vito Stano

Europa 2020: prospettiva di crescita e sviluppo


Nel marzo 2010 la Commissione Europea ha lanciato la strategia Europa 2020. La strategia fissa gli obiettivi della programmazione europea 2014-2020 e mira a creare le condizioni per una crescita che sia: intelligente, grazie a investimenti nell'istruzione, nella ricerca e nell'innovazione; sostenibile, favorendo un'economia a basse emissioni di CO2 e la competitività dell'industria; e solidale, finalizzata alla creazione di nuovi posti di lavoro e alla riduzione della povertà.

Europa 2020 focalizza l’attenzione su cinque ambiziosi obiettivi riguardanti l'occupazione, la ricerca, l'istruzione, la riduzione della povertà e i cambiamenti climatici/l'energia. Per misurare i progressi compiuti nell’ambito di tali settori, la strategia individua cinque parametri quantitativi chiari, misurabili e paragonabili, che sono:
1.       Occupazione:
-          innalzamento al 75% del tasso di occupazione (per la fascia di età compresa tra i 20 e i 64 anni)
2.       Ricerca&Sviluppo/Innovazione:
-          aumento degli investimenti in ricerca e sviluppo ed innovazione al 3% del PIL dell'UE (pubblico e privato insieme)
3.       Cambiamenti climatici/energia:
-          riduzione del 20% delle emissioni di gas serra (o persino del 30%, se le condizioni lo permettono) rispetto al 1990
-          20% del fabbisogno di energia ricavato da fonti rinnovabili
-          aumento del 20% dell'efficienza energetica
4.       Istruzione:
-          riduzione al di sotto del 10% dell’ abbandono scolastico
-          aumento al 40% dei 30-34enni con un' istruzione universitaria
5.       Povertà/emarginazione:
-          riduzione di almeno 20 milioni di persone a rischio o in situazione di povertà ed emarginazione.

Questi obiettivi, che si basano sulle tre accezioni di crescita intelligente, sostenibile ed inclusiva, proprie di Europa 2020, sono tra loro interconnessi: livelli d’istruzione più elevati, infatti, favoriscono l’occupabilità delle persone; l’aumento dell’occupazione contribuisce a ridurre la povertà; una maggior capacità di ricerca e di innovazione, associata ad un uso più efficiente delle risorse, migliora la competitività delle imprese e favorisce la creazione di nuovi posti di lavoro; il miglioramento delle capacità istituzionali ed una pubblica amministrazione efficiente favorisce l’implementazione di politiche di inclusione economica, sociale e territoriale.

I seminari affronteranno alcune tematiche relative alla strategia che possono essere uno strumento utile a cittadini, giovani, imprese, professionisti e pubbliche amministrazioni per orientarsi nella futura programmazione europea e capire come accedere a benefici ed opportunità che ne derivano.

(fonte Europe Direct Puglia)

I Paesaggi geologici della Puglia si mostrano al liceo Flacco di Bari


"Paesaggi geologici della Puglia" allestita presso il Fortino S. Antonio a Bari
Presso il Liceo Classico Statale “Q. Orazio Flacco” di Bari (Via Pizzoli, 58) dal 10 al 15 dicembre sarà possibile visitare la mostra fotografica sui "Paesaggi geologici della Puglia" realizzata dalla Sigea (Società Italiana di Geologia Ambientale) Sezione Puglia con il sostegno del Parco Nazionale dell'Alta Murgia. L’evento è organizzato dal Liceo Flacco di Bari con il Dipartimento di Scienze della Terra e Geoambientali dell’Università degli Studi di Bari Aldo Moro e la Sigea Sezione Puglia. La mostra, con didascalie delle foto in italiano e inglese, è stata presentata a una platea internazionale in occasione del VII Simposio internazionale sul patrimonio geologico che si è tenuto a Bari dal 24 al 28 settembre. Scopo dei curatori della mostra, è stato quello di stimolare la voglia di conoscenza attraverso la selezione di 60 opere che, possano, nel loro insieme, dare un’idea della straordinaria varietà del paesaggio geologico pugliese e dell'integrazione che le attività dell'umanità possano avere con esso.

Le opere raggruppate in tre sezioni, Paesaggi geologici o geositi, La geologia prima e dopo l'Uomo e Una occhiata al micromondo della geologia, sono una selezione di foto presentate per lo più da appassionati di foto naturalistiche e geologi professionisti, che hanno partecipato alle tre edizioni del concorso fotografico Passeggiando tra i Paesaggi Geologici della Puglia, iniziativa a cura della sezione pugliese della Sigea e dell'Ordine dei Geologi della Puglia. Questo set è arricchito da alcune immagini di fotografi professionisti come Cosmo Mario AndrianiFabrizio De DonatoMario De MatteoSaverio PerriniAntonio Sigismondi e Gianni Zanni.

La mostra sarà inaugurata il 10 dicembre alle ore 9,30 nell’Aula Magna del prestigioso liceo barese con un seminario che prevede il seguente programma.

Saluti
Antonio d’Itollo, Dirigente Scolastico Liceo Classico “Flacco”
Antonello Fiore, Società Italiana di Geologia Ambientale
Interventi
 “La Puglia: esempio di geodiversità” - Luisa Sabato, Università degli Studi di Bari
 “La geologia e l’uomo” - Vincenzo Iurilli, Università degli Studi di Bari
 “Il microcosmo della geologia” – Rafael La Perna, Università degli Studi di Bari

Seguirà il dibattito animato da docenti e studenti del Flacco.

La mostra sarà visitabile ogni giorno dalle ore 9,30 alle 12,30 e di pomeriggio dalle 16,00 alle 18,00 (escluso il sabato). Per informazioni e prenotazioni di visite guidate, rivolgersi al seguente recapito telefonico 080-5211809.

Liceo Classico Statale "Q. Orazio Flacco"
Via Pizzoli, 58 - 70123 Bari
Ingresso libero – Inaugurazione 10 dicembre ore 9,30
Periodo: 10 -15 dicembre 2012
Orario visite: 9,30 -12,30 e 16,00 - 18,00 (escluso sabato)
Visite guidate per le scuole su prenotazione: 080-5211809 - info@orazioflacco.it

(fonte Sigea Sezione Puglia)

mercoledì 5 dicembre 2012

Piano di recupero del territorio nazionale. Clini annuncia investimenti


I fiumi straripano, le colline franano, crollano palazzi storici e capannoni industriali scossi dai terremoti e intanto qualcuno ai piani alti, nei palazzi romani, inizia a discutere di messa in sicurezza del territorio.

Cassano delle Murge 25 ottobre 2005 - Foto Archivio Vito Stano
Durante la mattinata di oggi il ministro dell’Ambiente Corrado Clini ha reso noto che in futuro sarà «vietato abitare nelle zone ad altissimo rischio di alluvione», saranno previsti «lavori di manutenzione dei corsi d'acqua e di difesa dei centri abitati, ricupero dei terreni abbandonati, difesa dei boschi, protezione delle coste e delle lagune esposte all'innalzamento del mare, assicurazione obbligatoria per le costruzioni nelle zone a rischio di inondazione, riattivazione dei Bacini idrografici».
Questi alcuni punti delle linee strategiche per il Piano di adattamento ai cambiamenti climatici, la gestione sostenibile e la messa in sicurezza del territorio, linee strategiche che il ministro dell'Ambiente, Corrado Clini, ha inviato al Cipe (Comitato interministeriale per la programmazione economica). Il piano strategico sulla difesa del territorio dai rischi idrogeologici sarà discusso dal Cipe in una delle prossime sedute, d'intesa con i ministri delle Politiche agricole, delle Infrastrutture e dell'Economia e finanze.

«Il programma di difesa del territorio – si legge nella nota del Ministero – sarà finanziato usando una parte dei proventi, il 40%, delle aste per i permessi di emissione di anidride carbonica, proventi che la legge destina per almeno il 50% ad azioni contro i cambiamenti del clima. Un'altra quota delle risorse potrà venire dai carburanti, rimodulando diversamente gli oneri a parità di peso fiscale. Come misure urgenti, – continua – vengono finalmente attivate le Autorità distrettuali di bacino idrografico, le quali da sei anni avrebbero dovuto sostituire le vecchie Autorità di bacino soppresse dalla legge 152 del 2006; inoltre, divieto immediato di abitare o lavorare nelle zone ad altissimo rischio idrogeologico».

In particolare il documento prevede che ogni quattro anni venga aggiornato il Rapporto scientifico sui rischi dei cambiamenti climatici e che vengano aggiornati al 2013 i piani di assetto idrogeologico (Pai) delle Autorità distrettuali idrografiche. Le priorità di intervento sono per esempio limiti alle costruzioni nelle zone a rischio, il contenimento nell'uso del suolo, la manutenzione dei corsi d'acqua (con regimazione, pulizia degli alvei e altri lavori), il ricupero dei terreni abbandonati o degradati puntando sulle colture tradizionali e di qualità, la pulizia dei boschi usando il legname raccolto anche come biomassa per produrre energia pulita. Il diradamento dei boschi più fitti servirà anche a ridurre gli effetti degli incendi che, distruggendo le piante, minacciano anche la stabilità geologica. Nel caso delle foreste demaniali, il documento presentato dal ministro Clini propone per esempio di fermare i rimboschimenti fatti con pini e abeti d'importazione e di piantare invece alberi tradizionali della zona.

Un altro punto fondamentale sarà preparare le misure più idonee per difendere le coste dall'effetto dell'innalzamento del mare. «Le previsioni dei climatologi sono molto preoccupanti e risultano molto esposte al rischio di alluvione tutte le zone costiere dell'alto Adriatico, da Ravenna a Monfalcone, dove molti territori si trovano a quote inferiori al livello del mare», commenta il ministro. «Oggi quei terreni sono difesi e tenuti asciutti da un sistema di canali di scolo e di idrovore concepito fra l'800 e il '900, quando le piogge erano diverse e il mare non minacciava di diventare più alto». Il prelievo sui carburanti, secondo il ministro, non graverà sulla crescita economica perché sarà una rimodulazione, uno spostamento, «a parità di peso fiscale», osserva Clini.
L'assicurazione obbligatoria, infine, si rende necessaria «per consentire a chiunque viva o lavori nelle aree a rischio idrogeologico di avere la certezza del risarcimento in caso di danni, per ridurre i costi dei premi assicurativi e per non gravare sulle tasche di tutti gli italiani - conclude il ministro - attraverso i risarcimenti con fondi pubblici».

Dunque seppur in netto ritardo sulla tabella di marcia globale qualcosa sembra sia stia muovendo. Intanto le ultime immagini giunte da Taranto o soltanto quelle di qualche settimana fa dalla Toscana hanno inferto un altro duro colpo alla percezione del disastro in cui il Paese langue. E come se non bastasse a proposito di “disastri naturali” in questi giorni il quotidiano americano New York Times ha fatto riferimento alla gestione del dopo-terremoto che distrusse il centro storico de L’Aquila per dire agli americani come non si deve affrontare il dopo-Sandy, ovvero l’urugano che ha spazzato la East Coast. Certo non è edificante leggere notizie del genere su quotatissimi giornali esteri, ma è pur vero che non si può occultare o offuscare la dura realtà. Il dissesto idrogeologico della penisola italiana è il frutto di decenni di incuria e abbandono da parte degli organi deputati, che tradotto in soldoni significa che anziché prevenire i gravi rischi connessi al cambiamento climatico e alla cattiva gestione delle risorse naturali, si è  preferito derogare al buon senso, lasciando ampio spazio d’azione alle calamità. Il terremoto che ha avuto come epicentro L'Aquila, alle 3:32 del giorno 6 aprile del 2009, ha fatto registrare un magnitudo di 5,8 gradi Richter, e ha prodotto uno sciame di polemiche e accuse tradottesi soltanto qualche settimana fa in una sentenza di colpevolezza espressa dal Tribunale de L’Aquila per i membri della Commissione Grandi Rischi. «Siamo fortemente in disaccordo con quelle istituzioni scientifiche e con quei mezzi di comunicazione che continuano a travisare, in modo irresponsabile ed irragionevole, i capi di accusa e la sentenza del processo, influenzando il pubblico con infondati scenari», queste le parole con le quali l'Isso (Associazione internazionale sulla sicurezza sismica) ha espresso sostegno alla sentenza sbaragliando le polemiche. Gli scienziati, che aderiscono all'Isso, dopo aver valutato attentamente la situazione processuale, esprimono sostegno alla sentenza, emessa dal Tribunale de L'Aquila e manifestano l'auspicio di poter cambiare la situazione in Italia, con maggiore responsabilizzazione delle Istituzioni sulla valutazione del rischio sismico e sulla comunicazione del rischio alla popolazione, in modo da salvare migliaia di vite umane nel futuro (Vglobale.it).

In sintesi è ora di assumersi delle responsabilità e bandire la vituperata abitudine italiana di scaricare le colpe sulla Natura. Proprio il ministro della Coesione territoriale Fabrizio Barca ha risposto al critico d’arte del New York Times Michael Kimmelman dichiarando che «entro la fine dell’anno, il Cipe delibererà l’assegnazione di 2 miliardi per i progetti di ricostruzione dei centri storici abruzzesi colpiti dal sisma del 2009. Non si tratta – ha precisato Barca – di fondi nuovi, ma di fondi che già c’erano, ma non si potevano assegnare, perché mancavano i progetti. Il vero problema, nel caso aquilano, ma anche in altre vicende di ricostruzioni italiane, non è infatti – secondo il ministro – nella carenza finanziaria, ma piuttosto in una mancanza di capacità di progettazione e di coordinamento degli interventi, oltre che nella difficoltà di controllo».

Dall’esempio dell’Aquila, New York – chiosa Michael Kimmelman – dovrebbe apprendere che un evento catastrofico può rappresentare l’input per cambiare un territorio senza rincorrere progetti faraonici o idee irrealizzabili.

05.12.2012
Vito Stano

Sistemi di accumulo: un giro d’affari di oltre 4 mld di euro annui nel 2020


Comunicato stampa

Position paper di ANIE Energia: spingere su sperimentazione e sviluppo della filiera italiana

ANIE Energia ha presentato in anteprima il ‘Position paper sul ruolo dei Dispositivi di Accumulo Elettrochimico nei Sistemi Elettrici’ al collegio dell’Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas (AEEG) in occasione di un recente incontro. L’AEEG ha mostrato grande interesse ai contenuti dello stesso, in quanto i sistemi di accumulo sono già oggetto di una prima fase di regolazione, da parte dell’AEEG stessa, che dovrebbe avere implementazioni importanti in futuro.

"Con un giro di affari potenziale di oltre 4 mld di € annui nel 2020 - dichiara Matteo Marini, Presidente ANIE Energia – i sistemi di accumulo sono destinati ad avere un ruolo primario nel processo di ammodernamento tecnologico delle infrastrutture di rete ampliando la gamma di soluzioni volte a rispondere alle mutate condizioni di generazione, trasmissione, distribuzione e consumo dell’energia elettrica."

“L’Italia, a livello europeo, è il primo interprete dell’obiettivo di maggior sostenibilità ambientale della produzione elettrica e del nuovo paradigma di generazione diffusa e autoconsumo – continua Marini. Ed è per questo motivo che come ANIE Energia stiamo volgendo la nostra attenzione all’impiego dei sistemi di accumulo elettrochimico in un’ottica di valorizzazione della filiera italiana attraverso un’attenta programmazione coordinata delle politiche industriali con quelle energetiche e di attrazione di investimenti esteri.”

L’iniziativa promossa dall’ AEEG, consistente nel supportare progetti pilota in dispositivi di accumulo da parte dei gestori delle reti di trasmissione e distribuzione, basata su una remunerazione maggiorata dell’investimento, appare una delle possibili soluzioni per sostenere l’ulteriore fase di ricerca e sviluppo.

“Il tema cardine dei sistemi di accumulo elettrochimico – dichiara Nicola Cosciani, Presidente del Gruppo Sistemi di Accumulo della Federazione ANIE - consiste nel passare da una produzione per piccoli lotti legati a progetti dimostrativi ad una produzione massiva, cosa che consentirebbe un repentino abbassamento di costo. Sarebbe opportuno indirizzare l’utilizzo dei fondi strutturali dedicati e di fondi nazionali e comunitari per la ricerca e lo sviluppo tecnologico accanto ad un adeguato quadro normativo che consenta rapidamente l’avvio dei vari mercati, da quello degli utilizzi per utilities, al residenziale, alla nascita di operatori privati di servizi di flessibilità.”

(fonte Anie)

«Non siamo soli, possiamo contare su una comunità vastissima di persone sensibili e disponibili a vincere questa battaglia»: gli organizzatori di Eternit(à) si dicono soddisfatti dei risultati raggiunti

Trittico - Antonio Maria Fantetti

Eternit(à), l'evento che per la prima volta ha visto insieme un gruppo di artisti contemporanei, coordinati da Silvia Belviso, e associazioni che da anni si impegnano sul territorio per combattere l’inquinamento ambientale da amianto e le sue conseguenze, tenutosi a Bari dal 21 al 30 novembre presso il Centro Polifunzionale degli Studenti dell’Università degli Studi di Bari, ha chiuso i battenti. Un'esperienza straordinaria arricchita dalla grande partecipazione dei cittadini che, nell'arco delle dieci giornate, hanno potuto visionare le opere realizzate e partecipare agli incontri che si sono succeduti, partendo dall’emozioni provate con la visione del film documentario “Polvere - Il grande processo all'Amianto” che, impreziosita dalla presenza del regista Andrea Prandstraller, ha molto colpito i numerosi presenti ed offerto momenti di grande sensibilizzazione e riflessione, per passare ai convegni che ci hanno permesso di trattare il tema “inquinamento da amianto” e “mesotelioma pleurico”, la terribile patologia connessa all’inalazione di fibre d’asbesto, nelle loro sfaccettature più intime, per giungere alla serata conclusiva in cui la poetessa Raffaella Iannetti, coadiuvata dalla recitazione di Giusy Mendola, ha potuto rendere più chiaro il significato delle varie opere proposte.

In occasione del convegno del 27 novembre abbiamo apprezzato quanto una comunità scientifica stia dedicando il proprio operato per combattere e limitare la violenza del mesotelioma pleurico con grande consolazione per quanti ne sono colpiti e per le loro famiglie. Così come è stato prezioso sentire dalla voce del dott. Campobasso, in rappresentanza della Regione Puglia, ente patrocinante dell’intero evento insieme al Comune di Bari, alla Provincia di Bari e all’Università degli Studi di Bari, che il Piano Regionale Amianto sta ormai per vedere la luce, ma ancor di più, che sono stati reperiti i fondi necessari per completare il quadro economico necessario per i lavori di messa in sicurezza definitiva dell’area Fibronit, dopo i quali è prevista la realizzazione del Parco della Rinascita.

La notizia più bella che potevamo auspicare di avere in questa occasione, che fa coppia con l'ufficializzazione della imminente nascita della task-forceBari contro il Cancro” che si propone di diventare un supporto determinante al fianco dei cittadini baresi per affrontare non solo gli effetti della malattia e sostenerli nell'affrontare momenti difficili e così drammatici, ma essenzialmente di prevenirne la manifestazione delle patologie e di anticiparne i sintomi in modo da renderli più facilmente contrastabili.

L'evento Eternit(à) che oggi ci mettiamo alle spalle, ci consente di guardare al futuro con maggiore serenità e di poter affrontare il nemico terribile, qual è l’amianto, sapendo di non essere soli, ma che possiamo contare su una comunità vastissima di persone sensibili e disponibili a vincere questa battaglia.

Comitato Cittadino Fibronit
SIGEA sezione Puglia
Associazioni Familiari Vittime Amianto
Fabbrica degli Artisti

martedì 4 dicembre 2012

Decreto salva Ilva firmato dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Il ministro dell'Ambiente Corrado Clini esprime soddisfazione


Ciminiere convertitore reparto acciaierie Ilva Taranto
Foto Vincenzo De Palmis
Dopo la firma del decreto Salva Taranto da parte del Presidente Napolitano si rafforzano le norme per imporre il risanamento ambientale alle industrie più inquinanti, estendendo il modello Ilva a tutti i casi di emergenza ecologica e sanitaria. Lo prevede la stesura finale del decreto salva-Taranto firmato dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. 

«Ringrazio il presidente Napolitano per la grande attenzione con cui ha valutato e quindi firmato il decreto salva-Taranto: così il ministro dell’Ambiente, Corrado Clini, commenta il via libera del presidente».

Nella stesura finale, il testo estende a tutte le imprese di interesse strategico nazionale con più di 200 addetti, gli impegni al disinquinamento compresi il ricorso a sanzioni (fino al 10% del fatturato) e l’adozione di provvedimenti di amministrazione straordinaria in caso di inadempienza, e «rappresenta - osserva il ministro - non solo una risposta responsabile all'emergenza innescata dalla situazione dell’Ilva, ma indica una via replicabile in analoghi casi ove si ravvisino gravi violazioni ambientali e condizioni di pericolo per la salute pubblica. Il decreto ora rafforza il ruolo dell’autorizzazione integrata ambientale e dei piani di risanamento delle grandi industrie, a cominciare dall’acciaieria Ilva di Taranto».

Intanto a Taranto i cittadini contrari al dissequestro degli impianti e favorevoli alla definitiva chiusa dell'acciaieria rendono noto che «a meno di dodici ore dall’emanazione del decreto i legali dell'Ilva hanno depositato alla Procura di Taranto una istanza con la quale chiedono l’esecuzione di quanto contenuto nel decreto legge firmato dal presidente della Repubblica ed entrato in vigore ieri, consentendo così all’azienda di rientrare in possesso degli impianti sequestrati».

Pertanto «è urgente - fanno sapere i cittadini tarantini organizzati in comitati e associazioni - che domani partecipiamo tutti al sit-in davanti alla prefettura dalle ore 10,00 alle ore 17,00», per dimostrare ancora una volta la contrarietà della città, almeno di una parte sempre più consistente, a immaginare un futuro di acciaio e malattie.

04.12.2012
Vito Stano

Disastro nucleare a Fukushima: governo deciso a non aiutare le famiglie che vogliono lasciare la zona. Una petizione lanciata da una donna e mamma giapponese cerca di far cambiare la decisione del governo


I disastri naturali sono sempre più frequenti: la tromba d'aria che ha devastato gli stabilimenti Ilva di Taranto è soltanto l'ultimo episodio a noi vicino, ma soltanto qualche settimana fa la pioggia ha  creato molti danni in Toscana, nel Lazio e come non dimenticare il terremoto in Calabria, Emilia Romagna, all'Aquila e dintorni. Ma se guardiamo oltre lo steccato della penisola italica alla memoria tornano le scene apocalittiche dello tzunami che travolse lo Sri Lanka e il terremoto che ha fatto morti e distruzione in Giappone, a Fukushima. Proprio di Fukushima la rete si sta occupando con una petizione su Charge.org http://www.change.org/it/petizioni/governatore-di-fukushima-continui-ad-appoggiare-le-famiglie-che-vogliono-andarsene-da-fukushima per chiedere al governo di non interrompere i finanziamenti che permetterebbero a quanti vogliono abbandonare il territorio colpito dalle radiazioni fuoriuscite dal centrale nucleare a causa del terremoto. Lo strumento della petizione su internet è utilissimo ed è già in passato dato i suoi risultati. Di seguito la lettere scritta da una mamma giapponese che aveva deciso di portar via i due figli da Fukushima, ma che a causa della decisione del governo di non continuare con il programma di aiuti economici alle famiglie colpite corre il rischio di vedere i figli ammalarsi gravemente.


Mi chiamo Tokiko Noguchi e vivo a Fukushima, in Giappone. Ho una figlia a scuola e un figlio disabile. Il nostro piano era quello di andarcene da Fukushima il prossimo anno, quando mia figlia avesse finito la scuola, per paura degli effetti delle radiazioni sulla nostra salute. Ma la prefettura di Fukushima ha appena annunciato che il 28 dicembre ritirerà i sussidi concessi alle persone che vogliono andare a vivere al di fuori dell'area di Fukushima. Il giorno in cui ho saputo che il governo di Fukushima avrebbe smesso di fornire gli aiuti, ho ricevuto un’ altra cattiva notizia: i test del cancro alla tiroide di mio figlio avevano rivelato la presenza di tumori di piccole dimensioni. Sono molto spaventata e preoccupata per come le radiazioni della centrale stiano colpendo i miei figli.

Molte famiglie di Fukushima si trovano di fronte a un terribile dilemma: lasciare i propri figli a scuola con i loro amici, vulnerabili agli effetti delle radiazioni, o abbandonare quella che è stata la propria casa per generazioni e spostarsi in un altro luogo. Soltanto le sovvenzioni statali hanno finora permesso a molte famiglie di trasferirsi in un'altra area. In un recente sondaggio condotto a Fukushima, il 90% dei residenti hanno dichiarato di essere "abbastanza preoccupati" o "molto preoccupati" per l'impatto delle radiazioni sulla salute delle loro famiglie. E quasi la metà delle famiglie con bambini piccoli ha detto che vorrebbe uscire dalla zona di Fukushima per paura delle radiazioni. Sono molte le famiglie che, come la nostra, sono in attesa che i figli finiscano la scuola, a marzo, per andarsene. Per questo la decisione del governo di porre fine ai sussidi meno di un mese prima, è ancora più grave.

Il governo già aveva cercato di porre fine agli aiuti nel dicembre dello scorso anno, ma alla fine riesaminò la decisione dopo le proteste di molte persone. Quindi so che con il vostro sostegno possiamo cambiare la decisione del governo e aiutare molte famiglie a decidere se continuare o meno a vivere a Fukushima. Dopo il terremoto di Osaka nel 1995 erano stati concessi aiuti per 5 anni per l'alloggio delle persone colpite. È inaccettabile che meno di due anni dopo la tragedia di Fukushima, il governo intenda farla finita con i sussidi, soprattutto in questo caso, in cui le persone ancora soffrono di problemi di salute dovuti alle radiazioni.

Grazie per l'aiuto.
Tokiko Noguchi, Fukushima, Giappone

Parco Nazionale dell'Alta Murgia: un altro sequestro a nord di Bari


Nei giorni scorsi, in seguito alle normali attività di controllo del territorio e in materia di cave, gli uomini del Coordinamento Territoriale per l’Ambiente del Corpo Forestale dello Stato di Altamura e del Comando Stazione Forestale di Corato, hanno nuovamente riscontrato un deposito di ingenti quantitativi di terreno e altro materiale lapideo (capellaccio) proveniente dall’attività di coltivazione delle cave, all’interno della cava sita in località Barile del comune di Ruvo di Puglia, area  S.I.C. (Sito d’Interesse Comunitario) in parte ricadente nel Parco Nazionale dell’Alta Murgia, bene tutelato per legge ai sensi dell’art. 142 lettera f) del decreto legislativo 42 del 2004. Tali depositi, realizzati su terreni in parte pascolivi ed in parte boschivi, avevano raggiunto altezze notevoli tanto da modificare l’orografia del suolo e coprire totalmente gli alberi presenti nel pascolo e nella zona boscata, che risultava appositamente spianata e livellata per ricavarne apposito piazzale di deposito.

Dopo alcune indagini, partite già alcuni mesi fa, i forestali sono risaliti agli autori dei depositi, proprietari di parte del piazzale nel quale era avvenuto il deposito e di un’altra cava all’interno della quale erano in corso lavori di coltivazione; questi, originari di Trani, non avevano alcuna autorizzazione in merito ai lavori di trasformazione del territorio (piazzale per deposito) e a quelli di esercizio dell’attività di cava (scaduta nel 2009).

Pertanto, è stata accertata la realizzazione abusiva del piazzale con relativa distruzione della vegetazione pascoliva e boschiva, con modifica dello stato dei luoghi attraverso il cambiamento orografico e la destinazione d’uso delle aree naturali. Inoltre si è accertata l’attività abusiva di cavazione in area protetta senza le prescritte autorizzazioni regionali, il nulla osta dell’Ente Parco dell’Alta Murgia e le autorizzazioni paesaggistiche. Per la gravità dei fatti sopra esposti e per evitare la commissione di altri reati, l’intera area oggetto di lavori illeciti è stata sottoposta a sequestro preventivo. Denunciato all’Autorità Giudiziaria il rappresentante legale e proprietario della cava, responsabile dei depositi abusivi.

Nella stessa località ma su particella differente, i forestali hanno riscontrato la presenza di altra attività abusiva di cavazione da parte di altra ditta, eseguita in area protetta e senza le prescritte autorizzazioni regionali e paesistico ambientaliAnche in questo caso, visto il pericolo che la libera disponibilità delle cose  pertinenti al reato possa aggravare le conseguenze di esso ovvero agevolare la commissione di altri reati, l’area oggetto di lavori illeciti è stata sottoposta a sequestro preventivo ed è stato deferito all’A.G. il rappresentante legale della stessa ditta, originario di Trani.

(fonte Corpo Forestale dello Stato - Regione Puglia)