giovedì 6 dicembre 2012

I Paesaggi geologici della Puglia si mostrano al liceo Flacco di Bari


"Paesaggi geologici della Puglia" allestita presso il Fortino S. Antonio a Bari
Presso il Liceo Classico Statale “Q. Orazio Flacco” di Bari (Via Pizzoli, 58) dal 10 al 15 dicembre sarà possibile visitare la mostra fotografica sui "Paesaggi geologici della Puglia" realizzata dalla Sigea (Società Italiana di Geologia Ambientale) Sezione Puglia con il sostegno del Parco Nazionale dell'Alta Murgia. L’evento è organizzato dal Liceo Flacco di Bari con il Dipartimento di Scienze della Terra e Geoambientali dell’Università degli Studi di Bari Aldo Moro e la Sigea Sezione Puglia. La mostra, con didascalie delle foto in italiano e inglese, è stata presentata a una platea internazionale in occasione del VII Simposio internazionale sul patrimonio geologico che si è tenuto a Bari dal 24 al 28 settembre. Scopo dei curatori della mostra, è stato quello di stimolare la voglia di conoscenza attraverso la selezione di 60 opere che, possano, nel loro insieme, dare un’idea della straordinaria varietà del paesaggio geologico pugliese e dell'integrazione che le attività dell'umanità possano avere con esso.

Le opere raggruppate in tre sezioni, Paesaggi geologici o geositi, La geologia prima e dopo l'Uomo e Una occhiata al micromondo della geologia, sono una selezione di foto presentate per lo più da appassionati di foto naturalistiche e geologi professionisti, che hanno partecipato alle tre edizioni del concorso fotografico Passeggiando tra i Paesaggi Geologici della Puglia, iniziativa a cura della sezione pugliese della Sigea e dell'Ordine dei Geologi della Puglia. Questo set è arricchito da alcune immagini di fotografi professionisti come Cosmo Mario AndrianiFabrizio De DonatoMario De MatteoSaverio PerriniAntonio Sigismondi e Gianni Zanni.

La mostra sarà inaugurata il 10 dicembre alle ore 9,30 nell’Aula Magna del prestigioso liceo barese con un seminario che prevede il seguente programma.

Saluti
Antonio d’Itollo, Dirigente Scolastico Liceo Classico “Flacco”
Antonello Fiore, Società Italiana di Geologia Ambientale
Interventi
 “La Puglia: esempio di geodiversità” - Luisa Sabato, Università degli Studi di Bari
 “La geologia e l’uomo” - Vincenzo Iurilli, Università degli Studi di Bari
 “Il microcosmo della geologia” – Rafael La Perna, Università degli Studi di Bari

Seguirà il dibattito animato da docenti e studenti del Flacco.

La mostra sarà visitabile ogni giorno dalle ore 9,30 alle 12,30 e di pomeriggio dalle 16,00 alle 18,00 (escluso il sabato). Per informazioni e prenotazioni di visite guidate, rivolgersi al seguente recapito telefonico 080-5211809.

Liceo Classico Statale "Q. Orazio Flacco"
Via Pizzoli, 58 - 70123 Bari
Ingresso libero – Inaugurazione 10 dicembre ore 9,30
Periodo: 10 -15 dicembre 2012
Orario visite: 9,30 -12,30 e 16,00 - 18,00 (escluso sabato)
Visite guidate per le scuole su prenotazione: 080-5211809 - info@orazioflacco.it

(fonte Sigea Sezione Puglia)

mercoledì 5 dicembre 2012

Piano di recupero del territorio nazionale. Clini annuncia investimenti


I fiumi straripano, le colline franano, crollano palazzi storici e capannoni industriali scossi dai terremoti e intanto qualcuno ai piani alti, nei palazzi romani, inizia a discutere di messa in sicurezza del territorio.

Cassano delle Murge 25 ottobre 2005 - Foto Archivio Vito Stano
Durante la mattinata di oggi il ministro dell’Ambiente Corrado Clini ha reso noto che in futuro sarà «vietato abitare nelle zone ad altissimo rischio di alluvione», saranno previsti «lavori di manutenzione dei corsi d'acqua e di difesa dei centri abitati, ricupero dei terreni abbandonati, difesa dei boschi, protezione delle coste e delle lagune esposte all'innalzamento del mare, assicurazione obbligatoria per le costruzioni nelle zone a rischio di inondazione, riattivazione dei Bacini idrografici».
Questi alcuni punti delle linee strategiche per il Piano di adattamento ai cambiamenti climatici, la gestione sostenibile e la messa in sicurezza del territorio, linee strategiche che il ministro dell'Ambiente, Corrado Clini, ha inviato al Cipe (Comitato interministeriale per la programmazione economica). Il piano strategico sulla difesa del territorio dai rischi idrogeologici sarà discusso dal Cipe in una delle prossime sedute, d'intesa con i ministri delle Politiche agricole, delle Infrastrutture e dell'Economia e finanze.

«Il programma di difesa del territorio – si legge nella nota del Ministero – sarà finanziato usando una parte dei proventi, il 40%, delle aste per i permessi di emissione di anidride carbonica, proventi che la legge destina per almeno il 50% ad azioni contro i cambiamenti del clima. Un'altra quota delle risorse potrà venire dai carburanti, rimodulando diversamente gli oneri a parità di peso fiscale. Come misure urgenti, – continua – vengono finalmente attivate le Autorità distrettuali di bacino idrografico, le quali da sei anni avrebbero dovuto sostituire le vecchie Autorità di bacino soppresse dalla legge 152 del 2006; inoltre, divieto immediato di abitare o lavorare nelle zone ad altissimo rischio idrogeologico».

In particolare il documento prevede che ogni quattro anni venga aggiornato il Rapporto scientifico sui rischi dei cambiamenti climatici e che vengano aggiornati al 2013 i piani di assetto idrogeologico (Pai) delle Autorità distrettuali idrografiche. Le priorità di intervento sono per esempio limiti alle costruzioni nelle zone a rischio, il contenimento nell'uso del suolo, la manutenzione dei corsi d'acqua (con regimazione, pulizia degli alvei e altri lavori), il ricupero dei terreni abbandonati o degradati puntando sulle colture tradizionali e di qualità, la pulizia dei boschi usando il legname raccolto anche come biomassa per produrre energia pulita. Il diradamento dei boschi più fitti servirà anche a ridurre gli effetti degli incendi che, distruggendo le piante, minacciano anche la stabilità geologica. Nel caso delle foreste demaniali, il documento presentato dal ministro Clini propone per esempio di fermare i rimboschimenti fatti con pini e abeti d'importazione e di piantare invece alberi tradizionali della zona.

Un altro punto fondamentale sarà preparare le misure più idonee per difendere le coste dall'effetto dell'innalzamento del mare. «Le previsioni dei climatologi sono molto preoccupanti e risultano molto esposte al rischio di alluvione tutte le zone costiere dell'alto Adriatico, da Ravenna a Monfalcone, dove molti territori si trovano a quote inferiori al livello del mare», commenta il ministro. «Oggi quei terreni sono difesi e tenuti asciutti da un sistema di canali di scolo e di idrovore concepito fra l'800 e il '900, quando le piogge erano diverse e il mare non minacciava di diventare più alto». Il prelievo sui carburanti, secondo il ministro, non graverà sulla crescita economica perché sarà una rimodulazione, uno spostamento, «a parità di peso fiscale», osserva Clini.
L'assicurazione obbligatoria, infine, si rende necessaria «per consentire a chiunque viva o lavori nelle aree a rischio idrogeologico di avere la certezza del risarcimento in caso di danni, per ridurre i costi dei premi assicurativi e per non gravare sulle tasche di tutti gli italiani - conclude il ministro - attraverso i risarcimenti con fondi pubblici».

Dunque seppur in netto ritardo sulla tabella di marcia globale qualcosa sembra sia stia muovendo. Intanto le ultime immagini giunte da Taranto o soltanto quelle di qualche settimana fa dalla Toscana hanno inferto un altro duro colpo alla percezione del disastro in cui il Paese langue. E come se non bastasse a proposito di “disastri naturali” in questi giorni il quotidiano americano New York Times ha fatto riferimento alla gestione del dopo-terremoto che distrusse il centro storico de L’Aquila per dire agli americani come non si deve affrontare il dopo-Sandy, ovvero l’urugano che ha spazzato la East Coast. Certo non è edificante leggere notizie del genere su quotatissimi giornali esteri, ma è pur vero che non si può occultare o offuscare la dura realtà. Il dissesto idrogeologico della penisola italiana è il frutto di decenni di incuria e abbandono da parte degli organi deputati, che tradotto in soldoni significa che anziché prevenire i gravi rischi connessi al cambiamento climatico e alla cattiva gestione delle risorse naturali, si è  preferito derogare al buon senso, lasciando ampio spazio d’azione alle calamità. Il terremoto che ha avuto come epicentro L'Aquila, alle 3:32 del giorno 6 aprile del 2009, ha fatto registrare un magnitudo di 5,8 gradi Richter, e ha prodotto uno sciame di polemiche e accuse tradottesi soltanto qualche settimana fa in una sentenza di colpevolezza espressa dal Tribunale de L’Aquila per i membri della Commissione Grandi Rischi. «Siamo fortemente in disaccordo con quelle istituzioni scientifiche e con quei mezzi di comunicazione che continuano a travisare, in modo irresponsabile ed irragionevole, i capi di accusa e la sentenza del processo, influenzando il pubblico con infondati scenari», queste le parole con le quali l'Isso (Associazione internazionale sulla sicurezza sismica) ha espresso sostegno alla sentenza sbaragliando le polemiche. Gli scienziati, che aderiscono all'Isso, dopo aver valutato attentamente la situazione processuale, esprimono sostegno alla sentenza, emessa dal Tribunale de L'Aquila e manifestano l'auspicio di poter cambiare la situazione in Italia, con maggiore responsabilizzazione delle Istituzioni sulla valutazione del rischio sismico e sulla comunicazione del rischio alla popolazione, in modo da salvare migliaia di vite umane nel futuro (Vglobale.it).

In sintesi è ora di assumersi delle responsabilità e bandire la vituperata abitudine italiana di scaricare le colpe sulla Natura. Proprio il ministro della Coesione territoriale Fabrizio Barca ha risposto al critico d’arte del New York Times Michael Kimmelman dichiarando che «entro la fine dell’anno, il Cipe delibererà l’assegnazione di 2 miliardi per i progetti di ricostruzione dei centri storici abruzzesi colpiti dal sisma del 2009. Non si tratta – ha precisato Barca – di fondi nuovi, ma di fondi che già c’erano, ma non si potevano assegnare, perché mancavano i progetti. Il vero problema, nel caso aquilano, ma anche in altre vicende di ricostruzioni italiane, non è infatti – secondo il ministro – nella carenza finanziaria, ma piuttosto in una mancanza di capacità di progettazione e di coordinamento degli interventi, oltre che nella difficoltà di controllo».

Dall’esempio dell’Aquila, New York – chiosa Michael Kimmelman – dovrebbe apprendere che un evento catastrofico può rappresentare l’input per cambiare un territorio senza rincorrere progetti faraonici o idee irrealizzabili.

05.12.2012
Vito Stano

Sistemi di accumulo: un giro d’affari di oltre 4 mld di euro annui nel 2020


Comunicato stampa

Position paper di ANIE Energia: spingere su sperimentazione e sviluppo della filiera italiana

ANIE Energia ha presentato in anteprima il ‘Position paper sul ruolo dei Dispositivi di Accumulo Elettrochimico nei Sistemi Elettrici’ al collegio dell’Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas (AEEG) in occasione di un recente incontro. L’AEEG ha mostrato grande interesse ai contenuti dello stesso, in quanto i sistemi di accumulo sono già oggetto di una prima fase di regolazione, da parte dell’AEEG stessa, che dovrebbe avere implementazioni importanti in futuro.

"Con un giro di affari potenziale di oltre 4 mld di € annui nel 2020 - dichiara Matteo Marini, Presidente ANIE Energia – i sistemi di accumulo sono destinati ad avere un ruolo primario nel processo di ammodernamento tecnologico delle infrastrutture di rete ampliando la gamma di soluzioni volte a rispondere alle mutate condizioni di generazione, trasmissione, distribuzione e consumo dell’energia elettrica."

“L’Italia, a livello europeo, è il primo interprete dell’obiettivo di maggior sostenibilità ambientale della produzione elettrica e del nuovo paradigma di generazione diffusa e autoconsumo – continua Marini. Ed è per questo motivo che come ANIE Energia stiamo volgendo la nostra attenzione all’impiego dei sistemi di accumulo elettrochimico in un’ottica di valorizzazione della filiera italiana attraverso un’attenta programmazione coordinata delle politiche industriali con quelle energetiche e di attrazione di investimenti esteri.”

L’iniziativa promossa dall’ AEEG, consistente nel supportare progetti pilota in dispositivi di accumulo da parte dei gestori delle reti di trasmissione e distribuzione, basata su una remunerazione maggiorata dell’investimento, appare una delle possibili soluzioni per sostenere l’ulteriore fase di ricerca e sviluppo.

“Il tema cardine dei sistemi di accumulo elettrochimico – dichiara Nicola Cosciani, Presidente del Gruppo Sistemi di Accumulo della Federazione ANIE - consiste nel passare da una produzione per piccoli lotti legati a progetti dimostrativi ad una produzione massiva, cosa che consentirebbe un repentino abbassamento di costo. Sarebbe opportuno indirizzare l’utilizzo dei fondi strutturali dedicati e di fondi nazionali e comunitari per la ricerca e lo sviluppo tecnologico accanto ad un adeguato quadro normativo che consenta rapidamente l’avvio dei vari mercati, da quello degli utilizzi per utilities, al residenziale, alla nascita di operatori privati di servizi di flessibilità.”

(fonte Anie)

«Non siamo soli, possiamo contare su una comunità vastissima di persone sensibili e disponibili a vincere questa battaglia»: gli organizzatori di Eternit(à) si dicono soddisfatti dei risultati raggiunti

Trittico - Antonio Maria Fantetti

Eternit(à), l'evento che per la prima volta ha visto insieme un gruppo di artisti contemporanei, coordinati da Silvia Belviso, e associazioni che da anni si impegnano sul territorio per combattere l’inquinamento ambientale da amianto e le sue conseguenze, tenutosi a Bari dal 21 al 30 novembre presso il Centro Polifunzionale degli Studenti dell’Università degli Studi di Bari, ha chiuso i battenti. Un'esperienza straordinaria arricchita dalla grande partecipazione dei cittadini che, nell'arco delle dieci giornate, hanno potuto visionare le opere realizzate e partecipare agli incontri che si sono succeduti, partendo dall’emozioni provate con la visione del film documentario “Polvere - Il grande processo all'Amianto” che, impreziosita dalla presenza del regista Andrea Prandstraller, ha molto colpito i numerosi presenti ed offerto momenti di grande sensibilizzazione e riflessione, per passare ai convegni che ci hanno permesso di trattare il tema “inquinamento da amianto” e “mesotelioma pleurico”, la terribile patologia connessa all’inalazione di fibre d’asbesto, nelle loro sfaccettature più intime, per giungere alla serata conclusiva in cui la poetessa Raffaella Iannetti, coadiuvata dalla recitazione di Giusy Mendola, ha potuto rendere più chiaro il significato delle varie opere proposte.

In occasione del convegno del 27 novembre abbiamo apprezzato quanto una comunità scientifica stia dedicando il proprio operato per combattere e limitare la violenza del mesotelioma pleurico con grande consolazione per quanti ne sono colpiti e per le loro famiglie. Così come è stato prezioso sentire dalla voce del dott. Campobasso, in rappresentanza della Regione Puglia, ente patrocinante dell’intero evento insieme al Comune di Bari, alla Provincia di Bari e all’Università degli Studi di Bari, che il Piano Regionale Amianto sta ormai per vedere la luce, ma ancor di più, che sono stati reperiti i fondi necessari per completare il quadro economico necessario per i lavori di messa in sicurezza definitiva dell’area Fibronit, dopo i quali è prevista la realizzazione del Parco della Rinascita.

La notizia più bella che potevamo auspicare di avere in questa occasione, che fa coppia con l'ufficializzazione della imminente nascita della task-forceBari contro il Cancro” che si propone di diventare un supporto determinante al fianco dei cittadini baresi per affrontare non solo gli effetti della malattia e sostenerli nell'affrontare momenti difficili e così drammatici, ma essenzialmente di prevenirne la manifestazione delle patologie e di anticiparne i sintomi in modo da renderli più facilmente contrastabili.

L'evento Eternit(à) che oggi ci mettiamo alle spalle, ci consente di guardare al futuro con maggiore serenità e di poter affrontare il nemico terribile, qual è l’amianto, sapendo di non essere soli, ma che possiamo contare su una comunità vastissima di persone sensibili e disponibili a vincere questa battaglia.

Comitato Cittadino Fibronit
SIGEA sezione Puglia
Associazioni Familiari Vittime Amianto
Fabbrica degli Artisti

martedì 4 dicembre 2012

Decreto salva Ilva firmato dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Il ministro dell'Ambiente Corrado Clini esprime soddisfazione


Ciminiere convertitore reparto acciaierie Ilva Taranto
Foto Vincenzo De Palmis
Dopo la firma del decreto Salva Taranto da parte del Presidente Napolitano si rafforzano le norme per imporre il risanamento ambientale alle industrie più inquinanti, estendendo il modello Ilva a tutti i casi di emergenza ecologica e sanitaria. Lo prevede la stesura finale del decreto salva-Taranto firmato dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. 

«Ringrazio il presidente Napolitano per la grande attenzione con cui ha valutato e quindi firmato il decreto salva-Taranto: così il ministro dell’Ambiente, Corrado Clini, commenta il via libera del presidente».

Nella stesura finale, il testo estende a tutte le imprese di interesse strategico nazionale con più di 200 addetti, gli impegni al disinquinamento compresi il ricorso a sanzioni (fino al 10% del fatturato) e l’adozione di provvedimenti di amministrazione straordinaria in caso di inadempienza, e «rappresenta - osserva il ministro - non solo una risposta responsabile all'emergenza innescata dalla situazione dell’Ilva, ma indica una via replicabile in analoghi casi ove si ravvisino gravi violazioni ambientali e condizioni di pericolo per la salute pubblica. Il decreto ora rafforza il ruolo dell’autorizzazione integrata ambientale e dei piani di risanamento delle grandi industrie, a cominciare dall’acciaieria Ilva di Taranto».

Intanto a Taranto i cittadini contrari al dissequestro degli impianti e favorevoli alla definitiva chiusa dell'acciaieria rendono noto che «a meno di dodici ore dall’emanazione del decreto i legali dell'Ilva hanno depositato alla Procura di Taranto una istanza con la quale chiedono l’esecuzione di quanto contenuto nel decreto legge firmato dal presidente della Repubblica ed entrato in vigore ieri, consentendo così all’azienda di rientrare in possesso degli impianti sequestrati».

Pertanto «è urgente - fanno sapere i cittadini tarantini organizzati in comitati e associazioni - che domani partecipiamo tutti al sit-in davanti alla prefettura dalle ore 10,00 alle ore 17,00», per dimostrare ancora una volta la contrarietà della città, almeno di una parte sempre più consistente, a immaginare un futuro di acciaio e malattie.

04.12.2012
Vito Stano

Disastro nucleare a Fukushima: governo deciso a non aiutare le famiglie che vogliono lasciare la zona. Una petizione lanciata da una donna e mamma giapponese cerca di far cambiare la decisione del governo


I disastri naturali sono sempre più frequenti: la tromba d'aria che ha devastato gli stabilimenti Ilva di Taranto è soltanto l'ultimo episodio a noi vicino, ma soltanto qualche settimana fa la pioggia ha  creato molti danni in Toscana, nel Lazio e come non dimenticare il terremoto in Calabria, Emilia Romagna, all'Aquila e dintorni. Ma se guardiamo oltre lo steccato della penisola italica alla memoria tornano le scene apocalittiche dello tzunami che travolse lo Sri Lanka e il terremoto che ha fatto morti e distruzione in Giappone, a Fukushima. Proprio di Fukushima la rete si sta occupando con una petizione su Charge.org http://www.change.org/it/petizioni/governatore-di-fukushima-continui-ad-appoggiare-le-famiglie-che-vogliono-andarsene-da-fukushima per chiedere al governo di non interrompere i finanziamenti che permetterebbero a quanti vogliono abbandonare il territorio colpito dalle radiazioni fuoriuscite dal centrale nucleare a causa del terremoto. Lo strumento della petizione su internet è utilissimo ed è già in passato dato i suoi risultati. Di seguito la lettere scritta da una mamma giapponese che aveva deciso di portar via i due figli da Fukushima, ma che a causa della decisione del governo di non continuare con il programma di aiuti economici alle famiglie colpite corre il rischio di vedere i figli ammalarsi gravemente.


Mi chiamo Tokiko Noguchi e vivo a Fukushima, in Giappone. Ho una figlia a scuola e un figlio disabile. Il nostro piano era quello di andarcene da Fukushima il prossimo anno, quando mia figlia avesse finito la scuola, per paura degli effetti delle radiazioni sulla nostra salute. Ma la prefettura di Fukushima ha appena annunciato che il 28 dicembre ritirerà i sussidi concessi alle persone che vogliono andare a vivere al di fuori dell'area di Fukushima. Il giorno in cui ho saputo che il governo di Fukushima avrebbe smesso di fornire gli aiuti, ho ricevuto un’ altra cattiva notizia: i test del cancro alla tiroide di mio figlio avevano rivelato la presenza di tumori di piccole dimensioni. Sono molto spaventata e preoccupata per come le radiazioni della centrale stiano colpendo i miei figli.

Molte famiglie di Fukushima si trovano di fronte a un terribile dilemma: lasciare i propri figli a scuola con i loro amici, vulnerabili agli effetti delle radiazioni, o abbandonare quella che è stata la propria casa per generazioni e spostarsi in un altro luogo. Soltanto le sovvenzioni statali hanno finora permesso a molte famiglie di trasferirsi in un'altra area. In un recente sondaggio condotto a Fukushima, il 90% dei residenti hanno dichiarato di essere "abbastanza preoccupati" o "molto preoccupati" per l'impatto delle radiazioni sulla salute delle loro famiglie. E quasi la metà delle famiglie con bambini piccoli ha detto che vorrebbe uscire dalla zona di Fukushima per paura delle radiazioni. Sono molte le famiglie che, come la nostra, sono in attesa che i figli finiscano la scuola, a marzo, per andarsene. Per questo la decisione del governo di porre fine ai sussidi meno di un mese prima, è ancora più grave.

Il governo già aveva cercato di porre fine agli aiuti nel dicembre dello scorso anno, ma alla fine riesaminò la decisione dopo le proteste di molte persone. Quindi so che con il vostro sostegno possiamo cambiare la decisione del governo e aiutare molte famiglie a decidere se continuare o meno a vivere a Fukushima. Dopo il terremoto di Osaka nel 1995 erano stati concessi aiuti per 5 anni per l'alloggio delle persone colpite. È inaccettabile che meno di due anni dopo la tragedia di Fukushima, il governo intenda farla finita con i sussidi, soprattutto in questo caso, in cui le persone ancora soffrono di problemi di salute dovuti alle radiazioni.

Grazie per l'aiuto.
Tokiko Noguchi, Fukushima, Giappone

Parco Nazionale dell'Alta Murgia: un altro sequestro a nord di Bari


Nei giorni scorsi, in seguito alle normali attività di controllo del territorio e in materia di cave, gli uomini del Coordinamento Territoriale per l’Ambiente del Corpo Forestale dello Stato di Altamura e del Comando Stazione Forestale di Corato, hanno nuovamente riscontrato un deposito di ingenti quantitativi di terreno e altro materiale lapideo (capellaccio) proveniente dall’attività di coltivazione delle cave, all’interno della cava sita in località Barile del comune di Ruvo di Puglia, area  S.I.C. (Sito d’Interesse Comunitario) in parte ricadente nel Parco Nazionale dell’Alta Murgia, bene tutelato per legge ai sensi dell’art. 142 lettera f) del decreto legislativo 42 del 2004. Tali depositi, realizzati su terreni in parte pascolivi ed in parte boschivi, avevano raggiunto altezze notevoli tanto da modificare l’orografia del suolo e coprire totalmente gli alberi presenti nel pascolo e nella zona boscata, che risultava appositamente spianata e livellata per ricavarne apposito piazzale di deposito.

Dopo alcune indagini, partite già alcuni mesi fa, i forestali sono risaliti agli autori dei depositi, proprietari di parte del piazzale nel quale era avvenuto il deposito e di un’altra cava all’interno della quale erano in corso lavori di coltivazione; questi, originari di Trani, non avevano alcuna autorizzazione in merito ai lavori di trasformazione del territorio (piazzale per deposito) e a quelli di esercizio dell’attività di cava (scaduta nel 2009).

Pertanto, è stata accertata la realizzazione abusiva del piazzale con relativa distruzione della vegetazione pascoliva e boschiva, con modifica dello stato dei luoghi attraverso il cambiamento orografico e la destinazione d’uso delle aree naturali. Inoltre si è accertata l’attività abusiva di cavazione in area protetta senza le prescritte autorizzazioni regionali, il nulla osta dell’Ente Parco dell’Alta Murgia e le autorizzazioni paesaggistiche. Per la gravità dei fatti sopra esposti e per evitare la commissione di altri reati, l’intera area oggetto di lavori illeciti è stata sottoposta a sequestro preventivo. Denunciato all’Autorità Giudiziaria il rappresentante legale e proprietario della cava, responsabile dei depositi abusivi.

Nella stessa località ma su particella differente, i forestali hanno riscontrato la presenza di altra attività abusiva di cavazione da parte di altra ditta, eseguita in area protetta e senza le prescritte autorizzazioni regionali e paesistico ambientaliAnche in questo caso, visto il pericolo che la libera disponibilità delle cose  pertinenti al reato possa aggravare le conseguenze di esso ovvero agevolare la commissione di altri reati, l’area oggetto di lavori illeciti è stata sottoposta a sequestro preventivo ed è stato deferito all’A.G. il rappresentante legale della stessa ditta, originario di Trani.

(fonte Corpo Forestale dello Stato - Regione Puglia)

lunedì 3 dicembre 2012

Cece nero della Murgia: 40mila euro dalla Camera di Commercio di Bari per la valorizzazione. Cassano delle Murge liquida 5mila euro a Ferventazione per l'edizione 2012 Profumi e Sapori d'autunno


Foto fondazioneslowfood.it
«Gli ospedali chiudono. Monumenti, opere d’arte e siti archeologici languono. Le Province scompaiono. I Comuni tagliano i servizi sociali. Nell’Italia dei sacrifici e delle manovre lacrime e sangue, c’è ancora un’oasi dorata. Alla faccia della spending review e di chi si sbatte tutto il giorno per mettere il pranzo insieme con la cena, c’è ancora spazio per promuovere e valorizzare il cece nero, facendo piovere denaro come negli anni dell’inflazione a due cifre.

Dopo aver gratificato la Cna con 24mila euro per la partecipazione ad una fiera gastronomica a Bogotà, nel tentativo di avviare improbabili rapporti d’affari con la Colombia, la Camera di commercio di Bari stacca un assegno di 40mila euro alla Cia per un progetto di promozione e valorizzazione del cece nero. Questa volta non ci sarà una traversata transoceanica: l’iniziativa interesserà i comuni di Cassano, Acquaviva e Santeramo, nel tentativo di istituire un presidio Slow Food su questa varietà di legume un po’ in disuso.

Considerata la somma stanziata, dovrebbero subito cambiargli il nome. Altro che cece nero, con 40mila euro il cece diventa d’oro». 

http://bari.repubblica.it/cronaca/2012/12/02/news/valorizzazione_dei_ceci_neri_un_assegno_da_40mila_euro-47892894/

Con questo articolo Raffaele Lorusso del quotidiano la Repubblica si alza una luce su un'ambito che ha suscitato molto interesse nell'ultimo periodo: la scoperta e la valorizzazione del legume dimenticato dunque, secondo Lorusso, passa attraverso lauti finanziamenti della Camera di Commercio di Bari a fronte di tagli in tutti i settori della vita pubblica. Il «cece d'oro» in effetti ha goduto delle attenzioni degli amministrazioni locali, in questo caso ci occupiamo di Cassano delle Murge, i quali si sono spesi e hanno investito risorse per promuovere il legume risorto.

Ma quanti soldi ha investito il comune di Cassano delle Murge in questo progetto? L'ente ha finanziato convegni e sagre http://murgiambiente.blogspot.it/2012/10/cece-nero-di-cassano-tra-biodiversita-e.html - http://murgiambiente.blogspot.it/2012/10/il-cece-nero-di-cassano-e-la.html ed è notizia di oggi la determina di settore che liquida il finanziamento per la realizzazione della sagra Profumi e Sapori d'autunno:  Determinazione N° 215 Registro del 27/11/2012 Registro Generale N° 1104  Oggetto: Liquidazione contributo alla Associazione FERVENTAZIONE per organizzazione VII Edizione di 'Profumi e Sapori D'Autunno 2012' del 13 e 14 ottobre 2012

L'importo che il comune ha impegnato è di 5.000,00 euro, di cui 2.500,00 euro a titolo di contributo economico ed 2.500,00 euro a titolo di cofinanziamento,  da liquidarsi - si legge nella determina - a pervenimento di relativa richiesta con rendiconto delle spese; nelle determina si legge ancora che con «DGC n.119/2012 si prenotava una somma pari ad € 5.000,00 di cui € 2.500,00 sul capitolo 11738/306 “interventi mirati in agricoltura” ed € 2.500,00 sul capitolo 11750/583 “trasferimenti per iniziative diverse nel campo agricolo” del bilancio 2012».

Insomma con tempistica perfetta l'articolo di Raffaele Lorusso de la Repubblica ha coinciso con la messa in pagamento di euro 5mila euro a favore dell'associazione che ha organizzato il convegno sul cece nero tenutosi nel palazzo Miani-Perotti e la sagra Profumi e Sapori d'autunno. Una cosa è certa che da quando il termine crisi è iniziato a circolare negli ambienti della pubblica amministrazione a tutti i livelli, i contributi per cofinanziare o contribuire a realizzare un evento culturale, artistico e men che mai scientifico sono praticamente stati dirottati in gran quantità verso la dimensione territoriale: le sagre in effetti non si contano più e le piazze sono piene di commercianti felici di fare affari e amministratori compiaciuti di aver contribuito a realizzare quel che gli occhi registrano. La cultura è quindi diventata, ma già lo era, la cenerentola della programmazione, qualora se ne trovasse traccia. Una mostra d'una qualsiasi forma d'arte o un evento di dimensioni accettabili in cui non si mangia sta diventando il miraggio di molti, che pur di sfuggire al pensiero unico della valorizzazione del territorio emigrano quotidianamente in altre comuni neanche troppo lontani per parlare, godere, confrontarsi non davanti ad un piatto o un bicchiere, ma soltanto una tela o una fotografia o una scultura o un'installazione.

Chissà se riusciremo nuovamente a parlare... senza la bocca piena.

03.12.2012
V.S.

Sequestro di un immobile nella zona 2 del Parco dell'Alta Murgia


Dopo accurate indagini, i Comandi Stazione del Corpo Forestale dello Stato di Ruvo di Puglia e di Corato, in data 28 novembre hanno operato il sequestro di un immobile in corso di realizzazione,  in località “Boschigni” dell’agro di Corato (Ba), ricadente nella zona 2 del Parco Nazionale dell’Alta Murgia.

Gli accertamenti hanno acclarato che la nuova costruzione in realtà derivava dalla integrale demolizione e ricostruzione di una preesistente. I lavori erano corredati da una Segnalazione certificata di inizio attività (Scia) illegittima per la carenza a monte del rilascio dei titoli paesaggistico ambientali e in più inefficace per le mendaci asseverazioni sottoscritte in particolare dal tecnico incaricato che dichiara l’assenza di vincoli paesaggistico-ambientali nell’area in questione e altrettanto artatamente documentava l’intervento come di restauro conservativo non soggetto all’iter di autorizzazione paesaggistica/ambientale, il tutto per  approdare alla realizzazione di un manufatto diverso dal preesistente, con una maggiore cubatura, eludendo le relative procedure autorizzative con quella speditiva della Scia. 

Gli accertamenti condotti hanno esattamente inquadrato l’intervento rientrante tra quelli di ristrutturazione edilizia mediante demolizione e ricostruzione che portano ad un organismo diverso dal precedente per sagoma, prospetti e volume, ma in ogni caso che deve essere preceduto dal rilascio dei titoli paesaggistico-ambientali.

Di particolare gravità è apparso il comportamento del tecnico progettista che per celare l’aumento di volume ha abilmente documentato una situazione preesistente diversa dalla realtà.

Dopo l’esecuzione del sequestro preventivo si procederà a depositare alla Procura della Repubblica di Trani la relativa comunicazione di reato a carico del committente dei lavori, del progettista e direttore dei lavori e del costruttore.

(fonte Corpo Forestale dello Stato - Regione Puglia)

«Chiunque vinca le primarie dovrà decidere se vuole interloquire con noi o preferisce fare patti con i conservatori»: Antonio Di Pietro allunga una mano al vincitore delle primarie

«Noi dell’Italia dei Valori ci facciamo artefici, senza alcuna mira egemonica, con spirito di servizio nei confronti del Paese e del centrosinistra, di un percorso che porterà alla sintesi di tutte le correnti che si stanno muovendo in questa grande area. Raccogliamo volentieri l’appello lanciato ieri da Alba e dal cartello Cambiare si può al teatro Vittoria di Roma. Guardiamo con gradissimo interesse all’assemblea del Movimento Arancione, che si terrà il 12 dicembre. Sappiamo che ci sono importanti forze sociali che sperano nella nascita di un progetto politico anti-montiano deciso a governare e cambiare le cose, non solo a urlare e protestare.
Nella nostra assemblea del 15 dicembre, noi dell’Italia dei Valori ci mettiamo a disposizione per la nascita di questo progetto politico. Chiunque vinca le primarie di oggi (Bersani, ndr) dovrà decidere se vuole per interlocutore quest’area o preferisce fare patti con i conservatori. Da questo, più che da mille discorsi, si capirà se il Pd e Sel vogliono la continuità o la discontinuità con la disastrosa esperienza del governo Monti» (Antonio Di Pietro).

Queste sono le parole del presidente dell'Italia dei Valori che, alla luce della vittoria delle primarie del centro-sinistra del segretario del Partito Democratico Pierluigi Bersani, si attestano in un angolo, in attesa che Bersani e Vendola soprattutto decidano e rendano pubbliche le scelte: fare un accordo con l'Udc di Casini o guardare nettamente a sinistra, verso l'alternativa rappresentata da Rifondazione Comunista, Italia dei Valori, il movimento  politico si sinistra Alba (Alleanza Lavoro Beni comuni Ambiente) e da tutti quei soggetti che  si potrebbero vestire di arancione, vedi il sindaco di Napoli Luigi De Magistris; da ultimo è spuntato anche il nome, circolato a lungo, del procuratore aggiunto di Palermo Antonio Ingroia. Chissà.

Per il momento Bersani e il Pd non si esprimono; intanto il mondo dei delusi, i militanti, tantissimi, stanchi dei compromessi e tutti coloro che vedono a sinistra l'alternativa per uscire dalla crisi e rifondare una civiltà che si sta sfaldando sotto gli sguardi compiaciuti di molti politici e affaristi di lungo corso, aspettano con ansia la strategia da adottare. Il motto è Cambiare si può, tutti assieme per costruire un domani migliore in una società più giusta e solidale, che sappia guardare davvero alle sfide del terzo Millennio.

03.12.2012
Vito Stano