venerdì 26 ottobre 2012

Cinghiali a rischio caccia nel Parco Nazionale dell'Alta Murgia


Il comando stazione di Ruvo di Puglia (Ba) in data 22 ottobre durante il servizio di perlustrazione dell’area boscata di “Torre dei Guardiani” in agro di Ruvo di Puglia, ricadente nella zona 1 del Parco Nazionale dell'Alta Murgia ha riscontrato la presenza a margine del bosco lungo i muri a secco di confine di numerosi “lacci”, atti alla cattura di cinghiali. Tale congegni rudimentali, fabbricati con cavi d’acciaio di diverso diametro, terminati con un cappio realizzato mediante un nodo scorsoio erano stati abilmente allocati lungo i percorsi abituali dei cinghiali e fissati alla base delle stesse roverelle. Il sistema permette di catturare, crudelmente i selvatici che rimangono strozzati all’interno dello stesso cappio in modo alquanto silenzioso, ovviando all’uso delle armi, in modo da sfuggire a qualunque controllore allertato dagli eventuali spari, dell’arma utilizzata.

La pratica pertanto è illegale, ovunque essa viene perpetrata e soprattutto nel Parco Nazionale dell'Alta Murgia ove vige il divieto di introduzione di ogni sistema per predare i selvatici di cui in ogni caso nell’area protetta è vietato in modo assoluto l’abbattimento.

Stante la pericolosità dei congegni, anche per l’uomo e al fine di prevenire ulteriori uccisioni di animali anche di specie protetta, come accaduto in precedenti episodi, gli agenti della Forestale hanno provveduto alla rimozione dei congegni è a porli sotto sequestro, informando la Procura della Repubblica di Trani. Seguiranno indagini volte alla scoperta dei responsabili.

(fonte Corpo Forestale dello Stato - Regione Puglia)

"La magistratura ha fatto la cosa giusta, ma la produzione non può fermarsi": parla un operaio dell'Ilva


Intervista a cura di Vito Stano

Il rapporto “Sentieri” presentato a Taranto dal ministro della Salute Renato Balduzzi è stato un momento di svolta, i dati ivi contenuti hanno raccontato una realtà inconfutabile: percentuali altissime di casi di tumore e la particolarità di questa strage silenziosa è che a subire il maggior danno sono le donne. Adesso nessuno può più insistere col muro contro muro. I danni ci sono e nessuno può più pensare di smentirli. Dalla decisione della magistratura di sequestrare gli impianti a caldo della “fabbrica” le cose sono irreversibilmente cambiate; ad oggi operai e ambientalisti, per quanto attestati su posizioni diverse, sono comunque più vicini. Addirittura molti operai riconoscono le ragioni degli ambientalisti e dei comitati tarantini per la salute. Di questo cambio di rotta ne abbiamo parlato con un operaio dell’Ilva, il quale per ragioni di tutela ha preferito restare anonimo.
Come stai vivendo questi giorni convulsi? Non hai paura delle probabili conseguenze sulla salute non solo degli operai, ma anche di molti cittadini ignari residenti a Taranto?
Sicuramente questa situazione la vivo con apprensione. La magistratura sta facendo bene, perché questi problemi ci sono da tanto tempo. Comunque noi lavoriamo come sempre, perché ci teniamo al nostro lavoro e lo facciamo con piacere. E anche perché ogni dodici del mese ci arriva lo stipendio. È una sicurezza. Con tutto questo clamore, ci siamo chiesti se lo stipendio sarebbe comunque arrivato puntuale.
Ed è stato così?
Sì.
Avete avuto paura che l’azienda facesse una sorta di ritorsione sul salario?
Sì, però così non è stato. Tutto è stato nella norma.
Cosa pensavate voi operai prima che questa situazione esplodesse?
Personalmente non ci pensavo per niente. Si vive così alla giornata. Non pensando a ciò che l’Ilva causa. Perché nessuno ce l’aveva messo in testa, non se n’è mai parlato.
Quindi c’era un vuoto da questo punto di vista andavate a lavorare senza preoccuparvi di nulla?
Sì nessuno ce ne ha mai parlato, neanche il sindacato. Questa è stata una pecca, perché il sindacato non ha detto nulla?
Perché?
Sono corrotti. È evidente che sono corrotti.
Questa situazione come ha inciso sui rapporti all’interno della fabbrica?
Sicuramente all’interno siamo più vicini. Prima se veniva il tuo capo reparto e ti diceva di fare qualcosa non potevi rifiutare, altrimenti venivi trasferito da un’altra parte. Adesso le cose sono cambiate, ci pensano di più, prima di fare qualcosa del genere. Io parlo di questi episodi perché a livello ambientale la mia situazione non è difficile.
In quale reparto lavori?
Io lavoro al Pla, cioè produzione lamiere. Dove fanno la lamiere che vanno al tubificio. L’area a caldo, composta da acciaieria, altoforni, cokerie e parchi minerali, è quella dove si concentrano i problemi ambientali più importanti.
Quindi gli ambientalisti non avevano torto? Le posizioni degli operai e dei comitati cittadini sono oggi più vicine?
Ritengo che gli ambientalisti hanno ragione. Quindi per noi operai, ma questo vale anche a livello di dirigenti, capi reparto e ingegneri, l’azienda si deve attivare per proteggerci, per farci lavorare bene senza correre il rischio che tra dieci anni… Purtroppo ho già vissuto situazioni di lutti di colleghi che sono morti di tumore o d’infarto sul posto di lavoro o a casa. Sabato scorso un collega è morto d’infarto, a casa però.
E la causa è da ricercarla nel tipo di lavoro che faceva?
Forse sì. Forse sarà stato causato dallo stress dei turni, credo.
Dove lavorava?
Nello stesso reparto in cui lavoro io, alla produzione lamiere, su un carro ponte.
È un lavoro pesante?
Sicuramente è un lavoro di responsabilità, perché sotto di te lavorano altri operai. Devi tenere gli occhi aperti, sempre. È bene dire che il lavoro sulle gru non ti stanca fisicamente, ma mentalmente. Il livello di concentrazione deve essere sempre alto. E questo provoca molto stress.
Dunque la situazione lavorativa non è delle più facili. Inoltre il rischio di scoprire in futuro di avere una brutta malattia non ti ha mai fatto pensare di lasciare?
Sinceramente no, perché comunque il lavoro all’Ilva è una sicurezza economica. E poi non è che in fabbrica muoiono così tante persone.
Sul posto di lavoro per incidenti magari no, però molti hanno scoperto di avere tumori o altre malattie direttamente collegate all’ambiente in cui avevano vissuto?
Diciamo che non ci pensi… è meglio non pensarci.
E la vita continua, cantava Vasco Rossi. Ci si assume il rischio di andare a lavorare.
Pensi che a te non succederà niente di brutto e vai avanti.
Ritornando ai sindacati, tu sei iscritto ad un sindacato?
Si, alla Uilm.
Che in questa vertenza si è schierata contro la magistratura.
No, contro la magistratura no; perché ciò che sta facendo la magistratura è giustissimo. Quello che non condividiamo pienamente con la magistratura è la decisione di chiudere la fabbrica per modernizzare gli impianti.
Cioè l’Ilva non si deve fermare?
No, non deve chiudere, deve continuare a produrre.
Perché?
Per vari motivi: se chiudi a noi lavoratori dove ci metti? La cassa integrazione hanno detto che non c’è, quindi c’è la mobilità. Oppure si parla di messa in libertà: cioè si va a casa senza lavoro, ma si resta comunque dipendenti Ilva in attesa che la situazione si sblocchi. Di questo si sta parlando in azienda. E poi se non produci perdi il mercato e come lo riprendi il mercato che avevi tra quattro, cinque o sei anni? Quattro o cinque miliardi di investimento come li recuperi? A prescindere dal fatto se loro (la proprietà dell’Ilva, Ndr) se li sono già guadagnati… sicuramente hanno guadagnato anche di più.
La Uilm e la Fim sono sulle stesse posizioni.
Sì, far fermare gli impianti poco per volta, continuando a produrre. Così come ha detto il ministro dell’Ambiente Clini. Personalmente condivido la posizione del mio sindacato (Uilm, Ndr).
Parliamo del sindacato e di quello che fino a ieri faceva. Si sentiva la presenza del sindacato?
No, non la sentivi per niente. Lo sentivi solo quando c’era da fare uno sciopero, non lo vedevi mai in giro. A parte la Cgil, più presente per un periodo rispetto agli altri. Adesso con questa situazione è uscito il sindacato. Per farmi capire meglio voglio raccontare un episodio. Noi abbiamo lottato per ottenere il cambio tuta, cioè quel tempo durante il quale l’operaio si cambia l’abbigliamento, aspetta l’autobus interno che ti porta al reparto e poi di nuovo allo spogliatoio alla fine del turno. Questo tempo fino a poco tempo fa non era retribuito. Noi abbiamo fatto qualche sciopero, ci siamo fatti sentire. E siamo arrivati a un accordo: tutti e tre i sindacati, se non erro, sono partiti da cinque euro di retribuzione in più al giorno e cinque-sei mila euro di arretrati, per gli ultimi dieci anni di lavoro, per ogni operaio.
Com’è andata a finire?
Ci sono state varie trattative tra azienda e sindacati, la Cgil s’è fatta fuori e siamo arrivati a un euro e novanta centesimi al giorno e millesettecentocinquanta euro di arretrati. Da come erano partite le richieste a quello che i sindacati hanno ottenuto c’è una bella differenza. Perché?
Appunto perché?
Perché i sindacati hanno “mangiato”. Noi questo accordo lo abbiamo firmato da ignoranti, così vogliamo essere chiamati, perché credevamo che il sindacato ci stesse proteggendo invece ce l’ha messo a quel posto! Abbiamo firmato a gennaio, a febbraio invece gli operai dell’Ilva di Genova hanno avuto cinque euro al giorno e circa cinque mila euro di arretrati. Perché?
Perché?
Perché lì hanno le palle. Perché il sindacato lì non è corrotto come il nostro.
Magari anche gli operai hanno una maggiore coscienza.
Sicuramente, ma anche più coraggio.
Forse anche perché la situazione al nord è tale da far sentire gli operai meno sotto scacco.
Da noi si diceva che se non accettavi l’accordo ti creeranno problemi. Queste erano le voci che giravano. Ti sposteranno in aree dove sarai sottoposto a maggiore stress. Cose di questo genere. Quindi siamo stati anche costretti a firmare. Molti non hanno firmato e sono andati per vie legali: e poi si sono ritirati perché il gioco non valeva la candela.
Della serie prendi i soldi e zitto.
Sì. Fai conto che non ti spettavano e hai avuto millesettecentocinquanta euro così dal nulla, regalati. Questo episodio dice bene chi è e cosa faceva il sindacato in azienda prima che succedesse quello che tutti adesso sappiamo.
Non si era mai visto che caschi rossi e caschi bianchi (operai e impiegati) si unissero per un destino comune. Quale è stata la scintilla?
Inizialmente per garantire il posto di lavoro. Durante i primi scioperi eravamo uniti contro la magistratura. Però poi le numerose notizie fuoriuscite e le intercettazioni in cui politici e giornalisti, preti e vescovi dicevano di tutto e di più... Cose impensabili, nessuno di noi immaginava tutto questo. Dopo tutte quelle notizie abbiamo riconosciuto che la magistratura aveva ragione.
E invece per quanto riguarda la sicurezza sul posto di lavoro ci sono stati progressi?
L’azienda su questa questione ha fatto qualcosa di giusto, mettendoci in condizione di non subire più troppi infortuni.
In che modo?
Istituendo il Sil, cioè un organismo che si occupa della sicurezza interna. Inoltre l’azienda ha istituito un premio di cento euro, se non sbaglio, che ogni operaio riceve quando gli infortuni mensili nel proprio reparto sono inferiori a quaranta. 
Uno strumento utile a far alzare il livello di attenzione.
Questa piccolezza ci fa tenere ancora di più gli occhi aperti. Ma non c’è solo questo: anche a livello di macchinari oggi c’è più sicurezza.
Lo “Speciale Taranto” che ospitiamo sul blog è iniziato con la recensione di “Invisibili” libro scritto a due mani da Fulvio Colucci e Giuse Alemanno. Ti senti anche tu invisibile agli occhi della città?
No, io non la sento lontana anzi, anche perché se Taranto perde l’Ilva perde anche un giro economico non indifferente. Per questo bisogna mettere in condizione la fabbrica di non inquinare, perché così non si può andare più avanti.
Nel libro “Invisibili” Alemanno racconta che gli operai giocano a calcetto in una struttura messa a disposizione dall’azienda anziché parlare di politica. È vero?
C’è una struttura a Taranto che è dell’azienda e che la stessa l’ha ceduta al sindacato. Lì i sindacalisti e i loro famigliari possono giocare, riunirsi e fare mangiate, non gli operai. Tutto ciò serve a farli stare in silenzio, come hanno fatto fino a pochi mesi fa.
Quindi si può dire che il sindacato era l’alleato interno della proprietà?
Sì, l’alleato fondamentale.
Invece i tuoi famigliari, tua moglie, i tuoi amici cosa pensano? Cosa ti dicono?
È una situazione brutta, perché per un genitore o per una moglie sapere che il proprio figlio o il proprio marito possa perdere il posto di lavoro non è una cosa bella. Speriamo che la situazione si risolva al meglio, speriamo che l’azienda investa. Noi aspettiamo che qualcuno ci comunichi quello che sta succedendo. Noi non sappiamo niente, la proprietà non sta a Taranto. Quello che sappiamo lo leggiamo sui giornali.

giovedì 25 ottobre 2012

Gherardo Colombo al liceo Da Vinci per parlare di regole ai più piccoli

Gherardo Colombo - Foto Wikipedia
Parlare di legalità non è facile quasi mai, figuriamoci se chi ascolta è giovanissimo e certe cose le ha viste magari solo al cinema o alla televisione. Per parlare di regole e di come queste possono contribuire a seminare il valore della legalità nelle menti confuse e iperdinamiche dei giovani di oggi, un magistrato in pensione, uno dei componenti del pool milanese che scrisse la narrazione di Mani pulite, ha deciso di girare l'Italia e spiegare alcuni concetti fondamentali con le parole giuste. 

Il giudice Gherando Colombo nel suo girovagare per scuole e auditorium domani 26 ottobre farà tappa a Cassano delle Murge, presso il liceo classico-scientifico Leonardo Da Vinci. L'incontro è previsto per le 9,00. Il magistrato presenterà il suo ultimo libro "Le regole raccontate ai bambini", edito da Feltrinelli.

L'incontro è frutto dell'iniziativa della presidente della commissione Cultura in seno al consiglio comunale Giulia Masiello. È prevista la partecipazione della sindaco di Cassano delle Murge Maria Pia Di Medio.

25.10.2012
V.S.

Alfano e Casini inquietanti come zombi

Messaggi subliminali inquietanti durante un servizio del telegiornale de La7. Angelino Alfano e Pierferdinando Casini come zombi appaiono e scompaiono nel giro di un secondo e se il telespettatore non è avvisato l'occhio non lo percepisce. 

Non si comprende per quale motivo i responsabili del servizio abbiano fatto questa scelta, fatto sta che è perlomeno curioso che un telegiornale di livello possa fare una scelta del genere. 

Pare che i fotomontaggi siano frutto di una campagna ideata tempo addietro da parte dell'Italia dei Valori. Satira e politica vanno insieme da sempre, ma inserire messaggi subliminali nei tg, come fossero film hollywoodiani, è proprio una novità. 


25.10.2012
Vito Stano   

mercoledì 24 ottobre 2012

Museo della Fotografia di Bari: l'incontro con Antonella Russo ha fatto registrare il pienone

Il terzo anno è iniziato ieri e l'entusiasmo dei partecipanti è già palpabile. Ad ascoltare Antonella Russo, che ha inaugurato con la sua relazione sulla storia culturale della fotografia italiana gli incontri dell'anno accademico 2012-2013 del Museo della Fotografia del Politecnico di Bari, non solo studenti del Politecnico ma moltissimi appassionati di fotografia calamitati dalla grande qualità offerta dal Museo. Prima della relazione di Antonella Russo, c'è stata l'inaugurazione con l'intervento delle massime autorità del Politecnico e del direttore del Museo Pio Meledandri.
Di seguito il documento video relativo all'incontro.

di Vito Stano

martedì 23 ottobre 2012

Fiera di Rimini - Le buone pratiche: arrivare alla stazione ferroviaria interna al quartiere ed effettuare il pre-accredito online


Tutti in treno a Rimini Fiera. È il mezzo di trasporto più conveniente e coerente con lo spirito dei tre saloni dedicati all’ambiente in programma dal 7 al 10 novembre: 16° Ecomondo, 6° Key Energy, 5° Cooperambiente, oltre agli Stati Generali della Green Economy promossi dal Ministero dell’Ambiente.

Oltre il 20% dei visitatori di Rimini Fiera usa già la linea ferroviaria, sulla direttrice Milano-Bari, per poi fermarsi alla stazione Rimini Fiera, a 50 metri dall’ingresso sud del quartiere. Per verificare gli orari: www.riminifiera.it/stazione.
L’utilizzo della stazione ferroviaria interna in questi anni ha prodotto notevoli vantaggi: per i visitatori, che ottimizzano il loro tempo al meglio, ma anche per l’ambiente, con sollievo per il traffico veicolare e per la qualità dell’aria.

Una volta in fiera, per evitare code ai varchi di accesso è consigliato di accreditarsi online, stampare direttamente il proprio biglietto o il proprio invito per presentarlo ai tornelli. Tutte le modalità sono illustrate sul sito www.ecomondo.com

Infine, per tutti coloro che sui social network seguono gli eventi di Rimini Fiera dedicati alla green economy è riservato un biglietto omaggio dotato di un codice per l’ingresso gratuito in fiera, svelato e promosso proprio su Facebook, Twitter, LinkedIn e Google+.

(fonte ecomondo.com)

L'America a Pomigliano d'Arco - Felice Di Leo presenta domani il suo libro a Santeramo

La crisi occupazionale è come un cappio stretto intorno al collo di milioni di persone. Il tempo presente, come un boia d'altri tempi fa cadere le teste dei condannati nel cesto di vimini, taglia la vita, la spezzetta, l'atomizza e il girone infernale si affolla sempre di più. Cassintegrati, disoccupati, inoccupati, precari, a chiamata, a progetto, part time: così si chiamano i condannati dell'inferno targato secondo millennio.

Di questi temi tanto se ne parla, ma troppe volte con superficialità e demagogia. 
Il caso raccontato nel volume "L'America a Pomigliano D'Arco. Questa è l'Italia che piace meno" scritto da Felice Di Leo, operaio, sindacalista della Cgil e dirigente provinciale di Rifondazione Comunista, con prefazione di Giorgio Cremaschi, dal 2010 presidente del Comitato centrale della Fiom - Cgil, è invece un'analisi interessante con una visione che si potrebbe definire dall'interno. Il fatto che l'autore sia un'operaio avvalora senza dubbio la sua prospettiva. 

Di Leo racconta la vicenda di Pomigliano cui molto si è scritto, ma di cui a causa della lontananza geografica forse troppo poco se ne ricorda. Pertanto per analizzare la situazione del mondo del lavoro in generale partendo dal caso oggetto del libro, nel pomeriggio di domani 24 ottobre a Santeramo in Colle, presso la Sala del Cenacolo in largo Convento, alle ore 18,30 inizierà la presentazione del volume con l'autore, con Nico Disabato (segretario generale Nidil Cgil Bari), Vito Leo (coordinatore Sel di Santeramo in Colle), Antonio Pepe (segretario generale Fiom Cgil Bari) e Michele Ventricelli (consigliere regionale Sel). 
L'iniziativa è stata organizzata dal circolo "A.Gramsci" Sel di Santeramo in Colle.

23.10.2012
Vito Stano

lunedì 22 ottobre 2012

Truffa aggravata e infrazioni su etichettatura e rintracciabilità - Nei guai imprenditore molfettese


In data 5 ottobre il personale del Corpo Forestale dello Stato del Comando Stazione di Ruvo di Puglia (Ba) ha operato, su delega della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Trani, il sequestro, per equivalente patrimoniale, di un frantoio oleario di un noto imprenditore agricolo, sito a Molfetta (Ba).

L’ipotesi di reato contestata è quella di cui all’art. 640 bis del Codice Penale, ossia truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche

Nello specifico si tratta del premio relativo al cosiddetto “regime di pagamento unico” previsto dal Reg. CE n. 73/2009 che, insieme al precedente Reg. n. 1782 del 2003, ha rivoluzionato la Pac (politica agricola comune).

Dalle indagini condotte dagli agenti della Forestale di Ruvo di Puglia si è scoperto che il noto imprenditore proprietario/conduttore di diversi terreni, per lo più oliveti, si era procurato indebitamente, nell’arco temporale 2006-2011, un premio di oltre 180mila euro e altrettanto si accingeva a fare per l’annata agraria in corso. 
La truffa consisteva nell’includere, nelle relative istanze annuali di premio, superfici di terreni non proprie che egli attestava falsamente di condurre in comodato. Il reg. CE n. 73/09 prevede che  qualora la superficie “illegale” superi il 20% dell’intera superficie condotta, si applica la decadenza totale del premio per tutte le annate in cui è avvenuta la fruizione.

Le indagini hanno quindi rilevato, a carico dell’imprenditore, l’ipotesi di truffa su indicata, materializzata mediante l’uso di atti falsi, con riferimento al titolo di conduzione, e di artifici e raggiri consistiti nel creare su detti terreni uno stato minimo di coltivazione, introducendosi arbitrariamente, per la regolare fruizione degli aiuti.
A completamento della fase di accertamento sulla truffa il C.S. di Ruvo ha notificato all’indagato una sanzione amministrava ai sensi della L. 898/86 pari alla somma illecitamente percepita.

Altra attività di controllo è stata effettuata dal personale del Nucleo Agroalimentare del Corpo Forestale, sull’attività di vendita di prodotti agricoli tal quali e trasformati da parte dell’indagato, accertando diverse infrazioni alla normativa sulla rintracciabilità e l’etichettatura, per un ammontare di 10mila euro. Le indagini sono state coordinate dal Sostituto Procuratore Dr. Antonio Savasta, mentre l’ordinanza di sequestro è stata messa dal Gip del Tribunale di Trani D.ssa Margherita Grippo su richiesta dello stesso sostituto procuratore. Il Corpo forestale delegato all’esecuzione si è avvalso di un ausiliario di Polizia giudiziaria al fine dell’esatta stima dei beni sequestrati per la concorrenza dei 180mila euro. Le indagini sulla regolare fruizione degli aiuti comunitari nel settore agricolo continueranno da parte del Corpo Forestale dello Stato.

(fonte Corpo Forestale dello Stato - Regione Puglia)

Abusivismo edilizio e violazione del Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio - Operazione congiunta in agro di Putignano


In data 10 ottobre gli uomini del Comando Stazione del Corpo Forestale dello Stato di Noci (Ba), in un operazione congiunta con la Polizia Municipale di Putignano tesa a contrastare il fenomeno dell’abusivismo edilizio, hanno sottoposto a sequestro penale un fabbricato allo stato di rustico, della superficie di circa 200mq, con uno scavo di circa 500mq realizzato in prossimità dell’edificio, sito in agro di Putignano (Ba) alla contrada “Femminamorta”.

Le opere edilizie in corso, consistenti nella ristrutturazione di un vecchio fabbricato rurale mediante la demolizione parziale di parte di esso e nella ricostruzione di nuovi corpi di fabbrica con struttura in cemento armato, oltre a determinare una trasformazione urbanistica ed una modifica dell’aspetto esteriore del territorio, si stavano effettuando in totale difformità rispetto al titolo abilitativo rilasciato dal Comune di Putignano a seguito della realizzazione di una maggiore volumetria rispetto a quella consentita e senza la direzione di un tecnico abilitato. Risultava inoltre che erano state realizzate anche opere completamente abusive quali la demolizione totale di locali rurali ad uso deposito di vecchia edificazione e, in corrispondenza dell’area di sedime, la realizzazione di un ampio scavo.

Poiché il complessivo intervento edilizio è stato realizzato in assenza dell’Autorizzazione Paesaggistica, imprescindibile in quanto ricadeva in area direttamente tutelata dal Piano Urbanistico Territoriale Tematico del Paesaggio Regionale e in area annessa al bosco, è stata contestata anche la violazione al Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio (D.Lgs. n.42/2004).

La misura cautelare reale d’urgenza è stata necessaria per impedire che i reati, di natura edilizia e ambientali, provocassero ulteriori conseguenze.
Il proprietario dell’immobile, residente a Putignano, è stato deferito all’Autorità Giudiziaria.

(fonte Corpo Forestale dello Stato - Regione Puglia)

domenica 21 ottobre 2012

Premio nazionale dell'innovazione - La Regione Puglia premia il 29 e 30 novembre


L’Arti, Agenzia della Regione Puglia per la Tecnologia e l’Innovazione, su incarico della Regione Puglia e in coordinamento con l’Associazione PniCube, organizza a Bari il 29 e 30 novembre 2012 la decima edizione del Premio Nazionale per l’Innovazione (Pni).
Si tratta di un’occasione di grande visibilità nazionale non solo per i piani di impresa innovativa risultati vincitori delle sedici Start Cup organizzate in molte regioni italiane, ma, naturalmente, per la Puglia, che è stata prescelta per ospitare l’evento. Ospitare il Premio nazionale dell'innovazione 2012 costituisce, dunque, una grande sfida e un'innegabile opportunità per il nostro territorio.
Alla finale del Pni, infatti, partecipano i sessantasette vincitori delle Start Cup territoriali, oltre ad esponenti del mondo universitario, dell’innovazione e della ricerca, esperti del trasferimento tecnologico e della finanza, stampa nazionale e locale.
Il Premio è un evento aperto a tutti e gratuito.  
(fonte Arti.it)