venerdì 23 novembre 2012

"Non può una città essere monopolizzata dalla produzione dell’acciaio, anche perché credo che ogni città, ogni territorio deve produrre in base alle proprie caratteristiche naturali. Taranto di naturale ha il mare": parla Vincenzo De Palmis, attivista di Taranto Respira


Il presidente della Regione Puglia Nichi Vendola è stato nominato dal ministro dell’Ambiente Corrado Clini commissario alla bonifica dell'area di Taranto. Questa notizia non è stata presa bene da molti attivisti, che già sui social network hanno commentato aspramente la decisione, esprimendo rammarico e sdegno “per colui (Vendola,ndr) il quale ha detto tutto e il contrario di tutto e che inaugurò all'ombra del camino E 312 l'impianto Urea mano nella mano con la Prestigiacomo” (gruppo Aria pulita per Taranto). Questa decisione è stata accompagnata, a livello temporale, dalla decisione della Procura di Taranto, che ha espresso parere negativo sull’istanza di dissequestro avanzata dall’Ilva per gli impianti dell’area a caldo, sottoposti ai sigilli da luglio. Su questo punto il giudice delle indagini preliminari Patrizia Todisco dovrà esprimersi definitivamente forse in settimana. Intanto il viaggio tra i protagonisti della città jonica continua con l’intervista a Vincenzo De Palmis, tecnico del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr) di Taranto; De Palmis si occupa in particolare di monitoraggio in ambito marino-costiero.

A cura di Vito Stano

Vincenzo De Palmis - Foto Archivio Vito Stano
Fai parte di un’associazione ambientalista? Faccio parte di un’associazione ambientalista che si chiama “Taranto Respira”, ma da sempre mi occupo di ambiente per passione, avendo tra l’altro svolto in passato attività di speleologo ed essendo stato membro del Soccorso alpino; quindi sono molto legato agli ambienti naturali.  Una settimana fa all’incirca è stato deciso lo sblocco di una delle navi ferme nel porto a causa del fermo giudiziario ed è stata autorizzata a scaricare il minerale che portava e quindi praticamente a rinnovare il ciclo produttivo, continuando a venir meno alla decisione dei giudici della Procura di Taranto, i quali avevano sequestrato l’area a caldo. Il mondo ambientalista tarantino come sta reagendo alle novità che giorno dopo giorno arricchiscono e confondono il quadro secondo te? Ci sono vari stati di umore, se così possiamo dire. Da una parte c’è una sorta di entusiasmo iniziale che ripone nella magistratura la speranza che si possa giungere finalmente alla chiusura e nello stesso tempo un certo sconforto quando si apprendono quelle decisioni, come l’ultima, che seppur trattandosi di una semplice deroga permette lo sbarco delle materie prime, credo si tratti di materiali ferrosi atti alla fabbricazione dell’acciaio, e quindi la riattivazione del ciclo produttivo soprattutto dell’area a caldo. Quindi c’è questo dualismo: una sorta di fiducia incondizionata nell’operato della magistratura e sconforto per la deroga alla produzione decisa dalla stessa, perché la nostra aspirazione, il nostro desiderio è quello di vedere questa fabbrica chiudere i battenti e che Taranto possa andare oltre la monocultura dell’acciaio e la monocultura della diossina. Qual è il disegno che avete in mente? Il discorso è molto semplice, alcuni dicono che si tratta di un disegno utopistico: a mio avviso è così utopistico, cioè così avanti, da poter essere realizzato. Innanzitutto facciamo una piccola distinzione, la chiusura che tutti auspicano è quella dell’area a caldo, è chiaro che senza l’area a caldo l’area cosiddetta a freddo (laminatori, tubifici, eccetera) difficilmente potrà avere un futuro, perché il tutto dipende dalla grossa produzione dell’area a caldo. Per quel che riguarda la produzione a freddo, ci sono altri stabilimenti tra cui Genova, che possono tranquillamente lavorare a freddo. Tanto è vero che l’area a caldo di Taranto esporta a Genova i prodotti già fusi, già finiti insomma: a Genova si produce a freddo quello che a Taranto si produce a caldo. Il quinto altoforno serve proprio per le esigenze dello stabilimenti genovese.

L’altoforno cinque è quello che si vuole spegnere? Esattamente. Quindi qual è il vostro progetto? Il progetto è molto semplice, esiste ormai un diffuso inquinamento che investe le falde, il mare, investe l’atmosfera. Questi elementi naturali dovranno essere bonificati, a bonificare potranno essere gli stessi operai che attualmente lavorano nello stabilimento, ovviamente dovranno essere formati. Questa attività non produttiva la si rende produttiva attraverso l’applicazione di una semplice regola, che è una legge: chi ha inquinato deve pagare. In questo caso i soggetti sono due: uno è lo Stato, allorquando deteneva l’Italsider, e l’altro soggetto è il gruppo Riva. Chi ha inquinato paga e con i risarcimenti saranno messe in moto queste gigantesche operazioni di bonifica e a lavorare saranno gli stessi operai che attualmente lavorano all’Ilva. Questo è il nostro progetto. Quanto potrebbe durare la bonifica? Le stime parlano di un minimo di vent’anni. Quindi si darebbe lavoro per vent’anni, se non di più, alle maestranze che lavorano all’Ilva. Non parliamo di opere di ambientalizzazione degli impianti, cioè rendere gli impianti ecocompatibili, ma di mettere in atto una imponente opera di bonifica dell’intera città. Ho ben capito? Esattamente, parliamo di tutto il territorio. Ricordiamoci che al rione Tamburi vige un divieto di accesso in aree non pavimentate, pertanto i bambini non possono giocare in quei terreni perché sono contaminati da sostanze altamente tossico-nocive. A questo proposito c’è una ordinanza del Sindaco di Taranto che vieta l’accesso alle aree non pavimentate, cioè ai giardini pubblici perché nel terreno sono stati riscontrati valori altissimi di inquinamento. Dunque il progetto si dipana su una linea che prevede risarcimenti, bonifiche, lavoro. D’altronde Porto Marghera ha ricevuto ben 5 miliardi di euro per le opere di bonifica, 3 miliardi da privato e 2 miliardi dallo Stato. Partendo dal principio che una ecocompatibilità non potrà mai esserci, semplicemente perché questa fabbrica è stata costruita all’interno di Taranto cioè tra la città e il borgo di Statte (divenuto poi Comune autonomo, ndr), si può benissimo dire che questa gigantesca industria, la più grande industria siderurgica d’Europa, è stata costruita dentro la città di Taranto. A proposito ci sono delle leggi europee che vietano la costruzione delle cokerie  a meno di mille e settecento metri dalle abitazioni; questa distanza ovviamente a Taranto non è stata rispettata. In soldoni questa fabbrica non potrà mai essere ecocompatibile con una città che conta circa 220mila abitanti, città che in virtù di questa tipologia di fabbrica che prevede un ciclo integrato, praticamente la materia prima arriva, viene sciolta e poi trasformata, e quindi viene impiegata moltissima energia che a sua volta viene prodotta anche dalle centrali elettriche che funzionano ad olio combustibile.

Queste fabbriche di energia sono presenti a Taranto? Queste centrali sono presenti nell’area industriale. Area industriale che annovera al suo interno delle discariche per smaltire i rifiuti che lì vengono prodotti. Ci sono le cokerie che trasformano il carbon-fossile in carbon-coke. È vero che ci sono dei depolverizzatori che abbattono la quantità di polvere emessa nell’atmosfera, però non si può assolutamente concepire un impianto che brucia e che tra l’altro possiede un parco minerali a cielo aperto grande 74 ettari, pari a 94 campi di calcio a undici. È chiaro che queste sostanze con il vento si disperdono e quindi vengono inalate dagli abitanti di questa città che è attaccata alla città anzi, è l’industria che è attaccata alla città, in quanto gli stabilimenti dell’allora Italsidere furono edificati vicino al quartiere Tamburi e non il contrario, come sostiene erroneamente il ministro dell’Ambiente Corrado Clini alimentando un falso storico. Questo è il progetto alternativo che voi serbate per Taranto, ma avete credito presso le istituzioni? E poi c’è un dialogo aperto con gli altri protagonisti della vicenda? Innanzitutto il primo a parlare in termini di risarcimento e poi di bonifica, che per inciso non si può fare se la fonte inquinante continua ad inquinare, è stato Angelo Bonelli, presidente nazionale dei Verdi, che si è presentato alle ultima elezioni amministrative a Taranto come candidato sindaco. A questo proposito ricordo che Bonelli ha preso ben 12mila voti e abbiamo fatto (Vincenzo De Palmis era candidato nella lista che sosteneva Bonelli, ndr) una campagna elettorale all’insegna dell’economia, spendendo pochissimo. Ciò nonostante 12mila persone hanno votato per questo estraneo, che ha scontato la mancanza di fiducia dei tarantini più conservatori, premiando così le solite forze politiche al governo della città per la seconda volta consecutiva, che secondo me sono assolutamente incapaci di fronteggiare quelle che sono le difficoltà non solo ambientali ma anche sanitarie. Adesso stiamo notando una sorta di conversione, cioè tanti partiti politici adesso parlano di bonifiche riempiendosi la bocca. In definitiva non ci voleva Bonelli per parlare di bonifica, lui ha aperto un discorso e ha tracciato una linea semplice e chiara, adesso molti partiti hanno fatto propria questa intuizione e anche oro ne parlano.

Con i sindacati invece, qual è il rapporto? I sindacati hanno sempre difeso il diritto del lavoro, senza pensare che anche la salute fosse un diritto paritetico. Tra l’altro se non c’è la salute non vedo come si possa parlare di lavoro; anche perché i primi ad ammalarsi, checché ne dicano i sindacati o meglio la vecchia concezione del sindacato, sono stati proprio i lavoratori dell’Ilva: è avvenuto in questi anni un vero e proprio sterminio di lavoratori che una volta smessa la tuta da lavoro si sono poi trovati a fare i conti con malattie gravissime. Quindi il sindacato che si batte per il lavoro non ha molto senso, è una logica un pò perversa. Difendere il diritto al lavoro senza difendere il diritto alla salute non ha alcun senso. Una città, una comunità deve reggersi su un insieme di diritti, primo su tutti quello della salute, che non è mai stata presa in considerazione dal sindacato. Adesso vedo una certa tendenza ad invertire  concetti. Questo non può che farmi piacere, però io credo che il sindacato deve fare uno sforzo in più: deve veramente schierarsi dalla parte del lavoratore e non dalla parte del padrone prima di tutto. E secondo deve comprendere che una fabbrica non è costruita per produrre in eterno; una fabbrica viene costruita per dare posti di lavoro che a sua volta deve garantire il diritto affinché lo stesso lavoratore non si debba poi ammalare. Dopo le evoluzioni di questi ultimi mesi avete avuto modo di confrontarvi direttamente con i lavoratori? Credo che la sensibilizzazione stia aumentando anche tra i lavoratori, i quali stanno comprendendo non possono mirare soltanto al mantenimento del posto di lavoro, ma stanno comprendendo che va salvaguardata la loro integrità e non mi riferisco solo alle malattie ma anche ai tanti e tanti infortuni che avvengono nella fabbrica, da ultimo quello in cui è morto un ragazzo di ventinove anni, Claudio Marsella. Quindi molti lavoratori hanno fatto probabilmente una giusta riflessione, anche perché molti di loro sono padri di famiglia e hanno figli e per nessuna ragione al mondo vorrebbero vedere i loro figli ammalati dal prodotto del loro lavoro. Esistono quelle frange che continuano a raccontare durante le interviste che preferiscono morire di cancro piuttosto che morire di fame; questo concetto lo ritengo stupido e offensivo, perché offende l’intelligenza dell’esser umano. Tutto ciò è inconcepibile anche perché Taranto è una città straordinaria, è una città ricchissima di risorse maturali, che se ben gestite può offrire tanto.

Cosa offrirebbe Taranto secondo te ai lavoratori attualmente impiegati nella fabbrica? Penso ai due mari di Taranto e in particolare al mar Piccolo che oggi è un ecosistema inquinato in cui si sono persi moltissimi posti di lavoro nella mitilicoltura. Questa situazione se paragonata alla città di Vigo, in Spagna nella regione della Galizia, dove nelle attività di itticoltura e mitilicoltura sono impiegate ben 20mila persone, quindi molto di più di quello che garantisce oggi l’Ilva, che sono 11mila 792 lavoratori. Di cui solo una parte sono residenti a Taranto, la maggior parte dei lavoratori vengono dalle province di Brindisi, Bari, Lecce, Matera e dalla stessa provincia di Taranto, anche dai quei centri, e lo dico con una leggera vena polemica, che con il riordino delle province vogliono andare con la provincia di Lecce. Il problema è che questa grande industria fu creata, sacrificando un intero territorio, per dare lavoro a migliaia di persone che non esitarono a lasciare attività legate al mare, all’artigianato e all’agricoltura. Quindi adesso si tenta, con un investimento anche culturale, di giustiziare quella fabbrica per restituire a Taranto il futuro rubato e di restituire una speranza ai suoi figli, i quali attualmente sono gravemente ammalati a causa dell’inquinamento. Ricordiamoci che la neoplasie infantili a Taranto sono in fortissimo e costante aumento, quindi dismettere quella fabbrica significa restituire quel futuro fatto anche di turismo, il museo di Taranto dopo quello di Napoli è il più importante del Meridione. In sintesi di restituire la dignità a questa città che ha 2mila e settecento anni di storia e checché ne dica il presidente della Provincia di Taranto Gianni Florido questa non è una città a vocazione industriale, non si può etichettare una città sulla base degli ultimi cinquant’anni. Questa è una città che ha fortissimi legami con il mare, ha un grande porto oggi completamente asservito agli interessi dell’industria e questo non è un bene, perché l’asservimento univoco ad una fabbrica non permette alle altre attività di espandersi. E tra l’altro non è vero che questa fabbrica ha creato posti di lavoro, questa fabbrica ha bruciato posti di lavoro e ha fatto attorno a sé terra bruciata. Ricordiamo anche lo sterminio degli ovo-caprini, circa 3mila esemplari abbattuti e assieme a questi la perdita dei posti di lavoro perduti in questo settore. Ricordiamoci dei posti di lavoro persi nella mitilicoltura e teniamo presente tutte quelle attività che non possono decollare: un turista esigente potrebbe venire a Taranto nello stato attuale? Non credo, per vedere cosa? Le ciminiere? Non può svilupparsi in queste condizioni un turismo. È una città marchiata dall’industria e dall’inquinamento. Per capirci io non sono contrario all’industria, sono contrario a quelle industrie che per produrre e garantire dei profitti che non vanno alle popolazioni locali ma prendono vie molto più a nord di Taranto. Qui rimangono solamente le briciole, lo sporco e rimane la tristezza di vedere una città bella ma violentata dalla grande industria che di certo non attira turismo, benessere e ricchezza. Quello che a Taranto serve non sono i posti di lavoro, a Taranto serve ricchezza: creando ricchezza si crea un indotto di benessere diffuso.
Come si crea questa ricchezza di cui parli? Alla ricchezza si arriva attivando tutte quelle attività compatibili con l’ambiente. Secondo te si ritornerebbe di nuovo alla miticoltura? Perché no? 

E quanto ci vorrebbe prima che queste attività possano dare risultati positivi? È chiaro che tutto parte dall’individuazione delle fonti inquinanti, la soppressione, la bonifica per poi poter ripartire con le attività compatibili con l’ambiente. Per fare le cozze c’è bisogno solo di mare, sole e aria; non c’è bisogno di altoforni o cokerie. La mitilicoltura peraltro favorirebbe anche lo sviluppo turistico, abbinato la grande risorsa rappresentata dalla storia di questa città. Non può una città essere monopolizzata dalla produzione dell’acciaio, anche perché credo che ogni città, ogni territorio deve produrre in base alle proprie caratteristiche naturali: Taranto di naturale ha il mare e in particolare il mar Piccolo, dove si potrebbe realizzare un immenso allevamento di pesci, fatto quindi in mare e non in vasche o in gabbie, in un ecosistema naturale piccolo e controllabile. Questa sarebbe la grande scommessa. Io credo che questa città una volta ritornata alla originaria vocazione riuscirà a ricompattarsi anche dal punto di vista sociale. Quando parli di bonifica a cosa ti riferisci concretamente? Basti pensare che a Taranto la quantità di diossina che è stata emessa è almeno due o tre volte di più di quella di Seveso e se li hanno asportato circa 70 centimetri di terreno per un raggio di diversi chilometri, a Taranto dovrebbe praticarsi almeno lo stesso trattamento, se non addirittura più incisivo perché, come detto, le percentuali di inquinamento sono molto più elevate.  Che fine farebbe quel terreno inquinato? Questo terreno dovrebbe essere stoccato e inviato certamente in Germania per essere neutralizzato per evitare che le sostanze tossiche continuino a disperdersi nell’ambiente.  

Profumo d'autunno - Visita guidata al giardino botanico Lama degli Ulivi


Vista la grande affluenza registrata domenica 4 novembre, l'Associazione Polyxena e il giardino botanico Lama degli Ulivi replicano l'appuntamento domenica 25 novembre.

Polyxena e Lama degli Ulivi vi invitano ad una visita guidata per scoprire i piccoli abitanti del giardino botanico e per cogliere colori e profumi delle piante in questo periodo dell’anno. Prima di entrare in dicembre e lasciar spazio al freddo invernale, approfittiamo dell'ultima domenica di novembre per assaporare insieme, ancora una volta, i tiepidi profumi dell'autunno.

Dove: la passeggiata e tutte le attività avranno luogo, a partire dalle 10,00, presso il Giardino Botanico Lama degli Ulivi, c/da Conghia 298, 70043 Monopoli (Ba). La passeggiata si snoda su facili sentieri adatti a tutti. Si consiglia l’uso di scarpe comode. 

Costo: 7 euro a persona (gratuità per bambini al di sotto dei 4 anni). Info prenotazioni: 3286598638 – info@polyxena.eu (prenotazione obbligatoria). Come arrivare: s.s. 16, u
scita Monopoli – S. Francesco da Paola, seguire le indicazioni

(fonte Polyxena)

giovedì 22 novembre 2012

Eternit(à) eventi a Bari - Polvere di amianto a processo

Sguardi tristi e arrabbiati ma pieni di voglia di giustizia costituiscono il panorama umano contenuto in "Polvere - Il grande processo dell'amianto", documentario di Andrea Prandstraller e Nicolò Bruna. L'epicentro del lavoro è Casale Monferrato e il processo celebrato presso il Tribunale di Torino giunto alla sentenza di primo grado il 13 febbraio 2012. 

Sentenza che ha condannato Jean Louis de Cartier Stephan Schmidheiny, proprietari della Eternit, sono stati condannati a 16 anni di reclusione per disastro doloso permanente e omissione dolosa di misure antinfortunistiche. La condanna, pronunciata dal presidente Casalbore, si riferisce ai reati commessi a Cavagnolo e Casale Monferrato. Prescritte invece le condotte relative agli stabilimenti di Rubiera (Reggio Emilia) e Bagnoli (Napoli). Lunghissimo l’elenco del risarcimento danni e delle provvisionali per le parti civili: tra questi 4 milioni al Comune di Cavagnolo e 25 milioni per il Comune di Casale, 100 mila euro a Cgil nazionale, Associazione familiari e vittime dell’amianto e Legambiente onlus. Settantacinquemila a Wwf Italia. Undici milioni a Inail. E poi risarcimenti per cifre dai 30 ai 35 mila euro per gli eredi delle vittime. La sentenza riguarda la morte per amianto di 2.191 persone ed è stata accolta in aula da lacrime liberatorie. Hanno pianto, stringendosi l’uno a l’altro, i parenti delle vittime italiane, ma anche gli esponenti delle delegazioni straniere (ilfattoquotidiano.it).  


di Vito Stano

Il paesaggio agrario degli olivi millenari di Puglia tra storia, natura e sostenibilità sabato 24 e domenica 25 novembre 2012


Presso la masseria Brancati e frantoio Sololio ad Ostuni in provincia di Brindisi si svolgeranno delle giornate di educazione ambientale sull'agricoltura sostenibile, il paesaggio agrario, la biodiversità, il giusto impiego delle risorse idriche e la corretta alimentazione. Questa iniziativa è realizzata per la Settimana Unesco di Educazione allo Sviluppo Sostenibile 2012.

Sabato 24 novembre dall'oliveto monumentale al frantoioore 10,00 partecipazione alle fasi di raccolta delle olive e al loro conferimento in frantoio in Ostuni. A seguire escursione alla scoperta della biodiversità presente nelle lame tra gli oliveti monumentali con visita a frantoi ipogei romani e medievali, chiese rurali e insediamenti rupestri presenti lungo la via Traiana. Rientro in frantoio per conoscere l'olio novello appena franto attraverso un corso di educazione all'assaggio degli olii ottenuti dalle antiche varietà pugliesi che si identificano con gli olivi monumentali. Domenica 25 novembre prove dimostrative per la gestione sostenibile dell'oliveto: ore 10,00 accompagnati dagli agronomi del Consorzio Salentino Olivicoltori (Cso) si terranno prove dimostrative nell'oliveto monumentale condotto con metodi biologici finalizzate: alla diffusione e conoscenza di tecniche conservative del suolo e al mantenimento della biodiversità floristica con l'inerbimento controllato ossia il controllo meccanico della vegetazione erbacea spontanea e con il mantenimento di siepi perimetrali lungo i muretti a secco; alla difesa fitosanitara mediante il monitoraggio in campo e controllo preventivo con l'uso di esche proteiche; al censimento degli olivi secolari ai sensi della L.r. 14/07 sulla tutela del paesaggio agrario.

Nell’ambito della Settimana dell’Educazione allo Sviluppo Sostenibile promossa dall’Unesco, il Cea Il Ginepro del Comune di Ostuni, il Parco Naturale Regionale delle Dune Costiere da Torre Canne a Torre San Leonardo, il Cso (Consorzio Salentino Olivicoltori), in collaborazione con la condotta Slow Food Piana degli Ulivi, la Cooperativa Serapia e l’Associazione Passoditerra con il patrocinio del Crea (Centro Regionale di Educazione Ambientale) della Regione Puglia, organizzano per sabato 24 e domenica 25 novembre, due giornate dedicate alla conoscenza dell’agro-ecosistema dell’oliveto monumentale. L’occasione sarà utile per esplorare il patrimonio storico-culturale (masserie storiche, frantoi ipogei, antiche vie romane e insediamenti rupestri medievali) e la biodiversità naturale ed agraria del paesaggio degli olivi monumentali del Parco.

Il programma prevede visita guidata in una masseria del Parco con prove dimostrative su pratiche agronomiche sostenibili e tecniche di aridocoltura per contenere i consumi idrici; corsi di educazione all’assaggio degli olii bio ottenuti da oliveti millenari censiti ai sensi della L.r. 14/2007 sulla tutela e valorizzazione del paesaggio degli olivi monumentali pugliesi.

L’iniziativa si svolge nel contesto degli oliveti millenari di Ostuni della masseria Brancati e nel frantoio Sololio entrambi condotti con metodi biologici e aderenti al Consorzio Salentino Olivicoltori Cso con lo scopo di conoscere il patrimonio storico culturale, naturalistico e produttivo presente nella piana degli olivi millenari da candidare all’Unesco come patrimonio dell’Umanità.

(fonte Parco Dune Costiere)

Flash mob di docenti e studenti ad Acquaviva delle Fonti oggi alle 16,30


Protesta studentesca - Foto google.com 
Da Cassano delle Murge, Acquaviva delle Fonti, Gioia del Colle docenti e discenti  convoglieranno insieme per il flash mob  di un'ora oggi dalle 16,30 vicino alla cassa armonica ad Acquaviva delle Fonti

I professori e gli studenti dei licei Leonardo-Platone di Cassano delle Murge, dei licei Canudo-Marone di Gioia del Colle e dell’Itc Colamonico di Acquaviva delle Fonti daranno vita alla pacifica e singolare dimostrazione per dire No alle politiche del Ministero dell'Istruzione che continuano a colpire la scuolaAttraverso il flash mob la scuola esce dai luoghi istituzionali per informare e sensibilizzare i cittadini alle politiche sulla scuola che nulla hanno a che fare con crescita, formazione, merito,  ricerca, democrazia e cultura.

Le ragioni del No sono tante, si va dal blocco del pagamento degli scatti di anzianità, alla cancellazione di circa 30mila cattedre tra spezzoni orario e posti di sostegno, dopo la già pesante cancellazione di 87mila posti in organico di diritto su tutto il territorio nazionale. Tale scelta del ministro Profumo determinerà non solo il venir meno di decine di migliaia di contratti per i docenti precari altamente formati, ma anche la perdita di docenti di ruolo che saranno in probabile esubero. Lo scenario palesato nella scuola comporterà un’inevitabile dequalificazione della didattica. Le scuole dicono No anche  alla ex legge Aprea il D.d.l. 953, che cancella la scuola della Costituzione. Il disegno di legge che apre alla privatizzazione della scuola, è un vero e proprio progetto di riforma degli organi collegiali che ha lo scopo di inserire nella scuola finanziatori privati con un’inevitabilmente contaminazione del piano dell’offerta formativa.

Il flash mob, alla vigilia dello sciopero generale della scuola di sabato prossimo, è anche per dissentire alle scelte del ministro Francesco Profumo di riconvertire sul sostegno quei docenti in esubero e la “deportazione” di quegli insegnanti inidonei in ruoli amministrativi, come dettato dalla spending review. Col provvedimento del governo Monti si lede la dignità dei lavoratori e si affossa il tanto evocato merito. Spazio anche al concorso previsto per quasi 12mila posti vacanti, cattedre che già annualmente vengono occupate da docenti precari nominati dagli uffici scolastici di provenienza.

Il concorso di Profumo appare al mondo della scuola come una vera e propria manovra propagandistica che ha il solo intento di affossare il diritto al ruolo dei docenti precari ingabbiati nelle graduatorie ad esaurimento dopo anni e anni di supplenze, lauree abilitanti e concorsi, master e corsi di perfezionamento costosissimi.

In ultimo, i docenti e gli studenti rivendicano una scuola più sicura e senza classi pollaio. Proprio l’affollamento delle aule, provvedimento già attuato dalla riforma Gelmini, serve a fare risparmiare lo Stato sulle nuove assunzioni del personale docente, pur violando ogni più elementare norma sulla sicurezza sui luoghi di lavoro.

(fonte portavoce protesta dott.ssa Francesca Marsico) 

mercoledì 21 novembre 2012

Referendum popolari su artt. 8 e 18 censurati dai grandi media


Stamattina era in programm un flash mob davanti alla Rai in Viale Mazzini contro la censura sui referendum lavoro. Parteciperanno i rappresentanti dell’Italia dei Valori (Antonio Di Pietro), Sinistra Ecologia e Libertà (Massimiliano Smeriglio), Rifondazione comunista (Paolo Ferrero), Comunisti Italiani (Manuela Palermi), Verdi (Nando Bonessio), Alba (Massimo Torelli e Sandro Medici), Fiom (Francesca Re David), Lavoro Società Cgil (Nicola Nicolosi), La CGIL che vogliamo (Gianni Rinaldini). Hanno aderito inoltre il giornalista Carmine Fotia, l’on.Vincenzo Vita del Pd e l’on. Beppe Giulietti insieme alle associazioni Articolo 21, Popolo Viola e Move on.contro la censura del servizio pubblico nei confronti dei referendum sul lavoro davanti alla sede della Rai partecipiamo, garantendo una presenza massiccia, rumorosa, fantasiosa e pacifica. 

Par Condicio al lavoro: con questo titolo il Comitato promotore del Referendum per l’abrogazione dell’Articolo 8 della manovra economica dell’agosto 2011 e delle modifiche all’Articolo 18 dello Statuto dei lavoratori ha indetto a Roma un flash-mob davanti alla Rai, in Viale Mazzini 14, per protestare contro la sistematica censura che il servizio pubblico sta operando nei confronti della raccolta delle firme in corso in tutta Italia. I promotori si erano già rivolti al Cda Rai scrivendo: “Ci rivolgiamo a voi per sottolineare la scomparsa dalla radiotelevisione pubblica dell’informazione sulla raccolta di firme per i referendum sul lavoro, promossi da un largo schieramento di forze sociali, sindacali e politiche; in un momento così delicato per la vita del nostro paese, ci appelliamo alla vostra sensibilità democratica, affinché non sia oscurato un tema che sta coinvolgendo in una libera discussione centinaia di migliaia di persone in tutta Italia”. 

I referendum, sottolineano i promotori, rappresentano “un argine alla disaffezione verso la politica, offrono un’occasione di partecipazione a tanti cittadini che altrimenti troverebbero solo la strada della rabbia e della contrapposizione verso le istituzioni; sono uno dei più alti momenti della democrazia, tramite essi gli elettori possono correggere leggi che ritengano sbagliate e dannose e partecipare più compiutamente alla vita democratica del paese, com’è avvenuto con le più recenti consultazioni referendarie”. 
È inaccettabile che la raccolta delle firme sia messa seriamente a rischio da una sistematica censura. La manifestazione è un gesto di rottura del muro di silenzio al quale ci auguriamo gli operatori dell’informazione non restino insensibili.

21.11.2012
V.S.

Medio Oriente continua il caos: stamane attentato senza vittime in Israele condannato dai Presidenti di Italia e Francia

Il presidente della Repubblica italiana Giorgio Napolitano e il presidente della Repubblica francese, da Parigi in conferenza stampa congiunta per fare il punto dell'incontro intercorso, dichiarono tra l'altro di essere vicini ad Israele, che ha subito un'attentato (http://www.corriere.it/gallery/esteri/11-2012/israele/telaviv-bus/tel-aviv-tornano-attentati-bomba-un-autobus_614857a6-33cd-11e2-a480-b74fe153b15c.shtml#1) stamane con circa dieci feriti, e di essere preoccupati per la situazione in Medio Oriente. Il presidente Napolitano ha anche detto di essere vicino alle vittime civili di entrambi gli schieramenti e che auspica la fine degli scontri.

In tanto dopo la riflessione sulla propaganda che Hamas farebbe postando in rete fotografie relative al conflitto siriano o scontri di anni addietro sempre a Gaza per pilotare l'informazione europea e statunitense, su facebook.com è possibile intercettare video interessanti, che possono aiutarci a continuare a coltivare il dubbio, le immagini che ci mostrano e le notizie che ci raccontano in realtà potrebbero essere non fedeli ai fatti accaduti. Pertanto, anche qualora  questi video siano mirati a fare una contro-propaganda, tutto ciò ci aiuta a capire che occorre verificare e non vedere a occhi chiusi: https://www.facebook.com/photo.php?v=10151248471687141. In questo video è possibile vedere delle immagini, commentate in inglese e sottotitolate in ebraico, nelle quali uomini di Hamas maltrattano uomini e donne palestinesi, facendo pensare al trattamento che i talebani riservavano agli uomini e alle donne afghane

Non accontentiamoci di vedere e ascoltare acriticamente quello che i media ci propongono, impegniamoci a sviluppare una visione critica per amore della verità dei fatti.

21.11.2012
Vito Stano

martedì 20 novembre 2012

Eternit(à) dal 21 a Bari - Riflessioni sull'opera del killer silenzioso

Trittico di Antonio Maria Fantetti

La salubrità dei centri urbani è stata per molti anni una preoccupazione di pochi. Al contrario la preoccupazione di molti imprenditori e amministratori pubblici è stata quella di arricchirsi senza badare alle conseguenze. Il tempo ha portato poi lutti e inquinamento. Di questi fatti fino a qualche anno fa parlarne era considerato quasi un delitto. Gli ultimi anni hanno portato la cittadina piemontese di Casale Monferrato agli onori delle cronache a causa delle vittime del lavoro e non solo. Il killer si chiamava eternit. Lo stesso killer che alla Fibronit di Bari ha provocato la morte di molte donne, mogli e figlie, mai entrate in fabbrica; donne che avevano il compito di scuotere la tuta da lavoro e così inalavano quella "neve" sottile, che anni dopo avrebbero saputo essere le fibre d'amianto e cemento. Oggi si conoscono le cause dei mali che hanno devastato numerose famiglie, ma il problema dello smaltimento e della bonifica delle onduline di eternit è lontano dalla agognata soluzione definitiva: smaltire pochi metri quadrati di eternit è costosissimo e questo convince molti a fare da sè, rischiando la salute pur di risparmiare, e in più il paesaggio rurale italiano, e in particolare quello pugliese per conoscenza diretta, è sempre più utilizzato come discarica a cielo aperto, con danni per la collettività che probabilmente tra qualche anno saranno individuati.

Questo tema è stato oggetto di studio non solo da parte di tecnici ambientali, ma anche di artisti, come nel caso di Eternit(à)”, mostra collettiva d’arte contemporanea a cura di Silvia Belviso, che sarà inaugurata il 21 novembre presso il Centro Polifunzionale per gli Studenti dell’Università degli Studi Aldo Moro di Bari in Piazza Cesare Battisti, 1 - ex Palazzo delle Poste. In questa mostra saranno esposte opere pittoriche, scultoree e fotografiche realizzate da artisti provenienti da tutta Italia sul tema ambientale. 

Esporranno Abate Giampiero, Belviso Silvia, Carpenti Marco, Castagnacci Marco, Colamonaco Maria Santa (Artiffany), De Tullio Vito, Desiderato Michele, Facecchia Mino, Fantetti Antonio Maria, Iacobelli Marco, Karzi Maria, La Bianca Beppe, Maggio Gilda, Misia Mavilia, Montariello Ennio, Ricci Guido, Rotunno Rita, Sala Tiziana, Sigrisi Francesca, Svelto Anna, Ventola Antonella, Vettore Cristiano.

All'inaugurazione in grande stile saranno presenti il presidente della Regione Puglia Nichi Vendola, il presidente della Provincia di Bari Francesco Schittulli, il sindaco di Bari Michele Emiliano, il rettore Università degli Studi Aldo Moro di Bari Corrado Petrocelli.  Il programma in realtà prevede anche momenti di riflessione: si inizierà mercoledì 21 novembre alle ore 16,00 con  la Lettera di Giusy Mendola – Riflessioni per non dimenticare, si proseguirà con la proiezione del film documentario “Polvere – Il grande processo dell’Amianto” di Nicolò Bruna e Andrea Prandstraller; parteciperà anche il regista Andrea Prandstraller. Il primo pomeriggio si concluderà con la presentazione del libro “Amianto – Il processo alle fabbriche della morte” di Giampiero Rossi (Melampo Editore).


Alle 18.00 ci sarà l'inaugurazione della mostra d’arte contemporanea e dopo il saluto di rito delle autorità interverranno Nicola Brescia del Comitato Cittadino Fibronit, Silvia Belviso  della La Fabbrica degli Artisti, Lillo Mendola dell'Associazione Familiari Vittime Amianto Bari, Salvatore Valletta del Sigea Sezione Puglia.

Il programma prevede per martedì 27 novembre, ore 10,00 un convegno diviso in due sessioni: la mattutina si parlerà di "Mesotelioma pleurico…una battaglia da vincere", con il saluto di Michele Emiliano sindaco della città di Bari, di Francesco Schittulli oncologo e (presidente della Provincia di Bari), di Ettore Attolini assessore alle Politiche della Salute della Regione Puglia, di Pietro Giuseppe Bovolato direttore del reparto di Chirurgia Toracica agli Ospedali Civili di Brescia, Paolo Sardelli direttore del reparto di Chirurgia Toracica dell'Ospedale San Paolo Bari, Luciano Mutti direttore Gime – Gruppo Italiano Mesotelioma, Gennaro Palmiotti oncologo, Angelo Domenico Colasanto direttore Generale Asl Bari, Marina Musti responsabile Registro Mesoteliomi Puglia, Giorgio Assennato direttore Generale Arpa Puglia. Modererà Giuseppe Armenise giornalistra de La Gazzetta del Mezzogiorno.

Durante la sessione pomeridiana che inizierà alle 16,00 si parlerà invece di "Inquinamento da amianto…una battaglia da vincere": introdurrà i lavori Maria Maugeri assessore all’Ambiente del Comune di Bari, Lorenzo Nicastro assessore Qualità dell’Ambiente Regione Puglia, Ciro Angelillis magistrato Dda Bari, Roberto Rossi magistrato Consigliere Csm, Bruno Pesce Afeva Casale Monferrato (Al), Nicola Pondrano presidente Fondo Vittime Amianto,  Luciano Carleo Contramianto e altri rischi (Ta), Biagio Mastria Associazione Emigranti Salentini – Corsano (Le), Fabio Campese avvocato Penalista del Foro di Bari, Raffaele Nigro scrittore e giornalista Rai, Agata Mazzeo antropologa. Modererà Giuseppe Armenise giornalista de La Gazzetta del Mezzogiorno.

Per l'ultimo giorno, venerdì 30 alle ore 18,00 il programma prevede riflessioni in "Pensieri Poesie Racconti" di Raffaella Iannetti poetessa.

I mondi dell'arte, della cultura e della scienza stretti in un abbraccio ideale di analisi e riflessione attorno ad un nodo della società contemporanea che grida all'urgenza, prima che il tempo e le fibre abbiamo ancora la meglio sulla vita.

20.11.2012
Vito Stano

Bombe su Gaza e propaganda di Hamas sul web - Dove la verità?



Dalla ricerca su google.com questa foto risulta postata su fb il 16 ottobre,
cioè circa un mese fa ed è relativa al conflitto siriano.
Ad una settimana dall'inizio dell'offensiva nel cielo di Gaza le vittime dei bombardamenti dell'aviazione israeliana si stimano attorno al centinaio. Intanto l'indignazione monta sul web e in particolare sui social network: su facebook.com è possibile vedere e condividere foto che ritraggono lo scempio dei bombardamenti: bambini orrendamente mutilati, donne uccise e distruzione, tanta distruzione. Ma sul popolare social network è anche possibile prendere cantonate pazzesche: il video linkato qui (http://www.youtube.com/watch?v=G0qJ-d1uS4w) è educativo in tal senso; la voce narrante spiega come i combattenti di Hamas (o chi per loro) immettano nel web foto non afferenti ai bombardamenti che si stanno consumando in queste ore, con finalità che si possono ipotizzare: distorcere la reale dimensione e crudezza dei fatti, di per sè gravissimi.

Qualche strumento tecnico può sicuramente aiutare a capire meglio. A questo proposito con alcune semplici mosse è possibile verificare se la foto condivisa su fb è o non è autentica (e che nel frattempo magari è stata commentata innumerevoli volte da ignari internauti): copiate la foto sul pc e immettetela in google.com, la pagina a cui vi condurrà il sistema sarà presumibilmente quella che l'ha messa in rete o magari un sito che l'ha rilanciata, pertanto è utile scorrere non solo una pagina in modo tale da risalire all'origine e poter effettivamente verificare l'autenticità dell'immagine

Nel video sopra linkato è possibile vedere come sono state spacciate foto risalenti ai conflitti in Bosnia o alla guerra che sta dilaniando la Siria, pertanto al netto dell'orrore che lo Stato di Israele sta realizzando bombardando sulle teste dei palestinesi di Gaza, è bene non aggiungere menzogne su menzogne e, con un piccolo impegno, è bene fare qualche verifica, perché quello che vediamo e leggiamo sui social network, a volte spacciandosi per notizie giornalistiche, molte, troppo volte non hanno alle spalle redazioni giornalistiche, ma organizzazioni che mirano a fare propaganda. 

http://fakewarclaims.com/2012/11/18/fake-israeli-soldier-stepping-on-palestinian-girl/

Per non farsi abbindolare da nessuno (al netto delle ideologie) occorre verificare quello che capita sotto gli occhi, per evitare, è bene ripeterlo, di aggiungere all'orrore anche le menzogne. 

20.11.2012
Vito Stano 

Processo al vino novello: assolto con formula piena


Un momento del processo al novello - Foto facebook.com
Novello: vino o cosa? Il "giovane" trascinato per il collo in tribunale ha dovuto rispondere di numerose accuse. Nella cornice senza tempo del castello di Conversano, cittadina in provincia di Bari, si è svolto il processo che ha visto come imputato il dubbio enologico di sempre: il vino novello.  

Grazie all'indulgenza del giudice Eustachio Cazzorla, enogiornalista pugliese, e della giuria presente al processo il novello è stato "assolto, perché il fatto non sussiste". I produttori hanno brindato, felici di fare un vino di tutto rispetto, che nulla ha da invidiare al tradizionale.  Anche i consumatori sembrano soddisfatti, a patto che si rispetti il disciplinare di produzione che consente di produrre il novello con una minima percentuale del 40% dalla macerazione carbonica.

A proposito occorre considerare che a san Martino il vino tradizionale non può essere bevuto in quanto mosto, pertanto il novello rappresenta per le aziende vitivinicole un buon viatico per fare introiti in attesa del principe della tavola.

Al di là delle parole, vi propongo una scheda tecnica del novello: rosso purpureo con riflessi violacei; risalta all’esame olfattivo la fragranza dovuta alla macerazione carbonica, quasi a ricordare le nobili bollicine di un vino spumante. Ha profumi spiccati di fragola e lampone in frutta fresca, al gusto è fine ed elegante, non delude il tannino che è morbido e dolce, al palato non è astringente essendo un giovane vino figlio di san Martino.

Dunque con l'incidente probatorio ieri si è stabilito che il novello ha il colore di un vino, i profumi freschi di un vino, il gusto di un vino e la fragranza di un vino e allora "perché - si è chiesta la giuria - non dovrebbe entrare a pieno titolo nell'elenco delle tipologie di vini come i rossi, i bianchi o gli champagne?". 
I testimoni del novello hanno deposto a suo favore, affermando che è il prodotto di un metodo differente, ottenuto lavorando attraverso la macerazione carbonica. 
Intanto, salvo e ormai a piede libero sino alla prossima primavera il novello aspetta di cadere tra le mani degli appassionati: le nuove fragranze si dischiuderanno dal collo delle bottiglie, dalle quali cadrà nei calici degli amanti.

20.11.2012
Giulio Stano