mercoledì 21 novembre 2012

Referendum popolari su artt. 8 e 18 censurati dai grandi media


Stamattina era in programm un flash mob davanti alla Rai in Viale Mazzini contro la censura sui referendum lavoro. Parteciperanno i rappresentanti dell’Italia dei Valori (Antonio Di Pietro), Sinistra Ecologia e Libertà (Massimiliano Smeriglio), Rifondazione comunista (Paolo Ferrero), Comunisti Italiani (Manuela Palermi), Verdi (Nando Bonessio), Alba (Massimo Torelli e Sandro Medici), Fiom (Francesca Re David), Lavoro Società Cgil (Nicola Nicolosi), La CGIL che vogliamo (Gianni Rinaldini). Hanno aderito inoltre il giornalista Carmine Fotia, l’on.Vincenzo Vita del Pd e l’on. Beppe Giulietti insieme alle associazioni Articolo 21, Popolo Viola e Move on.contro la censura del servizio pubblico nei confronti dei referendum sul lavoro davanti alla sede della Rai partecipiamo, garantendo una presenza massiccia, rumorosa, fantasiosa e pacifica. 

Par Condicio al lavoro: con questo titolo il Comitato promotore del Referendum per l’abrogazione dell’Articolo 8 della manovra economica dell’agosto 2011 e delle modifiche all’Articolo 18 dello Statuto dei lavoratori ha indetto a Roma un flash-mob davanti alla Rai, in Viale Mazzini 14, per protestare contro la sistematica censura che il servizio pubblico sta operando nei confronti della raccolta delle firme in corso in tutta Italia. I promotori si erano già rivolti al Cda Rai scrivendo: “Ci rivolgiamo a voi per sottolineare la scomparsa dalla radiotelevisione pubblica dell’informazione sulla raccolta di firme per i referendum sul lavoro, promossi da un largo schieramento di forze sociali, sindacali e politiche; in un momento così delicato per la vita del nostro paese, ci appelliamo alla vostra sensibilità democratica, affinché non sia oscurato un tema che sta coinvolgendo in una libera discussione centinaia di migliaia di persone in tutta Italia”. 

I referendum, sottolineano i promotori, rappresentano “un argine alla disaffezione verso la politica, offrono un’occasione di partecipazione a tanti cittadini che altrimenti troverebbero solo la strada della rabbia e della contrapposizione verso le istituzioni; sono uno dei più alti momenti della democrazia, tramite essi gli elettori possono correggere leggi che ritengano sbagliate e dannose e partecipare più compiutamente alla vita democratica del paese, com’è avvenuto con le più recenti consultazioni referendarie”. 
È inaccettabile che la raccolta delle firme sia messa seriamente a rischio da una sistematica censura. La manifestazione è un gesto di rottura del muro di silenzio al quale ci auguriamo gli operatori dell’informazione non restino insensibili.

21.11.2012
V.S.

Medio Oriente continua il caos: stamane attentato senza vittime in Israele condannato dai Presidenti di Italia e Francia

Il presidente della Repubblica italiana Giorgio Napolitano e il presidente della Repubblica francese, da Parigi in conferenza stampa congiunta per fare il punto dell'incontro intercorso, dichiarono tra l'altro di essere vicini ad Israele, che ha subito un'attentato (http://www.corriere.it/gallery/esteri/11-2012/israele/telaviv-bus/tel-aviv-tornano-attentati-bomba-un-autobus_614857a6-33cd-11e2-a480-b74fe153b15c.shtml#1) stamane con circa dieci feriti, e di essere preoccupati per la situazione in Medio Oriente. Il presidente Napolitano ha anche detto di essere vicino alle vittime civili di entrambi gli schieramenti e che auspica la fine degli scontri.

In tanto dopo la riflessione sulla propaganda che Hamas farebbe postando in rete fotografie relative al conflitto siriano o scontri di anni addietro sempre a Gaza per pilotare l'informazione europea e statunitense, su facebook.com è possibile intercettare video interessanti, che possono aiutarci a continuare a coltivare il dubbio, le immagini che ci mostrano e le notizie che ci raccontano in realtà potrebbero essere non fedeli ai fatti accaduti. Pertanto, anche qualora  questi video siano mirati a fare una contro-propaganda, tutto ciò ci aiuta a capire che occorre verificare e non vedere a occhi chiusi: https://www.facebook.com/photo.php?v=10151248471687141. In questo video è possibile vedere delle immagini, commentate in inglese e sottotitolate in ebraico, nelle quali uomini di Hamas maltrattano uomini e donne palestinesi, facendo pensare al trattamento che i talebani riservavano agli uomini e alle donne afghane

Non accontentiamoci di vedere e ascoltare acriticamente quello che i media ci propongono, impegniamoci a sviluppare una visione critica per amore della verità dei fatti.

21.11.2012
Vito Stano

martedì 20 novembre 2012

Eternit(à) dal 21 a Bari - Riflessioni sull'opera del killer silenzioso

Trittico di Antonio Maria Fantetti

La salubrità dei centri urbani è stata per molti anni una preoccupazione di pochi. Al contrario la preoccupazione di molti imprenditori e amministratori pubblici è stata quella di arricchirsi senza badare alle conseguenze. Il tempo ha portato poi lutti e inquinamento. Di questi fatti fino a qualche anno fa parlarne era considerato quasi un delitto. Gli ultimi anni hanno portato la cittadina piemontese di Casale Monferrato agli onori delle cronache a causa delle vittime del lavoro e non solo. Il killer si chiamava eternit. Lo stesso killer che alla Fibronit di Bari ha provocato la morte di molte donne, mogli e figlie, mai entrate in fabbrica; donne che avevano il compito di scuotere la tuta da lavoro e così inalavano quella "neve" sottile, che anni dopo avrebbero saputo essere le fibre d'amianto e cemento. Oggi si conoscono le cause dei mali che hanno devastato numerose famiglie, ma il problema dello smaltimento e della bonifica delle onduline di eternit è lontano dalla agognata soluzione definitiva: smaltire pochi metri quadrati di eternit è costosissimo e questo convince molti a fare da sè, rischiando la salute pur di risparmiare, e in più il paesaggio rurale italiano, e in particolare quello pugliese per conoscenza diretta, è sempre più utilizzato come discarica a cielo aperto, con danni per la collettività che probabilmente tra qualche anno saranno individuati.

Questo tema è stato oggetto di studio non solo da parte di tecnici ambientali, ma anche di artisti, come nel caso di Eternit(à)”, mostra collettiva d’arte contemporanea a cura di Silvia Belviso, che sarà inaugurata il 21 novembre presso il Centro Polifunzionale per gli Studenti dell’Università degli Studi Aldo Moro di Bari in Piazza Cesare Battisti, 1 - ex Palazzo delle Poste. In questa mostra saranno esposte opere pittoriche, scultoree e fotografiche realizzate da artisti provenienti da tutta Italia sul tema ambientale. 

Esporranno Abate Giampiero, Belviso Silvia, Carpenti Marco, Castagnacci Marco, Colamonaco Maria Santa (Artiffany), De Tullio Vito, Desiderato Michele, Facecchia Mino, Fantetti Antonio Maria, Iacobelli Marco, Karzi Maria, La Bianca Beppe, Maggio Gilda, Misia Mavilia, Montariello Ennio, Ricci Guido, Rotunno Rita, Sala Tiziana, Sigrisi Francesca, Svelto Anna, Ventola Antonella, Vettore Cristiano.

All'inaugurazione in grande stile saranno presenti il presidente della Regione Puglia Nichi Vendola, il presidente della Provincia di Bari Francesco Schittulli, il sindaco di Bari Michele Emiliano, il rettore Università degli Studi Aldo Moro di Bari Corrado Petrocelli.  Il programma in realtà prevede anche momenti di riflessione: si inizierà mercoledì 21 novembre alle ore 16,00 con  la Lettera di Giusy Mendola – Riflessioni per non dimenticare, si proseguirà con la proiezione del film documentario “Polvere – Il grande processo dell’Amianto” di Nicolò Bruna e Andrea Prandstraller; parteciperà anche il regista Andrea Prandstraller. Il primo pomeriggio si concluderà con la presentazione del libro “Amianto – Il processo alle fabbriche della morte” di Giampiero Rossi (Melampo Editore).


Alle 18.00 ci sarà l'inaugurazione della mostra d’arte contemporanea e dopo il saluto di rito delle autorità interverranno Nicola Brescia del Comitato Cittadino Fibronit, Silvia Belviso  della La Fabbrica degli Artisti, Lillo Mendola dell'Associazione Familiari Vittime Amianto Bari, Salvatore Valletta del Sigea Sezione Puglia.

Il programma prevede per martedì 27 novembre, ore 10,00 un convegno diviso in due sessioni: la mattutina si parlerà di "Mesotelioma pleurico…una battaglia da vincere", con il saluto di Michele Emiliano sindaco della città di Bari, di Francesco Schittulli oncologo e (presidente della Provincia di Bari), di Ettore Attolini assessore alle Politiche della Salute della Regione Puglia, di Pietro Giuseppe Bovolato direttore del reparto di Chirurgia Toracica agli Ospedali Civili di Brescia, Paolo Sardelli direttore del reparto di Chirurgia Toracica dell'Ospedale San Paolo Bari, Luciano Mutti direttore Gime – Gruppo Italiano Mesotelioma, Gennaro Palmiotti oncologo, Angelo Domenico Colasanto direttore Generale Asl Bari, Marina Musti responsabile Registro Mesoteliomi Puglia, Giorgio Assennato direttore Generale Arpa Puglia. Modererà Giuseppe Armenise giornalistra de La Gazzetta del Mezzogiorno.

Durante la sessione pomeridiana che inizierà alle 16,00 si parlerà invece di "Inquinamento da amianto…una battaglia da vincere": introdurrà i lavori Maria Maugeri assessore all’Ambiente del Comune di Bari, Lorenzo Nicastro assessore Qualità dell’Ambiente Regione Puglia, Ciro Angelillis magistrato Dda Bari, Roberto Rossi magistrato Consigliere Csm, Bruno Pesce Afeva Casale Monferrato (Al), Nicola Pondrano presidente Fondo Vittime Amianto,  Luciano Carleo Contramianto e altri rischi (Ta), Biagio Mastria Associazione Emigranti Salentini – Corsano (Le), Fabio Campese avvocato Penalista del Foro di Bari, Raffaele Nigro scrittore e giornalista Rai, Agata Mazzeo antropologa. Modererà Giuseppe Armenise giornalista de La Gazzetta del Mezzogiorno.

Per l'ultimo giorno, venerdì 30 alle ore 18,00 il programma prevede riflessioni in "Pensieri Poesie Racconti" di Raffaella Iannetti poetessa.

I mondi dell'arte, della cultura e della scienza stretti in un abbraccio ideale di analisi e riflessione attorno ad un nodo della società contemporanea che grida all'urgenza, prima che il tempo e le fibre abbiamo ancora la meglio sulla vita.

20.11.2012
Vito Stano

Bombe su Gaza e propaganda di Hamas sul web - Dove la verità?



Dalla ricerca su google.com questa foto risulta postata su fb il 16 ottobre,
cioè circa un mese fa ed è relativa al conflitto siriano.
Ad una settimana dall'inizio dell'offensiva nel cielo di Gaza le vittime dei bombardamenti dell'aviazione israeliana si stimano attorno al centinaio. Intanto l'indignazione monta sul web e in particolare sui social network: su facebook.com è possibile vedere e condividere foto che ritraggono lo scempio dei bombardamenti: bambini orrendamente mutilati, donne uccise e distruzione, tanta distruzione. Ma sul popolare social network è anche possibile prendere cantonate pazzesche: il video linkato qui (http://www.youtube.com/watch?v=G0qJ-d1uS4w) è educativo in tal senso; la voce narrante spiega come i combattenti di Hamas (o chi per loro) immettano nel web foto non afferenti ai bombardamenti che si stanno consumando in queste ore, con finalità che si possono ipotizzare: distorcere la reale dimensione e crudezza dei fatti, di per sè gravissimi.

Qualche strumento tecnico può sicuramente aiutare a capire meglio. A questo proposito con alcune semplici mosse è possibile verificare se la foto condivisa su fb è o non è autentica (e che nel frattempo magari è stata commentata innumerevoli volte da ignari internauti): copiate la foto sul pc e immettetela in google.com, la pagina a cui vi condurrà il sistema sarà presumibilmente quella che l'ha messa in rete o magari un sito che l'ha rilanciata, pertanto è utile scorrere non solo una pagina in modo tale da risalire all'origine e poter effettivamente verificare l'autenticità dell'immagine

Nel video sopra linkato è possibile vedere come sono state spacciate foto risalenti ai conflitti in Bosnia o alla guerra che sta dilaniando la Siria, pertanto al netto dell'orrore che lo Stato di Israele sta realizzando bombardando sulle teste dei palestinesi di Gaza, è bene non aggiungere menzogne su menzogne e, con un piccolo impegno, è bene fare qualche verifica, perché quello che vediamo e leggiamo sui social network, a volte spacciandosi per notizie giornalistiche, molte, troppo volte non hanno alle spalle redazioni giornalistiche, ma organizzazioni che mirano a fare propaganda. 

http://fakewarclaims.com/2012/11/18/fake-israeli-soldier-stepping-on-palestinian-girl/

Per non farsi abbindolare da nessuno (al netto delle ideologie) occorre verificare quello che capita sotto gli occhi, per evitare, è bene ripeterlo, di aggiungere all'orrore anche le menzogne. 

20.11.2012
Vito Stano 

Processo al vino novello: assolto con formula piena


Un momento del processo al novello - Foto facebook.com
Novello: vino o cosa? Il "giovane" trascinato per il collo in tribunale ha dovuto rispondere di numerose accuse. Nella cornice senza tempo del castello di Conversano, cittadina in provincia di Bari, si è svolto il processo che ha visto come imputato il dubbio enologico di sempre: il vino novello.  

Grazie all'indulgenza del giudice Eustachio Cazzorla, enogiornalista pugliese, e della giuria presente al processo il novello è stato "assolto, perché il fatto non sussiste". I produttori hanno brindato, felici di fare un vino di tutto rispetto, che nulla ha da invidiare al tradizionale.  Anche i consumatori sembrano soddisfatti, a patto che si rispetti il disciplinare di produzione che consente di produrre il novello con una minima percentuale del 40% dalla macerazione carbonica.

A proposito occorre considerare che a san Martino il vino tradizionale non può essere bevuto in quanto mosto, pertanto il novello rappresenta per le aziende vitivinicole un buon viatico per fare introiti in attesa del principe della tavola.

Al di là delle parole, vi propongo una scheda tecnica del novello: rosso purpureo con riflessi violacei; risalta all’esame olfattivo la fragranza dovuta alla macerazione carbonica, quasi a ricordare le nobili bollicine di un vino spumante. Ha profumi spiccati di fragola e lampone in frutta fresca, al gusto è fine ed elegante, non delude il tannino che è morbido e dolce, al palato non è astringente essendo un giovane vino figlio di san Martino.

Dunque con l'incidente probatorio ieri si è stabilito che il novello ha il colore di un vino, i profumi freschi di un vino, il gusto di un vino e la fragranza di un vino e allora "perché - si è chiesta la giuria - non dovrebbe entrare a pieno titolo nell'elenco delle tipologie di vini come i rossi, i bianchi o gli champagne?". 
I testimoni del novello hanno deposto a suo favore, affermando che è il prodotto di un metodo differente, ottenuto lavorando attraverso la macerazione carbonica. 
Intanto, salvo e ormai a piede libero sino alla prossima primavera il novello aspetta di cadere tra le mani degli appassionati: le nuove fragranze si dischiuderanno dal collo delle bottiglie, dalle quali cadrà nei calici degli amanti.

20.11.2012
Giulio Stano

lunedì 19 novembre 2012

"Occorre una legge che realmente guardi all’area di Taranto come un’area necessaria per il Paese. La città va salvata da un destino di inquinamento che a questo punto sembra millenario": intervista al giornalista tarantino Fulvio Colucci



Fulvio Colucci, giornalista de 'la Gazzetta del Mezzogiorno'
Foto Archivio Vito Stano
Dopo avere letto “Invisibili” è scattato un corto circuito e allora ho capito che dovevo allontanarmi dal quadro per poter meglio guardare l’insieme. In modo particolare ho capito che dovevo prestare più attenzione ai fattori che compongono il tutto: il lavoro e la salute prima di tutto. Ho deciso quindi che per raccontare la situazione tarantina era necessario capire le ragioni dei protagonisti della città e della fabbrica e anche alcuni osservatori eccezionali, tra questi il giornalista de “la Gazzetta del Mezzogiorno” della redazione di Taranto Fulvio Colucci in prima linea da tempo.

Intanto la magistratura ha «autorizzato - si legge in un articolo di Domenico Palmiotti sul sito de 'Il Sole 24 Ore' di lunedì 19 novembre - una nave a scaricare 45mila tonnellate di materiali. La deroga alla direttiva che fissa il doppio limite all'azienda – 15mila tonnellate di scarico per volta e giacenze non superiori ai 15 giorni – arriva dopo l'ipotesi di fermata generale e improvvisa il 14 dicembre per assenza di materie prime fatta dal presidente Bruno Ferrante nei giorni scorsi. L'Ilva dice che il via libera vale solo per una nave e solo per un quantitativo, e il rischio di fermata dunque persiste».

A questo link l'articolo completo de 'Il Sole 24 Ore':
http://www.ilsole24ore.com/art/impresa-e-territori/2012-11-18/futuro-ilva-giorni-decisivi-081256.shtml?uuid=AbFHG93G&fromSearch

A cura di Vito Stano

Il lavoro è determinante per venire a capo della situazione, infatti la contrapposizione tra operai e attivisti pro salute e pro ambiente è il nodo da sciogliere. Dalla tua postazione che definirei di trincea e in virtù della notizia che hai dato sulla Gazzetta (“Annuncio choc di Ferrante «L’Ilva chiude il 14 dicembre con gravi rischi di incidenti»” del 16 novembre 2012) quali sono le prospettive?

Le prospettive sono che se stiamo alle parole del presidente dell’Ilva alla Procura della Repubblica il 14 dicembre dovrebbe chiudere l’area a caldo, perché non ci sono materie prime da immettere nel ciclo integrale e quindi non c’è più possibilità di creare l’acciaio. Le prospettive dunque non sono certamente rosee, ci troviamo di fronte a una situazione di grande difficoltà perché abbiamo un quadro complicato dall’inchiesta e dalle scelte fatte e quindi dalla necessità di venire fuori da una situazione non facile: di fronte abbiamo sempre il nodo salute e ambiente, da un lato, e occupazione, dall’altro. Un nodo che non si è sciolto, perché la fabbrica continua a produrre e quindi, secondo l’inchiesta della magistratura, si continua a commettere il reato di disastro ambientale e dall’altro lato c’è all’interno della fabbrica una situazione problematica, come dicevi tu, il lavoro, questa parola che è diventata quasi sconosciuta. C’è il lavoro di quasi 11mila e cinquecento persone che è a rischio, ma ormai dire a rischio è un eufemismo, perché noi abbiamo da calcolo poco meno di mille persone in ferie forzate già a partire da questa settimana e poi la cassa integrazione che ufficialmente scatta a prescindere dalla trattativa con i sindacati per 2mila persone per tre mesi. Questo nell’aria a freddo, quella che si pensava non sarebbe stata colpita dove avviene la cosiddetta laminazione dei prodotti, un’area che si pensava che non sarebbe stata toccata dalle criticità dell’inchiesta e dei problemi ambientali. Però d’altro canto viveva già dapprima dell’inchiesta dell’area a caldo una situazione di criticità del mercato e quindi di difficoltà di piazzare i prodotti. Poi al netto di quello che potrebbe succedere il 14 dicembre, dal giorno uno del mese, secondo quelle che sono le prescrizioni dell’Aia previste dal Ministero dell’Ambiente, l’altoforno numero uno si ferma per l’ambientalizzazione, cioè per quei lavori che lo dovrebbero rendere ecocompatibile e dovrebbero impedire finalmente che inquini. Insieme all’altoforno si dovrebbero fermare mi pare due o tre batterie della cokeria.

Questo cosa comporta?

Comporta l’esubero di 2mila persone così di botto; questo numero si aggiunge al numero (mille, ndr) dell’aria a freddo. Cosa succede per queste persone?

Non vengono reintrodotte nel processo di ambientalizzazione?

Fino a poche settimane fa si pensava che queste persone sarebbero state ricollocate, ma adesso con la cassa integrazione nell’aria a freddo queste persone inevitabilmente non saranno ricollocate. L’Ilva lo ha detto e quindi si apre uno scenario drammatico da questo punto di vista. Ecco perché occorre capire finalmente qual è il nuovo passaggio di questa vicenda enormemente intricata.

Qual è dal tuo punto di vista?

Probabilmente adesso bisogna capire cosa succede rispetto all’applicazione dell’Aia e rispetto a quelle che saranno le decisioni della magistratura, che di decisioni ne ha già prese. L’Ilva chiede il dissequestro degli impianti per produrre così da poter (dichiara la proprietà, ndr) avere quella disponibilità in cassa necessaria per fare gli investimenti per l’ambiente. Ma il dissequestro degli impianti non può avvenire attraverso una trattativa, perché la magistratura certamente non tratta, e quindi siamo difronte alla necessità di venire da questa situazione. Onestamente una soluzione all’orizzonte non c’è, perché noi abbiamo due situazioni diverse: una situazione di tipo giudiziario e poi le decisioni del governo, sono due binari paralleli che così non si possono incontrare. Io credo che a questo punto bisognerà capire se l’Ilva fa dei concreti passi avanti, li ha solo annunciati fino ad ora, se dopo aver presentato il piano industriale e aver avuto l’ok dal ministro dell’Ambiente Clini fa realmente conoscere questo piano industriale che dovrebbe mettere mano agli impianti e fa capire bene l’ordine degli investimenti.

Non si a quanto ammonteranno gli investimenti?

Una prima stima parlava di 3 miliardi e direi che è una stima verosimile, anche se poi se i 3 miliardi li consideriamo in ragione dell’ambientalizzazione degli impianti, mentre molti e molti più soldi ci vogliono per la bonifica. Certamente molto di più di quelli che ha previsto il governo nel famoso decreto per Taranto dello scorso agosto, che prevedeva in relatà molti soldi per il porto e pochi soldi per le bonifiche vere e proprie. Occorre credo una mobilitazione del governo non circoscritta al Ministero dell’Ambiente e che realizzi finalmente una legge per Taranto per esempio e che permetta di fare concreti passi avanti. Attenzione una legge per Taranto che non salvi la situazione che c’è.

Un condono magari?

No, occorre una legge che realmente guardi all’area di Taranto come un’area necessaria per il Paese, nella quale se si deve continuare e a produrre acciaio si deve produrre in maniera pulita e comunque la città va salvata da un destino di inquinamento che a questo punto sembra millenario, sembra perenne; il che non può essere perché abbiamo pagato, in termini di vite umane, non lo dico io ma il Ministero della Salute e i dati dell’Istituto Superiore di Sanità, un contributo altissimo. Se non c'è una legge che rispetti l'ambiente risanandolo, ed è difficile che ci sia in questa situazione politica ed economica, è meglio per Taranto voltare pagina.

Maratona della sostenibilità per la Comunità Mediterranea - Da oggi a Cassano delle Murge seminari e dibattiti al centro di educazione ambientale Solinio



Educare alla qualità della vita attraverso il rispetto del territorio, degli elementi della natura. Indirizzare i più giovani verso stili di vita corretti. Sono queste e molte altre le finalità della Maratona della sostenibilità per la Comunità Mediterranea, iniziativa che rientra nella settimana Unesco di educazione allo sviluppo sostenibile che si terrà dal 19 al 25 novembre. L’idea è promossa del Centro educazione ambientale Solinio Village del Comune di Cassano.
Tra i primi appuntamenti della settimana di maratona si segnalano tre seminari nella sala consiliare del Comune: lunedì 19 alle 18,30 l’apertura con una conferenza. Si parlerà di patrimonio alimentare dell’Alta Murgia; martedì 20 alle 18,30 un convegno su I disturbi dell’alimentazione; mercoledì 21 alle 18,30 dibattito su alimentazione e povertà.

“I seminari e tutte le attività collaterali di questa speciale maratona – spiega l’assessore agli Eventi Pasquale Di Canosa – si rivolgono prevalentemente agli studenti ma siamo consapevoli che quando si parla di territorio da preservare, di sviluppo naturale e turistico e di buon cibo, si debbano aprire le manifestazioni a tutti i cittadini”. 

“Queste iniziative che stiamo promuovendo con il Cea rientrano nel grande percorso internazionale della Biennale Habitat 2012 al quale abbiamo immediatamente aderito”, aggiunge il sindaco Maria Pia Di Medio
È interessante sottolineare come il  programma della Maratona della sostenibilità si basi su una metodologia prevalentemente interattiva e che poggia su incontri, giochi tematici, workshop ed escursioni”, conclude il primo cittadino.

(fonte Ufficio stampa comune di Cassano delle Murge)

Bombardamenti israeliani su Gaza: il popolo barese stasera in sit-in davanti alla prefettura di Bari

Bari, lunedì 19 novembre ore 18,00 sit in per Gaza in piazza Prefettura

Prefettura di Bari - Foto google.com
Nella striscia di Gaza continuano i bombardamenti israeliani che finora (sabato 17 novembre 2012 ore 12,00) hanno già provocato 40 morti e oltre  400 feriti (ad oggi lunedì 19 novembre il numero delle vittime è salito a 90, fonte RaiNews24), fra cui anche molti bambini. Di nuovo la prigione a cielo aperto in cui sono chiusi un milione e 650mila palestinesi diventa obiettivo della macchina da guerra di Israele, forse con il progetto di incendiare l'intera area o "semplicemente" per continuare lo stillicidio di morti e violenza che da anni va avanti quasi ininterrottamente insieme all'embargo. 


A questo link un video di una manifestazione israeliana in Israele e il penoso comportamento degli agenti della polizia israealiana che portano via con la forza, dopo averlo buttato a terra senza nessun motivo, un ragazzo americano presente lì per protestare pacificamente contro l'occupazione dei territori palestinesi: http://www.youtube.com/watch?v=BJyJcdCMoHU

A questo link invece il video in cui due ragazzi italiani raccontano la disavventura che hanno subito in Israele:
https://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=FtEQCoOxq3Y

A questo link invece il discorso del discorso del presidente della Repubblica della Bolivia Evo Morales, il quale ha dichiarato la rottura dei rapporti diplomatici con Israele e ha dichiarato che denuncerà Israele presso la Corte Penale Internazionale. L'Unione Europea (che quest'anno ha ricevuto il Nobel per la Pace) e gli Stati Uniti d'America (il cui presidente Barak Obama ha ricevuto il Nobel per la Pace) intanto indugiano nel silenzio.
http://www.youtube.com/watch?v=qQ1aQ1kmGls

Bombardamenti su Gaza - Foto google.com
La campagna elettorale dei criminali di guerra di Netanyahu, Lieberman e Barak: bombardamenti a tappeto sulla martoriata popolazione palestinese di Gaza. I governanti israeliani sbagliano nel credere che con questo massacro potranno premere sul presidente Abu Mazen e costringerlo a non recarsi all'Onu per chiedere il suo riconoscimento dello Stato di Palestina come membro osservatore dell'Ente internazionale. Le Comunità palestinesi d'Italia, chiedono alla Comunità Internazionale di porre fine immediata al massacro della nostra popolazione di Gaza, di far tacere la macchina bellica israeliana e condannare i responsabili israeliani per i loro crimini di guerra e contro l'umanità. 

Chiediamo inoltre che l'Italia sostenga la richiesta palestinese, votando il prossimo 29 novembre all'Assemblea Generale per il riconoscimento dello Stato di Palestina, come Stato numero 194 dell'Onu. L'Unione Europea e la Comunità Internazionale devono intervenire con forza e determinazione per costringere Israele al rispetto delle risoluzioni Onu e della legalità internazionale, impedendo ad Israele di continuare ad essere al di sopra e al di fuori della legge calpestando i legittimi diritti del popolo palestinese, tra cui: il diritto all'autodeterminazione, il diritto al rotorno dei profughi cacciati dalle loro case e dalle loro terre; il diritto alla creazione dello Stato indipendente di Palestina con Gerusalemme Est sua capitale. Condizioni senza le quali non ci sarà mai pace e sicurezza per nessuno in Medioriente. 

(fonte Comunità palestinese Puglia e Basilicata)

domenica 18 novembre 2012

Video - "L'altoforno" (Stilo Editrice) del cantautore Daniele Di Maglie presentato dal giornalista Fulvio Colucci alla libreria Zaum a Bari

di Vito Stano

L'altoforno di Daniele Di Maglie - Taranto raccontata da un esule

Copertina "L'altoforno" - Foto google.com
Taranto città greca o meglio spartana (Fulvio Colucci) mai rassegnata a essere compresa in una storia altrui o in un territorio che non fosse suo. Taranto non è in Puglia, ma a Taranto (Daniele Di Maglie). Il sifone, ovvero il camino sputa fuoco della fabbrica d'acciaio, dipinge il cielo dell'antica colonia, fondata secondo la mitologia da Taras figlio di Poseidone e della ninfa Satyria (Wikipedia), di sfumature rosse come fosse il sangue che i tarantini donano al vampiro, la fabbrica.

Gli elementi del racconto jonico-industriale contemporaneo narrano di malattie incurabili e ricatto occupazionale, del baratto salute-salario al quale migliaia di persone scelgono di sottomettersi o al quale decidono di sottrarsi, di essere esuli. L'esule, generalmente è colui che fugge dal Paese natio per trovare rifugio in terre accoglienti vicine e lontane. Il passato ha raccontato di esuli di guerra, il presente racconta di esuli ambientali: costoro migrano da territori martoriati e calamità naturali altrove per ritrovare la dignità quotidiana in un paese che avrà sempre il sapore della terra straniera. Questa figura, poco mitologica, non appartiene soltanto ai Paesi e ai popoli dell'emisfero Sud, ma anche a realtà postindustriali della metà ricca e tecnologicamente progredita del pianeta. 

Taranto, feticcio industriale in un continente postindustriale, è terra di esuli. Esuli ambientali, migranti della salute, cioè persone che all'ombra del "mostro" hanno speso gli anni della giovinezza e che prima dell'estrema unzione, figlia legittima della rassegnazione, hanno scelto di lasciare, abbandonando il solco segnato, per percorrere altre vie non meno difficili. Daniele Di Maglie da ragazzino faceva il bagno nella conca di eternit come fosse una piscina e non capiva perché il fratello maggiore tornava dall'altoforno nervoso (D. Di Maglie). Daniele Di Maglie cantautore in esilio nella città metropolitana della Puglia di domani, racconta nel libro, edito dalla Stilo Editrice, "L'altoforno" e la città jonica attraverso due racconti "Sisifo Re" e "Mala estate", attraverso i quali narra la resistenza del dissidente Sisifo e le aspirazioni di un giovane tra ambizione e disincanto. Mito e realtà nelle parole per narrare un luogo e un popolo sempre in bilico tra mitologia e realtà, tra passato e presente. 

"La sonnolenta Taranto", così recitava la cronaca dell'espianto degli ulivi millenari nella sconfinata campagna tarantina parallela all'acquedotto medievale, che oggi si specchia nella ruggine ferrosa della fabbrica. Il vuoto delle piante simbolo di "povertà e arretratezza"  fu colmato fin nelle viscere dal calcestruzzo e dall'acciaio, icone di un presente che il Mezzogiorno rurale del dopoguerra non aveva ancora conosciuto. 

https://www.youtube.com/watch?v=2Z69OEwj8c4

Rivedere e riascoltare oggi alla luce degli ultimi eventi la narrazione della morte della campagna e la contestuale creazione della fabbrica, la cui enfasi da Ventennio è stata ricordata dal giornalista Fulvio Colucci in occasione della presentazione del volume "L'altoforno" presso la libreria Zaum di Bari, causa spaesamento. Forse nostalgia in coloro che quel paesaggio lo vivevano, ma per coloro - compreso chi scrive - quelle immagini di stravolgimento epocale e  quel  tono di abissina memoria provoca tristezza, una tristezza tanto inattesa quanto fisiologica per qualcosa di grande e di bello che non c'è più.

18.11.2012
Vito Stano