lunedì 19 novembre 2012

"Occorre una legge che realmente guardi all’area di Taranto come un’area necessaria per il Paese. La città va salvata da un destino di inquinamento che a questo punto sembra millenario": intervista al giornalista tarantino Fulvio Colucci



Fulvio Colucci, giornalista de 'la Gazzetta del Mezzogiorno'
Foto Archivio Vito Stano
Dopo avere letto “Invisibili” è scattato un corto circuito e allora ho capito che dovevo allontanarmi dal quadro per poter meglio guardare l’insieme. In modo particolare ho capito che dovevo prestare più attenzione ai fattori che compongono il tutto: il lavoro e la salute prima di tutto. Ho deciso quindi che per raccontare la situazione tarantina era necessario capire le ragioni dei protagonisti della città e della fabbrica e anche alcuni osservatori eccezionali, tra questi il giornalista de “la Gazzetta del Mezzogiorno” della redazione di Taranto Fulvio Colucci in prima linea da tempo.

Intanto la magistratura ha «autorizzato - si legge in un articolo di Domenico Palmiotti sul sito de 'Il Sole 24 Ore' di lunedì 19 novembre - una nave a scaricare 45mila tonnellate di materiali. La deroga alla direttiva che fissa il doppio limite all'azienda – 15mila tonnellate di scarico per volta e giacenze non superiori ai 15 giorni – arriva dopo l'ipotesi di fermata generale e improvvisa il 14 dicembre per assenza di materie prime fatta dal presidente Bruno Ferrante nei giorni scorsi. L'Ilva dice che il via libera vale solo per una nave e solo per un quantitativo, e il rischio di fermata dunque persiste».

A questo link l'articolo completo de 'Il Sole 24 Ore':
http://www.ilsole24ore.com/art/impresa-e-territori/2012-11-18/futuro-ilva-giorni-decisivi-081256.shtml?uuid=AbFHG93G&fromSearch

A cura di Vito Stano

Il lavoro è determinante per venire a capo della situazione, infatti la contrapposizione tra operai e attivisti pro salute e pro ambiente è il nodo da sciogliere. Dalla tua postazione che definirei di trincea e in virtù della notizia che hai dato sulla Gazzetta (“Annuncio choc di Ferrante «L’Ilva chiude il 14 dicembre con gravi rischi di incidenti»” del 16 novembre 2012) quali sono le prospettive?

Le prospettive sono che se stiamo alle parole del presidente dell’Ilva alla Procura della Repubblica il 14 dicembre dovrebbe chiudere l’area a caldo, perché non ci sono materie prime da immettere nel ciclo integrale e quindi non c’è più possibilità di creare l’acciaio. Le prospettive dunque non sono certamente rosee, ci troviamo di fronte a una situazione di grande difficoltà perché abbiamo un quadro complicato dall’inchiesta e dalle scelte fatte e quindi dalla necessità di venire fuori da una situazione non facile: di fronte abbiamo sempre il nodo salute e ambiente, da un lato, e occupazione, dall’altro. Un nodo che non si è sciolto, perché la fabbrica continua a produrre e quindi, secondo l’inchiesta della magistratura, si continua a commettere il reato di disastro ambientale e dall’altro lato c’è all’interno della fabbrica una situazione problematica, come dicevi tu, il lavoro, questa parola che è diventata quasi sconosciuta. C’è il lavoro di quasi 11mila e cinquecento persone che è a rischio, ma ormai dire a rischio è un eufemismo, perché noi abbiamo da calcolo poco meno di mille persone in ferie forzate già a partire da questa settimana e poi la cassa integrazione che ufficialmente scatta a prescindere dalla trattativa con i sindacati per 2mila persone per tre mesi. Questo nell’aria a freddo, quella che si pensava non sarebbe stata colpita dove avviene la cosiddetta laminazione dei prodotti, un’area che si pensava che non sarebbe stata toccata dalle criticità dell’inchiesta e dei problemi ambientali. Però d’altro canto viveva già dapprima dell’inchiesta dell’area a caldo una situazione di criticità del mercato e quindi di difficoltà di piazzare i prodotti. Poi al netto di quello che potrebbe succedere il 14 dicembre, dal giorno uno del mese, secondo quelle che sono le prescrizioni dell’Aia previste dal Ministero dell’Ambiente, l’altoforno numero uno si ferma per l’ambientalizzazione, cioè per quei lavori che lo dovrebbero rendere ecocompatibile e dovrebbero impedire finalmente che inquini. Insieme all’altoforno si dovrebbero fermare mi pare due o tre batterie della cokeria.

Questo cosa comporta?

Comporta l’esubero di 2mila persone così di botto; questo numero si aggiunge al numero (mille, ndr) dell’aria a freddo. Cosa succede per queste persone?

Non vengono reintrodotte nel processo di ambientalizzazione?

Fino a poche settimane fa si pensava che queste persone sarebbero state ricollocate, ma adesso con la cassa integrazione nell’aria a freddo queste persone inevitabilmente non saranno ricollocate. L’Ilva lo ha detto e quindi si apre uno scenario drammatico da questo punto di vista. Ecco perché occorre capire finalmente qual è il nuovo passaggio di questa vicenda enormemente intricata.

Qual è dal tuo punto di vista?

Probabilmente adesso bisogna capire cosa succede rispetto all’applicazione dell’Aia e rispetto a quelle che saranno le decisioni della magistratura, che di decisioni ne ha già prese. L’Ilva chiede il dissequestro degli impianti per produrre così da poter (dichiara la proprietà, ndr) avere quella disponibilità in cassa necessaria per fare gli investimenti per l’ambiente. Ma il dissequestro degli impianti non può avvenire attraverso una trattativa, perché la magistratura certamente non tratta, e quindi siamo difronte alla necessità di venire da questa situazione. Onestamente una soluzione all’orizzonte non c’è, perché noi abbiamo due situazioni diverse: una situazione di tipo giudiziario e poi le decisioni del governo, sono due binari paralleli che così non si possono incontrare. Io credo che a questo punto bisognerà capire se l’Ilva fa dei concreti passi avanti, li ha solo annunciati fino ad ora, se dopo aver presentato il piano industriale e aver avuto l’ok dal ministro dell’Ambiente Clini fa realmente conoscere questo piano industriale che dovrebbe mettere mano agli impianti e fa capire bene l’ordine degli investimenti.

Non si a quanto ammonteranno gli investimenti?

Una prima stima parlava di 3 miliardi e direi che è una stima verosimile, anche se poi se i 3 miliardi li consideriamo in ragione dell’ambientalizzazione degli impianti, mentre molti e molti più soldi ci vogliono per la bonifica. Certamente molto di più di quelli che ha previsto il governo nel famoso decreto per Taranto dello scorso agosto, che prevedeva in relatà molti soldi per il porto e pochi soldi per le bonifiche vere e proprie. Occorre credo una mobilitazione del governo non circoscritta al Ministero dell’Ambiente e che realizzi finalmente una legge per Taranto per esempio e che permetta di fare concreti passi avanti. Attenzione una legge per Taranto che non salvi la situazione che c’è.

Un condono magari?

No, occorre una legge che realmente guardi all’area di Taranto come un’area necessaria per il Paese, nella quale se si deve continuare e a produrre acciaio si deve produrre in maniera pulita e comunque la città va salvata da un destino di inquinamento che a questo punto sembra millenario, sembra perenne; il che non può essere perché abbiamo pagato, in termini di vite umane, non lo dico io ma il Ministero della Salute e i dati dell’Istituto Superiore di Sanità, un contributo altissimo. Se non c'è una legge che rispetti l'ambiente risanandolo, ed è difficile che ci sia in questa situazione politica ed economica, è meglio per Taranto voltare pagina.

Maratona della sostenibilità per la Comunità Mediterranea - Da oggi a Cassano delle Murge seminari e dibattiti al centro di educazione ambientale Solinio



Educare alla qualità della vita attraverso il rispetto del territorio, degli elementi della natura. Indirizzare i più giovani verso stili di vita corretti. Sono queste e molte altre le finalità della Maratona della sostenibilità per la Comunità Mediterranea, iniziativa che rientra nella settimana Unesco di educazione allo sviluppo sostenibile che si terrà dal 19 al 25 novembre. L’idea è promossa del Centro educazione ambientale Solinio Village del Comune di Cassano.
Tra i primi appuntamenti della settimana di maratona si segnalano tre seminari nella sala consiliare del Comune: lunedì 19 alle 18,30 l’apertura con una conferenza. Si parlerà di patrimonio alimentare dell’Alta Murgia; martedì 20 alle 18,30 un convegno su I disturbi dell’alimentazione; mercoledì 21 alle 18,30 dibattito su alimentazione e povertà.

“I seminari e tutte le attività collaterali di questa speciale maratona – spiega l’assessore agli Eventi Pasquale Di Canosa – si rivolgono prevalentemente agli studenti ma siamo consapevoli che quando si parla di territorio da preservare, di sviluppo naturale e turistico e di buon cibo, si debbano aprire le manifestazioni a tutti i cittadini”. 

“Queste iniziative che stiamo promuovendo con il Cea rientrano nel grande percorso internazionale della Biennale Habitat 2012 al quale abbiamo immediatamente aderito”, aggiunge il sindaco Maria Pia Di Medio
È interessante sottolineare come il  programma della Maratona della sostenibilità si basi su una metodologia prevalentemente interattiva e che poggia su incontri, giochi tematici, workshop ed escursioni”, conclude il primo cittadino.

(fonte Ufficio stampa comune di Cassano delle Murge)

Bombardamenti israeliani su Gaza: il popolo barese stasera in sit-in davanti alla prefettura di Bari

Bari, lunedì 19 novembre ore 18,00 sit in per Gaza in piazza Prefettura

Prefettura di Bari - Foto google.com
Nella striscia di Gaza continuano i bombardamenti israeliani che finora (sabato 17 novembre 2012 ore 12,00) hanno già provocato 40 morti e oltre  400 feriti (ad oggi lunedì 19 novembre il numero delle vittime è salito a 90, fonte RaiNews24), fra cui anche molti bambini. Di nuovo la prigione a cielo aperto in cui sono chiusi un milione e 650mila palestinesi diventa obiettivo della macchina da guerra di Israele, forse con il progetto di incendiare l'intera area o "semplicemente" per continuare lo stillicidio di morti e violenza che da anni va avanti quasi ininterrottamente insieme all'embargo. 


A questo link un video di una manifestazione israeliana in Israele e il penoso comportamento degli agenti della polizia israealiana che portano via con la forza, dopo averlo buttato a terra senza nessun motivo, un ragazzo americano presente lì per protestare pacificamente contro l'occupazione dei territori palestinesi: http://www.youtube.com/watch?v=BJyJcdCMoHU

A questo link invece il video in cui due ragazzi italiani raccontano la disavventura che hanno subito in Israele:
https://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=FtEQCoOxq3Y

A questo link invece il discorso del discorso del presidente della Repubblica della Bolivia Evo Morales, il quale ha dichiarato la rottura dei rapporti diplomatici con Israele e ha dichiarato che denuncerà Israele presso la Corte Penale Internazionale. L'Unione Europea (che quest'anno ha ricevuto il Nobel per la Pace) e gli Stati Uniti d'America (il cui presidente Barak Obama ha ricevuto il Nobel per la Pace) intanto indugiano nel silenzio.
http://www.youtube.com/watch?v=qQ1aQ1kmGls

Bombardamenti su Gaza - Foto google.com
La campagna elettorale dei criminali di guerra di Netanyahu, Lieberman e Barak: bombardamenti a tappeto sulla martoriata popolazione palestinese di Gaza. I governanti israeliani sbagliano nel credere che con questo massacro potranno premere sul presidente Abu Mazen e costringerlo a non recarsi all'Onu per chiedere il suo riconoscimento dello Stato di Palestina come membro osservatore dell'Ente internazionale. Le Comunità palestinesi d'Italia, chiedono alla Comunità Internazionale di porre fine immediata al massacro della nostra popolazione di Gaza, di far tacere la macchina bellica israeliana e condannare i responsabili israeliani per i loro crimini di guerra e contro l'umanità. 

Chiediamo inoltre che l'Italia sostenga la richiesta palestinese, votando il prossimo 29 novembre all'Assemblea Generale per il riconoscimento dello Stato di Palestina, come Stato numero 194 dell'Onu. L'Unione Europea e la Comunità Internazionale devono intervenire con forza e determinazione per costringere Israele al rispetto delle risoluzioni Onu e della legalità internazionale, impedendo ad Israele di continuare ad essere al di sopra e al di fuori della legge calpestando i legittimi diritti del popolo palestinese, tra cui: il diritto all'autodeterminazione, il diritto al rotorno dei profughi cacciati dalle loro case e dalle loro terre; il diritto alla creazione dello Stato indipendente di Palestina con Gerusalemme Est sua capitale. Condizioni senza le quali non ci sarà mai pace e sicurezza per nessuno in Medioriente. 

(fonte Comunità palestinese Puglia e Basilicata)

domenica 18 novembre 2012

Video - "L'altoforno" (Stilo Editrice) del cantautore Daniele Di Maglie presentato dal giornalista Fulvio Colucci alla libreria Zaum a Bari

di Vito Stano

L'altoforno di Daniele Di Maglie - Taranto raccontata da un esule

Copertina "L'altoforno" - Foto google.com
Taranto città greca o meglio spartana (Fulvio Colucci) mai rassegnata a essere compresa in una storia altrui o in un territorio che non fosse suo. Taranto non è in Puglia, ma a Taranto (Daniele Di Maglie). Il sifone, ovvero il camino sputa fuoco della fabbrica d'acciaio, dipinge il cielo dell'antica colonia, fondata secondo la mitologia da Taras figlio di Poseidone e della ninfa Satyria (Wikipedia), di sfumature rosse come fosse il sangue che i tarantini donano al vampiro, la fabbrica.

Gli elementi del racconto jonico-industriale contemporaneo narrano di malattie incurabili e ricatto occupazionale, del baratto salute-salario al quale migliaia di persone scelgono di sottomettersi o al quale decidono di sottrarsi, di essere esuli. L'esule, generalmente è colui che fugge dal Paese natio per trovare rifugio in terre accoglienti vicine e lontane. Il passato ha raccontato di esuli di guerra, il presente racconta di esuli ambientali: costoro migrano da territori martoriati e calamità naturali altrove per ritrovare la dignità quotidiana in un paese che avrà sempre il sapore della terra straniera. Questa figura, poco mitologica, non appartiene soltanto ai Paesi e ai popoli dell'emisfero Sud, ma anche a realtà postindustriali della metà ricca e tecnologicamente progredita del pianeta. 

Taranto, feticcio industriale in un continente postindustriale, è terra di esuli. Esuli ambientali, migranti della salute, cioè persone che all'ombra del "mostro" hanno speso gli anni della giovinezza e che prima dell'estrema unzione, figlia legittima della rassegnazione, hanno scelto di lasciare, abbandonando il solco segnato, per percorrere altre vie non meno difficili. Daniele Di Maglie da ragazzino faceva il bagno nella conca di eternit come fosse una piscina e non capiva perché il fratello maggiore tornava dall'altoforno nervoso (D. Di Maglie). Daniele Di Maglie cantautore in esilio nella città metropolitana della Puglia di domani, racconta nel libro, edito dalla Stilo Editrice, "L'altoforno" e la città jonica attraverso due racconti "Sisifo Re" e "Mala estate", attraverso i quali narra la resistenza del dissidente Sisifo e le aspirazioni di un giovane tra ambizione e disincanto. Mito e realtà nelle parole per narrare un luogo e un popolo sempre in bilico tra mitologia e realtà, tra passato e presente. 

"La sonnolenta Taranto", così recitava la cronaca dell'espianto degli ulivi millenari nella sconfinata campagna tarantina parallela all'acquedotto medievale, che oggi si specchia nella ruggine ferrosa della fabbrica. Il vuoto delle piante simbolo di "povertà e arretratezza"  fu colmato fin nelle viscere dal calcestruzzo e dall'acciaio, icone di un presente che il Mezzogiorno rurale del dopoguerra non aveva ancora conosciuto. 

https://www.youtube.com/watch?v=2Z69OEwj8c4

Rivedere e riascoltare oggi alla luce degli ultimi eventi la narrazione della morte della campagna e la contestuale creazione della fabbrica, la cui enfasi da Ventennio è stata ricordata dal giornalista Fulvio Colucci in occasione della presentazione del volume "L'altoforno" presso la libreria Zaum di Bari, causa spaesamento. Forse nostalgia in coloro che quel paesaggio lo vivevano, ma per coloro - compreso chi scrive - quelle immagini di stravolgimento epocale e  quel  tono di abissina memoria provoca tristezza, una tristezza tanto inattesa quanto fisiologica per qualcosa di grande e di bello che non c'è più.

18.11.2012
Vito Stano

sabato 17 novembre 2012

"Sarebbe meglio non interrompere del tutto la produzione all'Ilva, perché altrimenti si chiude": parla Paolo Mele operaio Italsider in pensione

Operaio all'altoforno - Foto google.com
La notizia pubblicata soltanto qualche giorno fa con cui la dirigenza dell’Ilva ha deciso di chiedere la cassa integrazione per 2mila operai dell’area a freddo dello stabilimento di Taranto pone adesso il problema dell’occupazione. A questa si aggiunge la notizia appresa nella giornata di ieri dell'annuncio del presidente del gruppo Ilva Bruno Ferrante, il quale ha comunicato ai giudici impegnati sul caso la gravità della situazione economica e le perdite che l'azienda starebbe subendo a causa del blocco delle navi nel porto di Taranto, navi che trasportano le materie necessarie alla produzione. Allora il dilemma salute o lavoro come si risolve? Dopo le parole dure del segretario nazionale di Rifondazione Comunista Paolo Ferrero, raccolte in un’intervista realizzata dal sottoscritto soltanto qualche giorno fa, prosegue lo Speciale Taranto con un tuffo nei ricordi di un operaio dell’Italsider, che per chi non lo sapesse era il nome dell’azienda a partecipazione statale che produceva acciaio a Taranto e che l’Iri (con Romano Prodi presidente) ha svenduto al gruppo Riva. Paolo Mele, operaio metalmeccanico di Cassano delle Murge, ha lavorato all’Italsider di Taranto dal 1972 al 2002, anno in cui è andato in pensione godendo di dieci anni di abbuono per aver lavorato a contatto con l’amianto. 

A cura di Vito Stano

Il gruppo Riva ha acquistato l’azienda nel 1995, tu, che ci lavoravi da più di vent’anni, hai vissuto il prima e il dopo. Cosa è cambiato nel modo di lavorare e vivere gli spazi aziendali?

Per esempio le riunioni sulla sicurezza non si sono più fatte (dopo l’acquisto da parte dei Riva, ndr); si pensava solo al profitto, noi eravamo soltanto un numero.

Mi pare di comprendere da quello che dici che la situazione all’interno dell’azienda è peggiorata negli anni.

Sì, è chiaramente peggiorata.

Invece per quanto riguarda il rischio di scoprirsi affetti da malattie degenerative, voi operai eravate al corrente dei rischi? E come l’Italsider cercava di tutelare la vostra salute?

Si faceva molta manutenzione sugli impianti, che venivano fermati per effettuare le pulizie e quindi l’inquinamento era minore. Poi è venuto il signor Riva e gli impianti non si fermavano più: andavano avanti finché non prendevano fuoco, una gru se non prendeva fuoco non si fermava. Capitava che da fare gli elettricisti si finiva a fare i pompieri. Quando pioveva i capannoni si allagavano, perché nell’era Riva non si facevano più le coperture nuove, quindi si allagavano gli impianti elettrici e a volte capitava di dover mettere il teflon sulle apparecchiature elettriche rischiando danni alla salute.

In che reparto lavoravi? E cosa facevi?

Nell’acciaieria uno dove si faceva l’acciaio (in uno dei reparti cosiddetti a caldo, ndr). Qui c’erano i convertitori, che sono dei grossi forni per fare l’acciaio. Io lavoravo lì dove recentemente dai camini usciva molto, troppo fumo. Io ho lavorato là fino al quarto piano e non era così: c’era il fumo, ma non così perché funzionavano gli impianti di depurazione, per cui quel fumo diventava fango, che tramite dei tubi arrivava alla palazzina fanghi dove veniva separato dall’acqua.

Questo cosa può significare che non è stata fatta la manutenzione?

Significa che negli anni Riva non ha fatto la manutenzione e gli impianti sono via via deperiti. Però, mi pare che dopo le pressioni del presidente della regione Puglia Nichi Vendola qualcosa è stato fatto per rientrare nei parametri dettati dell’Unione Europea.

Invece per quanto riguarda le malattie degenerative, nel tuo trentennio di lavoro all’Ilva hai sentito di casi di tumori? Si sapeva del rischio?

Sì che si prendevano; quando sono arrivato io mi è capitato di vedere operai più anziani di me ammalarsi. C’è da dire che ai tempi dell’Italsider noi operai andavamo ogni anno all’ospedale nord di Brindisi a fare i controlli, ma già ai tempi in cui lo Stato era proprietario dello stabilimento è capitato che non andavamo più all’ospedale ma nell’infermeria dello stabilimento e qua si coprivano alcune cose.

Tu hai lavorato per trent’anni e sei in pensione da dieci, ti senti fortunato?

Per prima cosa se penso ai pericoli affrontati è tanto che sono uscito vivo, perché sapevi che entravi e non sapevi se uscivi. Chiaramente qualche acciacco ce l’ho.

Quale, se vuoi dirlo?

Per esempio ho qualche problema di udito.

Ed è dovuto al lavoro?

Sì, perché i rumori erano molto forti. Mi fischiano ancora le orecchie.

Cosa pensi dei giovani operai che vogliono lavorare nella fabbrica, alla luce di quello che oggi si sa?

Chiaramente gli operai sono sotto ricatto, devono lavorare in quelle condizioni perché possono essere licenziati. In passato capitava che ovunque li mandassero (nello stabilimento, ndr) loro andavano e lavoravano con o senza sicurezza. Noi anziani spiegavamo loro dove c’era il pericolo.

Facevate da guida ai più giovani.

Sì, perché noi andavamo a renderci conto del lavoro e anche delle condizioni di sicurezza e si poteva non fare il lavoro a causa delle condizioni pericolose dell’impianto. Invece i giovani dovevano andare senza dire niente, perché rischiavano di essere licenziati dopo i due anni.

Com’era la situazione sindacale nello stabilimento Italsider?

Il sindacato è stato forte finché c’è stata l‘unità sindacale, quando c’era la federazione nazionale metalmeccanici. Negli anni del governo Craxi l’unione dei metalmeccanici si è rotta e da allora gli operai a Taranto e nel resto d’Italia hanno iniziato a prendere le batoste.

Dunque la disunione dei sindacati ha causato l’indebolimento della classe operaia mettendola sempre più sotto ricatto. E i sindacalisti cosa facevano?

Essendo divisi, ogni sindacato curava le sue clientele.

Anche il giovane operaio che ho intervistato prima di te ha detto che i sindacati (specialmente Cisl e Uil) fanno clientelismo ancora oggi. Era così già ai tuoi tempi?

Ripeto, uniti si facevano valere. Da soli…

Quindi la situazione attuale cosa ti fa pensare?

Chiaramente il lavoro è importante, senza lavoro non si può mettere su famiglia e non c’è sviluppo. Tra l’altro bisogna fare l’acciaio perché è importante anche per lo Stato, che facciamo importiamo l’acciaio dall’estero?

Quindi che fare?

Penso che gli impianti bisogna rinnovarli, bisogna far uscire i soldi al padrone, perché quello stabilimento gli è stato venduto a pochi soldi. Nel frattempo ha fatto tanti soldi e quindi…

Quindi tu sei d’accordo con lo stop degli stabilimenti e con l’impiego degli operai nella riqualificazione?

Secondo me sarebbe meglio interrompere non completamente la produzione, perché altrimenti si chiude. Per avviare un impianto poi fermo ci vogliono dei tempi lunghi.

E le responsabilità dei politici?

C’è stata complicità di molti politici con l’azienda, specialmente ai tempi del sindaco Cito e poi della Di Bello. Basta pensare al quartiere Tamburi o a Statte, chi ha dato i permessi di costruire? Io mi sono salvato anche perché facevo il pendolare.  

Paolo Ferrero a Bari - Intervento integrale audio in otto parti


Crisi economica, debito pubblico, crisi dell'euro, oscuramento mediatico, quesiti referendari e alleanze elettorali: questi sono i principali temi affrontati dal segretario nazionale di Rifondazione Comunista Paolo Ferrero durante un incontro a Bari con la base del partito e con le numerose realtà di movimento accorse per l'occasione: dai precari della scuola, ad Alba (movimento nazionale), finanza etica, operai e militanti sindacali, studenti. 

di Vito Stano

Fino al 25 novembre la Settimana Europea per la riduzione dei rifiuti 2012 - Intanto l'emergenze non finiscono mai


Sono 5.261 le azioni validate della quarta edizione della Settimana Europea per la Riduzione dei Rifiuti (European Week for Waste Reduction – Ewwr), promossa dal Programma Life+ e finanziata dalla Commissione Europea, in programma dal 17 al 25 novembre si preannuncia come la più partecipata di sempre. È questo il dato comunicato durante la presentazione ufficiale, che si è svolta lo scorso 9 novembre alla fiera Ecomondo di Rimini. 

L'edizione di quest'anno va oltre le aspettative, superando decisamente le oltre 900 azioni validate lo scorso anno, che permisero comunque all’Italia di essere il secondo Paese a livello europeo per numero di progetti. Alla presentazione sono intervenuti i rappresentanti del Comitato promotore nazionale, composto da Ministero dell'Ambiente, Federambiente, Aica, Provincia di Torino, Rifiuti 21 Network, Provincia di Roma, Legambiente ed Eco dalle Città

La “Settimana” nasce all’interno con l’obiettivo primario di sensibilizzare le Istituzioni, gli stakeholder e tutti i consumatori circa le strategie e le politiche di prevenzione dei rifiuti messe in atto dall’Unione Europea, che gli Stati membri devono perseguire, anche alla luce delle recenti disposizioni normative (direttiva quadro sui rifiuti, 2008/98/Ce). Tra i project developer quest'anno c'è anche il gruppo Intesa Sanpaolo che grazie alla sua adesione ha permesso di raggiungere le 5.261 azioni validate. Nel corso della "Settimana" presso i 4.086 sportelli automatici del gruppo bancario apparirà un messaggio che inviterà i clienti a non stampare la ricevuta dell'operazione. 

La novità di quest’anno è l’istituzione del Premio Nazionale Italiano per premiare le azioni più virtuose di ogni categoria che dimostreranno di aver raggiunto gli obiettivi della “Settimana” in visibilità e aspetti comunicazionali; originalità ed esemplarità; qualità del contenuto e concentrazione sulla prevenzione dei rifiuti; riproducibilità dell’azione e follow-up in termini di impatto a lungo termine. Le premiazioni si svolgeranno a Roma il 12 dicembre 2012 nella sala Spazio Europa della rappresentanza in Italia dell'Unione Europea. In Italia la “Settimana” è realizzata sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica, col patrocinio del Ministero dell’Ambiente, della Presidenza della Camera e del Senato, dell’Unesco e col sostegno del Conai come main sponsor e del Cic (Consorzio Italiano Compostatori).

Tutte le informazioni sulla Settimana e l'elenco completo delle azioni su
http://www.ewwr.eu/
www.menorifiuti.org. 
Potrete avere ulteriori informazioni anche dai media partner dell’edizione 2012:Econews, Rifiutilab, GSA Igiene Urbana, Green report, AlternativaSostenibile, Free Service.

Cassonetti stracolmi - Foto Archivio Vito Stano
Intanto ci sono alcune realtà europee, come Cassano delle Murge piccolo centro in provincia di Bari situato ai piedi dell'altopiano delle Murge, dove la situazione della gestione dei rifiuti solidi urbani è grave, con una percentuale di raccolta differenziata ferma al 4,60% (ultimo dato di agosto, fonte rifiutiebonifica.puglia.it). Ormai da diversi mesi i cittadini pagano già per il nuovo servizio porta a porta, appaltato all'Ati Tradeco-Murgia Servizi Ecologici già gestore e attualmente in proroga, ma per le strade i cassonetti sono uno spettacolo da evitare. I rifiuti addirittura non vengono raccolti e vengono lasciati a marcire per strada e nei cassonetti, come questa foto d'archivio rappresenta bene e come anche l'assessore alla Tutela dell'ambiente del comune di Cassano delle Murge Carmelo Briano denuncia in una nota diramata in mattinata.

“Abbiamo registrato - ha affermato l'assessore alla Tutela dell'ambiente Carmelo Briano - alcuni disservizi nella raccolta del vetro e dei rifiuti soldi urbani nelle zone extraurbane da parte della ditta Tradeco-Murgia Servizi Ecologici.
Non conosciamo i motivi che hanno rallentato le operazioni di raccolta e auspichiamo - continua l'assessore Briano - che la società incaricata possa immediatamente ripristinare il servizio con regolarità.
Il nostro Comune  - chiosa Briano - va verso un nuovo modello di gestione del servizio che chiama alla responsabilità tutti: i cittadini, gli amministratori e chi è deputato contrattualmente a gestire la raccolta rifiuti”.

Intanto che la settimana europea della riduzione dei rifiuti torni utile per divulgare buone pratiche, ci sono luoghi dove le Direttive europee non trovano applicazione: per la lentezza burocratica (assessore Carmelo Briano) o per lungaggini dovute ad altre cause, nel frattempo qualcuno potrebbe iniziare un nuovo commercio: le mascherine anti odori.

17.11.2012
V.S.

Grave Rotolo - Abisso Donato Boscia: il 23 ad Alberobello si parlerà della grotta scoperta dal Gasp

Grave Rotolo - Abisso Donato Boscia - Foto google.com
L’importanza del ritrovamento è data non solo dalle dimensioni e dalla bellezza mozzafiato della grotta stessa ma anche dal fatto che si presta a diventare un importantissimo scrigno cui attingere, negli anni avvenire, per aprire nuovi orizzonti nel campo della ricerca scientifica, idrologica e geomorfologica. Ricercata da decenni da speleologi e geologi pugliesi, tanto da essere definita da qualcuno “l’eldorado degli speleo”, la grotta è stata battezza dal Gruppo “GASP!” 

“Grave Rotolo – Abisso Donato Boscia” in onore del giovane ingegnere e speleologo gioiese assassinato dalla mafia. Di seguito i link di alcuni testate nazionali e locali su cui la notizia ha trovato diffusione, insieme ad alcuni servizi televisivi.

Per quanti invece, fossero interessati ad ascoltare dal vivo il racconto della scoperta, l’appuntamento è per venerdì 23 novembre 2012 alle ore 18, 30 presso l’Hotel Sovrano di Alberobello, in viale A. De Gasperi n. 2, per la conferenza organizzata dall’associazione Presidi del Libro di Alberobello, dedicata alla presentazione della grotta.


Inteverranno  Gianfelice De Molfetta, Pierluigi Rotolo, proprietario, Fabiano Amati, presidente Area di Bacino - Puglia Assessore Regionale Protezione Civile, Luca Benedetto, speleologo, Antonio Rosario Di Santo, segretario generale Area di Bacino - Puglia,  Giuseppe Gigante, geologo, moderatore Giuseppe Palmisano, presidente Presidi del libro.

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Se sulla base degli studi che gli speleologi concluderanno entro il 31 dicembre prossimo, dovessero essere confermate le specificità del sito rilevate fino ad oggi, entro la fine di febbraio 2013 sottoscriveremo un protocollo d'intesa tra la Regione Puglia, l'Autorità di Bacino, l'Arpa, i comuni interessati e i gruppi di studiosi per sviluppare il processo di conoscenza scientifica della grotta carsica scoperta lungo il Canale di Pirro". Lo ha detto l'assessore alle Opere pubbliche e Protezione civile Fabiano Amati, concludendo la prima riunione convocata per analizzare l'importante scoperta geologica dei giorni scorsi, lungo la strada per il Canale di Pirro, tra i comuni di Alberobello e Monopoli. All'incontro hanno partecipato il sindaco di Monopoli Emilio Romani, il sindaco di Fasano Lello Di Bari, il sindaco di Alberobello Michele Longo, l'assessore al Turismo di Castellana Grotte Maurizio Pace, il gruppo degli speleologi scopritori del sito, il presidente della Federazione Speleologica Pugliese Vincenzo Martinucci, il presidente del Gruppo Speleologico Archeologico Lorenzo Di Liso, il segretario generale dell'Autorità di Bacino Antonio Di Santo e tecnici dell'Arpa Puglia.

"Abbiamo deciso di convocare questo primo incontro - ha detto Amati - suggestionati dalle notizie di questa incredibile scoperta, per capire quanto effettivamente importante sia la scoperta e per celebrare l'attività degli scopritori, specialisti ignoti, come tutti gli scienziati che si occupano del sottosuolo. Abbiamo avviato un lavoro tecnico per capire se esistono i presupposti per approfondire la ricerca scientifica, con l'auspicio di poter proseguire nelle attività di approfondimento e studio, riunendo tutti i rappresentanti dei rami della amministrazione pubblica in grado di imprimere un contributo su questa vicenda. Sarà dunque conclusa, entro la fine dell'anno, la prima fase di esplorazione e rilievo da parte del gruppo di speleologi scopritori del sito con l'aiuto di mezzi e attrezzature di altri gruppi regionali e delle strutture tecnico-scientifiche delle Regione Puglia e dei comuni interessati. A quel punto, nel caso in cui dovesse confermarsi l'importanza scientifica della scoperta, sottoscriveremo il protocollo d'intesa per proseguire lo studio e la ricerca della stessa".

Nel corso della riunione, Luca Benedetto il vice presidente del Gasp (Gruppo Archeo - speleologico) e scopritore del sito, ha spiegato che "dopo esserci resi conto della presenza di alcune caratteristiche scientificamente interessanti, lo scorso maggio abbiamo avviato i primi lavori di disostruzione dell'ingresso del sito ed il 27 settembre scorso, abbiamo scoperto qualcosa di incredibilmente interessante dal punto di vista dello studio scientifico. L'importanza della scoperta consiste nel fatto che siamo di fronte ad una grotta attiva con numerose gallerie orizzontali, enormi camini, arrivi e fratture, nonché esseri troglobi. Siamo felici - ha detto - che la Regione Puglia abbia compreso l'importanza della nostra scoperta e deciso di favorire il proseguimento degli studi, che in questo caso presentano numerosi spunti di interesse che riguardano le acque e il microclima interno e esterno, la cavità del territorio del canale di Pirro dal punto di vista geologico e idrogeologico, aspetti di speleogenesi, il monitoraggio del radon e studio e della fauna e della flora che abitano il sito".

Secondo il segretario generale dell'Autorità di Bacino della Puglia Antonio di Santo, "con molta probabilità, si tratta di un potenziale grande laboratorio di attività educative, che potrebbe contribuire all'approfondimento delle conoscenze relative ai fenomeni connessi a questioni idrauliche e di inquinamento del suolo e del sottosuolo. Della stessa opinione i tecnici dell'Arpa Piglia, che hanno sottolineato come attraverso lo studio di questo sito si possa avviare un importante percorso conoscitivo dei fattori di permeazione ed accrescere la conoscenza degli aspetti di contaminazione del suolo e della falda".

17.11.2012
(fonte Gasp; Federazione Speleologica Pugliese;)