sabato 10 marzo 2012

Olimpiadi di Londra 2012 - Saranno Giochi ad impatto zero

Saranno Giochi ad impatto zero quelli che si preparano nella capitale britannica. Un imperativo che riguarda soprattutto i packaging usati per gli alimenti, compostabili e in linea con gli standard europei. 
Parole d’ordine, massima riciclabilità e lotta agli sprechi. Si avvicinano le Olimpiadi di Londra 2012, un appuntamento che sarà ricordato fin d’ora per l’approccio rigorosamente “eco-friendly”. La capitale britannica punta a dare vita ad una manifestazione il più possibile “green”, dove anche il packaging giocherà un ruolo fondamentale in questa filosofia.
Come riportato sul sito Let’s recycle, nei progetti del Comitato Organizzatore dei Giochi, ben il 70% delle risorse utilizzate sarà riciclabile e destinato al recupero. Un traguardo ambizioso, soprattutto pensando ai milioni di appassionati e turisti che affolleranno la metropoli e al prevedibile spreco alimentare. Phil Cumming, il manager responsabile per i progetti di sostenibilità del Comitato Organizzatore, si dimostra ottimista, sottolineando il rigore delle scelte finora operate: i packaging e gli imballaggi saranno per esempio interamente realizzati con materiali compostabili, in una percentuale mai vista prima d’ora nel Regno Unito. Sono in corso accurate verifiche per accertare l’effettiva ecocompatibilità degli imballaggi, e a tutti i responsabili catering è stato chiesto di assicurare che ogni tipo di packaging utilizzato a contatto con gli alimenti sia compostabile. I materiali utilizzati per il confezionamento dovranno inoltre rispondere agli standard europei EN13432 in termini di sicurezza e sostenibilità.

"Siamo stati in Val di Susa e abbiamo capito"

Val di Susa 


Per approfondimenti visionate lo speciale realizzato da Servizio Pubblico http://www.serviziopubblico.it/inchieste/2012/03/05/news/la_valle_e_mia.html?cat_id=12

http://www.facebook.com/pages/Siamo-stati-in-Val-di-Susa-e-abbiamo-capito/315037188552577

SIAMO STATI IN VAL DI SUSA ED ABBIAMO CAPITO

Siamo stati in Val di Susa ospiti degli abitanti della valle: insegnanti, agricoltori, pensionati, studenti e abbiamo visto:
Un luogo attraversato da due strade statali, un'autostrada, un traforo, una ferrovia, impianti da sci, pesanti attività estrattive lungo il fiume
Persone che continuano a curare questo territorio già affaticato da infrastrutture ed attività commerciali e cercano di recuperare un rapporto equilibrato con l’ambiente e la propria storia.
Una comunità che crede nella convivialità e nella coesione sociale e coltiva forti rapporti intergenerazionali.

Abbiamo capito che in Val di Susa non è in gioco la realizzazione della ferrovia Torino-Lione, bensì un intero modello sociale. Un popolo unito e coeso, una comunità forte non può essere assoggettata a nessun interesse nè politico, nè economico. E’ interesse di tutti i poteri forti dividere, isolare, smembrare per poter meglio controllare e favorire interessi particolari.

Abbiamo capito 
perché tutto l’arco costituzionale vuole la TAV, non è dificile, basta guardare alle imprese coinvolte:

Cmc (Cooperativa Muratori e Cementist) cooperativa rossa, quinta impresa di costruzioni italiana, al 96esimo posto nella classifica dei principali 225 «contractor» internazionali che vanta un ex-amministratore illustre, Pier Luigi Bersani, si è aggiudicata l’incarico (affidato senza gara) di guidare un consorzio di imprese (Strabag AG, Cogeis SpA, Bentini SpA e Geotecna SpA) per la realizzazione del cunicolo esplorativo a Maddalena di Chiomonte. Valore dell’appalto 96 milioni di Euro.

Rocksoil s.p.a società di geoingegneria fondata e guidata da Giuseppe Lunardi il quale ha ceduto le sue azioni ai suoi familiari nel momento di assumere l’incarico di ministro delle Infrastrutture e dei trasporti del governo Berlusconi dal 2001 al 2006. Nel 2002, la Rocksoil ha ricevuto un incarico di consulenza dalla società francese Eiffage, che a sua volta era stata incaricata da Rete Ferroviaria Italiana (di proprietà dello stato) di progettare il tunnel di 54 Km della Torino-Lione che da solo assorbirà 13 miliardi di Euro. Il ministro si è difeso dall’accusa di conflitto di interessi dicendo che la sua società lavorava solo all’estero.

Impregilo è la principale impresa di costruzioni italiana. È il general contractor del progetto Torino-Lione e del ponte sullo stretto di Messina. Appartiene a:
33% Argofin: Gruppo Gavio. Marcello Gavio è stato latitante negli anni 92-93 in quanto ricercato per reati di corruzione legati alla costruzione dell’Autostrada Milano-Genova. Prosciolto successivamente per prescrizione del reato.
33% Autostrade: Gruppo Benetton. Uno dei principali gruppi imprenditoriali italiani noto all’estero per lo sfruttamento dei lavoratori delle sue fabbriche di tessile in Asia e per aver sottratto quasi un milione di ettari di terra alle comunità Mapuche in Argentina e Cile
33% Immobiliare Lombarda: Gruppo Ligresti. Salvatore Ligresti è stato condannato nell’ambito dell’inchiesta di Tangentopoli pattuendo una condanna a 4 anni e due mesi dopo la quale è tornato tranquillamente alla sua attività di costruttore.

Abbiamo capito che l’unico argomento rimasto in mano ai politico-imprenditori ed ai loro mezzi di comunicazione per giustificare un inutile progetto da 20 miliardi di euro mentre contemporaneamente si taglia su tutta la spesa sociale è la diffamazione. Far passare gli abitanti della Val di Susa come violenti terroristi. Mentre noi abbiamo visto nonni che preparavano le torte, appassionati insegnanti al lavoro, agricoltori responsabili, amministratori incorruttibili.

Abbiamo capito che questo è l’unico argomento possibile perchè ormai numerosi ed autorevoli studi, di cui nessuno parla, hanno già dimostrato quanto la TAV sia economicamente inutile e gravemente dannosa.

Questi i principali:

Interventi scientifici e studi relativi all'Alta Velocità Torino-Lione dei ricercatori del Politecnico di Torino:
http://areeweb.polito.it/eventi/TAVSalute/

Analisi degli studi condotti da LTF in merito al progetto Lione-Torino, eseguiti da COWI, rinomato studio di consulenza che lavora stabilmente per le istituzioni europee: 
http://ec.europa.eu/ten/transport/priority_projects/doc/2006-04-25/2006_ltf_final_report_it.pdf

Contributo del Professore Angelo Tartaglia, del Politecnico di Torino: 
http:/www.notav.eu/modules/Zina/Documenti/2010_11-Angelo%20Tartaglia%20confuta%20teorie%20S%EC%20TAV%20On.%20Stefano%20Esposito.pdf

Analisi economica del Prof. Marco Ponti del Politecnico di Milano
http://www.lavoce.info/articoli/pagina1002454.html

Rapporto sui fenomeni di illegalità e sulla penetrazione mafiosa nel ciclo del contratto pubblico del Consiglio Nazionale dell'Economia e del Lavoro:
http://www.notav.eu/modules/Zina/Documenti/2008_Rapporto%20sugli%20appalti.pdf

Risultanze del controllo sulla gestione dei debiti accollati al bilancio dello Stato contratti da FF.SS., RFI, TAV e ISPA per infrastrutture ferroviarie e per la realizzazione del sistema “Alta velocità”:
http://www.notav-avigliana.it/doc/delibera_25_2008_g_relazione.pdf

Presentazione dell'Ingegnere Zilioli, in relazione a “EFFETTI TAV - STUDI EUROPEI/buone pratiche e cattivi esempi”
http:/www.comune.re.it/retecivica/urp/retecivi.nsf/PESIdDoc/CE2F74FF4EBDC0A7C125783000474080/$file/Presentazione%20Ing.%20Zilioli.pdf

Ricerca del Politecnico di Milano sull’alta velocità in Italia che svela un buco di milioni di utenti.
http://www.tema.unina.it/index.php/tema/article/view/486

NON POSSIAMO RESTARE IN SILENZIO, COSTRUIAMO LA NOSTRA INFORMAZIONE DAL BASSO, INOLTRA E DIFFONDI QUESTO MESSAGGIO.

per aderire posta un commento su:
http://siamostatiinvaldisusa.wordpress.com/

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Il Gal finanzia progetti a Cassano

Palazzo comunale, piazza Aldo Moro
Tutela, recupero, riqualificazione. Queste le direttive alle quali s'ispira il progetto regionale che mette a finanziamento  le ristrutturazioni di immobili destinati all'attività di affittacamere. A Cassano a breve sarà attivo uno sportello del Gal.
Il Consiglio d'amministrazione del Gal “Conca Barese” (di cui fa parte anche il Comune di Cassano) nella seduta dell'otto marzo 2012 ha ammesso al finanziamento due progetti presentati da aziende cassanesi relativi all'ammodernamento e alla ristrutturazione di immobili da destinare ad “affittacamere” (misura 313, azione 5). 
In totale, considerando anche altri territori, sono cinque i progetti che hanno ottenuto il disco verde del consiglio di amministrazione del Gal. Le proposte di finanziamento approvate – spiega il vicesindaco delegato alle attività produttive Michele Ruggiero – si sommano a quelle che hanno già ottenuto il via libera in precedenza e raggiungono, pertanto, nel solo Comune di Cassano un totale di 15. Ad oggi il nostro Comune detiene circa il 50%  delle proposte approvate nelle varie misure”. 
“Tutto questo – prosegue il vicesindaco – aumenta le potenzialità degli imprenditori locali a competere sul mercato attraverso risorse pubbliche da destinare per esempio alla rivalutazione di beni immobili”.
“Le imprese locali sono state immediatamente sensibili alle iniziative del consorzio Conca Barese, grazie anche ad un lavoro di diffusione e comunicazione delle risorse a disposizione”.
“Posso assicurare – conclude Ruggiero – che il Gal, alla luce di questi risultati, proseguirà nelle sue iniziative e si farà sostenitore della promozione del territorio attraverso misure ad hoc per la crescita delle imprese locali a vantaggio del territorio e dell'occupazione. Piace anche evidenziare che, grazie al nostro impegno, abbiamo finalmente ottenuto i primi arredi per aprire uno sportello informazioni del Gal che presto sarà operativo nella sede del nostro Comune”.

10.03.2012
Vito Stano

C'era una volta il West all'Armenise

E' in programma martedì 13 marzo alle 18,30 e 21 al cinema Armenise, "C'era una volta il West" di Sergio Leone, penultimo film della rassegna "I 10 film che hanno cambiato il mondo". 

In occasione dello spettacolo serale, Lorenzo Procacci Leone, giornalista e critico cinematografico, introdurrà l'opera al fine di contestualizzarla all'interno del proprio periodo storico e introdurre alcune chiavi di lettura per poter meglio percepire temi e linguaggi durante la visione.
Il programma completo della rassegna e' consultabile alla pagina www.cinemarmenise.it/scheda-film.asp?id=151 .



Con l’attesissimo “C’era una volta il west” del 1968, Sergio Leone chiude i conti con il mitico genere popolare che aveva adattato alla logica dell’artigianato cinematografico italiano. Dopo la fortunata “trilogia del dollaro”, Leone decide infatti di coniugare il racconto con l’epica, cimentandosi in una grande produzione internazionale. Henry Fonda, Charles Bronson, Claudia Cardinale, sono i perfetti esecutori di un racconto classico, corredato da un perfezionismo estetico e da geniali intuizioni che cambieranno radicalmente il modo di concepire l’utilizzo della macchina da presa. Nel film sono disseminate vere e proprie lezioni di cinema: dalla geniale alternanza di piani sequenza, primi piani e piani americani, all’uso primario del montaggio
al servizio dell’immagine, all’imprescindibile valore della colonna sonora di Morricone. Il cinema western italiano non è più riuscito ad eguagliare questo capolavoro, oggi inserito nel National Film Registry del Congresso USA.

Lorenzo Procacci Leone


venerdì 9 marzo 2012

Risparmi energetico arrivano i fondi Kyoto

Risparmio energetico, produzione di energia da fonti rinnovabili, questi temi sono ormai all'ordine del giorno da anni, ma nei territori dormienti del profondo Sud poco si è visto, tranne gli effetti della speculazione. Ma pare che finalmente all'orizzonte qualcosa si muova.
Il vicesindaco delegato alle attività produttive del comune di Cassano delle Murge (Ba), Michele Ruggiero con una nota ha reso pubblica la notizia che dal 15 marzo sarà operativo il “Fondo Kyoto” presentato dal Governo.

Il fondo, costituito da 600 milioni di euro, serve a promuovere investimenti pubblici e privati per l'efficienza energetica nel settore edilizio e in quello industriale; a diffondere piccoli impianti ad alta efficienza per la produzione di elettricità, calore e freddo; ad impiegare fonti rinnovabili in impianti di piccola taglia. 

Il fondo Kyoto è gestito dalla Cassa Depositi e Prestiti e si rivolge a cittadini, condomini, imprese, persone giuridiche private e soggetti pubblici.
Per avere accesso alla possibilità di finanziamento è necessario compilare una domanda reperibile esclusivamente on line. Il beneficiario successivamente dovrà rivolgersi ad una delle banche aderenti alla convenzione Abi-Cdp. Il termine per le domande è fissato al 14 luglio 2012.
Per ulteriori informazioni www.cassaddpp.it .

Fukushima nella memoria dei sopravvissuti

Il prossimo 11 marzo ricorre il primo anniversario del disastro nucleare di Fukushima in Giappone a seguito del terribile terremoto e tsunami, che provocarono gravissimi danni alla centrale nucleare lì ubicata. Tutto il mondo ha seguito col fiato sospeso per settimane l'evolversi di una situazione che tutt'oggi versa in condizioni di incredibile pericolo, come testimoniato da numerose ricerche e verifiche effettuate da Greenpeace coi suoi team di ricercatori e raccolte in questo report.
Il disastro nucleare di Fukushima ci ha mostrato che i reattori nucleari sono intrinsecamente pericolosi. Nessuno dei 435 reattori nucleari che esistono al mondo è immune da errori umani, calamità naturali o qualsiasi dei tanti altri gravi casi che potrebbero causare un incidente. Milioni di persone che vivono vicino a reattori nucleari sono a rischio. Un anno dopo centinaia di migliaia di persone continuano a subire le conseguenze della catastrofe. 

Per non dimenticare tutto questo, ad un anno dai tragici eventi che hanno colpito il Giappone e a otto mesi dalla vittoria sul nucleare in Italia, il gruppo locale di Bari dei volontari di Greenpeace ha organizzato la proiezione del film "Into Eternit", nel quale il regista danese Michael Madsen ci porta in un’isola della Finlandia dove si trova Onkalo (letteralmente: nascondiglio), guidandoci all’interno di un labirinto sotterraneo destinato a essere deposito permanente delle famose scorie. Ancora in costruzione, nel 2100 Onkalo sarà completato e infine tappato dal cemento per far sì che il proprio contenuto non possa nuocere fintanto che verrà considerato un pericolo per la vita, un lasso di tempo stimato in almeno 100mila anni. Una cifra che va ben al di là della comprensione umana e che rende impossibile anche solo immaginare cosa possa nel mentre accadere. 

Quindi l'appuntamento è per domenica 11 marzo alle ore 18:30 - presso Zona Franka in via Marchese di Montrone, 80 a Bari. La proiezione è ovviamente e come sempre gratuita, grazie alla collaborazione dei ragazzi dell'associazione studentesca LINK.



fonte: Greenpeace Bari

Mentre Gravina crolla, la politica pensa

Via Giudice Montea. E poi via Fighera, e da ultimo anche via Gogavino. Tanti crolli annunciati, uno appresso alll'altro, che fanno di Gravina la città delle macerie. In alcuni casi, neppure rimosse.
Sulla vicenda, di recente approdata finanche nelle aule dell'Europarlamento, torna ora a prendere posizione la Regione Puglia. Spiega infatti l'assessore regionale all'urbanistica, Angela Barbanente: "La Regione sta dedicando la massima attenzione al centro storico di Gravina, proprio perché consapevole del grande valore culturale e dell'estremo stato di degrado e abbandono che lo caratterizza. Il Comune è destinatario di un finanziamento di 3.444,544 euro, volti alla rigenerazione del centro storico mediante un sistema integrato di interventi che riguardano la riqualificazione del bastione medioevale, degli spazi pubblici lungo l'asse monumentale est-ovest e nel rione Fondovito, e la istituzione di un Laboratorio urbano finalizzato proprio a garantire la necessaria continuità all'attività di analisi, progettazione e partecipazione civica per la rinascita del centro storico". 
Aggiunge l'assessore Barbanente: "Inoltre, la Regione da tempo si è fatta promotrice di un protocollo d'intesa finalizzato alla costruzione di un quadro di conoscenza finalizzata alla messa in sicurezza, tutela e valorizzazione della città storica di Gravina che coinvolge, oltre al Comune e alla Regione, Politecnico di Bari, Innovapuglia, Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, Federazione speleologica pugliese, Amici della fondazione "Pomarici Santomasi", Associazione ingegneri e architetti di Gravina. Ci è ben chiaro, infatti, che il sottosuolo gravinese, per le sue particolari caratteristiche geologiche e la storia dell'insediamento, è particolarmente ricco di cavità naturali e artificiali, da inquadrarsi in una nozione di bene culturale che comprende le strutture sotterranee, della gran parte delle quali mancano informazioni sistematiche e georeferenziate e analisi geostrutturali e geomeccaniche. Il Laboratorio dovrebbe essere la sede nella quale riattivare il protocollo e finalizzarlo verso conoscenza, tutela e valorizzazione".
Nell'attesa, Gravina continua a perdere pezzi.
fonte: Gravinalife
foto d'archivio di Vito Stano

giovedì 8 marzo 2012

Storia di un orfano pipistrello




Il documentario, realizzato dalla naturalista Alessandra Tomassini e dal giornalista Marco D’Amico preso il CRFS LIPU di Roma e il CHM LIPU di Ostia, racconta la storia di Divo, un piccolo pipistrello albolimbato il cui nome scientifico è Pipistrellus kuhlii. Divo è un orfano. E’ stato seguito dal momento in cui è caduto dal rifugio fino a quando gli è stata donata la libertà.

La Dott.ssa Alessandra Tomassini una delle maggiori esperte di chirotteri in Italia, ha preso in cura il piccolo albolimbato nelle varie fasi della crescita: dall’allattamento - attuato per la prima volta nel nostro paese, con una tecnica innovativa e funzionale che non si basa più sul vecchio metodo dell’agocannula ma utilizza un “ciuccio” grazie al quale il piccolo diventa ben presto “autonomo”- allo svezzamento fino ai primi voli ed alla libertà.
Il filmato, proposto in una tecnica grafica moderna ed accattivante, da’ anche dei preziosi consigli su cosa fare e a chi rivolgersi quando si trova un pipistrello ferito, offre degli spunti per conoscere meglio i pipistrelli attraverso interventi diretti sul campo e propone
curiosità ed informazioni per sfatare, una volta per tutte, tabù e falsi miti di cui questi fantastici animali, da sempre, sono vittime inconsapevoli.
Un motivo in più per imparare a conoscerli, amarli e rispettarli!
Autori: Alessandra Tomassini e Marco D’Amico
Regia: Paolo Laici
Genere: Documentario scientifico
Durata: 25 min.
Anno di produzione: 2011
Musiche: Rai Trade
Formato video 16/9 - DVD
Lingua Italiano
Audio: Stereo
Produzione: Alessandra Tomassini e Marco D’Amico
fonte: Federazione Speleologica Pugliese

Maschere per un massacro - Recensione

Quello che non abbiamo voluto sapere della guerra in Jugoslavia

La guerra è costruita per essere un evento televisivo, tutto è diventato apparenza, rappresentazione, la verità sembra non essere in alcun luogo. Ormai non destano più scalpore le notizie di raid aerei o kamikaze che si fanno esplodere, bombe che distruggono, bambini che muoiono, donne e uomini che soffrono, siamo anestetizzati e assuefatti nei confronti di un certo tipo di notizie. Siamo più tristemente interessati a conoscere amanti, love story, moventi, alibi, zie e cugini di persone a noi personalmente sconosciute ma idealmente molto vicine e intime.

Paolo Rumiz nel suo “Maschere per un massacro”, edito da Feltrinelli nell’”Universale Economica” nel 2011, ripercorre gli avvenimenti che hanno segnato in particolare la guerra degli anni ’90 nei Balcani, contrassegnata da una profonda dezinformacija regista di scene di numerosi massacri. 
La verità occultata da un diluvio di sangue, degno del miglior pulp di Quentin Tarantino, quello vero pare essere meno emozionante, più si ripete e meno diventa importante come notizia, muove lo stomaco ma non il cervello impedendo di guardare al contesto. Soprattutto il sangue confina la nostra indignazione alla sfera morale e umanitaria, e quindi ci impedisce di arrivare alle radici vere dello scontro, che sono politiche.

Rumiz sviscera le ragioni, prevalentemente razziali, che hanno scatenato la guerra, con protagonisti i serbi, i croati e i bosniaci, ma sofferma la sua attenzione sulla costruzione mediatica che ne è stata fatta.
C’era dell’incredibile nell’apprendere che grandi potenze, seppur forti di sofisticati servizi segreti, rimanessero spiazzate da eventi già annunciati, che persino giornali regionali erano stati in grado di prevedere fin nei dettagli. E non solo, la guerra dei Balcani risulta carica di anomalie: serbi che chiedono ai croati di essere bombardati, biblioteche scelte come obiettivi, case dei ricchi distrutte prima di quelle dei poveri, croati che vendono sottobanco carburante ai nemici serbi, serbi che affittano carri armati ai nemici croati, psichiatri in tuta mimetica.

Il libro apre tanti spiragli sulla triste vicenda dei Balcani, citando tra l’altro anche molti scrittori che ne hanno scritto nel corso degli anni. I sociologi hanno definito questa guerra un grande “acceleratore di processo”, stimolatore ideale di una selezione sociale, economica, finanziaria, politica, militare, demografica e perfino antropologica favorevole al potere; da un punto di vista politico ha creato una massa enorme di esuli, accentuando il sistematico sradicamento umano.
L’autore ricorda tra i tanti massacri la tragedia di Srebrenica del luglio ’95 e il vergognoso silenzio dell’Europa sugli ottomila bosniaci massacrati da Mladić, pulizia etnica tra l’altro scandalosamente giustificata da Washington.

Rumiz definisce la storia della guerra dei Balcani una colossale fregatura, quella di quattro banditi che sono riusciti a sdoganare col mondo intero le necessità criminali di una casta come necessità geostrategiche indispensabili alla pace planetaria, spacciando come stabilizzazione uno squilibrio fondato sul crimine e sullo sradicamento.

Nella primissima edizione del libro, di Editori Riuniti, Claudio Magris nell’introduzione scriveva che "la guerra mette a nudo la verità degli uomini e insieme la deforma. Ci sono tanti aspetti di questa verità; uno di essi è la cecità generale - cecità delle vittime, degli spettatori (i servizi d'informazione occidentale, oscillanti tra esasperazione, ignoranza o rimozione dell'orrore e fra cinismo e sentimentalismo) e della grande politica, che nel libro di Rumiz fa una figura grottesca".

08.03.2012
di Sara Fiorente   

martedì 6 marzo 2012

Nelle terre estreme di Jon Krakauer

La storia di Chris McCandless ha riportato alla memoria le tante avventure del passato più lontano, ma anche di quello più recente. L’autore Jon Krakauer si imbatté nella storia di Chris come tanti altri giornalisti, ma lui non l’archiviò; col tempo crebbe l’interesse per la storia di quel ragazzo “morto di fame” a pochi chilometri dalla civiltà e questo interesse si stratificò fino a intrecciarsi con le altre storie tristi e misteriose, ma inevitabilmente emblematiche di quell’atteggiamento che caratterizzò le scelte adottate da Chris McCandless e che lo condussero più o meno consapevolmente sul sentiero della fine.
La vita di Chris, così come quella di tanti aspiranti abitanti della Natura estrema, si era,  già in giovane età, contraddistinta da continue richieste di evasione da quella che riteneva una gabbia sociale. Per Chris la vita borghese, incarnata dai suoi genitori, sarebbe stata la tomba e dunque, al termine del suo percorso di studi, intraprese un viaggio che avrebbe dovuto concludersi in pochi mesi, ma che invece divenne il viaggio della vita.

Le peregrinazioni di Chris, in quell’ovest americano sognato e ricercato da tanti amanti della natura selvaggia, si concluderanno dopo circa due anni, quando, dopo aver lavorato e vissuto in diversi luoghi del profondo ovest, le estreme terre del 49° Stato americano lo accoglieranno e lo sfameranno per molte settimane. In Alaska McCandless realizzò finalmente il suo obiettivo di vita immersa nella natura in perfetta solitudine: si cibò di radici e cacciò selvaggina, ma quando decise di ritornare alla civiltà qualcosa andò storto. Il fiume, che guadò al suo arrivo in quelle terre, fu la sorpresa che evidentemente McCandless non si aspettava, la piena estiva lo costrinse a ritornare al suo accampamento per riprendere la vita selvaggia. Paradossalmente quale campo base per la sua vita in natura Chris scelse la carcassa di un autobus, sulle cui pareti lasciò i suoi ultimi messaggi.

Le storie suggestive racchiuse nel volume di Krakauer fanno crescere nel lettore la voglia di vivere imprese simili, ma non solo. Ciò che lascia interdetti è la scoperta di un universo abitato da persone devote a quel mito della Natura selvaggia, di cui oggi molti riserbano soltanto le storie del passato, senza pensare di poterle vivere nel presente.

Recensione del libro di Jon Krakauer “Nelle terre estreme”  edito da Corbaccio (14,11 euro).

06.03.2012
Vito Stano