sabato 17 novembre 2012

"Sarebbe meglio non interrompere del tutto la produzione all'Ilva, perché altrimenti si chiude": parla Paolo Mele operaio Italsider in pensione

Operaio all'altoforno - Foto google.com
La notizia pubblicata soltanto qualche giorno fa con cui la dirigenza dell’Ilva ha deciso di chiedere la cassa integrazione per 2mila operai dell’area a freddo dello stabilimento di Taranto pone adesso il problema dell’occupazione. A questa si aggiunge la notizia appresa nella giornata di ieri dell'annuncio del presidente del gruppo Ilva Bruno Ferrante, il quale ha comunicato ai giudici impegnati sul caso la gravità della situazione economica e le perdite che l'azienda starebbe subendo a causa del blocco delle navi nel porto di Taranto, navi che trasportano le materie necessarie alla produzione. Allora il dilemma salute o lavoro come si risolve? Dopo le parole dure del segretario nazionale di Rifondazione Comunista Paolo Ferrero, raccolte in un’intervista realizzata dal sottoscritto soltanto qualche giorno fa, prosegue lo Speciale Taranto con un tuffo nei ricordi di un operaio dell’Italsider, che per chi non lo sapesse era il nome dell’azienda a partecipazione statale che produceva acciaio a Taranto e che l’Iri (con Romano Prodi presidente) ha svenduto al gruppo Riva. Paolo Mele, operaio metalmeccanico di Cassano delle Murge, ha lavorato all’Italsider di Taranto dal 1972 al 2002, anno in cui è andato in pensione godendo di dieci anni di abbuono per aver lavorato a contatto con l’amianto. 

A cura di Vito Stano

Il gruppo Riva ha acquistato l’azienda nel 1995, tu, che ci lavoravi da più di vent’anni, hai vissuto il prima e il dopo. Cosa è cambiato nel modo di lavorare e vivere gli spazi aziendali?

Per esempio le riunioni sulla sicurezza non si sono più fatte (dopo l’acquisto da parte dei Riva, ndr); si pensava solo al profitto, noi eravamo soltanto un numero.

Mi pare di comprendere da quello che dici che la situazione all’interno dell’azienda è peggiorata negli anni.

Sì, è chiaramente peggiorata.

Invece per quanto riguarda il rischio di scoprirsi affetti da malattie degenerative, voi operai eravate al corrente dei rischi? E come l’Italsider cercava di tutelare la vostra salute?

Si faceva molta manutenzione sugli impianti, che venivano fermati per effettuare le pulizie e quindi l’inquinamento era minore. Poi è venuto il signor Riva e gli impianti non si fermavano più: andavano avanti finché non prendevano fuoco, una gru se non prendeva fuoco non si fermava. Capitava che da fare gli elettricisti si finiva a fare i pompieri. Quando pioveva i capannoni si allagavano, perché nell’era Riva non si facevano più le coperture nuove, quindi si allagavano gli impianti elettrici e a volte capitava di dover mettere il teflon sulle apparecchiature elettriche rischiando danni alla salute.

In che reparto lavoravi? E cosa facevi?

Nell’acciaieria uno dove si faceva l’acciaio (in uno dei reparti cosiddetti a caldo, ndr). Qui c’erano i convertitori, che sono dei grossi forni per fare l’acciaio. Io lavoravo lì dove recentemente dai camini usciva molto, troppo fumo. Io ho lavorato là fino al quarto piano e non era così: c’era il fumo, ma non così perché funzionavano gli impianti di depurazione, per cui quel fumo diventava fango, che tramite dei tubi arrivava alla palazzina fanghi dove veniva separato dall’acqua.

Questo cosa può significare che non è stata fatta la manutenzione?

Significa che negli anni Riva non ha fatto la manutenzione e gli impianti sono via via deperiti. Però, mi pare che dopo le pressioni del presidente della regione Puglia Nichi Vendola qualcosa è stato fatto per rientrare nei parametri dettati dell’Unione Europea.

Invece per quanto riguarda le malattie degenerative, nel tuo trentennio di lavoro all’Ilva hai sentito di casi di tumori? Si sapeva del rischio?

Sì che si prendevano; quando sono arrivato io mi è capitato di vedere operai più anziani di me ammalarsi. C’è da dire che ai tempi dell’Italsider noi operai andavamo ogni anno all’ospedale nord di Brindisi a fare i controlli, ma già ai tempi in cui lo Stato era proprietario dello stabilimento è capitato che non andavamo più all’ospedale ma nell’infermeria dello stabilimento e qua si coprivano alcune cose.

Tu hai lavorato per trent’anni e sei in pensione da dieci, ti senti fortunato?

Per prima cosa se penso ai pericoli affrontati è tanto che sono uscito vivo, perché sapevi che entravi e non sapevi se uscivi. Chiaramente qualche acciacco ce l’ho.

Quale, se vuoi dirlo?

Per esempio ho qualche problema di udito.

Ed è dovuto al lavoro?

Sì, perché i rumori erano molto forti. Mi fischiano ancora le orecchie.

Cosa pensi dei giovani operai che vogliono lavorare nella fabbrica, alla luce di quello che oggi si sa?

Chiaramente gli operai sono sotto ricatto, devono lavorare in quelle condizioni perché possono essere licenziati. In passato capitava che ovunque li mandassero (nello stabilimento, ndr) loro andavano e lavoravano con o senza sicurezza. Noi anziani spiegavamo loro dove c’era il pericolo.

Facevate da guida ai più giovani.

Sì, perché noi andavamo a renderci conto del lavoro e anche delle condizioni di sicurezza e si poteva non fare il lavoro a causa delle condizioni pericolose dell’impianto. Invece i giovani dovevano andare senza dire niente, perché rischiavano di essere licenziati dopo i due anni.

Com’era la situazione sindacale nello stabilimento Italsider?

Il sindacato è stato forte finché c’è stata l‘unità sindacale, quando c’era la federazione nazionale metalmeccanici. Negli anni del governo Craxi l’unione dei metalmeccanici si è rotta e da allora gli operai a Taranto e nel resto d’Italia hanno iniziato a prendere le batoste.

Dunque la disunione dei sindacati ha causato l’indebolimento della classe operaia mettendola sempre più sotto ricatto. E i sindacalisti cosa facevano?

Essendo divisi, ogni sindacato curava le sue clientele.

Anche il giovane operaio che ho intervistato prima di te ha detto che i sindacati (specialmente Cisl e Uil) fanno clientelismo ancora oggi. Era così già ai tuoi tempi?

Ripeto, uniti si facevano valere. Da soli…

Quindi la situazione attuale cosa ti fa pensare?

Chiaramente il lavoro è importante, senza lavoro non si può mettere su famiglia e non c’è sviluppo. Tra l’altro bisogna fare l’acciaio perché è importante anche per lo Stato, che facciamo importiamo l’acciaio dall’estero?

Quindi che fare?

Penso che gli impianti bisogna rinnovarli, bisogna far uscire i soldi al padrone, perché quello stabilimento gli è stato venduto a pochi soldi. Nel frattempo ha fatto tanti soldi e quindi…

Quindi tu sei d’accordo con lo stop degli stabilimenti e con l’impiego degli operai nella riqualificazione?

Secondo me sarebbe meglio interrompere non completamente la produzione, perché altrimenti si chiude. Per avviare un impianto poi fermo ci vogliono dei tempi lunghi.

E le responsabilità dei politici?

C’è stata complicità di molti politici con l’azienda, specialmente ai tempi del sindaco Cito e poi della Di Bello. Basta pensare al quartiere Tamburi o a Statte, chi ha dato i permessi di costruire? Io mi sono salvato anche perché facevo il pendolare.  

Paolo Ferrero a Bari - Intervento integrale audio in otto parti


Crisi economica, debito pubblico, crisi dell'euro, oscuramento mediatico, quesiti referendari e alleanze elettorali: questi sono i principali temi affrontati dal segretario nazionale di Rifondazione Comunista Paolo Ferrero durante un incontro a Bari con la base del partito e con le numerose realtà di movimento accorse per l'occasione: dai precari della scuola, ad Alba (movimento nazionale), finanza etica, operai e militanti sindacali, studenti. 

di Vito Stano

Fino al 25 novembre la Settimana Europea per la riduzione dei rifiuti 2012 - Intanto l'emergenze non finiscono mai


Sono 5.261 le azioni validate della quarta edizione della Settimana Europea per la Riduzione dei Rifiuti (European Week for Waste Reduction – Ewwr), promossa dal Programma Life+ e finanziata dalla Commissione Europea, in programma dal 17 al 25 novembre si preannuncia come la più partecipata di sempre. È questo il dato comunicato durante la presentazione ufficiale, che si è svolta lo scorso 9 novembre alla fiera Ecomondo di Rimini. 

L'edizione di quest'anno va oltre le aspettative, superando decisamente le oltre 900 azioni validate lo scorso anno, che permisero comunque all’Italia di essere il secondo Paese a livello europeo per numero di progetti. Alla presentazione sono intervenuti i rappresentanti del Comitato promotore nazionale, composto da Ministero dell'Ambiente, Federambiente, Aica, Provincia di Torino, Rifiuti 21 Network, Provincia di Roma, Legambiente ed Eco dalle Città

La “Settimana” nasce all’interno con l’obiettivo primario di sensibilizzare le Istituzioni, gli stakeholder e tutti i consumatori circa le strategie e le politiche di prevenzione dei rifiuti messe in atto dall’Unione Europea, che gli Stati membri devono perseguire, anche alla luce delle recenti disposizioni normative (direttiva quadro sui rifiuti, 2008/98/Ce). Tra i project developer quest'anno c'è anche il gruppo Intesa Sanpaolo che grazie alla sua adesione ha permesso di raggiungere le 5.261 azioni validate. Nel corso della "Settimana" presso i 4.086 sportelli automatici del gruppo bancario apparirà un messaggio che inviterà i clienti a non stampare la ricevuta dell'operazione. 

La novità di quest’anno è l’istituzione del Premio Nazionale Italiano per premiare le azioni più virtuose di ogni categoria che dimostreranno di aver raggiunto gli obiettivi della “Settimana” in visibilità e aspetti comunicazionali; originalità ed esemplarità; qualità del contenuto e concentrazione sulla prevenzione dei rifiuti; riproducibilità dell’azione e follow-up in termini di impatto a lungo termine. Le premiazioni si svolgeranno a Roma il 12 dicembre 2012 nella sala Spazio Europa della rappresentanza in Italia dell'Unione Europea. In Italia la “Settimana” è realizzata sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica, col patrocinio del Ministero dell’Ambiente, della Presidenza della Camera e del Senato, dell’Unesco e col sostegno del Conai come main sponsor e del Cic (Consorzio Italiano Compostatori).

Tutte le informazioni sulla Settimana e l'elenco completo delle azioni su
http://www.ewwr.eu/
www.menorifiuti.org. 
Potrete avere ulteriori informazioni anche dai media partner dell’edizione 2012:Econews, Rifiutilab, GSA Igiene Urbana, Green report, AlternativaSostenibile, Free Service.

Cassonetti stracolmi - Foto Archivio Vito Stano
Intanto ci sono alcune realtà europee, come Cassano delle Murge piccolo centro in provincia di Bari situato ai piedi dell'altopiano delle Murge, dove la situazione della gestione dei rifiuti solidi urbani è grave, con una percentuale di raccolta differenziata ferma al 4,60% (ultimo dato di agosto, fonte rifiutiebonifica.puglia.it). Ormai da diversi mesi i cittadini pagano già per il nuovo servizio porta a porta, appaltato all'Ati Tradeco-Murgia Servizi Ecologici già gestore e attualmente in proroga, ma per le strade i cassonetti sono uno spettacolo da evitare. I rifiuti addirittura non vengono raccolti e vengono lasciati a marcire per strada e nei cassonetti, come questa foto d'archivio rappresenta bene e come anche l'assessore alla Tutela dell'ambiente del comune di Cassano delle Murge Carmelo Briano denuncia in una nota diramata in mattinata.

“Abbiamo registrato - ha affermato l'assessore alla Tutela dell'ambiente Carmelo Briano - alcuni disservizi nella raccolta del vetro e dei rifiuti soldi urbani nelle zone extraurbane da parte della ditta Tradeco-Murgia Servizi Ecologici.
Non conosciamo i motivi che hanno rallentato le operazioni di raccolta e auspichiamo - continua l'assessore Briano - che la società incaricata possa immediatamente ripristinare il servizio con regolarità.
Il nostro Comune  - chiosa Briano - va verso un nuovo modello di gestione del servizio che chiama alla responsabilità tutti: i cittadini, gli amministratori e chi è deputato contrattualmente a gestire la raccolta rifiuti”.

Intanto che la settimana europea della riduzione dei rifiuti torni utile per divulgare buone pratiche, ci sono luoghi dove le Direttive europee non trovano applicazione: per la lentezza burocratica (assessore Carmelo Briano) o per lungaggini dovute ad altre cause, nel frattempo qualcuno potrebbe iniziare un nuovo commercio: le mascherine anti odori.

17.11.2012
V.S.

Grave Rotolo - Abisso Donato Boscia: il 23 ad Alberobello si parlerà della grotta scoperta dal Gasp

Grave Rotolo - Abisso Donato Boscia - Foto google.com
L’importanza del ritrovamento è data non solo dalle dimensioni e dalla bellezza mozzafiato della grotta stessa ma anche dal fatto che si presta a diventare un importantissimo scrigno cui attingere, negli anni avvenire, per aprire nuovi orizzonti nel campo della ricerca scientifica, idrologica e geomorfologica. Ricercata da decenni da speleologi e geologi pugliesi, tanto da essere definita da qualcuno “l’eldorado degli speleo”, la grotta è stata battezza dal Gruppo “GASP!” 

“Grave Rotolo – Abisso Donato Boscia” in onore del giovane ingegnere e speleologo gioiese assassinato dalla mafia. Di seguito i link di alcuni testate nazionali e locali su cui la notizia ha trovato diffusione, insieme ad alcuni servizi televisivi.

Per quanti invece, fossero interessati ad ascoltare dal vivo il racconto della scoperta, l’appuntamento è per venerdì 23 novembre 2012 alle ore 18, 30 presso l’Hotel Sovrano di Alberobello, in viale A. De Gasperi n. 2, per la conferenza organizzata dall’associazione Presidi del Libro di Alberobello, dedicata alla presentazione della grotta.


Inteverranno  Gianfelice De Molfetta, Pierluigi Rotolo, proprietario, Fabiano Amati, presidente Area di Bacino - Puglia Assessore Regionale Protezione Civile, Luca Benedetto, speleologo, Antonio Rosario Di Santo, segretario generale Area di Bacino - Puglia,  Giuseppe Gigante, geologo, moderatore Giuseppe Palmisano, presidente Presidi del libro.

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Se sulla base degli studi che gli speleologi concluderanno entro il 31 dicembre prossimo, dovessero essere confermate le specificità del sito rilevate fino ad oggi, entro la fine di febbraio 2013 sottoscriveremo un protocollo d'intesa tra la Regione Puglia, l'Autorità di Bacino, l'Arpa, i comuni interessati e i gruppi di studiosi per sviluppare il processo di conoscenza scientifica della grotta carsica scoperta lungo il Canale di Pirro". Lo ha detto l'assessore alle Opere pubbliche e Protezione civile Fabiano Amati, concludendo la prima riunione convocata per analizzare l'importante scoperta geologica dei giorni scorsi, lungo la strada per il Canale di Pirro, tra i comuni di Alberobello e Monopoli. All'incontro hanno partecipato il sindaco di Monopoli Emilio Romani, il sindaco di Fasano Lello Di Bari, il sindaco di Alberobello Michele Longo, l'assessore al Turismo di Castellana Grotte Maurizio Pace, il gruppo degli speleologi scopritori del sito, il presidente della Federazione Speleologica Pugliese Vincenzo Martinucci, il presidente del Gruppo Speleologico Archeologico Lorenzo Di Liso, il segretario generale dell'Autorità di Bacino Antonio Di Santo e tecnici dell'Arpa Puglia.

"Abbiamo deciso di convocare questo primo incontro - ha detto Amati - suggestionati dalle notizie di questa incredibile scoperta, per capire quanto effettivamente importante sia la scoperta e per celebrare l'attività degli scopritori, specialisti ignoti, come tutti gli scienziati che si occupano del sottosuolo. Abbiamo avviato un lavoro tecnico per capire se esistono i presupposti per approfondire la ricerca scientifica, con l'auspicio di poter proseguire nelle attività di approfondimento e studio, riunendo tutti i rappresentanti dei rami della amministrazione pubblica in grado di imprimere un contributo su questa vicenda. Sarà dunque conclusa, entro la fine dell'anno, la prima fase di esplorazione e rilievo da parte del gruppo di speleologi scopritori del sito con l'aiuto di mezzi e attrezzature di altri gruppi regionali e delle strutture tecnico-scientifiche delle Regione Puglia e dei comuni interessati. A quel punto, nel caso in cui dovesse confermarsi l'importanza scientifica della scoperta, sottoscriveremo il protocollo d'intesa per proseguire lo studio e la ricerca della stessa".

Nel corso della riunione, Luca Benedetto il vice presidente del Gasp (Gruppo Archeo - speleologico) e scopritore del sito, ha spiegato che "dopo esserci resi conto della presenza di alcune caratteristiche scientificamente interessanti, lo scorso maggio abbiamo avviato i primi lavori di disostruzione dell'ingresso del sito ed il 27 settembre scorso, abbiamo scoperto qualcosa di incredibilmente interessante dal punto di vista dello studio scientifico. L'importanza della scoperta consiste nel fatto che siamo di fronte ad una grotta attiva con numerose gallerie orizzontali, enormi camini, arrivi e fratture, nonché esseri troglobi. Siamo felici - ha detto - che la Regione Puglia abbia compreso l'importanza della nostra scoperta e deciso di favorire il proseguimento degli studi, che in questo caso presentano numerosi spunti di interesse che riguardano le acque e il microclima interno e esterno, la cavità del territorio del canale di Pirro dal punto di vista geologico e idrogeologico, aspetti di speleogenesi, il monitoraggio del radon e studio e della fauna e della flora che abitano il sito".

Secondo il segretario generale dell'Autorità di Bacino della Puglia Antonio di Santo, "con molta probabilità, si tratta di un potenziale grande laboratorio di attività educative, che potrebbe contribuire all'approfondimento delle conoscenze relative ai fenomeni connessi a questioni idrauliche e di inquinamento del suolo e del sottosuolo. Della stessa opinione i tecnici dell'Arpa Piglia, che hanno sottolineato come attraverso lo studio di questo sito si possa avviare un importante percorso conoscitivo dei fattori di permeazione ed accrescere la conoscenza degli aspetti di contaminazione del suolo e della falda".

17.11.2012
(fonte Gasp; Federazione Speleologica Pugliese;)

Bersani a Bari per convincere gli indecisi

Pierluigi Bersani - Foto google.com
Il popolo delle primarie della Terra di Bari è in fermento e nel pomeriggio di oggi 17 novembre alle 18,30 Pierluigi Bersani, segretario del Partito Democratico candidato alle primarie del centrosinistra, sarà nel capoluogo per parlare ai militanti e cercare di convincere nel feudo di Nichi Vendola gli indecisi. 

L'appuntamento è dunque a Bari in via Sparano all'altezza della Chiesa di San Ferdinando, la piccola piazzetta dove nel 2005 si consumò l'abbraccio tra i "compagni" Vendola, Emiliano e Divella. Chissà se il luogo è stato scelto per evitare il rischio del vuoto delle grandi piazze o per scaramanzia: quel che ha portato fortuna al due volte presidente della regione Vendola potrebbe questa volta volgere a favore del suo concorrente?

Per l'occasione ci sarà anche un interprete in Lis, la lingua del sordomuti.

17.11.2012
Vito Stano

venerdì 16 novembre 2012

Gestione dei rifiuti in Puglia - Se n'è parlato in un seminario a Cassano

La gestione dei rifiuti è uno dei nodi che la politica fatica a sciogliere e a volte capita che più il parterre è nutrito più l'uditorio è disattento, causa stanchezza e noia galoppanti. L'ennesimo seminario svoltosi ieri sera a Cassano delle Murge, in provincia di Bari, è stato l'occasione per ripetere concetti e tesi ben conosciute agli addetti ai lavori, ma che con evidenza elefantiaca non entrano nel lessico quotidiano della gente comune. 

Giovanni Campobasso, dirigente settore Rifiuti e Bonifiche
della Regione Puglia - Foto Archivio Vito Stano
Il parterre dicevamo era ricco e grazie alla conduzione del segretario dell'ex Ato/Ba4 e futuro Aro/Ba4 Francesco D'Amore la serata è proseguita per più due ore. La situazione della raccolta dei rifiuti solidi urbani della cittadina murgiana è stata soltanto lo spunto per fare il punto sullo stato dell'arte della gestione dei rifiuti in tutta la regione. In effetti la presenza di Giovanni Campobasso, dirigente del settore Rifiuti e Bonifiche della regione Puglia, e Giovanni Barchetti, assessore alla Tutela dell'Ambiente della provincia di Bari, ha permesso di ragionare complessivamente sul sistema di gestione regionale, anche e sopratutto in virtù delle ultime modifiche intervenute: soppressione degli Ato (Ambiti Territoriali Ottimali) e istituzione degli Aro (Ambiti di Raccolta Ottimale); riduzione delle province da sei a tre e istituzione della città metropolitana di Bari; necessità di ovviare al deficit impiantistico per chiudere il ciclo dei rifiuti. 

Partendo dall'ultimo punto, gli impianti, è bene ricordare che la raccolta differenziata è soltanto uno strumento per arrivare al fine, che è il riciclo dei materiali raccolti. Pertanto per portare a termine il lavoro iniziato nelle mura domestiche o nelle attività commerciali occorre pensare e investire, per creare diverse strutture atte a ricevere i diversi materiali da riciclare, cioè da rimettere nel ciclo produttivo. Se il territorio regionale è carente di impianti (e il punto particolarmente dolente è la mancanza di impianti per il trattamento della frazione organica) la raccolta differenziata per quanto fatta al meglio non riuscirà mai a sfiorare le percentuali record che vengono raggiunte lì dove la presenza d'impianti garantisce la effettiva riutilizzazione dei materiali, che una volta che vengono reintrodotti nel ciclo assumono dignità di materia prima seconda e non devono più essere considerati rifiuti.

Detto ciò è bene pure tenere a mente che le ultime modifiche introdotte dal governo Monti in materia di razionalizzazione della spesa, hanno comportato la soppressione di decine di enti provinciali (ritenuti, a ragione, doppioni di comuni e regioni). Questa scomparsa per niente precoce, che ha scatenato le lamentele di coloro che ne occupano legittimamente le poltrone, porterà a dover ripensare l'assetto gestionale dei rifiuti. Su questo punto Giovanni Campobasso, dirigente regionale, ha sostenuto la necessità di immaginare una gestione complessiva e meno frammentata rispetto al passato. Degli Aro in effetti si sa ben poco, nel senso che potrebbero ricalcare le stesse funzioni delle precedenti Ato e ripeterne il numero oppure diventare il braccio operativo di una mente che siede a Bari in un ufficio regionale. 

Qualche dato può tornare utile a capire meglio: l'Austria è il paese europeo che ha raggiunto risultati eccellenti in questo ambito, in effetti ha azzerato il ricorso alla discarica semplicemente elevando vertiginosamente i costi per conferirvi i rifiuti indifferenziati. Questo metodo è stato utilizzato anche in Sardegna che in soli cinque anni ha addirittura superato le percentuali di riciclo della vicina Liguria. In Puglia si raccoglie poca frazione organica, che pesa moltissimo sulla totalità avviata a discarica, si stima circa intorno al 50%. Ma non tutto ciò che è stato in questi ultimi anni è da buttare, ci sono territori in Puglia, specialmente nella provincia di Brindisi, dove si sono raggiunte percentuali di raccolta differenziata in linea con la normativa europea (che prevede di raggiungere il 65% di raccolta differenziata a dicembre 2012). Certo nel complesso la Puglia non brilla soprattutto a causa della carenza d'impianti e della gestione superficiale di questi: per dirne una, un impianto di trattamento della frazione organica della provincia di Bari si permetteva il lusso di chiudere per ferie durante il mese di agosto, come fosse un salottificio. 
Queste storture sono già state corrette , con la stipula di convenzioni con la regione Puglia e gli impianti che vorranno continuare a operare sul territorio dovranno a queste conformarsi (Giovanni Campobasso)

Insomma con la gente alle prese con la crisi economica e occupazionale almeno gli enti pubblici dovrebbero alleggerire il carico di cattivi pensieri, ma a volte le lungaggine burocratiche e le storture del mercato inceppano il meccanismo e rallentano l'uscita dallo stallo.

16.11.2012
Vito Stano

"Il ministro dell’Ambiente Clini dovrebbe andare a casa, perché la vicenda dell’Ilva è scandalosa. Clini ha nei fatti coperto l’Ilva per mesi. I Riva devono usare i profitti che hanno fatto negli anni scorsi per applicare tutte le tecnologie che servono": Paolo Ferrero intervistato sul caso Ilva-Taranto non risparmia nessuno

Il viaggio ideale che abbiamo iniziato nella città di Taranto, la città più inquinata d'Europa (Carlo Vulpio) prosegue e dopo aver parlato di "Invisibili", libro scritto a due mani dal giornalista dell'edizione tarantina de La Gazzetta del Mezzogiorno Fulvio Colucci e l'operaio e scrittore Giuse Alemanno; dopo aver parlato con un operaio dell'Ilva; dopo aver parlato con Vito Galiano, sindacalista Cgil ed esperto di malattie degenerative legate agli ambienti di lavoro; dopo aver raccolto le dichiarazioni del ministro dell'Ambiente Corrado Clini;  continua con le dichiarazioni del già ministro e segretario del Partito della Rifondazione Comunista Paolo Ferrero venuto a Bari il 14 novembre scorso per presentare i quesiti referendari e discutere del futuro politico-elettorale con la base e con i movimenti espressione della società.

A cura di Vito Stano

Paolo Ferrero, segretario Partito della Rifondazione Comunista
Foto Archivio Vito Stano
Segretario l’Ilva ha annunciato la decisione di chiedere da lunedì 19 novembre la cassa integrazione per 2mila operai degli stabilimenti di Taranto. Si parte col piede sbagliato?

L’Ilva non vuole spendere i soldi per fare quello che dovrebbe fare, cioè la riconversione ambientale del ciclo (di produzione, ndr), mettere in sicurezza le cose, coprire quello che c’è da coprire e mettere le tecnologie che servono. L’Ilva sta ricattando i lavoratori perché cerca di non tirare fuori i soldi, noi diciamo che lì all’Ilva c’è una cosa molto semplice da fare: l’azienda deve usare i profitti che ha fatto negli anni scorsi per applicare tutte le tecnologie che servono e fare tutti i lavori che servono per evitare che quello stabilimento continui ad inquinare il territorio e ad ammazzare la gente che ci lavora, questo è quanto. Di acciaierie c’è ne sono ovunque e del resto l’acciaio serve. Quindi l’acciaio va prodotto senza riempire di diossina il territorio.

Il ministro dell’Ambiente Corrado Clini e il ministro della Salute Renato Balduzzi sembravano sorpresi del contenuto del “Rapporto Sentieri”, quasi fosse la prima volta che certi dati venissero pubblicati. Lei crede che per certi errori madornali dovrebbero lasciare l’incarico che ricoprono?

Spero che siano degli errori, perché è evidente che il ministro dell’Ambiente (Clini, ndr) ha nei fatti coperto l’Ilva per mesi, addirittura credo abbia denunciato chi tirava fuori i dati, che poi si sono rivelati essere i dati veri. Che l’Ilva inquinasse lo sapeva tutto l’universo e lo sapeva quindi anche il ministro dell’Ambiente. Il problema è che questo governo è effettivamente espressione dei poteri forti, quindi non tocca le banche, non tocca le imprese, non tocca le grandi multinazionali e difende i loro interessi invece che la popolazione.

Quindi che fare?

Io penso che questo governo se ne dovrebbe andare e nello specifico il ministro dell’Ambiente dovrebbe andare a casa, perché la vicenda dell’Ilva è scandalosa. Il punto però è che l’Ilva è stata tollerata da troppi nel fare i suoi porci comodi, perché non è da oggi che l’Ilva inquina è da anni e in questi anni eravamo pochissimi a denunciare i superprofitti dell’Ilva che da un lato sfruttava i lavoratori e dall’altro inquinava l’ambiente. Quindi c’è una responsabilità di questo governo perché ha negato l’evidenza, non è intervenuto quando avrebbe dovuto. Ma il problema più generale è che bisogna cambiare l’orientamento politico del governo e del parlamento nei confronti delle grandi imprese; non si può continuare a tollerare qualsiasi cosa succeda. 

Documentari autoprodotti: ne parlerà Claudia Cassandro al Museo


Martedì 20 novembre nella sala conferenze del palazzo Politecnico di Via Amendola 126/B al ore 17,30 - primo piano interrato - incontro con Claudia Cassandro.


Il Laboratorio di Fotografia del Politecnico di Bari propone un incontro con la giovane filmmaker pugliese (che vive e lavora a Milano) Claudia Cassandro, come esempio coraggioso di un processo creativo che ha portato all'autoproduzione di un documentario audiovisivo dal titolo: "In cammino".


L’avvento del videotape ha modificato i processi e i costi di produzione di quella che veniva definita l’industria dei sogni. Ha modificato le tecniche, ha alleggerito alcune fasi della lavorazione, e al tempo stesso il video ha, in diversi casi, modificato gli aspetti semiologici della tradizione cinematografica, avvicinandosi (talvolta apparentandosi) alla fotografia, divenuta anch’essa digitale.


La produzione di un audiovisivo, di qualunque tipo e genere, è tuttavia molto complessa: consta di diverse fasi e vede coinvolti molti attori provenienti da percorsi formativi non di rado diversi. Nel seminario si cercherà di ripercorrere sinteticamente i momenti e i ruoli necessari per realizzare un documentario, soffermandosi in particolar modo sull’autoproduzione, che costituisce un’alternativa consapevole al circuito ufficiale e di cui "In cammino" è un valido esempio.



Una motivazione forte, ma anche dei suggerimenti indirizzati ai tanti giovani e meno giovani autori che in un momento di gravissima crisi economica vedono frustrate le proprie aspirazioni, e soprattutto la propria creatività. Claudia Cassandro affronterà la parte relativa all’ideazione, produzione, regia e distribuzione, mentre Mauro Valentinuzzi quella più prettamente tecnica: fotografia, ripresa e montaggio.

giovedì 15 novembre 2012

Nel mondo del fotovoltaico qualcosa si muove - Dal Gifi riceviamo e pubblichiamo


Il 2 novembre 2012 sull'inserto Sette del Corriere della Sera è stato pubblicato un articolo a firma di Massimo Mucchetti intitolato Pochi affari con la demagogia verde. L'articolo, oltre a citare il presidente Anie/Gifi Valerio Natalizia e l'azienda da lui rappresentata, affronta la questione fotovoltaico ed incentivi in maniera, a nostro parere, volutamente strumentale a sfavore di tutto il settore fotovoltaico.

Di seguito gli articoli relativi:




Smart grid, efficienza energetica, fotovoltaico, sistemi di accumulo: il contributo di Anie sui temi della Strategia energetica nazionale

Confindustria Anie apprezza l’iniziativa del governo di avviare un ampio dibattito pubblico sulla Strategia energetica nazionale non solo attraverso lo strumento innovativo della consultazione pubblica, ma anche attraverso audizioni tematiche con le associazioni e le parti.

“Attesa la complessità di un piano nazionale unitario in tema di energia – ha dichiarato Claudio Andrea Gemme, Presidente di Confindustria Anie – peraltro atteso da anni, Anie ha chiesto di intervenire nei diversi confronti tematici in corso presso il Ministero dello Sviluppo Economico per portare il contributo di centinaia di aziende che a vario titolo operano nel mercato dell’energia e dell’efficienza energetica, sia nel residenziale che nelle infrastrutture. La Federazione è già intervenuta recentemente in audizione per la parte del settore fotovoltaico”.

“Durante l’audizione – ha spiegato Valerio Natalizia, Presidente di Gifi, la voce fotovoltaica di Confindustria – abbiamo portato all’attenzione del Mise le proposte, già ampiamente diffuse e condivise con la base associativa, per il rilancio del fotovoltaico oltre gli incentivi e verso la grid parity: mantenimento della priorità di dispacciamento; detrazioni fiscali stabili nel tempo, sgravi fiscali sulle assunzioni; facilitazione dell’accesso al credito per le imprese; definizione dei Seu e dei Riu; ampliamento dello Ssp; semplificazione delle procedure autorizzative. Al di là delle linee strategiche occorrono però interventi decisi e urgenti perché la certezza e la stabilità delle regole servono all’industria per abbassare i costi ed al mercato per riguadagnare la fiducia degli investitori nazionali ed esteri”.


“Nel dettaglio – ha dichiarato Gemme - auspichiamo innanzitutto maggiore attenzione sul tema delle reti infrastrutturali che evolvono in un’ottica smart. L’industria italiana, che da tempo lavora al tema delle reti intelligenti ed efficienti, è pronta a fornire tutta la tecnologia necessaria per dare maggiore efficienza al sistema. Le smart grid infatti sono strutture e procedure fortemente innovative, che oltre a mantenere un elevato livello di sicurezza e affidabilità del sistema, sono in grado di far fronte ai numerosi problemi legati alla generazione diffusa del sistema elettrico e al controllo dei carichi e permettono un maggiore coinvolgimento del cittadino-utente finale nel consumo. Smart grid significa infine infrastruttura di ricarica per veicoli elettrici e dunque e mobility e conseguente diminuzione delle emissioni inquinanti. Aggiungo che l’industria italiana è molto impegnata anche nella ricerca delle migliori soluzioni tecnologiche per i sistemi di accumulo che permetterebbero di integrare nella rete tradizionale l’energia proveniente da fonti rinnovabili”.


“Su tutte queste tematiche, su cui si gioca la prossima rivoluzione industriale - conclude Gemme - Anie è pronta a contribuire con il grande patrimonio delle sue migliori aziende affinché i principi condivisibili enunciati nella Sen si traducano presto in proposte concrete”.


(fonte Gifi.it)