Il mantenimento della vita implica elevati costi energetici, che non potrebbero assolutamente essere sostenuti se non vi fosse una «multiapplicata» serie di relazioni tra le parti
Iniziamo a pubblicare una serie di articoli di Roberto Cazzolla Gatti. Biologo ambientale ed evolutivo, segue un Dottorato di ricerca in Ecologia Forestale sulle foreste tropicali africane presso l'Università di Viterbo.
Collabora con l'Ufficio Foreste e Conservazione del Wwf Italia e lavora presso il Dipartimento per le Risorse naturali, Acqua e Terra (Nrl) della Fao (Agenzia delle Nazioni unite per l'Agricoltura e l'Alimentazione).
È membro della Cem (Commissione per la Protezione degli Ecosistemi) e della Wcpa (Commissione mondiale aree protette) dell'Iucn (Unione Mondiale per la Conservazione della Natura). Per l'Iucn è anche Coordinatore del Gruppo per l'Adattamento ai Mutamenti Climatici, con cui ha pubblicato il libro dal titolo «Costruire la resilienza ai mutamenti climatici».
È stato fondatore e per 7 anni responsabile della sezione Wwf di Gioia-Acquaviva-Santeramo ed attualmente segue la rete Energia e Biodiversità del Wwf Puglia.
Vegetariano e promotore dell'Economologia, la nuova scienza che unisce l'Ecologia all'Economia, è anche autore della Teoria delle Nicchie biodiversità-dipendenti, presentata nel 2010 al XX Convegno della Società italiana di ecologia.
«Che cos'è la vita?» si chiedeva Schrödinger1 nel 1944 aprendo le porte alla scoperta delle basi molecolari del Dna, seguendo un approccio puramente fisico. E se dalla domanda dello scienziato austriaco ad oggi molti passi sono stati fatti e molte scoperte in ambito microscopico, genetico ed atomico sono state realizzate, siamo ancora lontani da una comprensione esaustiva dell'organizzazione della vita e delle relazioni che la sostengono.
La vita, a ben pensarci, sembra in realtà essere l'eccezione nelle leggi fisiche dell'Universo e non la regola. Un essere vivente è, come sottolineato da Ilya Prigogine2, un sistema dissipativo in grado di funzionare lontano dall'equilibrio, trasformando una forma ordinata di energia in entropia, che ne è una sua versione più vicina al caos. Eppure siamo soliti definire con il termine caos qualcosa che non può essere spiegato dalla matematica disponibile attualmente ed ogniqualvolta un modello prevede l'utilizzo di equazioni non lineari che presentano punti di biforcazione che tendono, col tempo, all'incremento esponenziale dei diversi punti della mappa delle soluzioni, definiamo il sistema tendente al caos. Tale definizione, racchiude in sé la nostra ignoranza sulle dinamiche che regolano sistemi a più variabili. Simili sistemi sono nient'altro che reti.
Che cos'è una rete ecologica
Una rete è un'insieme di elementi uniti da relazioni chimiche e fisiche (e riassumibili in termini matematici non lineari) che possiedono meccanismi di feedback (retroazione) positivi e negativi che permettono all'intera rete di autosostenersi. Si intende, con quest'ultima espressione, il concetto proposto da Ettore Maturana e Francisco Varela3 di sistemi autopoietici, cioè in grado di farsi e mantenersi da soli. Ma la rete non è qualcosa di visibile e nessuno strumento è in grado di rilevarla. Nell'ambito delle scienze biologiche ed ecologiche la rete assume una particolare importanza quale principale modalità di interrelazione tra le variabili appartenenti agli ecosistemi ed alla biosfera intera.
Parliamo di rete ecologica per definire l'insieme delle relazioni tra parti, siano esse biotiche che abiotiche. Sino a pochi decenni fa (ed in alcuni fora ancora oggi) si riteneva che i sistemi viventi fossero paragonabili a congegni meccanici (come sosteneva Cartesio) e, quindi, spiegabili con le leggi della meccanica classica. Negli ultimi anni ci si è resi conto che tali formulazioni e semplificazioni non fossero più sufficienti a definire come i singoli componenti di un sistema vivente potessero mantenere quella profonda trama della vita di cui si compone, per quanto ci è noto, almeno il pianeta Terra. Il mantenimento della vita implica elevati costi energetici, che non potrebbero assolutamente essere sostenuti se non vi fosse una «multiapplicata» serie di relazioni tra le parti. Basti pensare a quali possibilità di sopravvivenza avrebbe l'essere umano su un pianeta privo di altre forme viventi. Si potrebbe, quindi, sostenere che la vita stessa crea le condizioni per il mantenimento della vita. Il ragionamento, seppur apparentemente tautologico, implica invece profonde riflessioni sulle nostre moderne convinzioni e sul ruolo dell'ambiente naturale.
La teoria delle nicchie
Come ho recentemente proposto con la Teoria delle Nicchie Biodiversità-dipendenti (Bndt) presentata al XX Congresso della SItE 20104 nel tentativo di colmare l'ultimo gap per una formulazione vitalistica delle leggi naturali dopo quelle proposte da Prigogine, Maturana e Varela, le possibilità che una specie ha di trovare un ambiente favorevole da colonizzare dipendono dalla stessa rete ecologica che è stata intessuta in un particolare ambiente. È la presenza stessa di specie la cui storia naturale ha stabilizzato la competizione in favore della cooperazione o, come l'ho definita nella Bndt, della facilitazione vitale a permettere ad altre specie di poter vivere. Non è più, quindi, solo l'ambiente a mettere a disposizione particolari condizioni per la sopravvivenza di determinate specie tolleranti, ma sono le specie stesse che con la loro stessa presenza e modificando l'ambiente, creano le condizioni favorevoli per la creazione di nuove nicchie e l'arrivo di altre specie.
Immaginiamo, ad esempio, un albero. Le radici potrebbero essere le specie pioniere che colonizzano un ambiente privo di altri esseri viventi (come ad esempio dopo un uragano, un incendio, etc.). Dopo di queste, in una classica successione ecologica, compaiono le prime specie generaliste che monopolizzano l'ambiente e possono essere rappresentate dal tronco del nostro immaginario albero. La crescita di queste ultime porta a due fondamentali conseguenze. La prima è un aumento delle dimensioni della nicchia fondamentale (quelle presenti prima dell'arrivo di queste specie) e questo è facilmente riscontrabile se si considerano, come esempio, gli innumerevoli nuovi «spazi» messi a disposizione da una specie (quali i microhabitat, le nuove risorse trofiche, la modifica dell'umidità e della temperatura, la produzione di escrementi, l'avvio di cicli biogeochimici).
La seconda, la si può identificare nel processo di crescita dei rami e delle foglie del nostro albero immaginario. Se, infatti, consideriamo ogni ramo una nuova specie selettiva che trova nicchie favorevoli per la sua sopravvivenza «mediata» dalla presenza delle specie «tronco» generaliste, possiamo immaginare come ogni specie esponenzialmente consenta la vita delle altre. Le foglie, in qualche modo, rappresenterebbero il livello di sovrapposizione delle nicchie delle nuove specie.
Utilizzando questa nuova formulazione del concetto di nicchia ecologica, che la vede non più come statico insieme di condizioni e ruoli riferiti ad ogni specie, ma come un dinamico evolversi di potenziali «spazi biologici dipendenti dalla diversità di specie», e cioè incrementata nel suo ipervolume basale dagli altri esseri viventi, ci accorgiamo di come questa rete di relazioni si arricchisca di nuove connessioni ogni qual volta un nodo viene, letteralmente, prodotto dalla rete stessa.
Volendo estendere questo approccio all'insieme dei sistemi biotici ed abiotici, riscontriamo l'incredibile serie di connessioni che legano gli esseri viventi tra di loro e con l'ambiente circostante. Gli elementi abiotici fondamentali, come acqua, aria e terra, assumono il ruolo di substrato sul quale la rete può prosperare. Il sole, con la sua duplice componente di luce e calore, fornisce alla rete quel flusso unidirezionale che ne permette l'organizzazione, il mantenimento e l'alimentazione. Abbiamo, dunque, una rete che crea i suoi stessi nodi (autopoietica), con nodi che l'alimentano e la modificano (mediante la facilitazione vitale della Bndt) e con un flusso costante di energia che ne permette il funzionamento (dissipativa).
In altre parole, possediamo ora le tre teorie fondamentali che definiscono la «rete ecologica» non solo come concetto astratto, bensì come legge naturale. Tenendo a mente questa legge appare differente persino l'osservazione diretta degli ecosistemi. Un bosco, ad esempio, non ci apparirà più come un insieme di rocce, piante, animali ed acqua, ma come una fitta rete di connessioni tra elementi naturali. Vediamo che l'uomo stesso, con un simile approccio, non può più essere considerato estraneo alle leggi di natura ed alle relazioni che lo legano all'ambiente circostante, ma diventa nodo costituente della rete di cui fa parte. Poiché gli interventi di questo nodo, spesso, portano alla rottura dei legami con altri nodi della maglia multidimensionale, li si può senza dubbio considerare come dannosi per la rete.
Ecco, quindi, che il concetto di rete ecologica, passando dalla meccanica newtoniana all'astrazione fisica, dai modelli caotici alla formulazione vitalistica delle leggi di natura, assume valore fondamentale nella comprensione ecologica e del ruolo umano sugli ecosistemi. Il caos che prima consideravamo come indefinibile sviluppo di un sistema, diventa ora una distribuzione di probabilità degli effetti che un nodo può indurre sugli altri, consegnandoci strumenti per una miglior comprensione del mondo e delle sue infinite relazioni.
Con questa introduzione vogliamo inaugurare una nuova Sezione di «Villaggio Globale» dal titolo «La Rete Ecologica», con l'intento di approfondire quei concetti che in qualche modo stanno cambiando il nostro modo di guardare alla madre che sostiene le nostre vite.
1Schrödinger Erwin - Che cos'è la vita? La cellula vivente dal punto di vista fisico - Adelphi, 1995
2Ilya Prigogine - Gregoire Nicolis, Le strutture dissipative. Auto-organizzazione dei sistemi termodinamici in non-equilibrio, Sansoni, Firenze, 1982
3Maturana, H.R., Varela, F.J., 1985, Autopoiesi e cognizione. La realizzazione del vivente, Venezia, Marsilio
4Gatti Cazzolla R., La Teoria delle Nicchie Biodiversità-dipendenti, Atti del XX Congresso della Società Italiana di Ecologia Site, Roma, 2010
Articolo pubblicato su vglobale.it
di Roberto Cazzolla Gatti
venerdì 7 gennaio 2011
giovedì 30 dicembre 2010
Murgia in-contaminata?
La Murgia, in passato ispirava pensatori e scrittori, che si interrogavano sui perchè di questa terra inospitale, brulla e semidesertica e sulla gente che la abitava, tanto operosa da far pensare ad un popolo di formiche.
Oggi sono poche le menti che si interrogano sui perchè di tanta incuria, sui perchè di tanta violenza nei confronti dell'ambiente, cioè di noi stessi.
Con l'attività di monitoraggio ambientale fotografico, che porto avanti da circa due anni in modo costante, ho potuto documentare numerosi scempi ambientali, che però invece di abbattermi provocano in me un senso di sfida, di rivincita.
Dunque è necessario continuare e ritrovarsi sempre piu' numerosi a controllare il territorio, affinchè vengano scoperti eventuali reati e vengano denunciate le numerose discariche abusive o accumuli impropri di rifiuti pericolosi e tossici, come i pannelli di eternit, disseminati su diversi punti della Murgia cassanese e ritrovati anche dentro la Foresta Mercadante (Parco Nazionale dell'Alta Murgia).
Vi propongo un video girato qualche giorno fa, andando in auto dall'incrocio della Via Vecchia per Altamura verso la pista dei Go-Kart.
Riflettiamo e prepariamoci all'azione.
30/12/2010
di Vito Stano
Oggi sono poche le menti che si interrogano sui perchè di tanta incuria, sui perchè di tanta violenza nei confronti dell'ambiente, cioè di noi stessi.
Con l'attività di monitoraggio ambientale fotografico, che porto avanti da circa due anni in modo costante, ho potuto documentare numerosi scempi ambientali, che però invece di abbattermi provocano in me un senso di sfida, di rivincita.
Dunque è necessario continuare e ritrovarsi sempre piu' numerosi a controllare il territorio, affinchè vengano scoperti eventuali reati e vengano denunciate le numerose discariche abusive o accumuli impropri di rifiuti pericolosi e tossici, come i pannelli di eternit, disseminati su diversi punti della Murgia cassanese e ritrovati anche dentro la Foresta Mercadante (Parco Nazionale dell'Alta Murgia).
Vi propongo un video girato qualche giorno fa, andando in auto dall'incrocio della Via Vecchia per Altamura verso la pista dei Go-Kart.
Riflettiamo e prepariamoci all'azione.
30/12/2010
di Vito Stano
domenica 26 dicembre 2010
Anomalie di un Parco Nazionale
Questo video è stato girato nel Parco Nazionale dell'Alta Murgia, in particolare nella Foresta Mercadante a Cassano delle Murge, ed è soltanto una testimonianza di quello che ogni buon escursionista e ogni sportivo in genere può incrociare sul proprio percorso.
Mi preme però fare una precisazione, quello che vedrete in questo e in altri brevi video non vuol essere un modo per fare cattiva pubblicità (sempre che la pubblicità possa essere "cattiva", in realtà qualcuno ci ha insegnato che "basta che se ne parli" di qualcuno o qualcosa).
Questa nuova forma filmica vuol essere un ulteriore modo per far accrescere la consapevolezza di ognuno di noi, che ne sia fruitore o che possa domani diventarne.
Pertanto sappiate che la Natura comunque batterà l'incuria e la superbia dell'uomo (...donna e bambino), perchè noi siamo parte della Natura.
26/12/2010
di Vito STANO
martedì 21 dicembre 2010
La foresta incantata
Le basse temperature e la neve hanno toccato anche l'Alta Murgia, in queste immagini la Foresta Mercadante, nel Parco Nazionale dell'Alta Murgia, come la maggior parte della gente non l'ha mai vista, a causa della rarità del fenomeno atmosferico ma, soprattutto, per il fatto che le uscite in Foresta sono per lo piu' estive.
Dunque ecco a Voi la Foresta incatata!






foto di Vito Stano
Dunque ecco a Voi la Foresta incatata!
foto di Vito Stano
giovedì 16 dicembre 2010
giovedì 9 dicembre 2010
Al via la definizione dei Sac
Turismo e cultura - In Puglia nuovi strumenti di valorizzazioneLa Regione progetta soluzioni per il patrimonio ambientale e culturale del territorio e stanzia 18 milioni di euro
Lo strumento pensato dall'assessore ai Beni culturali Angela Barbanente, unitamente all'assessore alla Qualità dell'ambiente Lorenzo Nicastro della Regione Puglia, si chiama Sac, che sta per «Sistemi ambientali e culturali». Questo nuovo strumento normativo servirà per «valorizzare il patrimonio ambientale e culturale per lo sviluppo socio-economico del territorio pugliese».
I Sistemi ambientali e culturali saranno finanziati dal Programma di Attuazione Pluriennale (Ppa) 2007-2010 dell'Asse IV del PO FESR 4.2.2 «Azioni di tutela e valorizzazione del patrimonio culturale in grado di mobilitare significativi flussi di visitatori e turisti di cui sia valutata la domanda potenziale, anche ai fini di destagionalizzazione dei flussi di visita, dell'allungamento della stagione e di una maggiore attrazione di differenti segmenti di domanda» quanto da quella relativa all'attuazione dell'azione 4.4.2 «Promozione e valorizzazione del patrimonio naturale del sistema regionale per la conservazione della natura a fini turistici», per un ammontare complessivo di importo pari ad € 18.000.000,00.
Alla definizione dei Sac possono contribuire organizzazioni di diritto pubblico con finalità di utilità sociale, culturale, ambientale e di promozione del turismo, nonché organismi rappresentativi di interessi diffusi, soggetti privati senza scopo di lucro (quali associazioni ed enti di promozione sociale, culturale, turistica e sportiva) ed enti ecclesiastici fondazioni.
Dunque il primo passo sarà determinare con esattezza i poli di attrazione ambientale e culturale delle cittadine, al fine di rendere finalmente appetibili ai fini turistici realtà sino ad oggi soltanto sulla carta a vocazione turistica. In particolare per la partecipazione al partenariato del Sac è necessario sottoscrivere il protocollo d'intesa entro la data indicata per ogni «Sac», definendo gli impegni specifici nell'ambito del Sac, specificando se il soggetto firmatario è titolare e/o gestore di beni culturali ed ambientali identificati nella proposta di Sac, quali oggetto di valorizzazione e in fine individuando il bene stesso.
di Vito STANO
pubblicato su vglobale.it il 09/12/2010
sabato 4 dicembre 2010
Archeologia e 3D, tra passato e futuro
Alla seconda edizione del Festival dell'Innovazione, che si tiene a Bari ogni due anni, le applicazioni 3D incontrano il passato, da ciò nasce un nuovo modo di fruire i resti di insediamenti di antiche civiltà, ma anche nuovi strumenti per chi lavora al recupero e al restauro.Queste applicazioni non risultano utili soltanto perché legate alle opportunità di rendere fruibile ai turisti chiese rupestri, fortezze o interi villaggi del passato, proponendo ricostruzioni tridimensionali, ma vengono impiegate anche dagli addetti ai lavori.
Scansioni laser e fotogrammetria sono gli strumenti utilizzati per comporre i luoghi e gli spazi virtuali, mutuati da spazi e luoghi fisici semidistrutti o in pessimo stato di conservazione, o, ancora, luoghi come cripte non fruibili al pubblico per motivi di fragilità dei siti.
Il Festival dell'Innovazione offre tanto, un'altra applicazione interessante presentata in questa tre giorni è stata la digitalizzazione di archivi, biblioteche e musei, reso possibile grazie all'uso di uno scanner planetario, che ha dato la possibilità di fruire di testi antichi, altrimenti non più consultabili, archiviandoli in un museo di libero accesso on line.
Continuando a parlare di tecnologia a servizio del passato e della sua conservazione, l'indagine magnetometrica, utilizzata per «radiografare» il suolo in maniera non invasiva, ha reso possibile l'archiviazione di dati sensibili in un database, che permette una visione sinottica degli stessi. Questa applicazione è stata pensata per fare la mappatura di siti sepolti, rendendo visibile l'invisibile e realizzando uno strumento di supporto per studi più approfonditi, oltre che per la gestione del territorio, in relazione a nuove costruzioni.
Esplorazione interattiva, animazioni e visite virtuali, valorizzazione dei siti archeologici attraverso tecniche di comunicazione innovativa, soluzioni innovative per i beni culturali, tecnologie per la scansione del territorio interessato da antichi insediamenti, oltre che strumenti altamente tecnologici per la conoscenza e il restauro vegetazionale, queste le «scoperte», raccontate al festival delle eccellenze pugliesi, concepite nei laboratori scientifici, dai quali team di ricercatori hanno, successivamente, esportato nella società, con gli spin off, le nuove applicazioni, che molti di noi utilizzeranno senza dare il giusto peso alla ricerca e all'innovazione, frutto di passione e investimenti per il futuro.
di Vito STANO
pubblicato su vglobale.it il 04/12/2010
sabato 27 novembre 2010
Nucleare sì o no, opposte tesi a Bari
Di convenienza economica del nucleare si è parlato a Bari ieri sera presso Santa Teresa dei Maschi, dove si sono confrontati il prof. Franca Battaglia, docente all'Università di Modena, il prof. Luigi Paganetto, già presidente Enea e docente all'Università Tor Vergata di Roma, l'ingegner Domenico Di Paola, amministratore delegato di Aeroporti di Puglia. L'incontro organizzato dall'associazione Ambiente Puglia è stato coordinato da Giovanni Valentini, giornalista de «La Repubblica».
Al centro della discussione la convenienza o meno, in termini economici, di investire e realizzare oggi centrali nucleari in Italia. Le posizioni espresse dai relatori, per quanto autorevoli e fondate su dati certi, hanno comunque alimentato la spaccatura tutta italiana tra «guelfi e ghibellini», come rileva Giovanni Valentini.
Il prof. Paganetto, nuclearista convertito, asserisce la non convenienza oggi di costruire centrali nucleari in Italia, per diversi motivi, tra i quali la non convenienza per i privati (soltanto in due casi al mondo attualmente gli investitori sono privati) di imbarcarsi in una avventura imprenditoriale incerta, com'è quella della produzione e vendita di energia da nucleare, a causa dei costi di costruzione dell'impianto e soprattutto dei costi di sistema molto alti.
Dunque gli alti costi, secondo il prof. Paganetto, pongono l'investimento impraticabile a patto che di centrali se ne costruiscano un numero rilevante (si parla di venti, almeno) tale da costituire un sistema energetico basato sulla produzione di energia elettrica da nucleare.
La posizione del prof. Battaglia è salda sul fronte pro nucleare, egli edifica la sua tesi sulla necessità di costruire centrali nucleari per produrre l'energia elettrica di cui il Paese ha bisogno, soppiantando gli impianti di produzione di energia elettrica da gas, che risultano costosi e di cui l'Italia, pare sia, uno dei pochi Paesi al mondo a produrre energia elettrica in grande quantità utilizzando come materia prima il gas (si è parlato di 55% della produzione totale).
Il prof. Battaglia prova, inoltre, a sfatare quello che per molti è il sogno, che specie in Puglia va realizzandosi, delle rinnovabili, portando all'attenzione della platea numeri che danno l'idea della scarsa incidenza delle rinnovabili (fotovoltaico ed eolico) sulla produzione totale di energia elettrica. Oltretutto i costi di installazione degli impianti fotovoltaici o eolici sono notevolmente superiori rispetto ai costi di costruzione di una centrale nucleare, che ha, peraltro, la peculiarità di produrre energia sempre, senza interruzioni dovute agli agenti atmosferici.
L'ingegner Di Paola fa un ragionamento improntato sulla convenienza commerciale di costruire centrali nucleari in Puglia, che negli ultimi anni ha investito non poche risorse sulla promozione del turismo. Dunque l'ad di Aeroporti di Puglia, presupponendo che chi governa deciderà a prescindere dall'esito delle discussioni più o meno scientifiche che si promuovono in tutta Italia, è convinto che un Paese deve darsi una «missione» e su questa ragionare di conseguenza. Se la prospettiva è quella di investire nel turismo che si investa, se la prospettiva è di investire nella produzione di energia elettrica da nucleare che si investa nella costruzione delle centrali.
Queste decisioni comportano investimenti che andrebbero in due direzioni opposte, ma entrambe, conclude l'ingegner Di Paola, «degne poiché porterebbero alla creazione di posti di lavoro e quindi di sviluppo del territorio».
Quindi ai governi l'ardua scelta di investire sul futuro del Paese, valutando con ponderazione i pro e i contro, che non riguardano soltanto la convenienza economica, di cui gli illustri relatori hanno parlato, ma anche l'opportunità di preservare l'ambiente (non si è fatto nessun cenno alle scorie) e la salute dei cittadini (qualcuno parla anche di incidenza di malattie gravi nei pressi di centrali).
di Vito STANO
pubblicato su vglobale.it il 27 Novembre 2010
giovedì 18 novembre 2010
Il Parco come laboratorio di sviluppo sostenibile
Escursionismo e promozione di prodotti agricoli del Parco certificati, questa la strada da seguire per lo sviluppo del territorio murgiano, ricalcando i percorsi virtuosi di Parchi Naturali, che hanno fatto la fortuna di territori e residenti.Dunque progetti di conservazione e rilancio sostenibile sono arrivate nella serata di ieri a margine di una conferenza, tenutasi presso la sala consiliare del Comune di Gravina in Puglia, in provincia di Bari, dal titolo Parchi naturali: una opportunità di sviluppo, alla quale hanno dato il proprio contributo amministratori locali e rappresentanti di categoria.
L'esperienza di sviluppo che ha caratterizzato il Parco Naturale delle Dune Costiere e il territorio agricolo circostante è stata al centro della discussione: l'appassionato racconto del presidente Gianfranco Ciola ha stimolato gli altri relatori e, soprattutto, il direttore del Parco Nazionale dell'Alta Murgia Fabio Modesti, il quale dopo aver fatto dei distinguo tra le diverse aree pugliesi, ha enumerato i percorsi, intrapresi dall'ente Parco, finalizzati alla promozione turistica.
Seminari, escursioni e visite guidate sono le proposte che l'Officina del Piano ha realizzato per informare e formare prima di tutto i residenti delle cittadine rientranti nel perimetro del Parco dell'Alta Murgia, la cui completa realizzazione si scontra con le problematiche legate alla forte presenza antropica, oltre che alla crisi del comparto agricolo.
Indubbiamente la spinta propulsiva di cui ha bisogno non solo il Parco Nazionale dell'Alta Murgia ma anche il Parco nazionale del Gargano, recentemente commissariati, non potrà concretizzarsi in sviluppo turistico o agricolo finché i protagonisti non armonizzeranno le azioni individualmente propugnate.
di Vito STANO
pubblicato su vglobale.it il 17/11/2010
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