sabato 27 novembre 2010

Nucleare sì o no, opposte tesi a Bari

Si sono confrontati il prof. Franco Battaglia, docente all'Università di Modena, il prof. Luigi Paganetto, già presidente Enea e docente all'Università Tor Vergata di Roma, l'ingegner Domenico Di Paola, amministratore delegato di Aeroporti di Puglia

Di convenienza economica del nucleare si è parlato a Bari ieri sera presso Santa Teresa dei Maschi, dove si sono confrontati il prof. Franca Battaglia, docente all'Università di Modena, il prof. Luigi Paganetto, già presidente Enea e docente all'Università Tor Vergata di Roma, l'ingegner Domenico Di Paola, amministratore delegato di Aeroporti di Puglia. L'incontro organizzato dall'associazione Ambiente Puglia è stato coordinato da Giovanni Valentini, giornalista de «La Repubblica».

Al centro della discussione la convenienza o meno, in termini economici, di investire e realizzare oggi centrali nucleari in Italia. Le posizioni espresse dai relatori, per quanto autorevoli e fondate su dati certi, hanno comunque alimentato la spaccatura tutta italiana tra «guelfi e ghibellini», come rileva Giovanni Valentini.

Il prof. Paganetto, nuclearista convertito, asserisce la non convenienza oggi di costruire centrali nucleari in Italia, per diversi motivi, tra i quali la non convenienza per i privati (soltanto in due casi al mondo attualmente gli investitori sono privati) di imbarcarsi in una avventura imprenditoriale incerta, com'è quella della produzione e vendita di energia da nucleare, a causa dei costi di costruzione dell'impianto e soprattutto dei costi di sistema molto alti.

Dunque gli alti costi, secondo il prof. Paganetto, pongono l'investimento impraticabile a patto che di centrali se ne costruiscano un numero rilevante (si parla di venti, almeno) tale da costituire un sistema energetico basato sulla produzione di energia elettrica da nucleare.

La posizione del prof. Battaglia è salda sul fronte pro nucleare, egli edifica la sua tesi sulla necessità di costruire centrali nucleari per produrre l'energia elettrica di cui il Paese ha bisogno, soppiantando gli impianti di produzione di energia elettrica da gas, che risultano costosi e di cui l'Italia, pare sia, uno dei pochi Paesi al mondo a produrre energia elettrica in grande quantità utilizzando come materia prima il gas (si è parlato di 55% della produzione totale).

Il prof. Battaglia prova, inoltre, a sfatare quello che per molti è il sogno, che specie in Puglia va realizzandosi, delle rinnovabili, portando all'attenzione della platea numeri che danno l'idea della scarsa incidenza delle rinnovabili (fotovoltaico ed eolico) sulla produzione totale di energia elettrica. Oltretutto i costi di installazione degli impianti fotovoltaici o eolici sono notevolmente superiori rispetto ai costi di costruzione di una centrale nucleare, che ha, peraltro, la peculiarità di produrre energia sempre, senza interruzioni dovute agli agenti atmosferici.

L'ingegner Di Paola fa un ragionamento improntato sulla convenienza commerciale di costruire centrali nucleari in Puglia, che negli ultimi anni ha investito non poche risorse sulla promozione del turismo. Dunque l'ad di Aeroporti di Puglia, presupponendo che chi governa deciderà a prescindere dall'esito delle discussioni più o meno scientifiche che si promuovono in tutta Italia, è convinto che un Paese deve darsi una «missione» e su questa ragionare di conseguenza. Se la prospettiva è quella di investire nel turismo che si investa, se la prospettiva è di investire nella produzione di energia elettrica da nucleare che si investa nella costruzione delle centrali.

Queste decisioni comportano investimenti che andrebbero in due direzioni opposte, ma entrambe, conclude l'ingegner Di Paola, «degne poiché porterebbero alla creazione di posti di lavoro e quindi di sviluppo del territorio».

Quindi ai governi l'ardua scelta di investire sul futuro del Paese, valutando con ponderazione i pro e i contro, che non riguardano soltanto la convenienza economica, di cui gli illustri relatori hanno parlato, ma anche l'opportunità di preservare l'ambiente (non si è fatto nessun cenno alle scorie) e la salute dei cittadini (qualcuno parla anche di incidenza di malattie gravi nei pressi di centrali).

di Vito STANO
pubblicato su vglobale.it il 27 Novembre 2010

giovedì 18 novembre 2010

Il Parco come laboratorio di sviluppo sostenibile

Escursionismo e promozione di prodotti agricoli del Parco certificati, questa la strada da seguire per lo sviluppo del territorio murgiano, ricalcando i percorsi virtuosi di Parchi Naturali, che hanno fatto la fortuna di territori e residenti.

Dunque progetti di conservazione e rilancio sostenibile sono arrivate nella serata di ieri a margine di una conferenza, tenutasi presso la sala consiliare del Comune di Gravina in Puglia, in provincia di Bari, dal titolo Parchi naturali: una opportunità di sviluppo, alla quale hanno dato il proprio contributo amministratori locali e rappresentanti di categoria.

L'esperienza di sviluppo che ha caratterizzato il Parco Naturale delle Dune Costiere e il territorio agricolo circostante è stata al centro della discussione: l'appassionato racconto del presidente Gianfranco Ciola ha stimolato gli altri relatori e, soprattutto, il direttore del Parco Nazionale dell'Alta Murgia Fabio Modesti, il quale dopo aver fatto dei distinguo tra le diverse aree pugliesi, ha enumerato i percorsi, intrapresi dall'ente Parco, finalizzati alla promozione turistica.

Seminari, escursioni e visite guidate sono le proposte che l'Officina del Piano ha realizzato per informare e formare prima di tutto i residenti delle cittadine rientranti nel perimetro del Parco dell'Alta Murgia, la cui completa realizzazione si scontra con le problematiche legate alla forte presenza antropica, oltre che alla crisi del comparto agricolo.

Indubbiamente la spinta propulsiva di cui ha bisogno non solo il Parco Nazionale dell'Alta Murgia ma anche il Parco nazionale del Gargano, recentemente commissariati, non potrà concretizzarsi in sviluppo turistico o agricolo finché i protagonisti non armonizzeranno le azioni individualmente propugnate.

di Vito STANO
pubblicato su vglobale.it il 17/11/2010

sabato 13 novembre 2010

L'Italia sotto l'acqua


Ancora acqua, ancora vittime. Il territorio italiano violato per decenni sempre piu' spesso non regge piu' la potenza delle piene dei fiumi, ingrossati dalle piogge e condannati a distruggere il paesaggio e la gente che vi abita.

Il giorno dopo la macchina della protezione civile è pronta ad intervenire, ma per quanto ancora la gente potrà sopportare queste tragedie, che palesemente non conoscono confini regionali, ma travolgono indistintamente aree del profondo e martoriato Sud e del pianeggiante Nord est d'Italia.

Il problema è serio e non piu' prorogabile, occorre una programmazione a lungo termine che metta in sicurezza un territorio caratterizzato da un alto rischio sismico, idrogeologico e idraulico, vulcanico. Si tratta, peraltro, dello stesso territorio, vittima degli abusi che l'uomo ha perpetrato nel tempo, quasi immune alle forme di intervento emergenziale del giorno dopo.

Pertanto è necessario che il Governo rimoduli la scaletta delle priorità, mettendo al primo posto la tutela del territorio nazionale, altrimenti l'Italia intera rischia di crollare sotto il peso dell'acqua e dell'incuria così come è successo alla Casa dei Gladiatori a Pompei.

13/11/2010
di Vito STANO

martedì 9 novembre 2010

Un futuro sociale per le masserie

La nuova frontiera dello sviluppo rurale si chiamerà masseria sociale, che fa il paio con le già navigate masserie didattiche, dove s'insegnano le conoscenze e il sapere della campagna a scolaresche o altri soggetti interessati ad apprendere saperi e fatiche di una cultura antica.

«È doveroso cominciare a parlare di campagna, non in termini di arretratezza rispetto alla città, ma in termini di diversabilità (così come per le persone), poiché i due paradigmi rurale e urbano si sono sviluppati in direzioni diverse, e non già considerando il primo eterno inseguitore del secondo».

Con questo concetto, espresso dalla neuropsicologa Maria Teresa Angelillo durante il convegno «Il sociale per lo sviluppo rurale», si approda quindi a riconsiderare ciò che la campagna ha da offrire alle fasce deboli della popolazione, proprio in virtù delle caratteristiche stesse del territorio rurale: lentezza e solidarietà, calore e colori garantiti dall'alternarsi delle stagioni.

All'interno del soleggiato quadro rurale del sud-est barese sabato mattina si è tenuto, presso la sala convegni del Foro Boario a Noci, in provincia di Bari, un convegno dal titolo curioso e dagli sviluppi potenzialmente innovativi: Il sociale per lo sviluppo rurale. Erano presenti Stefano Genco, presidente del Gruppo d'Azione Locale «Terra dei Trulli e di Barsento», Piero Laterza, presidente dell'Associazione Produttori Agricoli della Puglia, Antonio Lia, presidente dell'AssoGal, Piero Liuzzi, Sindaco di Noci, Stefano Mastrogiacomo, Autorità di Gestione Psr - Regione Puglia, Maria Teresa Angelillo, neuropsicologa, Anna Maria Candela, responsabile Servizio Programmazione Sociale e Integrazione Socio-sanitaria della Regione Puglia, Francesca Giarè ricercatrice Rete Rurale Nazionale, ha concluso i lavori Elena Gentile, assessore al Welfare della Regione Puglia.

Ha coordinato gli interventi Matteo Antonicelli, direttore del Gal «Terra dei Trulli e di Barsento».

L'attenzione dei relatori è stata riposta sulle possibilità di uno sviluppo che segua una direttiva nuova, ma sostanzialmente ispirata alla tradizione di questo territorio. Dunque non più esclusivamente zootecnia o produzione di prodotti agricoli, che comunque non vanno trascurati, ma assistenza per anziani e per i bambini, oltre che per i diversamente abili in un contesto rurale, quello della Murgia sud-est, di per se ancora largamente abitato.

La nuova frontiera dello sviluppo rurale si chiamerà masseria sociale, che fa il paio con le già navigate masserie didattiche, dove s'insegnano le conoscenze e il sapere della campagna a scolaresche o altri soggetti interessati ad apprendere saperi e fatiche di una cultura antica.

Inoltre, questo convegno è stato l'occasione per la presentazione di tre misure di finanziamento a disposizione degli imprenditori agricoli e delle loro famiglie, oltre che per gli enti pubblici locali.

I relatori hanno focalizzato volta per volta l'attenzione su un aspetto specifico dello sviluppo del territorio: dalla necessità di interrompere l'esodo dalle campagne all'introduzione di pratiche terapeutiche e didattiche nel contesto rurale, dalla possibilità di diversificare l'offerta dei prodotti e dei servizi che la campagna e i suoi abitanti possono offrire alla necessità di rendere armonioso il sistema di gestione dei Gal.

Quindi la novità dei bandi, che verranno a breve licenziati dalla Regione Puglia, attiene in special modo alla commistione innovativa tra le politiche messe a punto dagli Assessorati regionali alle Risorse Agroalimentari e al Welfare. Le misure 311, 312, 321 prevedono rispettivamente la diversificazione in attività non agricole, il sostegno allo sviluppo e alla creazione delle imprese, l'offerta di servizi essenziali per l'economia e la popolazione rurale. I beneficiari della misura 311 sono individuati in imprenditori agricoli e componenti della famiglia coltivatrice, i quali potranno realizzare servizi sociali in aziende agricole mediante investimenti funzionali a vantaggio delle fasce deboli della popolazione. La misura 312 invece è rivolta alle microimprese, con priorità ai giovani, alle donne e alle fasce deboli organizzate della popolazione, i quali potranno cimentarsi nella realizzazione di ludoteche, baby sitting e centri ricreativi per anziani. La misura 321 indirizzata alle istituzioni pubbliche locali, prevede investimenti mirati a migliorare l'offerta e l'utilizzo di servizi essenziali alla popolazione, in collegamento con i Piani sociali di zona

Tra i tanti interventi che hanno animato il dibattito, stimolante è stato l'intervento della neuropsicologa Maria Teresa Angelillo, la quale ha chiarito che le masserie per mutare in masserie sociali devono dotarsi di attrezzature a norma e oltretutto farebbero bene a far riferimento alle nuove categorie inerenti all'Icf (International Classification of Functioning), così come dettato dall'Organizzazione Mondiale della Sanità. L'Icf impone un accertamento attivo delle abilità presenti nella persona disabile e quindi non soltanto la valutazione della menomazione, riportando l'attenzione sulla persona, invece che sulla malattia. Questo metodo, secondo la neuropsicologa, porterebbe maggiori benefici sulle persone bisognose di cure, rispetto al risultato che si otterrebbe in una struttura di città, seppur tecnologicamente avanzata, perché la vicinanza con la terra e gli animali può dare quel surplus che manca nelle strutture cittadine.

La conclusione dell'assessore regionale Elena Gentile è stata di tono politico e non retorico, ricordando i tagli al Fondo sociale nazionale che il governo centrale si appresta a fare.

Circa il 75% verrà tagliato sul totale dei trasferimenti, ciò potrebbe causare non poche difficoltà alla perpetuazione delle politiche regionali e locali, per le quali l'assessore al Welfare si dichiara «disposta a lavorare sodo al fine di non far pesare sulle comunità il macigno dei tagli governativi, poiché, conclude la Gentile, questa non è una sfida occasionale, ma una grande sfida del pubblico e del privato insieme, alla quale l'assessore Stèfano e la sottoscritta non intendono rinunciare».

di Vito STANO
pubblicato su vglobale.it il 08/11/2010

sabato 30 ottobre 2010

Le rinnovabili si avviano verso la regolamentazione


Le rinnovabili si avviano verso la regolamentazione. Dopo sette anni di gestazione, finalmente il settore delle energie rinnovabili ha una sua regolamentazione, che ci si augura metterà le Regioni al sicuro da eventuali ricorsi alla Corte Costituzionale. Entro il 31 dicembre le Regioni dovranno adeguare la propria legislazione alle nuove linee guida in materia di installazione di impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili.


Dopo sette anni di gestazione, finalmente il settore delle energie rinnovabili ha una sua regolamentazione. Le linee guida, pubblicate il 18 settembre 2010 sulla Gazzetta Ufficiale n.219, sono operative dal 3 ottobre su tutto il territorio nazionale, questa norma regolerà un settore in forte espansione caratterizzato da vuoti legislativi e porrà le Regioni più al sicuro da eventuali ricorsi alla Corte Costituzionale. Ricorderemo il caso di cui la Suprema Corte si occupò non molto tempo fa, ritenendo incostituzionali alcune parti della legge n.31 del 2008 emanata dalla giunta Vendola, con la quale il governo pugliese intendeva porre dei paletti alla piantumazione di pannelli fotovoltaici e pali eolici sul territorio regionale.

Il clima di cui gode il territorio pugliese ha richiamato nel tempo molti investitori del settore delle energie rinnovabili, portando la regione Puglia a ricoprire le prime posizioni nelle speciali classifiche relative alla produzione di energia da fonti rinnovabili, ma l'aumento esponenziale degli impianti ha portato altresì ad interrogarsi sulla necessità o meno di una legge che proteggesse le aree di pregio e l'aspetto paesaggistico.

Le linee guida varate dal Governo attuano la Direttiva europea 2001/77/CE sulla promozione dell'energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili e individuano cinque differenti tipologie di aree di pregio (agricola, naturalistica, storica, archeologica, architettonica). Dunque spetta a Regioni e Province far rispettare, attraverso la procedura dell'autorizzazione congiunta il rispetto della normativa vigente.

Mancano nel provvedimento le quote minime di produzione di energia da fonti rinnovabili, che probabilmente sono già state superate, come afferma l'assessore all'Assetto del Territorio della Regione Puglia Angela Barbanente, ma, in compenso, è specificato il traguardo che l'Italia deve raggiungere entro il 2020, cioè produrre il 17% di energia pulita.

di Vito STANO
pubblicato su vglobale.it il 30/10/2010

L'Italia contro la deforestazione

Con 100 milioni di dollari l'Italia mantiene le promesse contribuendo alla partnership internazionale contro la deforestazione nei Paesi in via di sviluppo. A latere della decima conferenza mondiale sulla Biodiversità, in questi giorni in corso a Nagoya, in Giappone è stato confermato, in sede di riunione ministeriale sul tema, dal ministro dell'Ambiente e della tutela del Territorio e del Mare, Stefania Prestigiacomo, l'apporto dell'Italia alla «Partnership Redd+».

«Il governo italiano - ha dichiarato il ministro - dimostra così di voler contribuire concretamente all'immediata attuazione delle azioni ''fast-start'' decise al vertice di Copenhagen contro i cambiamenti climatici».

Con questa partnership la comunità internazionale si propone, dunque, di proteggere le foreste ponendosi come priorità la lotta alla deforestazione, ritenuta la causa di circa il 20% delle emissioni mondiali di gas serra, responsabili del surriscaldamento del pianeta. Dall'istituzione della partnership internazionale (maggio 2010) ci sono stati diversi sviluppi, ad esempio, è stata riconosciuta finalmente l'importanza del coinvolgimento delle popolazioni indigene nella lotta contro la deforestazione, questione non da poco dato che dalle foreste essi traggono i mezzi di sussistenza.

di Vito STANO
pubblicato su vglobale.it il 30/10/2010

giovedì 28 ottobre 2010

Al via le escursioni nel Parco dell'Alta Murgia

Una serie di iniziative per far conoscere meglio il territorio a turisti e residenti.

Il culmine sarà il ventinove ottobre con un seminario e una mostra itinerante intitolata «Il Piano per il Parco e il Regolamento del Parco» Altamura, Gravina in Puglia, Spinazzola, Minervino Murge, sono soltanto quattro delle tredici cittadine i cui territori, in parte, sono sottoposti a vincoli totali o parziali, dovuti alla presenza del Parco Nazionale dell'Alta Murgia.

Per diversi anni l'istituzione di quest'area protetta è stata avversata, ma il tempo e la caparbietà di non poche persone hanno contribuito alla realizzazione di quello che oggi è un Parco Nazionale, caratterizzato da una massiccia presenza antropica entro i suoi confini, che finalmente si propone come territorio da calpestare, da scoprire.

In mountain bike o praticando trekking i luoghi più suggestivi dell'Alta Murgia non saranno più celati come nel passato, ma fruibili, con l'ausilio di guide, che illustreranno la storia e le specificità del territorio in partenariati con gruppi di ricerca e associazioni presenti sul territorio.

A questo proposito è stato creato un calendario che porterà l'Officina del Piano nei tredici Comuni del Parco con lo scopo di informarne i cittadini: il calendario prevede escursioni a piedi o in mountain bike, eventi di piazza e seminari divulgativi, in collaborazione con il «Gruppo Speleologico Ruvese» e il Centro Studi e Didattica Ambientale «Terrae».

L'Officina del Piano ha il compito di divulgare i contenuti del Piano per il Parco e del Regolamento del Parco, per favorire questo intento sono state realizzate brochure informative con le quali l'Officina si propone di far innamorare non solo i turisti ma, anche e soprattutto, i residenti di questo brullo territorio, per troppo tempo considerato non come patrimonio ambientale e paesaggistico ma poco più di un deserto, arido e inospitale. Dunque la valenza paesaggistica e la ricchezza di biodiversità attualmente riconosciuta fa del territorio dell'Alta Murgia, storicamente povero di risorse e avaro di prospettive, un punto di partenza per il rilancio di un'area afflitta da ataviche problematiche.

Pertanto il Parco Nazionale dell'Alta Murgia si propone di essere all'altezza delle aspettative, «producendo» un calendario di eventi di carattere sportivo e conoscitivo.

Le visite guidate, previste da settembre a gennaio, sono iniziate il venticinque settembre a Gravina in Puglia, con un insolito trekking notturno alla scoperta dei pipistrelli, e hanno avuto seguito a Ruvo di Puglia il tre ottobre e il nove e dieci a Gravina in Puglia e ad Altamura, con varie escursioni in mountain bike; invece il diciassette e il ventiquattro ottobre è stato proposto un percorso di trekking rispettivamente a Spinazzola, presso la Rocca del Garagnone, e Gravina in Puglia, per visitare le grotte e gli Jazzi ai confini del Parco; domenica trentuno ottobre è prevista l'ultima uscita in programma presso la Grotta di San Michele a Minervino Murge.

Il ventinove ottobre è previsto un seminario presso la sala consiliare del Comune di Poggiorsini, in programma anche una mostra itinerante intitolata «Il Piano per il Parco e il Regolamento del Parco».

di Vito STANO
pubblicato su vglobale.it il 28/10/2010

domenica 3 ottobre 2010

Buoni dati per il turismo in Puglia


In tempi di crisi il comparto tiene e si vede, la regione si conferma metà preferita per migliaia di turisti. Non solo mare, ma anche arte e cultura. L'offerta turistica della regione (ancora poco destagionalizzata) ha tenuto ferma la barra e, anzi, ha incrementato le presenze rispetto al 2009. Il bilancio del settore turistico dell'anno corrente nella regione Puglia si avvia a chiudere in positivo. In effetti da una prima occhiata ai dati pervenuti (ancora incompleti) presso l'Apt si può constatare un aumento delle presenze in loco, oltre che degli arrivi negli aeroporti e nei porti pugliesi.

Le zone più gettonate risultano essere il Gargano e il Salento, ma anche le altre province, quella barese e nord barese in particolare, si sono difese bene, chiudendo il bilancio turistico registrando un aumento sostenuto rispetto allo scorso anno.

Le considerazioni da fare a questo punto sono due: la necessità di destagionalizzare l'offerta turistica e puntare sugli stranieri, poiché ad oggi la percentuale di presenze straniere in Terra di Puglia si attesta ancora attorno al 15% sul totale delle visite.

Il commissario dell'Agenzia di promozione turistica regionale, prof. Franco Chiarello, in una sua dichiarazione ha sottolineato che «occorre migliorare la qualità dell'offerta. Lavorare meglio sulla tempistica della promozione». Tra l'altro, continua Chiarello, «è necessario adoperarsi per migliorare le infrastrutture di mobilità interna alla regione» poiché «oggi è più facile raggiungerla dall'esterno che muoversi speditamente al suo interno», in questo senso «le ferrovie locali possono diventare una straordinaria risorsa per migliorare la mobilità dei cittadini residenti e dei cittadini ospiti».

di Vito STANO
pubblicato su vglobale.it il 03/10/2010

mercoledì 29 settembre 2010

Incendi - In Puglia aumentano ma meno danni


Non hanno favorito le condizioni climatiche ma la tempestività degli interventi ha ridotto i danni al patrimonio boschivo. Molti roghi hanno riguardato sterpaglie e bruciatura di stoppie che si sono propagate (nonostante i divieti).

In Puglia la stagione estiva appena trascorsa non ha comportato, come gli anni scorsi, danni ingenti al territorio boschivo e non, in ragione della tempestività e di una maggiore sinergia degli operatori.

Come ha spiegato l'assessore alle Opere pubbliche e Protezione civile della Regione Puglia Fabiano Amati, durante la presentazione dei dati relativi alla campagna antincendio boschivo 2010, «fortunatamente quest'estate nessun incendio ha avuto un particolare riflesso mediatico perché siamo stati in grado di circoscrivere tempestivamente le fiamme e di evitare che creassero danni. Per questo mi sento di ringraziare i Vigili del fuoco, il Corpo forestale dello Stato, il Servizio foreste e le associazioni di volontariato, che rappresentano la vera spina dorsale della Protezione civile, perché sono riusciti a coordinare gli interventi in maniera tempestiva ed efficace, tanto da evitare il verificarsi di disgrazie».

Nel rapporto si legge che nell'anno 2010 è stato registrato un incremento netto, pari al 38% (1.533), delle segnalazioni di incendio pervenute alla Soup (Sala operativa unificata permanente) rispetto al 2009 che passano da 4025 a 5558. Tale incremento è in parte spiegabile in ragione dell'andamento climatico, che nel 2010 è stato caratterizzato dalla quasi assenza di precipitazioni, a differenza del 2009. Circa la distribuzione territoriale, vi è da registrare un incremento percentuale delle segnalazioni di incendio che va dal +33% al +50% per le diverse province, con la sola eccezione della Provincia di Brindisi che invece appare in controtendenza con una riduzione del -3% delle segnalazioni rispetto all'anno 2010.

Nel dettaglio la Provincia di Bari passa da 1551 del 2009 a 1536 del 2010 (+33%), la Provincia di Foggia da 967 del 2009 a 1459 del 2010 (+50%), la Provincia di Lecce da 908 del 2009 a 1356 del 2010 (+49%), la Provincia di Taranto da 585 del 2009 a 807 del 2010 (+38%). Fra gli incendi non boschivi sono da annoverare numerosi incendi di sterpaglie dovuti alla scarsa pulizia e manutenzione di aree pubbliche e private, nonché l'accensione delle stoppie, pur vietata dal DPGR 215 del 2010, che spesso si è propagata ad aree adiacenti.

A livello territoriale è la Provincia di Taranto che ha fatto registrare la maggiore incidenza di segnalazioni di incendio boschivo mentre è quella di Brindisi che ha registrato il minor valore percentuale (7%), con Bari-Bat 18%, Foggia 14% e Lecce 9%. Infine sale anche il numero di richieste di intervento aereo del 2010 rispetto al 2009, passando dalle 50 del 2009 alle 86 del 2010 con un aumento per la provincia di Bari-Bat del 33%, passando dalle 15 del 2009 alle 20 del 2010.

Per quanto riguarda la tipologia delle segnalazioni, si è registrato un incremento degli incendi boschivi (ai sensi della L. 353/2000) che passano dai 486 per il 2009 a 810 per il 2010, con un incremento del 66% rispetto all'anno precedente. Gli incendi non boschivi passano invece dai 2005 del 2009 a 4154 del 2010 con un incremento percentuale del 38%, mentre le segnalazioni risultate poi falsi allarmi passano da 534 del 2009 a 594 del 2010, con un incremento del 11% rispetto all'anno precedente.

di Vito STANO
pubblicato su vglobale.it

giovedì 23 settembre 2010

Bilancio «verde» per la Fiera del Levante

L'edizione appena conclusa fa registrare un aumento del 5% rispetto alle visite dello scorso anno. Ma soprattutto è da segnalare un'impronta ecologica con una serie di eventi sull'energie rinnovabili e l'afflusso di 10mila visitatori in bici.

La campionaria barese, godendo di condizioni meteorologiche favorevoli e di un'offerta fieristico-commerciale all'altezza delle aspettative, ha potuto in questa edizione fare un boom delle presenze registrando 900mila ingressi. La Fiera del Levante, giunta alla 74° edizione, ha proposto anche un calendario di eventi di intrattenimento, oltre a numerosi momenti di confronto, durante i quali rappresentanti del mondo dell'impresa, amministratori della Regione Puglia e tecnici operanti nel pubblico e nel privato hanno avuto modo di confrontarsi su temi di grande attualità, dall'implementazione di energie rinnovabili alla necessità di tutela del paesaggio regionale, dall'efficienza e risparmio energetico agli investimenti nel settore turistico.

Dunque in Fiera non solo per fare acquisti o passare qualche ora diversa, ma anche per confrontarsi sugli scenari presenti e sulle aspettative prossime che riguarderanno inevitabilmente imprese, amministrazioni pubbliche e cittadini.

Due le note interessanti della 74° edizione: per la prima volta tra gli 800 espositori di 40 Paesi diversi c'erano anche stand in rappresentanza del Kuwait e dello Yemen e per la prima volta 10mila visitatori sono arrivati in Fiera in bici, questo ha permesso loro di entrare gratis e di snellire per quanto possibile la congestione veicolare di una delle settimane più lunghe del capoluogo pugliese.

di Vito STANO
pubblicato su vglobale.it