mercoledì 29 settembre 2010

Incendi - In Puglia aumentano ma meno danni


Non hanno favorito le condizioni climatiche ma la tempestività degli interventi ha ridotto i danni al patrimonio boschivo. Molti roghi hanno riguardato sterpaglie e bruciatura di stoppie che si sono propagate (nonostante i divieti).

In Puglia la stagione estiva appena trascorsa non ha comportato, come gli anni scorsi, danni ingenti al territorio boschivo e non, in ragione della tempestività e di una maggiore sinergia degli operatori.

Come ha spiegato l'assessore alle Opere pubbliche e Protezione civile della Regione Puglia Fabiano Amati, durante la presentazione dei dati relativi alla campagna antincendio boschivo 2010, «fortunatamente quest'estate nessun incendio ha avuto un particolare riflesso mediatico perché siamo stati in grado di circoscrivere tempestivamente le fiamme e di evitare che creassero danni. Per questo mi sento di ringraziare i Vigili del fuoco, il Corpo forestale dello Stato, il Servizio foreste e le associazioni di volontariato, che rappresentano la vera spina dorsale della Protezione civile, perché sono riusciti a coordinare gli interventi in maniera tempestiva ed efficace, tanto da evitare il verificarsi di disgrazie».

Nel rapporto si legge che nell'anno 2010 è stato registrato un incremento netto, pari al 38% (1.533), delle segnalazioni di incendio pervenute alla Soup (Sala operativa unificata permanente) rispetto al 2009 che passano da 4025 a 5558. Tale incremento è in parte spiegabile in ragione dell'andamento climatico, che nel 2010 è stato caratterizzato dalla quasi assenza di precipitazioni, a differenza del 2009. Circa la distribuzione territoriale, vi è da registrare un incremento percentuale delle segnalazioni di incendio che va dal +33% al +50% per le diverse province, con la sola eccezione della Provincia di Brindisi che invece appare in controtendenza con una riduzione del -3% delle segnalazioni rispetto all'anno 2010.

Nel dettaglio la Provincia di Bari passa da 1551 del 2009 a 1536 del 2010 (+33%), la Provincia di Foggia da 967 del 2009 a 1459 del 2010 (+50%), la Provincia di Lecce da 908 del 2009 a 1356 del 2010 (+49%), la Provincia di Taranto da 585 del 2009 a 807 del 2010 (+38%). Fra gli incendi non boschivi sono da annoverare numerosi incendi di sterpaglie dovuti alla scarsa pulizia e manutenzione di aree pubbliche e private, nonché l'accensione delle stoppie, pur vietata dal DPGR 215 del 2010, che spesso si è propagata ad aree adiacenti.

A livello territoriale è la Provincia di Taranto che ha fatto registrare la maggiore incidenza di segnalazioni di incendio boschivo mentre è quella di Brindisi che ha registrato il minor valore percentuale (7%), con Bari-Bat 18%, Foggia 14% e Lecce 9%. Infine sale anche il numero di richieste di intervento aereo del 2010 rispetto al 2009, passando dalle 50 del 2009 alle 86 del 2010 con un aumento per la provincia di Bari-Bat del 33%, passando dalle 15 del 2009 alle 20 del 2010.

Per quanto riguarda la tipologia delle segnalazioni, si è registrato un incremento degli incendi boschivi (ai sensi della L. 353/2000) che passano dai 486 per il 2009 a 810 per il 2010, con un incremento del 66% rispetto all'anno precedente. Gli incendi non boschivi passano invece dai 2005 del 2009 a 4154 del 2010 con un incremento percentuale del 38%, mentre le segnalazioni risultate poi falsi allarmi passano da 534 del 2009 a 594 del 2010, con un incremento del 11% rispetto all'anno precedente.

di Vito STANO
pubblicato su vglobale.it

giovedì 23 settembre 2010

Bilancio «verde» per la Fiera del Levante

L'edizione appena conclusa fa registrare un aumento del 5% rispetto alle visite dello scorso anno. Ma soprattutto è da segnalare un'impronta ecologica con una serie di eventi sull'energie rinnovabili e l'afflusso di 10mila visitatori in bici.

La campionaria barese, godendo di condizioni meteorologiche favorevoli e di un'offerta fieristico-commerciale all'altezza delle aspettative, ha potuto in questa edizione fare un boom delle presenze registrando 900mila ingressi. La Fiera del Levante, giunta alla 74° edizione, ha proposto anche un calendario di eventi di intrattenimento, oltre a numerosi momenti di confronto, durante i quali rappresentanti del mondo dell'impresa, amministratori della Regione Puglia e tecnici operanti nel pubblico e nel privato hanno avuto modo di confrontarsi su temi di grande attualità, dall'implementazione di energie rinnovabili alla necessità di tutela del paesaggio regionale, dall'efficienza e risparmio energetico agli investimenti nel settore turistico.

Dunque in Fiera non solo per fare acquisti o passare qualche ora diversa, ma anche per confrontarsi sugli scenari presenti e sulle aspettative prossime che riguarderanno inevitabilmente imprese, amministrazioni pubbliche e cittadini.

Due le note interessanti della 74° edizione: per la prima volta tra gli 800 espositori di 40 Paesi diversi c'erano anche stand in rappresentanza del Kuwait e dello Yemen e per la prima volta 10mila visitatori sono arrivati in Fiera in bici, questo ha permesso loro di entrare gratis e di snellire per quanto possibile la congestione veicolare di una delle settimane più lunghe del capoluogo pugliese.

di Vito STANO
pubblicato su vglobale.it

sabato 18 settembre 2010

Nuove strategie per le rinnovabili in Puglia


Pear, Dia e III Conto Energia gli argomenti principali del convegno Investire nelle rinnovabili in Puglia. Le prospettive dei nuovi finanziamenti. Scaramucce fra industriali e Vendola.


Sul Piano energetico ambientale regionale (Pear) e le distorsioni relative alla Dichiarazione d'inizio attività (Dia) si sono innescati gli interventi politici dei due assessori regionali pugliesi intervenuti nel previsto incontro fieristico, Loredana Capone, Vice Presidente della Giunta e assessore allo Sviluppo Economico, e Lorenzo Nicastro, assessore alla Qualità dell'Ambiente, i quali hanno evidenziato le storture che si sono venute a creare negli anni successivi al primo Piano energetico ambientale regionale, entrato in vigore nel 2007.

In effetti in questi tre anni si sono succeduti diversi cambiamenti nelle dinamiche di mercato, basti pensare alla crisi finanziaria che ha investito i mercati di tutto il mondo e da cui si fatica a venirne fuori, l'eccesso di richieste dei potenziali produttori ha fatto il resto.

Nel 2016 era previsto il raggiungimento di un obbiettivo di 10.400 megawatt di energia prodotta da fotovoltaico, che in realtà è stato già raggiunto, questa situazione crea inevitabilmente un problema a cui il governo regionale deve trovare una soluzione.

I tecnici presenti, funzionari della Regione Puglia e del ministero dello Sviluppo Economico, hanno messo in evidenza gli scompensi dovuti alla mancata regolazione del settore energetico e la necessità di potenziare la rete elettrica, indispensabile per mettere in rete l'energia prodotta. Per quanto riguarda il III Conto Energia il funzionario dell'Ufficio Legislativo del ministero dello Sviluppo Economico Giovanni Di Scipio ha spiegato nel dettaglio il provvedimento che sarà licenziato a breve, che stabilisce i requisiti tecnici, le modalità d'installazione e la potenza massima degli impianti fotovoltaici da installare. Inoltre, continua Di Scipio, è stata modificata la vecchia distinzione relativa agli impianti: con il III Conto Energia sarà possibile optare tra due modalità «su edifici» e «altri impianti», questa modifica di lessico apporterà cambiamenti nella sostanza semplificando in due sole categorie le tre esistenti relative al II Conto Energia.

Per quanto riguarda le tariffe incentivanti nel Piano operativo interregionale (Poi), il cui Presidente, Gian Maria Gasperi, ha coordinato i lavori del convegno, sono previsti incentivi pari a 3 milioni di euro, di cui un terzo per promuovere il risparmio energetico e la restante parte per favorire l'implementazione di rinnovabili. Proprio in relazione agli incentivi è stato ricordato che gli incentivi italiani, ancora vigenti, sono i più cospicui d'Europa e anche se leggermente in flessione per il prossimo futuro saranno comunque elargiti, a differenza di Paesi a noi vicini, come la Spagna, dove la soppressione degli incentivi statali ha determinato una depressione del settore energetico.

Una delle curiosità del III Conto Energia è l'eliminazione del «vincolo assoluto», che invece era presente nella legge regionale pugliese contestata dal governo Berlusconi. Di fronte a questo nuovo assetto, però, l'assessore allo Sviluppo Economico Loredana Capone tranquillizza affermando che saranno comunque rispettate le aree di interesse paesaggistico di pregio anche se non protette da vincoli. In conclusione del suo intervento l'assessore regionale Loredana Capone ha annunciato il lancio di tre nuovi bandi regionali da 15 milioni di euro per aziende innovative che «facciano crescere il comparto energetico in Puglia».

Una nota di colore si è avuta alla conclusione dei lavori mattutini del convegno, con la lettura del comunicato di Confindustria Puglia, letto dal Direttore generale dott. Piero Conversano, il quale ha successivamente lasciato la sede del convegno, in cui l'associazione degli industriali si doleva delle esternazioni, diffuse dagli organi di stampa regionali e riprese da quelli nazionali, del Presidente della Regione Puglia Nichi Vendola, il quale, afferma Confindustria Puglia, propone un blocco repentino dello sviluppo dell'industria energetica in Puglia. Su questo punto, invece, pare che il Presidente Vendola, così come ribadito dall'assessore Nicastro, persegua una politica di riordino del settore e delle normative che lo regolano, continuando a guardare con estremo interesse ad un settore, quello energetico, che si è dimostrato solido attraversando indenne la bufera finanziaria ed economica che ha investito i mercati.

Il «III Conto Energia» è stato anche al centro della discussione per le implicazioni che porterà con sé al momento del licenziamento del provvedimento legislativo, in quanto l'impasse politica di questi ultimi mesi ha rallentato vistosamente i lavori, portando la Regione Puglia a congelare il provvedimento regionale che regolerà la materia all'interno del quadro normativo nazionale.

Questa incertezza nel futuro e, soprattutto, la mancanza di regole certe è causa di paure, che portano contestualmente ad un calo degli investimenti. Su questo punto s'innesta la richiesta del mondo imprenditoriale di un quadro normativo chiaro, che, grazie anche agli incentivi, porterà alla creazione di nuove imprese e a riqualificarne altre in crisi.

In conclusione dei lavori l'assessore alla Qualità dell'Ambiente della Regione Puglia sintetizza l'indirizzo politico della Giunta Vendola in poche immagini utili a ribadire la volontà di ridurre non gli investimenti ma le dimensioni degli impianti. Questa nuova strategia servirà a contrastare l'imbruttimento del paesaggio, favorendo nel contempo l'implementazione di nuovi impianti meno invasivi, diffusi negli anni passati a causa del vuoto legislativo, della convenienza del business delle grandi dimensioni e della crisi dell'agricoltura che ha portato molti terreni agricoli a trasformarsi in impianti fotovoltaici a terra o in basi per impianti eolici. Al fine di evitare una caduta negli investimenti e nei consumi nel settore turistico, altro pilastro dell'economia pugliese, la Regione Puglia si propone, dunque, di continuare ad incentivare la produzione di energia rinnovabile, ma allo stesso tempo di coniugare le necessità dell'impresa con quelle dell'agricoltura e del turismo.

Una nota ripetuta da più relatori è stata la critica relativa all'avversione montante nei confronti del fotovoltaico, che, a proposito di abbrutimento del paesaggio (soltanto lo 0,025% dal territorio regionale pugliese è interessato da pannelli fotovoltaici), sembra non riscuotere più il favore dei primi tempi a causa di abusi verificatisi in relazione alla Dichiarazione di inizio attività (Dia), autocertificazione prevista per gli impianti di un megawatt, pensata per snellire l'iter burocratico. Purtroppo anche in questo caso l'idea era seria, ma gli abusi si sono verificati comunque, perché dichiarando piccoli impianti da un megawatt si evitava di sottoporre a Verifica d'impatto ambientale (Via) e si costruivano impianti a terra di grandi dimensioni (composti da piccoli impianti) in attesa che il controllo, successivo in caso di Dia, avesse luogo.

La querelle Vendola-Confindustria non è stata l'unica, difatti in questi giorni le dichiarazioni che hanno fatto scalpore sulla stampa si sono inseguite: quella imputata al Presidente nazionale di Legambiente, Vittorio Cogliati Dezza, il quale pare aver affermato che «le pale eoliche sono un elemento di miglioramento e un valore estetico aggiunto» per il paesaggio ha provocato la reazione sdegnata dell'Assessore regionale alla Qualità dell'Ambiente Lorenzo Nicastro, che ha chiesto, nella sua battuta, dove andranno a finire tutte le componenti delle pale eoliche e dei pannelli fotovoltaici impiantati?

di Vito STANO
pubblicato su vglobale.it il 18/09/2010

mercoledì 1 settembre 2010

Dal Festival dell’Energia alla Biennale di Architettura di Venezia

Le opere del progetto "Beyond Entropy: when energy becomes form", presentato in occasione della terza edizione del Festival dell'Energia, svoltasi nello scorso mese di maggio a Lecce, saranno esposte a Venezia dal 27 agosto al 19 settembre, in occasione della Biennale di Architettura.

La collaborazione tra il Festival dell'Energia e il progetto "Beyond Entropy" prosegue con un evento collaterale organizzato in occasione della XII Mostra Internazionale di Architettura di Venezia (29 agosto - 21 novembre 2010), che ospiterà l'esposizione finale delle opere d'arte nate in seno al progetto.

La mostra sarà anche accompagnata da un Simposio - che si terrà il 27 agosto presso la Fondazione Cini (Isola di San Giorgio Maggiore, Venezia) - durante il quale rappresentanti del mondo dell'arte, della scienza, delle istituzioni si confronteranno alla ricerca di un nuovo modo di pensare all'energia. Tra i relatori invitati a partecipare anche Alessandro Beulcke, Presidente Aris, l'associazione no profit che promuove il Festival dell'Energia.

di Vito STANO
pubblicato su vglobale.it

martedì 31 agosto 2010

I mille problemi del settore caseario

Per questa edizione della Sagra della Mozzarella è stato organizzato dall’amministrazione di Gioia del Colle, in provincia di Bari, anche un momento di confronto tra tecnici e operatori del settore lattiero-caseario, che è stato utile per far il punto della situazione in particolare su alcune questioni scottanti.

La prima riguarda il contrasto tra produttori di latte e trasformatori: i primi chiedono, tra l’altro, una certificazione visibile sul prodotto finito, che “racconti” il percorso del latte utilizzato per la trasformazione in mozzarelle, al fine di dare maggiore visibilità ad un prodotto tradizionale così importante per l’economia locale, oltre che per evitare che i trasformatori, per risparmiare sui costi della materia prima, utilizzino, invece del latte locale, un latte in polvere, come alcuni controlli hanno già dimostrato.

La seconda questione emersa è stata la diatriba aperta sul nome con cui si dovrebbe chiedere la Denominazione di Origine Protetta (D.O.P.). Il direttore del GAL Gioia del Colle, Noci, Putignano Matteo Antonicelli ha reiterato una sua proposta che prevede di identificare il prodotto tipico come “Treccia della Murgia dei Trulli”, che comprenderebbe il prodotto di Gioia del Colle e delle zone limitrofe. Proposta questa accettata da una rappresentanza di produttori presenti al convegno.

Altra interessante notizia è stata quella che ha dato il Preside della Facoltà di Agraria dell’Università degli Studi Aldo Moro di Bari, il quale ha tenuto ad informare i presenti sull’istituzione di corsi innovativi relativi alle tipicità economiche e vocazionali del territorio pugliese. In tutta la regione Puglia nasceranno dieci istituti superiori pensati per formare le nuove generazioni in diverse discipline, tra cui la meccanica aerospaziale e l’agroindustria, poli d’eccellenza della nostra Regione.

Non è passata in silenzio la notizia che la “dieta mediterranea” diventerà a breve Patrimonio dell’Umanità, portando con se molte implicazioni positive, ma anche molti controlli, che andranno a certificare tutti gli step della filiera. Per far questo chiosa il direttore del GAL «occorre fare sistema e far nascere un Consorzio di produttori e trasformatori», «che –aggiunge qualcuno tra il pubblico- si faccia carico anche di spalmare i costi per lo smaltimento del siero in modo equo tra produttori e trasformatori –ricordando che- la bravura dei maestri caseari gioiesi non deve far dimenticare il duro lavoro degli allevatori e la bontà della materia prima».

di Vito STANO
pubblicato su vglobale.it

martedì 24 agosto 2010

Vandana Shiva a Cisternino

Una fresca serata d’agosto ha fatto da cornice al racconto appassionato di una grande donna, la scienziata e ambientalista Vandana Shiva, nota in tutto il mondo per la chiarezza delle sue posizioni in tema di globalizzazione, ogm, biodiversità, colture intensive, desertificazione, e di ciò che lei chiama “la democrazia della terra”.

La platea, ospitata sull’aia della Masseria Montereale a Cisternino, splendido esempio di masseria fortificata, per una ora ha ascoltato rapita il racconto, prima in inglese e simultaneamente tradotto in italiano, di Vandana Shiva, che ha da subito espresso un ringraziamento alla Regione Puglia, e ai suoi governati, per la presa di posizione sulla questione dell’acqua e, contestualmente, della sua gestione, per poi partire con il suo lungo e impegnato viaggio a ritroso negli anni alla scoperta di luoghi a noi sconosciuti, ma che attraverso le parole della scienziata si sono dispiegati nel buio della notte, tra differenze geomorfologiche e analogie nelle lotte per i diritti dei popoli.

Il racconto di questa donna ha spalancato le porte della percezione sensoriale, come forse gli organizzatori del Festival dei Sensi speravano accadesse. Non poteva essere altrimenti, vista la gravità dei temi trattati e l’urgenza con cui gli stessi ribaltano l’agenda politica.

L’edizione 2010 del Festival dei Sensi è volta al termine, dunque, parlando di acqua e di lotte, di diritti non acquistabili perchè non in vendita, si è parlato di multinazionali e di governi ostili e altre storie di ordinaria sopraffazione. Ma si è parlato anche di speranza, di solidarietà tra i popoli e di vittorie dell’umano sul capitale, eterno corruttore dell’animo umano.

di Vito STANO
pubblicato su vglobale.it

giovedì 12 agosto 2010

Differenziata - La Puglia migliora ma non... corre

Le differenze tra le cittadine pugliesi sono considerevoli, difatti osservando i dati statistici relativi ai chilogrammi di rifiuti solidi urbani conferiti, divisi in indifferenziata e differenziata, si nota una sperequazione notevole.


Leggendo con attenzione i dati mensili pubblicati sul sito della Regione Puglia www.rifiutiebonifica.puglia.it, trasmessi da ogni Comune mensilmente (tranne alcune eccezioni), è possibile tracciare un quadro per niente scontato. Ne viene fuori, infatti, un spaccato variegato che non guarda alla provincia di appartenenza, ma piuttosto al numero di abitanti, infatti in un numero di casi considerevoli sono i piccoli Comuni che riescono a raggiungere percentuali ragguardevoli di rifiuti differenziati, mentre le grandi città e a sorpresa le città turistiche più in voga peccano da questo punto di vista (Ostuni 5,86%, dato di giugno 2010; Vieste 13,24%, dato di giugno 2010; Alberobello 8,37%, dato di giugno 2010).


Le cinque province pugliesi, scomposte in quindici ATO, raccontano, dunque, di esempi eccellenti e di cittadine in cui la raccolta differenziata pare sia un optional.


Delle tre ATO che compongono la provincia di Lecce, tenendo conto delle differenze di utenza, la più virtuosa è l’ATO LE/2, che con una percentuale dell’ultimo mese rilevato, luglio 2010, si attesta 28,45% di rifiuti differenziati (Rif. Diff.) contro un 16,23% dello scorso anno. Delle due ATO brindisine la BR/2 ha raggiunto una percentuale ragguardevole nel 2010, attestandosi al 55,29% di Rif. Diff. contro il 20,75% dello scorso anno. Per quanto riguarda l’ATO TA/3, una delle due della provincia di Taranto, la percentuale di differenziata rasenta il 20%, attestandosi al 19,11% di quest’anno contro il 14,82% del 2009.


La provincia di Bari, invece, con le sue quattro ATO propone dei dati interessanti, che rivelano, tranne nell’ATO BA/5, una sensibile riduzione della quantità di rifiuti differenziati rispetto al 2009. L’ATO BA/5 si attesta al 21,78% contro il 15,56% dello scorso anno.


La provincia di Foggia, composta da quattro ATO, presenta lo stesso trend negativo della provincia barese: soltanto uno dei quattro ambiti di gestione, ATO FG/5 presenta una piccolissima variazione in positivo rispetto allo scorso anno, lasciando quasi invariata la percentuale del luglio 2009, attestatasi al 14,57%, rispetto a quella del luglio 2010 fermatasi al 14,59%.


Dunque, questi dati ci conducono a comprendere meglio le differenze che intercorrono tra le diverse province pugliesi per quel che riguarda la raccolta differenziata dei rifiuti solidi urbani. Inoltre, i dati statistici sono utili per capire che le peculiarità territoriali fanno la differenza, poiché, com’è intuibile, le piccole cittadine sono più efficacemente organizzate per la raccolta differenziata per diversi motivi: si può ipotizzare che nelle piccole realtà ci sia un controllo più rigoroso ed efficace o una maggiore compattezza della comunità, tale per cui la pratica di differenziare i rifiuti viene considerata utile all’insieme della comunità stessa e pertanto i cittadini sono maggiormente indotti a “fare” la differenziata.


Le cause, invece, che tengono le grandi città pugliesi ancorate a percentuali di raccolta differenziata ancora troppo bassa, seppur con notevoli balzi in avanti in alcuni casi (vedi Bari 18,44%, dato di marzo 2010; Lecce 15,93%, dato di aprile 2010; Brindisi 8,98%, dato di giugno 2010; Foggia 8,09%, dato di giugno 2010; della città di Taranto non ci sono dati aggiornati) sono da ricercarsi, forse, in un territorio troppo vasto da controllare, oltre che in una minore coesione sociale, caratteristica tipica delle piccole comunità.


E’ chiaro che ci sono delle eccezioni, difatti città come Bisceglie 20,53%, Molfetta 30,81%, Corato 21,68%,comprese nell’ATO BA/1, si attestano su percentuali interessanti.


Da questi dati emerge, dunque, che la politica regionale di incentivi, per quanto importante, non è determinante; invece lo sono le ordinanze amministrative di ogni Comune, che, a quanto pare, è l’ente territoriale che incide maggiormente sulle buone pratiche.


di Vito Stano
pubblicato su vglobale.it il 12/08/2010

mercoledì 28 luglio 2010

C'è Murgia e Murgia...


Pochi chilometri distanza, grandi differenze.


Il Consiglio comunale di Cassano delle Murge, cittadina della Murgia barese, non piu' di qualche mese fa ha deliberato l'adeguamento all'indice Istat dell'importo che l'ente deve alla Murgia Servizi Ecologici S.r.l. (ditta che, con la Tra.de.co., si aggiudicò l'appalto per la raccolta dei rifiuti solidi urbani), adeguamento che si è di conseguenza scaricato sulle tasche dei cittadini, i quali hanno percepito l'adeguamento come un aumento della tassa sui rifiuti, al quale però non corrisponde alcun miglioramento del servizio.


In tanto la "cultura" della differrenziata non si diffonde e, contestualmente, non decolla la percentuale di rifiuti differenziati, che comporta una "ecotassa", che i Comuni inadempienti (tra cui Cassano delle Murge conserva gelosamente il suo posticino!) devono versare alle casse della Regione Puglia.


Ma, purtroppo, il problema della differenziata in questa cittadina della Murgia barese passa quasi in secondo piano, se paragonato all'incresciosa situazione della raccolta dei rifiuti indifferenziati, che giacciono, esposti alle intemperie nei cassonetti e fuori dagli stessi, in attesa d'esser raccolti con una cadenza a dir poco ridicola: la spesa complessiva prevista nel capitolato d'appalto del servizio di fatti non permette (!) alla ditta aggiudicatrice di raccogliere piu' di 3 o 4 volte alla settimana! Tanto che nei mesi scorsi si sono verificati incendi di cassonetti che hanno riportato alla memoria situazioni ben piu' gravi, come quella napoletana, alla quali proprio non si dovrebbe aspirare.


Pertanto risulta necessario, anzi indispensabile, un confronto delle diverse realtà di un territorio, come quello murgiano a sud-est di Bari, al fine di comprendere quali ingranaggi della macchina non funzionano.


A questo proposito è utile guardare con attenzione le percentuali relative alle quote di rifiuti solidi e non solo conferite da ogni città pugliese pubblicate sul sito http://www.rifiutiebonifica.it/ , dal quale si evince la netta differenza tra realtà dello stesso territorio, come nel nostro caso, che vede Cassano delle Murge attestarsi al 6,040% di rifiuti differenziati sul totale di rifiuti solidi urbani conferiti, con un trend leggermente in calo da febbraio a maggio 2010 (ultimo dato rilevato), contro il dato relativo della vicina Santeramo in Colle che al mese di maggio riporta una percentuale di raccolta differenziata dell'11,612% sul totale dei rifiuti solidi urbani, quindi potremmo dire che l'attenzione per la raccolta differenziata da parte dei cittadini santermani è ancora bassa ma comunque produce il doppio di rifiuti differenziati.


Una netta differenza la possiamo notare, invece, se spostiamo lo sguardo sulla cittadina di Grumo Appula, confinante con Cassano delle Murge, che, contando all'incirca gli stessi abitanti, "produce" quasi il doppio di rifiuti differenziati, attestandosi all'11,365% sul totale conferito. Confrontando, dunque, questo dato con quello di Cassano delle Murge (6,040% rif. diff.) sarebbe interessante indagare le modalità di raccolta della cittadina piu' virtuosa e capire se e come applicare tali metodologie alle realtà limitrofe in affanno (vedi anche Altamura al 7,739% rif. diff. e Gravina al 4,675% rif. diff.), per non parlare di cittadine che sono ferme a percentuali così basse da destar sospetto! Ne sono esempi i comuni di Spinazzola e Minervino Murge che si attestano rispettivamente al 2,501% e al 2,635% di rifiuti differenziati sul totale conferito.


Ma comuni che si "differenziano" in questo limbo di territorio pugliese c'è ne sono: da Poggiorsini che è "ferma" al 16,560% di rif. diff. a Toritto in sensibile "calo" al 12,690% di rif. diff., con un picco del 24,59% di rif. diff. del mese precedente all'ultima rilevazione (maggio 2010).


Il panorama variegato della Murgia sud-est si presta a essere indagato volentieri, pertanto una volta comprese le differenze sostanziali tra le diverse, ma vicine, realtà possiamo tirare alcune conclusioni relative alla natura e al costo del servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti solidi, con particolare attenzione alla parte di essi separati e differenziati.


Prendiamo tra gli esempi virtuosi il sistema adottato a Toritto, cittadina con 8.710 residenti, che ha installato un sistema di raccolta dei rifiuti all'avanguardia, con dieci isole ecologiche impiantate in altrettanti punti della cittadina. Le isole ecologiche sono state pensate per la raccolta differenziata di carta e cartoni, plastica, vetro e lattine, pile esaurite e medicinali scaduti, rifiuti pericolosi etichettati "T" o "F" e rifiuti ingombranti. Da lodare, dunque, l'operato dell'Amministrazione comunale che si è adoperata per favorire la raccolta differenziata dei rifiuti solidi, anche facendo leva sul risparmio che ogni cittadino-contribuente può conseguire conferendo nelle apposite isole ecologiche i rifiuti separati.


L'esempio negativo che andremo a considerare è il sistema adottato dal comune di Cassano delle Murge. Come dicevo in apertura l'attuale capitolato d'appalto che lega l'ente alla ditta aggiudicatrice prevede che la stessa ritiri i rifiuti indifferenziati ogni due giorni e non come la logica dice ogni giorno, al fine di garantire igiene e salubrità. Questo "servizio a metà" pare sia direttamente proporzionale alla somma che il Comune versa nelle casse della ditta! Ciò non sarebbe un problema se ogni due giorni la cittadina murgiana, che si fregia d'esser "città turistica", conservasse un aspetto decoroso e, soprattutto, salubre. Ma così purtroppo non è!


Per quanto riguarda invece la raccolta differenziata è ancora in uso un sistema adottato qualche anno fa, detto "porta a porta", che in altre realtà ha soppiantato i vecchi cassonetti, che non sono il massimo dell'estetica. Ma anche questo sistema a Cassano delle Murge funziona a singhiozzo e soltanto in alcune zone, non garantendo a tutti di conferire i rifiuti "prodotti" in maniera differenziata.


Quello che credo sia il nodo cruciale della "faccenda" rifiuti è la cultura del rifiuto, che diviene tale con una velocità impressionante e senza tante preoccupazioni relative alla sua prossima destinazione. Occorre, dunque, diffondere il piu' possibile con pubblicazioni -di facile comprensione- determinate pratiche, utili per farci riflettere sulla natura dei prodotti-rifiuti e sul loro recupero, riutilizzo e riciclo, guardando alla vita dei prodotti che consumiamo nella sua integrità. Altro passo fondamentale e funzionale a diffondere una certa cultura del rifiuto è quello della sanzione amministrativa, che deve punire i cittadini inadempienti al fine di educarli, dunque anche attraverso il prelevamento di denaro dalle tasche dei privati, ad una migliore gestione casalinga e globale del ciclo dei rifiuti.


di Vito Stano