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lunedì 27 gennaio 2014

Cassano delle Murge. Il messaggio della Di Medio per la Giornata della Memoria

Sindaco Maria Pia Di Medio 
Foto Archivio Vito Stano © 2014
«Parlare di Memoria è sempre più attuale, nonostante siano passati quasi ottant’anni  dall’ultima guerra europea, e nonostante tutti si scandalizzino alla sola parola razzismo. L’ipocrisia regna sovrana. Ci si commuove e si dice poveretti quando si vedono in tv gli sbarchi dei profughi, i barboni che muoiono di freddo nelle stazioni delle grandi città o i bambini che muoiono di fame nell’entroterra africano o nelle favelas o nella casa accanto alla nostra. Ma non si fa nulla. Si resta nelle proprie case, con le proprie abitudini senza un minimo di impegno sociale, che non costerebbe niente». A scrivere queste parole è la sindaco di Cassano delle Murge Maria Pia Di Medio in occasione della commemorazione della Giornata della Memoria delle vittime della Shoah. La dottoressa continua dicendo che «ci si scandalizza anche se il calciatore di colore viene offeso sul campo o se il ragazzo gay si toglie la vita perché è stato oggetto di offese da parte degli altri. Ma non si fa niente. Non si educano i propri figli alla presenza della diversità, che possa essere di genere, di cultura, di religione o semplicemente di aspetto fisico. Il razzismo, inteso come non accoglienza di chi è in qualche modo diverso da noi stessi, vive nel nostro essere perché è un retaggio della nostra animalità, ma il bene dell’intelletto, che distingue la nostra specie dalle altre, ci dà la possibilità di superare questo limite e quindi di evolverci». 

E in modo più esplicito rispetto ai fatti di cui si commemora oggi la sindaco continua dichiarando che «il Giorno della Memoria ci serve per non dimenticare ciò che l’essere umano può riuscire a fare ad altri esseri umani. La Shoah è stata forse (perché nel resto del mondo vengono compiuti crimini probabilmente peggiori anche se di dimensioni ridotte) il più grande crimine contro l’umanità perché realizzato con metodicità quasi scientifica, con addirittura la costruzione di strutture apposite (campi di concentramento con le camere a gas) per eliminare i diversi, gli indesiderati e coloro che erano non allineati con il regime. È stato l’inno alla negazione di qualsiasi libertà di esistere se non si è conformi ad un prototipo. Il nostro impegno, oggi, se vogliamo che 6 milioni di esseri umani innocenti (colpevoli solo di avere un credo diverso o idee diverse) non siano morti invano, se vogliamo veramente onorare questo giorno simbolico, deve essere quello di educare continuamente il nostro io al rispetto degli altri, chiunque e comunque essi siano, in modo da essere in grado di educare nello stesso modo i nostri figli o coloro che ci vengono affidati. È l’unica strada per la pace. È l’unica strada per farci diventare cittadini del mondo».

Giornata della Memoria. Considerazioni antistoriche e culto della memoria per legge

Auschwitz - Foto Giulio Stano © 2012
La giornata di oggi, 27 gennaio, è particolare in special modo per chi ha studiato storia e in particolare il periodo della Seconda Guerra Mondiale. Lo sterminio sistematico degli ebrei, degli oppositori politici, degli slavi, degli zingari, degli handicappati, dei traditori (sorte che è toccata a molti italiani a seguito della caduta del regime fascista nel 1943). Soltanto due inverni fa ho realizzato un viaggio che coltivavo da tempo, molto tempo. È stata un'esperienza forte e averla fatta con una persona speciale ha dato a quel viaggio la giusta importanza. A casa ho portato con me impressioni di cui più volte ho scritto e parlato con alcuni amici e, soprattutto, con colleghi di penna e di politica, poiché su questi temi, ancora oggi, si è capaci di dividersi aspramente. Basti pensare alla legge che sanzionerebbe il reato di negazionismo che il Senato ha deciso di discutere. Gli storici sono contrari e, come leggevo sul quotidiano La Repubblica stamattina, hanno riproposto il manifesto del 2007, quando nuovamente si fece avanti questa deriva. Penso, con tutta la modestia di cui posso avvalermi, che la memoria non vada imposta per legge. La storia con i vinti e i vincitori ha sempre generato memorie di parte. C'è ancora chi ad oggi si dice fascista, si strappa le vesti «per le cose buone fatte da Mussolini», non considerando leggi razziali, discriminazioni, soprusi, violenze di ogni genere e omicidi di regime. Considerazioni che è facile definire antistoriche, ma che caratterizzano una moltitudine di persone che hanno conservato maldestramente la storia nello sgabuzzino per occuparsi di un eterno presente. Niente appartiene a nessuno. Le esperienze passate non interessano più. Pochi scrivono, altrettanto in pochi leggono e studiano. La tragedia del tempo che viviamo è la volontà esplicita di non avere altro interesse al di fuori dei beni materiali, del divertimento a tutti i costi, della spensieratezza. Altro che ricerca storica. 

Superficialità, questa è il termine che sintetizzerebbe il nostro tempo come soltanto la fotografia avrebbe il potere di fare. Della politica in relazione a questi temi è meglio tacere. L'ignoranza è serpeggiata per così tanto tempo che oggi la scena politica è più simile a una curva da stadio che al semiciclo della Costituente, che ricostruì l'architettura istituzionale, politica e sociale di una nazione, l'Italia, che aggredì i suoi vicini, si macchiò di crimini efferati al pari degli alleati nazisti e che, a differenza del popolo tedesco, non ha saputo, in perfetta sintonia con il profondo sentire italiota, affrontare la storia. I tedeschi hanno fatto dal dopoguerra ad oggi un'analisi delle cause e hanno affrontato le conseguenze storiche, l'Italia con la sua bassa statura politica ha prima lasciato impolverare certi argomenti per poi rispolverarli all'occorrenza per il vile tornaconto politico-elettorale. A questo s'aggiunga la caduta verticale dell'interesse politico-civico delle masse, tutte intente a seguire le nuove mode dettate dal mercato e siamo ai giorni d'oggi. That's it, sentenzierebbero gli inglesi. Questo è tutto.

27.01.2014
Vito Stano

venerdì 24 gennaio 2014

Mediateca regionale pugliese. Proiezioni in memoria della Shoah e nuovi bandi

Sabato 25 alle ore 17,00 scopri come partecipare al nuovo bando di Laboratori dal Basso, mentre lunedì e martedì alle ore 18,00 le nostre giornate dedicate alla Memoria ci raccontano di una storia ambientata nel 1948 nel campo profughi di ebrei di Palese a Bari. Il tour di Laboratori dal Basso fa tappa anche in Mediateca. A presentare il nuovo bando saranno presenti Flavia Giordano (Staff ARTI) e Angelo Amoroso d'Aragona, coordinatore della Mediateca Regionale Pugliese che durante lo scorso anno ha ospitato un buon numero di laboratori nei propri spazi. 


Si chiama Diaspora / Olocausto/ Israele  l'iniziativa di due giorni della Mediateca per ricordare la ShoahLunedì 27 gennaio, alle ore 18,00, vi aspettiamo per vedere insieme MILIM di Amos Gitai (1996, Israele 87’) con Hanna Shygulla, Enrico Lo Verso, Efratia Gitai e Samuel Fuller. Il film si svolge su tre piani temporali legati alla storia di Israele: la sua distruzione nel 70 DC, l'Olocausto in Polonia l'assassinio di Rabin nel 1995. 

Martedì 28 gennaio sempre alle 18,00 vi aspettiamo invece  per la proiezione del film Il GRIDO DELLA TERRA di Duilio Coletti (1949, Italia 90’). L'evento è organizzato in collaborazione con la Biblioteca del Consiglio della Regione Puglia e l’IPSAIC Istituto Pugliese per la storia dell'antifascismoe dell'Italia contemporanea.  Girato a Bari Vecchia, Palese e Cozze (Mola di Bari) nel 1948 con gli ebrei del campo di prigionia di Palese, Il Grido della Terra è un film di azione che racconta la fuga dei profughi verso la Palestina, dove i partigiani sionisti conducevano la guerriglia contro gli occupanti inglesi. Alla sceneggiatura partecipa anche Carlo Levi e due interpreti del film, anch'essi ebrei, Cesare Polacco e Arnoldo Foà, lavoravano all’epoca a Radio Bari, la prima emittente di stato occupata dai partigiani dopo l'8 settembre del 1943 e ed in seguito utilizzata dagli Alleati. Un pezzo di Memoria regionale che si ricollega alla giornata che avevamo già dedicato al Sabato Nero di Roma e Carlo Lizzani. All'inizio del film la scena nel campo profughi è girata dal vero dentro il campo di Palese ed è un repertorio documentaristico di grande importanza. Il film è stato restaurato nel 2008 dalla Cineteca Nazionale. A introdurlo il critico Vito Attolini insieme allo storico dell'IPSAIC il prof. Vito Antonio Leuzzi. La copia del film è stata gentilmente concessa dall'Istituto.

Ultima curiosità: del film la Mediateca conserva un esemplare raro di locandina 50x70 che sarà esposta durante la settimana. 

(fonte Mediateca regionale pugliese)