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martedì 8 giugno 2021

Storia. La questione giuliana nella strategia del maresciallo Tito nell'ottica della nuova Jugoslavia federale e popolare

di Vito Stano

Il dibattito italiano a proposito dell'esodo istriano e giuliano-dalmata, causato dagli esiti della guerra e, in particolare dagli episodi di giustizia sommaria (infoibamenti) oltre che dalla strategia, più o meno velata, della costituente Repubblica Federale di Jugoslavia di annettere i territori occupati durante le fasi della guerra di liberazione e assimilare le popolazioni presenti su quei territori, troppe volte è risultato monco: non che la parzialità delle ricostruzioni sia un fatto alieno, ma la volontà di dipingersi oggi come vittime di un disegno di annessione senza considerare, colpevolmente, le cause che condussero alla guerra e all'invasione dell'esercito fascista del Regno di Jugoslavia è quantomeno scorretto. Inoltre è, come dimostrato in più occasioni, un atteggiamento teso all'autoassoluzione senza riguardo alcuno per le vicende storiche occorse e le ricadute da queste causate. 

La vicenda delle foibe (e dell'esodo dai territori contesi) è un esempio di come la storia possa ancora scaldare gli animi senza risolvere i buchi neri creatisi (più o meno naturalmente) per poterci nascondere le responsabilità politiche e con esse le colpe collettive, come avvenuto in Italia (e agli italiani) a proposito delle esperienza in Etiopia, Eritrea e Libia e più recentemente, al principio del XX secolo, con le popolazioni 'alloglotte' del confine a nordest. A queste considerazioni approdo dopo la lettura di un agile libro dello storico Rosario Milano dell'Università di Bari. Il volume dal titolo La Gran Bretagna e la questione jugoslava. 1941-1947 non è il suo ultimo lavoro di ricerca, ma proprio da questo sforzo intellettuale voglio iniziare un percorso per scrivere di storia del Novecento, perché anche se dal titolo pare che gli argomenti siano particolari e specifici, dalla lettura (scorrevole come un romanzo storico) si deduce quanto questa storia parli anche di Italia e della diatriba che ebbe come centro nevralgico Trieste. Molto è stato scritto e molto altro è stato detto in contesti molte volte inopportuni, quello che però fa fatica a sedimentarsi sono le ragioni e le cause che hanno condotto i protagonisti della storia raccontata a prendere le decisioni che hanno cambiato il corso della storia del tempo. 

Com'è ovvio trattare il 'tema Trieste' significa mettere sul piatto la mai sopita questione istriana-giuliano-dalmata: nel volume infatti se ne parla in uno dei dieci capitoli. La questione giuliana e la nuova offensiva jugoslava in Grecia sintetizza, per quanto possibile, la complessità della vicenda che ebbe come protagonista il maresciallo Tito e la sua voglia di guadagnare territorio, in particolare attrverso gli sforzi diplomatici e tattici compiuti al fine di mettere in difficoltà le grandi potenze (Gran Bretagna in primis) in quel gioco di riassetto dei territori del continente europeo al quale, in realtà, sia Tito che Churchill erano impegnati già durante lo sforzo bellico. La capacità del maresciallo Tito fu di riuscire a compattare le diverse anime che componevano il variegato popolo jugoslavo e portarlo, attraverso l'uso delle armi, a liberarsi dal giogo nazista e dalla volontà dei collaborazionisti monarchici (cetnici) e filofascisti (ustascia) di eliminare i comunisti che costituivano l'esercito di liberazione jugoslavo. 

La storia con il passare del tempo va rivista ed eventualmente vanno apportati gli aggiornamenti frutto di nuove ricerche. Quello che si dimentica (specialmente in alcuni ambienti chiacchieroni) è che i libri di storia vanno letti e, in ogni caso, vanno evitate le strumentalizzazioni politiche, utili soltanto a inacidire il dibattito e a confodere gli spaesati elettori. Non foss'altro per evitare inutili screzi ai piani alti della diplomazia come già avvenuto nel recente passato tra Italia e Croazia.  

martedì 5 febbraio 2013

Foibe giuliane: in attesa dell'annuale retorica sui buoni italiani


E come ogni anno ci siamo quasi: la giornata del Ricordo delle vittime delle foibe giuliane. Il 10 febbraio da qualche anno (cinque se non erro) a Cassano delle Murge si organizzano incontri, pseudo convegni, commemorazioni di carattere revisionista, con spiccato accento nazional-patriottico molto caro alla destra missina, figlia della cultura dell'intolleranza e dell'odio del regime fascista. Potrebbe essere facile sbrogliare il nodo della "questione foibe" se soltanto se ne avesse la volontà, ma a quanto pare l'unica volontà che è stata palesata dalle due amministrazioni succedutesi a Cassano delle Murge e in particolare dai due assessori alla Cultura delle ultime due consigliature (Silvio Missoni e Pierpaola Sapienza, entrambi di provenienza Alleanza Nazionale) è quella di ripulire il vestito vecchio dei nonni e padri politico-ideologici. L'amministrazione Di Medio però si è distinta dalla precedente per aver intitolato, non appena eletti, un parco giochi nella zona Sacra Cuore (conosciuta come zona 167) ai  «martiri delle foibe». In quella zona popolare forse pochi sanno cosa sono le foibe e chi ha subito il detto martirio. Forse sarebbe stato più corretto intitolare quel parco alla memoria dei giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, uccisi in due distinti attentati da Cosa nostra: non vi è dubbio che l'apposizione di una targa alla memoria di due servitori dello Stato in una zona popolare, in cui risiedono e che per anni è stata il covo di noti soggetti atti a delinquere, avrebbe avuto un significato più coerente. 


Del resto nei tanti incontri (memorabili quelli organizzati da Missoni e Santorsola in sala consiliare) gli esperti e i presunti storici, chiamati a fare la lezione agli ignari residenti di Cassano delle Murge, erano tutti parte in causa (figli di cosiddetti "esuli" e addirittura repubblichini appartenenti alla X Mas). Mai uno storico (Pupo, Valdevit, Pallante) o un pubblicista (Oliva, Sessi, Giraudo) perché non sarebbe funzionale alla tesi che vuole la destra post-missina (capeggiata dagli onorevoli Fini e Menia) impegnata a sdoganare il peggio della storia nazionale (fascismo e Mussolini inclusi) tentando di far passare anche per legge l'equiparazione dei repubblichini fascisti ai partigiani. La strumentalizzazione politica della storia (messa in moto proprio dalla destra post-fascista in tutto il lungo dopoguerra italiano) viene innalzata da qualche anno a supremo male dai militanti di destra, dimentichi di aver generato con le loro iniziative emozionali e retoriche soltanto confusione. La memoria dei defunti (che non potranno essere mai equiparati per le gesta compiute in vita, in quanto i primi carnefici e e i secondi vittime) è possibile comunque coltivarla grazie alla comprensione storica e non alla continuata e costante strumentalizzazione politica.


A questo proposito segnaliamo una iniziativa organizzata per mercoledì  alle 11,00 presso l'Ateneo barese, nell'aula IV al secondo piano. All'incontro-dibattito sulla "questione foibe". interverranno Student* In Lotta, Andrea Catone, Marco delle Rose.
Nell'aula V alle 16,30 è stato organizzato un approfondimento sui crimini fascisti nei Balcani con proiezione di Fascist Legacy.

05.02.2013
Vito Stano