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mercoledì 16 agosto 2023

Piero Fassino risponde: «sono ben cosciente che esiste una questione salariale che riguarda milioni di persone»

Ricorderete della lettera aperta che ho scritto all'on. Piero Fassino, ebbene in data 14 agosto ho ricevuto una sua e-mail di risposta, che pubblico qui integralmente. Non è cosa scontata ricevere risposta dai piani alti dalla Repubblica, pertanto ne condivido il contenuto con voi che mi leggete, augurandomi di non far torto all'onorevole Fassino. V.S.


Ricevo e pubblico

Signor Stanovito (uso questo nome del suo indirizzo email), la ringrazio della sua lettera e affinché abbia una conoscenza corretta le fornisco alcune informazioni.

Nel mio breve intervento - durante la seduta dedicata al bilancio della Camera - non ho espresso alcuna lamentela circa l’ammontare dell'indennità che viene erogata ai deputati. Anzi. Ho semplicemente ricordato che, defalcate dall’indennità lorda mensile di 10.045 euro la quota Irpef, le addizionali regionali e locali, i contributi previdenziali, il rateo della assicurazione malattia, l’indennità netta mensile percepita dai deputati è di 4.718,05 euro, per 12 mensilità, pari a 57.616 euro annui. È una cifra equivalente a quello che percepisce un dirigente d’azienda di medio livello in una azienda privata e decisamente inferiore a quello che percepiscono molti dirigenti nelle pubbliche amministrazioni.

In ogni caso - come si può evincere dal testo del mio intervento - ho dichiarato nel mio intervento che considero quella indennità più che sufficiente. Se l’ho richiamata è semplicemente per ricordare che l’effettivo ammontare dell’indennità percepita da ogni deputato è molto diversa dalla voce largamente diffusa nell’opinione pubblica che ai parlamentari vengano erogati “stipendi d’oro” di decine di migliaia di euro. Non ho espresso alcuna lamentela, tanto meno ho chiesto di modificare quell’indennità. Ho detto semplicemente una cosa vera.

Aggiungo anche che le diarie erogate mensilmente a ogni deputato per l’esercizio del mandato sono da me interamente utilizzate per i compensi ai miei collaboratori (regolarmente contrattualizzati), per sostenere l’attività del PD nazionale e Veneto (dove sono stato eletto) e per coprire le spese per le iniziative politiche nella circoscrizione elettorale. Non un euro di quelle diarie rimane a me e quindi 4.700 euro è ciò che io percepisco ogni mese. Indennità che - ripeto - ritengo più che sufficiente.

Ma la ragione per cui io ho ritenuto di intervenire non era per contestare l’ammontare dell’indennità, ma per contestare l’approccio demagogico e anti parlamentare di una serie di ordini del giorno in discussione in quella seduta. In altri termini, non sono intervenuto a difendere la “casta” - categoria che rifiuto - ma la dignità del Parlamento e dei parlamentari.

Mi rammarico naturalmente che questa mia intenzione sia stata rappresentata all’opinione pubblica in modo distorto, producendone una percezione negativa, ma i fatti sono quelli che ho richiamato, senza opportunismo e senza ipocrisia, nel puro rispetto dell'informazione dei cittadini.

Infine sono ben cosciente che esiste una questione salariale che riguarda milioni di persone e famiglie costrette a vivere con stipendi insufficienti e pensioni basse. È una questione che ho sollevato più volte e penso che sia compito della politica - di chi governa come di chi sta all’opposizione - mettere questo tema al centro dell’agenda politica e parlamentare ogni giorno, come finalmente sta avvenendo in queste ultime settimane.

La ringrazio dell’attenzione. 

Con cordialità Piero Fassino  


Pubblicato da Vito Stano alle 07:34 Nessun commento:
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Etichette: politica

mercoledì 9 agosto 2023

Caro onorevole Fassino. Lettera aperta dal mondo dei vivi, quelli che cedolino alla mano...

Caro onorevole Fassino, ci ho pensato e ripensato a scrivere una lettera aperta da inviare ai quotidiani, ma poi preso dalle incombenze quotidiane desistevo. Fino a che l’altra sera al riparo dalla pioggia agostana che ha bagnato Matera, ho ascoltato una persona, che avvicinandosi con leggiadria ai sessant’anni (e dunque ancora attivamente impegnata nel suo lavoro di maestra elementare) faceva il paragone tra noi italiani e i lavoratori francesi, che nonostante la riforma delle pensioni sia stata adottata, comunque quando bisogna lottare, lottano. Non come da noi, che pensiamo al twiga e i suoi ospiti. Loro lottano, magari non la spuntano, come questa volta, ma almeno lottano. Punto. 

Questo è solo il punto di svolta di una riflessione che mi frulla in testa da quando ho sentito (e visto) l’onorevole Fassino dire quello che ha detto a proposito del suo indennizzo da parlamentare della Repubblica. Era il 2 agosto e nel mio paesino dell’entroterra barese dolcemente adagiato sulle collinette dell’Alta Murgia era festa patronale e io avevo appena avuto una gioia: avevo letto (e riletto) la graduatoria che stava ad indicare i 44 fortunati (tra i quali c’ero anch’io) che, in base all’accordo sindacale tra i sindacati confederali e la società per azioni Poste Italiane, avranno a breve il contratto a tempo indeterminato. 

Dunque, per farla breve, ero a casa dei miei, i parenti stretti mi felicitavano e sentivo Fassino (l’onorevole) dire che il suo stipendio da parlamentare era buono, ma non d’oro. Mentre io mi gongolavo beato pensando che per il resto dei giorni miei avrei avuto un lavoro in una grande azienda italiana, per la quale avrei consegnato chili e chili di corrispondenza in cambio di uno stipendio normale, non uno stipendio d’oro. Eppure io ero felice. Lo sono ancora oggi e lo sarò per i giorni a venire, perché io caro on. Fassino con i suoi 4mila euro netti mensili saprei molto bene cosa farci, perché l’azienda italiana di cui sopra me ne darà molti meno per un lavoro bello ma duro; pertanto io saprei come gestire i suoi bei soldini tanto sudati, li tratterei proprio come i soldini miei. Cari sudatissimi soldini. 

Innanzitutto mi permetterei il viaggetto che ho evitato quest’estate: andrei in Spagna a trovare degli amici e a conoscere sempre più un Paese e una lingua che amo molto. Poi, per essere più pragmatico e un pochino meno frivolo, con i suoi 4mila euro al mese magari potrei iniziare seriamente a pensare di comprare casa, non la seconda la prima. E magari, visto che è tutta la vita che vorrei fare delle cose belle, tipo aprire un piccolo ristorante in un posto turistico in società con degli amici professionisti, con i suoi 4mila euro al mese stringendo la cinghia potrei riuscirci. 

Che ne dice caro onorevole Fassino, potremmo trovare un accordo? Io le darei delle rassicurazioni in merito, tipo social card o alla pentastellati delle origini: le porterei gli scontrini e una distinta ben fatta. 

Caro on. Fassino vorrei chiudere così come ho iniziato: in quest’estate meloniana, a parte le beghe fiscali e morali della ministra Santanché (che in Francia o altrove si sarebbe dimessa immediatamente) e le beghe penali del figlio del presidente La Russa, abbiamo avuto la sventura di un clima distruttivo da nord a sud, acqua e fuoco ci inseguono a fasi alterne, e mentre la segretaria del (suo) partito democratico (che io non voto, perché troppo poco osservante dei valori a cui tengo) promuove in ensamble con i 5stelle una legge per mettere un limite minimo al salario (lordo) di un lavoratore basic italiano, le sue parole feriscono e confondono, arrecando un potenziale danno elettorale (mi auguro di sbagliare, ma tant’è) a tutto vantaggio di coloro che governano con favore del capitale ignorando i lavoratori. 

Caro onorevole Fassino, al final le auguro una buona coda d’estate e le allego in foto la mia postepay evolution per varie ed eventuali. Non si offenda se l’ho presa in ostaggio con la penna, guardi al futuro: al prossimo cedolino!
Pubblicato da Vito Stano alle 14:16 Nessun commento:
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Etichette: politica
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