di Vito Stano
Ancora
una volta c’è qualcuno che è costretto a pronunciare la parola «sciopero». C’è
qualcuno che anche al tempo di un’emergenza sanitaria, reclusi dalle stringenti
norme anti-contagio e chiusi nelle intime, quanto collettive, aspettative per
il domani, si organizza per dissentire dalle strategie dell’impresa alla quale
è legato da un contratto e da una vita di lavoro e aspettative.
In effetti l’aspettativa (frustrata) che gli accordi del 2018 siano rispettati, ha condotto le sigle sindacali USB e COBAS (da sempre al margine della contrattazione collettiva aziendale) a porsi il necessario obiettivo di rendere visibile la protesta e le sue ragioni, attraverso il protagonismo dei lavoratori cassintegrati. E come concretizzare il protagonismo in tempi di covid se non sfruttando la rete internet.
Quindi n’è nata una protesta che, se è possibile, allarga la platea degli interessati all’azione sindacale e chiedendo solidarietà non smette di lottare contro il potere dell’azienda e le nebulose politiche del lavoro dei governi romani. Altro virus, altra lotta.
Nessun commento:
Posta un commento